Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea -housing sociale

marzo 13, 2012

tratto da https://docs.google.com/viewer?

 

Cosa significa ‘qualità dei servizi’?

 

La nozione di qualità, secondo la CE, ha avuto modo di conformarsi agli obiettivi ed ai
principi di organizzazione dei servizi sociali individuati nella comunicazione 2007 SGI/SSIG
[1].
Tra questi principi ci sono: l’orientamento alla persona, la non discriminazione, il rispetto
per la diversità degli utenti, il radicamento nella tradizione locale, la prossimità tra op-
eratore e utente, il principio di solidarietà, ecc. Chiaramente, questi principi sono troppo
grandi per essere misurati o valutati. Tuttavia, come gli esempi dei vari paesi mostrano
in questa ricerca, i paesi e le regioni dell’Unione Europea hanno una varietà di strumenti
normativi, per definire, misurare e valutare gli standards di qualità in una vasta diversità
di modi.
Standard ‘Tecnici’ e ‘Sociali’

 

Vi è una distinzione tra standard ‘tecnici’ e ‘sociali’ , come si può vedere dagli esempi
dei vari paesi presenti in questa ricerca. Nel campo degli alloggi, gli standard tecnici com-
prendono i regolamenti edilizi, le norme ambientali, ecc. che sono obiettivi più misurabili
rispetto agli standard di tipo sociale. Gli standard sociali tendono a essere legati ai servizi
al cliente e al rapporto tra i residenti ed il proprietario/gestore degli alloggi. Sono più
‘soggettivi’ e sono stati sviluppati più di recente. In tutto il mondo le tendenze sono verso
un maggiore coinvolgimento degli utenti come parte della modernizzazione dei servizi
sociali (cfr. Box 1a e 1 b).

 

Vale la pena notare che, nel campo dell’ edilizia sociale, gli standards ‘tecnici’ e ‘sociali’
sono strettamente legati alla qualità del servizio. Infatti, mentre l’abitazione è un bene
fisico che richiede manutenzione tecnica, la natura specifica della prestazione di questo
bene (un servizio sociale), implica attenzioni sia tecniche che sociali.

 

Box 1 a

 

Norme internazionali in materia di certificazione utilizzate da alcuni operatori di alloggi
sociali nell’UE

 

AA1000

 

questi standard , Serie AA1000, sono basati su principi che costituiscono la base per migliorare la sos-
tenibilità delle prestazioni delle organizzazioni. Questi sono applicabili alle organizzazioni di ogni settore,
compreso il settore pubblico e la società civile, di qualsiasi dimensione e in ogni regione. Gli Standard sono
sviluppati attraverso un’ampia consultazione con i membri, gli operatori e le altre persone interessate. Un
comitato tecnico di membri sovrintende allo sviluppo delle Serie AA1000.

 

SA8000

 

Organizzazioni non governative (ONG) e gli analisti esaminano gli investimenti e le organizzazioni per
valutare le norme minime che sono sostenuti sul posto di lavoro per garantire che i lavoratori stiano
ricevendo un trattamento equo. Queste e altre parti interessate, ivi compresi i dipendenti, sono sempre
più l’elemento di valutazione dell’ impegno dell’ organizzazione a garantire un equo e giusto ambiente di
lavoro e trasparenti pratiche commerciali. Lo standard più riconosciuto a livello mondiale per la gestione
di diritti umani nel posto di lavoro è la Social Accountability International SA 8000:2001. E’ il primo stan-
dard verificabile, adatto per le organizzazioni di ogni dimensione in tutto il mondo.

 

Osservatorio Europeo del Social Housing

 

Focus tematico sugli standard dell’ edilizia sociale: l’invecchiamento e l’ambiente

 

In sintonia con le principali sfide previste dagli operatori dell’edilizia sociale nel prossimo futuro [2],
sono nati degli standard qualitativi in questo settore. Qui ci si riferisce solo ad alcuni esempi che il-
lustrano questa tendenza:

 

Invecchiamento

 

L’ “Habitat Senior Services” è un marchio che mira a integrare l’invecchiamento con delle strategie
degli operatori degli alloggi sociali in Francia. Attualmente, un certo numero di organizzazioni stanno
attuando un progetto pilota su questo marchio.
L’obiettivo è quello di rispondere alle esigenze degli anziani in ter-
mini di gestione efficiente dello stock abitativo e fornitura di servizi
personalizzati e adattati agli anziani. L’ iniziativa è sostenuta da un
numero di ministeri e istituzioni (ad esempio, sanità, affari sociali,
ecc) e cerca di affrontare questi problemi in un modo trasversale,
toccando i temi della costruzione, ristrutturazione, dei servizi ai resi-
denti, ecc.

 

Tuttavia, la situazione varia notevolmente tra i vari paesi per quanto riguarda l’esistenza di
uno o dell’altro aspetto della qualità del servizio. Per esempio, mentre nelle Fiandre (Bel-
gio) le norme tecniche per l’edilizia sociale sono considerate particolarmente specifiche e
piuttosto di alto livello, la stessa regione non ha alcuna definizione di norme sulla qualità
dell’offerta di servizi nel settore dell’edilizia pubblica.

 

Nei Paesi Bassi, d’altro canto, non ci sono specifiche norme di qualità per l’edilizia sociale
rispetto al settore privato degli alloggi. Data l’elevata quota di affitto negli alloggi sociali a
confronto del costo sul libero mercato degli alloggi, le norme di qualità sono le stesse che
per il privato. Tuttavia, vi sono norme specifiche per la fornitura di servizi e prodotti per
gruppi particolari, come ad esempio gli anziani. Il centro olandese di qualità per il settore
abitativo, ad esempio, ha un marchio di qualità per la fornitura di servizi in questo set-
tore (ad esempio gli aspetti ‘di servizio ai clienti’). Un marchio di qualità simile è usato da
Housemark in Inghilterra. L’ Ispettorato della Commissione Edilizia sta utilizzando una Linea
chiave di lettura (KLOE’s) che contiene anche criteri per l’edilizia abitativa e la qualità del
servizio. La Germania è un altro caso in cui le norme tecniche per la costruzione si applicano
per l’intero settore abitativo, con assenza di specifiche norme per l’edilizia sociale.

 

Box 1 b

 

Norme internazionali in materia di certificazione utilizzate da alcuni operatori di alloggi
sociali nell’UE

 

Norme ISO

 

Le famiglie delle ISO 9000 e ISO 14000 sono tra gli standard ISO più noti. ISO 9001:2000 e ISO 14001 (le
versioni 1996 e 2004) sono adottate da più di un milione di organizzazioni in 161 paesi.

 

La famiglia ISO 9000 indirizza la “gestione della qualità”. Ciò significa che l’organizzazione deve sod-
disfare:

 




 

requisiti di qualità del cliente, e
requisiti regolamentari applicabili, al fine di
migliorare la soddisfazione dei clienti, e
raggiungere un miglioramento continuo delle proprie prestazioni
nel perseguimento di questi obiettivi.

 

La famiglia ISO 14000 indirizza la “gestione ambientale”. Ciò significa che l’organizzazione deve:

 


 

ridurre al minimo gli effetti nocivi per l’ambiente causati dalla sua attività, e
raggiungere un miglioramento continuo delle proprie prestazioni ambientali.

 

La famiglia di norme ISO 9000 rappresenta un consenso internazionale sulle buone pratiche di gestione
della qualità. E’ la norma che fornisce una serie di requisiti standardizzati per una gestione della
qualità del sistema, indipendentemente da ciò che l’utente fa, le sue dimensioni, o se sia nel settore
privato o pubblico. Essa definisce le condizioni che un sistema di qualità deve soddisfare, ma non dice
come devono essere soddisfatte da una determinata organizzazione. Questo lascia grandi possibilità e
flessibilità per l’applicazione in vari settori di attività e culture d’impresa, così come in diverse culture
nazionali.

 

RESEARCH BRIEFING

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo del Social Housing

 

Quadro Giuridico e Normativo per gli Standard di
Qualità negli Alloggi Sociali: cinque paesi esempio

 

Inquadramento

 

Gli operatori degli alloggi sociali in tutta l’Unione Europea sono soggetti a una grande varietà di leggi e regolamenti nazionali,
regionali e locali che stabiliscono un altrettanto diverso contesto di principi di qualità e standards.

 

Mentre in alcuni paesi le leggi derivanti da diverse politiche settoriali istituiscono questi principi, in altri vi è uno specifico
organismo di regolamentazione incaricato del settore dell’edilizia sociale, che stabilisce principi e norme di qualità person-
alizzate. Inoltre, molto spesso i fornitori hanno concordato su base volontaria le norme di qualità. Di conseguenza, abbiamo
diviso questi standards in ‘minimi’ ed ‘extra’ (come definito in ciascun paese), distinguendo il tipo di impegno che li lega agli
operatori, vale a dire ‘obbligatorio’ o ‘volontario’.

 

Come si può vedere dalla nostra indagine nei cinque paesi selezionati (tabella 1), le norme minime tendono ad essere imposte
per legge in tutti i casi, e coprono la maggior parte dei campi di indagine. Inoltre, vi è una varietà di norme ‘extra’, che vanno
da obbligatoria a volontaria, che coinvolgono maggiormente l’ultimo settore.

 

Tabella 1

 

Panoramica delgi standard di qualità in cinque Stati membri dell’Unione Europea secondo il
campo di applicazione, il livello di qualità e il tipo di impegno

 

Esempi Nazionali

 

AUSTRIA

 

Contesto normativo

 

In Austria, gli operatori dell’alloggio ‘senza scopo di lucro’ sono regolati dalla legge austriaca sul no-profit, che esenta questi
attori dai diritti commerciali e stabilisce restrizioni per il loro campo di attività/servizi. Anche se tali attività sono limitate all’
“alloggio”, sono anche accettati “servizi aggiuntivi connessi con le abitazioni e i loro abitanti” .

 

Standards Minimi

 

Standard minimi di qualità in Austria sono obbligatori in tre settori di attività, ossia: abitazioni /edifici, ambiente/vicinato e
le relazioni con il proprietario dell’alloggio. A livello di abitazione, gli standard sono definiti dal Codice Edilizio Provinciale
(regionale) . Gli standard minini obligatori a livello di vicinato consistono nella realizzazione di strutture di supporto per gli
abitanti, ad esempio, parchi gioco per bambini. Spazi verdi sono talvolta richiesti e consegnati tramite gara d’appalto. Vale la
pena notare che ulteriori norme a livello di vicinato sono a volte su base volontaria.

 

RESEARCH BRIEFING

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo del Social Housing

 

AUSTRIA (continua)

 

Norme che regolano il settore delle relazioni con il proprietario dell’alloggio sono stabilite dal Codice dell’Affitto nazionale,
che definisce gli standards in materia di contratto di locazione e gli obblighi per i proprietari e per gli inquilini; ad esempio, es-
socomprende la presentazione dei bilanci annuali ai locatari. Inoltre, nelle cooperative hanno una posizione speciale i membri
(inquilini) che hanno il diritto di partecipare e di votare in Assemblea Generale. Questo è legiferato nella ‘Legge Nazionale delle
Cooperative’.

 

Standards Extra

 

In Austria ulteriori norme sono dettate da linee guida sia di natura obbligatoria che volontaria che riguardano i temi alloggio/
edificio e relazione con il il proprietario. Ulteriori norme sui servizi aggiuntivi sono presenti a livello volontario.

 

In termini di contenuto, lo Schema di assetto della Promozione Provinciale (regionale) definisce qualità extra (ad esempio il
livello energetico) per gli alloggi sovvenzionati in aggiunta alle norme minime di applicabilità descritte sopra. Allo stesso tempo,
standards extra nel rapporto con il proprietario sono regolati dalla legge no-profit, che definisce un ulteriore controllo e la super-
visione sull’efficienza finanziaria; vi è un livello massimo di spese per l’amministrazione e la gestione.

 

Sul tema abitazioni/edifici sono definiti altri standars su base volentaria chiamati “any with limits”; esistono livelli massimi
definiti dalla legge no-profit e dalla Promotion Acts che intervengono a prevenire il raggiungimento di livelli classificabili di
“lusso”; ad esempio, si determina una dimensione massima delle abitazioni, un massimo di costi di costruzione, ecc. Per quanto
riguarda il rapporto con il proprietario dell’alloggio, vale la pena notare il riadattamento delle attività e la partecipazione dei lo-
catari. Standards extra in materia di servizi aggiuntivi sono stabiliti dalla legge no-profit nella norma che accetta “alloggi e servizi
connessi per gli abitanti”. Tra questi possono essere annoverati: i servizi di ristrutturazione per le abitazioni e di assistenza per il
cambiamento di residenza. Dialogare con i problemi sociali significa anche integrare nella “normale” gestione la realizzazione di
servizi speciali “esterni”.

 

Ultime ma non meno importante, vale la pena menzionare la Tenant Act e la Consumers’ Protection Act le quali assicurano che i
diritti degli affittuari siano rispettati. L’austriaca Tenant Act affronta anche Il principio di “continuità”, che accetta sia gli affitti
illimitati che a breve termine. Infatti, il 95% dei contratti nell’ Housing No-Profit sono illimitati. Infine, i principi di trasparenza e
di responsabilità sono assicurati dal fatto che i gestori dell’Housing No-Profit sono obbligati per legge a presentare annualmente i
calcoli e i bilanci ai loro inquilini.

 

INGHILTERRA

 

Contesto normativo

 

In Inghilterra, le attività degli operatori degli alloggi sociali sono regolati dalla Housing Corporation, l’ agenzia del governo na-
zionale che finanzia nuovi alloggi a prezzi accessibili e regola le Housing Association (HA). La HC stabilisce le norme per le HA e
ha meccanismi per assicurare che queste siano soddisfatte. L’ Housing Corporation ha anche un apposito Centro per la ricerca e
Market Intelligence (CRMI). Il CRMI produce ricerche sulla qualità, analisi, innovazione e buone pratiche.
Ogni associazione per l’alloggio con più di 250 abitazioni è continuamente valutata sul rendimento nel quadro di un codice di
regolamentazione che giudica la redditività, la governance e la gestione, e su come ha utilizzato ogni fondo assegnatogli dalla
Corporation. L’ Housing Corporation Assessment(HCAs) consiste in una sintesi delle prestazioni come un “semaforo” in quattro
settori chiave di prestazione e di una narrazione per dare informazioni più dettagliate.

 

In aggiunta alla Housing Corporation,le HA inglesi sono soggette a una serie di ‘codici’ che hanno fissato standards qualitativi in
diversi campi, in particolare, la costruzione, la progettazione, l’ambiente, ecc. La Commissione di controllo, ad esempio -un
organismo indipendente che mira a guidare l’economia, l’efficienza e l’efficacia nei servizi pubblici locali- aiuta le autorità locali,
l’ALMOs e gli alloggi a migliorare i loro servizi attraverso controllo, ispezione e ricerca. Essi inoltre collaborano con la Housing
Corporation per contribuire a migliorare le prestazioni delle HA.

 

Standards minimi

 

Norme minime in Inghilterra sono presenti per tre dei quattro settori della nostra indagine, vale a dire: abitazione/edificio,
vicinato/ambiente, e relazione con il proprietario. A livello di abitazione/edificio, queste sono fissate dal governo nazionale at-
traverso la costruzione di regolamenti e la ‘Decent Homes Standard’. Tale accordo prevede che una ‘casa dignitosa’ debba essere
calda, resistente e avere ragionevoli comfort moderni. Con questa politica, il governo mira a rendere tutte le case dei Comuni e
delle associazione per la casa dignitose e vuole anche migliorare le condizioni per le famiglie vulnerabili in alloggi di proprietà
privata, in particolare per le famiglie con bambini.

 

RESEARCH BRIEFING

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo Per il Social Housing

 

INGHILTERRA (continua)

 

A livello di ambiente /vicinato, il Codice per la Casa Sostenibile (livello 3) redatto dal
governo centrale misura la sostenibilità di una nuova casa nei confronti di nove categorie
di progettazione sostenibile, dando un punteggio alla ‘casa’ come un pacchetto completo.
Il codice utilizza un sistema di punteggio che va 1 a 6 stelle per comunicare la sostenibilità
globale delle prestazioni di una nuova casa. Il Codice stabilisce standard minimi per l’energia
e l’utilizzo di acqua ad ogni livello e, in Inghilterra, sostituisce lo schema per la Eco-casa,
sviluppato dal Building Research Establishment (BRE).

 

Il rapporto con il proprietario è gestito dall’autorità di regolamentazione attraverso la legis-
lazione in materia di spese, affitto, senzatetto, ecc.
In aggiunta a queste norme obbligatorie, le associazioni per
la casa inglese possono aderire ad una serie di norme di
qualità in modo volontario; nel tema ambiente/quartiere, il
governo ha fissato il Codice per la casa sostenibile (livello
4+), mentre nel campo delle relazioni con il proprietario
è stata istuituita la figura del Mediatore per la casa che
raccoglie i reclami. Il servizio di mediazione per la casa rac-
coglie le denunce contro membri delle organizzazioni, e si
occupa di altre dispute relative alla casa. Housing Act del
1996 impone a tutti i proprietari ‘sociali’ del territorio di
avere tale servizio, ma non obliga gli enti locali: gli inquilini
delle proprietà pubbliche devono presentare denuncia al
Mediatore del governo locale. Esso comprende tutti i pro-
prietari che sono registrati alle Housing Corporation e qual-
siasi proprietario che gestisce case degli enti locali, come
ad esempio le ‘local housing company’.
Il servizio comprende anche i proprietari che hanno aderito volontariamente. Tutti i resi-
denti di case gestite da un proprietario o un agente che appartiene al Servizio possono
servirsene.

 

Standards Extra

 

L’unico standard extra in Inghilterra nel settore degli alloggi sociali è al livello di abitazione/
edificio, e sono gli Indicatori per la Progettazione e la Qualità (spazio standard), istituito
dal legislatore. Lo Standard per la Progettazione e la Qualità è stato fissato dalle Racco-
mandazione e richieste per le Corporation (2007) e riguarda tutte le nuove abitazioni che
ricevono finanziamenti dalla Corporation, esso comprende:

 

• un approccio razionalizzato alla definizione delle norme – verso tre principali standard per
l’ambiente interno, l’ambiente esterno e la sostenibilità;

 

• case più forti sul tema della sostenibilità – così da raggiungere un minimo del codice per la
Casa Sostenibile Livello 3;

 

• ulteriori norme specifiche per la maggiore densità abitativa della famiglia;

 

• disposizione BME, per gli alloggi pe ri disabili e gli alloggi per gli anziani.

 

Nello stesso settore ma su un livello di volontariato, vi sono ulteriori norme sullo spazio che
le Housing Association possono rispettare. Inoltre, standards extra su base volontaria sono fis-
sati dal HouseMark attraverso un sistema di analisi comparativa. HouseMark è una joint ven-
ture tra il Chartered Institute of Housing (CIH) e la National Housing Federation (NHF) che
cerca di promuovere e consentire di miglioramento delle prestazioni: una condivisione tra
conoscenze e buone pratiche; fornire confronti significativi di efficacia; e fornire consulenza
e sostegno. Lavorano con più di 640 organizzazioni aderenti e anche con la Housing Corpora-
tion, la CLG, e l’Audit Commission Housing Inspectorate, laComunity Housing Cymru, l’ IDeA,
la Nazional Federation delle ALMOs e altre importanti organizzazioni che aiutano le autorità
locali, e gli ALMOs e le associazioni per la casa per migliorare l’erogazione del servizio.

 

Ulteriori norme volontarie in questo campo sono state istituite dalle CIH guidance per le
buone pratiche e la NHF codes. Inoltre, la NHF è attualmente nella fase di raccolta di infor-
mazioni sugli standard di qualità sui servizi aggiuntivi per gli inquilini attraverso un controllo
di tutte le attività dei membri. Nessuno di questi standards è un requisito imposto dal gov-
erno o dall’autorità di regolamentazione.

