sanare l’occupazione abusiva ,o consolidare il reato .

Il regolare pagamento del canone di affitto di un appartamento IACP, non è sufficiente ad evitare la condanna, per il reato di “invasione di edifici” , a colui che ha occupato abusivamente l’alloggio popolare
Il regolare pagamento del canone di affitto di un appartamento IACP, non è sufficiente ad evitare la condanna, per il reato di “invasione di edifici” , a colui che ha occupato abusivamente l’alloggio popolare.

Colui che ha occupato abusivamente un alloggio popolare, nonostante abbia evitato l’utilizzo di mezzi violenti per prendere possesso dell’appartamento medesimo, e anche se successivamente paga regolarmente il canone di affitto, non “evita” la condanna penale per il reato di “invasione di edifici”, così come prevista dall’ art. 633 del codice penale
Lo ha deciso il Giudice di Pace di Foggia, in funzione di magistrato penale, il quale ha condannato a sei mesi un giovane uomo che si era impossessato ,“notte tempo” ,con la propria famiglia di un alloggio popolare , rimasto momentaneamente senza assegnazione, dopo l’abbandono dello stesso da parte del precedente assegnatario.

Il Giudice, nella propria sentenza di condanna, ha richiamato un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione sull’argomento , evidenziando che “…che la disciplina dell’edilizia popolare poggia sull’inderogabile principio che l’assegnazione degli alloggi debba avvenire secondo i criteri e le norme prefissate dagli organismi pubblici competenti, e da questi ultimi verificati attraverso idonee procedure. Commette, pertanto, il reato di cui all’art. 633 c.p., quel soggetto che, seppur privo di un’abitazione ed indigente, si introduca abusivamente, anche se con una condotta non violenta, in uno stabile d’edilizia popolare, ivi permanendo dopo avere cominciato a pagare il canone d’affitto. ( in tal senso si veda Cassazione penale, sezione II, 25 settembre 2007, n. 37139)

Il Magistrato foggiano ha, poi, precisato che gli Istituti Autonomi delle Case Popolari hanno tra le loro finalità quella di “regolarizzare le locazioni degli immobili per riscuoterne i relativi canoni” e che gli alloggi dell’IACP sono sempre destinati ad un’assegnazione “previo l’espletamento della relativa procedura pubblicistica”. Per il Giudicante, quindi, nel caso di specie non può non emergere l’arbitrarietà dell’occupazione, posta in essere dal giovane uomo condannato,

Il Giudice di Pace dauno, nel rigettare la tesi difensiva dell’ abusivo occupante, ha sottolineato come non sia corretto ridurre la funzione e lo scopo dell’ Ente di edilizia popolare alla mera riscossione dei canoni di affitto da parte di coloro che occupino i propri alloggi , principio in concreto sostenuto dal legale dell’imputato.

In buona sostanza e conclusivamente sull’argomento, si deve evidenziare che la linea ispiratrice di tutta la normativa in tema di edilizia popolare segue costantemente un’unica direttrice, a cominciare dagli strumenti urbanistici particolareggiati, a seguire all’acquisizione delle aree edificabili, al finanziamento con pubblico denaro, fino all’assegnazione, in locazione o in proprietà, tramite l’individuazione del soggetto assegnatario, non arbitraria e soggettiva, ma pubblica e regolata.
Si può, dunque, affermare il seguente principio di diritto: gli alloggi costruiti dagli Istituti Autonomi Case Popolari per la realizzazione dei loro fini devono essere considerati beni immobili destinati al perseguimento di finalità di interesse pubblico e devono essere assegnati per legge solo agli aventi diritto.

La condanna penale dell’abusivo scaturisce, pertanto, dalla corretta nozione giuridica di “invasione”, prevista dall’ art. 633 cp. , la quale non richiede modalità esecutive violente; non si riferisce, quindi, all’aspetto aggressivo della condotta, che può anche mancare, come nel caso di specie, ma al comportamento arbitrario, tipico di chi si introduce nell’altrui immobile “contra ius”( in violazione della legge) in quanto privo del relativo diritto d’accesso ( in tal senso si veda anche Cass. Pen. , Sez. II, n. 49169/2003 ).

In conclusione : <>.

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