dlgs 119/2011

decreto legislativo 18 luglio 2011 n.
119, emanato dal Governo nell’ambito dell’esercizio della
delega prevista dall’art. 23 L n. 183/2010 (il cosiddetto
“Collegato Lavoro”) ai fini del riordino della normativa in
materia di congedi, aspettative e permessi.
Coordinamento Aziendale FLP Finanze
pag. 2
Questo provvedimento, che riguarda sia i dipendenti pubblici
che i privati, ridefinisce i criteri e le modalità per la fruizione di
permessi, congedi e aspettative, chiarendo alcune questioni
applicative ed interpretative, con l’obiettivo di prevenire abusi
e combattere prassi improprie, adeguando inoltre la disciplina
vigente agli interventi legislativi più recenti e a varie pronunce
della Corte Costituzionale.
Il decreto legislativo contiene tra l’altro ulteriori
modificazioni al vigente D.Lgs n. 151/2001 e ss. integrazioni
(Testo Unico delle disposizioni a tutela della maternità e
paternità), e, in sintesi, interessa:
1. astensioni per maternità;
2. congedi per assistenza delle persone diversamente abili;
3. congedi e cure degli invalidi;
4. diritto allo studio
5. congedi a seguito di adozione.
Nel testo di legge le novità e le precisazioni introdotte sono
elencate in 8 articoli, di cui:
Art. 1. Le disposizioni del decreto legislativo sono effettuate in
attuazione dell’articolo 23,comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183
e recano modifiche in materia di congedi, aspettative e permessi
Art. 2. Modifica l’articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n.151,
in materia di flessibilita’ del congedo di maternita’
Coordinamento Aziendale FLP Finanze
pag. 3
Art. 3. Modifica l’articolo 33, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in
materia di congedo parentale
Art. 4. Modifica l’articolo 42, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in
materia di congedo per assistenza di soggetto portatore di handicap
grave
Art. 5. Modifica l’articolo 2 della legge 13 agosto 1984, n. 476, in materia
di aspettativa per dottorato di ricerca
Art. 6. Modifica l’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in
materia di assistenza a soggetti portatori di handicap grave
Art.7. Previsioni relative al Congedo per cure agli invalidi
Art. 8. Modifica l’articolo 45 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n.151,
in materia di adozioni e affidamenti.
Si ringrazia il collega Pasquale Baldari, dirigente nazionale FLP
DIFESA, per aver redatto la scheda che riportiamo in allegato,
che evidenzia, con riferimento alle diverse materie in
argomento, tutte le novità intervenute con il decreto in oggetto.
Come sempre la FLP rimane a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento sulle tematiche relative ai congedi, aspettative e
permessi a tutela dei diritti di tutti i lavoratori Giudiziari.
Vieni in FLP con te saremo più forti!!!!!
Coordinamento Nazionale FLP Giustizia
(Piero Piazza – Raimondo Castellana)
CONGEDI, ASPETTATIVE E PERMESSI
LE NOVITA’ INTRODOTTE DAL
Decreto Legislativo 18.07.2011, n.119
che modifica alcuni articoli del DLvo 26.03.2001 n. 151 e della Legge 05.02.1992, n. 104
(SCHEDA ELABORATA DA PASQUALE BALDARI)
CONGEDI, PERMESSI, ASPETTATIVE
Gran parte della riforma, è dedicata ai congedi, ai permessi e alle aspettative legate alla
condizione di genitorialità, di cui al d.lgs. n. 151 del 2001.
Un primo intervento opera sulla c.d. astensione obbligatoria, di 5 mesi, prevista dagli
articoli 16 e ss..
L’articolo 16, infatti, viene integrato con un comma, l’1-bis, contemplando così anche il
caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno
dall’inizio della gestazione (ai sensi dell’art. 19, infatti, se intervenuta precedentemente,
viene considerata come malattia).
A differenza dell’attuale disciplina – in assenza di una specifica regolamentazione veniva
trattata come parto prematuro e dunque vi si applicava l’astensione obbligatoria – viene
prevista la facoltà per le lavoratrici di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa.
Tale disposizione, adottata a tutela della condizione psicofisica della lavoratrice, prevede,
dal punto di vista procedurale, esclusivamente un preavviso di almeno dieci giorni al
datore e l’attestazione, da parte del medico specialista del SSN e del medico competente,
che il rientro al lavoro non rechi pregiudizio alla salute della lavoratrice.
La stessa disciplina viene prevista anche per il caso di morte prematura del bambino
(decesso alla nascita o durante il congedo).
Un secondo intervento riguarda l’articolo 33, dedicato al prolungamento del congedo
parentale per i genitori di minore con handicap in situazione di gravità.
Com’è noto, in questi casi, e purché il bambino non sia ricoverato, è consentito al padre o
alla madre di prolungare, per ogni minore con handicap, fino a tre anni il congedo
parentale, con decorrenza dal termine del periodo di astensione facoltativa, regolato all’art.
32.
Le modifiche apportate dall’emanando decreto chiariscono che tale diritto, da esercitarsi
entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, fruibile in misura continuativa o
frazionata, è per un periodo massimo di tre anni, comprensivo quindi dei periodi di cui
all’art. 32.
Viene, inoltre, ammesso il diritto a fruirne anche se il bambino è ricoverato, purché sia
richiesta dai sanitari la presenza del genitore.
Novità intervengono anche in tema di riposi e permessi per figli con handicap grave,
regolati all’art. 42.
Confermando la possibilità, fino al compimento del terzo anno del bambino, di usufruire, in
luogo del prolungamento del periodo di congedo parentale di cui all’art. 33, delle due ore
di riposo giornaliero retribuito (ex art. 33, co. 2 della legge n. 104 del 1992), tale misura
viene prevista a sua volta alternativa (nella versione attualmente vigente, invece, è
“successivamente al terzo anno di età”) ai permessi previsti dall’art. 33, co. 3 della legge
104 del 1992 (modificata dalcollegato lavoro e dallo stesso emanando decreto), ossia ai
tre giorni di permesso mensileretribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in
maniera continuativa nell’ambito del mese. Il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori,
anche adottivi, che possono fruirne alternativamente.
Dunque, la misura di cui all’art 33, co. 3 della legge n. 104 (tre giorni di permesso mensile
retribuito) diviene alternativa al riposo di cui alla legge 104, art. 33, comma 2 (due ore di
riposo giornaliero retribuito), a sua volta alternativo al prolungamento del congedo
parentale.
CONGEDO STRAORDINARIO
PER ASSISTENZA A PORTATORE DI HANDICAP
Viene poi riscritto il comma 5, in tema di congedo straordinario (art. 4, co. 2 della legge n.
53 del 2000) fruibile per l’assistenza di soggetto portatore di handicap (periodo di
congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni).
Recependo le indicazioni della Corte Costituzionale (sent. n. 19 del 2009, in cui si rileva
come la ratio della disposizione sia quella di assicurare continuità nelle cure e
nell’assistenza del disabile in ambito familiare):
Viene, innanzitutto, riscritta la platea dei beneficiari, prevedendo un “ordine di priorità”
cosicché, solo in caso di decesso, mancanza o patologie invalidanti dei soggetti primi in
tale classificazione, il diritto di fruire del “congedo straordinario” spetta ad altri: coniuge
convivente; il padre o la madre, anche adottivi; uno dei figli conviventi; fratelli o sorelle
conviventi.