 

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Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo Per il Social Housing

 

FRANCIA

 

Contesto normativo

 

Le attività degli operatori dell’ edilizia sociale francesi prestatori sono disciplinate da specifiche dis-

 

posizioni legislative e regolamenti, distinti dal diritto comune e regolamentato dal Codice di Costru-
zione e degli Alloggi (Le code de la Construction et de l’Habitation, CCH). Attualmente, la qualità
dei servizi ha la priorità per gli operatori l’edilizia sociale.[2] Nel giugno 2003 tutti gli operatori dell’
alloggio sociale, hanno adottato l’impegno professionale per la qualità dei servizi ( “Engagement de
Lille”). Esso misura i progressi nel lungo termine attraverso la valutazione fatta dagli inquilini ogni 3
anni. La prima indagine ha avuto luogo nel 2004.

 

ITALIA

 

contesto normativo:

 

Dal 1998 tutte le competenze relative agli alloggi sono state trasferite alle Regioni, che
devono determinare le proprie linee d’azione, gli obiettivi e le finanze e definire le mo-
dalità di intervento e di aiuto. L’Italia sta attraversando una drammatica carenza di al-
loggi sociali. A partire dalla seconda metà degli anni ‘80, le politiche pubbliche relative al
diritto alla casa sono state caratterizzate da una assenza dello Stato. A causa di tagli nei
trasferimenti dal bilancio nazionale, le Regioni hanno ridotto le loro politiche di sostegno
all’ edilizia pubblica. Inoltre, l’evoluzione della struttura socio-demografica del Paese ha
comportato una diversificazione dell ‘offerta di alloggi sociali, attori, e il dover soddisfare
una diversità di tipi di famiglie (immigrati, anziani, giovani, single, ecc).

 

In questo contesto con mezzi decrescenti ed esigenze crescenti, i fornitori di alloggi so-
ciali hanno adottato una serie di strumenti per rispondere alle esigenze di qualità in un
ambiente finanziario restrittivo. Il cosiddetto “Sistema Integrato”[3] riunisce una serie di
strumenti per valutare e migliorare le prestazioni in una varietà di aspetti, che vanno da
quelli fisici delle abitazioni e degli edifici, a quelli ambientali, ai servizi sociali per i resi-
denti. Tra questi, il ‘Bilancio Sociale’ è un sistema di responsabilità sociale che riunisce
gli aspetti di efficienza economica con quelli sociali, che è una caratteristica particolare
del settore dell’edilizia sociale. Ulteriori strumenti all’interno di questo quadro sono: la
‘Carta de Servizi’, uno strumento destinato a chiarire i diritti e gli obblighi dei residenti
e dei proprietari; i sistemi di responsabilità sociale delle imprese (SA8000), ed i sistemi di
prestazione energetica.

 

Standards minimi

 

In Italia ci sono norme minime in tre dei quattro campi di indagine, che sono: abitazione/
edificio, ambiente/vicinato e il rapporto con il proprietario. Interessante notare che il
solo standard obligatorio in Italia fa riferimento ai regolamenti nazionali e regionali sul
tema dell’ abitazione/edificio, e sono i Regolamenti Edilizi. Gli altri due settori (ambiente/
vicinato e relazione con il proprietario) corrispondono a ‘marchi’ come la responsabilità
sociale, ISO 9001, codici etici e bilanci sociali. Tali marchi sono basati su standard concor-
dati a livello internazionale (si veda il riquadro 1 per maggiori dettagli). Questa situazione
potrebbe riflettere il ritiro dello Stato dal tema delle abitazioni, come descritto in prece-
denza.

 

Standards Extra

 

Come con gli standard minimi, in Italia ci sono extra standards nei primi tre campi, che
sono tutti di natura volontaria. Mentre le norme supplementari a livello di abitazione/edifi-
cio consistono di incentivi regionali, gli extra standards a livello di ambiente/vicinato e per
quanto riguarda il rapporto con il proprietario si riferiscono agli stessi strumenti descritti
precedentemente nelle norme minime, vale a dire sono ‘marchi’ (responsabilità sociale,
ISO 9001, codici etici e bilanci sociali – si veda il riquadro 1 per maggiori dettagli).
Inoltre, sui temi dell’abitazione/edificio e dell’ambientale, le coperative italiane possono
sottoscrivere un codice di comportamento volontario in materia di ambiente, come ad
esempio il ‘codice concordato’ (Ancab) o l’etichetta “Qualità e sostenibilità”, di cui si tro-
vano maggiori informazioni nel riquadro a pagina 2 di questo studio (Federabitazione).

 

RESEARCH BRIEFING

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo Per il Social Housing

 

Tabella 2

 

Panoramica dei quadri normativi di standard di qualità per tema nel settore dell’edilizia
popolare in 5 Stati membri dell’Unione Europea

 

Quadro normativo

 

Attività normata

 

-livello energetico

 

-massima grandezza degli alloggi,
massimi costi di costruzione

 

RESEARCH BRIEFING

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

Osservatorio Europeo Per il Social Housing

 

Riassunto dei punti chiave

 

• In alcuni paesi non vi sono norme specifiche per l’edilizia sociale, ma piuttosto norme
generali applicabili a tutto il settore abitativo (o per alcuni gruppi come gli anziani, i dis-
abili, ecc.). Altri paesi, tuttavia, hanno un regolamento specifico di settore che stabilisce
gli standards.

 

• I campi in cui le norme di qualità sono particolarmente ben sviluppate nel settore
dell’Housing Sociale sono gli alloggi per gli anziani e l’ambiente. Questo coincide con due
delle principali sfide con cui l’edilizia abitativa in Europa si deve confrontare, cioè la trasfor-
mazione demografica e la sostenibilità ambientale.

 

• La maggior parte dei paesi in esame hanno norme obbligatorie in quasi tutti i campi della
ricerca. Mentre gli standard minimi tendono ad essere obbligatori, quelli extra tendono ad
essere volontariamente adottati dagli operatori.

 

• Norme di qualità nel settore dell’edilizia sociale sono particolarmente ben sviluppate a
livello dell’ ‘abitazione/edificio’ e nel ‘rapporto con il proprietario’. Norme sui ‘servizi ag-
giuntivi ai locatari’ tendono ad essere di natura volontaria e meno diffuse in tutti i paesi
esaminati.

 

• Standard di qualità ambientale (in particolare in materia di efficienza energetica) sono in
rapido sviluppo nel settore dell’edilizia sociale in tutta l’UE.

 

• Norme di qualità a livello del’ ‘vicinato’ non sono definite in modo specifico, forse a causa
della natura di interdipendenza e multi-settorialità di questo livello.

 

Conclusioni

 

Il bisogno di meglio definire, misurare, valutare e migliorare la qualità dei servizi sociali è una necessità. Come i cinque paesi

 

analizzati mostrano, in materia di alloggi sociali, questa necessità è stata riconosciuta sia dai governi nazionali che dalle istituzi-

 

oni regionali, così come dagli operatori stessi, che, il più delle volte, si sono impegnati a rispetare tali principi di qualità a livello

 

volontario. Tuttavia, gli standards a livello dell’ Unione Europea presentano diverse sfide tecniche. In primo luogo, la grande di-

 

versità a livello nazionale e locale di condizioni (economiche, fisiche e sociali) rende difficile uniformare i criteri e gli indicatori.

 

Un altro ostacolo è la diversa disponibilità di dati, definizione, e cicli di raccolta; difficoltà che dovrebbero essere superate per

 

stabilire un credibile strumento di analisi comparativa a livello europeo. Inoltre, vi è la questione se le norme armonizzate sono

 

realmente utili per migliorare la qualità delle abitazioni in tutta l’UE. Mentre in alcuni casi, le norme comuni potrebbe servire

 

ad ottenere un ‘livello alto’, in altri potrebbe accadere il contrario. Tuttavia, in un contesto di intenso dibattito politico a livello

 

europeo circa la necessità di disporre di norme comuni, potrebbe essere opportuno lavorare sulla base di quanto è già stato fatto

 

in ciascun paese. E, questa ricerca è volta a dimostrare, non ci sono numerosi buoni esempi in tal senso.

 

Bibliografia

 

[1] European Commission (2008) Open call for
proposals VP/2008/004. Promoting quality of
Social Services of General

 

[2] Czischke, D. and Pittini, A. (2007) Housing
Europe 2007: Review of Social, Co-operative
and Public Housing in the 27 EU Member
States. CECODHAS European Social Housing
Observa-tory. Brussels.

 

[3] Cecchi, L (2008) Sistemi di gestione e
modelli organizzativi per l’edilizia residen-
ziale pubblica: il valore aggiunto del Sistema
integrato. Intervento al seminario di Firenze,
Italia del 22 Febraio 2008.

 

[4] CECODHAS Energy profiles. Available on:
www.cecodhas.org

 

www.sa-intl.org
Ringraziamenti
Le seguenti persone hanno collaborato nella raccolta di informazioni per l’elaborazione di questa ricerca:
Eva Bauer (GBV, Austria), Anna Maria Pozzo (Federcasa, Italy), Claus Hachmann (GDW, Germany), Ann
Roberts (NHF, England) and Gerard van Bortel (OTB, TU Delft, the Netherlands), Virginie Toussain (USH,
France).

 

RESEARCH BRIEFING

 

Sitografia

 

www.iso.org

 

www.accountability21.net

 

www.communities.gov.uk/news/corporate/702993

 

www.casaqualita.it/casaeco/01/01introduzione

 

progetto.php

 

www.communities.gov.uk/housing/decenthomes/

 

deliveringdecenthomes/whatis/

 

www.communities.gov.uk/planningandbuilding/

 

buildingregulations/legislation/englandwales/

 

codesustainable/

 

www.ihos.org.uk/

 

www.housemark.co.uk/

 

www.cih.org

 

Qualità dei Servizi nel Settore dell’Edilizia Abitativa Sociale dell’Unione Europea

 

www.stefanodisegni.it

marzo 9, 2012

 

danni da protratta occupazione alloggio popolare

marzo 9, 2012

vincenzo segue: Says:
interpellanza a http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2007/05/24/una-legge-per-leggere/Your comment is awaiting moderation.

Agosto 26th, 2008 at 09:25
Pubblicato il 26 08 2008 alle 9:11 quota

i danni da protratta occupazione nelle locazioni abitative
il Comune ha proceduto al recupero dell’alloggio popolare in mio uso,motivandone : per morosità (tramite sgombero su ordine dell’assessore alla casa ). Vorrei sapere se, oltre ai canoni arretrati, mi spetta pagare il 5% di interessi o penale come da legge (art. 5,e 55 l.392 /78) inoltre per danni subiti ho vissuto per 5 anni in un alloggio pubblico malsano il comune ha dichiarto dietro loro perizia uff. condizioni e osservazioni abitative che l’alloggio era salubre,non riconducibile alla soluzione di sgravio o di cambio alloggio.
Nella quasi totalità dei casi, lo sgombero per il rilascio dei locali – da parte del Comune – non coincide con la data di scadenza della notifica convocato o meno verbalmente dai Vigili di zona,CHE NE DICHIARANO IL SOGGETTO SCRIVENTE (irreperibile alla buca,così sono stato dichiarato in secondo stante,MA NE VIOLANO AFFISSIONE ALLA PORTA ). SEGUE AFFISSIONE IN ALBO PRETORIO_MA NE LAMENTAI L’ABUSO CHE FU FATTO A MIO CARICO,PUR SENO E’ SERVITO A NULLA –
iL lEGISLATORE NE RISULTA :SU ISTANZA DEL LOCATORE , per riottenere la disponibilità del proprio immobile, è infatti costretto ad attivare il procedimento giudiziale di sfratto o di licenza per finita locazione, con ulteriore protrazione dei tempi di rilascio, grazie ai provvedimenti di “blocco degli sfratti”. D’altra parte, anche negli sfratti per morosità – di regola esentati dal blocco – il conduttore ritarda comunque la riconsegna dei locali, fino all’intervento dell’Ufficiale Giudiziario munito di Forza Pubblica. Di qui l’interesse a fare il punto della situazione, in ordine agli obblighi economici del conduttore, nel periodo di protratta e illegittima occupazione dei locali dopo la scadenza del contratto o dopo la sua risoluzione per finita locazione o per morosità.La materia è regolata dall’articolo 1591 Codice Civile, per il quale “il conduttore in mora a restituire la cosa è tenuto a dare al locatore il corrispettivo fino alla riconsegna, salvo l’obbligo di risarcire il maggior danno”.Nelle finite locazioni, l’obbligo di risarcire il maggior danno, di cui alla norma richiamata, ha visto restringersi nel tempo il proprio raggio di operatività, per effetto di una incessante legislazione speciale, che talvolta ha esonerato del tutto il conduttore dal risarcimento del danno, e più spesso, ne ha predeterminato l’ammontare. Tali normative speciali sono state peraltro vagliate dalla Corte Costituzionale che, in termini generali e di principio, ne ha dichiarato l’illegittimità. E così, per esempio, l’articolo 2 del Decreto Legge 25 settembre 1987, numero 393, sia pure dettato in tema di locazioni ad uso diverso dall’abitativo – per il quale “il conduttore, per il periodo di occupazione dell’immobile intercorso fra la data di scadenza del regime transitorio previsto dalla Legge 27 luglio 1978, numero 392, e successive modificazioni ed integrazioni, e la data fissata giudizialmente per il rilascio ovvero la data di stipulazione del nuovo contratto…..non è tenuto a corrispondere al locatore alcun aumento di canone…., né il risarcimento del danno, ai sensi dell’articolo 1591 del Codice Civile” – è stato dichiarato incostituzionale dalla sentenza 1 aprile 1992, numero 149 della Consulta. Quest’ultima ha dichiarato l’illegittimità della norma, nella parte in cui esonera il conduttore da responsabilità per i danni cagionati al locatore dal ritardo nella restituzione dell’immobile, senza escludere il caso di comprovata insussistenza della difficoltà per il conduttore di reperire altro immobile idoneo. Si legge, nella sentenza richiamata, che la norma evidenzia “un limite di legittimità costituzionale….Caratteristica dei valori (o principi) costituzionali soggetti a bilanciamento è la non predeterminabilità in assoluto, una volta per tutte, dei loro rapporti reciproci di sovra o sott’ordinazione. La prevalenza dell’uno sull’altro, quando il bilanciamento non sia rimesso per caso al giudice, ma sia operato dalla legge nella forma di una norma astratta, deve essere collegata a determinate condizioni tipiche, come effetto giuridico alla propria fattispecie”.Successivamente alla richiamata pronuncia della Corte Costituzionale, l’articolo 1 bis del Decreto Legge 30 dicembre 1988, numero 551 ha tuttavia disposto che durante il periodo di sospensione dell’esecuzione, il conduttore era tenuto a corrispondere, ai sensi dell’articolo 1591 Codice Civile, una somma mensile pari all’ammontare del canone di locazione dovuto alla cessazione del contratto – cui dovevano applicarsi gli aggiornamenti ISTAT – maggiorato del 20%.In seguito, l’articolo 6, comma 6, Legge 431/98 – che disciplina attualmente le locazioni abitative dopo il 31 dicembre 1998 – è tornato nuovamente a predeterminare l’ammontare del risarcimento dovuto dal conduttore, stabilendo che in caso di ritardata consegna dell’immobile, il conduttore è tenuto solo alla corresponsione di una somma mensile pari all’ammontare del canone dovuto alla data di cessazione del contratto, oltre agli aggiornamenti ISTAT maturandi e al pagamento delle spese e oneri accessori. A titolo di “maggior danno”, ex articolo 1591 Codice Civile, il conduttore era solo tenuto alla corresponsione di una maggiorazione del canone pari al 20%, per tutta la durata della sospensione dell’esecuzione dello sfratto e fino all’effettivo rilascio dei locali. Sul richiamato articolo 6 Legge 431/98 è nuovamente intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale 482/2000, riconoscendo la legittimità della norma solo ove avesse avuto efficacia temporanea e transitoria. In particolare, con la richiamata sentenza 9 novembre 2000, numero 482, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6, comma 6, Legge 431/98, nella parte in cui esime il conduttore dall’obbligo di risarcire il maggior danno, ai sensi dell’articolo 1591 Codice Civile, anche nel periodo successivo alla scadenza del termine della esecuzione stabilito dalla Legge 431/98 e di quello fissato giudizialmente per il rilascio, puntualizzando che “il Legislatore del 1998, nella già rilevata finalità di agevolare la transizione al nuovo regime locativo, ha disposto la sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti di rilascio durante il periodo di centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge, quantificando correlativamente l’importo delle somme dovute dal conduttore nel detto periodo e negli altri periodi di sospensione dell’esecuzione, di cui all’articolo 11, comma quarto, del Decreto Legge numero 9 del 1982 e all’articolo 3 del Decreto Legge numero 551 del 1988. Le due misure, consistenti nella sospensione dell’esecuzione e nella determinazione del quantum, sono dunque strettamente connesse, in quanto alla sospensione ex lege dell’esecuzione corrisponde, quale previsione altrettanto eccezionale e temporanea, la determinazione parimenti ex lege dell’indennità relativa allo stesso periodo”.Ciò nonostante, la disposizione di cui all’articolo 6, comma 6, Legge 431/98 – con la predeterminazione del danno, nella misura del 20% – è stata sostanzialmente ribadita dalla successiva legislazione speciale in tema di proroga degli sfratti per finita locazione, con rimaneggiamento delle ipotesi già previste dal richiamato articolo 6 Legge 431/98 (inquilini assoggettati a procedure esecutive di sfratto che hanno nel nucleo familiare ultrasessantacinquenni, o handicappati gravi, e che non dispongano di altra abitazione o di redditi sufficienti ad accedere all’affitto di una nuova casa – si veda esemplificativamente l’art. 80 Decreto Legge 388/2000 -). In tema, sia pure in termini strettamente transitori e, in ragione del perdurante stato di emergenza del mercato locatizio, si vedano da ultimo anche la Legge 8 febbraio 2007, numero 9 e il Decreto Legge 31 dicembre 2007, numero 248.In particolare, l’articolo 1, comma 4, della Legge 8 febbraio 2007, numero 9, ha disposto che “per tutto il periodo di sospensione dell’esecuzione ai sensi dei commi 1 e 3 del presente articolo il conduttore corrisponde al locatore la maggiorazione prevista dall’articolo 6, comma 6, Legge 9 dicembre 1998, numero 431”. La medesima disposizione è stata, alla scadenza, riproposta dall’articolo 22 ter del Decreto Legge 31 dicembre 2007, numero 248, che ha sospeso le esecuzioni per rilascio relative agli immobili adibiti ad uso abitativo, sino al 15 ottobre 2008.Volendo schematicamente riassumere l’iter storico della normazione speciale, si può allora concludere che la maggiorazione del 20% del canone sostituisce il risarcimento del maggior danno ex articolo 1591 Codice Civile: a) per tutto il periodo di non esecuzione dei provvedimenti di rilascio in regime di graduazione prefettizia, di cui all’articolo 3, Legge 61/1989, che andava dal 1° maggio 1989 al 30 dicembre 1998; b) per tutto il periodo di sospensione dell’esecuzione ex articolo 6, comma 1, Legge 431/98 e cioè dal 30 dicembre 1998 al 28 giugno 1999; c) per tutto il periodo in cui l’esecuzione era rimasta sospesa in seguito all’istanza del conduttore di rifissazione della data di sloggio, ai sensi dei commi 3 e 4, dello stesso articolo 6 Legge 431/98; d) per tutti i periodi di sospensione degli sfratti di cui all’articolo 80, Legge 23 dicembre 2000, numero 388; al Decreto Legge 2 luglio 2001, numero 247; al Decreto Legge 27 dicembre 2001, numero 450; al Decreto Legge 20 giugno 2002, numero 122; al Decreto Legge 24 giugno 2003, numero 147; al Decreto Legge 13 settembre 2004, numero 240; al Decreto Legge 27 maggio 2005, numero 86; al Decreto Legge 1 febbraio 2006, numero 23; alla Legge 8 febbraio 2007, numero 9 e infine al Decreto Legge 31 dicembre 2007, numero 248.Matteo Rezzonico – NEGLI SFRATTI PER MOROSITA’ LA MANCATA TEMPESTIVA RICONSEGNA COMPORTA IL RISARCIMENTO PIENO DEL DANNOFuori dagli ambiti applicativi delle sopra richiamate norme speciali e relativamente alle risoluzioni per inadempimento e in particolare per morosità, la giurisprudenza è costante nel ritenere che “la responsabilità del conduttore per danni da ritardata restituzione della cosa locata, a norma dell’articolo 1591 Codice Civile, ha natura contrattuale….Essa ha origine dal venire meno del diritto del conduttore alla detenzione e al godimento della cosa locata che, nell’ipotesi di cessazione del contratto per scadenza del termine, va ricondotto alla scadenza legale o convenzionale, mentre nell’ipotesi di cessazione anticipata dovuta alla pronuncia di risoluzione per inadempimento, va ricondotto alla data della domanda di risoluzione, per effetto della quale, il conduttore deve ritenersi costituito in mora per il rilascio della cosa” (Cassazione 13 marzo 1995, numero 2910).Circa i parametri per il calcolo del maggior danno, la giurisprudenza ha avuto anche modo di pronunciarsi sull’applicabilità tout court dell’articolo 1591 Codice Civile, con la precisazione che il semplice protrarsi dell’occupazione abusiva dell’immobile non costituisce di per sé un danno calcolabile nella differenza tra il canone contrattualmente convenuto e quello locativo di mercato, posto che “la condanna del conduttore in mora nella restituzione dell’immobile locato al risarcimento del maggior danno a norma dell’articolo 1591 Codice Civile, esige la prova specifica dell’esistenza di tale danno e del suo concreto ammontare ed il relativo onere incombe al locatore, il quale deve fornire idonea dimostrazione che, a causa del ritardo nella restituzione della cosa, il suo patrimonio ha subito una diminuzione – ravvisabile nella circostanza di non aver potuto affittare a canone più elevato, o vendere l’immobile a condizioni vantaggiose e dimostrabile attraverso la prova di ben precise proposte di affitto o di acquisto, ovvero di altri propositi di utilizzazione” (Cassazione 29 settembre 2007, numero 20589 e Cassazione 28 gennaio 2002, numero 993

Postato martedì, 26 agosto 2008 alle 9:29 am da vincenzo62.wordpress.com/taeg /case popolari

fac simile concorso ad assegnazione case popolari

marzo 2, 2012

COMUNE DI

Provincia del

Riservato all’Ufficio

 

NUMERO DOMANDA ______________________                                   

 

DATA PRESENTAZIONE DOMANDA ______ ______________

Codice Fiscale                                                                                            

DOMANDA DI PARTECIPAZIONE AL BANDO DI CONCORSO

FIANO EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE DI NUOVA

COSTRUZIONE IN BANNIO. PEEP

 

AL COMUNE DI

 

 

Il sottoscritto                                                                           nato a _______________________________

Il ______________ cittadino italiano e con attività dl lavoro nei Comune di _______________________

e residente in _________________ via ______________________________ presa visione delle modalità

indicate nel bando di assegnazione di lotti ubicati nei Comune di— Via ed al quale la domanda si riferisce, chiede che gli venga assegnato un lotto.

