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IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Ha pronunciato la seguente ordinanza sul ricorso n. 561 del 2003
proposto da ICOS S.p.a., in persona dell’amministatore unico comm.
Andrisi Rizzo, rappresentato e difeso dall’avv. Lino Spedicato ed
elettivamente domiciliato presso il suo studio in Lecce, alla via
Calabria n. 1;
Contro l’Istituto Autonomo Case Popolari – Brindisi,
rappresentato e difeso dall’avv. Liborio Graziuso per l’esecuzione
della sentenza del Tribunale di Brindisi n. 539/1997 del 17 febbraio
– 13 maggio 1997, registrata il 6 giugno 1997, spedita in forma
esecutiva il 26 giugno successivo e cosi’ notificata il 30 giugno
1997; dell’atto di precetto notificato il 9 settembre 1997; dell’atto
di precetto notificato il 21 luglio 1998; dell’atto di precetto
notificato il 24 luglio 1999;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’I.A.C.P. di
Brindisi;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive
difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Udita alla Camera di consiglio del 10 luglio 2003 la relazione
del dott. Luigi Costantini e udito, altresi’, l’avv. Spedicato per il
ricorrente e l’avv. Graziuso per l’amministrazione resistente;
Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue.

F a t t o

Con sentenza n. 539/1997 del 17 febbraio – 13 maggio 1997 il
Tribunale di Brindisi condannava l’I.A.C.P. provinciale a
corrispondere alla creditrice ICOS S.p.a. la somma di lire
104.816.630, oltre interessi e rivalutazione monetaria, nonche’ alle
spese di giudizio complessivamente liquidate in lire 8.400.000 oltre
iva e cap.
Dopo aver infruttuosamente intimato precetto all’istituto
debitore, la stessa ICOS S.p.a., intendendo perseguire anche la via
del ricorso al giudice amministrativo onde ottenere il recupero del
suo credito, con atto notificato il 2 ottobre 2002 diffidava
l’I.A.C.P. ad adempiere l’obbligazione entro il termine di giorni 30.
La stessa ICOS S.p.a., pertanto, nell’inerzia dell’I.A.C.P.
propone il presente ricorso con il quale chiede al giudice adito di
voler adottare i provvedimenti necessari per dare completa ed
effettiva esecuzione alla sentenza innanzi indicata.
Si e’ costituito in giudizio I.A.C.P. il quale, nel chiedere il
rigetto del ricorso, fondamentalmente rileva che, in virtu’
dell’art. 80 del r.d. 28 aprile 1938, n. 1165, i creditori di enti
costruttori di case popolari ed economiche «non possono esercitare
contro i medesimi ne’ proseguire, se iniziate, azioni esecutive senza
il preventivo nulla osta del Ministro dei lavori pubblici (ora
Regione)».
Alla Camera di consiglio del 10 luglio 2003, sulle conclusioni
dei difensori delle parti, la causa e’ stata ritenuta per la
decisione.

D i r i t t o

Il provvedimento giurisdizionale di cui l’ICOS S.p.a. chiede
l’esecuzione e’ costituito dalla sentenza n. 539/1997 del 17 febbraio
– 13 maggio 1997 con la quale il Tribunale di Brindisi condannava
l’I.A.C.P. al pagamento, in favore della stessa ICOS, della somma di
lire 104.816.630, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria,
nonche’ delle spese processuali.
Orbene, l’ente intimato, costituendosi nel presente giudizio,
riconosce che «non e’ minimamente in discussione il giudicato»
formatosi sulla suindicata sentenza; rileva, tuttavia,
l’improcedibilita’ dell’azione esecutiva in relazione a quanto
disposto dell’art. 80, r.d. 28 aprile 1938, n. 1165, secondo cui i
creditori degli enti costruttori di case popolari ed economiche
mutuatari della Cassa Depositi e Prestiti «non possono esercitare
contro i medesimi ne’ proseguire, se iniziate, azioni esecutive ne’
promuovere procedure fallimentari senza il preventivo nulla osta del
Ministero per lavori pubblici (ora Regione)».
Per converso la societa’ ricorrente sostiene che la norma
invocata da controparte, subordinando l’esercizio dell’azione
giudiziaria al preventivo rilascio di un provvedimento amministrativo
(nella fattispecie non intervenuto) risulterebbe in contrasto con il
principio di uguaglianza e di effettivita’ della funzione
giurisdizionale, rispettivamente garantiti dagli artt. 3 e 24 della
Costituzione.
La proposta questione di incostituzionalita’, in quanto rilevante
e non manifestamente infondata, merita di essere sottoposta al vaglio
della Corte costituzionale.
Sotto il profilo della rilevanza occorre osservare che l’art. 80
del r.d. n. 1165/1938 trova applicazione, contrariamente a quanto
assume parte ricorrente, indipendentemente dall’esistenza di mutui o
di contributi statali concessi in favore dell’I.A.C.P.
Ne consegue che la pretesa esecutiva avanzata con il presente
giudizio, intanto puo’ trovare realizzazione, in quanto rimosse
dall’ordinamento quelle disposizioni atte a paralizzare o ad
ostacolare la normale azione esecutiva.
D’altro canto la societa’ ICOS, nell’inottemperaza della p.a.,
puo’ rinvenire soltanto nell’azione esecutiva il rimedio giuridico
per il soddisfacimento delle proprie ragioni creditorie; sicche’
limitarne l’esercizio significherebbe vanificare la stessa pronuncia
giurisdizionale di accertamento del credito.
Per quanto riguarda poi la non manifesta infondatezza della
questione di costituzionalita’ sollevata, questo giudice ritiene che
il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e
interessi legittimi, garantita a tutti dall’art. 24 della Cost. possa
subire, cosi’ come condizionato dall’art. 80 del r.d. n. 1165/1938,
significative ed ingiustificate compressioni.
Il Giudice delle leggi, invero, ha piu’ volte ritenuto
compatibili con il sistema costituzionale forme di accesso alla
giurisdizione condizionate al previo esperimento di rimedi di
carattere amministrativi.
La stessa Corte costituzionale, tuttavia, non ha esitato a
dichiarare la decadenza di quelle norme che, attraverso una
«compressione penetrante», si rivelassero tali da ostacolare o
rendere difficoltoso l’esercizio del diritto di azione (sent.
n. 57/1972; n. 93/1979; n. 530/1989; n. 15/1991; n. 406/1993).
Nel caso di specie l’atto regionale di controllo (nulla osta),
necessariamente richiesto dall’art. 80 del r.d. n. 1165/1938 per
l’esercizio o il proseguimento dell’azione esecutiva nei confronti
dell’ente controllato (I.A.C.P.) rende, ad avviso del Collegio,
«impossibile o comunque estremamente difficoltoso» l’accesso alla
tutela giurisdizionale.
La norma in questione, infatti, non fissando alcuna regola per
l’esercizio del potere autorizzatorio, impedisce al soggetto
interessato di poterne verificare la conformita’ a parametri
normativi predeterminati. E cio’ significa che l’azione giudiziaria
resta subordinata, ex art. 80, r.d. n. 1165/1938, ad un provvedimento
amministrativo (nulla osta) in cui si esprime la incontrollata
discrezionalita’, se non l’arbitrio, della p.a.
Ne’ il meccanismo previsto, per intraprendere o proseguire
l’azione esecutiva nei confronti dell’I.A.C.P., puo’ ritenersi
giustificato dalla specificita’ delle funzioni proprie dell’ente.
Se e’ vero, infatti, che, come osserva parte ricorrente e per
altri aspetti la giurisprudenza, l’edilizia popolare e’ da ritenersi
«un servizio pubblico di protezione sociale», e’ altrettanto vero che
numerosi altri interessi pubblici affidati dall’ordinamento alla cura
della p.a., non si sottraggono, ancorche’ caratterizzati da pari o
maggiore rilevanza sociale, al rischio di un possibile ritardo
nell’espletamento della funzione.
D’altro canto risulta difficile, sotto quest’ultimo profilo,
rinvenire un qualche criterio logico atto a giustificare, senza
pregiudizio al principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della
Costituzione, la diversa garanzia riservata ai creditori dell’ente
pubblico, atteso che, pur in presenza di situazioni identiche, solo
per alcuni si richiede il filtro di una determinazione amministrativa
ai fini dell’accesso alla tutela giurisdizionale.
In conclusione la prospettata questione di legittimita’
costituzionale appare rilevante e non manifestamente infondata e,
pertanto, il giudizio va sospeso con rimessione degli atti alla Corte Costituzionale.

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