la Corte Ueropea contro l’Italia:inadeguate le norme per disabili sul lavoro .

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Lavoro, la Corte Ue contro l’Italia:
“Norme inadeguate per i disabili”
Il tribunale europeo condanna il nostro Paese per non aver adottato regole che garantiscono un adeguato inserimento professionale. L’Italia dovrà attenersi alle nuove misure per evitare sanzioni. I dati: solo il 16% dei portatori di handicap ha un lavoro.

APPROFONDIMENTIPuliti e gentili sul lavoro
scatta l’aumento di stipendioMulta Ue, Cgil: ”Lavoratrici disabili licenziate per assenze da riposo”BLOG Un brusco richiamo alla realtàTAG diritti dei lavoratori, disabili, Corte di giustizia dell’Unione Europea, disabilità, diritti BRUXELLES – I principi Ue in materia di diritto al lavoro per le persone disabili non sono stati applicati in maniera adeguata dall’Italia. E’ quanto stabilito oggi dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea nella sentenza che ha condannato il nostro paese per non aver adottato le misure necessarie per garantire un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro.

In particolare, le norme in vigore riguardano solo alcune categorie di disabili; differenziano – ad esempio – tra datori di lavoro pubblici e private; e infine non copre tutti i diversi aspetti del rapporto di lavoro. Sono insomma “parziali” e insufficienti.

La condanna conferma l’impianto accusatorio dei giudici europei, che hanno accolto i rilievi mossi dalla Commissione Ue nella procedura d’infrazione conclusasi con il deferimento alla Corte di giustizia. “Peraltro – aveva sottolineato l’esecutivo di Bruxelles – l’attuazione dei provvedimenti legislativi italiani sarebbe affidata all’adozione di misure ulteriori da parte delle autorità locali o alla conclusione di apposite convenzioni tra queste e i datori di lavoro e pertanto non conferirebbe ai disabili diritti azionabili direttamente in giudizio”.

La Corte ha ora stabilito che gli Stati membri devono prevedere l’obbligo, per i datori di lavoro, di adottare provvedimenti efficaci e pratici per consentire ai disabili di accedere a un lavoro, di svolgerlo, di avere una promozione o di ricevere una formazione, senza tuttavia imporre al datore di lavoro un onere sproporzionato.

Se l’Italia non si adeguerà, la Commissione potrebbe avviare una nuova procedura di infrazione, che potrebbe concludersi con pesanti multe.

Si tratta di un risultato positivo per quanti si erano battuti da tempo per tutelare i diritti dei lavoratori disabili. Tra questi le organizzazioni sindacali che avevano richiesto una serie di normative per garantire l’avviamento al lavoro dei portatori di handicap.

Anche Lorenzo Torto, un giovane disabile che ci ha messo la faccia e ha lanciato una petizione in questo senso, considera la decisione della Corte Ue come il raggiungimento di un grande traguardo.

Le reazioni dal mondo politico. Un coro di reazioni ha fatto seguito alla decisione della Corte. “Una sentenza giusta – spiega la deputata Pd Ileana Argentin – il diritto al lavoro dei disabili viene per lo più frainteso come un privilegio. Quando si parla di disoccupati non ci sono quelli di serie A e di serie B. E’ necessario il rispetto dell’art. 1 della Costituzione italiana anche per le persone con handicap”.

“Proprio su questo tema – ricorda la deputata Pd – ho presentato una proposta di legge, firmata da molti colleghi, che obbliga tutti i ministeri e uffici pubblici a dare i lavori in appalto soltanto a società private che rispettino la legge 68, la normativa che obbliga all’assunzione dei disabili”.

Dal Pdl, l’europarlamentare Licia Ronzulli afferma “la condanna impone un accorato mea culpa del nostro Paese. Non dobbiamo distogliere l’attenzione, pur nella situazione di crisi che stiamo attraversando, dalle necessità di tutti coloro che vivono con fatica la quotidianità”.

“Il lavoro – continua Ronzulli – è un diritto garantito dalla Costituzione ed è necessario che sia difeso anche per le persone diversamente abili. Non in maniera approssimativa, ma vigile e responsabile”.

Dello stesso tono la reazione della Cisl: “La condanna non coglie di sorpresa”, dice il segretario confederale Pietro Cerrito che ribadisce di “aver denunciato a più riprese il mancato funzionamento della legge 68 che disciplina l’avviamento al lavoro dei disabili ed il generale disinteresse della politica a misurarsi con questa problematica, sempre rinviata e colpevolmente sottovalutata”.

La battaglia di Lorenzo. “Una grande vittoria”, ha detto a caldo Lorenzo Torto. Il giovane disabile abruzzese è stato uno dei volti di questa lotta: si era battuto per l’eliminazione in Italia di ogni discriminazione nell’ambito del mondo del lavoro e lo scorso marzo aveva lanciato il suo appello dai banchi della commissione Petizioni del Parlamento Ue per sollecitare la Corte a pronunciare il verdetto sull’Italia.

“Quello di oggi è un grande risultato – ha aggiunto Torto – ringrazio tutti quelli che ci hanno creduto e hanno contribuito al suo raggiungimento”.

La situazione dei disabili in Italia. In Italia lavora circa il 16% persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni, contro il 49,9% del totale della popolazione. Lo rivelano i dati forniti dalla Federazione italiana superamento handicap che non può che accogliere con favore la sentenza della Corte Europea, dopo aver sostenuto per anni la carenza di politiche inclusive e di servizi efficaci.

I dati sull’occupazione delle persone con disabilità sono ancora più drammatici se si considera la percentuale di chi non è mai entrato nel mercato del lavoro e non cerca di entrarvi: circa 250mila persone, per la quasi totalità donne, con un’incidenza molto più elevata tra chi ha limitazioni funzionali gravi, il 18%, contro l’8% di chi ha limitazioni funzionali lievi.

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