 

SITUAZIONE ALLOGGIATIVA ATTUALE DELL’ASPIRANTE ALL’ASSEGNAZIONE

Abitante in Via _______________________________________________________________________

L’alloggio è composto da:

Vani abitativi – Camere da letto N. _____ – Soggiorno o tinello N. _____

Altri vani abitabili N. _____ = Totale vani N. ______

 

Vani accessori – Cucina                      SI                    NO

                                                                                 

è incorporato nell’abitazione

                                                                      

SI                                                                   SI    NO

Vano con servizi igienici (gabinetto ecc.)                      con acqua è esterno all’abitazione proprio in comune              

 

SI    NO

                                                                       NO                                                                 SI    NO

L’alloggio è dotato di: Impianto di        riscaldamento               SI        NO

Acqua             SI        NO

  Luce              SI        NO

La superficie totale dell’alloggio è di mq. ______________________

Altri elementi Utili         ______________________________________

li proprietario dell’alloggio è il Sig.        _______________________________________________________

residente in Via ___________________________ via ____________________________   N. _________

 

N.

Ord.

COGNOME E NOME

(iniziare l’elenco con il nominativo del richiedente)

Grado di parentela con il Richiedente

Professione o mestiere o tipo di lavoro

Datore di lavoro e luogo di lavoro

Guadagno mensile netto

Alla data di pubblicazione del bando

n. mensilità

1

 

 

 

 

 

 

2

 

 

 

 

 

 

3

 

 

 

 

 

 

4

 

 

 

 

 

 

5

 

 

 

 

 

 

6

 

 

 

 

 

 

7

 

 

 

 

 

 

8

 

 

 

 

 

 

9

 

 

 

 

 

 

10

 

 

 

 

 

 

N.B. – L’aspirante all’assegnazione deve apporre la firma e la data sull’ultima pagina del modulo.

DOCUMENTI DA ALLEGARE ALLA DOMANDA

(Indispensabili per tutti i richiedenti)

DA INDIRIZZARE CON RACCOMANDATA A.R. A : COMUNE DI  Via

 

a) Certificato di cittadinanza italiana rilasciato dal Comune.

 

b) Certificato rilasciato dal Comune da cui risulti la residenza e lo stato di famiglia alla data del bando, ovvero per i lavoratori emigrati all’estero, certificato rilasciato da una rappresentanza consolare attestante l’ambito territoriale prescelto dall’interessato e dichiarazione del datore di lavoro per chi presta attività lavorativa nel Comune di  x e non vi abbia la residenza.

 

c) Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art. 4 legge 4-1-68 n. 15) che sussistono in favore del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare i requisiti di cui ai punti 1, 2, 3, 4 pag. 4.

 

d) Per il richiedente e per ogni componente il nucleo familiare che svolga attività lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione, copia della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2009 (Mod. UNICO – CUD- 730 ECC.) (redditi 2008).

 

In ogni caso il concorrente deve far attestare sul retro dello stato di famiglia la eventuale iscrizione alla Camera di Commercio o presentare dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, resa ai sen si art. 4 legge 4-1-68 n. 15, da cui risulti la eventuale iscrizione alla

 

Camera di Commercio di ciascuno dei .componenti la famiglia.

 

La eventuale mancanza di redditi deve essere documentata da certificato di disoccupazione, rilasciato dall’Ufficio provinciale del Lavoro, e qualora sussistano le condizioni da apposita 1ichiarazionc dello stato di indigenza rilasciato dagli Uffici Assistenza del Comune di residenza.

 

L’assenza di documentazione che comprovi lo stato di indigenza comporta l’esclusione dalla graduatoria.

 

Per ogni componente che sia studente occorrerà presentare dichiarazione dell’istituto scolastico attestante l’iscrizione e la regolare frequenza ed indicante se trattasi di corso diurne o serale per ogni componente militare in servizio di leva: dichiarazione rilasciata dal Distretto militare indicante la data di inizio ed eventuale conclusione del servizio militare.

 

e) Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’eventuale inattività della moglie nell’anno 2009.

 

 

I documenti di cui ai punti a), b), c) devono essere riferiti alla data di pubblicazione del bando.

 

Documenti facoltativi che l’aspirante all’assegnazione può presentare nel proprio interesse

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

1)      Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare, da almeno due anni alla data del bando, in baracca, stalla, seminterrato, centro di raccolta, dormitorio pubblico o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili:                                               p.  3

SI        NO

–         Attestato dell’ufficio tecnico del Comune indicante la classificazione dell’immobile in atto occupato dal richiedente;

 

–         Attestato dell’Ufficio Anagrafe comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente (certificato storico -anagrafico).

2) Se il richiedente abita alla data del bando col proprio nucleo familiare:

a.      in alloggio il cui stato di conservazione e manutenzione, certificato dal Comune, si consideri scadente ai sensi delI’art. 21 della legge n.392/78:                                          p.  2

b.      in alloggio con servizio igienico esterno in  comune con altre famiglie:                       p.  2

 

 

 

 

SI      NO

 

SI     NO

–         Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale.

3) Se il richiedente abita alla data del bando con il proprio nucleo familiare in alloggio superaffollato:

a) oltre 2 persone a vano abitabile                  p.  1

b) oltre 3 persone a vano abitabile                  p.  2

c) oltre 4 persone a vano abitabile                  p.  3

 

 

 

SI     NO

SI     NO

SI     NO

–         Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale indicante l’esatta composizione dell’alloggio e la superficie dei singoli vani.

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

4) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare da almeno due anni alla data del bando in uno stesso alloggio con altro o più nuclei familiari, ciascuno composto da almeno 2 unità:

 

a) se la coabitazione non determina sovraffollamento:                                            p.   1

 

 

 

b) se la coabitazione determina sovraffollamento:                                                                       p.    2

 

 

 

 

 

 

SI        NO

 

 

 

 

SI       NO

–          Certificato dl stato di famiglia rilasciato dal Comune, in data non anteriore a tre mesi, di ciascuno dei  nuclei familiari coabitanti con li richiedente.

–          Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente e di ciascuno dei nuclei familiari coabitanti con il richiedente (certificato storico-anagralico).

–          Certificato dei Tecnico Comunale dl cui ai punto 3.

5) . Se il richiedente deve abbandonare l’alloggio:

a)      Richiedente fruente di alloggio di servizio, che debba abbandonare l’alloggio per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro:                                                        p.    1

b) a seguito di ordinanza di sgombero o per motivi di pubblica utilità o per esigenze di risanamento edilizio, risultanti da provvedimenti emessi dal- l’Autorità competente non oltre tre anni prima della data del bando:                                      p.    2

c) a seguito di lettera, ordinanza o sentenza esecutiva di sfratto:                                        p.    3

 

 

 

 

 

 

SI      NO

 

 

 

 

SI     NO

 

SI     NO

–          Provvedimento con precisa Indicazione dei motivi per cui deve essere abbandonato l’alloggio di servizio.

–          Copia dell’ordinanza di sgombero oppure certificato dell’Autorità che ha emesso tale ordinanza, con precisa indicazione della relativa motivazione.

–          Attestato rilasciato dall’Autorità competente – statale, regionale o comunale di data non superiore a tre anni rispetto alla data di pubblicazione del bando.

–          lettera o estratto o copia dell’ordinanza o della sentenza esecutiva di sfratto con precisa indicazione del motivi della intimazione dello sfratto stesso

6) Se il richiedente appartiene alle seguenti Categorie:

a) abbia superato il 60° anno di età, non svolga al

cuna attività lavorativa, viva solo o in coppia, eventualmente anche con un minore a carico:

                                                                        p.    1

b) contragga matrimonio entro la data di scadenza

del bando, o abbia contratto matrimonio non oltre cinque anni prima della data del bando:         p.    3

 

c) richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità

compresa tra l’81 e il 100 per cento:              p.    2

 

d) richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappatj con percentuale di invalidità compresa tra il 71 e I’80 per cento:                p.    2

 

e) lavoratore dipendente emigrato all’estero, che rientri in Italia per stabilirvi la propria residenza:

                                                                        p.    1

f) profugo rimpatriato da non oltre un quinquennio e che non svolga alcuna attività lavorativa:   p.    1

 

 

 

 

 

SI     NO

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

SI     NO

 

 

–          Certificato In cui sono Indicati gli elementi idonei a dimostrare l’appartenenza del concorrente alla categoria.

 

 

 

–          Certificato della U.L.S. attestante tali condizioni, con descrizione del tipo di menomazione e la relativa percentuale

–          di invalidità, come disposto da legge 20 marzo 1971, n. 118 e indicato nelle apposite tabelle approvate con. D.M. 25-7-1980.

–          Attestato. dell’Autorità Consolare esistente nel luogo di lavoro.

 

–          Certificato attestante l’appartenenza a tale categoria, rilasciato da un’Autorità competente riconosciuta

 

7) Richiedente appartenente alle seguenti Cate—

gorie di reddito:’

a.      € 16500                                     punti     3

b.      € 19500                                     punti     2

c.      € 23000                                     punti     1

 

 

SI     NO

SI     NO

SI     NO

 

–          Dichiarazione dei redditi anno 2010 (redditi 2011)  (Mod. CUD, 730, UNICO).

 

 

 

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

8) Richiedente residente alla data del bando, da almeno due anni in Comune di

                                                                      p.    10

SI        NO

–         Certificato di residenza del Comune di

9) Nucleo familiare residente alla data del bando, da almeno due anni, in Comune di x                                                    p.      5

SI        NO

–         Stato di famiglia dl Comune  

10) Richiedente nato in Comune di Xe che vi abbia risieduto per almeno 5 (cinque) anni, e/o, richiedente che abbia risieduto in Comune di X per almeno 5 (cinque) anni:                                                p.     5

SI      NO

–          Certificato di nascita del Comune di , o attestazione del Comune di Xcirca la residenza con specificazione del periodo.

11) richiedenti nati in un Comune costituente l’A.S.L. n. 14 e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in uno dei Comuni dell’A.S.L. per almeno 5 anni.                                        p      3

SI      NO

–          Certificato di nascita

 

n.b. – tutti i documenti da presentare potranno essere sostituiti da autocertificazioni rilasciate dal richiedente, che il Comune verificherà in merito alla veridicità di quanto dichiarato.

 

IL sottoscritto consapevole della responsabilità penale cui può andare incontro In caso di dichiarazione falsa o contenente dati non rispondenti a verità, dichiara che egli stesso ed i componenti li suo nucleo familiare:

 

1. Non sono titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su alloggio adeguato allo esigenze del nucleo familiare, sia nella Provincia sia nel Comprensorio nel cui ambito è pubblicato il bando di concorso.

 

2. Non sono titolari di diritti di cui al precedente punto 1) su uno o più alloggi ubicati in qualsiasi località il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392, sia almeno pari al valore loca di alloggio con condizioni abitative medie nell’ambito regionale.

 

3. Non hanno ottenuto l’assegnazione in proprietà immediata o futura di alloggio realizzato con contributi. pubblici, o l’attribuzione di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti pubblici, o di alloggi realizzati o recuperati da Enti pubblici non economici per le finalità proprie dell’ E.R.P. su tutto il territorio nazionale, semprechè l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo al risarcimento del danno.

 

4. Non hanno ceduto in tutto o in parte, fuori dei casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice.

 

5. Non fruiscono di un reddito annuo complessivo per il nucleo familiare, superiore a € 50.000 dopo le detrazioni previste dalla legge nell’anno precedente alla pubblicazione del bando redditi anno 2010.

 

 

Addì ___________________, lì _

 

 

(firma per esteso)

 

 

RECAPITO PER EVENTUALI COMUNICAZIONI RELATIVE AL CONCORSO

(da compilare nel solo caso in cui sia differente dall’attuaale residenza)

ALLEGATO a) ALLA DELIBERAZIONE DEL C. C n. in DATA 29 luglio 20

 

 COMUNE X  Provincia di

In esecuzione della deliberazione del Consiglio Comunale in data

 

SI RENDE NOTO

 

che ai sensi dell’articolo 95 del D.P.R. 24/7/1977 n.616 ed art.55 della Legge 5/8/1978 n.457 e della L.R. 10/12/1984 n.64, e successive modifiche ed integrazioni, viene pubblicato il seguente

 

BANDO DI CONCORSO

 

per l’assegnazione di LOTTI DI EDILIZIA ECONOMICA POPOLARE di nuova costruzione nel  COMUNE   x (LOTTO n. 2 –  6).

 

La partecipazione al seguente Bando è consentita agli appartenenti al  COMUNE X x, ai Comuni del comprensorio ed ai Comuni facenti parte delle Province di x , attraverso presentazione di apposita domanda.

 

L’Amministrazione Comunale intende assegnare n, 2 (DUE) lotti di dimensione variabile da un minimo di 400 mq. ad un massimo di 470 mq. per gli edifici unifamiliari.

 

In caso di assegnazione di uno o più lotti per uno o più alloggi ad imprese o consorzi di imprese, gli alloggi dovranno essere ceduti prioritariamente ai singoli cittadini inclusi nella graduatoria generale redatta dalla apposita Commissione Comunale.

 

Tutti i lotti verranno assegnati in diritto di proprietà.

 

Tutti i lotti verranno assoggettati a stipula della convenzione ex Art.35 della legge n.865/7l e s.m.i.

 

Gli aspiranti dovranno presentare la domanda presso il  COMUNE  x – Via Roma 17.

 

La domanda va presentata su moduli opportunamente predisposti e distribuiti a richiesta presso l’Ufficio Comunale di x ..

 

La firma della domanda di cui al comma precedente assume valore di accettazione di tutte le norme e condizioni previste dal presente bando e rinuncia a presentare opposizioni e ricorsi in qualunque sede.

 

ART. 1 – SCADENZA TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Le domande, regolarmente sottoscritte e corredate di tutta la necessaria documentazione dovranno essere inviate al  COMUNE   x entro il termine tassativo ed improrogabile di 30 giorni dalla data di pubblicazione, per estratto,  del Bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno (per la validità delle domande si terrà conto della data del timbro postale di spedizione che comparirà sulla busta) oppure presentata all’Ufficio Protocollo del  COMUNE   x entro lo stesso termine (nella ore di apertura al pubblico).

I concorrenti che presentano la domanda dopo il termine sopraindicato saranno automaticamente inseriti all’ultimo posto della graduatoria.

La dichiarazione non veritiera sarà punita ai sensi della legge penale.

 

ART. 2 – REQUISITI PER L’ AMMISSIONE AL CONCORSO

Possono partecipare al presente concorso:

–         I singoli cittadini.

–         Le Imprese e Consorzi di Imprese con sede legale in uno dei Comuni della Provincia di x

–         Le Cooperative a proprietà divisa o indivisa con sede legale in uno dei Comuni delle Province di x .

I singoli cittadini richiedenti o i singoli cittadini acquirenti o fornitori di uno degli alloggi realizzati, dovranno possedere i seguenti requisiti al sensi della L.R. n.64 del 10/12/1984:

a.      Avere la cittadinanza italiana o di un Paese facente parte della Comunità Economica Europea  (il cittadino straniero è ammesso soltanto se tale diritto è riconosciuto in condizioni di reciprocità da convenzioni o trattamenti internazionali);

b.      avere la residenza anagrafica in uno dei Comuni italiani;

c.      non essere titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare localizzato nel Territorio della Repubblica Italiana;

d.      non essere titolare di diritto di cui al precedente punto c) su uno o più alloggi ubicati in qualsiasi località il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della Legge 27/7/1978 n.392 sia almeno pari al valore locativo di alloggio con condizioni abitative medie nell’ambito regionale. Detto valore locativo medio è determinato in € 10.000,00 (diconsi euro diecimila);

e.      non avere ottenuto l’assegnazione in proprietà immediata o futura di alloggio realizzato con contributi pubblici, o l’attribuzione di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti Pubblici, o di alloggi realizzati o recuperati da Enti Pubblici non economici per le finalità proprie dell’E.R.P. su tutto il territorio nazionale, sempreché l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo a risarcimento del danno;

f.        fruire alla data di pubblicazione del bando di concorso di un reddito annuo complessivo del nucleo familiare (riferimento al reddito anno 2008) non superiore a € 50.000 (diconsi euro cinquantamila e centesimi zero), calcolato diminuendo il reddito complessivo imponibile del nucleo familiare di € 556,00 per ogni figlio che risulti essere a carico; qualora alla formazione del reddito predetto concorrano redditi da lavoro dipendente questi, dopo la detrazione dell’aliquota per ogni figlio che risulti essere a carico, sono calcolati nella misura del 60% (art.21 legge 5/8/1978 n.457 e successive modificazioni ed integrazioni);

g.      non avere ceduto in tutto o in parte, fuori dei casi previsti dalla Legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice.

Per nucleo familiare si intende la famiglia costituita dai coniugi e dai figli legittimi, naturali, riconosciuti ed adottivi e dagli affiliati con loro conviventi.

Fanno altresì parte del nucleo il convivente more uxorio, gli ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado, gli affini entro il secondo grado, purchè la stabile convivenza con il concorrente duri da almeno due anni prima della data di pubblicazione del bando di concorso e sia dimostrata nelle forme di Legge. Sono considerati componenti del nucleo familiare anche persone non legate da vincoli di parentela o affinità, qualora la convivenza istituita duri da almeno due anni dalla data di pubblicazione del bando e sia dichiarata in forma pubblica con atto di notorietà sia da parte del concorrente, sia da parte della (o delle) persona (e) convivente. Possono altresì partecipare ai bandi di concorso le famiglie di nuova formazione che contraggono matrimonio entro la data di scadenza del bando. In tal caso ai finì del requisito di cui alla lettera f) il reddito annuo complessivo è costituito dalla somma dei redditi percepiti da ciascuno dei nubendi. Le convivenze “more uxorio” da almeno tre mesi sono equiparate a nucleo familiare.

