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gennaio 11, 2017

This is an example of a page. Unlike posts, which are displayed on your blog’s front page in the order they’re published, pages are better suited for more timeless content that you want to be easil…Grazie a voi per avermi scelto , mi batterò fino alla fine per dar luce ai diritti dei senza tetto affinchè possano svolgere un avita dignitosa .vincenzo Arruzza

Sorgente: About

cittadino muore causa amianto in case IACP

maggio 28, 2015

Torino: amianto nelle case IACP.Quartiere zona la Barca della Falchera. Donna muore di tumore :mesotelioma pleurico .

Era il lontano 1974 quando si trasferì nel cosiddetto “villaggio delle case bianche”, alla Falchera. Lì visse per 37 lunghi anni, fino alla morte. Una morte giunta nel 2011, al culmine di una lunga e terribile malattia. Mesotelioma pleurico: fu questo il responso dei medici, questo il male incurabile che ha ucciso una settantenne la cui vicenda è finita nel frattempo in un fascicolo d’inchiesta aperto dal procuratore torinese Raffaele Guariniello. All’origine di quella malattia, infatti, vi sarebbe stata la prolungata esposizione all’amianto. Amianto da sempre presente nel “villaggio delle case bianche” della Falchera.  Un caso analogo, con sfortunata protagonista un’altra donna residente in quelle stesse abitazioni e poi deceduta per un tumore causato dal contatto con la fibra-killer, era stato infatti registrato una decina di anni fa, nel 2002.

Le “case bianche” del quartiere torinese della Falchera rappresentano un complesso di abitazioni all’interno delle quali era stata rilevata la presenza di amianto già durante gli anni Novanta. Poi, nel corso dei primi anni Duemila, l’Atc aveva provveduto alla bonifica della struttura abitativa. Una bonifica che evidentemente non è bastata a salvare la vita alle due donne che si sono poi ammalate di mesotelioma pleurico.

Dagli approfondimenti tecnici eseguiti sulle abitazioni finite nel mirino della magistratura era quindi emersa la presenza di amianto di diversi tipi. E durante quegli stessi accertamenti era stato anche documentato il grave e preoccupante danneggiamento del rivestimento del sottopasso al primo piano, con conseguente sbriciolamento della coibentazione (notoriamente pericoloso in caso di presenza di amianto).

Il procuratore Guariniello ha nel frattempo disposto due consulenze di tipo tecnico sulla delicata vicenda. Oltre all’indagine avviata dalla procura, ci sono anche gli accertamenti condotti dall’Asl. Accertamenti, questi ultimi, che dovrebbero stabilire se nel cosiddetto “villaggio delle case bianche” ci siano o meno ancora pericoli per i residenti.

abitava nelle case IACP

maggio 28, 2015

19 Maggio 2015, ore 11:33

La zingara ha la Porsche e 50mila euro in banca, il Comune le paga l’assegno per i poveri

ESCLUSIVO

La zingara ha la Porsche e 50mila euro in banca, il Comune le paga l'assegno per i poveri ESCLUSIVOPer il Fisco era nullatenente. Per il Comune una povera donna da aiutare con 1.595,88 euro l’anno. Secondo la Procura, R.B., faceva parte della banda di zingari slavi che dal 20 giugno 2007 avrebbe dato l’assalto a una ventina di Tir. E grazie a quei furti, mentre Palazzo Civico le dava il sostegno che spetta ai bisognosi, avrebbe fatto una vita da nababbi, versando decine di migliaia di euro in contanti in banca e acquistando una Porsche Cayenne.
R.B., adesso, è imputata con altri 62 zingari che – stando alla ricostruzione dell’accusa – frequentavano gli istituti di credito con la stessa assiduità di un operatore finanziario. Aprivano e chiudevano conti, cambiavano denaro, mettevano al sicuro centinaia di migliaia di euro acquistando quote di fondi d’investimento. Un’attività quasi frenetica. Che evidentemente dava i suoi frutti. Gli imputati, nel processo che si sta celebrando a Palazzo di Giustizia, sono 63. E la somma sequestrata – tra denaro, gioielli, auto e fondi – si aggira attorno ai 4 milioni di euro.
Il pm è Antonio Rinaudo, che la settimana scorsa ha ottenuto l’acquisizione di una consulenza di un commercialista torinese incaricato di ricostruire la “posizione reddituale e la consistenza patrimoniale” degli imputati, indicando eventuali sproporzioni rispetto al reddito dichiarato o all’attività economica svolta. Le difese (tra gli avvocati che assistono gli zingari ci sono Domenico Peila, Flavio Campagna, Roberto Capra, Roberto Ariagno, Luigi Tartaglino, Gian Paolo Zancan) potranno ribattere punto su punto con una consulenza propria. Ma il quadro che emerge dall’elaborato del perito della Procura, se confermato, è sconcertante. Perché gli indagati, che in alcuni casi avevano conti in banca a cinque zeri, secondo l’esperto, nello stesso periodo, “parrebbero impossibilitati alla sopravvivenza, in quanto la disponibilità di denaro della famiglia risulta essere, tra l’altro, al di sotto della soglia di povertà”.
Poverissimi per il Fisco, in realtà, secondo l’accusa, erano molto ricchi. Come R.B., la “povera” donna aiutata dal Comune con 1.595,88 euro l’anno per due anni, a partire dal 2007. Mentre Palazzo Civico le versava quel denaro a titolo di “affidamenti fuori pacco”, lei (il 4 marzo 2007) acquistava una Porsche Cayenne Turbo del 2003 del valore di 44.700 euro. E il 23 dello stesso mese, apriva uno dei 12 conti di cui è risultata intestataria e/o delegata ad operare in una filiale di Barriera Milano. All’apertura, ha versato 41mila e 150 euro, tutti in contanti. Poi altri diecimila circa, duemila e 300 sotto la causale “stipendi” dalla Cooperativa sociale per cui lavorava e, naturalmente, la “paghetta” del Comune. Paghetta che nel 2008 metterà su un altro conto in cui, nel corso dell’anno, rimpinguerà con 7mila euro di stipendi e 17mila di “rimborso quote” da un fondo d’investimento. Riassume il perito: “Nell’arco temporale oggetto d’indagine (…) ha avuto una disponibilità economica pari a zero, talvolta negativa, e quindi al di sotto della soglia di povertà, ciò in evidente sproporzione con gli investimenti finanziari fatti”. Il consulente, nelle conclusioni, si sofferma quindi sull’assegno dato dal Comune di Torino e pone una serie di quesiti che suonano come un’accusa. “E’ lecito domandarsi – scrive – sia a quale titolo vengano erogate tali somme, sia quale sistema di controllo venga effettuato dalla Pubblica Amministrazione prima di erogare somme di denaro pubblico a soggetti che, sebbene sconosciuti al Fisco, in quanto in apparenza nullatenenti, in realtà siano intestatari di numerosi rapporti bancari, fondi d’investimento, cassette di sicurezza, autovetture di grossa cilindrata”. La Procura, dal canto suo, tutto quello che ha trovato l’ha posto sotto sequestro. A Palazzo Civico, se vorrà, il compito di rispondere.

linee guida housing

maggio 19, 2015

Bando senza scadenza

HOUSING SOCIALE PER PERSONE FRAGILI STRATEGIE NEL SETTORE HOUSING

Contributi a fondo perduto Bando senza scadenza

Housing sociale

per persone fragili Investimento del patrimonio (Bando con scadenza a due fasi  Sostenere l’abitare sociale temporaneo

nell’ambito del progetto abitativo sperimentale

(contributo a fondo perduto + FHS + sistema integrato dei fondi)

