occupazione senza titolo diritto alla residenza fittizia ,alcuni cenni sulla abitazione

Diritto alla residenza per gli occupanti un alloggio senza titolo e
per le persone senza fissa dimora

1 . Il punto di partenza indiscutibile anagrafica è un diritto soggettivo che non può essere condizionato in alcun modo dall’autorità comunale. E’ altrettanto certo che la “residenza” è fondatasulla ‘dimora abituale’ del richiedente nel territorio comunale e sulla sua intenzione di mantenere tale dimora per il futuro. Bisogna, inoltre, guardarsi dall’errore di ritenere che l’indagine sull’abitualità della dimora sia da effettuarsi con riguardo al tempo di permanenza trascorso nel territorio comunale, piuttosto che sull’intenzione di rimanervi, perché il concetto di abitualità riguarda non tanto il passato, quanto piuttosto la permanenza futura.Fatte queste premesse, occorre aggiungere che l’indagine -doverosa – che i comuni devono svolgere dopo ogni richiesta di residenza è diretta esclusivamente ad accertare una situazione di fatto: e cioè la presenza stabile (abituale) del richiedente nel territorio comunale e l’intenzione di mantenerla. Altre condizioni l’autorità comunale non può far valere: né che il richiedente abbia un lavoro, né che il possesso dell’abitazione sia legittimo, né che egli abbia precedenti penali o conduca una vita
morigerata. Alla fine di tale doverosa indagine, la decisione sulla richiesta di residenza spetta unicamente all’ufficiale dell’anagrafe.
La questione si risolve dunque in un esame “di fatto” della situazione in cui si trova il richiedente:
l’amministrazione è dunque chiamata accertare lo stato di fatto dell’esistenza della dimora abituale,senza che ad essa spetti alcun potere discrezionale, se non quello interpretativo relativo al giudizio sull’esistenza o meno del presupposto di fatto richiesto dalla legge. Ma proprio in tema di verifica dell’abitualità della dimora da parte dell’amministrazione comunale

sorgono le reali difficoltà. Sopratutto in relazione a quei soggetti che non abbiano un’abitazione,

oppure ne abbiano abusivamente occupato una di proprietà altrui. Secondo l’orientamento illustrato

dall’assessore competente e dal direttore dei servizi demografici, in questi casi mancherebbe il

requisito dell’abitualità della dimora, perché l’abusiva occupazione potrebbe dare luogo a sgombero

coatto da parte dell’autorità.

L’argomento merita qualche approfondimento, non potendosi dubitare che, quando l’occupazione

abbia dato luogo a provvedimento di sgombero, è difficile parlare di abitualità della dimora, perché

manca quella prevedibile stabilità che la legge pone come condizione per ottenere la residenza. Si

potrebbe anzi affermare che in paese ordinato, attento alla legalità, mai in questo caso si potrebbe

parlare di ‘abitualità’ perché un appartamento abusivamente occupato verrebbe immediatamente

reso libero dall’autorità competente. Ma in Italia le cose non stanno così. O, meglio, stanno così

solo nei pochi casi in cui i privati possessori presentano querela e pretendono l’immediato

è quello, sottolineato più volte da tutti, che l’iscrizione

sgombero. Ma la maggior parte delle occupazioni abusive si compie in edifici di proprietà pubblica

e, segnatamente, comunale.

Anche in questi casi -a leggere le relazioni della polizia municipale incaricata delle indagini-,

“emerge la richiesta di residenza in locale oggetto di occupazione abusiva nella quale la presenza

dei richiedenti è da considerarsi provvisoria e soggetta a prossimo sgombero o allontanamento

forzato in virtù di provvedimenti dell’autorità giudiziaria.” Questa dichiarazione contrasta con

l’esperienza comune. Tutti sanno che molto spesso le pubbliche amministrazioni non presentano

neppure la querela e, anche quando la presentano (per ‘mettersi a posto’, non si sa mai) si guardano

bene dal pretendere lo sgombero, talchè le occupazioni abusive vanno avanti per anni e anni, con

regolare pagamento di un’indennità.