Qualora il richiedente conviva con la famiglia di origine, e richieda l’assegnazione dell’alloggio per costituirvi proprio nucleo familiare distinto da quello originario, e ne abbia i requisiti per il realizzarsi di tale condizione, il reddito annuo è costituito dalla somma dei redditi percepiti dallo stesso.

I requisiti debbono essere posseduti da parte del richiedente e, limitatamente alle precedenti lettere c), d), e), g), da parte degli altri componenti il nucleo familiare alla data di pubblicazione del bando, nonchè al momento dell’assegnazione.

Ai sensi dell’art.20 L.R. 64/1984, qualora prima della stipula della convenzione o della consegna del lotto venga accertata la non permanenza dei requisiti previsti per la partecipazione al concorso, fatta eccezione per il requisito di cui al punto f) fino ad un massimo pari al doppio di tale limite, sarà disposto l’annullamento dell’assegnazione.

 

ART 3 – DOCUMENTI INDISPENSABILI PER TUTTI I RICHIEDENTI

Per le Imprese e Consorzi di Imprese:

  1. Certificazione Antimafia
  2. Certificato del tribunale di assenza di procedura fallimentare a carico dell’Impresa o del Consorzio.

Per le Cooperative a proprietà Divisa o Indivisa:

1.      Certificato, rilasciato in data successiva alla pubblicazione del presente bando, di iscrizione nel Registro Prefettizio, sezione edilizia abitativa, in data anteriore alla pubblicazione del seguente Bando.

2.      Certificato di vigenza della Cooperativa, ove sia evidenziata la data di costituzione della stessa, rilasciato dal Tribunale competente in data successiva all’emissione del presente Bando.

3.      Dichiarazione, autentica con le modalità dell’art.20 della Legge 4 gennaio 1968, n.l5, resa in data successiva all’emissione del seguente bando, dalla quale risulti:

–         il numero di iscritti sul libro soci, alla data di pubblicazione del Bando di Concorso.

4.     Dichiarazione sostitutiva di certificazione e dell’atto di notorietà, probante il possesso dei requisiti soggettivi dei soci.

5.     (Solo per le Cooperative a proprietà indivisa)

Indicare l’articolo dello Statuto della Cooperativa dove è previsto il divieto di cessione in proprietà degli alloggi e l’obbligo di trasferimento degli stessi al competente I.A.C.P., in caso di liquidazione o scioglimento della Cooperativa.

Per i Consorzi di Cooperative

6.     dichiarazione autentica con le modalità dell’art. 20 della Legge 4 gennaio 1968, n.l5, riferita alla data di emissione del bando, da cui risulti la data di costituzione del Consorzio, la ragione sociale, la sede legale e il numero delle Cooperative associate, nonchè le ragioni sociali e le sedi legali delle stesse.

7.     Certificato rilasciato in data successiva alla pubblicazione del seguente bando, di iscrizione nel registro Prefettizio, sezione edilizia abitativa, in data anteriore all’emissione del presente bando.

8.     Certificato di vigenza del consorzio, ove sia evidenziata la costituzione del medesimo in data anteriore al presente bando, la firma del legale rappresentante, rilasciato dal Tribunale competente in data successiva all’emissione del presente.

9.     Dichiarazione sostitutiva di certificazione e dell’atto di notorietà probante il possesso dei requisiti soggettivi.

10. Per ogni Cooperativa consorziata e indicata al punto 12 della scheda informativa, parte integrante della domanda formale, deve essere allegata tutta la documentazione prevista nel .presente articolo ai punti l), 2), 3).

Per le Imprese e Consorzi di Imprese

1.     Certificazione Antimafia;

2.     Certificato generale del casellario Giudiziario.

Per i singoli cittadini

1.     Certificato di cittadinanza italiana rilasciato dal Comune o equipollente autocertificazione;

2.     Certificato o autocertificazione da cui risulti la residenza e lo stato di famiglia alla data del Bando, ovvero, per il lavoratori emigrati all’estero, certificato rilasciato da una rappresentanza consolare attestante l’ambito territoriale prescelto dall’interessato, ovvero certificato di nascita o attestazione del  COMUNE X x dalla quale risulti la residenza in Bannio Anzino per almeno 5 anni.

3.     Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art.4 legge 4/1/1968 n.15) che sussistono in favore del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare i requisiti di cui alle lettere c), d), e), g) dello articolo 2.

4.     Autocertificazione dal quale risulti lo stato di convivenza “more uxorio” da almeno tre mesi dalla data di pubblicazione del bando.

5.     Per il richiedente e per ogni componente il nucleo familiare che svolga attività lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione, copia della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2009 (redditi 2008) (modello 730-CUD-unico), o autocertificazione.

In ogni caso il concorrente deve far attestare sul retro dello stato di famiglia l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio o presentare dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, resa ai sensi dell’art.4 legge 4/1/68 n.15, da cui risulti l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio di ciascuno dei componenti la famiglia. L’eventuale mancanza di redditi deve essere documentata da certificato di disoccupazione, rilasciato dall’Ufficio Provinciale del Lavoro, e qualora sussistano le condizioni da apposita dichiarazione dello stato di indigenza rilasciato dagli Uffici Assistenza del Comune di residenza.

L’assenza di documentazione che comprovi lo stato di indigenza comporta l’esclusione dalla graduatoria.

I documenti di cui ai punti 1 e 2 devono essere riferiti alla data di pubblicazione del Bando.

Il Comune si riserva di richiedere altri documenti in epoca successiva.

 

ART. 4 – DOCUMENTI OCCORRENTI NEI CASI PARTICOLARI

1) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare, da almeno due anni alla data del bando, in baracca, stalla, seminterrato, centro di raccolta,dormitorio pubblico o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili:

–         attestato dell’Ufficio Tecnico del Comune indicante la classificazione dell’immobile in atto occupato dal richiedente;

–         Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente (certificato storico-anagrafico).

2) Se il richiedente abita alla data del Bando col proprio nucleo familiare:

a.      in alloggio   il cui stato di conservazione e manutenzione, certificato dal Comune, si consideri scadente ai sensi dell’art. 21 della Legge 392 del 1978;

b.      in alloggio con servizio igienico esterno in comune con altre famiglie:

– certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale.

3) Se il richiedente abita alla data del Bando con il proprio nucleo famigliare in alloggio superaffollato:

a.      oltre due persone per vano abitabile;

b.      oltre tre persone a vano abitabile;

c.      oltre quattro persone a vano abitabile;

– Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale indicante l’esatta composizione dell’alloggio e la superficie dei singoli vani.

4) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare da almeno due anni alla data del Bando in uno stesso alloggio con altro o più nuclei familiari, ciascuno composto da almeno due unità:

a.      se la coabitazione non determina sovraffollamento;

b.      se la coabitazione determina sovraffollamento;

– Certificato di stato di famiglia rilasciato dal Comune, in data non anteriore a tre mesi, di ciascuno dei nuclei famigliari coabitanti con il richiedente;

– Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente e di ciascuno dei nuclei familiari coabitanti con il richiedente (certificato storico-anagrafico);

– Certificato del tecnico comunale di cui al punto 3.

5) Se il richiedente deve abbandonare l’alloggio:

a.      richiedente fruente di alloggio di servizio, che debba abbandonare l’alloggio per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro:

–        provvedimento con precisa indicazione dei motivi per cui deve essere abbandonato l’alloggio di servizio;

b.      a seguito di ordinanza di sgombero o per motivi di pubblica utilità o per esigenze di risanamento edilizio, risultanti da provvedimenti emessi dall’Autorità competente non oltre tre anni prima della data del bando:

–        copia dell’ordinanza di sgombero oppure certificato dell’Autorità che ha emesso tale ordinanza, con precisa indicazione della relativa motivazione;

–        attestato rilasciato dall’Autorità competente statale, regionale o comunale – di data non superiore a tre anni rispetto alla data di pubblicazione del bando;

c.      a seguito di lettera, ordinanza o sentenza esecutiva di sfratto;

–        lettera o estratto o copia dell’ordinanza o della sentenza esecutiva di sfratto,con precisa indicazione dei motivi della intimazione dello sfratto stesso.

6) Se il richiedente appartiene alle seguenti categorie:

a.      abbia superato il 60 anno di età, non svolga alcuna attività lavorativa, viva solo o in coppia, eventualmente anche con un minore a carico;

b.      contragga matrimonio entro la data di scadenza del bando; abbia contratto matrimonio non oltre cinque anni prima della data del bando:

–        certificato in cui sono indicati gli elementi idonei a dimostrare l’appartenenza del concorrente alla categoria;

c.      richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità compresa fra l’81 e il 100%;

richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità compresa fra il 71 e l’80%

–        certificato dell’U.S.S.L. attestante tali condizioni, con descrizione del tipo di menomazione e la relativa percentuale di invalidità, come disposto dalla legge 31-3-1971, n.118 e indicato nelle apposite tabelle approvate con D.M. 25-7-1980;

d.      lavoratore dipendente emigrato all’estero, che rientri in Italia per stabilirvi la propria residenza:

–        attestato dell’Autorità Consolare esistente nel luogo di lavoro;

e.      profugo rimpatriato da non oltre un quinquennio e che non svolga alcuna attività lavorativa:

–        certificato attestante l’appartenenza a tale categoria, rilasciato da una Autorità competente riconosciuta.

f.        lavoratore frontaliere:

–        dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante il reddito annuo lordo;

–        copia di busta paga dell’anno 2005.

7) richiedenti appartenenti alle seguenti categorie di reddito annuo complessivo del nucleo familiare, determinato ai sensi del precedente articolo 2 punto f):

a.      € 16.500    (euro sedicimilacinquecento/00);

b.      € 19.500    (euro diciannovemilacinquecento/00);

c.      € 23.000    (euro ventitremila/00);

–        dichiarazione dei redditi dell’anno 2009 (relativa ai redditi 2008) (Mod. CUD, 730 o UNICO).

8) richiedenti residenti alla data del bando, da almeno due anni, in  COMUNE  x;

–        certificato di residenza rilasciato dal  COMUNE X x.

9) nuclei familiari residenti da almeno due anni dalla data del bando in  COMUNE X x:

–        stato di famiglia rilasciato dal  COMUNE X x con indicazione data inizio residenza del nucleo familiare.

10) richiedenti nati in  COMUNE  x e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in  COMUNE  x per almeno 5 anni in  COMUNE  x, o residente in uno dei Comuni costituenti la Comunità Montana Monte Rosa;

11) richiedenti nati in un Comune costituente l’A.S.L. n. 14 e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in uno dei Comuni dell’A.S.L. per almeno 5 anni;

–        certificato di nascita del  COMUNE  x, o attestazione del  COMUNE  x circa la residenza con specificazione del periodo.

I certificati degli Uffici Tecnici possono essere sostituiti da apposita dichiarazione del richiedente. Tali certificati potranno comunque essere richiesti dalla Commissione esaminatrice.

I documenti tutti in carta libera da produrre a comprova delle dichiarazioni riportate sulla domanda di assegnazione dovranno essere presentate su richiesta del Comune.

E’ comunque facoltà dei concorrenti allegare alla domanda quei documenti che ritenessero utili.

La graduatoria conseguente al bando verrà pubblicata secondo le norme dell’art.12 della L.R. n. 64/1984.

La Commissione preposta alla formazione della graduatoria e alle assegnazioni può far espletare in qualsiasi momento accertamenti volti a verificare l’esistenza dei requisiti.

 

ART 5 – ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE PER LA STESURA DELLA GRADUATORIA

La Giunta Comunale provvede a nominare una Commissione per la stesura della graduatoria di assegnazione del presente bando.

La Commissione sarà formata dai seguenti membri:

–         il Segretario Comunale con funzione di Presidente;

–         il Tecnico comunale.

Le funzioni di segretario della Commissione saranno svolte dal impiegato amministrativo dipendente comunale.

La Commissione diventerà operativa dal momento della esecutività della deliberazione della Giunta Comunale di nomina.

La Commissione dovrà essere convocata dal Segretario Comunale entro 30 giorni dal termine del Bando e redigere la graduatoria entro e non oltre 90 giorni dalla data della sua prima riunione.

 

ART. 6 – CRITERI PER L’ASSEGNAZIONE DEI LOTTI

I lotti disponibili per la costruzione di tipologie unifamiliari, saranno assegnati col seguente ordine di priorità:

–         singoli cittadini che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura in forma individuale;

–         singoli cittadini che non hanno finanziamenti agevolati.

I lotti disponibili dopo l’assegnazione di cui al comma precedente, saranno assegnati col seguente ordine:

1)     Cooperative a proprietà divisa o indivisa che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura;

2)     Imprese e Consorzi di Imprese che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura;

3)     Cooperative a proprietà divisa o indivisa senza finanziamenti agevolati;

4)     Imprese e Consorzi di Imprese.

 

ART. 7 – CRI TERI PER LA FORMAZ IONE DELLA GRADUATORIA

I soggetti con diritto di prelazione per l’assegnazione di lotti edificati da parte dei singoli cittadini e degli di cui ai punti 1, 2, 3, 4, del precedente articolo, entrambi con domanda di partecipazione al bando di concorso, e con la documentazione completa in ogni sua parte, verranno sottoposti a verifica e sulla base del punteggio ottenuto, classificati nella graduatoria.

Rispetto ai casi particolari individuati all’articolo 4, saranno attribuiti i seguenti punteggi:

1.      Condizione di cui al punto        1)                     punti                3

2.      Condizione di cui ai punti         2a) e 2b)          punti                 2

3.      Condizione di cui al punto        3a)                   punti                1

4.      Condizione di cui al punto        3b)                   punti                2

5.      Condizione di cui al punto        3c)                   punti                3

6.      Condizione di cui al punto        4a)                   punti                1

7.      Condizione di cui al punto        4b)                   punti                2

8.      Condizione di cui al punto        5a)                   punti                1

9.      Condizione di cui al punto        5b)                   punti                2

10.  Condizione di cui al punto        5c)                   punti                3

11.  Condizione di cui al punto        6a)                   punti                1

12.  Condizione di cui al punto        6b)                   punti                3

13.  Condizione di cui al punto        6c)                   punti                2

14.  Condizione di cui ai punti         6d) e 6e)          punti                 1

15.  Condizione di cui al punto        7a)                   punti                3

16.  Condizione di cui al punto        7b)                   punti                2

17.  Condizione di cui al punto        7c)                   punti                1

18.  Condizione di cui al punto        8)                     punti                10

19.  Condizione di cui al punto         9)                     punti                5

20.  Condizione di cui al punto        10)                   punti                6

21.  Condizione di cui al punto         11)                   punti                3

I soggetti in parità saranno sorteggiati.

 

ART. 8 – FUNZIONE ED USO DELLA GRADUATORIA

La graduatoria stilata sulla base dei criteri di cui al precedente articolo offrirà ai soggetti, secondo l’ordine assegnato, le seguenti opzioni:

1)     scelta del lotto in relazione alla dimensione, posizione, tipologia;

2)     diritto di prelazione per gli alloggi costruiti su lotti assegnati ad Imprese o Consorzi di Imprese oppure a Cooperative a proprietà divisa con numero di soci insufficiente, con relativa scelta in relazione alla dimensione, posizione e tipologia.

 

ART. 9 – CONDIZIONI PER L’ASSEGNAZIONE

Le condizioni per l’assegnazione dell’area sono:

–         l’Amministrazione Comunale si riserva di assegnare nel seguente ordine i lotti 6, 7 e 2 a completamento di eventuale prativa di variante PEEP ed a completamento frazionamento lotto 6  in corso di formalizzazione alla data di pubblicazione del bando, senza che i partecipanti al bando possano pretendere indennizzi o risarcimento danni;

–         esercitare le opzioni indicate entro 15 giorni dalla pubblicazione all’Albo Pretorio del  COMUNE X x della graduatoria generale comunicandole per iscritto all’Ufficio Tecnico (oltre tale termine viene a cadere il diritto di opzione);

–         sottoscrivere la convenzione ex art. 35 della legge n.865/1971 entro 30 giorni dalla esecutività della deliberazione della Giunta Municipale di assegnazione dell’area ed approvazione dello schema di convenzione anticipando l’intero costo dell’area ed € 2.000,00 per ogni alloggio realizzabile sull’area;

–         presentazione della istanza di concessione edilizia entro 180 giorni dalla stipula del rogito notarile successivo alla stipula della convenzione;

–         inizio dei lavori entro 12 mesi dal rilascio della concessione;

–         ultimazione dei lavori entro 36 mesi dall’inizio dei lavori salvo proroga per cause di forza maggiore;

–         i frazionamenti saranno a cura del Comune ed con spese a carico dell‘assegnatario.

Sono ammesse possibilità di rinuncia da parte dei soggetti che abbiano già sottoscritto la convenzione e versato le somme conseguenti solo in presenza documentata di cause di forza maggiore quali morte di uno dei coniugi, trasferimento di lavoro, improvvisa perdita del posto di lavoro di uno dei due coniugi o cessazione forzata dell’attività, ed altre cause riconosciute dall’Amministrazione Comunale.

In caso di riconoscimento delle cause di forza maggiore per la rinuncia, il Comune restituisce l’intera cifra versata a titolo di pagamento area, mentre tratterrà la quota € 2.000,00 relativa alla rata degli oneri di urbanizzazione.

 

 

 

 

 

 

fac simile concorso ad assegnazione case popolari

marzo 2, 2012

COMUNE DI

Provincia del

Riservato all’Ufficio

 

NUMERO DOMANDA ______________________                                   

 

DATA PRESENTAZIONE DOMANDA ______ ______________

Codice Fiscale                                                                                            

DOMANDA DI PARTECIPAZIONE AL BANDO DI CONCORSO

FIANO EDILIZIA ECONOMICA E POPOLARE DI NUOVA

COSTRUZIONE IN BANNIO. PEEP

 

AL COMUNE DI

 

 

Il sottoscritto                                                                           nato a _______________________________

Il ______________ cittadino italiano e con attività dl lavoro nei Comune di _______________________

e residente in _________________ via ______________________________ presa visione delle modalità

indicate nel bando di assegnazione di lotti ubicati nei Comune di— Via ed al quale la domanda si riferisce, chiede che gli venga assegnato un lotto.

 

SITUAZIONE ALLOGGIATIVA ATTUALE DELL’ASPIRANTE ALL’ASSEGNAZIONE

Abitante in Via _______________________________________________________________________

L’alloggio è composto da:

Vani abitativi – Camere da letto N. _____ – Soggiorno o tinello N. _____

Altri vani abitabili N. _____ = Totale vani N. ______

 

Vani accessori – Cucina                      SI                    NO

                                                                                 

è incorporato nell’abitazione

                                                                      

SI                                                                   SI    NO

Vano con servizi igienici (gabinetto ecc.)                      con acqua è esterno all’abitazione proprio in comune              

 

SI    NO

                                                                       NO                                                                 SI    NO

L’alloggio è dotato di: Impianto di        riscaldamento               SI        NO

Acqua             SI        NO

  Luce              SI        NO

La superficie totale dell’alloggio è di mq. ______________________

Altri elementi Utili         ______________________________________

li proprietario dell’alloggio è il Sig.        _______________________________________________________

residente in Via ___________________________ via ____________________________   N. _________

 

N.

Ord.

COGNOME E NOME

(iniziare l’elenco con il nominativo del richiedente)

Grado di parentela con il Richiedente

Professione o mestiere o tipo di lavoro

Datore di lavoro e luogo di lavoro

Guadagno mensile netto

Alla data di pubblicazione del bando

n. mensilità

1

 

 

 

 

 

 

2

 

 

 

 

 

 

3

 

 

 

 

 

 

4

 

 

 

 

 

 

5

 

 

 

 

 

 

6

 

 

 

 

 

 

7

 

 

 

 

 

 

8

 

 

 

 

 

 

9

 

 

 

 

 

 

10

 

 

 

 

 

 

N.B. – L’aspirante all’assegnazione deve apporre la firma e la data sull’ultima pagina del modulo.