Bando con scadenza a due fasi Sostenere l’housing sociale nell’ambito del progetto abitativo

“BORGO SOSTENIBILE ”

Fondazione Housing sociale

L’EVOLUZIONE DEL BANDO

L’housing sociale è un ambito ‘storico’ di riflessione e di  intervento per Fondazione Cariplo: in più di 10 anni ha sostenuto 200 iniziative nelle province di riferimento, erogando contributi per circa 40 milioni di euro. Nel 2011 e poi nel 2014 il bando è stato rinnovato: ampliate le tipologie di progettualità finanziabili,in risposta all’evoluzione dei bisogni abitativi delle categorie più fragili organicità sul tema dell’abitare: spazio per gli interventi che  prima pervenivano sui bandi «dopo di noi-durante noi» e

«anziani»  da più di 10 anni 200 progetti 40 ML di €dal 2005 bando senza scadenza  2011 e 2014 revisione bando ampliamento

OBIETTIVI DEL BANDO

1.aumentare l’offerta di alloggi destinati a servizi di ospitalità di  natura temporanea, in grado – ove necessario – di attivare  percorsi di accompagnamento e di sostegno all’autonomia delle  persone ospitate

2.massimizzare l’accessibilità economica dei servizi di ospitalità favorendo così le categorie più deboli e contemporaneamente, ove opportuno:

  1. sostenere la realizzazione di “sistemi territoriali”

di  abitare sociale (in rete l’offerta abitativa esistente  e gli attori coinvolti, percorsi di miglioramento e  integrazione gestionale…) aumento  offerta accessibilità economica sistemi  territoriali

BUDGET 4,5 ML TIPOLOGIE FINANZIABILI

Possibili risposte miste e integrate di offerta

ALLOGGI PER L’AUTONOMIA E INCLUSIONE SOCIALE

alloggi-camere per seconda o terza accoglienza dopo percorsi comunitari…

ALLOGGI PER L’AUTONOMIA «POTENZIALE»

palestre di autonomia, scuola di vita autonoma…

ALLOGGI PER L’AUTONOMIA «RESIDUA»

alloggi-camere a prevalente contenuto abitativo per  persone anziane fragili

STRUTTURE DI RICETTIVITÀ TEMPORANEA

pensionati sociali, alloggi–camere parenti di degenti ospedalieri, padri separati, etc.Servizi flessibili di accompagnamento

Adattabilità: la persona al centro.Temporaneità della risposta

Risposte intermedie tra proprio domicilio, libero mercato e servizi ad alta protezione TRA I CRITERI DI AMMISSIBILITÀ E COERENZA

  • min 25.000euro > contributo > max 500.000 euro
  • contributo non > al 50%dei costi totali
  • si finanzia lostart up di servizi di housing sociale temporaneo, non la presa

in carico di singoli casi!• ammissibili sia icosti ammortizzabili(per es. ristrutturazione, arredi…) sia i costi gestionali di avvio

(per es. selezione-formazione operatori,sensibilizzazione-info enti invianti e comunità, primi percorsi quando struttura non a regime…)

  • non sono ammissibili i costi maturati prima dell’invio del progetto
  • quelli che non prevedono aumento dell’offerta abitativa;
  • strutture comunitarie protette, con presenza educativa continua;
  • alloggi di pronto intervento;
  • alloggi o pensionati per studenti;
  • unità di offerta socio-sanitarie;
  • già realizzati in tutto o nella quasi totalità al momento della domanda di

contributo;• …

Criteri Progetti non ammissibili…ATTENZIONE ALLA

COMPLETEZZA DELLA DOMANDA DI CONTRIBUTO!!!

chiarisce il bisogno scoperto in rapporto all’offerta di quel territorio

(analisi qualitativa, quantitativa, contestualizzata);

identifica chiaramente il/i target e il modello gestionale(carta del servizio, regolamento di ospitalità, quale presidio -accompagnamento, rete inviante…);

individua l’immobile e può contare su un titolo congruo di disponibilità dell’immobile rispetto al contributo richiesto e alla garanzia di continuità del servizio; coglie opportunità di valorizzazione a scopi sociali di

patrimonio immobiliare inutilizzato; dimostra una copertura economica concreta e ipotesi credibili di sostenibilità

(hp di accordi enti invianti, compartecipazione dell’utenza… a regime costi  e ricavi in equilibrio);massimizza l’accessibilità economica del servizio.

UN PROGETTO È BUONO QUANDO…PRE-PROGETTO:

COLLOQUIO ESPLORATIVO MA NECESSARI

INGREDIENTI MINIMI PROGETTO  DEFINITIVO:MATURO E  CANTIERABILE!

