POVERTA’ INVISIBILE -ANNA MI RIFERISCE CHE PRESTO LE ASSEGNERANNO UNA CASA DI TIPO POPOLARE

Tratto da la stampa locale 1 marzo 2013 nei pressi di Torino
POVERTA’ INVISIBILE :ad Anna pochi giorni fa’ le consigliai di andare dalla dottoressa Gamba,ufficio dei senza dimora del Comune evidenziato nell’articolo della stampa per farsi dare spiegazioni nel merito perchè come cittadina europea ne aveva diritto
Anna mi ringraziò,mi accennava che avrebbe avuto intenzioni di rivolgersi a questo ufficio.Ma,non mi parlò che aveva intenzioni di rivolgersi alla stampa.Ora dall’ambasciata Rumena,mi irferisce che si è mosso qualcosa .Mi accennava che a giorni il Ministro fornero l’avrebbe contattata al suo cellulare,ora vedasi come da articolo della stampa ,fu contattata.
A seguito dell’ articolo posto nella stampa locale :Per Anna e Agrippina interviene il ministro Fornero e l’assessore alla casa,oggi Anna mi riferisce che presto le assegneranno un alloggio popolare.

LA STAMPA del 28/02/2013
In una baracca senza acqua né luce
“Una vita nella baracca per poterci curare”un soggetto è cieco.

Per Anna e Agrippina interviene il ministro Fornero
In una baracca senza acqua né luce nè acqua
c’è gara di solidarietà per le romene fuggite a Torino per farsi curare.Forse per Elsa Fornero sarà l’ultimo atto da ministro. Di sicuro non è un caso che sia rivolto a due donne povere, malate e sole, che vivono in una baracca davanti al cimitero monumentale di Torino. «Ci hanno definito il governo dei tecnici anche in maniera ingiusta, per descriverci come persone senza cuore. Non è mai stato così. Ci vuole rigore, certo. Ma non si può dimenticare il disagio. Io credo che prendersi cura delle persone che soffrono sia un dovere di tutti. E in particolare per il ministro delle Politiche sociali e delle Pari opportunità». Insomma, la storia di Anna e Agrippina, due donne romene sole e al freddo, che cercano di farsi curare partendo da un bosco di città, ha colpito anche lei.
Per questo ieri mattina il ministro Fornero ha parlato a lungo con l’assessore comunale Elide Tisi: «Dobbiamo cercare di togliere quelle due donne dalla baracca – spiega – ora abbiamo avviato un interessamento in forma ufficiale. Il caso verrà studiato attentamente. Vedremo quello che si potrà fare nel rispetto delle norme. Ma l’assessore mi ha anche rappresentato una situazione difficile. In questo momento sono molte le persone che chiedono aiuto, troppe per le risorse limitate del Comune. Torino sta diventando un polo di attrazione per non residenti, che vengono qui perché i servizi sociali nel resto del Piemonte sono molto deboli. Per una storia che sale alla ribalta, purtroppo mille altre restano nell’ombra. Ecco perché la situazione è delicata».
Il caso di Anna e Agrippina, poi, è davvero particolare. Sono partite in pullman da Iasi, una città universitaria al confine con la Moldavia. Ad agosto hanno pagato 200 euro per farsi costruire la baracca, con il preciso intento di farsi curare qui: «Perché i medici ci trattano con umanità, perché qui se bussi al portone di una chiesa ti danno qualcosa da mangiare». Sono entrambe invalide. Anna ha il diabete e una pensione da 100 euro al mese. Agrippina, è cieca e malata di tumore, non parla ma saluta con dei versi acuti.
Segnali di generosità La loro storia con il video, pubblicata sulla Stampa una settimana fa, ha messo in moto una catena di solidarietà bellissima. Quasi ogni giorno, qualcuno è andato a portare aiuto alla baracca: cibo, scarpe, giacconi, acqua potabile, compagnia, calore umano. Coppie di fidanzati, ragazzi giovani, pensionati, una donna ha voluto versare – tramite Specchio dei Tempi – soldi per le cure. Altri hanno chiesto solo il modo di trovare la strada. Per rendere l’idea, una professoressa di italiano ci ha scritto: «Oggi sono passata a trovare Anna e Agrippina. Anna stava piangendo e implorando aiuto nella baracca: sono arrivata in quel momento, e questo mi ha fatto del bene. Ho lasciato loro del denaro e sono rimasta, insieme a mia figlia a parlare un po’. Anna mi ha raccontato di un probabile e non so quanto veritiero interesse della stampa romena nei confronti del loro caso e teme addirittura un intervento coercitivo del presidente stesso. Vorrebbe evitare un rimpatrio… Probabilmente nella sua interpretazione dei fatti c’è confusione, ma sarebbe bene avere un’idea concreta su come operare prossimamente». Questa è Torino. Anche questa.
I libri nuovi appoggiati sul tavolino. I grandi boccioni d’acqua portati a spalle. Le coperte. I biscotti. Anna un po’ ride e po’ piange. Legge Dante, riceve telefonate, indossa un piumino nero molto caldo: «Grazie angeli italiani, grazie».

La Stampa 21/02/2013 – la storia
“Una vita nella baracca
per poterci curare”
Agrippina, Anna,la tutrice fuggite dalla Romania. «Meglio qui, anche se siamo al freddo e senza nulla. Almeno possiamo sopravvivere e sperare di curarci. Nel nostro Paese sopravvivere è diventato impossibile: qualsiasi cosa si paga, la corruzione è ovunque. Per noi, là non c’è speranza».
+ Per Anna e Agrippina interviene il ministro Fornero Niccolò ZANCAN In una baracca per farsi curare
Due donne sopravvivono con i soldi della pensione romena
niccolò zancan La signora Anna Ciuraru ha un motto. «Dio dice: se vuoi mangiare, lavora». E quindi, visto che è quasi ora di cena, taglia la legna, accende la stufa, carica un bidone di plastica su un vecchio passeggino sgangherato e va a fare rifornimento d’acqua alla fontana. Avanti e indietro, prima che venga buio. Mette un giaccone marrone, un berretto azzurro e caccia un urlo: «Agrippina, non avere paura! Compro i biscotti per questa sera, torno in fretta».
Agrippina sta seduta immobile su una panchetta. È cieca, scheletrica, ha un tumore al fegato, problemi psichici, muove appena le scarpe da ginnastica bianche senza stringhe che qualcuno le ha regalato. Un piccolo tremore sulle assi di legno. Non risponde. La baracca è davanti al Cimitero Monumentale. È costata 200 euro. Su un pannello di cartone bianco c’è scritto: «Con telaio e finestre». Un lavoro ben fatto, nel suo genere. È in mezzo a un piccolo bosco secco e sporco, pieno di pietre tombali e gatti randagi: due stanzette ricavate con lamiere e materiale di scarto. Eppure per quanto sia fredda, per quanto sia oggettivamente scomoda e abusiva, per quanto questa baracca faccia paura, ad Anna e Agrippina sembra comunque un dono di Dio:«Proprio un regalo, no – ride adesso Anna Ciuraru – a settembre ho pagato un ragazzo romeno per farmela costruire. Ma in ogni caso, è meglio qui del mio alloggio a Iasi, vicino a Bacau, Romania, da dove siamo partite con il pullman. Io sono la tutrice di Agrippina».

Esseri umani .Ora, la domanda più importante di tutte, è: perché Anna e Agrippina di 53 e 51 anni, titolari di due pensioni di invalidità da 100 e 200 euro regolarmente accreditate ogni mese sul loro conto corrente, stanno qui al gelo a Torino? «Noi siamo in Italia per avere un dottore che ci tratti da esseri umani – risponde Anna – siamo qui per mangiare e per farci curare. Per la sanità e per le mense dei poveri, dove se bussi, qualcuno ti apre, al massimo mangi il cibo scaduto. In Romania non è più possibile. Si paga per tutto. Una tangente ad ogni sportello. La corruzione è ovunque. E poi devi comprarti da solo le siringhe, le bende, le medicine, non si può… Non ce la fai proprio. È colpa del presidente Basescu, se ci siamo ridotti così». Il presidente romeno Traian Basescu davvero non sta simpatico alla signora Anna Ciuraru, al punto che lo sfida piantando i suoi grandi occhi scuri contro l’obiettivo della nostra piccola telecamera: «Guarda, signor presidente Basescu! Guarda bene cosa ci costringi a fare…». Questa sera mangiano due scatolette di tonno. Poi hanno un arancio e tre kiwi da dividere, comprati al mercato di Porta Palazzo. Alle sei e mezza la baracca è invasa da un buio umido e assoluto. Non ci sono lampioni nelle vicinanza. Ma per fortuna Anna è andata a ricaricare il suo telefonino da frate Stefano al Cottolengo, ha comprato le pile nuove per la radio. Alle sette e mezza si mettono stese vicine, seppellite sotto sei coperte: «Il mio amore è Eros Ramazzotti – racconta Anna – la sua voce mi fa piangere». E così, nella baracca davanti al cimitero, si spera nelle scelte di un dj amico. Agrippina sorride e fa un verso strano con la bocca, Anna muove il pollice sulla rotella delle frequenze: «Eros Ramazzotti, Albano o Biagio Antonacci, ecco chi vorrei sentire». Dopo cena è il momento dell’insulina, l’iniezione è alla luce dello schermo del cellulare. Agrippina va cambiata. Un pentolino con un po’ d’acqua bolle sulla stufa. Per tutto il resto, c’è il bosco. Grissini per colazione
Anna e Agrippina si svegliano alle sei, fanno colazione con i biscotti secchi e i grissini, poi si salutano. Anna, da sola, va a cercare il cibo per un altro giorno qui in Europa. «Per fortuna siamo cittadini europei – dice – per questo possiamo essere curati bene, io e la mia ragazza». Ti racconta: «All’ospedale Amedeo di Savoia abbiamo incontrato medici bravi e gentili, vogliamo dire grazie». Da una borsa di plastica, tira fuori le lastre di Agrippina. «Il tumore è qui», indica con il dito. Poi prende le analisi del sangue che la riguardano: «Ecco, vedi, diabete e epatite». Ma chi è venuto a trovarvi alla baracca? «Due assistenti sociali. Era la fine di settembre. Non riuscivano a crederci: “Chi vi ha costruito tutto questo? Ma davvero? È pazzesco!”». Cosa vi hanno detto? «Che non possono fare niente per noi. Non hanno neppure una stanza». Anna ha lavorato come cuoca, poi come custode, fino a quando si è ammalata. Nel 2007 il tribunale le ha affidato Agrippina, che era una sua vicina di casa a Iasi. «Il mio lavoro adesso è prendermi cura di lei fino alla fine. Come ho fatto con mio marito Alexandru, morto di cancro ai polmoni il 26 maggio 2011». Notte a 4 gradi sottozero

Nella baracca si sogna una canzone italiana, un medico compassionevole, l’arrivo della primavera, una stanza o almeno un cantuccio più caldo. «Ma in ogni caso, da Torino non ce ne andiamo – dice Anna Ciuraru – se ci mandano via, dormiamo lungo il murdel cimitero e il giorno dopo siamo di nuovo qui». Un posto da incubo per chiunque, non per Anna e Agrippina: «Stiamo qui per mangiare. Stiamo qui per le cure. L’italia è un posto molto più bello dove aspettare la morte».

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