DOCUMENTI DA ALLEGARE ALLA DOMANDA

(Indispensabili per tutti i richiedenti)

DA INDIRIZZARE CON RACCOMANDATA A.R. A : COMUNE DI  Via

 

a) Certificato di cittadinanza italiana rilasciato dal Comune.

 

b) Certificato rilasciato dal Comune da cui risulti la residenza e lo stato di famiglia alla data del bando, ovvero per i lavoratori emigrati all’estero, certificato rilasciato da una rappresentanza consolare attestante l’ambito territoriale prescelto dall’interessato e dichiarazione del datore di lavoro per chi presta attività lavorativa nel Comune di  x e non vi abbia la residenza.

 

c) Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art. 4 legge 4-1-68 n. 15) che sussistono in favore del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare i requisiti di cui ai punti 1, 2, 3, 4 pag. 4.

 

d) Per il richiedente e per ogni componente il nucleo familiare che svolga attività lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione, copia della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2009 (Mod. UNICO – CUD- 730 ECC.) (redditi 2008).

 

In ogni caso il concorrente deve far attestare sul retro dello stato di famiglia la eventuale iscrizione alla Camera di Commercio o presentare dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, resa ai sen si art. 4 legge 4-1-68 n. 15, da cui risulti la eventuale iscrizione alla

 

Camera di Commercio di ciascuno dei .componenti la famiglia.

 

La eventuale mancanza di redditi deve essere documentata da certificato di disoccupazione, rilasciato dall’Ufficio provinciale del Lavoro, e qualora sussistano le condizioni da apposita 1ichiarazionc dello stato di indigenza rilasciato dagli Uffici Assistenza del Comune di residenza.

 

L’assenza di documentazione che comprovi lo stato di indigenza comporta l’esclusione dalla graduatoria.

 

Per ogni componente che sia studente occorrerà presentare dichiarazione dell’istituto scolastico attestante l’iscrizione e la regolare frequenza ed indicante se trattasi di corso diurne o serale per ogni componente militare in servizio di leva: dichiarazione rilasciata dal Distretto militare indicante la data di inizio ed eventuale conclusione del servizio militare.

 

e) Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante l’eventuale inattività della moglie nell’anno 2009.

 

 

I documenti di cui ai punti a), b), c) devono essere riferiti alla data di pubblicazione del bando.

 

Documenti facoltativi che l’aspirante all’assegnazione può presentare nel proprio interesse

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

1)      Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare, da almeno due anni alla data del bando, in baracca, stalla, seminterrato, centro di raccolta, dormitorio pubblico o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili:                                               p.  3

SI        NO

–         Attestato dell’ufficio tecnico del Comune indicante la classificazione dell’immobile in atto occupato dal richiedente;

 

–         Attestato dell’Ufficio Anagrafe comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente (certificato storico -anagrafico).

2) Se il richiedente abita alla data del bando col proprio nucleo familiare:

a.      in alloggio il cui stato di conservazione e manutenzione, certificato dal Comune, si consideri scadente ai sensi delI’art. 21 della legge n.392/78:                                          p.  2

b.      in alloggio con servizio igienico esterno in  comune con altre famiglie:                       p.  2

 

 

 

 

SI      NO

 

SI     NO

–         Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale.

3) Se il richiedente abita alla data del bando con il proprio nucleo familiare in alloggio superaffollato:

a) oltre 2 persone a vano abitabile                  p.  1

b) oltre 3 persone a vano abitabile                  p.  2

c) oltre 4 persone a vano abitabile                  p.  3

 

 

 

SI     NO

SI     NO

SI     NO

–         Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale indicante l’esatta composizione dell’alloggio e la superficie dei singoli vani.

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

4) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare da almeno due anni alla data del bando in uno stesso alloggio con altro o più nuclei familiari, ciascuno composto da almeno 2 unità:

 

a) se la coabitazione non determina sovraffollamento:                                            p.   1

 

 

 

b) se la coabitazione determina sovraffollamento:                                                                       p.    2

 

 

 

 

 

 

SI        NO

 

 

 

 

SI       NO

–          Certificato dl stato di famiglia rilasciato dal Comune, in data non anteriore a tre mesi, di ciascuno dei  nuclei familiari coabitanti con li richiedente.

–          Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente e di ciascuno dei nuclei familiari coabitanti con il richiedente (certificato storico-anagralico).

–          Certificato dei Tecnico Comunale dl cui ai punto 3.

5) . Se il richiedente deve abbandonare l’alloggio:

a)      Richiedente fruente di alloggio di servizio, che debba abbandonare l’alloggio per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro:                                                        p.    1

b) a seguito di ordinanza di sgombero o per motivi di pubblica utilità o per esigenze di risanamento edilizio, risultanti da provvedimenti emessi dal- l’Autorità competente non oltre tre anni prima della data del bando:                                      p.    2

c) a seguito di lettera, ordinanza o sentenza esecutiva di sfratto:                                        p.    3

 

 

 

 

 

 

SI      NO

 

 

 

 

SI     NO

 

SI     NO

–          Provvedimento con precisa Indicazione dei motivi per cui deve essere abbandonato l’alloggio di servizio.

–          Copia dell’ordinanza di sgombero oppure certificato dell’Autorità che ha emesso tale ordinanza, con precisa indicazione della relativa motivazione.

–          Attestato rilasciato dall’Autorità competente – statale, regionale o comunale di data non superiore a tre anni rispetto alla data di pubblicazione del bando.

–          lettera o estratto o copia dell’ordinanza o della sentenza esecutiva di sfratto con precisa indicazione del motivi della intimazione dello sfratto stesso

6) Se il richiedente appartiene alle seguenti Categorie:

a) abbia superato il 60° anno di età, non svolga al

cuna attività lavorativa, viva solo o in coppia, eventualmente anche con un minore a carico:

                                                                        p.    1

b) contragga matrimonio entro la data di scadenza

del bando, o abbia contratto matrimonio non oltre cinque anni prima della data del bando:         p.    3

 

c) richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità

compresa tra l’81 e il 100 per cento:              p.    2

 

d) richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappatj con percentuale di invalidità compresa tra il 71 e I’80 per cento:                p.    2

 

e) lavoratore dipendente emigrato all’estero, che rientri in Italia per stabilirvi la propria residenza:

                                                                        p.    1

f) profugo rimpatriato da non oltre un quinquennio e che non svolga alcuna attività lavorativa:   p.    1

 

 

 

 

 

SI     NO

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

 

 

SI     NO

 

SI     NO

 

 

–          Certificato In cui sono Indicati gli elementi idonei a dimostrare l’appartenenza del concorrente alla categoria.

 

 

 

–          Certificato della U.L.S. attestante tali condizioni, con descrizione del tipo di menomazione e la relativa percentuale

–          di invalidità, come disposto da legge 20 marzo 1971, n. 118 e indicato nelle apposite tabelle approvate con. D.M. 25-7-1980.

–          Attestato. dell’Autorità Consolare esistente nel luogo di lavoro.

 

–          Certificato attestante l’appartenenza a tale categoria, rilasciato da un’Autorità competente riconosciuta

 

7) Richiedente appartenente alle seguenti Cate—

gorie di reddito:’

a.      € 16500                                     punti     3

b.      € 19500                                     punti     2

c.      € 23000                                     punti     1

 

 

SI     NO

SI     NO

SI     NO

 

–          Dichiarazione dei redditi anno 2010 (redditi 2011)  (Mod. CUD, 730, UNICO).

 

 

 

 

Indicare

SI o NO

DOCUMENTI DA PRESENTARE

8) Richiedente residente alla data del bando, da almeno due anni in Comune di

                                                                      p.    10

SI        NO

–         Certificato di residenza del Comune di

9) Nucleo familiare residente alla data del bando, da almeno due anni, in Comune di x                                                    p.      5

SI        NO

–         Stato di famiglia dl Comune  

10) Richiedente nato in Comune di Xe che vi abbia risieduto per almeno 5 (cinque) anni, e/o, richiedente che abbia risieduto in Comune di X per almeno 5 (cinque) anni:                                                p.     5

SI      NO

–          Certificato di nascita del Comune di , o attestazione del Comune di Xcirca la residenza con specificazione del periodo.

11) richiedenti nati in un Comune costituente l’A.S.L. n. 14 e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in uno dei Comuni dell’A.S.L. per almeno 5 anni.                                        p      3

SI      NO

–          Certificato di nascita

 

n.b. – tutti i documenti da presentare potranno essere sostituiti da autocertificazioni rilasciate dal richiedente, che il Comune verificherà in merito alla veridicità di quanto dichiarato.

 

IL sottoscritto consapevole della responsabilità penale cui può andare incontro In caso di dichiarazione falsa o contenente dati non rispondenti a verità, dichiara che egli stesso ed i componenti li suo nucleo familiare:

 

1. Non sono titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su alloggio adeguato allo esigenze del nucleo familiare, sia nella Provincia sia nel Comprensorio nel cui ambito è pubblicato il bando di concorso.

 

2. Non sono titolari di diritti di cui al precedente punto 1) su uno o più alloggi ubicati in qualsiasi località il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della legge 27 luglio 1978, n. 392, sia almeno pari al valore loca di alloggio con condizioni abitative medie nell’ambito regionale.

 

3. Non hanno ottenuto l’assegnazione in proprietà immediata o futura di alloggio realizzato con contributi. pubblici, o l’attribuzione di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti pubblici, o di alloggi realizzati o recuperati da Enti pubblici non economici per le finalità proprie dell’ E.R.P. su tutto il territorio nazionale, semprechè l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo al risarcimento del danno.

 

4. Non hanno ceduto in tutto o in parte, fuori dei casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice.

 

5. Non fruiscono di un reddito annuo complessivo per il nucleo familiare, superiore a € 50.000 dopo le detrazioni previste dalla legge nell’anno precedente alla pubblicazione del bando redditi anno 2010.

 

 

Addì ___________________, lì _

 

 

(firma per esteso)

 

 

RECAPITO PER EVENTUALI COMUNICAZIONI RELATIVE AL CONCORSO

(da compilare nel solo caso in cui sia differente dall’attuaale residenza)

ALLEGATO a) ALLA DELIBERAZIONE DEL C. C n. in DATA 29 luglio 20

 

 COMUNE X  Provincia di

In esecuzione della deliberazione del Consiglio Comunale in data

 

SI RENDE NOTO

 

che ai sensi dell’articolo 95 del D.P.R. 24/7/1977 n.616 ed art.55 della Legge 5/8/1978 n.457 e della L.R. 10/12/1984 n.64, e successive modifiche ed integrazioni, viene pubblicato il seguente

 

BANDO DI CONCORSO

 

per l’assegnazione di LOTTI DI EDILIZIA ECONOMICA POPOLARE di nuova costruzione nel  COMUNE   x (LOTTO n. 2 –  6).

 

La partecipazione al seguente Bando è consentita agli appartenenti al  COMUNE X x, ai Comuni del comprensorio ed ai Comuni facenti parte delle Province di x , attraverso presentazione di apposita domanda.

 

L’Amministrazione Comunale intende assegnare n, 2 (DUE) lotti di dimensione variabile da un minimo di 400 mq. ad un massimo di 470 mq. per gli edifici unifamiliari.

 

In caso di assegnazione di uno o più lotti per uno o più alloggi ad imprese o consorzi di imprese, gli alloggi dovranno essere ceduti prioritariamente ai singoli cittadini inclusi nella graduatoria generale redatta dalla apposita Commissione Comunale.

 

Tutti i lotti verranno assegnati in diritto di proprietà.

 

Tutti i lotti verranno assoggettati a stipula della convenzione ex Art.35 della legge n.865/7l e s.m.i.

 

Gli aspiranti dovranno presentare la domanda presso il  COMUNE  x – Via Roma 17.

 

La domanda va presentata su moduli opportunamente predisposti e distribuiti a richiesta presso l’Ufficio Comunale di x ..

 

La firma della domanda di cui al comma precedente assume valore di accettazione di tutte le norme e condizioni previste dal presente bando e rinuncia a presentare opposizioni e ricorsi in qualunque sede.

 

ART. 1 – SCADENZA TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

Le domande, regolarmente sottoscritte e corredate di tutta la necessaria documentazione dovranno essere inviate al  COMUNE   x entro il termine tassativo ed improrogabile di 30 giorni dalla data di pubblicazione, per estratto,  del Bando sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno (per la validità delle domande si terrà conto della data del timbro postale di spedizione che comparirà sulla busta) oppure presentata all’Ufficio Protocollo del  COMUNE   x entro lo stesso termine (nella ore di apertura al pubblico).

I concorrenti che presentano la domanda dopo il termine sopraindicato saranno automaticamente inseriti all’ultimo posto della graduatoria.

La dichiarazione non veritiera sarà punita ai sensi della legge penale.

 

ART. 2 – REQUISITI PER L’ AMMISSIONE AL CONCORSO

Possono partecipare al presente concorso:

–         I singoli cittadini.

–         Le Imprese e Consorzi di Imprese con sede legale in uno dei Comuni della Provincia di x

–         Le Cooperative a proprietà divisa o indivisa con sede legale in uno dei Comuni delle Province di x .

I singoli cittadini richiedenti o i singoli cittadini acquirenti o fornitori di uno degli alloggi realizzati, dovranno possedere i seguenti requisiti al sensi della L.R. n.64 del 10/12/1984:

a.      Avere la cittadinanza italiana o di un Paese facente parte della Comunità Economica Europea  (il cittadino straniero è ammesso soltanto se tale diritto è riconosciuto in condizioni di reciprocità da convenzioni o trattamenti internazionali);

b.      avere la residenza anagrafica in uno dei Comuni italiani;

c.      non essere titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare localizzato nel Territorio della Repubblica Italiana;

d.      non essere titolare di diritto di cui al precedente punto c) su uno o più alloggi ubicati in qualsiasi località il cui valore locativo complessivo, determinato ai sensi della Legge 27/7/1978 n.392 sia almeno pari al valore locativo di alloggio con condizioni abitative medie nell’ambito regionale. Detto valore locativo medio è determinato in € 10.000,00 (diconsi euro diecimila);

e.      non avere ottenuto l’assegnazione in proprietà immediata o futura di alloggio realizzato con contributi pubblici, o l’attribuzione di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti Pubblici, o di alloggi realizzati o recuperati da Enti Pubblici non economici per le finalità proprie dell’E.R.P. su tutto il territorio nazionale, sempreché l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo a risarcimento del danno;

f.        fruire alla data di pubblicazione del bando di concorso di un reddito annuo complessivo del nucleo familiare (riferimento al reddito anno 2008) non superiore a € 50.000 (diconsi euro cinquantamila e centesimi zero), calcolato diminuendo il reddito complessivo imponibile del nucleo familiare di € 556,00 per ogni figlio che risulti essere a carico; qualora alla formazione del reddito predetto concorrano redditi da lavoro dipendente questi, dopo la detrazione dell’aliquota per ogni figlio che risulti essere a carico, sono calcolati nella misura del 60% (art.21 legge 5/8/1978 n.457 e successive modificazioni ed integrazioni);

g.      non avere ceduto in tutto o in parte, fuori dei casi previsti dalla Legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice.

Per nucleo familiare si intende la famiglia costituita dai coniugi e dai figli legittimi, naturali, riconosciuti ed adottivi e dagli affiliati con loro conviventi.

Fanno altresì parte del nucleo il convivente more uxorio, gli ascendenti, i discendenti, i collaterali fino al terzo grado, gli affini entro il secondo grado, purchè la stabile convivenza con il concorrente duri da almeno due anni prima della data di pubblicazione del bando di concorso e sia dimostrata nelle forme di Legge. Sono considerati componenti del nucleo familiare anche persone non legate da vincoli di parentela o affinità, qualora la convivenza istituita duri da almeno due anni dalla data di pubblicazione del bando e sia dichiarata in forma pubblica con atto di notorietà sia da parte del concorrente, sia da parte della (o delle) persona (e) convivente. Possono altresì partecipare ai bandi di concorso le famiglie di nuova formazione che contraggono matrimonio entro la data di scadenza del bando. In tal caso ai finì del requisito di cui alla lettera f) il reddito annuo complessivo è costituito dalla somma dei redditi percepiti da ciascuno dei nubendi. Le convivenze “more uxorio” da almeno tre mesi sono equiparate a nucleo familiare.

Qualora il richiedente conviva con la famiglia di origine, e richieda l’assegnazione dell’alloggio per costituirvi proprio nucleo familiare distinto da quello originario, e ne abbia i requisiti per il realizzarsi di tale condizione, il reddito annuo è costituito dalla somma dei redditi percepiti dallo stesso.

I requisiti debbono essere posseduti da parte del richiedente e, limitatamente alle precedenti lettere c), d), e), g), da parte degli altri componenti il nucleo familiare alla data di pubblicazione del bando, nonchè al momento dell’assegnazione.

Ai sensi dell’art.20 L.R. 64/1984, qualora prima della stipula della convenzione o della consegna del lotto venga accertata la non permanenza dei requisiti previsti per la partecipazione al concorso, fatta eccezione per il requisito di cui al punto f) fino ad un massimo pari al doppio di tale limite, sarà disposto l’annullamento dell’assegnazione.

 

ART 3 – DOCUMENTI INDISPENSABILI PER TUTTI I RICHIEDENTI

Per le Imprese e Consorzi di Imprese:

  1. Certificazione Antimafia
  2. Certificato del tribunale di assenza di procedura fallimentare a carico dell’Impresa o del Consorzio.

Per le Cooperative a proprietà Divisa o Indivisa:

1.      Certificato, rilasciato in data successiva alla pubblicazione del presente bando, di iscrizione nel Registro Prefettizio, sezione edilizia abitativa, in data anteriore alla pubblicazione del seguente Bando.

2.      Certificato di vigenza della Cooperativa, ove sia evidenziata la data di costituzione della stessa, rilasciato dal Tribunale competente in data successiva all’emissione del presente Bando.

3.      Dichiarazione, autentica con le modalità dell’art.20 della Legge 4 gennaio 1968, n.l5, resa in data successiva all’emissione del seguente bando, dalla quale risulti:

–         il numero di iscritti sul libro soci, alla data di pubblicazione del Bando di Concorso.

4.     Dichiarazione sostitutiva di certificazione e dell’atto di notorietà, probante il possesso dei requisiti soggettivi dei soci.

5.     (Solo per le Cooperative a proprietà indivisa)

Indicare l’articolo dello Statuto della Cooperativa dove è previsto il divieto di cessione in proprietà degli alloggi e l’obbligo di trasferimento degli stessi al competente I.A.C.P., in caso di liquidazione o scioglimento della Cooperativa.

Per i Consorzi di Cooperative

6.     dichiarazione autentica con le modalità dell’art. 20 della Legge 4 gennaio 1968, n.l5, riferita alla data di emissione del bando, da cui risulti la data di costituzione del Consorzio, la ragione sociale, la sede legale e il numero delle Cooperative associate, nonchè le ragioni sociali e le sedi legali delle stesse.

7.     Certificato rilasciato in data successiva alla pubblicazione del seguente bando, di iscrizione nel registro Prefettizio, sezione edilizia abitativa, in data anteriore all’emissione del presente bando.

8.     Certificato di vigenza del consorzio, ove sia evidenziata la costituzione del medesimo in data anteriore al presente bando, la firma del legale rappresentante, rilasciato dal Tribunale competente in data successiva all’emissione del presente.

9.     Dichiarazione sostitutiva di certificazione e dell’atto di notorietà probante il possesso dei requisiti soggettivi.

10. Per ogni Cooperativa consorziata e indicata al punto 12 della scheda informativa, parte integrante della domanda formale, deve essere allegata tutta la documentazione prevista nel .presente articolo ai punti l), 2), 3).