Hosing sociale bisogno abitativo

BANDI 2014
La casa e l’abitare sono dimensioni fondamentali per la qualità della vita di ognuno di noi e lo sono ancora di più per le per
-sone che affrontano una particolare fragilità, come chi sta cercando di riconquistare una piena autonomia (per esempio dopo
percorsi di accoglienza protetti o partendo da condizioni di forte
marginalità)
1, chi vuole sperimentare le proprie possibilità di vita indipendente (come persone con disabilità), o chi invece sta perdendo progressivamente la propria autosufficienza (una quota
crescente di persone anziane) o ancora chi ha un’esigenza alloggiativa temporanea e vincoli di reddito (si pensi al fenomeno del
-la migrazione sanitaria, ai lavoratori temporanei, ai separati…).La dimensione abitativa rappresenta uno spazio cruciale sia per
recuperare, mettere alla prova, mantenere la capacità di vita autonoma di chi è fragile sia per affrontare fasi anche molto transitorie di difficoltà, e – se declinata in modo mirato – può migliorare
in modo determinante la condizione di benessere delle persone.Tali bisogni abitativi richiedono attenzioni particolari che van
-no al di là della semplice risposta residenziale e rinviano a soluzioni caratterizzate da uno o più dei seguenti elementi:
• l’offerta di alloggi adeguati ma anche di servizi flessibili di accompagnamento a intensità variabile;
•la temporaneità della risposta, che implica accoglienze con tempi definiti in partenza (brevi o medi) e forme di ospitalitàche escludono la locazione e rinviano a formule diverse
2l’adattabilità della risposta, che mette al centro la persona
perché l’obiettivo di potenziare, sperimentare o mantenere le
sue abilità – in evoluzione nel tempo – passa anche dalla versatilità adattiva del servizio residenziale stesso;
•la capacità di collocarsi in modo intermedio nella gamma di
soluzioni esistenti tipicamente polarizzate tra il proprio domicilio / il libero mercato (privo di presidi) e le risposte ad alta
protezione (spesso eccessiva in partenza o che lo diventa a un
certo punto del percorso individuale).Tutte soluzioni che – soprattutto in questa fase storica – devono avere una forte tensione verso efficacia ed efficienza: possono quindi rispondere in modo più adeguato ai singoli bisogni e con
costi inferiori per la collettività e la persona stessa.Tali risposte di “abitare sociale” sono attualmente insufficien
-ti in molti dei territori ove interviene Fondazione Cariplo. Si registrano difficoltà da parte degli enti, che operano o intendono
operare in tale ambito, nel disporre stabilmente di alloggi, sia nel reperirli a condizioni agevolate sia nel trovare risorse per gli
eventuali adeguamenti; allo stesso tempo, esistono opportunità di valorizzazione a scopi sociali di patrimonio immobiliare inuti
-lizzato o sottoutilizzato. Gli enti affrontano problematiche anche nella fase di avvio gestionale e di strutturazione del servizio, pri-ma che le diverse componenti operative entrino a pieno regime.Fondazione Cariplo è ben consapevole che negli ultimi anni il disagio abitativo si è acuito in generale, estendendosi a fasce sempre più ampie di popolazione a causa dell’evoluzione di al-cune dinamiche sociali ed economiche (carriere lavorative discontinue, percorsi migratori, indebolimento delle reti primarie,crescita del costo degli immobili e degli affitti…). Il sempre più elevato bisogno di alloggi in locazione permanente a costi calmierati, per quelle persone che non riescono ad accedere né al
libero mercato né all’edilizia sovvenzionata, sarà in parte soddisfatto attraverso i programmi varati mediante il Piano Casa
nazionale. Fondazione Cariplo sostiene tali interventi attraverso il Fondo Immobiliare di Lombardia – Comparto Uno (già Fondo
Immobiliare Etico Abitare Sociale 1) gestito da Polaris SGR e attraverso Fondazione  Housing Sociale
3. Tali forme di risposta nonsono quindi oggetto del presente bando Attraverso questo Bando Fondazione Cariplo sceglie quindi disostenere, con contributi a fondo perduto, l’avvio di nuovi interventidi abitare sociale, promossi da soggetti non-profit, capaci di rivolgersi in modo mirato alle categorie sociali più bisognose e di mobilitare e catalizzare risorse locali altrimenti non disponibili.
3  HOUSING SOCIALE PER PERSONE FRAGILI
1 A titolo esemplificativo e non esaustivo: neo maggiorenni in uscita da comunità,nuclei mamma-bambino, vittime di tratta o violenza, rifugiati, detenuti in misura alternativa-ex detenuti, rom e sinti, persone senza fissa dimora…
2 Come per esempio accordi di ospitalità che richiedono una responsabilizzazione e
una compartecipazione graduale dell’utenza, convenzioni che prevedono rette a carico degli enti pubblici o delle famiglie, donazioni libere o rimborsi spese con accordi di comodato…
BANDI 2014
4  Tale tipologia include anche risposte attualmente normate quali alloggi per
l’autonomia di nuclei mamma-bambino, alloggi per l’autonomia di neo maggiorenni in uscita da comunità, alloggi di residenzialità leggera per persone con problemi di salute mentale.concreto, il Bando intende sostenere interventi che dimostrino di:
1) aumentare l’offerta di alloggi e di attivare, ove necessario, per corsi di accompagnamento e di sostegno all’autonomia delle
persone accolte, nonché di integrarsi nelle rete dei servizi;
2)massimizzare l’accessibilità economica dei servizi di ospitalità favorendo così le categorie più deboli.
Contemporaneamente a questi obiettivi legati all’aumento e all’accessibilità di opportunità abitative, il bando può sostenere,
ove opportuno, anche la realizzazione di “sistemi territoriali” di housing sociale, che mirino a mettere in rete l’offerta abitativa
esistente e gli attori coinvolti, e a favorire percorsi di miglioramento e integrazione gestionale; tutto ciò al fine di rendere le
comunità locali maggiormente pronte a intercettare e a rispondere alle varie forme di domanda abitativa, garantire maggiore
sostenibilità economica ai servizi realizzati nonché ottimizzare i tassi di turn over e saturazione dei posti disponibili.
 3 A partire da un’analisi del bisogno e dell’offerta esistente sul territorio di riferimento, che sarà compito dell’ente proponente
fornire in sede di richiesta di contributo, il bando intende pro muovere e quindi sostenere le seguenti tipologie di risposta:
1.alloggi per l’autonomia e l’inclusione sociale
4, rivolti a persone o nuclei in condizione di fragilità socio-abitativa per le quali è possibile ipotizzare un’autonomia nel breve-medio periodo; le persone, seguite da figure educative, sono inserite all’interno di un più ampio percorso di accompagnamento individuale e di reinserimento sociale;
2.alloggi per l’autonomia “potenziale” , rivolti a persone per lequali si ritengono necessari percorsi graduali di avvicinamen
-to alla vita indipendente, in particolare alle persone con disabilità che sperimentano percorsi di “dopo di noi – durante noi”
(palestre di autonomia, scuole di vita autonoma…);
3.alloggi per l’autonomia “residua”, rivolti a persone anziane che si trovano ad affrontare forme di fragilità connesse all’in
-vecchiamento e che necessitano di risposte a prevalente con
-tenuto abitativo che si pongano a un livello di protezione intermedio tra il sostegno al domicilio e l’inserimento in RSA;
4.strutture di ricettività temporanea rivolte a destinatari con esigenze abitative a basso costo, di natura temporanea, anche di
brevissima durata (come parenti di degenti ospedalieri, lavoratori temporanei da fuori Regione…); non è necessario, nella
maggioranza dei casi, alcun tipo di percorso di accompagnamento socio-educativo dedicato.
Sono possibili progetti che contemplino una o più delle tipologie di risposta sopra indicate, eventualmente inseriti in interventi più ampi, ma coerenti, integrabili e fattibili nel loro insieme;ciò al fine di realizzare, ove possibile, forme miste e integrate di
offerta, che rispondano a diverse esigenze abitative in termini di durata, accompagnamento, spazi e quindi a diverse fasce di
bisogno (come ad esempio alloggi per l’autonomia per neomaggiorenni combinati con posti di ricettività temporanea per padri
separati, palestre di autonomia per persone con disabilità intellettiva medio-lieve affiancate da alloggi per persone o famiglie
con limitata capacità reddituale per motivi contingenti…).
LINEEGUIDA Il Bando intende sostenere interventi:
su unità immobiliari chiaramente identificate, che l’ente proponente dimostri di avere in disponibilità con un titolo e per
un periodo di tempo congrui rispetto agli obiettivi previsti e agli investimenti preventivati; verranno fortemente privilegia
ti interventi di valorizzazione a costo contenuto di patrimonio immobiliare inutilizzato o sottoutilizzato rispetto a interventi di
nuova costruzione che prevedono consumo di suolo;con un chiaro modello gestionale che identifichi i beneficiari,
gli enti coinvolti (proprietario, gestore, invianti, risorse utili per l’uscita dall’accoglienza…) e i possibili servizi di accompagnamento ipotizzati.Unitamente all’accurata compilazione online del Modulo progetto (sezioni Progetto, Piano economico e Dati complementari) e all’invio dei documenti standard richiesti dalla
Guida alla pre-sentazione
, i proponenti dovranno fornire un quadro esaustivo in merito alle due componenti progettuali – immobile e gestione
– nella sezione Allegati del Modulo on line, come di seguito specificato.La proposta dovrà quindi contenere, da un lato, documenta
-zione e chiare informazioni rispetto alla componente immobilia
-re del progetto, e in particolare: titolo di disponibilità dell’immobile oggetto dell’intervento.

