case pubbliche ,ex abitazioni dell’italg,per dipendenti

Sfrattata da una casa Edilizia abitativa a carattere pubblico (eap,ex edifici destinati a dipendenti italgas)
Martedì Febbraio 23rd 2010, 10:52 | Edit this
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L’attacco non appena ha saputo che sarebbe finita in una comunità
Sfrattata dalla casa ex ital gas ora popolare Ragazzina colta da epilessia
TORINO 19/02/2010 – Quando l’ufficiale giudi­ziario ha presentato il conto, annunciando lo sfratto come improrogabile, Jessica si è sentita male. Un attacco epi­lettico al solo sentir pronun­ciare la parola « comunità » , dove sarebbe tornata insieme al bambino che porta in grem­bo da due mesi. Facendole tor­nare alla mente il ricordo di un trauma difficile da dimen­ticare, già vissuto insieme alla mamma, Clelia, e alla sorelli­na di quattro anni. L’indigen ­za. Ricordo che, ieri mattina, ha bussato di nuovo alla por­ta.
Non ci fosse lo stipendio di papà Massimo, seicento euro con cui allevare da dicianno­ve giorni anche l’ultimo figlio arrivato, i tecnici incaricati dall’Atc avrebbero cambiato la serratura. Un mese di proro­ga, invece, dietro il pagamen­to di una piccola quota del debito che ora resta di seimila euro. Questa l’ultima decisio­ne del presidente Ardito.
«Questo è un esempio da ma­nuale di mancata assegnazio­ne di una alloggio popolare ­spiega il presidente dell’Atc ­. Una famiglia con un reddito così basso dovrebbe entrare di diritto nell’edilizia popolare, non essere orientata verso un contratto privatistico con un canone, che, per quanto cal­mierato, è superiore alle capa­cità di sostenerlo». Bastereb­bero, a conti fatti, cinquecento case popolari in più all’anno per tamponare un fenomeno che rischia di allargarsi.
La storia di Massimo Vitale e la sua famiglia sembrava ini­ziare con i migliori auspici, tre anni fa. «Avevamo affittato un alloggio in corso Mortara, tra­mite Locare, il servizio del Co­mune che garantisce contratti calmierati – racconta Massimo -. Prima mia moglie e i miei figli stavano in comunità, io mi arrangiavo come potevo». Nel frattempo, la telefonata tanto attesa, anche per chi all’epoca doveva arrangiarsi con un sussidio di circa tre­cento euro. «Abbiamo firmato il contratto, io ho trovato lavo­ro in un’impresa di pulizie – continua -. I soldi, però, non sono bastati mai e non ce l’ab­biamo fatta a pagare ogni me­se. Nemmeno i servizi sociali sono riusciti ad aiutarci più di tanto, non ce la faremmo ades­so a ritrovarci di nuovo sepa­rati, con le mie figlie e mia moglie in comunità. Un’altra volta».
Commenti
luisella 19/02/2010, 19:55
Dite al Sig. Ardito ,che per avere case a sufficenza,basterebbe buttare fuori quelli che non hanno più titolo per starci,persone che hanno un buon reddito, appartamenti affittati,e che,abitano soli,e vanno in giro a vantarsi di avere balconi di 90 metri,pagando niente. Di questi casi ce ne sono molti;hanno solo da guardare .

Enzuccio62 :Ha ragione Luisella,spero che non sia la Luisella B.,ho avuto una terribile esperienza,in ATC,dove lavora .Ma oltre a quanto accennato del suo commento aggiungo:il signor Ardito non replica quanto dettato dall’articolo 13 della legge 431/98,dove si evince fondo a garanzia dell’affitto su rimborso se il tetto dell’affitto incide pari al 19% del reddito.A riguardo dei 500 alloggi che replica al fine di sopperire il bisogno abitativo aggiungo: a scanso della pubblicità che ricorre in questi casi per esporsi ,il suo compito era di strigliare gli impiegati dell’ufficio condizioni abitative,ufficio che dovrebbe anni prima fare un quadro in anticipo al fine di non ingolfare la situazione di carenza abitativa.A quanto sembra non lo replica.Inoltre la famiglia della ragazza dai servizi sociali avrebbe dovuto ottenere l’intervento per legge su un quadro di aiuto interpellando i familiari ,in assenza avrebbero dovuto,o potuto procedere per legge,a tutela dei diritti degli interessati.
Vincenzo

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