Viene, poi, riordinata e aggiornata la disciplina contenente le modalità di fruizione di tale
congedo, oggetto di più interventi legislativi negli ultimi anni. In particolare, il congedo
viene accordato entro 60 giorni dalla richiesta, non può superare i due anni per ciascuna
persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa; è accordato a condizione
che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno, salvo che, in tal caso, sia
richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza; non può essere
riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona, salvo che per
l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, nel qual caso i diritti
sono riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne
alternativamente (tuttavia, negli stessi giorni, l’altro genitore non può fruire dei benefici di
cui all’articolo 33, commi 2 e 3 della 104 e 33, comma 1 del decreto 151).
Ancora, tramite il nuovo comma 5-ter:
Viene aggiornata la disposizione in tema di indennità (corrispondente all’ultima
retribuzione) e contribuzione figurativa.
Viene anche precisato che tale periodo di congedo non rileva ai fini della maturazione
delle ferie, della tredicesima mensilità e del t.f.r.. Infine, è confermato che i soggetti che
usufruiscono di questo congedo per un periodo continuativo non superiore a 6 mesi,
hanno diritto di usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di
congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza
diritto alla contribuzione figurativa.
ADOZIONI E AFFIDAMENTI
L’ultima modifica al decreto n. 151, attiene invece a due interventi sull’art. 45, in materia di
adozioni e affidamenti.
Il primo, che estende le disposizioni sui riposi dei genitori anche al caso di adozioni,
recependo le indicazioni della Corte Costituzionale (sent. n. 104 del 2003), sostituisce il
riferimento agli anni di vita del bambino, con il suo ingresso in famiglia.
Analogamente, il secondo intervento, estende le disposizioni di cui all’articolo 42-bis
(assegnazione dei dipendenti pubblici con figli minori fino a tre anni ad una sede di
servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la
propria attività), al caso di adozione ed affidamento entro i primi tre anni dall’ingresso del
minore nella famiglia ed indipendentemente dall’età del minore.
ASSISTENZA AI SOGGETTI PORTATORI DI HANDICAP GRAVI
Un altro ambito di intervento è in materia di assistenza ai soggetti portatori di handicap
gravi, di cui all’articolo 33 della legge n. 104 del 1992.
In riferimento al comma 3, ossia alla fruizione di tre giorni di permesso mensile
retribuito, viene previsto che il dipendente abbia diritto di prestare assistenza nei confronti
di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di
un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il
coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di
età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
Inoltre, a controllo su eventuali abusi, viene previsto che il lavoratore che usufruisca di
tali permessi per assistere una persona residente a più di 150 chilometri di distanza,
debba attestare con un titolo di viaggio, o altra documentazione, il raggiungimento del
luogo di residenza dell’assistito.
CONGEDO PER LE CURE DEGLI INVALIDI
Ancora, si dispone sul congedo per le cure degli invalidi, prevdendo che i lavoratori mutilati
e invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50 % possano fruire
ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non
superiore a 30 giorni.
La domanda dell’interessato, a prevenzione di eventuali abusi, deve essere
accompagnata dalla richiesta del medico del Ssn da cui risulti la necessità della cura in
relazione all’infermità riconosciuta.
Al rientro, occorre poi documentare l’avvenuta sottoposizione alle cure (nel caso di
trattamenti terapeutici continuativi, l’attestazione può essere anche cumulativa).
Tale congedo, che non rientra nel periodo di comporto, ha lo stesso trattamento delle
assenze per malattia.
CONGEDO PER DOTTORATO DI RICERCA
L’ultima novità, infine, riguarda il congedo dei pubblici dipendenti per il dottorato di ricerca.
Si segnala, innanzitutto, che, con la recente riforma Gelmini (legge n. 240 del 2010),
nell’intento di contemperare il diritto allo studio con il principio di buon andamento della
Pubblica Amministrazione, tale possibilità è oggi prevista come discrezionale, se cioè
compatibile con le esigenze delle amministrazioni. L’emanando decreto, modificando l’art.
2 della Legge n. 476 del 1984, estende la disciplina del congedo per il dottorato di ricerca
ivi prevista a tutti i dipendenti pubblici “contrattualizzati”, ex art. 2, comma 3, d. lgs. 165 del
2001.
Tale disposizione prevede che si possa usufruire della borsa di studio, ove ricorrano le
condizioni richieste, ma che solo in caso di ammissione senza borsa di studio, o di
rinuncia a questa, si conserva il trattamento economico e previdenziale da parte
dell’amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro.
Qualora nei due anni successivi al conseguimento del titolo si interrompa, per propria
volontà, il rapporto, è dovuta la ripetizione degli importi ricevuti.
Non vi hanno diritto coloro che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca e coloro
che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di
detto congedo.
Il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera e del
trattamento previdenziale.
Infine, si riporta di seguito, il testo della Relazione illustrativa allegata allo schema di
provvedimento approvato dal Consiglio dei Ministri in data 09.06.2011, la cui lettura aiuta
a comprendere meglio le novità introdotte.
Schema di decreto legislativo
recante attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n.183
recante la delega attribuita al Governo per il riordino della normativa in
materia di congedi, aspettative e permessi.
RELAZIONE ILLUSTRATIVA
Il presente decreto legislativo attua la delega contenuta nell’articolo 23 della legge 4
novembre 2010, n.183, in tema di riordino della normativa in materia di congedi,
aspettative e permessi.
Con il presente intervento normativo non si è proceduto al riordino dell’intera normativa in
materia in quanto, considerati anche i tempi ridotti ed il complesso iter di approvazione, si
è preferito optare per un’impostazione minimale e settoriale. Nel contempo, sono state
privilegiate le soluzioni tese a superare delicate questioni interpretative ed applicative, ed
a prevenire e limitare eventuali abusi nella fruizione dei permessi. Inoltre, è stato recepito
quanto affermato, di recente, dal Giudice delle leggi in materia di congedo straordinario.
Le competenti Commissioni parlamentari hanno reso parere favorevole, con osservazioni.
Il testo, conseguentemente, è stato modificato in accoglimento di quelle osservazioni che il
Governo ha ritenuto di poter accogliere.
Articolo 1
Stabilisce l’ambito oggettivo e le finalità del presente decreto legislativo, il quale in
attuazione dell’art. 23, comma 1, della l. 4 novembre 2010, n. 183, reca modifiche in
materia di congedi, aspettative e permessi. In particolare, ai sensi del citato comma 1, lett.
c), d) ed e), si interviene al fine di riordinare le tipologia dei permessi, ridefinire i
presupposti oggettivi e precisare i requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la fruizione
dei congedi, dei permessi e delle aspettative, comunque denominati.
Articolo 2
Reca la modifica all’art. 16 del D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151. Con tale modifica, che
aggiunge alla suddetta disposizione il nuovo comma 1 bis, si intende consentire, su
richiesta della lavoratrice interessata, il suo rientro nell’attività lavorativa, in via anticipata
rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, a tutela della delicata situazione
psicofisica della lavoratrice che si è sottoposta ad un intervento di aborto o in caso di
morte prematura del bambino.
Precisamente, si prevede che nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della
gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione, nonché in caso di
decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno
facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di dieci
giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario
Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e
tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio
alla salute delle lavoratrici.
Articolo 3
Con la modifica all’art. 33, D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, si superano alcune
incertezze applicative in materia di congedo parentale, chiarendo che per ogni minore con
handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5
febbraio 1992, n.104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno
diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del
congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo,
comprensivo dei periodi di cui all’art. 32, non superiore a tre anni, a condizione che il
bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal
caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore. Inoltre, in relazione al successivo
comma 4, per esigenze di coordinamento e di chiarezza espositiva, si dispone la
soppressione del primo periodo della disposizione.