Bando senza scadenza
HOUSING SOCIALE PER PERSONE FRAGILI

STRATEGIE NEL SETTORE HOUSING
Contributi a fondo perduto
Bando senza scadenza
Housing sociale
p
er persone fragili
Investimento del patrimonio
(
Mission connected investments
)
Fondo Immobiliare Lombardia
Bando con scadenza a due fasi
Sostenere l’abitare sociale temporaneo
n
ell’ambito del progetto abitativo sperimentale
“CENNI DI CAMBIAMENTO”
(sostenuti 11 progetti per € 960.000)
In collaborazione con FHS, Polaris, Comune MI
Combinazione di strumenti
(contributo a fondo perduto + FHS + sistema integrat
o dei fondi)
Figino Borgo sostenibile
Figino Borgo sostenibile
Bando con scadenza a due fasi
Sostenere l’housing sociale
n
ell’ambito del progetto abitativo
“BORGO SOSTENIBILE ”
Fondazione Housing sociale

L’EVOLUZIONE DEL BANDO
L’housing sociale è un ambito ‘storico’ di riflession
e e di
intervento per Fondazione Cariplo: in più di 10 anni ha sostenuto
200 iniziative nelle province di riferimento, erogando contributi
per circa 40 milioni di euro.
Nel 2011 e poi nel 2014 il bando è stato rinnovato:
ampliate le tipologie di progettualità finanziabili,
in risposta
all’evoluzione dei bisogni abitativi delle categorie più fragili
organicità sul tema dell’abitare: spazio per gli int
erventi che
prima pervenivano sui bandi «dopo di noi-durante noi» e
«anziani»
da più di 10 anni
200 progetti
40 ML di €
dal 2005
bando senza
scadenza
2011 e 2014
revisione bando
ampliamento

OBIETTIVI DEL BANDO
1.
aumentare l’offerta di alloggi destinati a servizi di
ospitalità di
natura temporanea, in grado – ove necessario – di attivare
percorsi di accompagnamento e di sostegno all’autonomia delle
persone ospitate
2.
massimizzare l’accessibilità economica dei servizi di
ospitalità favorendo così le categorie più deboli
e contemporaneamente, ove opportuno:
3.
sostenere la realizzazione di “sistemi territoriali”
di
abitare sociale (in rete l’offerta abitativa esistente
e gli attori coinvolti, percorsi di miglioramento e
integrazione gestionale…)
aumento
offerta
accessibilità
economica
sistemi
territoriali
BUDGET 4,5 ML

TIPOLOGIE FINANZIABILI
Possibili risposte miste
e integrate di offerta
ALLOGGI PER L’AUTONOMIA E INCLUSIONE SOCIALE
alloggi-camere per seconda o terza accoglienza dopo
percorsi comunitari…
ALLOGGI PER L’AUTONOMIA «POTENZIALE»
palestre di autonomia, scuola di vita autonoma…
ALLOGGI PER L’AUTONOMIA «RESIDUA»
alloggi-camere a prevalente contenuto abitativo per
persone anziane fragili
STRUTTURE DI RICETTIVITÀ TEMPORANEA
pensionati sociali, alloggi–camere parenti di degent
i ospedalieri, padri separati, etc
Servizi flessibili di
accompagnamento
Adattabilità: la
persona al centro
Temporaneità della
risposta
Risposte intermedie
tra proprio domicilio,
libero mercato e
servizi ad alta
protezione

TRA I CRITERI DI AMMISSIBILITÀ E COERENZA
• min
25.000
euro > contributo > max
500.000
euro
contributo non > al
50%
dei costi totali
si finanzia lo
start up
di servizi di housing sociale temporaneo, non la presa
i
n carico di singoli casi!
• ammissibili sia i
costi ammortizzabili
(per es. ristrutturazione, arredi…) sia
i
costi gestionali di avvio
(per es. selezione-formazione operatori,
s
ensibilizzazione-info enti invianti e comunità, primi percorsi quando
struttura non a regime…)
• non sono ammissibili i costi maturati prima dell’invio del progetto
• quelli che non prevedono aumento dell’offerta abitativa;
• strutture comunitarie protette, con presenza educativa continua;
• alloggi di pronto intervento;
• alloggi o pensionati per studenti;
• unità di offerta socio-sanitarie;
• già realizzati in tutto o nella quasi totalità al momento della domanda di
contributo;
• …
Criteri
Progetti non ammissibili…
ATTENZIONE ALLA
COMPLETEZZA
DELLA DOMANDA
DI CONTRIBUTO!!!

chiarisce il
bisogno
scoperto in rapporto all’offerta di quel territorio
(
analisi qualitativa, quantitativa, contestualizzata);
identifica chiaramente il/i
target
e il
modello gestionale
(carta del
s
ervizio, regolamento di ospitalità, quale presidio –
accompagnamento, rete inviante…);
individua l’immobile e può contare su un
titolo congruo di
d
isponibilità dell’immobile
rispetto al contributo richiesto e alla
g
aranzia di continuità del servizio;
coglie opportunità di
valorizzazione
a scopi sociali di
patrimonio
i
mmobiliare inutilizzato
;
dimostra una
copertura economica concreta
e ipotesi credibili di
sostenibilità
(hp di accordi enti invianti, compartecipazione
d
ell’utenza… a regime costi e ricavi in equilibrio);
massimizza l’accessibilità economica
del servizio.
UN PROGETTO È BUONO QUANDO…
PRE-PROGETTO:
COLLOQUIO
ESPLORATIVO MA
NECESSARI
INGREDIENTI
MINIMI
PROGETTO
DEFINITIVO:
MATURO E
CANTIERABILE!

housing sociale

maggio 7, 2015

Housing sociale

DSC_0015_BN


Il termine Housing Sociale indica quegli interventi di politica abitativa d’interesse pubblico che vanno oltre i confini dell’Edilizia Residenziale Pubblica e che vedono il concorso di soggetti privati e non profit.
Con tale termine si identificano tutte quelle attività con finalità sociali messe in campo nel nostro Paese da organismi pubblici o privati per affrontare il disagio abitativo, non solo delle fasce in assoluto più deboli della popolazione, ma anche di quella vasta area intermedia di persone che si trovano a fronteggiare il problema abitativo pur potendo contare su un reddito e su una condizione di relativa stabilità.
Fanno parte di quest’area le famiglie monoreddito, lavoratori precari, famiglie monogenitoriali, giovani ed anziani.
L’Housing Sociale rappresenta, quindi, uno degli strumenti tramite il quale sostenere quest’area intermedia di persone che non rientra nei canoni di povertà economica previsti per accedere all’Edilizia Residenziale Pubblica ma che allo tempo stesso non è in grado di misurarsi con il mercato dell’abitare.
L’Edilizia Sociale si caratterizza soprattutto come mercato dell’affitto, ma anche per percorsi finalizzati alla proprietà differita e all’acquisto a riscatto dell’appartamento utilizzato.
In particolare, secondo il Cecodhas, il Comitato Europeo per la promozione del diritto alla casa, Social Housing significa offrire alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per assenza di un’offerta adeguata) cercando di rafforzare la loro condizione.
In Italia, purtroppo, l’Housing Sociale non ha una definizione giuridica; la sola definizione esistente è quella di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) che fa riferimento all’intervento diretto del settore pubblico nel comparto abitativo (che incide molto poco sull’offerta residenziale, circa il 5%).
Tale carenza legislativa, complica il dialogo con la P.A. e, quindi, complica la realizzazione di progetti di Housing Sociale.
Ad ogni modo, i punti fondamentali su cui battere nei rapporti con la P.A. per la promozione e lo sviluppo dell’Edilizia Sociale, sono: a) le relazioni con le comunità e i residenti; b) la legislazione e il quadro normativo; c) i criteri di assegnazione; d) l’accesso ad aree a costi calmierati, attraverso la pianificazione territoriale e l’identificazione delle aree; e) l’accesso al credito, tramite finanziamenti agevolati e fondi di garanzia; f) le agevolazioni fiscali, regime IVA speciale, costi di costruzione e urbanizzazione agevolati.

