in coda per una casa

Dodicimila in coda per l’alloggio, ma mille case IACP sono vuote

Dodicimila in coda per l’alloggio, ma mille case Atc sono vuote L’ultimatum, per Tina, scade venerdì. L’ufficiale giudiziario la inviterà ad uscire dalla casa per cui non è più riuscita a pagare l’affitto, si farà consegnare le chiavi e lei dovrà trovarsi un’altra sistemazione. Patrizia, invece, ha qualche giorno in più. Lo sfratto è previsto il 6 novembre. Tina e Patrizia fanno parte dell’esercito di più di 12 mila famiglie che hanno presentato la domanda per una casa popolare, e il Comune di residenza, nel loro caso Nichelino, ha comunicato loro di averla accolta. Entrambe, del resto, sono ai primi posti della graduatoria per l’emergenza abitativa. Ma dovranno ancora aspettare. Perché, nonostante ci siano alloggi vuoti, al momento non possono essere assegnati. Ieri mattina, le due donne sotto sfratto hanno manifestato davanti alla sede di Atc con uno striscione e le bandiere di Assocasa, l’associazione degli inquilini e assegnatari dell’ Ugl. «Questi casi – spiega Luca Pantanella, il segretario generale provinciale del sindacato – sono particolarmente urgenti, e adesso andranno risolti con l’intervento degli enti locali. Ma la nostra protesta vuole soprattutto togliere il velo che copre uno scandalo tipicamente italiano, con una situazione paradossale: le case ci sono, ma non possono essere utilizzate perché non sono in condizioni di ospitare le famiglie». Un problema dovuto soprattutto alla carenza di risorse da investire nella ristrutturazione. «Che si potrebbe risolvere facendo sì che siano gli stessi inquilini ad occuparsene – propone Pantanella -, ma servirebbe un intervento del legislatore della Regione, che finora non c’è stato».
Così, l’emergenza resta. E le cifre parlano da sole. Sul totale del patrimonio immobiliare Atc, costituito da 33mila case tra Torino e provincia, gli alloggi vuoti sono 1.085. «Per qualcuno – spiegano da corso Dante – basta qualche mano di pittura, mentre altri necessitano di interventi più importanti». Anche perché accade, come dimostrano le foto scattate dai tecnici dell’Agenzia, che alcuni inquilini, prima di lasciare l’alloggio cui non hanno più diritto, lo devastino, spaccando porte, bagni e cucine, e imbrattando le pareti.
Dei 1.950 alloggi sfitti, 382 sono “in lavorazione”, ovvero sono appena stati riconsegnati o sono in attesa di sopralluoghi e verifiche o piccoli interventi necessari a renderli nuovamente assegnabili, 208 sono già nella disponibilità dei Comuni, che dunque hanno già la possibilità di assegnarli. In qualche caso, magari si libera un appartamento di camera e cucina, ma le famiglie in attesa per l’assegnazione sono numerose e quindi rimane sfitto finché il Comune non riesce a “piazzarlo”. E poi ci sono centotre alloggi che necessitano di lavori di manutenzione ordinaria, 228 di lavori di manutenzione straordinaria, 81 di lavori di bonifica amianto. Infine, 83 appartamenti sono liberi perché destinati a chi richiede un cambio alloggio.

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