Articolo 4
Al fine di armonizzare la disciplina in materia di congedo per assistenza di soggetto
portatore di handicap grave con le modifiche introdotte dalla l. n. 183 del 2010, si
modifica l’articolo 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, comma 2,
prevedendo che il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5
febbraio 1992 , n. 104, e successive modificazioni, è riconosciuto, in alternativa alle misure
di cui al comma 1 del suindicato articolo 42, ad entrambi i genitori, anche adottivi, del
bambino con handicap in situazione di gravità, che possono fruirne alternativamente,
anche in materia continuativa nell’ambito del mese.
Si rappresenta, altresì, che la normativa vigente in materia di congedo straordinario è
stata oggetto di numerosi interventi della Corte costituzionale. In particolare, con la
pronunzia n. 19 del 2009, la Corte ha ampliato la platea dei possibili beneficiari del
congedo straordinario, dichiarando costituzionalmente illegittimo- per contrasto con gli artt.
2, 3 e 32 Cost – l’art. 42, comma quinto, del D.lgs. n. 151/2001 nella parte in cui non
include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo il figlio convivente, in
assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità
grave. Nel riconoscere la fondatezza della questione prospettata, la Consulta ribadisce
che l’interesse primario cui è preposta la disposizione è quello di assicurare in via
prioritaria “la continuità nelle cure e nell’assistenza del disabile che si realizzino in ambito
familiare”. Pertanto, preso atto del dictum del Giudice delle leggi, le modifiche al citato
art. 42, di seguito indicate, riscrivono la platea dei soggetti legittimati ad usufruire
del congedo straordinario, prevedendo un ordine di priorità tra gli stessi, che degrada
soltanto in caso di decesso, mancanza, o in presenza di patologie invalidanti dei primi.
In particolare, con le modifiche all’articolo 42, del D. lgs. 26 marzo 2001, n. 151, si
stabilisce che il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità,
accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a
fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, in
modo continuativo o frazionato, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza,
decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del
congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza
di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del
congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie
invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle
conviventi.
Inoltre, si prevede che il congedo appena indicato non può superare la durata complessiva
di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap nell’arco della vita lavorativa. Il
congedo è accordato a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo
pieno, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta
assistenza. Si prevede, altresì, che il congedo ed i permessi di cui art. 33, comma 3,
della l. n. 104 del 1992, non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per
l’assistenza alla stessa persona.
Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, i diritti sono
riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente,
ma negli stessi giorni l’altro genitore non può fruire dei benefici di cui all’articolo 33, commi
2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e 33, comma 1, del presente decreto.
Si chiarisce, inoltre, che durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a
percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci
fisse e continuative del trattamento, e il periodo medesimo è coperto da contribuzione
figurativa; l’indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo
massimo di euro 43.579,06 annui per il congedo di durata annuale. Detto importo è
rivalutato annualmente, a decorrere dall’anno 2011, sulla base della variazione dell’indice
Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L’indennità è corrisposta
dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti
economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono
l’importo dell’indennità dall’ammontare dei contributi previdenziali dovuti all’ente
previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi
quelli per i quali non è prevista l’assicurazione per le prestazioni di maternità, l’indennità di
cui al presente comma è corrisposta con le modalità di cui all’articolo 1 del decreto-legge
30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n.
33.
Il nuovo comma 5 quater prevede che i soggetti che usufruiscono dei congedi di cui al
presente comma, per un periodo continuativo non superiore a sei mesi, hanno diritto ad
usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario
che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del
diritto a contribuzione figurativa.
Infine, nel comma 5-quinquies si chiarisce che il periodo di congedo di cui al comma 5
non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento
di fine rapporto. Per quanto non espressamente previsto dai commi 5, 5 bis, 5 ter, e 5
quater, comma, si applicano le disposizioni dell’articolo 4, comma 2, della legge 8 marzo
2000, n. 53.
Articolo 5
Il presente articolo interviene sull’art. 2, della l. 13 agosto 1984, n. 476, in materia di
congedo straordinario per motivi di studio del pubblico dipendente ammesso ai
corsi di dottorato di ricerca. Si tratta di problematica delicata, che attiene il diritto allo
studio, costituzionalmente garantito. Qualunque opzione, pertanto, deve contemperare
tale diritto ed il buon andamento della Pa. Sul punto è recentemente intervenuta, in
maniera restrittiva, la c.d. riforma Gelmini (legge n. 240 del 30 dicembre 2010, recante
norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e
reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del
sistema universitario) che ha introdotto la facoltà discrezionale dell’amministrazione in
ordine alla concessione del citato congedo per dottorato, prevedendo che il congedo in
parola possa essere accordato compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione
medesima; inoltre, la fruizione del congedo de quo viene esclusa per i dipendenti che
hanno già ottenuto il titolo di dottore di ricerca, e per i dipendenti che hanno fruito del
congedo stesso con l’iscrizione ai corsi di dottorato per almeno un anno accademico.
Pertanto, si è ritenuto necessario un coordinamento normativo, estendendo la nuova
disciplina al personale dipendente delle pubbliche amministrazioni “contrattualizzato”, con
riferimento all’aspettativa per il dottorato di ricerca, prevista dalla contrattazione collettiva.
Infine, si è ritenuto utile chiarire, in conformità ai principi generali dell’ordinamento giuridico
ed a quanto già previsto da una circolare del MIUR, che il dipendente che interrompe il
rapporto di lavoro alle dipendenze di qualsiasi Pubblica Amministrazione, nei due anni
successivi, è tenuto a restituire gli emolumenti percepiti durante il periodo di aspettativa.
Tenuto conto di quanto esposto, con la modifica dell’articolo 2, legge 13 agosto 1984, n
476, si prevede che, in caso di cessazione, per volontà del dipendente, del rapporto di
lavoro o di impiego con l’amministrazione pubblica nei due anni successivi al
conseguimento del dottorato di ricerca, il dipendente deve ripetere gli importi ricevuti
dall’amministrazione. Il nuovo comma 1 bis, inoltre, stabilisce che le norme di cui al
presente articolo 2 si applicano anche al personale dipendente dalla pubbliche
amministrazioni disciplinato in base all’articolo 2, commi 2 e 3, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, con riferimento all’aspettativa prevista dalla contrattazione collettiva.
Articolo 6
Con la modifica all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 si restringe la platea dei
dipendenti che ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in
situazione di handicap grave.
Segnatamente, si stabilisce, con riferimento ai gradi di parentela, che il dipendente può
assistere il coniuge o un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado,
solo qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità
abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o
siano deceduti o mancanti.
Inoltre, per consentire un controllo sugli eventuali abusi, costituiti dalla fruizione di
permessi a prescindere dalla prestazione effettiva dell’assistenza al soggetto portatore di
handicap, si introduce l’obbligo, per il dipendente che usufruisce dei permessi per
assistere la persona in situazione di handicap, residente in comune situato a distanza
stradale superiore a 150 Km rispetto a quello di residenza del lavoratore, di attestare, con
un titolo di viaggio o altra documentazione idonea, il raggiungimento del luogo di residenza
dell’assistito.
Articolo 7
Per porre chiarezza in materia di cure per gli invalidi e per contenere eventuali abusi, l’art.
7 prevede che i lavoratori mutilati e invalidi civili, cui sia stata riconosciuta una
riduzione della capacità lavorativa superiore al 50 per cento, possono fruire ogni
anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure per un periodo non
superiore a trenta giorni.