Questa situazione di fatto, da tempo tollerata e conosciuta, è assolutamente rilevante sotto il profilo

fattuale della dimostrazione dell’abitualità della dimora. Si può riconoscere che quella situazione di

fatto è illegittima, ma non spetta all’ufficiale di anagrafe farsi carico della protezione di interessi o

Mentre, dunque, sarebbe ragionevole negare la residenza al richiedente occupante abusivo cui è

stato imposto dall’autorità giudiziaria di lasciare l’immobile; è del tutto arbitrario ed illegittimo

negarla a colui che occupa un’abitazione con il consenso o la tolleranza del proprietario o del

legittimo possessore. Ne deriva che, per giungersi al rifiuto dell’iscrizione anagrafica, volta per

volta, deve essere accertato che sia stato già emanato ordine di sgombero da parte del giudice.

L’orientamento del Comune sembra diverso. Sia l’assessore, in risposta ad un’interrogazione, sia il

direttore dei servizi demografici si giustificano affermando che “dal settembre 2007 il Corpo di

Polizia Municipale ha adottato una nuova procedura per gli accertamenti richiesti dall’anagrafe che

prevede la restituzione a quest’ultimo ufficio delle pratiche inerenti ad accertamenti da effettuarsi in

locali oggetto di occupazione abusiva nei quali la presenza dei richiedenti sia da considerarsi

provvisoria perché soggetta a sgombero o allontanamento forzato a seguito di un provvedimento

dell’autorità giudiziaria o amministrativa oppure per l’esistenza di una denuncia-querela del

proprietario dell’immobile nei confronti degli occupanti abusivi, oppure per la presenza di

comunicazione di notizia i reato nei confronti degli occupanti. Qualora si verifichino tali situazioni,

il procedimento di iscrizione anagrafica non può essere concluso positivamente e la richiesta viene

respinta ritenendo non sussistere il requisito della stabile dimora”.

Questa prassi contrasta radicalmente con la lettera e lo spirito delle norme che regolano l’iscrizione

all’anagrafe. Intanto, in punto di metodo, lascia strabiliati il fatto che sia la Polizia Municipale ad

adottare “una nuova procedura” per gli accertamenti richiesti dall’anagrafe. La polizia dovrebbe

limitarsi ad effettuare gli accertamenti di fatto richiesti; non spetta certo agli organi di polizia di

qualificare “provvisoria” la dimora di un richiedente, ancorchè occupante abusivo di un immobile.

La qualificazione della dimora è compito irrinunciabile dell’ufficiale di anagrafe che proprio su tale

qualifica deve fondare il suo provvedimento di iscrizione o di rifiuto.

Venendo al merito dell’orientamento, si è già detto che certo non può essere giudicata “stabile” la

dimora di chi sta per essere allontanato dall’abitazione con provvedimento dell’autorità. Ma tutte le

altre ipotesi, giudicate ostative dalla Polizia Municipale, non impediscono per nulla l’iscrizione

anagrafica. Il fatto che vi sia una querela del proprietario dell’immobile o una notizia di reato diretta

alla magistratura non impediscono, come l’esperienza abbondantemente insegna, che le abitazioni

continuino ad essere occupate per anni dal richiedente che, dunque, stabilmente vi dimora.

La decisione della Polizia di considerare tali dimore come “provvisorie” tocca poi vette paradossali

quando il proprietario dell’immobile occupato sia proprio l’Amministrazione Comunale; la quale,da

un lato, per anni tollera l’occupazione e non si attiva per ottenere lo sgombero (in attuazione di una

“politica” che avrà le sue buone ragioni) e, dall’altro, rifiuta all’occupante l’iscrizione anagrafica.