aprile 10, 2015

Sgomberati alloggi IACP  occupati dagli anarchici

Operazione della polizia in via Aosta, quattro attivisti denunciati. Danni a porte e finestre

Un’immagina di via Aosta, durante uno sgombero di alloggi occupato in modo illegale

Quattro attivisti di area anarco-insurrezionalista che, il 18 marzo scorso, avevano occupato due alloggi Atc di via Aosta 31 sono stati denunciati dalla Digos. Gli appartamenti sono stati sgomberati stamane dalla polizia, in collaborazione con la Digos. Dopo le operazioni in via Lanino e in corso Novara, si assotiglia il numero delle case occupate dai centri sociali negli ultimi due anni. Gli anarchici, per entrare, avevano spaccato finestre e forzato serrature. Sono in corso indagini per individuare anche i responsabili dei danneggiamenti. L’operazione, con un notevole impiego di uomini e mezzi, si è svolta senza incidenti. Il problema era stato al centro di un esposto dei residenti, contrari alle occupazioni illegali degli alloggi IACP
09/04/2015 CRONACA DI TORINO

ia Spano, sgomberate le case occupate

Ancora in corso il blitz della polizia, strada chiusa da pattuglie di vigili urbani
 Gli inquilini abusivi lasciano le case sotto il controllo della polizia
 04/02/2014 TORINO

La polizia sta sgomberando gli alloggi occupati nei giorni scorsi da attivisti dei centri sociali Gabrio e Askatasuna. Le operazioni sono iniziate poco dopo le 9 e si sono svolte senza incidenti. Tra gli inquilini abusivi (12 famiglie), anche una donna nigeriana che sta per partorire è stata trasferita precauzionalmente in ospedale. Sono stati tutti identificati, mobili e altre masserizie sono state tolti dagli alloggi che saranno riconsegnati ai legittimi proprietari. Stasera alle 17 assemblea degli attivisti per organizzare una contro-manifestazione. Nei giorni scorsi erano state liberate dagli anarchici altre abitazioni occupate abusivamente.

Case popolari, primi sfratti: 52 alloggi occupati da inquilini abusivi

Novara, linea dura del Comune: «C’è chi toglie l’alloggio a chi ne ha davvero bisogno. E chi ha i soldi ma non paga l’affitto calmierato»

E’ emergenza casa tra sfratti e occupazioni abusive

17/09/2013
NOVARA

I primi tre sfratti per morosità da alloggi popolari a Novara sono in programma questo mese, altri seguiranno in autunno.

«Non era mai successo – rivendica l’assessore alla Casa Sara Paladini – che si arrivasse alle dichiarazioni di decadenza e quindi al rilascio di appartamenti occupati da chi può pagare e non lo fa. Stiamo parlando di nuclei famigliari con redditi significativi, anche 40-50 mila euro all’anno, che non solo non versano canoni già ultra calmierati ma nemmeno rispondono alle nostre lettere e ai solleciti. E’ un’operazione sicuramente difficile, che abbiamo avviato perché è necessaria, imposta dai problemi finanziari, ma soprattutto perché è giusta: chi occupa una casa senza titolo la sottrae a chi ne ha diritto».

L’assessore ha illustrato i numeri dell’emergenza abitativa alle commissioni Bilancio e Servizi sociali in sede di esame del preventivo 2013. Un quadro preoccupante, a cominciare dalle occupazioni abusive di alloggi popolari: in città sono 52, di cui 8 del Comune e 44 dell’Atc, con un aumento di 13 negli ultimi sei mesi, su un patrimonio di poco meno di 2500 case, di cui 355 del Comune, 2051 dell’Atc e 56 delle aziende sanitarie, queste ultime sempre gestiti dall’Atc. «A volte bastano poche ore dal rilascio – dice Paladini – perché un abusivo occupi la casa».

Metà degli inquilini del Comune sono morosi: 170 su 355, di cui 70 incolpevoli (non sono in grado di pagare) e 170 colpevoli (potrebbero farlo e non lo fanno). I canoni non pagati pesano a bilancio rispettivamente per 180 e 300 mila euro, ma il Comune poi si deve fare carico anche di una quota di 662 mila euro degli affitti non pagati dagli inquilini morosi incolpevoli dell’Atc. «In totale – dice ancora l’assessore – abbiamo avviato azioni di recupero crediti su 450 nuclei morosi colpevoli, tra inquilini del Comune e dell’Atc: si va dalla cessione del quinto al pignoramento. Ci sono casi in cui le morosità si accumulano addirittura dalla fine degli anni 90. Facciamo di tutto per venire incontro a chi vuole mettersi in regola, accettiamo piani di rientro da 10 euro al mese».

Accanto a chi non paga poi c’è chi aspetta. In attesa della nuova graduatoria, del vecchio bando 2008 su 566 posizioni in 284 non hanno avuto la casa. Nel 2012 le assegnazioni sono state 28; nel 2013, 33. Nella graduatoria di emergenza abitativa, aggiornata ogni quattro mesi, sono in 150, con 29 assegnazioni nel 2013.

A rischio di sfratto 30 famiglie per il nuovo regolamento delle case IACP

L’assessore del Comune di Novi, “Serve una deroga della Regione”

Le case popolari

02/01/2013
NOVI LIGURE

A Novi, 20-30 famiglie residenti nelle case popolari rischiano di perdere l’alloggio. Lo sostiene l’assessore agli Affari sociali, Felicia Broda: «I casi sono numerosi e tutto è dovuto alla mancanza di dialogo da parte della Regione».

La scorsa primavera, ricorda l’assessore, l’amministrazione regionale ha approvato il nuovo Regolamento del Fondo sociale per le case popolari: «Fino al 2011 chi aveva un reddito basso faceva domanda all’ufficio Affari sociali o all’Atc per riduzioni parziali o totali per il pagamento dell’affitto. La Regione e il Comune integravano con fondi propri, a completamento del totale dovuto all’Atc. In questi ultimi tre anni la Regione, che interveniva per quasi l’80% del totale, ha ridotto il contributo a circa il 40%. Di conseguenza è aumentato l’importo del Comune, tanto che nel 2011 la spesa sostenuta da Novi era di circa 160 mila euro. Con il nuovo regolamento, per un reddito da zero a 6 mila euro tutti devono pagare 480 euro l’anno (40 euro al mese), mentre da 6 mila a 10 mila euro va pagato il 12% del reddito (72 euro al mese)».

Un intervento necessario, secondo l’assessore, visto che era necessario verificare l’effettiva situazione economica dei richiedenti, «tanto che nel 2011 l’ufficio Affari sociali ha chiesto alle famiglie di versare almeno due canoni, escludendo però i nuclei che avevano un’effettiva situazione difficile. Buona parte degli inquilini ha versato i due canoni annuali».

La Regione però non avrebbe tenuto in considerazione le numerose famiglie a reddito zero che rischiano di essere dichiarate morose e quindi di perdere l’alloggio poiché non riescono a pagare. «A un anno dall’approvazione del regolamento – conclude Broda – solo a dicembre gli inquilini hanno ricevuto le lettere di pagamento del totale di 480 euro o del 12% del reddito, pena dover pagare per intero l’effettivo affitto ed essere inclusi nella lista dei morosi. Il ritardo nell’attuazione del regolamento, non imputabile alle persone, imporrebbe una deroga di tre mesi per pagare».

