tratto da diritto:http://www.autotutela-pa.it/s240.htm

Questioni

La mancata dimora effettiva e stabile può costituire un adeguato presupposto per la dichiarazione di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio popolare? L’eventuale decadenza ha carattere sanzionatorio oppure è una misura di autotutela?
La mancata dimora effettiva e stabile costituisce adeguato presupposto per la dichiarazione di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio popolare. Tale decadenza non ha carattere sanzionatorio, ma è un provvedimento di autotutela adottato a garanzia del perseguimento del pubblico interesse all’effettiva destinazione di un certo patrimonio pubblico immobiliare alla soddisfazione del bisogno abitativo sociale

TAR Molise, 9 maggio 2011 n. 233

FATTO e DIRITTO

I – Il ricorrente, che lavora in Germania ed è assegnatario di un alloggio E.R.P. nel Comune di R. a giudizio del Comune ha perso i requisiti per l’assegnazione della casa popolare. Insorge per impugnare i seguenti atti: 1) l’ordinanza n. 55 prot. n. 3775 datata 22.4.1995, notificata il 20.5.1995, nella parte in cui il Sindaco di Riccia ordina al ricorrente <>; 2) ogni altro atto o provvedimento preordinato, presupposto, connesso o conseguente, compresi gli accertamenti, i verbali e le note richiamati nell’ordinanza impugnata, concernenti lo stesso ricorrente. Il ricorrente deduce i seguenti motivi: violazione e falsa applicazione delle norme di cui agli artt. 37 e 38 della L.R. 26.10.1984 n. 28, eccesso di potere per travisamento dei fatti, contraddittorietà, illogicità, perplessità, difetto di motivazione.

Le Amministrazioni intimate non si costituiscono.

Con la ordinanza collegiale n. 717 del 1995, questa Sezione respinge la domanda cautelare della parte ricorrente.

Con la ordinanza presidenziale n. 24 del 2011, sono disposti incombenti istruttori, ai quali l’Amministrazione comunale dà esecuzione.

All’udienza del 6 aprile 2011, la causa viene introitata per la decisione.

II – Il ricorso ha incerti profili di ammissibilità, atteso che la revoca attiene all’ambito di un rapporto privatistico di locazione (cfr.: Cons. Stato V, 11.8.2010 n. 5617; T.A.R. Trentino Alto Adige, Trento, I, 24.11.2010 n. 223). Nondimeno, tale perplessità, attinente alla giurisdizione, può essere superata nella considerazione che la revoca dell’assegnazione di un alloggio popolare sia atto di autotutela amministrativa (cfr.: T.A.R. Toscana II, 3.9.2009 n. 1415; T.A.R. Catanzaro II 6.5.2009 n. 417). Il ricorso è da ritenersi, comunque, infondato.

III – Il ricorrente, pur avendo il domicilio anagrafico nell’alloggio di edilizia residenziale pubblica, dimora stabilmente, per motivi di lavoro, insieme al proprio nucleo familiare, in Germania, e utilizza l’alloggio popolare assegnatogli solo per brevi periodi, in occasione dei rientri in Italia. Tale assunto in fatto – quale rilevato e verbalizzato dalla polizia municipale di R. in data 21.5.1994 – non è nella sostanza contestato dal ricorrente.

Orbene, la mancata dimora effettiva e stabile costituisce adeguato presupposto per la dichiarazione di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio popolare. Tale decadenza non ha carattere sanzionatorio, ma è un provvedimento di autotutela adottato a garanzia del perseguimento del pubblico interesse all’effettiva destinazione di un certo patrimonio pubblico immobiliare alla soddisfazione del bisogno abitativo sociale. A tenore della normativa di cui agli artt. 37 e 38 della L.R. 26.10.1984 n. 28, il mancato uso di un alloggio e.r.p. per un periodo prolungato, in mancanza dell’autorizzazione dell’ente assegnante, comporta la revoca o decadenza dell’assegnazione, anche quando l’abbandono dell’alloggio non sia sorretto da <>. Ai fini della revoca è sufficiente la mancata occupazione dell’immobile da parte dell’assegnatario, intendendosi per occupazione non la semplice tenuta a disposizione, ma la dimora effettiva e abituale (cfr.: Cons. Stato IV, 14.4.2004 n. 2107). Pertanto, è irrilevante che l’alloggio sia usato per brevi periodi durante l’anno, è inconferente che l’allontanamento sia avvenuto per ragioni più che motivate e valide ed è altresì inconferente la volontà del ricorrente di ritornarvi, una volta cessati i motivi dell’allontanamento.

I motivi del ricorso sono dunque infondati. La normativa regionale di settore è stata correttamente applicata e il provvedimento impugnato reca un’adeguata e congrua motivazione. Esso peraltro risulta preceduto da una fase procedimentale partecipativa, svoltasi in contraddittorio con la parte interessata.

IV – Il ricorso, in conclusione, non può essere accolto. Si ravvisano giustificate ragioni per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge perché infondato.
Compensa tra le parti le spese del giudizio.
Ordina all’Autorità amministrativa di dare esecuzione alla presente sentenza.
Così deciso in Campobasso, presso la sede del T.A.R., nella Camera di Consiglio del 6 aprile 2011, dal Collegio così composto:
Goffredo Zaccardi, Presidente
Orazio Ciliberti, Consigliere, Estensore
Luca Monteferrante, Primo Referendario

I testi dei provvedimenti normativi e/o giurisprudenziali linkati e/o pubblicati sul sito non rivestono carattere di ufficialità; si declina, pertanto, ogni responsabilità per eventuali inesattezze.

Bruno E.G. Fuoco

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Una Risposta to “tratto da diritto:http://www.autotutela-pa.it/s240.htm”

  1. enzuccio62 Says:

    ni

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