Irreparabilità del pregiudizio e tutela atipica ex art. 700 c.p.c.

Irreparabilità del pregiudizio e tutela atipica ex art. 700 c.p.c.
(Tribunale di Pistoia, Sezione Distaccata di Monsummano Terme, 22 aprile 2000)

Nel caso in esame la società ricorrente richiede ex art. 700 c.p.c., di disporsi in via d’urgenza il rilascio di un appartamento occupato senza titolo dalla resistente, con pagamento di quanto dovuto per indennità di occupazione.
La convenuta sostiene di occupare l’immobile de quo in virtù di un contratto di locazione verbale con il precedente proprietario, senza provarne in alcun modo l’esistenza.
Nonostante ciò il giudice non ha concesso la misura cautelare richiesta, ritenendo insussistente il requisito di irreparabilità del pregiudizio dedotto dalla società ricorrente, in quanto la stessa intendeva rientrare nella disponibilità del bene per rimetterlo nel mercato e sfruttarlo economicamente.
A parere del giudice tale connotazione esclude la sussistenza di un danno non pienamente risarcibile in via ordinaria alla fine dell’instaurando giudizio di merito.

(Dott.ssa Livia Frare)

IL GIUDICE

a scioglimento della riserva che precede;

letti gli atti e documenti di causa;

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nella causa civile iscritta al n. 4061 del Ruolo Generale per gli Affari Contenziosi dell’anno 2000, e vertente

TRA

M. S.p.A. (dott…… )
– ricorrente
E

L.F.
– resistente

Con ricorso proposto ante causam ai sensi dell’art. 700 c.p.c., la M. S.p.A. esponeva di aver acquistato dalla C. S.r.l., in data 15 novembre 1993, l’appartamento per civile abitazione sito in ………, già oggetto di controversia tra la società venditrice e tali A.F. e G.R., in relazione ad un contratto preliminare di compravendita poi dichiarato risolto dal Tribunale di Pistoia con sentenza del 27 novembre 1991, confermata dalla Corte d’Appello di Firenze con sentenza del 27 febbraio 1998.

Tuttavia, la società ricorrente deduceva di non aver potuto eseguire gli indicati provvedimenti giudiziari (in quanto questi farebbero riferimento ad un diverso immobile, situato nella medesima palazzina, ma all’interno 1 della scala B), e di aver accertato che l’appartamento acquistato sarebbe oggi occupato senza titolo da certa F.L.

Ciò premesso, ritenendo sussistendo i presupposti della tutela cautelare azionata, chiedeva disporsi in via d’urgenza il rilascio dell’appartamento, in danno della citata L., strumentalmente all’instaurando giudizio di merito, da promuoversi per l’accertamento della illegittima detenzione dell’immobile, con condanna dell’occupante senza titolo al rilascio ed al pagamento di quanto dovuto per indennità di occupazione.

Rimaneva contumace la convenuta, la quale compariva personalmente all’udienza dell’8 marzo 2000, e, liberamente interrogata dal giudice, confermava di essere l’attuale occupante dell’immobile in questione, concessole in locazione, con contratto verbale del 1985, dal suddetto G.R., e di aver sempre regolarmente corrisposto i canoni di locazione fino al gennaio 2000.

Così esposti i fatti di causa, si osserva quanto segue.

Quantomeno in termini di rilevante verosimiglianza, la prova del diritto di proprietà vantato dalla società ricorrente si può evincere dalla copia del contratto di compravendita, intercorso il 15 novembre 1993 tra la M., in qualità di acquirente, e la C. S.r.l., ed avente per oggetto l’immobile posto al terzo piano, scala A, interno n. 13, del fabbricato sito in ………… (in atti, fascicolo ric.). Non si vede peraltro a quale titolo siano state richiamate pronunce giurisdizionali relative a diverso appartamento, laddove l’eventuale errore materiale della sentenza, relativo all’identificazione dell’immobile, si sarebbe potuto sanare con la apposita procedura di correzione.

D’altro lato, la convenuta L. ha liberamente dichiarato di occupare l’immobile in forza di un titolo (locazione) del quale, prima ancora che la validità ed efficacia, non è dimostrata l’esistenza.

La misura cautelare (atipica) richiesta non può tuttavia essere concessa, non ricorrendo l’indefettibile requisito della irreparabilità del pregiudizio dedotto dall’istante.

E’ nota la discrasia di opinioni in ordine al concetto di irreparabilità del pregiudizio, ed alla conseguente ampiezza della tutela cautelare atipica ex art. 700 c.p.c., da taluni limitata ai soli diritti assoluti (rectius: situazioni giuridiche finali), da altri estesa a tutti i casi in cui, nelle more del giudizio di merito, l’attore sia sprovvisto di strumenti di difesa contro la situazione determinata dalla controparte, da altri, ancora, ulteriormente estesa alle ipotesi in cui, a causa della durata del giudizio di merito, si verifichi uno scarto tra gli effetti della decisione finale e la soddisfazione del diritto sia pure per equivalente, nel senso che lo stato di insoddisfazione in cui il diritto permane per la durata del processo può causare danni non determinabili integralmente, neppure in via equitativa.

Pur aderendo all’orientamento da ultimo esposto, e valutando la irreparabilità con riferimento non solo al diritto in sé, ma alla funzione che esso è destinato ad assolvere nella prospettiva del suo titolare, non sembra che la generica aspirazione al libero utilizzo del bene possa costituire un quid pluris, autonomamente tutelabile, rispetto al pregiudizio patrimoniale che deriva alla società ricorrente dalla occupazione senza titolo dell’immobile, senz’altro suscettibile di integrale ristoro per equivalente.

Al di là della funzione astratta del diritto azionato, non si può prescindere dalle concrete connotazioni della fattispecie da esaminare, a meno di non voler ritenere che ogni forma di compressione del libero esercizio di un diritto possa formare oggetto di tutela d’urgenza, ciò che sembra da escludere.

Considerato inoltre che nelle misure atipiche è proprio il giudice a dover effettuare quella valutazione del pericolo nel ritardo, che nei provvedimenti nominati è effettuata dalla legge, nel caso in esame non è stato in alcun modo determinato il contenuto dell’ulteriore danno provocato dalla impossibilità di liberamente usare il bene, precisando a quale uso l’appartamento debba essere adibito, e con quali ragioni di urgenza; né, tenuto conto che l’istante è una società di capitali, si può presumere che essa abbia intenzione di rientrare nella disponibilità dell’immobile per destinarlo ad un proprio utilizzo diretto, magari abitativo, mentre, al contrario, è più agevole ritenere che si voglia (beninteso, legittimamente) procedere allo sfruttamento economico del bene, rimettendolo sul mercato, il che esclude la sussistenza di un profilo di danno che non sia pienamente risarcibile in via ordinaria.

Le considerazioni che precedono conducono pertanto al rigetto della istanza cautelare.

In considerazione della mancata costituzione della convenuta, nulla è dovuto per le spese di lite.

P.Q.M.

Respinge il ricorso cautelare proposto ante causam, ai sensi dell’art. 700 c.p.c., dalla M. S.p.A. nei confronti di F.L.

Nulla è dovuto per le spese.

Si comunichi.

Monsummano Terme, 22 aprile 2000

Il Giudice
dott. Pierpaolo Grauso

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