Ma, come è stato più volte autorevolmente affermato dalla giurisprudenza, i Comuni non possono

utilizzare lo strumento del rifiuto dell’iscrizione anagrafica per farsi carico di altri problemi, per

risolvere i quali sono designati dalla legge altri strumenti ed altri soggetti. E si capisce bene quale

sia la ragione di tale orientamento. Non solo l’iscrizione anagrafica è un diritto soggettivo, ma da

essa deriva il godimento di altri diritti fondamentali e inviolabili per ogni persona: il diritto alle

cure, all’istruzione, al voto e, più in generale, il diritto a partecipare alla vita sociale e civile del

paese. Il rispetto di tali diritti vale per tutti, quale che sia la condizione personale e sociale di

ciascuno, che conducano vita onesta o che commettano reati come, appunto, l’occupazione abusiva,

E’ appena il caso di ricordare che tutto quanto finora si è detto vale non solo per i cittadini italiani,

ma anche (si potrebbe dire: a maggior ragione) per i cittadini stranieri. Sotto questo profilo la legge

sull’immigrazione ha creato una totale equiparazione tra cittadini e stranieri, stabilendo che le

norme sull’iscrizioni anagrafiche valgano egualmente per gli uni e per gli altri.

2 . La lettura delle norme sulla residenza per coloro che non hanno fissa dimora non dà luogo,

invece, a molti dubbi: “…la persona che non ha fissa dimora si considera residente nel comune ove

ha il domicilio e, in mancanza di questo, nel comune di nascita”. La norma è precisa e stabilisce che

quando manchi al richiedente un luogo di abituale dimora deve farsi ricorso ad una presunzione

giuridica, iscrivendo il richiedente nel comune in cui egli ha scelto il suo domicilio. Sarà dunque

decisiva la scelta dell’interessato nel definire il domicilio, cioè il luogo che egli elegge come centro

dei suoi affari e dei suoi interessi. E’ inutile dire che, anche in questo caso, si tratta di un diritto

soggettivo, che rappresenta l’altra faccia speculare dell’interesse della pubblica amministrazione ad

iscrivere nei registri tutte le persone che sono presenti non occasionalmente nel territorio italiano.

In questo quadro manca evidentemente ogni possibilità di selezionare le domande, anche ove si

individuassero criteri ragionevoli di selezione, poiché non è possibile riconoscere all’autorità

comunale una discrezionalità che consenta di contrastare la presunzione giuridica stabilita per

legge. L’unico compito che è possibile riconoscere all’amministrazione è quello della puntuale

verifica della scelta del domicilio nel comune, magari presso un’associazione di volontari. In

particolare non può l’Amministrazione rifiutare l’iscrizione anagrafica dei senza fissa dimora con la

motivazione che essi non hanno abituale dimora nel Comune, perché appunto si tratta di una

fattispecie diversamente regolata dalla legge.

In questo contesto normativo sembra chiaro che l’ordinanza emanata dal Sindaco di Firenze in data

13.6.05 è mossa da finalità e preoccupazioni che sono estranee alla precise disposizioni della legge,

come può evincersi dalla preoccupata premessa: “….considerato che in questi anni si è registrato un

enorme aumento dell’afflusso di persone provenienti da realtà non fiorentine….”

Essa infatti arbitrariamente introduce e delinea percorsi di inclusione sociale come condizione per

ottenere la residenza da parte delle persone senza fissa dimora.

Si può certamente condividere l’iniziativa di fissare procedure e percorsi per poter accedere alle

prestazioni sociali, magari avvalendosi della collaborazione delle Associazioni di volontariato; ma

non è legittimo scambiare queste procedure con l’obbligatorio percorso “per richiedere ed ottenere

la residenza da parte di persone senza fissa dimora”, come testualmente recita l’ordinanza.

Le conseguenze di tale confusione sarebbero aberranti: coloro che non si sottopongono all’iter

previsto dall’ordinanza o non lo completano, oppure, peggio, non ottengono valutazioni positive

circa il grado della loro collaborazione, non avranno la residenza.