La disposizione chiarisce, altresì, che durante il periodo di congedo, il dipendente
ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il regime economico delle
assenze per malattia. Inoltre, il datore di lavoro non chiede l’accertamento mediante
visita di controllo, ma il lavoratore è tenuto a documentare in maniera idonea l’avvenuta
sottoposizione alle cure. Si prevede che la necessità della cura in relazione all’infermità
invalidante riconosciuta risulti espressamente dalla domanda del dipendente interessato,
accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale
o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica. Per quanto riguarda il regime giuridico,
si chiarisce che tale congedo non rientra nel periodo di comporto. Durante il periodo di
congedo, inoltre, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento calcolato secondo il
regime economico delle assenze per malattia. Il lavoratore è tenuto a documentare in
maniera idonea l’avvenuta sottoposizione alle cure. In caso di lavoratore sottoposto a
trattamenti terapeutici continuativi (come, ad esempio, nel caso di trattamento di dialisi), a
giustificazione dell’assenza può essere prodotta anche attestazione cumulativa.
Rimangono invece ferme le restrizioni previste dall’articolo 3, comma 42, della l. n. 537 del
1993 e successive modificazioni. Infine, vengono abrogati l’art. 26 della legge 30 marzo
1971, n. 118, e l’art. 10 del decreto legislativo 23 novembre 1988, n. 509, essendo ormai
superati dai successivi interventi normativi in materia e da quanto previsto dal presente
articolo.
Articolo 8
Con il presente articolo, che modifica l’articolo 45 del Decreto legislativo 26 marzo
2001 n. 151 in materia di adozioni e affidamenti, si ottempera a quanto indicato dalla
Corte Costituzionale con sentenza 26 marzo-1° aprile 2003, n. 104; inoltre, si scongiurano
eventuali censure all’articolo 42-bis, dal momento che in caso di adozione l’esigenza di
riavvicinamento sorge al momento dell’ingresso del minore in famiglia. Precisamente, al
suindicato articolo 45 sono apportare le seguenti modificazioni: al comma 1, le parole
“entro il primo anno di vita del bambino” sono sostituite dalle seguenti “entro il primo anno
dall’ingresso del minore nella famiglia”; inoltre, dopo il comma 2, è inserito il comma 2-bis,
secondo il quale le disposizioni di cui all’articolo 42-bis si applicano, in caso di adozione ed
affidamento, entro i primi tre anni dall’ingresso del minore nella famiglia,
indipendentemente dall’età del minore.
Articolo 9
Si tratta della clausola di invarianza, con cui si prevede che dal presente decreto non
derivano minori entrate, né nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
DECRETO
LEGISLATIVO
18 luglio 2011, n. 119
Attuazione dell’articolo 23 della legge 4 novembre 2010, n.
183, recante delega al Governo per il riordino della normativa
in materia di congedi, aspettative e permessi. (11G0162) (GU n.
173 del 27-7-2011 )
note:
Entrata in vigore del provvedimento: 11/08/2011
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 4 novembre 2010, n. 183, recante deleghe al Governo
in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di
congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di
servizi per l’impiego di incentivi all’occupazione, di apprendistato,
di occupazione femminile, nonche’ misure contro il lavoro sommerso e
disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro;
Visto in particolare l’articolo 23 della citata legge n. 183 del
2009 che conferisce delega al Governo ad adottare disposizioni
finalizzate al riordino della normativa vigente in materia di
congedi, aspettative e permessi, comunque denominati, fruibili dai
lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici e privati;
Sentite le associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro
comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 7 aprile 2011, in attuazione di quanto
previsto dall’articolo 23, comma 2, della citata legge n. 183 del
2010;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all’articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, espresso nella seduta del 5 maggio 2011;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 9 giugno 2011;
Sulla proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e
l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e per le pari
opportunita’;
Emana
il seguente decreto legislativo:
Art. 1
Oggetto e finalita’
1. Le disposizioni del presente decreto legislativo, in attuazione
dell’articolo 23, comma 1, della legge 4 novembre 2010, n. 183,
recano modifiche in materia di congedi, aspettative e permessi, in
particolare ai sensi del citato comma 1, lettere c), d) ed e), al
fine di riordinare le tipologia dei permessi, ridefinire i
presupposti oggettivi e precisare i requisiti soggettivi, i criteri e
le modalita’ per la fruizione dei congedi, dei permessi e delle
aspettative, comunque denominati, nonche’ di razionalizzare e
semplificare i documenti da presentare ai fini dello loro fruizione.
Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto ai
sensi dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
alle quali e’ operato il rinvio. Restano invariati il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Note alle premesse:
L’art. 76 della Costituzione stabilisce che l’esercizio
della funzione legislativa non puo’ essere delegato al
Governo se non con determinazione di principi e criteri
direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti
definiti.
L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– La legge 4 novembre 2010, n. 183, e’ pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2010, n. 262, S.O.
– Si riporta il testo dell’articolo 23 della citata
legge n. 183 del 2010:
«Art. 23. – 1. Il Governo e’ delegato ad adottare,
entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu’ decreti legislativi finalizzati
al riordino della normativa vigente in materia di congedi,
aspettative e permessi, comunque denominati, fruibili dai
lavoratori dipendenti di datori di lavoro pubblici o
privati, in base ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) coordinamento formale e sostanziale del testo delle
disposizioni vigenti in materia, apportando le modifiche
necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e
sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e
semplificare il linguaggio normativo;
b) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta
salva l’applicazione dell’ articolo 15 delle disposizioni
sulla legge in generale premesse al codice civile;
c) riordino delle tipologie di permessi, tenuto conto
del loro contenuto e della loro diretta correlazione a
posizioni giuridiche costituzionalmente tutelate;
d) ridefinizione dei presupposti oggettivi e
precisazione dei requisiti soggettivi, nonche’
razionalizzazione e semplificazione dei criteri e delle
modalita’ per la fruizione dei congedi, delle aspettative e
dei permessi di cui al presente articolo, al fine di
garantire l’applicazione certa ed uniforme della relativa
disciplina;
e) razionalizzazione e semplificazione dei documenti da
presentare, con particolare riferimento alle persone con
handicap in situazione di gravita’ ai sensi dell’ articolo
3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o affette
da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono
adottati su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, di concerto con il Ministro
dell’economia e delle finanze, sentite le associazioni dei
datori e dei prestatori di lavoro comparativamente piu’
rappresentative sul piano nazionale e previo parere della
Conferenza unificata di cui all’ articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive
modificazioni, che si esprime entro trenta giorni dalla
data di trasmissione dei relativi schemi; decorso tale
termine, il Governo puo’ comunque procedere.
Successivamente, gli schemi sono trasmessi alle Camere per
l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni
parlamentari, che si esprimono entro quaranta giorni
dall’assegnazione; decorso tale termine, i decreti
legislativi possono essere comunque emanati. Qualora il
termine per l’espressione del parere parlamentare di cui al
presente comma scada nei trenta giorni che precedono la
scadenza del termine per l’adozione dei decreti legislativi
di cui al comma 1, quest’ultimo e’ prorogato di due mesi.
3. L’adozione dei decreti legislativi attuativi della
delega di cui al presente articolo non deve comportare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.».