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novembre 3, 2014
 vincenzo arruzza ti riporta qualche stralcio di sentenze cass.

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Sentenze – Cassazione Community
Occupazione senza titolo e sfratto per morosità http://wp.me/p2uyqU-3r7
Errore, occupazione senza titolo e sfratto per morosità Corte di Cassazione VI Sezione Civile – 3 sentenza 3 luglio – 23 ottobre 2014, n. 22531 Presidente Vivaldi – Relatore Frasca La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza che di seguito si riporta, ha esaminato un caso di convalida di sfratto dove il ricorrente lamentava la “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto e dei principi in tela di qualificazione giuridica della domanda giudiziali violazione e falsa applicazione degli artt.630,633 del cp,
28 minuti fa ·

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Data: 27-ott-2014 9.56
A: <vincenzo.arruzza@alice.it>
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articolo tratto dall’fb di Anna Maria Addante ,fare attenzione all’ex IACP

ottobre 22, 2014
  • FATE MOLTA ATTENZIONE!!!!!!!

    Qui SOTTO HO RIPORTATO IL DPR 445 DEL 2000 IN MERITO A DICHIARAZIONI MENDACI,DOVETE STARE ATTENTI PERCHE’ GLI ’EX IACP A CHI FA DICHIARAZIONI MENDACI C’E’ IL RISCHIO CHE LO FANNO DECADERE DALL’ALLOGGIO, MA DEVONO PROVARE CHE SONO DICHIARAZIONI MENDACI, PERCHE’ MENTRE LORO NON LO FANNO MA VERIFICANO SOLO CHE CI SONO STATE OMISSIONI E PER LORO SONO DICHIARAZIONI MENDACI.

    TUTTO CIO’ PERCHE’ QUA QUANDO ANDATE AI CAF VI FANNO FIRMARE PER CUI FATE ATTENZIONE, NON TUTTI I CAF SANNO LAVORARE BENE E SE SBAGLIANO E VOI FIRMATE LA RESPONSABILITA’ E’ VOSTRA.

    LA COSA CHE MI INDIGNA MOLTO E’ IL COMPORTAMENTO DELL’ATER DI ROMA CHE CON I SUOI DIRIGENTI E FUNZIONARI CHE SI SONO APPROPRIATI ILLEGALMENTE DI ALLOGGI AUTOFINANZIATI O DI ALLOGGI DEL MINISTERO DEGLI ESTERI NON HANNO MAI FATTO NULLA, E OGGI QUESTI DIRIGENTI E FUNZIONARI O LORO PARENTI GODONO DI ALLOGGI DI PRESTIGIO NOTEVOLI, MENTRE AVREBBERO DOVUTO COME MINIMO LICENZIARLI E QUESTO SAREBBE AVVENUTO SE ERA UN’AZIENDA PRIVATA, MA ESSENDO UNA FINTA AZIENDA DOVE LA LEGALITA’ è DA RICERCARE CON IL LUMICINO, QUESTI MAGARI STESSI PERSONAGGI SI ACCANISCONO CON CATTIVERIA SUGLI ASSEGNATARI E LA COSA VERGOGNOSA E’ CHE INVECE DI APPLICARE CORRETTAMENTE IL D.P.R LORO COME AL SOLITO LO INTERPRETANO E INVECE DI APPLICARE L’ART.71 APPLICANO ILLEGGITTIMAMENTE L’ART.76 CONSIDERANDO IMMEDIATAMENTE LE OMISSIONI COME DICHIARAZIONI MENDACI, PUR SAPENDO BENE COME LAVORANO I CAF E IL GRADO DI ESPERIENZA E CULTURA DEGLI ASSEGNATARI CHE IL PIU’ DELLE VOLTE PERSONE,UMILI CON SCOLARIZZAZIONE BASSA E ANZIANI.

    QUESTO E’ L’ATER DI ROMA, HA PERSO IL SUO ORINALE SCOPO E INDIRIZZO GRAZIE ALLA POLITICA NEFASTA FAATTA NEL CORSO DI QUESTI ANI IN PARTICOLARE MODO DALL’EX ASSESSORE BONADONNA CHE HA STRAVOLTO LA LEGGE 33/87 FACENDO LA LEGGE 12/99 IN PARTE ANCHE INCOSTITUZIONALE, INFATTI E’ STATA RITOCCATA PIU’ VOLTE E GRAZIE ANCHE AL GENIALE STORACE CHE PER ALLEGGERIRE I DEBITI DEL BILANCIO REGIONALE COSTITUI’ LE AZIENDE ATER FACENDONE SETTE (così aveva accontentato tutti)AZIENDE E PROVOCANDO I DANNI CHE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.
    ^*^*^*^*^§^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^*^
    D.P.R 445/2000
    Art. 71 (R)
    Modalita’ dei controlli

    1. Le amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei
    controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati
    dubbi, sulla veridicita’ delle dichiarazioni sostitutive di cui agli
    articoli 46 e 47. (R)

    2. I controlli riguardanti dichiarazioni sostitutive di
    certificazione sono effettuati dall’amministrazione procedente con le
    modalita’ di cui all’articolo 43 consultando direttamente gli archivi
    dell’amministrazione certificante ovvero richiedendo alla medesima,
    anche attraverso strumenti informatici o telematici, conferma scritta
    della corrispondenza di quanto dichiarato con le risultanze dei
    registri da questa custoditi. (R)

    3. Qualora le dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47 presentino
    delle irregolarita’ o delle omissioni rilevabili d’ufficio, non
    costituenti falsita’, il funzionario competente a ricevere la
    documentazione da’ notizia all’interessato di tale irregolarita’.
    Questi e’ tenuto alla regolarizzazione o al completamento della
    dichiarazione; in mancanza il procedimento non ha seguito. (R)

    4. Qualora il controllo riguardi dichiarazioni sostitutive
    presentate ai privati che vi consentono di cui all’articolo 2,
    l’amministrazione competente per il rilascio della relativa
    certificazione, previa definizione di appositi accordi, e’ tenuta a
    fornire, su richiesta del soggetto privato corredata dal consenso del
    dichiarante, conferma scritta, anche attraverso l’uso di strumenti
    informatici o telematici, della corrispondenza di quanto dichiarato
    con le risultanze dei dati da essa custoditi. (R)

    Art. 76 (L)
    Norme penali
    1. Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne
    fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e’ punito ai sensi
    del codice penale e delle leggi speciali in materia.

    2. L’esibizione di un atto contenente dati non piu’ rispondenti a
    verita’ equivale ad uso di atto falso.

    3. Le dichiarazioni sostitutive rese ai sensi degli articoli 46 e
    47 e le dichiarazioni rese per conto delle persone indicate
    nell’articolo 4, comma 2, sono considerate come fatte a pubblico
    ufficiale.

