mobbing nelle forze armate ?

Interrogazione a risposta scritta 4-01673
presentata da ELETTRA DEIANA giovedì 13 dicembre 2001 nella seduta n.075
DEIANA e RUSSO SPENA. – Al Ministro della difesa. – Per sapere – premesso che:
il maresciallo capo dei carabinieri Gaetano Campisi, arruolatosi nel 1971, ha ricoperto, nell’arco della propria carriera, vari incarichi nei più disparati reparti dell’Arma, dai servizi antidroga di Roma, Napoli e Milano, fino al servizio antimafia nella città di Palermo;
nel 1981 il Campisi era addetto al servizio di scorta ad un magistrato e in quel periodo ha contratto una grave patologia (enterite cronica di Crohn) che lo ha costretto a chiedere il trasferimento a Firenze o Bologna, uniche sedi dove avrebbe potuto essere adeguatamente curato;
nel 1986, nonostante fosse stato giudicato invalido per servizio in base al decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, ha continuato ad essere comandato in servizi di ispezione presso il comando legione;
che per tale invalidità il maresciallo Campisi ha ricevuto anche il distintivo d’onore per mutilati di servizio;
in considerazione della sua parziale inabilità, il maresciallo Campisi era stato assegnato all’infermeria del comando regione carabinieri Toscana, incarico era stato ritenuto compatibile con il suo stato di salute dalla Commissione medica ospedaliera, così come previsto dalla legge n. 738 del 1981;
successivamente il Campisi veniva trasferito ad altro incarico, senza il preventivo parere della Commissione di cui sopra;
poiché il Campisi riteneva incompatibile con il proprio stato di salute il nuovo incarico, aveva fatto ricorso al Tar che, con ordinanza 497 del 1999, sospendeva l’efficacia del provvedimento;
un ulteriore trasferimento, avvenuto ugualmente senza il parere della Commissione medica, veniva ugualmente sospeso dal Tar con ordinanza 636 del 1999;
nonostante due successivi e concordanti pronunciamenti del tribunale amministrativo, il comando carabinieri persiste nel rifiutare di dare corso e corretta esecuzione ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e ad adottare un comportamento conforme alla legge;
l’accanimento nei confronti del maresciallo Campisi, il cui stato di servizio è sempre stato ineccepibile come dimostrano i numerosi e gravosi incarichi nei quali è stato impegnato durante la carriera, ha coinciso con l’emanazione di una circolare (133/145 del 25 novembre 1999) a firma del generale di brigata Massimo Cetola, allora comandante della regione carabinieri Toscana, e dunque superiore diretto del Campisi, nella quale venivano sostenute posizioni singolari e, ad avviso dell’interrogante gravissime a proposito dell’uso del ricorso amministrativo da parte dei militari dell’Arma;
il generale Cetola sosteneva che il ricorso ai Tar, diritto costituzionalmente protetto e garantito anche agli appartenenti all’Arma dei carabinieri, metteva in discussione la linea di comando e la indeboliva;
lo stesso generale arrivava a scrivere, nel documento citato rivolto a tutti gli ufficiali alle sue dipendenze, che «le prospettive, con il prevedibile avvento dei sindacati e con l’arruolamento femminile, non consentono margini di ottimismo», dimostrando una singolare concezione non solo della democrazia, ma anche della parità dei diritti tra i sessi, di fatto equiparando l’arruolamento femminile ad una sorta di evento pericoloso per la disciplina;
ancora, nel documento era stigmatizzata «la discutibile autonomia degli organi medico-legali», ritenendo evidentemente il Cetola che anche le diagnosi e le prognosi debbano essere una prerogativa della catena di comando, sola abilitata a riconoscere gli stati morbosi dei sottoposti;
quasi contestualmente alla diffusione di questo singolare documento, che non risulta essere stato censurato dal comando generale dei carabinieri, l’azione nei confronti del Campisi, reo evidentemente di aver proposto ricorso al Tar, veniva se possibile accentuata con ripetuti invii all’ospedale militare con motivazioni che appaiono all’interrogante flebili se non pretestuose;
nei primi giorni di settembre 2001, il maresciallo Campisi è stato ricoverato all’ospedale civile di Firenze per una enterite;
alla dimissione, senza che gli fossero prescritti giorni di riposo o convalescenza, il Campisi si presentava in servizio presso il reparto di appartenenza;
al rientro veniva più volte accompagnato all’ospedale militare di Firenze, senza che nei suoi confronti fossero presi provvedimenti di carattere medico, né che gli fossero assegnati giorni di convalescenza;
nonostante l’assenza di provvedimenti medici, in data 15 settembre il colonnello Gianfranco Antonini, comandante del Campisi, gli ordinava di lasciare il servizio e di consegnarli la pistola di ordinanza;
alla richiesta del Campisi di avere una ricevuta per la consegna dell’arma, il colonnello Antonini ne ha rifiutato il rilascio, al che il maresciallo Campisi, essendo l’arma in dotazione individuale e portandone la responsabilità personale, si sarebbe rifiutato;
in seguito a questo episodio il Campisi è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il tribunale militare di La Spezia per il reato di «disobbedienza aggravata»;
il giorno 17 settembre 2001, il tenente colonnello Pierfranco Fraccalvieri, che sostituiva l’Antonini, avrebbe chiesto nuovamente la consegna dell’arma, richiesta al quale il Campisi aderiva in quanto gli veniva contestualmente rilasciata una ricevuta;
alla richiesta del Campisi di conoscere le motivazioni del ritiro, il Fraccalvieri citava le disposizioni contenute a pagina 26, lettera d, della pubblicazione N.A. 8 «Armi e munizioni» edita dal comando generale;
lo stesso ufficiale rifiutava tuttavia di consegnare copia dello stralcio della disposizione citata asserendo che la pubblicazione medesima è «Per uso esclusivo d’ufficio»;
successivamente il Campisi, nuovamente inviato all’ospedale militare, veniva sottoposto ad esami medici giustificati con l’improbabile motivazione di «recente episodio di recidiva ileale di morbo di Crohn in soggetto in corso di approfondimento psicodiagnostica» ed in data 10 ottobre 2001 veniva posto in licenza di convalescenza;
la motivazione della convalescenza, che mette in relazione uno stato di malattia cronica a livello intestinale come il morbo di Crohn con una presunta problematica psichiatrica, fa intravedere all’interrogante un tentativo di attribuire al Campisi una condizione patologica che mette in discussione la sua salute mentale -:
se non ritenga di dover dare immediata disposizione al comando generale dell’Arma dei carabinieri affinché promuova un’inchiesta su quella che appare essere all’interrogante una persecuzione sistematica nei confronti di un militare dallo stato di servizio eccellente;
se non ritenga che nei confronti del Campisi sia in atto una vera e propria azione di MOBBING in quanto lo stesso ha dovuto far ricorso al tribunale amministrativo, ottenendo in tutti i casi completa soddisfazione, per far valere i propri diritti;
se non ritenga gravi e censurabili le affermazioni del generale Centola a proposito del legittimo esercizio del ricorso alla giustizia amministrativa da parte dei carabinieri che ritengono lesi i propri diritti; se non ritenga di dover censurare le affermazioni dello stesso ufficiale a proposito della presunta «autonomia» degli organi medico-legali militari;
se non ritenga inammissibile che nei confronti del maresciallo capo Gaetano Campisi siano stati adottati provvedimenti, come il ritiro della pistola di ordinanza, giustificati con disposizioni «segrete», neppure portate a conoscenza dell’interessato;
se non ritenga di dover provvedere con la massima urgenza alla revisione delle disposizioni in merito a pubblicazioni di servizio che non rivestono alcun carattere di riservatezza, ma che vengono classificate senza nessuna apparente motivazione. 

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