– Si riporta il testo dell’articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta’
ed autonomie locali.):
«Art. 8. Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e
Conferenza unificata – 1. La Conferenza Stato-citta’ ed
autonomie locali e’ unificata per le materie ed i compiti
di interesse comune delle regioni, delle province, dei
comuni e delle comunita’ montane, con la Conferenza
Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell’interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi’ il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita’, il presidente dell’Associazione
nazionale dei comuni d’Italia – ANCI, il presidente
dell’Unione province d’Italia – UPI ed il presidente
dell’Unione nazionale comuni, comunita’ ed enti montani –
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall’ANCI e sei presidenti di provincia designati dall’UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall’ANCI cinque
rappresentano le citta’ individuate dall’articolo 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche’ rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta’ ed autonomie locali e’
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita’ o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell’ANCI, dell’UPI o dell’UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e’
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e’ conferito, dal
Ministro dell’interno.».
Note all’art. 1:
– Per i riferimenti all’articolo 23, comma 1, della
citata legge n. 183 del 2010, vedasi nelle note alle
premesse.
Art. 2
Modifica all’articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n.
151, in materia di flessibilita’ del congedo di maternita’
1. All’articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative
in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’,
di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, dopo il comma 1
e’ aggiunto il seguente:
«1-bis. Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della
gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione,
nonche’ in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il
congedo di maternita’, le lavoratrici hanno facolta’ di riprendere in
qualunque momento l’attivita’ lavorativa, con un preavviso di dieci
giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista
del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico
competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi
di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla
loro salute.».
Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’articolo 16 del decreto
legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle
disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno
della maternita’ e della paternita’, a norma dell’articolo
15 della legge 8 marzo 2000, n. 53.), come modificato dal
presente decreto legislativo:
«Art. 16. Divieto di adibire al lavoro le donne- 1. E’
vietato adibire al lavoro le donne:
a) durante i due mesi precedenti la data presunta del
parto, salvo quanto previsto all’articolo 20;
b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo
intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del
parto;
c) durante i tre mesi dopo il parto, salvo quanto
previsto all’articolo 20;
d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del
parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto
a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di
congedo di maternita’ dopo il parto.
1-bis. Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica
della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio
della gestazione, nonche’ in caso di decesso del bambino
alla nascita o durante il congedo di maternita’, le
lavoratrici hanno facolta’ di riprendere in qualunque
momento l’attivita’ lavorativa, con un preavviso di dieci
giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico
specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso
convenzionato e il medico competente ai fini della
prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro
attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla
loro salute.».
Art. 3
Modifiche all’articolo 33, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151,
in materia di congedo parentale
1. All’articolo 33 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
«1. Per ogni minore con handicap in situazione di gravita’
accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio
1992, n. 104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore
padre, hanno diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita
del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in
misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo
dei periodi di cui all’articolo 32, non superiore a tre anni, a
condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso
istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai
sanitari la presenza del genitore.»;
b) al comma 4, il primo periodo e’ soppresso.
Note all’art. 3:
– Si riporta il testo dell’articolo 33 del citato
decreto legislativo n. 151 del 2001, come modificato dal
presente decreto legislativo:
«Art. 33. Prolungamento del congedo – 1. Per ogni
minore con handicap in situazione di gravita’ accertata ai
sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio
1992, n. 104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il
lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento
dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del
congedo parentale, fruibile in misura continuativa o
frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei periodi
di cui all’articolo 32, non superiore a tre anni, a
condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno
presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia
richiesta dai sanitari la presenza del genitore.
2. In alternativa al prolungamento del congedo possono
essere fruiti i riposi di cui all’articolo 42, comma 1.
3. Il congedo spetta al genitore richiedente anche
qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.
4. Il prolungamento di cui al comma 1 decorre dal
termine del periodo corrispondente alla durata massima del
congedo parentale spettante al richiedente ai sensi
dell’articolo 32.».
– Si riporta il testo dell’articolo 4, comma 1, della
legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per
l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate.):
«Art. 4. Accertamento dell’handicap – 1. Gli
accertamenti relativi alla minorazione, alle difficolta’,
alla necessita’ dell’intervento assistenziale permanente e
alla capacita’ complessiva individuale residua, di cui
all’articolo 3, sono effettuati dalle unita’ sanitarie
locali mediante le commissioni mediche di cui all’articolo
1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate
da un operatore sociale e da un esperto nei casi da
esaminare, in servizio presso le unita’ sanitarie locali.».
Art. 4
Modifiche all’articolo 42, decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151,
in materia di congedo per assistenza di soggetto portatore di
handicap grave
1. All’articolo 42 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151,
sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
«2. Il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo 33,
comma 3, della legge 5 febbraio 1992 , n. 104, e successive
modificazioni, e’ riconosciuto, in alternativa alle misure di cui al
comma 1, ad entrambi i genitori, anche adottivi, del bambino con
handicap in situazione di gravita’, che possono fruirne
alternativamente, anche in maniera continuativa nell’ambito del
mese.»;
b) il comma 5 e’ sostituito dai seguenti:
«5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in
situazione di gravita’ accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo
di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53,
entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o
in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha
diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in
caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del
padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo
uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza
di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire
del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi.
5-bis. Il congedo fruito ai sensi del comma 5 non puo’ superare
la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di
handicap e nell’arco della vita lavorativa. Il congedo e’ accordato a
condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo
pieno, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza
del soggetto che presta assistenza. Il congedo ed i permessi di cui
articolo 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 non possono essere
riconosciuti a piu’ di un lavoratore per l’assistenza alla stessa
persona. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in
situazione di gravita’, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i
genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, ma
negli stessi giorni l’altro genitore non puo’ fruire dei benefici di
cui all’articolo 33, commi 2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104,
e 33, comma 1, del presente decreto.
5-ter. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto
a percepire un’indennita’ corrispondente all’ultima retribuzione, con
riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento, e il
periodo medesimo e’ coperto da contribuzione figurativa; l’indennita’
e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo
massimo di euro 43.579,06 annui per il congedo di durata annuale.
Detto importo e’ rivalutato annualmente, a decorrere dall’anno 2011,
sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo
per le famiglie di operai e impiegati. L’indennita’ e’ corrisposta
dal datore di lavoro secondo le modalita’ previste per la
corresponsione dei trattamenti economici di maternita’. I datori di
lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l’importo
dell’indennita’ dall’ammontare dei contributi previdenziali dovuti
all’ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti
datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non e’ prevista
l’assicurazione per le prestazioni di maternita’, l’indennita’ di cui
al presente comma e’ corrisposta con le modalita’ di cui all’articolo
1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33.
5-quater. I soggetti che usufruiscono dei congedi di cui al
comma 5 per un periodo continuativo non superiore a sei mesi hanno
diritto ad usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al
numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello
stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del diritto a
contribuzione figurativa.
5-quinquies. Il periodo di cui al comma 5 non rileva ai fini
della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilita’ e del
trattamento di fine rapporto. Per quanto non espressamente previsto
dai commi 5, 5-bis, 5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni
dell’articolo 4, comma 2, della legge 8 marzo 2000, n. 53.».
Note all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’articolo 42 del citato
decreto legislativo n. 151 del 2001, come modificato dal
presente decreto legislativo:
«Art. 42. Riposi e permessi per i figli con handicap
grave – 1. Fino al compimento del terzo anno di vita del
bambino con handicap in situazione di gravita’ e in
alternativa al prolungamento del periodo di congedo
parentale, si applica l’articolo 33, comma 2, della legge 5
febbraio 1992, n. 104, relativo alle due ore di riposo
giornaliero retribuito.
2. Il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo
33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992 , n. 104, e
successive modificazioni, e’ riconosciuto, in alternativa
alle misure di cui al comma 1, ad entrambi i genitori,
anche adottivi, del bambino con handicap in situazione di
gravita’, che possono fruirne alternativamente, anche in
maniera continuativa nell’ambito del mese.
3.
4. I riposi e i permessi, ai sensi dell’articolo 33,
comma 4, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, possono
essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il
congedo per la malattia del figlio.
5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in
situazione di gravita’ accertata ai sensi dell’articolo 4,
comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a
fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della
legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla
richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di
patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a
fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in
caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie
invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha
diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in
caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie
invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del
congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi.
5-bis. Il congedo fruito ai sensi del comma 5 non puo’
superare la durata complessiva di due anni per ciascuna
persona portatrice di handicap e nell’arco della vita
lavorativa. Il congedo e’ accordato a condizione che la
persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno,
salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la
presenza del soggetto che presta assistenza. Il congedo ed
i permessi di cui art. 33, comma 3, della legge n. 104 del
1992 non possono essere riconosciuti a piu’ di un
lavoratore per l’assistenza alla stessa persona. Per
l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione
di gravita’, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i
genitori, anche adottivi, che possono fruirne
alternativamente, ma negli stessi giorni l’altro genitore
non puo’ fruire dei benefici di cuiall’articolo 33, commi 2
e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e 33, comma 1, del
presente decreto.
5-ter. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha
diritto a percepire un’indennita’ corrispondente all’ultima
retribuzione, con riferimento alle voci fisse e
continuative del trattamento, e il periodo medesimo e’
coperto da contribuzione figurativa; l’indennita’ e la
contribuzione figurativa spettano fino a un importo
complessivo massimo di euro 43.579,06 annui per il congedo
di durata annuale. Detto importo e’ rivalutato annualmente,
a decorrere dall’anno 2011, sulla base della variazione
dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di
operai e impiegati. L’indennita’ e’ corrisposta dal datore
di lavoro secondo le modalita’ previste per la
corresponsione dei trattamenti economici di maternita’. I
datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva,
detraggono l’importo dell’indennita’ dall’ammontare dei
contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale
competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro
privati, compresi quelli per i quali non e’ prevista
l’assicurazione per le prestazioni di maternita’,
l’indennita’ di cui al presente comma e’ corrisposta con le
modalita’ di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30
dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla
legge 29 febbraio 1980, n. 33.
5-quater. I soggetti che usufruiscono dei congedi di
cui al comma 5 per un periodo continuativo non superiore a
sei mesi hanno diritto ad usufruire di permessi non
retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo
ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo
lavorativo, senza riconoscimento del diritto a
contribuzione figurativa.
5-quinquies. Il periodo di cui al comma 5 non rileva ai
fini della maturazione delle ferie, della tredicesima
mensilita’ e del trattamento di fine rapporto. Per quanto
non espressamente previsto dai commi 5, 5-bis, 5-ter e
5-quater si applicano le disposizioni dell’articolo 4,
comma 2, della legge 8 marzo 2000, n. 53.
6. I riposi, i permessi e i congedi di cui al presente
articolo spettano anche qualora l’altro genitore non ne
abbia diritto.».
– Si riporta il testo dell’articolo 33 della citata
legge n. 104 del 1992:
«Art. 33. Agevolazioni
1.
2. I soggetti di cui al comma 1 possono chiedere ai
rispettivi datori di lavoro di usufruire, in alternativa al
prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione
facoltativa, di due ore di permesso giornaliero retribuito
fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
3. A condizione che la persona handicappata non sia
ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente,
pubblico o privato, che assiste persona con handicap in
situazione di gravita’, coniuge, parente o affine entro il
secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i
genitori o il coniuge della persona con handicap in
situazione di gravita’ abbiano compiuto i sessantacinque
anni di eta’ oppure siano anche essi affetti da patologie
invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a
fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto
da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.
Il predetto diritto non puo’ essere riconosciuto a piu’ di
un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa
persona con handicap in situazione di gravita’. Per
l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione
di gravita’, il diritto e’ riconosciuto ad entrambi i
genitori, anche adottivi, che possono fruirne
alternativamente.
4. Ai permessi di cui ai commi 2 e 3, che si cumulano
con quelli previsti all’articolo 7 della citata legge n.
1204 del 1971 , si applicano le disposizioni di cui
all’ultimo comma del medesimo articolo 7 della legge n.
1204 del 1971 , nonche’ quelle contenute negli articoli 7 e
8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903.
5. Il lavoratore di cui al comma 3 ha diritto a
scegliere, ove possibile, la sede di lavoro piu’ vicina al
domicilio della persona da assistere e non puo’ essere
trasferito senza il suo consenso ad altra sede.
6. La persona handicappata maggiorenne in situazione di
gravita’ puo’ usufruire alternativamente dei permessi di
cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile,
la sede di lavoro piu’ vicina al proprio domicilio e non
puo’ essere trasferita in altra sede, senza il suo
consenso.
7. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 si
applicano anche agli affidatari di persone handicappate in
situazione di gravita’.
7-bis. Ferma restando la verifica dei presupposti per
l’accertamento della responsabilita’ disciplinare, il
lavoratore di cui al comma 3 decade dai diritti di cui al
presente articolo, qualora il datore di lavoro o l’INPS
accerti l’insussistenza o il venir meno delle condizioni
richieste per la legittima fruizione dei medesimi diritti.
Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica.».
– Per il riferimento al citato articolo 4, comma 1,
della legge 5 febbraio 1992, n. 104, vedasi in note
all’articolo 3.
– Si riporta il testo dell’articolo 4, comma 2, della
legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno
della maternita’ e della paternita’, per il diritto alla
cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi
delle citta’.):
« 2. – I dipendenti di datori di lavoro pubblici o
privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi
familiari, fra i quali le patologie individuate ai sensi
del comma 4, un periodo di congedo, continuativo o
frazionato, non superiore a due anni. Durante tale periodo
il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto
alla retribuzione e non puo’ svolgere alcun tipo di
attivita’ lavorativa. Il congedo non e’ computato
nell’anzianita’ di servizio ne’ ai fini previdenziali; il
lavoratore puo’ procedere al riscatto, ovvero al versamento
dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della
prosecuzione volontaria.».
– Si riporta il testo dell’articolo 1 del decreto-legge
30 dicembre 1979, n. 663 (Finanziamento del Servizio
sanitario nazionale nonche’ proroga dei contratti stipulati
dalle pubbliche amministrazioni in base alla legge 1°
giugno 1977, n. 285, sulla occupazione giovanile):
«Art. 1. – A decorrere dal 1° gennaio 1980, per i
lavoratori dipendenti, salvo quanto previsto dal successivo
sesto comma, le indennita’ di malattia e di maternita’ di
cui all’articolo 74, primo comma, della legge 23 dicembre
1978, n. 833 , sono corrisposte agli aventi diritto a cura
dei datori di lavoro all’atto della corresponsione della
retribuzione per il periodo di paga durante il quale il
lavoratore ha ripreso l’attivita’ lavorativa, fermo
restando l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere
anticipazioni a norma dei contratti collettivi e, in ogni
caso, non inferiori al 50 per cento della retribuzione del
mese precedente, salvo conguaglio.
Il datore di lavoro deve comunicare nella denuncia
contributiva, con le modalita’ che saranno stabilite
dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, i dati
relativi alle prestazioni economiche di malattia e di
maternita’, nonche’ alla prestazione ai donatori di sangue
di cui alla legge 13 luglio 1967, n. 584 , e all’indennita’
per riposi giornalieri alle lavoratrici madri di cui
all’articolo 8 della legge 9 dicembre 1977, n. 903 ,
erogate nei periodi di paga, scaduti nel mese al quale si
riferisce la denuncia stessa, ponendo a conguaglio
l’importo complessivo di detti trattamenti con quelli dei
contributi e delle altre somme dovute dall’Istituto
predetto secondo le disposizioni previste in materia di
assegni familiari, in quanto compatibili.
Le prestazioni di cui al primo comma, indebitamente
erogate al lavoratore e poste a conguaglio, sono recuperate
dal datore di lavoro sulle somme dovute a qualsiasi titolo
in dipendenza del rapporto di lavoro e restituite
all’Istituto nazionale della previdenza sociale.
Qualora il datore di lavoro non possa recuperare le
somme stesse, e’ tenuto a darne comunicazione all’Istituto,
che provvedera’ direttamente al relativo recupero.
Nel caso che dalla denuncia contributiva risulti un
saldo attivo a favore del datore di lavoro, l’INPS e’
tenuto a rimborsare l’importo del saldo a credito del
datore di lavoro entro novanta giorni dalla presentazione
della denuncia stessa; scaduto il predetto termine,
l’Istituto e’ tenuto a corrispondere sulla somma risultante
a credito gli interessi legali a decorrere dal novantesimo
giorno, e gli interessi legali maggiorati di 5 punti, a
decorrere dal centottantesimo giorno. Qualora la denuncia
contributiva risulti inesatta o incompleta, il termine di
novanta giorni decorre dalla data in cui il datore di
lavoro abbia provveduto a rettificare o integrare la
denuncia stessa.
L’Istituto nazionale della previdenza sociale provvede
direttamente al pagamento agli aventi diritto delle
prestazioni di malattia e maternita’ per i lavoratori
agricoli, esclusi i dirigenti e gli impiegati; per i
lavoratori assunti a tempo determinato per i lavori
stagionali; per gli addetti ai servizi domestici e
familiari; per i lavoratori disoccupati o sospesi dal
lavoro che non usufruiscono del trattamento di Cassa
integrazione guadagni.
Si applicano comunque le modalita’ disciplinate dai
primi cinque commi del presente articolo, nei casi in cui
esse siano previste dai contratti collettivi nazionali di
lavoro di categoria.
Ai soci delle compagnie del danno industriale e
carenanti di Genova vengono assicurate le prestazioni di
cui all’articolo 3, punto e), della legge 22 marzo 1967, n.
161 , che sono poste a carico del fondo assistenza sociale
lavoratori portuali di cui alla suddetta legge attraverso
appositi accordi e convenzioni da stipularsi tra gli
organismi interessati.
Il datore di lavoro e’ tenuto a comunicare all’Istituto
nazionale della previdenza sociale i dati retributivi ed
ogni altra notizia necessaria per la determinazione delle
prestazioni.
Il Ministro del lavoro della previdenza sociale,
sentito il consiglio di amministrazione dell’Istituto
nazionale della previdenza sociale, in relazione a
particolari situazioni e tenuto conto delle esigenze dei
lavoratori e dell’organizzazione aziendale, puo’ con
proprio decreto stabilire sistemi diversi per la
corresponsione delle prestazioni di cui al presente
articolo.
Chiunque compia atti preordinati a procurare a se’ o ad
altri le prestazioni economiche per malattia e per
maternita’ non spettanti, ovvero per periodi ed in misura
superiore a quelli spettanti, e’ punito con la multa da
lire 200.000 a lire 1.000.000, salvo che il fatto
costituisce reato piu’ grave, relativamente a ciascun
soggetto cui riferisce l’infrazione.
Il datore di lavoro che non provveda, entro i termini
di cui al primo comma, all’erogazione dell’indennita’
giornaliera di malattia e di maternita’ dovuta e’ punito
con una sanzione amministrativa di lire 50.000 per ciascun
dipendente cui si riferisce l’infrazione.
Fino alla data di entrata in vigore della legge di
riordinamento della materia concernente le prestazioni
economiche per maternita’, malattia ed infortunio di cui
all’art. 74, ultimo comma, della legge 23 dicembre 1978, n.
833 , l’accertamento, la riscossione dei contributi sociali
di malattia – stabiliti, per i marittimi, in misura pari
all’aliquota vigente nell’anno 1979 per gli operai
dell’industria – e il pagamento delle prestazioni
economiche di malattia e maternita’ per gli iscritti alle
casse marittime per gli infortuni sul lavoro e le malattie
restano affidati, con l’osservanza delle norme gia’ in
vigore, alle gestioni previdenziali delle casse stesse
mediante convenzione con l’Istituto nazionale della
previdenza sociale, che rimborsera’ gli oneri relativi al
servizio prestato per suo conto.».
– La legge 29 febbraio 1980, n. 33 (Conversione in
legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre
1979, n. 663, concernente provvedimenti per il
finanziamento del Servizio sanitario nazionale, per la
previdenza, per il contenimento del costo del lavoro e per
la proroga dei contratti stipulati dalle pubbliche
amministrazioni in base alla legge 1° giugno 1977, n. 285,
sull’occupazione giovanile), e’ pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 29 febbraio 1980, n. 59.
Art. 5
Modifiche all’articolo 2 della legge 13 agosto 1984, n. 476, in
materia di aspettativa per dottorato di ricerca
1. All’articolo 2 della legge 13 agosto 1984, n. 476 sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) il terzo periodo del primo comma e’ sostituito dal seguente:
«Qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, cessi
il rapporto di lavoro o di impiego con qualsiasi amministrazione
pubblica per volonta’ del dipendente nei due anni successivi, e’
dovuta la ripetizione degli importi corrisposti ai sensi del secondo
periodo.»;
b) dopo il primo comma e’ inserito il seguente:
«Le norme di cui al presente articolo si applicano anche al
personale dipendente dalla pubbliche amministrazioni disciplinato in
base all’articolo 2, commi 2 e 3, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, in riferimento all’aspettativa prevista dalla
contrattazione collettiva.».
Note all’art. 5:
– Si riporta il testo dell’articolo 2 della legge 13
agosto 1984, n. 476 (Norma in materia di borse di studio e
dottorato di ricerca nelle Universita’), come modificato
dal presente decreto legislativo:
«Art. 2. – Il pubblico dipendente ammesso ai corsi di
dottorato di ricerca e’ collocato a domanda,
compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, in
congedo straordinario per motivi di studio senza assegni
per il periodo di durata del corso ed usufruisce della
borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste. In
caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca senza
borsa di studio, o di rinuncia a questa, l’interessato in
aspettativa conserva il trattamento economico,
previdenziale e di quiescenza in godimento da parte
dell’amministrazione pubblica presso la quale e’ instaurato
il rapporto di lavoro Qualora, dopo il conseguimento del
dottorato di ricerca, cessi il rapporto di lavoro o di
impiego con qualsiasi amministrazione pubblica per volonta’
del dipendente nei due anni successivi, e’ dovuta la
ripetizione degli importi corrisposti ai sensi del secondo
periodo.Non hanno diritto al congedo straordinario, con o
senza assegni, i pubblici dipendenti che abbiano gia’
conseguito il titolo di dottore di ricerca, ne’ i pubblici
dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato
per almeno un anno accademico, beneficiando di detto
congedo. I congedi straordinari e i connessi benefici in
godimento alla data di entrata in vigore della presente
disposizione sono mantenuti.
Le norme di cui al presente articolo si applicano anche
al personale dipendente dalla pubbliche amministrazioni
disciplinato in base all’articolo 2, commi 2 e 3, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in riferimento
all’aspettativa prevista dalla contrattazione collettiva.
Il periodo di congedo straordinario e’ utile ai fini
della progressione di carriera, del trattamento di
quiescenza e di previdenza.».
– Si riporta il testo dell’articolo 2, commi 2 e 3, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche):
« 2. – I rapporti di lavoro dei dipendenti delle
amministrazioni pubbliche sono disciplinati dalle
disposizioni del capo I, titolo II, del libro V del codice
civile e dalle legge sui rapporti di lavoro subordinato
nell’impresa, fatte salve le diverse disposizioni contenute
nel presente decreto, che costituiscono disposizioni a
carattere imperativo. Eventuali disposizioni di legge,
regolamento o statuto, che introducano discipline dei
rapporti di lavoro la cui applicabilita’ sia limitata ai
dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a categorie
di essi, possono essere derogate da successivi contratti o
accordi collettivi e, per la parte derogata, non sono
ulteriormente applicabili, solo qualora cio’ sia
espressamente previsto dalla legge.
3. I rapporti individuali di lavoro di cui al comma 2
sono regolati contrattualmente. I contratti collettivi sono
stipulati secondo i criteri e le modalita’ previste nel
titolo III del presente decreto; i contratti individuali
devono conformarsi ai principi di cui all’articolo 45,
comma 2. L’attribuzione di trattamenti economici puo’
avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi e
salvo i casi previsti dai commi 3-ter e 3-quater
dell’articolo 40 e le ipotesi di tutela delle retribuzioni
di cui all’articolo 47-bis, o, alle condizioni previste,
mediante contratti individuali. Le disposizioni di legge,
regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono
incrementi retributivi non previsti da contratti cessano di
avere efficacia a far data dall’entrata in vigore del
relativo rinnovo contrattuale. I trattamenti economici piu’
favorevoli in godimento sono riassorbiti con le modalita’ e
nelle misure previste dai contratti collettivi e i risparmi
di spesa che ne conseguono incrementano le risorse
disponibili per la contrattazione collettiva.».
Art. 6
Modifiche all’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in
materia di assistenza a soggetti portatori di handicap grave
1. All’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 3 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti
di piu’ persone in situazione di handicap grave, a condizione che si
tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o
entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona
con handicap in situazione di gravita’ abbiano compiuto i 65 anni di
eta’ oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano
deceduti o mancanti.».
b) dopo il comma 3 e’ inserito il seguente:
«3-bis. Il lavoratore che usufruisce dei permessi di cui al
comma 3 per assistere persona in situazione di handicap grave,
residente in comune situato a distanza stradale superiore a 150
chilometri rispetto a quello di residenza del lavoratore, attesta con
titolo di viaggio, o altra documentazione idonea, il raggiungimento
del luogo di residenza dell’assistito.».
Note all’art. 6:
– Per il riferimento al citato articolo 33 della legge
n. 104 del 1992, vedasi nelle note all’art.4.
Art. 7
Congedo per cure per gli invalidi
1. Salvo quanto previsto dall’articolo 3, comma 42, della legge 24
dicembre 1993, n.537, e successive modificazioni, i lavoratori
mutilati e invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione
della capacita’ lavorativa superiore al cinquanta per cento possono
fruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo per cure
per un periodo non superiore a trenta giorni.
2. Il congedo di cui al comma 1 e’ accordato dal datore di lavoro a
seguito di domanda del dipendente interessato accompagnata dalla
richiesta del medico convenzionato con il Servizio sanitario
nazionale o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica dalla
quale risulti la necessita’ della cura in relazione all’infermita’
invalidante riconosciuta.
3. Durante il periodo di congedo, non rientrante nel periodo di
comporto, il dipendente ha diritto a percepire il trattamento
calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia. Il
lavoratore e’ tenuto a documentare in maniera idonea l’avvenuta
sottoposizione alle cure. In caso di lavoratore sottoposto a
trattamenti terapeutici continuativi, a giustificazione dell’assenza
puo’ essere prodotta anche attestazione cumulativa.
4. Sono abrogati l’articolo 26 della legge 30 marzo 1971, n. 118,
di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 30 gennaio 1971,
n. 5, e l’articolo 10 del decreto legislativo 23 novembre 1988, n.
509.
Note all’art. 7:
– Si riporta il testo dell’articolo 3, comma 42, della
legge 24 dicembre 1993, n. 537 (Interventi correttivi di
finanza pubblica):
« 42. – Salvo quanto previsto dal secondo comma
dell’articolo 37 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 , sono
abrogate tutte le disposizioni, anche speciali, che
prevedono la possibilita’ per i dipendenti delle
amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del
decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive
modificazioni ed integrazioni, di essere collocati in
congedo straordinario oppure in aspettativa per infermita’
per attendere alle cure termali, elioterapiche, climatiche
e psammoterapiche.».
– Si riporta il testo dell’articolo 26 della legge 30
marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge
30 gennaio 1971, n. 5, e nuove norme in favore dei mutilati
ed invalidi civili):
«Art. 26. Congedo per cure – Ai lavoratori mutilati e
invalidi civili cui sia stata riconosciuta una riduzione
della capacita’ lavorativa inferiore ai due terzi, puo’
essere concesso ogni anno un congedo straordinario per cure
non superiore a trenta giorni, su loro richiesta e previa
autorizzazione del medico provinciale.».
– Si riporta il testo dell’articolo 10 del decreto
legislativo 23 novembre 1988, n. 509(«Norme per la
revisione delle categorie delle minorazioni e malattie
invalidanti, nonche’ dei benefici previsti dalla
legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi
dell’articolo 2, comma 1, della legge 26 luglio 1988,
numero 291):
«Art. 10. Congedo per cure – Il congedo per cure
previsto dall’articolo 26 della legge 30 marzo 1971, n.
118, puo’ essere concesso ai lavoratori mutilati ed
invalidi ai quali sia stata riconosciuta una riduzione
della attitudine lavorativa superiore al 50 per cento,
sempreche’ le cure siano connesse alla infermita’
invalidante riconosciuta.».
Art. 8
Modifiche all’articolo 45 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n.
151, in materia di adozioni e affidamenti
1. All’articolo 45 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151
sono apportare le seguenti modificazioni:
a) al comma 1 le parole: «entro il primo anno di vita del
bambino» sono sostituite dalle seguenti : «entro il primo anno
dall’ingresso del minore nella famiglia»;
b) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: «2-bis. Le
disposizioni di cui all’articolo 42-bis si applicano, in caso di
adozione ed affidamento, entro i primi tre anni dall’ingresso del
minore nella famiglia, indipendentemente dall’eta’ del minore.».
Note all’art. 8:
– Si riporta il testo dell’articolo 45 del citato
decreto legislativo n. 151 del 2001:
«Art. 45. Adozione e affidamenti – 1. Le disposizioni
in materia di riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41 si
applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro
il primo anno di vita del bambino.
2. Le disposizioni di cui all’articolo 42 si applicano
anche in caso di adozione e di affidamento di soggetti con
handicap in situazione di gravita’.».
Art. 9
Disposizioni finali
1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 18 luglio 2011
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri Brunetta, Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione
Sacconi, Ministro del lavoro e delle
politiche sociali Tremonti, Ministro dell’economia e
delle finanze Carfagna, Ministro per le pari opportunita’
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: