sgombero da case popolari in sicilia

Enna. Quando legge non vuol dire esattamente giustizia. Protagonista della vicenda, che riporta d’attualità l’annoso problema degli alloggi, è una giovane famiglia ennese Pietro P. 27 anni, cuoco disoccupato; la moglie Zaira 25, casalinga e il loro bambino Giulio di 2 anni. I tre, che da anni vivono in un alloggio popolare di Enna bassa (avendone avuto le chiavi dall’effettivo titolare che si trova all’estero), sono stati raggiunti la scorsa settimana da un provvedimento di sgombero coatto, senza essere preventivamente informati, dopo oltre due anni dal primo e unico avviso e in pendenza di altri procedimenti giudiziari comunque relativi a far chiarezza sulle rispettive posizioni.
“E’ stato bruttissimo – racconta Zaira, due occhi azzurri vivaci ma pieni di dolore – Ci hanno trattato malissimo, come se fossimo i peggiori delinquenti della terra. Noi sappiamo come stanno le cose, abbiamo già risposto alla giustizia per questo e la legge deciderà se abbiamo diritto o no di restare qui. Ma sono veramente scioccata del modo in cui hanno cercato di cacciarci fuori da quella che per ora è comunque l’unica nostra casa. E per di più sotto lo sguardo terrorizzato di un bambino di due anni”.
“Con fare minaccioso – continua la giovane donna – sono piombati a casa alle 9 del mattino hanno cominciato a girare per le stanze senza rispetto, fotografando la qualunque e già in compagnia di un falegname per cambiare la serratura. Il mio bambino era disperato, come me del resto. Spaventatissimo, piangeva a dirotto e gli è venuta di colpo la febbre altissima, tanto che sono dovuti intervenire l’assistente sociale e il pediatra. Anche quando è arrivato mio marito che ha spiegato che non abbiamo dove andare, non hanno sentito ragioni; abbiamo potuto solo chiamare il nostro avvocato”.Una triste vicenda quella di Pietro, Zaira e Giulio che, oltre a vedere intrecciarsi vari procedimenti giudiziari in corso di definizione, sia con l’ente Case popolari sia con altri privati (probabilmente, come spesso accade in questi casi, interessati all’alloggio, 55 mq in uno dei quartieri popolari più nuovi del capoluogo), ha fatto assistere a un triste episodio di “brutale”, quanto inedita, efficienza amministrativa.
Lo scorso venerdì si è quasi rasentato il dramma. A quanto raccontano i protagonisti, infatti, gli incaricati dello sgombero non hanno usato mezze misure nel tentativo di eseguire, dopo anni di quiescenza, l’ordine, senza avere cura del bambino che in quella casa è nato e cresciuto, e senza sentire le ragioni dei due giovani genitori che hanno rischiato dall’oggi al domani e probabilmente ingiustificatamente (sarà appunto la giustizia a stabilirlo), di restare per sempre senza un tetto.
“Non abbiamo un’altra casa a differenza di altri – dice Pietro – Nessuno di noi lavora; sinora abbiamo tirato con la disoccupazione che ho percepito per sette mesi, ma già dal prossimo mese, sarà finita. Non so davvero cosa fare. Abbiamo un bambino piccolissimo da sfamare e che ha bisogno di un tetto”.L’esecuzione del provvedimento è stata differita.Ma dopo?“La legge è legge, si sa e va fatta rispettare – chiosa di fronte all’accaduto il legale della famiglia, Gaspare Agnello – Un abusivo senza casa, a cui viene intimato lo sgombero, viola la legge e va punito. Ma è tollerabile che la giustizia punisca chi viola la legge agendo in stato di bisogno e necessità?”.7 agosto: Sulla vicenda dell’alloggio conteso all’interno di una struttura popolare di Enna bassa, dopo il tentativo di sgombero fatto nei confronti dei coniugi Pietro e Zarina e rinviato probabilmente per un breve periodo, è intervenuto il titolare dell’alloggio, Liborio L., il quale vorrebbe chiarire la situazione e soprattutto far capire che il più danneggiato è lui e la sua famiglia e non Pietro e Zarina. (n.d.r.: Abbiamo come redazione cercato di attingere notizie, riportiamo la versione del proprietario dell’alloggio popolare, però dobbiamo rilevare che le notizie in nostro possesso non coincidono con quanto dichiarato dal Sig.Liborio, il quale come hanno dichiarato alle autorità competenti gli attuali occupanti dell’alloggio avrebbe ricevuto una cospicua somma di denaro per sub-affittarlo): “L’alloggio che è stato occupato per circa due anni da Pietro e la sua famiglia, era stato concesso, perché in questo periodo, sono stato costretto a vivere al nord per curarmi dai postumi di un grave incidente automobilistico, con l’impegno, sottoscritto, che mi avrebbero restituito l’alloggio non appena sarei rientrato ad Enna”. Liborio L, sposato con la moglie incinta di 7 mesi , con un figlio di 7 anni ed uno di 14 anni, si trova a vivere, nello stesso stabile, al primo piano, nell’appartamento dei suoi genitori, ma con grande difficoltà , perché sono in tanti in poche stanze, ecco perché c’è stata una richiesta pressante di riavere il proprio alloggio. “Della vicenda è stata data una versione parziale, quella che riguarda Pietro e la sua famiglia –dichiara Liborio L. – però non è stato evidenziato che anche noi ci troviamo in difficoltà e non abbiamo le stesse potenzialità finanziarie che ha il padre di Pietro. Ci sono carte ed atti, che sono in possesso dei nostri avvocati, Gabriele Cantaro e Michele Milano, che dimostrano la linearità del nostro comportamento e la legittimità di voler rientrare in possesso dell’appartamento,senza contare che, in questi due anni è stato annullato un contratto della luce, ne è stato fatto un altro a nome mio, senza che io abbia firmato alcuna carta. Mi dispiace per Pietro e la famiglia, ma è anche vero che noi siamo in una situazione peggiore della loro ed abbiamo il diritto di chiedere quello che, per legge, è nostro. Tra qualche mese mia moglie partorirà e vorremmo rientrare nel nostro appartamentino”.
p.s. da parte dei pubblici funzionari che hanno proceduto allo sfratto viene, fortemente, respinta l’accusa di non avere agito con umanità (è stata già annunciata una nota ufficiale).

Fonte di riferimento:www.vivienna.it/…/enna-sgombero-coatto-da-alloggio-popolare-padre- mamma-e-bimbo-di-due-anni/

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