Per le Imprese e Consorzi di Imprese

1.     Certificazione Antimafia;

2.     Certificato generale del casellario Giudiziario.

Per i singoli cittadini

1.     Certificato di cittadinanza italiana rilasciato dal Comune o equipollente autocertificazione;

2.     Certificato o autocertificazione da cui risulti la residenza e lo stato di famiglia alla data del Bando, ovvero, per il lavoratori emigrati all’estero, certificato rilasciato da una rappresentanza consolare attestante l’ambito territoriale prescelto dall’interessato, ovvero certificato di nascita o attestazione del  COMUNE X x dalla quale risulti la residenza in Bannio Anzino per almeno 5 anni.

3.     Dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art.4 legge 4/1/1968 n.15) che sussistono in favore del richiedente e dei componenti il suo nucleo familiare i requisiti di cui alle lettere c), d), e), g) dello articolo 2.

4.     Autocertificazione dal quale risulti lo stato di convivenza “more uxorio” da almeno tre mesi dalla data di pubblicazione del bando.

5.     Per il richiedente e per ogni componente il nucleo familiare che svolga attività lavorativa autonoma o dipendente o percepisca pensione, copia della dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2009 (redditi 2008) (modello 730-CUD-unico), o autocertificazione.

In ogni caso il concorrente deve far attestare sul retro dello stato di famiglia l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio o presentare dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, resa ai sensi dell’art.4 legge 4/1/68 n.15, da cui risulti l’eventuale iscrizione alla Camera di Commercio di ciascuno dei componenti la famiglia. L’eventuale mancanza di redditi deve essere documentata da certificato di disoccupazione, rilasciato dall’Ufficio Provinciale del Lavoro, e qualora sussistano le condizioni da apposita dichiarazione dello stato di indigenza rilasciato dagli Uffici Assistenza del Comune di residenza.

L’assenza di documentazione che comprovi lo stato di indigenza comporta l’esclusione dalla graduatoria.

I documenti di cui ai punti 1 e 2 devono essere riferiti alla data di pubblicazione del Bando.

Il Comune si riserva di richiedere altri documenti in epoca successiva.

 

ART. 4 – DOCUMENTI OCCORRENTI NEI CASI PARTICOLARI

1) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare, da almeno due anni alla data del bando, in baracca, stalla, seminterrato, centro di raccolta,dormitorio pubblico o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’assistenza pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili:

–         attestato dell’Ufficio Tecnico del Comune indicante la classificazione dell’immobile in atto occupato dal richiedente;

–         Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente (certificato storico-anagrafico).

2) Se il richiedente abita alla data del Bando col proprio nucleo familiare:

a.      in alloggio   il cui stato di conservazione e manutenzione, certificato dal Comune, si consideri scadente ai sensi dell’art. 21 della Legge 392 del 1978;

b.      in alloggio con servizio igienico esterno in comune con altre famiglie:

– certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale.

3) Se il richiedente abita alla data del Bando con il proprio nucleo famigliare in alloggio superaffollato:

a.      oltre due persone per vano abitabile;

b.      oltre tre persone a vano abitabile;

c.      oltre quattro persone a vano abitabile;

– Certificato dell’Ufficio Tecnico Comunale indicante l’esatta composizione dell’alloggio e la superficie dei singoli vani.

4) Se il richiedente abita con il proprio nucleo familiare da almeno due anni alla data del Bando in uno stesso alloggio con altro o più nuclei familiari, ciascuno composto da almeno due unità:

a.      se la coabitazione non determina sovraffollamento;

b.      se la coabitazione determina sovraffollamento;

– Certificato di stato di famiglia rilasciato dal Comune, in data non anteriore a tre mesi, di ciascuno dei nuclei famigliari coabitanti con il richiedente;

– Attestato dell’Ufficio Anagrafico Comunale indicante le variazioni domiciliari del richiedente e di ciascuno dei nuclei familiari coabitanti con il richiedente (certificato storico-anagrafico);

– Certificato del tecnico comunale di cui al punto 3.

5) Se il richiedente deve abbandonare l’alloggio:

a.      richiedente fruente di alloggio di servizio, che debba abbandonare l’alloggio per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro:

–        provvedimento con precisa indicazione dei motivi per cui deve essere abbandonato l’alloggio di servizio;

b.      a seguito di ordinanza di sgombero o per motivi di pubblica utilità o per esigenze di risanamento edilizio, risultanti da provvedimenti emessi dall’Autorità competente non oltre tre anni prima della data del bando:

–        copia dell’ordinanza di sgombero oppure certificato dell’Autorità che ha emesso tale ordinanza, con precisa indicazione della relativa motivazione;

–        attestato rilasciato dall’Autorità competente statale, regionale o comunale – di data non superiore a tre anni rispetto alla data di pubblicazione del bando;

c.      a seguito di lettera, ordinanza o sentenza esecutiva di sfratto;

–        lettera o estratto o copia dell’ordinanza o della sentenza esecutiva di sfratto,con precisa indicazione dei motivi della intimazione dello sfratto stesso.

6) Se il richiedente appartiene alle seguenti categorie:

a.      abbia superato il 60 anno di età, non svolga alcuna attività lavorativa, viva solo o in coppia, eventualmente anche con un minore a carico;

b.      contragga matrimonio entro la data di scadenza del bando; abbia contratto matrimonio non oltre cinque anni prima della data del bando:

–        certificato in cui sono indicati gli elementi idonei a dimostrare l’appartenenza del concorrente alla categoria;

c.      richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità compresa fra l’81 e il 100%;

richiedente nel cui nucleo familiare siano presenti handicappati con percentuale di invalidità compresa fra il 71 e l’80%

–        certificato dell’U.S.S.L. attestante tali condizioni, con descrizione del tipo di menomazione e la relativa percentuale di invalidità, come disposto dalla legge 31-3-1971, n.118 e indicato nelle apposite tabelle approvate con D.M. 25-7-1980;

d.      lavoratore dipendente emigrato all’estero, che rientri in Italia per stabilirvi la propria residenza:

–        attestato dell’Autorità Consolare esistente nel luogo di lavoro;

e.      profugo rimpatriato da non oltre un quinquennio e che non svolga alcuna attività lavorativa:

–        certificato attestante l’appartenenza a tale categoria, rilasciato da una Autorità competente riconosciuta.

f.        lavoratore frontaliere:

–        dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante il reddito annuo lordo;

–        copia di busta paga dell’anno 2005.

7) richiedenti appartenenti alle seguenti categorie di reddito annuo complessivo del nucleo familiare, determinato ai sensi del precedente articolo 2 punto f):

a.      € 16.500    (euro sedicimilacinquecento/00);

b.      € 19.500    (euro diciannovemilacinquecento/00);

c.      € 23.000    (euro ventitremila/00);

–        dichiarazione dei redditi dell’anno 2009 (relativa ai redditi 2008) (Mod. CUD, 730 o UNICO).

8) richiedenti residenti alla data del bando, da almeno due anni, in  COMUNE  x;

–        certificato di residenza rilasciato dal  COMUNE X x.

9) nuclei familiari residenti da almeno due anni dalla data del bando in  COMUNE X x:

–        stato di famiglia rilasciato dal  COMUNE X x con indicazione data inizio residenza del nucleo familiare.

10) richiedenti nati in  COMUNE  x e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in  COMUNE  x per almeno 5 anni in  COMUNE  x, o residente in uno dei Comuni costituenti la Comunità Montana Monte Rosa;

11) richiedenti nati in un Comune costituente l’A.S.L. n. 14 e che vi abbiano risieduto per almeno 5 anni, e, richiedenti che abbiano risieduto in uno dei Comuni dell’A.S.L. per almeno 5 anni;

–        certificato di nascita del  COMUNE  x, o attestazione del  COMUNE  x circa la residenza con specificazione del periodo.

I certificati degli Uffici Tecnici possono essere sostituiti da apposita dichiarazione del richiedente. Tali certificati potranno comunque essere richiesti dalla Commissione esaminatrice.

I documenti tutti in carta libera da produrre a comprova delle dichiarazioni riportate sulla domanda di assegnazione dovranno essere presentate su richiesta del Comune.

E’ comunque facoltà dei concorrenti allegare alla domanda quei documenti che ritenessero utili.

La graduatoria conseguente al bando verrà pubblicata secondo le norme dell’art.12 della L.R. n. 64/1984.

La Commissione preposta alla formazione della graduatoria e alle assegnazioni può far espletare in qualsiasi momento accertamenti volti a verificare l’esistenza dei requisiti.

 

ART 5 – ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE PER LA STESURA DELLA GRADUATORIA

La Giunta Comunale provvede a nominare una Commissione per la stesura della graduatoria di assegnazione del presente bando.

La Commissione sarà formata dai seguenti membri:

–         il Segretario Comunale con funzione di Presidente;

–         il Tecnico comunale.

Le funzioni di segretario della Commissione saranno svolte dal impiegato amministrativo dipendente comunale.

La Commissione diventerà operativa dal momento della esecutività della deliberazione della Giunta Comunale di nomina.

La Commissione dovrà essere convocata dal Segretario Comunale entro 30 giorni dal termine del Bando e redigere la graduatoria entro e non oltre 90 giorni dalla data della sua prima riunione.

 

ART. 6 – CRITERI PER L’ASSEGNAZIONE DEI LOTTI

I lotti disponibili per la costruzione di tipologie unifamiliari, saranno assegnati col seguente ordine di priorità:

–         singoli cittadini che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura in forma individuale;

–         singoli cittadini che non hanno finanziamenti agevolati.

I lotti disponibili dopo l’assegnazione di cui al comma precedente, saranno assegnati col seguente ordine:

1)     Cooperative a proprietà divisa o indivisa che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura;

2)     Imprese e Consorzi di Imprese che entro la data di emissione del bando hanno ottenuto finanziamenti agevolati di qualsiasi natura;

3)     Cooperative a proprietà divisa o indivisa senza finanziamenti agevolati;

4)     Imprese e Consorzi di Imprese.

 

ART. 7 – CRI TERI PER LA FORMAZ IONE DELLA GRADUATORIA

I soggetti con diritto di prelazione per l’assegnazione di lotti edificati da parte dei singoli cittadini e degli di cui ai punti 1, 2, 3, 4, del precedente articolo, entrambi con domanda di partecipazione al bando di concorso, e con la documentazione completa in ogni sua parte, verranno sottoposti a verifica e sulla base del punteggio ottenuto, classificati nella graduatoria.

Rispetto ai casi particolari individuati all’articolo 4, saranno attribuiti i seguenti punteggi:

1.      Condizione di cui al punto        1)                     punti                3

2.      Condizione di cui ai punti         2a) e 2b)          punti                 2

3.      Condizione di cui al punto        3a)                   punti                1

4.      Condizione di cui al punto        3b)                   punti                2

5.      Condizione di cui al punto        3c)                   punti                3

6.      Condizione di cui al punto        4a)                   punti                1

7.      Condizione di cui al punto        4b)                   punti                2

8.      Condizione di cui al punto        5a)                   punti                1

9.      Condizione di cui al punto        5b)                   punti                2

10.  Condizione di cui al punto        5c)                   punti                3

11.  Condizione di cui al punto        6a)                   punti                1

12.  Condizione di cui al punto        6b)                   punti                3

13.  Condizione di cui al punto        6c)                   punti                2

14.  Condizione di cui ai punti         6d) e 6e)          punti                 1

15.  Condizione di cui al punto        7a)                   punti                3

16.  Condizione di cui al punto        7b)                   punti                2

17.  Condizione di cui al punto        7c)                   punti                1

18.  Condizione di cui al punto        8)                     punti                10

19.  Condizione di cui al punto         9)                     punti                5

20.  Condizione di cui al punto        10)                   punti                6

21.  Condizione di cui al punto         11)                   punti                3

I soggetti in parità saranno sorteggiati.

 

ART. 8 – FUNZIONE ED USO DELLA GRADUATORIA

La graduatoria stilata sulla base dei criteri di cui al precedente articolo offrirà ai soggetti, secondo l’ordine assegnato, le seguenti opzioni:

1)     scelta del lotto in relazione alla dimensione, posizione, tipologia;

2)     diritto di prelazione per gli alloggi costruiti su lotti assegnati ad Imprese o Consorzi di Imprese oppure a Cooperative a proprietà divisa con numero di soci insufficiente, con relativa scelta in relazione alla dimensione, posizione e tipologia.

 

ART. 9 – CONDIZIONI PER L’ASSEGNAZIONE

Le condizioni per l’assegnazione dell’area sono:

–         l’Amministrazione Comunale si riserva di assegnare nel seguente ordine i lotti 6, 7 e 2 a completamento di eventuale prativa di variante PEEP ed a completamento frazionamento lotto 6  in corso di formalizzazione alla data di pubblicazione del bando, senza che i partecipanti al bando possano pretendere indennizzi o risarcimento danni;

–         esercitare le opzioni indicate entro 15 giorni dalla pubblicazione all’Albo Pretorio del  COMUNE X x della graduatoria generale comunicandole per iscritto all’Ufficio Tecnico (oltre tale termine viene a cadere il diritto di opzione);

–         sottoscrivere la convenzione ex art. 35 della legge n.865/1971 entro 30 giorni dalla esecutività della deliberazione della Giunta Municipale di assegnazione dell’area ed approvazione dello schema di convenzione anticipando l’intero costo dell’area ed € 2.000,00 per ogni alloggio realizzabile sull’area;

–         presentazione della istanza di concessione edilizia entro 180 giorni dalla stipula del rogito notarile successivo alla stipula della convenzione;

–         inizio dei lavori entro 12 mesi dal rilascio della concessione;

–         ultimazione dei lavori entro 36 mesi dall’inizio dei lavori salvo proroga per cause di forza maggiore;

–         i frazionamenti saranno a cura del Comune ed con spese a carico dell‘assegnatario.

Sono ammesse possibilità di rinuncia da parte dei soggetti che abbiano già sottoscritto la convenzione e versato le somme conseguenti solo in presenza documentata di cause di forza maggiore quali morte di uno dei coniugi, trasferimento di lavoro, improvvisa perdita del posto di lavoro di uno dei due coniugi o cessazione forzata dell’attività, ed altre cause riconosciute dall’Amministrazione Comunale.

In caso di riconoscimento delle cause di forza maggiore per la rinuncia, il Comune restituisce l’intera cifra versata a titolo di pagamento area, mentre tratterrà la quota € 2.000,00 relativa alla rata degli oneri di urbanizzazione.

 

 

 

 

 

 

fac simile ricorso utile trasferimento -handicap-

marzo 1, 2012

SCHEMA DI RICORSO AL CAPO DELLO STATO

Prot. n° posta in arrivo sede in Roma,

RICORSO IN MERITO ALLA LEGGGE 104/92 -PORTATORI DI HANDICAP

vedasi trasferimenti ex art.33 comma 5 della Legge 104/92.

Il predetto ricorso contiene diversi omissis, in quanto in relazione alla legge sulla privacy, A differenza di questi ricorsi singoli, l’impugnazione posta a firma dello scrivente, potrà essere pubblicizzata e quindi consentire di rendere ancora più visibile quanto da noi profuso e posto non solo nell’interesse dei singoli ma di tutti i colleghi della PA È opportuno quindi estendere la conoscenza di questo fac simile di ricorso

Prot. posta in arrivo N. _________________

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
SEDE IN ROMA

Ricorso Straordinario al Capo dello Stato

AI SENSI DELL’ARTICOLO 8 DPR 1199/71

presentato dal Sig nato a prov. di e residente in via n cap

(DATI ANAGRAFICI E L’ENTE DOVE DIPENDE o ricorre )

Contro

l’ente a cui si ricorre

Avverso

Il decreto o l’ atto emesso dall’amministrazione e datato n. …………. indirizzato ……….. e al decreto si allega la documentazione prodotta, malgrado la stessa risulti incompleta, non è possibile allegarne copia ,o allegare copie dei documenti ricevuti dall’ente cui si ricorre .

chiedendo nelle conclusioni , ad esito dell’istanza prodotta dai ricorrente

FATTO

ESPORRE BREVI FATTI A TUTELA INTERSSI LEGITTIMI

il sottoscritto …………………. e ………………….. …………….. e di ……………..

In date diverse occasioni presentava alla propria amministrazione di appartenenza domanda di trasferimento ex art. 33 comma 5 della legge n. 104 del 1992.

La domanda riguardava il riconoscimento del diritto degli stessi a vedersi trasferiti ex art. 33 comma 5 L. 104/92 per poter garantire un’assistenza ad un proprio parente portatore di handicap. I ricorrenti presentavano, così come indicato nelle circolari esplicative proprie dell’amministrazione penitenziaria in materia di 104/92, l’idonea e richiesta documentazione.

Successivamente e inopinatamente in data con decreti fac-simile l’amministrazione con il decreto che s’impugna pur riconoscendo la completezza della documentazione presentata in considerazione del fatto che non risultano posti vacanti nell’organico del ruolo di appartenenza presso la sede/i richiesta/e archiviava la relativa pratica.

L’atto impugnato è illegittimo e va pertanto annullato alla stregua dei seguenti

MOTIVI

VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELLA LEGGE 104 DEL 1992 –VIOLAZIONE DI LEGGE PER CARENZA DI MOTIVAZIONE – ECCESSO DI POTERE PER DISPARITA’ DI TRATTAMENTO – ECCESSO DI POTERE PER ERRATA VALUTAZIONE DEI PRESUPPOSTI – ECCESSO DI POTERE PER ILLOGICITA’ E CONTRADDITTORIETA’ DEGLI ATTI.

Il ricorso amministrativo non può essere proposto se non da chi, ritenendosi danneggiato dall’atto della P.A. abbia interesse all’annullamento di esso.

Tale presupposto viene richiesto espressamente dal D.P.R. n.1199/71 art. 1 e 8, ove specificando la parte di chi vi abbia interesse distingue tra interesse protetto, costituito da un diritto soggettivo o un interesse legittimo che può avere contenuto economico, economico e morale o meramente morale, e un interesse al ricorso.

In ordine alla decisione di intervento del delegato Sindacale di appartenenza in persona di rappresentante sindacale si specifica che egli ricopre l’incarico di Coordinatore Responsabile per la sigla sindacale. Questi interviene all’interno di tale procedimento di tutela amministrativa a sostegno delle ragioni dei Sig. ……………………. e ……………………. portate innanzi al Capo dello Stato con separati ed individuali ricorsi, nell’ambito della tutela all’interesse a ricorrere avverso provvedimenti lesivi di interessi collettivi che egli in qualità di rappresentante sindacale di una categoria specifica di lavoratori quelli dell’amministrazione __________________ rappresenta e, quindi “impersonifica” quale ente esponenziale della categoria.

“ L’interesse collettivo come le omogenee pretese dei componenti una classe di persone, nell’ambito di una collettività più ampia o della stessa collettività generale, a che un determinato bene, avente rilevanza sociale, non sia esposto a pregiudizio ”. Per altra dottrina gli interessi collettivi sono quelli pertinenti ad una pluralità di soggetti, i quali costituiscono una categoria o un gruppo omogeneo, congiunto ed organizzato al fine di realizzare fini, per così dire “corporativi”, della categoria o del gruppo di cui trattasi.

È quindi interesse della intervenire a sostegno e tutela degli interessi del lavoratore in quanto l’archiviazione delle procedure di trasferimento ex art.33 L.104/92 pone e limita notevolmente le loro singole aspettative, nonché le nostre come portatori degli interessi collettivi della categoria di lavoratori della P.A.

In ordine alla tutela di questi interessi collettivi, la più recente elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale è pervenuta al riconoscimento della tutelabilità giurisdizionale degli interessi diffusi e collettivi.

La condivisa tesi dottrinaria, pone come possibile che gli interessi collettivi ben possono essere ricompresi , come specie, nel più ampio genere degli interessi legittimi se di questi ultimi si ha un concetto più esteso di quello tradizionale, non limitandolo alla tutela delle situazioni soggettive di appartenenza esclusive.

Il Consiglio di Stato (sez. VI n.176 del 13.5.85) ha definito l’interesse collettivo come l’interesse al corretto esercizio del potere amministrativo da parte di un’organizzazione di tipo associativo. Tale interesse risulta differenziato sia rispetto a quello facente capo alla generalità dei cittadini, sia rispetto a quello proprio dei singoli appartenenti alla categoria.

Oltremodo in ordine alla giusta proposizione in sede amministrativa del Ricorso al Presidente della Repubblica va precisato che il Ricorso Straordinario al Capo dello Stato è un rimedio di carattere generale consistente nell’impugnativa di un atto amministrativo definitivo.