Dunque, aderire al progetto comunale di inserimento per le persone senza fissa dimora. può

rappresentare un’opportunità, ma non può diventare un obbligo.

***

Ricapitolando. Delle ipotesi che sono state sottoposte alla mia attenzione solo una consente il

legittimo rifiuto dell’iscrizione all’anagrafe: quella del richiedente che, al momento della richiesta,

sia già destinatario di un provvedimento di sgombero coattivo da parte dell’autorità. In tutti gli altri
casi il provvedimento appare illegittimo, non solo alla luce dellenorme, ma anche
dell’interpretazione che una costante giurisprudenza ne ha dato finora.
Infine, non è inutile osservare che, trattandosi della tutela di fondamentali diritti della personalità,

l’ordinamento prevede, in caso di violazione di queste norme imperative, il ricorso alla sanzione
penale. Non vi è dubbio che l’ufficiale di anagrafe che illegittimamente impedisce l’esercizio di un

diritto perfetto, commetta il reato di omissione di atto d’ufficio quando l’iscrizione all’anagrafe sia
divenuto un atto doveroso, per la presenza dei requisiti previsti dalla legge.

IL Procuratore Generale Beniamino D.
tratto da http://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:Kg-PxMWwsOoJ:www.aurora-onlus.it/assets/files/deidda.pdf+ordinanza+di+sgombero+per+occupazione+abusiva
Cosa fare in caso di
cambio di abitazione o di residenza

La richiesta di cambio di ABITAZIONE (cambio di appartamento all’interno dello
stesso comune) va fatta all’Ufficio Anagrafe del nuovo comune di residenza. Occorre comunicare il cambio non appena ci si trasferisce e si dimora abitualmente nella nuova casa.

Si considera cambio di abitazione e va attestato dall’Anagrafe anche quando si cambia appar-
tamento nello stesso stabile, mantenendo lo stesso indirizzo e numero civico.

La comunicazione di cambio di abitazione/residenza può essere fatta anche da un solo compo-
nente del nucleo familiare, purchè maggiorenne e munito di un documento di identità e dei dati
anagrafici di tutti i componenti, i codici fiscali ( per chi viene da altro Comune), gli estremi del-
le patenti (escluse quelle nautiche), dei libretti di immatricolazione e le targhe di tutti i veicoli
(anche rimorchi).

Entro 180 giorni la Motorizzazione Civile invierà a casa del richiedente i tagliandi adesivi da ap-
porre sui documenti (in caso di non ricevimento entro tale data, telefonare al 800 232323 dal
lunedì al venerdì dalle 8.30 -13.30 e 14.30 -17.30)

In caso di residenza in alloggi di proprietà pubblica (ERP – case popolari), occorre chiedere pre-
ventivamente l’autorizzazione per un eventuale ampliamento del nucleo familiare, agli Uffici IACP
Cambiando residenza o abitazione, l’indirizzo sulla Carta di identità e il Passaporto NON vengo-
no modificati.

La variazione sulla tessera elettorale è automatica per i già residenti .
Chi viene da altro comune, riceverà via posta una nuova tessera, con la richiesta di restituzio-
ne della vecchia.

Un componente maggiorenne del nucleo familiare deve comunicare ad Hera entro 30 giorni dal-
l’utilizzo, i dati dell’immobile. Occorre o presentarsi allo sportello muniti di fotocopia della pla-
nimetria dell’appartamento in scala, cantina e garage inclusi (con esclusione dei balconi aperti),
e dei dati completi del nucleo familiare residente nell’appartamento, del documento di identità e
copia dell’atto di compravendita o di successione, oppure contattare telefonicamente il numero
verde di Hera.. Si dovrà dichiarare se è utilizzato come prima o seconda casa.

In caso di subentro da un precedente proprietario/locatario è opportuno effettuare insieme la
pratica di disdetta e di nuovo allacciamento.

(o successione ) mettendo come “oggetto” il cambio di residenza, non appena si è in possesso dell’atto di compravendita (o di successione).

Scelta del Medico e del Pediatria

In caso di trasferimento da altro ambito territoriale, occorre iscriversi alla Azienda USL di Imola
ed effettuare la scelta del Medico e/o del Pediatra di Base.
Presentarsi con la tessera sanitaria nazionale e il cedolino di avvenuta richiesta di cambio di
residenza.

In caso di cambio di residenza nel territorio dell’Azienda USL, la nuova scelta si fa solo
se si vuol cambiare medico e in quel caso occorre portare la Tessera sanitaria nazionale.

Comunicare entro 30 giorni dalla richiesta di cambio di residenza, il nuovo indirizzo per la Parti-
ta IVA (verificare con chi tiene la contabilità dell’attività chi fa questa comunicazione).

Il modulo si trova presso l’Agenzia delle Entrate: presentarsi con un documento di riconosci-
mento e il talloncino ricevuto dall’ufficio Anagrafe che attesta l’avvenuta richiesta del cambio di
residenza. Le persone extracomunitarie devono presentare anche il permesso o la carta di sog-
giorno in originale.

Si ricorda che il cambio di indirizzo viene comunicato direttamente dal Comune all’A-
nagrafe Tributaria e che da quando viene rilasciata la Tessera Sanitaria Nazionale non viene più
rilasciato il tesserino del Codice Fiscale.

Agenzia delle Entrate Ufficio Territoriale
http://www.agenziaentrate.it — call center nazionale 848 800444
orario: dal lunedì al venerdì 8.45 – 12.45, martedì e giovedì anche 14.30 – 16.30

Qualche giorno prima del trasloco definitivo ci si può recare presso un qualsiasi Ufficio Postale
per compilare il modulo “Seguimi tutta la posta” in cui si chiede la consegna della posta dal
vecchio al nuovo indirizzo. Il servizio, a pagamento, va dai 15 giorni a 12 mesi e può essere
rinnovato presso qualsiasi Ufficio Postale .

E’ opportuno comunicare per iscritto all’Amministratore di condominio il nominativo del nuovo
occupante, per fissare la data dalla quale vanno addebitate le spese. Se si ha il riscaldamento
autonomo il nuovo nominativo va scritto sul libretto della caldaia.

Chiunque ospiti per più di 48 ore una persona straniera deve recarsi presso il Commissariato di PS per la dichiarazione di ospitalità, da fare entro 48 ore dall’arrivo (in caso di mancata comunicazione è prevista una sanzione amministrativa di una somma tra 160 e 1100 euro).
Si ricorda che le persone straniere – entro 15 giorni da ogni variazione di domicilio già comunicato – devono darne comunicazione al Commissariato presentandosi direttamente.

Si ricorda inoltre che le persone extracomunitarie entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso in Italia devono richiedere il permesso di soggiorno. Tali permessi NON vanno richiesti per i soggiorni brevi non superiori a tre mesi per motivi di turismo, studio, affari o visite: in questi casi occorre solo una dichiarazione di presenza o alla polizia di frontiera oppure in questura entro 8 giorni (quando richiesto serve comunque il visto). Gli stranieri che non provengono da Paesi dell’area Schengen formulano la dichiarazione di presenza all’Autorità di frontiera al momento dell’ingresso, mentre gli stranieri che provengono dall’area
Schengen devono dichiarare la propria presenza al Commissariato di PS, entro otto giorni dall’ingresso.

Con norme in vigore dall’11/4/2007 le persone comunitarie hanno diritto all’ingresso in Italia per un periodo non superiore a 3 mesi senza alcuna formalità, mentre per il diritto di soggiorno superiore a tre mesi possono presentare domanda all’Anagrafe del Comune di residenza, solo se sussistono i requisiti previsti dalla normativa vigente.
Per ulteriori informazioni su denuncia di cessione di fabbricati e denuncia di ospitalità:

Tag: ,

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: