fac simile esposto obblighi familiari

Violazione degli obblighi di assistenza familiare
16/03/2007 Autore : Avv. Rosalia Conforti In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, il codice penale all’art. 570 prevede tre diverse ipotesi che non configurano una pluralità di reati distinti, ma pur nella loro varietà di fatti incriminabili, si riferiscono ad un unico titolo di reato avente come contenuto fondamentale tipico l’inosservanza, cosciente e volontaria, dei vari obblighi di assistenza familiare scaturenti dal vincolo matrimoniale e dal rapporto di parentela 1.

Le tre ipotesi suddette fanno riferimento a tre diverse circostanze, ovvero:

• l’abbandono del domicilio domestico o il sottrarsi agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale della famiglia;

• il malversare o dilapidare i beni del figlio minore o del coniuge;

• far mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa 2.

La seconda e la terza ipotesi prevedono una pena maggiore e, quando il reato de quo è commesso nei confronti dei minori, il delitto è perseguibile d’ufficio e non a querela, come nel caso in cui sia commesso nei confronti degli adulti.

In relazione alla prima ipotesi delittuosa è da rilevare che data la formulazione poco chiara della norma di cui al primo comma dell’articolo in questione, molte controversie sono sorte in fase applicativa 3.

In via del tutto principale v’è da sottolineare che l’abbandono del domicilio domestico presuppone l’intenzione di non tornarvi per un lasso di tempo variabile ma, ai fini di una corretta configurabilità del reato di cui all’art. 570, primo comma, c.p., non è sufficiente il solo fatto di sottrarsi alla coabitazione ma è necessario che l’allontanamento sia ingiustificato e cagioni volutamente l’inadempimento degli obblighi di assistenza, il cui contenuto non si esaurisce in esigenze di carattere puramente materiale ed economico, ma tocca altresì la sfera degli interessi morali e di solidarietà che sono alla base di un rapporto familiare 4.

L’altro elemento descritto nella norma come “condotta contraria all’ordine e alla morale della famiglia” è di difficile interpretazione non essendo, infatti, possibile individuare con esattezza quale possa essere l’ordine e la specifica morale della famiglia 5. Secondo alcuni autori 6, infatti, sarebbe stato più opportuno riferirsi ai doveri materiali e morali che generalmente nascono dalle relazioni familiari e che sono più facilmente individualizzabili sia sulla base dei precetti giuridici sia sulla base delle consuetudini doverose nell’ambito dei rapporti familiari.

La seconda ipotesi di reato di cui al numero 1 del secondo comma dell’articolo de quo, si realizza con la malversazione e la dilapidazione dei beni del figlio minore o del coniuge. Per malversazione si intende l’appropriazione o la distrazione a proprio favore di beni mobili o immobili, per dilapidazione, invece, s’intende la dissipazione o la distruzione, anche solo parzialmente, del patrimonio del figlio o del coniuge anche attraverso la mancata vigilanza e la trascuratezza , con conseguente produzione di un danno di una certa gravità.

È da rilevare, altresì, che per la giurisprudenza e la dottrina prevalente, perché si abbia malversazione non è sufficiente un singolo atto di appropriazione, bensì una serie di fatti di tal genere.

Elemento materiale della terza ed ultima ipotesi è il non somministrare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore o inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato per sua colpa. Con il termine “mezzi di sussistenza” non si fa riferimento al solo vitto e alloggio ma a tutti quei mezzi indispensabili a soddisfare le necessità essenziali della vita da valutarsi in relazione alle reali capacità economiche della persona obbligata 7.

Quel che occorre porre in rilievo è che il concetto “mezzi di sussistenza” ha un contenuto ben più ristretto della corrispondente nozione civilistica di “mantenimento” in quanto quest’ultima è fondata sulla valutazione e comparazione delle condizioni socio-economiche dei coniugi, mentre la prima è limitata ai mezzi economici minimi necessari per la soddisfazione delle esigenze elementari di vita degli aventi diritto 8.

L’obbligo della prestazione dei mezzi di sussistenza presuppone sia la disponibilità di risorse del soggetto obbligato (non è infatti configurabile la responsabilità penale se non si è provveduto all’obbligo per incapacità economica dell’obbligato sulla base del principio “ ad impossibilia nemo tenetur ” ) sia la situazione di effettivo bisogno del soggetto passivo 9.

In tal senso, la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento del figlio minore stabilito in sede di separazione dei coniugi, integra la fattispecie di cui all’art. 570 c.p., in base alla presunzione semplice che il minore sia incapace di produrre reddito proprio, presunzione suscettibile di essere superata laddove il minore disponga di redditi patrimoniali propri sempre che non si tratti di retribuzione di attività lavorativa, la quale, anzi, costituisce prova dell’effettivo stato di bisogno. Tale obbligo non viene meno anche quando, in caso di separazione, uno dei due coniugi riesca a soddisfare le esigenze vitali del figlio minore, nonostante l’inadempimento dell’obbligo posto, in tal senso, sull’altro coniuge dal giudice civile 10.

La fattispecie di reato di cui all’art. 570 c.p. è permanente in quanto lo stato di consumazione perdura per tutto il tempo in cui si manifesta la condotta omissiva e viene a cessare solo per effetto di una contraria iniziativa dell’agente.

Uno degli aspetti più peculiari concernenti la sussistenza del reato per la mancanza dei mezzi di sussistenza al coniuge o ai minori è quello di esaminare se la norma in questione possa trovare applicazione anche per le famiglie di fatto, ossia per le persone che convivono senza rapporto giuridico matrimoniale che abbiano messo al mondo dei figli durante tale convivenza 11.

La questione è tutt’altro che pacifica perché per molti, anche sotto il profilo costituzionale, la famiglia che viene tutelata dalle norme penali è quella giuridicamente riconosciuta come tale e non la famiglia di fatto. Si ritiene, pertanto, che l’art. 570 c.p. possa trovare applicazione solo ed unicamente quando si tratti di famiglie giuridicamente costituite come tali 12.

Per quel che concerne la qualità di coniuge, questa interpretazione non sembra dare adito a possibili diverse soluzioni in base al tenore letterale della norma giuridica secondo cui “chiunque abbandoni il domicilio domestico o tiene una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge”. La qualità, appunto, sarebbe tipicamente soltanto quella giuridicamente costituita, ma non anche quella di genitore 13.

La soluzione della questione deve, però, necessariamente trascendere da quella che può concernere l’applicazione di stretto rigore penale della norma per poter valutare, anche in riferimento al profilo civilistico, chi può effettivamente essere considerato destinatario della norma giuridica secondo il dettato dell’art. 570 c.p..

E’ evidente, pertanto, che sotto questo aspetto, appare opportuno seguire quella giurisprudenza che è portata ad un allargamento dell’interpretazione normativa dell’art. 570 c.p. piuttosto che quella che ritiene di dover restringere la portata applicativa della norma stessa, basandola sulla condizione, sia di coniuge, sia di figlio, considerata rapportabile esclusivamente alle norme del codice civile. Tanto, soprattutto, per il divieto dell’analogia “ in malam partem ” che caratterizza le norme penali 14.

Alla luce di quanto sopra, si deve pertanto ritenere che, così come il concetto di famiglia si è andato ad allargare e a basare su significati più ampi in base all’interpretazione offerta dalle norme giuridiche civilistiche, non può essere esclusa la loro estensione alle norme penali, recependo, in tal modo, gli stessi significati e le stesse interpretazioni. Con l’inevitabile conseguenza che, se nell’ambito del diritto civile si assiste ad un’estensione del concetto di coniuge e di figlio, si deve ritenere che tale estensione del concetto giuridico, debba aversi anche nell’interpretazione dell’art. 570 c.p.

Avv. Rosalia Conforti

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Note:

1 È questo l’orientamento della giurisprudenza della Cassazione (Cfr. Cass. 20-1-1992 n.479) e di parte della dottrina (PISAPIA, MAGGIORE) ; è da segnalare altresì l’orientamento della giurisprudenza di merito e della dottrina dominante (ANTOLISEI, MANZINI, VANNINI) secondo cui le tre distinte ipotesi criminose darebbero vita a tre diverse figure di reato, in quanto diversa è la nozione dei fatti e diversa è la pena applicabile.

2 A seguito dell’introduzione della legge 19/07/1975 n. 151, non è più prevista la separazione per colpa ma è configurata l’eventualità della separazione giudiziale addebitabile ad uno dei coniugi (art. 151 e 156 c.c.).

3La Corte Costituzionale ( sent. 23 gennaio 1984, in Riv. Penale , 1984, 736) ha ritenuto infondata la questione di costituzionalità sollevata nei confronti di questa ipotesi, perché in contrasto con il principio di legalità ex art. 25 comma 2 Cost., ritenendo che la norma individua chiaramente la condotta ipotizzata. Malgrado tale riconoscimento della Corte, da più parti è stato chiesto di abrogare in sede parlamentare la noma in questione o comunque di riformarla profondamente.

4 In tal senso, Cass. n. 9440 del 2-9-2000; Cass. n. 6180 del 20-6-1985; Cass. n. 8950 del 22-10-1984.

5 È comunque da rilevare che in tale ipotesi delittuosa debba farsi rientrare anche il caso del genitore che separato e non affidatario, pur non facendo mancare i mezzi di sussistenza, si disinteressi completamente del proprio figlio, venendo così meno ai suoi obblighi di assistenza morale nei confronti della prole.

6 In tal senso Moro, Manuale di diritto minorile, Zanichelli, 2002, 404.

7 Cass. del 5-11-1980 n. 11503 sez. 6.

8 Cass. del 3-3-1984 n. 2081 sez.6.

9 Nel caso di minore quale soggetto passivo, la situazione di bisogno può essere esclusa soltanto se il minore ha un patrimonio personale ovvero se, avendo raggiunto i sedici anni, potesse legittimamente impegnarsi in un’attività lavorativa e ne ricavasse un reddito sufficiente; il fatto che provveda alle esigenze del minore altra persona coobbligata, o non tenuta, secondo l’orientamento pressoché uniforme e costante, non esclude la sussistenza del reato.

10 Fra tutte sentenza della Cass. n 25560/2006 che ha condannato il coniuge anche al risarcimento dei danni subiti dalla parte civile, in quanto responsabile del reato di cui all’articolo 570 cpv. n. 2 C .p, perché faceva mancare i mezzi di sussistenza alla moglie e ai figli minori non corrispondendo l’assegno di mantenimento fissato all’atto della separazione consensuale né provvedendo in altro modo alle esigenze di vita dei congiunti, ritenendo, altresì, irrilevante il fatto che i figli minori avessero ricevuto assistenza dai nonni materni e dalla madre.

11Colli, La rilevanza penalistica della convivenza “more uxorio” nel confronto tra gli articoli 572 e 570 c.p. , in Legislazione Penale, 1997, 662.

12 Ronco, Il principio di tassatività della fattispecie penale nell’ordinamento vigente, 1979, 191.

13 Dogliotti, La violazione degli obblighi di assistenza familiare davanti alla Corte Costituzionale, in Dir. Famiglia , 1988, 605.

14 Colli, La rilevanza penalistica, della convivenza, op. cit. 662.

Tratto da http://www.overlex.com/leggiarticolo.asp?id=1261

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Una Risposta to “fac simile esposto obblighi familiari”

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