    4. Se i reati indicati nei commi 1, 2 e 3 sono commessi per
    ottenere la nomina ad un pubblico ufficio o l’autorizzazione
    all’esercizio di una professione o arte, il giudice, nei casi piu’
    gravi, puo’ applicare l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o
    dalla professione e arte.

storie di mobbing

luglio 23, 2014

Da stampa tv e web
30 Marzo 2009
TRATTO DALLA RETE : Corriere della Sera del 26/03/2009
Malati di cancro e lavoro: storie di mobbing e stipendi ridotti
Maria Assunta, Giovanni, Ilaria e tanti altri: guariti, ma devono fare i conti con i disagi psicologici ed economici

di Vera Martinella
MILANO – Maria Assunta ha 46 anni, vive sola a Palermo ed è «forzatamente» in aspettativa non retribuita: sta lottando per tenersi il lavoro come infermiera professionale che un tumore al seno potrebbe farle perdere. Giovanni, invece, è già stato licenziato. Anche lui ha 46 anni, una moglie e due figli. Abita a Roma, dove faceva il cassiere in un supermercato finché non si è ammalato di un carcinoma ai polmoni. L’operazione ha richiesto più di tre mesi di degenza in ospedale e quando, con una sutura di 40 punti dietro la schiena, ritorna sul posto di lavoro, iniziano le prime incomprensioni con il datore di lavoro: «Appena ho raggiunto il 180esimo giorno di assenza per malattia, mi è stato intimato il licenziamento – spiega Giovanni -. Mal consigliato dal rappresentante sindacale, non l’ho impugnato e mi ritrovo senza posto di lavoro, con una grave malattia invalidante e notevoli problemi di depressione, oltre che economici». Non vanno meglio le cose in una piccola azienda di Mantova, dove Ilaria si occupava dell’amministrazione del personale «con tanto impegno ed energia – racconta -. Facevo gli straordinari, retribuiti e non. Tenevo tutto in ordine, ero apprezzata. Poi arriva la diagnosi di carcinoma mammario, preso in tempo, per fortuna». Ilaria subisce l’intervento di quadrantectomia e radioterapia intraoperatoria e presenta domanda per il riconoscimento dell’invalidità civile per ottenere i permessi previsti dall’apposita Legge 104/92. «Ma la Commissione medica della Asl – continua Ilaria – mi ha riconosciuto solo il 70 per cento d’invalidità: in pratica è stato ammesso l’handicap (articolo 1), ma non l’articolo 3, utile per i permessi retribuiti Inps. Così mi tocca prendere i giorni di ferie – di cui avrei davvero tanto bisogno per riposarmi e cercare di recuperare un po’ di serenità – per poter effettuare le visite di controllo, la mammografia e gli esami prescritti dall’oncologo». Non solo: la legge le consente di poter usufruire di 30 giorni di congedo straordinario per cure (riconosciuto, su loro richiesta, ai lavoratori mutilati ed invalidi civili con una determinata riduzione della capacità lavorativa e previa autorizzazione del medico provinciale), ma nonostante la normativa in materia l’azienda gliel’ha negato.

L’ESERCITO DEI SOPRAVVISSUTI AL CANCRO – Di storie come queste, purtroppo, ce ne sono molte. In Italia – secondo le statistiche più aggiornate – vivono oltre 1.700.000 persone che hanno avuto una diagnosi di cancro. Più di 250mila sono i nuovi casi di tumore ogni anno e, grazie ai progressi nelle terapie, oggi si contano circa 617mila lungosopravviventi, cioè quanti – trascorsi dieci anni dalla diagnosi – si possono considerare, nella maggioranza dei casi, finalmente guariti. Superato il concetto di cancro come sinonimo di morte, si aprono scenari nuovi che sollevano però nuovi bisogni umani, sociali ed economici. «Numeri alla mano, la metà delle persone malate guarisce e, nella maggior parte dei casi, senza conseguenze invalidanti – spiega l’avvocato Elisabetta Iannelli, vicepresidente dell’Associazione italiana malati di cancro (Aimac – help line) dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 19, numero verde 84050357) che da anni si occupa dei diritti di pazienti e familiari -. C’è poi un numero rilevante di persone che può convivere con la propria neoplasia più o meno a lungo. Se non vogliamo creare uno stuolo di invalidi e emarginati dalla società, dobbiamo darci da fare per offrire alle agli ex pazienti oncologici il recupero o il mantenimento della massima autonomia fisica e relazionale, garantendo loro la migliore qualità di vita possibile». Bisogna, insomma, sostenerli nell’affrontare le conseguenze psicologiche e il rapporto con il proprio corpo e con gli altri.

LAVORARE PER TORNARE A SENTIRSI AUTONOMI – I nuovi bisogni sono da un lato strettamente «medici» (legati alla sessualità o alla possibilità di procreare, ad esempio) o psico-fisici, ai quali si risponde – sempre più spesso in modo efficace – con vari interventi di riabilitazione oncologica (con trattamenti per il linfedema delle donne operate di tumore mammario, ad esempio, o con esercizi contro l’incontinenza dopo l’intervento chirurgico alla prostata). Ma qualità della vita vuol dire anche, soprattutto, sentirsi attivi e autonomi. E riprendere il lavoro aiuta, sia a livello sociale che economico. Lo sa bene Maria Assunta, a cui dopo l’intervento di mastectomia parziale sono stati prescritti sei cicli di chemioterapia: «Già nei primi giorni di convalescenza mi sono informata – racconta mentre è in aspettativa non retribuita e ha dovuto cercarsi un avvocato per non essere licenziata – e ho fatto espressa richiesta all’amministrazione di non computare, tra i giorni di assenza per malattia, quelli dovuti alla chemio, come è previsto dall’articolo 11 del contratto collettivo nazionale del comparto Sanità. Purtroppo, però, il capo dell’ufficio del personale non ha accolto la richiesta ritenendo, in modo del tutto erroneo, di poter escludere dal calcolo in questione solo i giorni di ricovero ospedaliero e i day hospital». Maria Assunta, così, rischia di superare i giorni di assenza per malattia previsti dal cosiddetto «periodo di comporto» (durante il quale il lavoratore-dipendente ha diritto alla conservazione del posto) e, per non perdere il posto, ha chiesto l’aspettativa.

IL MOBBING DI COLLEGHI E CAPI – «Attualmente – sottolinea Cristina Oliveti, avvocato specializzata nel servizio legale per i diritti dei malati oncologici, che risponde al numero verde gratuito della Lega italiana per la lotta contro i tumori (800 998877, da lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17) – il paziente oncologico si trova a fronteggiare realtà complicate. Macchinosi iter burocratici, difficoltà di socializzazione e il timore di non essere più accettati o di avere performance lavorative inferiori non sono da meno rispetto ai sintomi della malattia o agli effetti collaterali delle terapie, nel compromettere la qualità di vita». Le assenze dal lavoro e il successivo rientro, spesso con l’impossibilità di svolgere mansioni faticose, aumentano il rischio di un possibile demansionamento o cambio di lavoro (con riduzione del livello retributivo), frequentemente accompagnato da un atteggiamento pregiudiziale e dannoso da parte dei colleghi e dello stesso datore di lavoro. Ma quante persone devono affrontare questi problemi? «Impossibile saperlo – spiega Oliveti -. Per ora non esistono statistiche in proposito e sono soprattutto le associazioni di volontariato ad avere il polso della situazione».

TUMORI, LA PRIMA «MALATTIA SOCIALE» PER L’INPS – Oggi, però, è il cancro la malattia sociale di maggior rilievo anche per l’Inps. I dati statistici presentati dall’Istituto nazionale per la previdenza sociale (grazie alla stretta collaborazione con Aimac e Favo-Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) per il decennio 1998-2007 dicono che le patologie neoplastiche costituiscono il 32,4 per cento delle cause di invalidità e inabilità riconosciute, mentre le malformazioni congenite contribuiscono solo per il 9,3 per cento e i disturbi mentali per l’8 per cento. Mentre le precedenti patologie hanno perso di rilevanza sociale, i tumori dal 2005 si collocano al primo posto delle prestazioni concesse dall’Inps, superando persino le malattie dell’apparato cardio-circolatorio (21,7 per cento).

ARRIVANO I PRIMI STUDI IN MATERIA – L’entità del problema sta richiamando l’attenzione degli esperti. Così, uno studio guidato del Coronel Institute of Occupational Health di Amsterdam e pubblicato di recente sulla rivista Jama dimostra scientificamente che chi sopravvive a un tumore ha il 37 per cento in meno di possibilità di trovare lavoro quando finisce le cure. I ricercatori olandesi hanno passato in rassegna 36 lavori di analisi pubblicati fra il 1996 e il 2008, per un totale di 20.366 persone curate per cancro contro 15.7603 soggetti sani. Dallo studio emerge che l’età media di chi guarisce è inferiore ai 65 anni: a essere colpiti dalla malattia, quindi, sono soprattutto individui che potrebbero essere ancora attivi nel mondo del lavoro, ma che purtroppo – durante il periodo delle cure – perdono l’incarico o vengono demansionati. I risultati evidenziano poi che sono le donne ad avere più difficoltà. Tra le neoplasie dopo le quali più faticosamente si trova lavoro, infatti, compare il carcinoma al seno, seguito dal tumore all’apparato gastroenterico e da quello all’utero. Più semplice, invece, la questione per chi ha superato leucemie, cancro alla prostata o ai testicoli. Ma secondo i dati presentati a un seminario organizzato dal Comune di Milano per la tutela dei lavoratori malati di cancro, il problema sarebbe soprattutto maschile: «Sono oltre sei su dieci (ben il 64 per cento) gli uomini che in seguito a una neoplasia hanno dovuto lasciare il lavoro, una percentuale più che doppia rispetto a quella delle donne (29 per cento) – ha sottolineato Andrea Mascaretti, assessore alle politiche del lavoro e dell’occupazione -». Nel 2010 si stima che nel nostro Paese le persone con esperienza passata di tumore saranno circa due milioni, molte tra queste in età da lavoro. Ad oggi, il 40 per cento delle donne affette da una patologia oncologica è casalinga, mentre il 17 per cento lavora. Sono invece circa il 20 per cento gli uomini lavoratori e malati.

LE LEGGI DI RIFERIMENTO – Eppure le tutele per pazienti (e familiari) esistono: in ambito lavorativo alcuni benefici conseguono all’accertamento di una certa percentuale di invalidità, mentre altri sono legati alla verifica dello stato di «handicap in situazione di gravità». E’ possibile, ad esempio, fare visite mediche senza dover ricorrere a ferie o permessi, passare a una mansione più adatta al proprio stato fisico o ottenere un periodo anche lungo di aspettativa non retribuita. Per tale motivo, e per evitare di doversi sottoporre più volte alla visita medico-legale, è consigliabile presentare alla Asl la domanda sia per il riconoscimento dello stato di invalidità sia per quello di handicap cosiddetto «grave», sia per l’accertamento della disabilità ai sensi della L. 68/1999. La Legge Biagi (numero 276 del 2003), poi, ha introdotto un’ulteriore facilitazione per i malati di tumore: consente, infatti, al malato dipendente dal settore privato di passare dal tempo pieno al tempo parziale per potersi curare con maggiore agio, mantenendo però il diritto a riprendere il normale orario di lavoro quando lo riterrà opportuno. Un ulteriore e significativo passo avanti viene compiuto a fine 2007. Nel protocollo sul Welfare (collegato alla Finanziaria 2008), viene approvato all’unanimità un emendamento che estende i benefici della norma della Legge Biagi ai dipendenti del pubblico impiego e, in diversa misura, anche ai lavoratori familiari o conviventi che assistono il malato.

«I DIRITTI CI SONO, MA I PAZIENTI NON LO SANNO» – Anche la percezione di questi diritti da parte degli stessi malati, però, è ancora troppo bassa. «Su 544 donne colpite da tumore al seno – chiarisce il presidente di Europa Donna , Giovanna Gatti, citando una ricerca effettuata da Astra per l’Associazione nel 2007 – solo il 35 per cento è risultato informato sulla possibilità di fare visite mediche senza dover ricorrere a ferie o permessi, il 22 per cento sul diritto di passare ad una mansione più adatta al proprio stato fisico, il 20 per cento sulla possibilità di ottenere un periodo anche lungo di aspettativa non retribuita, il 18 per cento sul diritto di passare a un part-time provvisorio». Ancora più preoccupanti, poi, i dati riguardanti l’utilizzo di queste facilitazioni. Solo il 3 per cento delle 544 intervistate è infatti passato a un part-time provvisorio, a lunga aspettativa o a una mansione più adatta è solo il 12 per cento ha fatto ricorso a visite mediche senza sprecare giorni di ferie».

CONGEDI RETRIBUITI PER I FIGLI CHE ASSISTONO I MALATI – Ai numerosi casi finiti in Tribunale almeno la Legge italiana cerca di dare una risposta. E’ del 12 Febbraio 2009 l’ultima importante sentenza (n. 19/2009) della Corte Costituzionale, che riconosce al figlio convivente di persona con handicap grave (articolo 3, comma 3, Legge 104/1992), il diritto a fruire di un congedo straordinario dal lavoro per un periodo massimo di due anni in modo frazionato o continuativo e è interamente retribuito. Questo «permesso» può essere fruito una sola volta nell’arco dell’intera vita lavorativa del familiare che assiste il malato. «Ma prima di questa sentenza – spiega Elisabetta Iannelli -, il congedo biennale retribuito (art. 42, D. lgs. 151/2001) era riconosciuto solo al coniuge o al genitore della persona con handicap grave oppure (ma solo in caso di decesso o inabilità dei genitori) a un fratello o sorella convivente. Ora la Corte Costituzionale – già recepita da una circolare applicativa dell’Inps – ha esteso il diritto in esame anche al figlio convivente nel caso in cui non ci siano altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave». Questo significa che il figlio di una persona malata di cancro (cui sia stato riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità) potrà assistere il proprio caro assentandosi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato fino a due anni conservando la retribuzione ed il posto di lavoro.

mobbing,responsabile della salute dei lavoratori ,direttiva europea -Napoli, negato il risarcimento ai familiari del vigile ambientale morto per un tumore

giugno 5, 2014

Nessun risarcimento al vigile eroe ucciso dai veleni nella Terra dei fuochi

Negato il risarcimento ai familiari del vigile ambientale morto per un tumore nella Terra dei fuochi.

Michele Liguori, unico vigile urbano della sezione ambientale di Acerra, è morto a 59 anni per un raro tipo di tumore al fegato il 18 gennaio di quest’anno.

Un uomo coraggioso e onesto. Per anni ha controllato, messo in sicurezza e campionato gli inquinanti della Terra dei Fuochi. Mani e piedi, ogni giorno, tra i veleni, per fare il proprio mestiere nel miglior modo possibile.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva voluto ricordarlo così, il giorno della morte, con un messaggio ai suoi cari: “Partecipo al cordoglio per la scomparsa di un servitore delle istituzioni, che si è adoperato nell’affrontare la situazione devastante determinata nella Terra dei Fuochi”.

Risponde l’assicurazione   ai familiari una gelida lettera l’ha spiegato in poche parole: “Per il decesso dell’assicurato non può essere riconosciuto il diritto alla rendita ai superstiti, in quanto la morte non è riconducibile all’evento”.

tratto da  http://www.napolitoday.it/cronaca/morte-liguori-vigile-terra-dei-fuochi.html
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