L’atto amministrativo deve considerarsi definitivo quando non vi è possibilità di esperire rimedi amministrativi ordinari contro di esso.

L’atto amministrativo può essere definitivo per natura se l’organo che ha emanato l’atto non ha superiori gerarchici, o per legge.

Esistono tuttavia casi di definitività implicita che secondo dottrina e giurisprudenza, sarebbero da riscontrarsi tutte le volte in cui il potere in base al quale il provvedimento è stato emanato sia stato conferito all’autorità inferiore in via esclusiva.

Nella specie i provvedimenti a cui si ricorre sono firmati dal Direttore Generale Gaspare Sparacia Capo della .

Secondo il decreto legislativo n. 165 del 2001 “norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche” pubblicato sulla G.U. n. 106 del 9.5.01 stabilisce all’art. 16 comma 4° che “gli atti e i provvedimenti adottati dai dirigenti preposti al vertice dell’amministrazione e dai dirigenti di uffici dirigenziali generali di cui al presente articolo non sono suscettibili di ricorso gerarchico”.

Pertanto icto oculi i decreti di archiviazione ivi impugnati emessi dal Direttore Generale Dott. Gaspare Sparacia non sono ex lege suscettibili di ricorso gerarchico.

Ecco pertanto giustificato il ricorso al Capo dello Stato quale ricorso a tutela amministrativa quale portatore di interessi collettivi contro i provvedimenti di archiviazione emanati dall’AMMINISTRAZIONE nei confronti del dipendente .

La legge n. 104 del 1992 ha previsto una speciale tutela per i soggetti portatori di handicaps, così statuendo, all’art. 1, fra l’altro che la Repubblica : a)garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali. Il successivo art. 5 precisa poi, che la “rimozione delle cause invalidanti, la promozione dell’autonomia e la realizzazione dell’integrazione sociale sono perseguite attraverso i seguenti obiettivi……….. e assicurare nella scelta e nell’attuazione degli interventi socio-sanitari la collaborazione della famiglia.”

L’art. 33 della medesima legge prevede al comma 5 che “il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o affine entro il terzo grado handicappato, ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”

La finalità perseguita dal legislatore di favorire l’integrazione nella famiglia di provenienza della persona handicappata “è pertanto perseguita attraverso un’agevolazione per il familiare lavoratore, che gli consenta o gli renda più agevole, mediante l’assegnazione ad una sede di lavoro il più vicino all’abitazione, di accudire e assistere nel miglior modo il parente o l’affine portatore di handicap “ (

cfr. T.A.R. Calabria – Reggio Calabria 10.10.93 n. 908).

L’art. 3 della legge 241 del 1990 generalizzando l’obbligo della motivazione degli atti amministrativi, ha imposto l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche determinanti la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria, optando per la necessità di una cosiddetta motivazione in senso ampio, comprendente non solo le ragioni di diritto, ma anche i presupposti di fatto nonché i passaggi logici che conducono dalle acquisizioni istruttorie alla decisione finale.

Ciò, al fine di tutelare i destinatari del provvedimento amministrativo ed il diritto di controllo sull’atto.

Nel nostro caso non vengono forniti ai ricorrenti i dati sulla pianta organica dei posti, per il ruolo occupato, né nella sede richiesta né tantomeno nelle sedi alternative indicate nell’ ambito dei 90 Km e le risultanze dell’indisponibilità a provvedere, in modo positivo, per lo stesso.

Nell’ipotesi ci si richiamasse ad una motivazione ob relationem degli atti dovremmo comunque riscontrare la mancata indicazione e messa a disposizione dei ricorrenti dell’atto richiamato con violazione dell’art. 3, comma 3, L. n. 241/90.

Quindi con gli impugnati provvedimenti viene leso il principio della trasparenza dell’azione amministrativa con la conseguente impossibilità di: a) consentire una valutazione completa dell’istruttoria; di accertare se la P.A. abbia valutato esaurientemente tutti gli interessi che dovevano essere tenuti presenti nell’adozione dell’atto ( controllo sulle pregresse situazioni di trasferimento accordate ai sensi della L. n. 104/92 nelle sedi richieste dall’istante); di verificare i motivi in forza dei quali ha ritenuto tale scelta più rispondente all’interesse pubblico. La motivazione del provvedimento di archiviazione, peraltro inviata con modulo fac-simile a tutti gli altri ricorrenti che oggi si vedono costretti ad impugnare il provvedimento dell’archiviazione della Amministrazione di appartenenza _____________ risulta dunque insufficiente, generica e carente, oltre che erronea.

Un altro elemento di illegittimità dell’atto può essere desunto dall’eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà tra atti dell’amministrazione esplicativa del principio costituzionale di eguaglianza e di ragionevolezza.

Nella circolare ministeriale del 27.6.03 prot. n. 2170/6/27-6 avente ad oggetto applicazione dell’art.33 comma 5 della L. 104/92, l’Amministrazione ha fornito, a seguito dell’evoluzione giurisprudenziale in materia, precisazioni sul piano interpretativo e applicativo della norma.

Va detto che nella stessa circolare, nel suo primo periodo si indica che le Organizzazioni Sindacali sono state ascoltate sul tema attraverso incontri e note intercorse tra le stesse OO.SS. e l’Amministrazione La circolare si riferisce in particolare alla riunione svoltasi in data 10.3.2003 ove l’Amministrazione ammette di aver effettuato uno studio comparativo ai fini dell’emanazione della nuova circolare sulla L.104/92, indicando diversi punti fondamentali per rendere applicabile la stessa legge in armonia con le nuove posizioni dottrinarie e giurisprudenziali.

L’Amm.ne specifica la Sua necessità di “istituire una graduatoria, vigente nel tempo, relativa alle istanze non accolte per carenza di posti liberi e della priorità in base al grado di parentela; aspetti che precedono lo strumento della contrattazione collettiva, per le considerazioni svolte dal Consiglio di Stato nel parere n.589 del 27.6.01″.

Nella stessa riunione il Sig. _______________criticava la scelta dell’amministrazione di accorpare gli ipotetici beneficiari di trasferimenti ex art.33 comma 5 L.104/92 con la più generale mobilità a domanda del personale.

L’Amm. Penit. nella stessa sede specificava la priorità e precedenza per i trasferimenti ex art.33 L.104/92 rispetto ai trasferimenti legati alla mobilità a domanda.

A conclusione dell’incontro il Capo del Dipartimento asseriva che l’incontro era volto a costruire e, proprio in relazione ai rapporti trasparenti con le OO.SS., si è sentita l’esigenza di conoscere i punti di vista per operare nell’interesse del personale.

Lo stesso Capo del Dipartimento tracciava quindi il percorso che sarà seguito dall’Amm. Penit. , le pratiche non complete saranno rigettate, saranno evase subito tutte le pratiche che non hanno problemi, le pratiche restanti ove non risultano vacanze nelle sedi richieste saranno messe da parte cercando di soddisfarle man mano che si libereranno i posti.

Và quindi subito detto che l’Amministrazione nelle sue note non ha mai indicato l’istituto giuridico (se mai esistesse in dottrina e giurisprudenza) dell’archiviazione in relazione a quelle domande complete che “dovevano essere messe da parte e d essere soddisfatte successivamente”.

Anzi nei decreti di archiviazione notificate al ………………. e ……………. l’Amministrazione dichiara espressamente che “malgrado la stessa risulti completa” non è possibile aderire alla richiesta di trasferimento.

È quindi chiaro che il predetto provvedimento di archiviazione, risulta annullabile in quanto posto in violazione dei principi costituzionali nonché a quanto asserito dalla stessa , in modo contraddittorio, negli incontri concertati con le OO.SS.

La materia del contendere verte sull’elemento della mancanza di posti vacanti nell’organico del ruolo di appartenenza presso la sede/i richiesta/e e conseguentemente sull’inciso “ove possibile” dove si riscontra l’esigenza di contemperare i diritti costituzionalmente garantiti del soggetto portatore di handicap con l’interesse pubblico e le esigenze organizzative dell’Amministrazione anch’esse tutelate costituzionalmente.

Come sottolineato da costante giurisprudenza “…il diritto all’effettiva tutela dell’handicappato non può essere fatto valere, alla stregua del generale principio del bilanciamento degli interessi, quando il relativo esercizio venga a ledere in misura consistente le esigenze economiche ed organizzative del datore dio lavoro, in quanto ciò può tradursi – soprattutto per il lavoro pubblico – in un danno per la collettività (Corte Cass. N. 829/01).

Quindi in questo caso, quando il trasferimento nella sede richiesta non sia possibile, perché non vi sia il posto vacante, il diritto all’effettiva tutela dell’handicappato deve cedere il passo rispetto all’interesse pubblico, perseguito dall’Amministrazione, di evitare un danno per la collettività.

Questa interpretazione, del tutto legittima, presuppone però, a nostro avviso, proprio perchè nel bilanciamento degli interessi in gioco viene sacrificato il diritto costituzionale protetto dell’handicappato alla effettiva della sua tutela e, in più, si introduce una deroga ad una disciplina già di per sé derogatoria rispetto all’ordinaria regolamentazione delle assegnazioni di sedi di servizio ai dipendenti, che la suddetta discrezionalità venga esercitata nel miglior modo possibile.

Discrezionalità amministrativa e dei suoi limiti accolta dalla dottrina e giurisprudenza che non solo ne riconosce i caratteri nella facoltà di scelta fra comportamenti giuridicamente leciti per il soddisfacimento dell’interesse pubblico e per il perseguimento di un fine rispondente alla causa del potere esercitato, ma evidenza anche il criterio che deve orientare la P.A. nella scelta. Suddetto criterio si concretizza nella “ponderazione comparativa di più interessi secondari ad un interesse primario”.

Questa è ratio essendi che ha condotto l’Amministrazione a dedurre le proprie ragioni al fine di giustificare l’archiviazione delle predette norme.

Purtroppo il ragionamento così articolato ha avuto il suo sviluppo e conseguentemente la sua applicazione solamente, in ordine temporale, da poco tempo. Prima di questo periodo nulla è stato mai applicato nè quindi questo esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione ha avuto la sua applicazione.

Conseguentemente i trasferimenti predenti al periodo luglio 2003 sono stati concessi al di là del limite discrezionale costituito dalla vacanza o meno del posto di servizio nella sede richiesta.

Diversi possono essere gli esempi di queste e conclamate situazione di esubero di personale trasferito ex art. 33 L. 104/92 ante 2003 presso i diversi istituti penitenziari collocati sul territorio nazionale.

Evidente risulta pertanto la disparità di trattamento tra questi beneficiari e il ricorrente odierno che si vede rigettare, attraverso l’archiviazione della propria pratica, il proprio legittimo diritto al trasferimento.

L’atto amministrativo è indefettibilmente destinato alla realizzazione di interessi pubblici. Tale funzione deve sussistere non solo al momento della sua emanazione, ma anche durante la sua vigenza. Ciò spiega la c.d. autotutela della P.A. consistente nel potere di tutelare da sé, unilateralmente, la propria sfera d’azione. Una delle manifestazioni in cui si concreta il potere di autotutela è la c.d. autoimpugnativa consistente nella facoltà, riconosciutale, di procedere ex se, cioè unilateralmente e d’ufficio, alla caducazione dei propri atti, ab origine illegittimi e/o inopportuni, o divenuti inopportuni.

Gli atti di ritiro sono provvedimenti amministrativi a contenuto negativo, emanati in base ad un riesame dell’atto, compiuto nell’esercizio del medesimo potere amministrativo esercitato con l’emanazione dell’atto, al fine di eliminare l’atto viziato.

Tra gli atti generalmente classificati in annullamento d’ufficio, revoca, abrogazione, pronuncia di decadenza, e il mero ritiro.

Ovviamente l’istituto dell’archiviazione non risulta nemmeno per via analogica applicabile al potere di ritiro riconosciuto nella specie in capo all’Amministrazione . Ne tanto meno risulta previsto ne tanto meno applicabile circolare n. 3585/6035 del 18.6.03 ove viene sono fornite ulteriori precisazioni sul piano interpretativo della norma e su quello applicativo, in modo da conformare l’azione amministrativa ai principi di legge e da renderla comprensibile e quindi trasparente.

Quindi nessun elemento porta all’istituto dell’archiviazione.

Il provvedimento impugnato è viziato, inoltre, dall’omessa osservanza dell’art. 7 della l. 241/90: non consta infatti dal suo tenore letterale che esso sia stato emesso in conseguenza di un apposito procedimento e, anche a voler considerare solamente gli effetti giuridici pregiudizievoli da esso sortiti in danno del ricorrente, alcuna comunicazione è stata comunque data al medesimo dell’avvio di procedimento alcuno.

Cosicché al ricorrente è stato oggettivamente precluso, dunque illegittimamente, di far valere le proprie fondate ragioni in sedi istituzionali diverse da quella giurisdizionale odierna, vieppiù con la conseguenza illegittima compressione del suo diritto di difesa.

Il responsabile del procedimento non è solamente il soggetto che pone in essere atti istruttori, ma è colui cui fa capo l’istruttoria globalmente intesa in una prospettiva di ampia collaborazione con i privati. Il responsabile del procedimento in sostanza può e deve cooperare con il privato ponendolo in condizioni di rimuovere difetti, irregolarità, incompletezze, impedimenti presenti nell’istanza che, se non eliminati o corretti, ne renderebbero l’iniziativa inefficace in quanto priva dei requisiti di legittimazione o delle condizioni di ammissibilità. (T.A.R. trentino Alto Adige 7.3.95 n. 79).

Inoltre le regole sul responsabile del procedimento, sulla partecipazione e sul diritto di accesso previste dalle leggi 241 e 142 del 1990 assicurano a tutti i soggetti interessati, siano essi pubblici o privati, la possibilità di controllare l’adeguatezza dell’azione amministrativa (Cons. di Stato sez. II 1.7.92 n. 32).

Tutto ciò premesso il Sig. Marco Mammucari

Chiede

Alla S.V. Ill.ma Capo della Stato la dichiarazione di illegittimità degli atti amministrativi per i motivi sopra dedotti e conseguentemente l’archiviazione del provvedimento di archiviazione emanato dall’Amministrazione _________________ nei confronti del lavoratore

ISTANZA CAUTELARE DI SOSPENSIVA

Il fumus boni juris emerger con chiarezza dai motivi sopra esposti.

Il danno grave ed irreparabile deriva al ricorrente ed alla stesso portatore di handicap dall’esecuzione del provvedimento impugnato con il quale ingiustamente viene negata l’applicazione della L. 104 del 1992, cui consegue l’impossibilità per il ricorrente di prestare l’assistenza necessaria all’handicappato/a che necessita di continua assistenza.

Si impone expressis verbis, ex art. 3 comma 4 della legge 12.7.00 n. 205, la sospensione dell’atto impugnato.

Data ……………..

Firma

————————–

nessuna

febbraio 29, 2012

ultimo aggiornamento 1 marzo 2012

Subisce sfratto.L’iacp ,interviene per mancata presentazione della domanda di subentro dalla cessione contratto ,risultante a nome dei genitori .

febbraio 16, 2012

15/02/2012 – notizie della stampa locale
– Sfrattato da una casa popolare .
– L’uomo minaccia di darsi fuoco. l’inquilino,desiste ,ma si arrende dopo 4 ore di trattative intercorse con il settore comunale casa .
L’uomo si era barricato in casa con tre taniche di benzina
Per non subire lo sfratto:
L’uomo si era barricato in casa con tre taniche di benzina.
Il sindaco di Rivoli si è impegnato a trovargli una sistemazione in alternativa
Angelo C., l’uomo di 43 anni che stamani aveva minacciato di darsi fuoco a causa dello sfratto, ha rinunciato al suo proposito dopo quattro ore di trattative. Barricato in casa con tre taniche di benzina, a Rivoli, C. è tornato sui suoi passi dopo che il Comune si è offerto di trovargli una sistemazione. Per i prossimi 15 giorni l’uomo alloggerà in un ostello e successivamente il sindaco Franco D. si è impegnato a trovargli un nuovo appartamento a prezzo calmierato.
L’appartamento di edilizia residenziale ( CASA POPLARE) in cui abitava è gestito dall’ iacp,ex ISTITUTO PER LE CASE POPOLARI) . È stata quest’ultima a fargli pervenire l’avviso di sfratto esecutivo in quanto l’appartamento era stato assegnato ai suoi genitori: AL TEMPO QUANDO FRANCO D,VIVEVA CON LA FAMIGLIA SENZA ESSERE SPOSATO , La madre è morta tempo fa e il padre nel 2009, quando l’Agenzia per la Casa POPOLARE ,ex IACP , Atc”AGENZIA TERRITORIALE CASA “ ha fatto partire le procedure per tornare in possesso dell’abitazione .
L’uomo aveva minacciato di farsi saltare in aria: «Di qui esco soltanto in ambulanza. Ho due bambine, devo andare a dormire in strada?», aveva detto.

PRECISAZIONI PERSONALI : OGGI A SEGUITO DELL’INTRODUZIONE DI NUOVE LEGGI ,NE E’ RESPONSABILE IL DIRIGENTE DI AREA ATC , IN QUANTO : SE NON DA ESITI DI UN CORRETTO PROCEDIMENTO RIVOLTO A DAR UN MIGLIOR IQUADRO INFORMATIVO AL CITTADINO ,NE RISPONDE DEL CATTIVO OPERATO SVOLTO DALL’AMMINISTRAZIONE .Evincibile dai censimenti ,o mancata relazion edei parametri reddituali .vedasi l’ultima dichiarazione del genitore risalente al 2009 ,a de cuius ,RITARDO DALL’ IACP ,anni due .il Dirigente andrebbe penalizzato su sanzione amministrativa .

Torino 15 /febbraio / 2012

nessuna -consiglio di stato –

febbraio 15, 2012

nessuna difesa ,occupazione sine titulo alloggi iacp eccesso di potere 4 www. google.it/tag/ case popolari; 3
occupazione senza titolo case popolari opposizione 3
ordine rilascio competenza del direttore iacp 2
ex incis” a iacp requisiti sentenza *1)
*Alloggi ex INCIS/Militari: natura giuridica. Quesito Se anche gli alloggi ex INCIS- Militari assegnati a personale militare della Guardia di Finanza.visite 2
occupazione sine titulo sfratto 700 cpc 2
fac simile ricorso straordinario al capo dello stato avverso ordinanza sindacale 2
ricorso avverso verbale per occupazione sine titolo alloggio popolare 2
fac simile citazione accertamento proprietà 2
alloggi iacp messina e prescrizione quinquennale canoni locazione 2
competenza iacp occupazione senza titolo 2
conduttore moroso garantito da terzo 1
“diffida stragiudiziale” spese convalida 1
modello atto di citazione 2011 1
patrimonio disponibile comunale “occupazione sine titulo” 1
ampliamento nucleo familiare romeo gestioni anna maria addante 1
assegnatari di case popolari hanno diritto al risarcimento danni da infiltrazioni 1
legge regionale 45/1982 abruzzo 1
anna maria addante ater 1
convalida sfratto morosità litispendenza 1
procedura per decadenza assegnazione alloggio case popolari 1
definizione di case popolari 1
fac-simile delega del sindaco per difesa e rappresentanza in giudizio 1
ampliamento nucleo familiare romeo gestioni 1
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1)Consiglio di Stato, sez. V, 6 dicembre 2007, n. 6243
Edilizia residenziale pubblica – Atto di assegnazione di alloggi E.R.P. – Provvedimento di decadenza – Potere di
autotutela – Adeguata istruttoria – Opportuna motivazione – Necessità.
FATTO
Con ricorso notificato i giorni 7, 13, 15 febbraio 2007 e depositato il 24 seguente il
signor Eugenio Caprarelli ha appellato la sentenza 28 novembre 2006 n. 10257 del TAR
Campania, Napoli, Sezione V, non notificata, di reiezione del suo gravame diretto
all’annullamento del provvedimento 21 aprile 2005 n. 1462/u.u./8018 del Comune di
Piedimonte Matese, col quale egli veniva dichiarato decaduto dall’assegnazione dell’alloggio di
edilizia residenziale pubblica da lui occupato, sito nello stesso Comune, per non aver avuto
stabile dimora nel medesimo alloggio. All’uopo ha dedotto:
1.- Erroneità dei presupposti di fatto su cui è fondata la decisione del TAR Campania.
2.- Carenza istruttoria.
Il Comune di Piedimonte Matese non si è costituito in giudizio; si è invece costituito lo
IACP di Caserta, svolgendo controdeduzioni anche nella successiva memoria del 4 luglio 2007.
All’odierna udienza pubblica la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
Com’è esposto nella narrativa che precede, forma oggetto dell’appello in esame la
sentenza 28 novembre 2006 n. 10257 del TAR Campania, sede di Napoli, Sezione V, con la
quale è stato respinto il gravame proposto dal signor Eugenio Caprarelli, attuale appellante,
avverso il provvedimento 21 aprile 2005 n. 1462/u.u./8018 del Comune di Piedimonte Matese,
concernente dichiarazione di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale
pubblica da lui occupato, sito nello stesso Comune, “in quanto l’assegnatario non ha avuto
stabile dimora nell’alloggio assegnato”.
In particolare, il TAR ha ritenuto infondato il primo motivo (violazione dell’art. 20 L.R. n.
18/97 ed eccesso di potere per carenza d’istruttoria, travisamento dei fatti e difetto del
presupposto della mancata stabile occupazione dell’alloggio) osservando, in diritto, che dall’art.
17, co. 1, lett. b) del D.P.R. n. 1035 del 1972, prevedente la revoca dell’assegnazione
dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica nel caso di abbandono dell’alloggio per un periodo
superiore a tre mesi senza la previa autorizzazione dello IACP, e dall’art. 20 della L.R.
Campania n. 18 del 1997, secondo cui deve essere disposta la decadenza dall’assegnazione nei
confronti di colui che non abiti stabilmente nell’alloggio assegnato, si evince che “la mancata
stabile occupazione dell’alloggio costituisce, di per sé ed indipendentemente dai motivi della
stessa, causa di revoca dall’assegnazione”.
In fatto, ha poi rilevato che siffatta evenienza risultava dagli atti di causa e, in
particolare, che il signor Caprarelli risiedeva nel Comune di Piedimonte Matese solo dal 1993, a
fronte dell’assegnazione avvenuta nel 1986; che l’alloggio non fosse occupato stabilmente era
confermato dalla nota prot. 200/2001 della Polizia municipale dello stesso Comune, attestante
che egli vi dimorava “in modo periodico in quanto lavora fuori comune”; che altre indicazioni in
tal senso provenivano dall’autocertificazione ISEE presentata al Comune di Bologna per l’anno
2002 dal coniuge dell’istante, assegnataria a sua volta di alloggio di edilizia popolare in quel
Comune, da cui risultava la ricomprensione del signor Caprarelli nel nucleo familiare della
dichiarante, la sua residenza in Bologna e la sua iscrizione presso la locale USL, nonché dalla
documentazione fiscale degli anni 2001 e 2002 prodotta dallo stesso istante, indicante Bologna
quale domicilio fiscale, e dall’accertamento dell’INAIL del dicembre 2002 inviatogli all’indirizzo
in Bologna.
Ha concluso perciò che dal complesso di tali circostanze si desumeva come, per un
significativo periodo di tempo, l’interessato aveva dimorato stabilmente in Bologna, dunque
abbandonando l’alloggio assegnatogli in Piedimonte Matese.
Il TAR ha disatteso altresì il secondo motivo (violazione della legge n. 241 del 1990 e
carenza di adeguata motivazione anche con riferimento alle deduzioni presentate al Comune
dal ricorrente) per l’irrilevanza di eventuali violazioni procedimentali, posto che l’interessato
aveva avuto copia degli atti del procedimento ed era stato in grado di articolare la censura,
nonché tenuto conto che negli atti richiamati nel provvedimento erano chiaramente indicate le
ragioni giuridiche e le circostanze di fatto in base alle quali era stata adottata la dichiarazione
di decadenza, mentre non poteva procedersi comunque all’annullamento per tale aspetto
dell’atto impugnato, stante la sua natura di atto vincolato, l’omogeneità tra contenuto effettivo
e contenuto virtuale del provvedimento ed avuto riguardo al disposto dell’art. 21 octies, co. 2,
della legge n. 241 del 1990.
Infine, analogo esito ha raggiunto in ordine al terzo motivo (eccesso di potere per
illogicità, contraddittorietà ed ingiustizia) per l’inconfigurabilità dei vizi dedotti nei riguardi di
atto avente l’anzidetta natura vincolata e per l’irrilevanza, a fronte della necessità della
permanenza delle condizioni prescritte per l’assegnazione dello stesso alloggio, del profilo
concernente la lentezza del procedimento di riscatto dell’alloggio, peraltro attinente a
questione che l’istante avrebbe potuto far valere con gli strumenti di legge.
Premesso quanto innanzi, la Sezione ricorda che, come evidenziato dall’Istituto
appellato, il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di un alloggio di edilizia
residenziale pubblica per mancata occupazione stabile non ha natura sanzionatoria, bensì
consiste nell’esercizio di un potere di autotutela a garanzia del perseguimento del pubblico
interesse all’effettiva destinazione del bene immobile, realizzato con fondi pubblici, alle
esigenze di colui che abbia concreta necessità dell’alloggio, sicché al fine in questione rileva
non già l’elemento soggettivo della condotta tenuta dall’assegnatario, ma la circostanza
obiettiva della mancata utilizzazione dell’abitazione (cfr. in tal senso, tra le tante, Cons. St.,
Sez. VI, 27 febbraio 2006 n. 844, e Sez. IV, 14 aprile 2004 n. 2107).
Tuttavia, come anche recentemente ribadito dalla giurisprudenza formatasi in materia,
pienamente condivisa dal Collegio, occorre notare che un siffatto provvedimento incide
gravemente sulla sfera giuridica dell’assegnatario; pertanto, il potere di autotutela in parola
non può che essere esercitato nel massimo rispetto dei principi di imparzialità e buon
andamento (che contribuiscono a delineare il principio di legalità dell’azione amministrativa) di
cui all’art. 97 della Costituzione, quindi mediante il corretto contemperamento dei delicati
interessi in gioco, vale a dire di quello, pubblico, alla assegnazione dell’alloggio a chi ne abbia
reale necessità e quello, privato, dell’assegnatario a non vedersi sottratto l’alloggio se non
quando ricorrano effettivamente e concretamente i presupposti stabiliti dalla legge. Ne
consegue che lo stesso provvedimento deve fondarsi su un’adeguata istruttoria ed una congrua
motivazione da cui risultino gli elementi valutati dall’amministrazione e l’iter logico da essa
seguito per pervenire alla determinazione assunta (cfr, tra le ultime, Cons. St., Sez. IV, 21
maggio 2007 n. 2563).
Nella specie, in sede di esame del primo motivo il TAR, limitandosi – come si è visto – a
rilevare gli elementi formali risultanti dagli atti richiamati, non ha considerato come tali
elementi non fossero sufficienti a dimostrare la volontà dell’assegnatario di dimorare
effettivamente e stabilmente altrove, dunque di abbandonare l’alloggio in questione, tanto
meno per un periodo superiore a tre mesi.
Invero, l’assunzione di residenza anagrafica in Bologna, con correlati inserzione in quel
nucleo familiare, domicilio fiscale e iscrizione alla locale USL, sono solo indiretti elementi
dimostrativi dell’abbandono, non incompatibili con una diversa situazione di fatto. Di contro,
all’uopo l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto accertare in concreto se l’immobile era
restato realmente disabitato, e non solo occasionalmente ma continuativamente per un
determinato lasso temporale, ad esempio attraverso ripetuti accessi e/o la verifica dei consumi
di energia elettrica, acqua, gas e telefono. Pertanto, in assenza di tali accertamenti, come la
mancata residenza anagrafica nel Comune di Piedimonte Matese fino all’anno 1993 non ha a
suo tempo impedito l’assegnazione né dato luogo al suo annullamento, così l’assunzione di
residenza anagrafica in Bologna – peraltro non certificata in atti, nonché comunque non
accompagnata dalla cancellazione dai registri anagrafici di Piedimonte Matese ed anzi
contraddetta dal fatto che nell’anno 2001 l’interessato sia stato ivi censito – non giustifica di
per sé sola la revoca dell’assegnazione. Né è idonea a corroborare l’assunto del TAR
l’informativa della Polizia municipale dell’anno 2001, che si limita ad affermare che il signor
Caprarelli “dimora nell’alloggio IACP in modo periodico” per ragioni di lavoro, senza precisare i
termini effettivi della periodicità e, in specie, se questa si sia tradotta in assenze di durata
superiore a tre mesi (come previsto dal cit. art. 17, D.P.R. n. 1035 del 1972) o comunque
tanto consistenti da potersi escludere l’abitualità dell’abitare (ai sensi della lett. b del parimenti
cit. art. 20, L.R. 2 luglio 1997 n. 18).
Sotto l’aspetto motivazionale – come si è visto ben rilevante, al contrario di quanto
affermato nella sentenza appellata -, poi, non offre nulla di più il provvedimento comunale
impugnato in primo grado, sia pure attraverso gli atti del procedimento, comprese le ripetute
segnalazioni dello IACP di Caserta e la documentazione ad esse allegate.
Deve quindi concludersi che, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice anche
in relazione al secondo motivo originario, lo stesso provvedimento sia privo di adeguata
motivazione in ordine all’effettività della circostanza della mancanza di stabile abitazione, posta
a base della determinazione, né tanto meno si fondi su elementi probatori oggettivi ed univoci,
sicché si pone in contrasto con i principi giurisprudenziali su enunciati, come lamentato dal
signor Caprarelli nei primi due motivi del ricorso di primo grado, sostanzialmente riproposti in
questa sede.
Ne deriva che l’appello dev’essere accolto, con conseguente accoglimento del detto
ricorso di primo grado in riforma della sentenza appellata e con assorbimento di ogni altra
doglianza non trattata.
Tuttavia, si ravvisano ragioni affinché possa essere disposta la compensazione tra le
parti presenti delle spese dei due gradi.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, accoglie l’appello in epigrafe e, per
l’effetto, in riforma della sentenza appellata accoglie il ricorso di primo grado ed annulla gli atti
con esso impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

N. 05663/2011REG.PROV.COLL.

N. 07625/2011 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 7625 del 2011, proposto da:
PARTIS FABRIZIO, rappresentato e difeso dall’avv. Giorgio D’Alessio, con domicilio eletto presso Alfiero Costantini in Roma, via Cola di Rienzo, n. 163;

contro

A.T.E.R. di Roma, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avv. Michelina Vassallo, con domicilio eletto presso l’avv. Michelina Vassallo in Roma, via F.Paulucci E’ Calboli, n. 20/E;
ROMA CAPITALE, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difesa dall’avv. Luigi D’Ottavi, con il quale è elettivamente domiciliato in Roma, via del Tempio di Giove, n. 21;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE III quater, n. 7064 dell’8 agosto 2011, resa tra le parti, concernente DECRETO DI RILASCIO ALLOGGIO DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA OCCUPATO SENZA TITOLO;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di A.T.E.R. di Roma e Roma Capitale;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2011 il Cons. Carlo Saltelli e uditi per le parti gli avvocati D’ Alessio e Cutellè, su delega dell’ avv. Vassallo;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

PREMESSO CHE:

a) con sentenza n. 7064 dell’8 agosto 2011 il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. III quater, ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso proposto dal sig. Fabrizio Partis avverso il decreto emesso dall’A.T.ER. del Comune di Roma in data 9 luglio 2009 per il rilascio dell’alloggio di edilizia pubblica residenziale sito in Roma alla via Pietro Maffi, n. 1, scala U, int. 186, in quanto occupato sine titulo;

b) l’interessato con rituale e tempestivo atto di appello ha chiesto la riforma della predetta sentenza, deducendo la sussistenza nella controversia de qua della giurisdizione del giudice amministrativo, essendo qualificabile quale interesse legittimo la posizione giuridica vantata in relazione all’avviato procedimento di sanatoria della posizione di detenzione senza titolo dell’alloggio in questione, e chiedendo quindi l’annullamento degli atti impugnati con il ricorso proposto in primo grado ovvero, previa affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo, il rinvio dell’affare al giudice di primo grado;

c) sia Roma Capitale che l’A.T.E.R. del Comune di Roma, costituendosi in giudizio, ha chiesto il rigetto del gravame, deducendone l’inammissibilità e l’infondatezza;

RILEVATO in punto di fatto che, come emerge dalla lettura dell’impugnato decreto di rilascio dell’alloggio, lo stesso è fondato esclusivamente sull’occupazione sine titulo dell’immobile;

CONSIDERATO CHE:

a) come recentemente ribadito anche da questa Sezione (11 agosto 2010, n. 5621), per le controversie in materia di alloggi di edilizia economica e popolare, il riparto della giurisdizione – a parte la speciale ipotesi di opposizione davanti al pretore prevista dall’art. 11, comma 13, del DPR 30.9.1972 n. 1035 con esclusivo riguardo al provvedimento di decadenza dall’assegnazione per mancata occupazione dell’alloggio nel termine prescritto – è regolato dal consueto criterio della posizione soggettiva riconoscibile in capo al privato, dovendosi attribuirla al giudice amministrativo allorquando tale posizione sia di interesse legittimo, perché attinente alla fase del procedimento amministrativo strumentale all’assegnazione, caratterizzato da poteri pubblicistici, e al giudice ordinario allorquando sia di diritto soggettivo perfetto, in quanto attinente al rapporto locativo costituitosi in seguito all’assegnazione (quest’ultima essendo una fase priva di valenza pubblicistica i cui atti non costituiscono espressione di una ponderazione tra l’interesse pubblico e quello privato, ma si configurano come valutazione del rispetto da parte dell’assegnatario di obblighi assunti al momento della stipula del contratto ovvero si sostanziano in atti di accertamento del diritto vantato dal terzo al subentro sulla base dei requisiti richiesti dalla legge);

a) in mancanza di un qualsivoglia atto di assegnazione/concessione dell’alloggio non può neppure invocarsi l’applicazione dell’articolo 5 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034 (ora art. 133, co. 1, n. 6, lett. b), c.p.a.) e della conseguente giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, spettando pertanto la cognizione della controversia de qua, sulla base del criterio del petitum sostanziale, al giudice ordinario, da ritenersi fornito della potestas iudicandi ogni qual volta il ricorrente ingiunto opponga un diritto al subentro nel rapporto concessorio, qualunque sia il titolo (più o meno fondatamente o plausibilmente) accampato in ricorso (successione, subentro per vincolo di coabitazione familiare e/o assistenziale, subentro per esercizio di fatto delle prerogative del conduttore, quali il pagamento del canone e delle utenze dei servizi etc., sanatoria, contrapponendosi all’atto amministrativo un diritto soggettivo al mantenimento della situazione di vantaggio (C.d.S., sez. V, 6 ottobre 2005, n. 5890; Cass., SS.UU., ord. 11 marzo 2004, n. 5051; Id., 16 luglio 2001, n. 9647; 23 febbraio 2001, n. 67; 7 novembre 2000, n. 1155; 10 agosto 2000, n. 564, nonché recentemente, proprio in tema di rilascio di alloggio emesso nei confronti di occupante abusivo, Cass. SS.UU. 25 novembre 2009, n. 24764; 12 giugno 2006, n. 13527);

RITENUTO CHE pertanto la sentenza impugnata deve essere confermata, con conseguente rigetto dall’appello, potendosi tuttavia compensare le spese del presente grado di giudizio in ragione della particolarità del substrato fattuale della controversia;

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso indicato in epigrafe, lo respinge.Dichiara compensate le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 ottobre 2011 con l’intervento dei magistrati:
Stefano Baccarini, Presidente

Carlo Saltelli, Consigliere, Estensore

Roberto Chieppa, Consigliere

Francesca Quadri, Consigliere

Doris Durante, Consigliere-L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 21/10/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

separazione e revisione degli alimenti

gennaio 31, 2012

Quando un tribunale ti obbliga a pagare degli alimenti, tiene conto di quanto ti rimane per vivere?
Un decreto del tribunale ha stabilito che io debba corrispondere 1000 euro di alimenti alla mia ex coniuge per il primo figlio, un altro decreto dello stesso tribunale ha stabilito il pignoramento del terzo del mio stipendio come risarcimento del mancato versamento di una parte del assegno stabilito sulla precedente consensuale.
In pratica in passato avendo avuto una riduzione di stipendio (dovuto alla crisi) ed un aumento delle spese in quanto sono stato trasferito a 100 km dalla mia abitazione e ho nel frattempo avuto 2 altri figli da una seconda unione ho dovuto per forza ridurre (non eliminare ma ridurre e per un perirodo di circa un anno) l’ assegno di cui sopra.
In una prima causa hanno stabilito che io debba restituire l’ intera differenza perché per legge avrei dovuto chiedere subito al tribunale la riduzione e non confidare sulla comprensione della controparte.
Hanno infatti stabilito che se ho lasciato la cifra iniziale ufficialmente invariata, fondamentalmente me lo potevo permettere!?!?!?
Per quanto sopra mi hanno applicato il pignoramento del terzo dello stipendio.
In una seconda causa si è stabilito il nuovo importo dell’assegno di mantenimento ma (qui viene il punto della mia domanda) nessuno ha tenuto conto della somma dei due.
Quindi secondo il tribunale io dovrei versare su una base di uno stipendio medio di 2500 euro un assegno di mantenimento di euro 1000 ma lo stipendio stesso viene appunto decurtatoo di un terzo alla fonte per cui il calcolo è il seguente:
2500 : 3 X 2 = 1666 = 1000 = 666.
Ecco, secondo il tribunale in oggetto io dovrei vivere e mantenere la mia famiglia con 666 euro al mese, la mia compagna al momento non lavora, e andare pure a lavorare tutti i giorni a 100 km di distanza da casa mia mentre sempre secondo lo stesso tribunale i soli miei 1000 euro di assegno non sono sufficienti a garantire l’alimentazione del mio primo figlio tanto da obbligarmi di fatto a versarne coattamente altri 850 circa tramite pignoramento e lostesso pignoramento è del terzo e non del quinto inquanto si tratta appunto di alimenti.
Faccio presente che la mia ex coniuge lavora, ha presentato un CUD di circa 11,000 euro superiore al mio ed anche prorpietaria della casa di abitazione nonchè di una altra che affitta regolarmente.

Miglior risposta – il motivo del “contendere” era un assegno di mantenimento per il figlio, quindi il fatto che la tua ex guadagni e anche molto non c’entra nulla (il giudice nel decidere l’entità dell’assegno ha pensato solo alla somma che devi dare per il figlio).
Effettivamente su 2500 euro darne 1000 per il figlio sembra (ripeto sembra) statisticamente un importo che rientra nella media, il giudice sicuramente ha tenuto conto anche del tenore di vita che avevate e ha dato il 40% del tuo stipendio come assegno (poteva anche attribuire un importo minore ma purtroppo per te non l’ha fatto).
Quello che tu hai sbagliato (passando dalla parte del torto automaticamente) è stato di aver decurtato autonomamente l’assegno; capisco le tue difficoltà ma non potevi farlo, avresti dovuto chiedere tale riduzione al giudice (motivandola come hai fatto nella domanda di yahoo), in mancanza di ciò secondo me il giudice c’è andato pesante perchè tu alla fine hai violato la legge.
Se non ho capito male il pignoramento del terzo dello stipendio è stato fatto per recuperare gli arretrati, quindi poi cesserà…
L’unica cosa che puoi fare è affidarti ad un buon avvocato (forse tua moglie ha avito la possibilità e i fondi per trovarne uno più bravo del tuo?) e chiedere per il futuro la revisione dell’assegno facendolo così scendere magari da 1000 euro a 500 o 600… motiva il tutto con tutte le spese cui sei soggetto e magari riuscirai a far valere le tue motivazioni
triste che la tua ex (che ha soldi e non ha probl di liquidità da come dici) debba impuntarsi per fartela pagare e renderti la vita più difficile, forse ce l’ha con te (molte ex sono così), forse non è riuscita a rifarsi una vita e inconsciamente invidia la tua?


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