Procedimenti legali per il recupero della morosità in materi adi alloggi sociali o convenzionati

Procedimenti legali per il recupero della morosità:FINO A 5 MILIONI DELLE VECCHIE LIRE (2500 E£URO CIRCA)C/O IL GIUDICE DI PACE;OLTRE IN EMISSIONE VDECRETO INGIUNTIVO C/O IL TRIBUNALE ORDINARIO EX PRETORIUM;ORA GIUDICE UNICO IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA:ora (articolo 91 cpc per il recupero dellae spese legali).

Se, per effetto della competenza funzionale in materia di locazioni previste dall’art. 8 c.p.c., l’emissione del decreto di cui all’art. 32 T.U. 28.4.1938, n. 1165, sia di esclusiva competenza del pretore 8 ora giudice unico in composizione monocratica ,VEDI la nascita della REPUBBLICA ITALIANA ;IL REGIO DECRETO ANCORA NON ABOLITO ;ERA UTILE su decreto CON emissione dell’EX PRETORE ,IN MONARCHIA, oppure se, per importi inferiori a 5.000.000, rientri nella competenza del giudice di pace.

Data la natura giuridica di processo di ingiunzione propria della procedura ex art. 32 T.U. 28.4.1938, n. 1165 la competenza va determinata sulla base degli ordinari criteri per valore e non per materia.
L’art. 32 T.U. sull’edilizia economica e popolare, approvato con R.D. 28.4.1938, n. 1165 contiene la disciplina speciale in tema di azione per il pagamento di canoni di locazione e sfratto nelle ipotesi di morosità.
Più in particolare è previsto che lo IACP proceda con ricorso, sulla base del quale il giudice emette decreto – ed avverso il quale può proporsi opposizione – di ingiunzione del pagamento delle somme, assegnando termine, trascorso inutilmente il quale, si può procedere allo sfratto.

Il decreto ai sensi del 4° comma, costituisce titolo esecutivo “per procedere sia alla esecuzione sui beni mobili del debitore che allo sfratto”.
In buona sostanza sono state unificate le procedure di ingiunzione e di sfratto e, nel contempo, non è prevista l’ordinanza di convalida di sfratto, che viene, invece, ordinato dal giudice, senza preventiva audizione dell’interessato, con decreto steso “in calce al ricorso”.
Da ciò, ai fini de quibus, il problema specifico della competenza sul ricorso che l’art. 32 ha attribuito “al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale, rispettivamente competenti, a norma del codice di procedura civile, a conoscere dell’azione per pagamento e sfratto” (1° comma) e sulla eventuale conseguente opposizione attribuita “allo stesso conciliatore o pretore o tribunale il cui presidente ha pronunziato il decreto” (7° c.).

Più in particolare si tratta di riscontrare se tale ripartizione di competenza sia da considerarsi ancora attuale o meno.
Preliminarmente, va rilevato che il legislatore introdusse, nel sistema, con l’art. 32, una disciplina speciale relativamente allo sfratto per morosità nel pagamento dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia economica e popolare: avvalendosi del procedimento di ingiunzione, non prevedendo una contestuale fase di convalida ed attribuendo, infine, al decreto la validità sia per l’esecuzione forzata mobiliare che per lo sfratto.
Strettamente consequenziale a tale scelta, e non derogatoria al sistema, fu, quindi, la diversa competenza distinta, per valore, fra conciliatore, pretore e tribunale, così come previsto per i procedimenti di ingiunzione di pagamento.

Ed è proprio la natura giuridica di processo di ingiunzione, seppure speciale, pacificamente riconosciuta (C.Costit. 22.12.1969 n. 159; C.Costit. 6.12.1991 n. 419, rispettivamente in ERP n. 1, 209, e n. 39, 86), a comportare, altresì, che la ripartizione, della competenza ex art. 32 T.U. del 1938 sia da considerarsi pienamente conforme all’ordinamento vigente e, quindi, tuttora valida.
In proposito, e ad ulteriore conferma di quanto asserito, anche recentemente si è avuto modo di affermare che: “Le innovazioni sulla competenza introdotte con la Legge 30.7.1984, n. 399, che, all’art. 6, n. 3, ha modificato l’art. 661 c.p.c., stabilendo la competenza inderogabile del pretore per le intimazioni di licenza o di sfratto, non influiscono sui criteri di competenza stabiliti per il procedimento previsto dall’art. 32 R.D. 28.4.1938, n. 1165, a norma del quale gli Istituti Autonomi delle Case Popolari, in caso di mancato pagamento delle rate di affitto, possono richiedere lo sfratto con ricorso al conciliatore, al pretore o al presidente del tribunale competente a conoscere dell’azione per il pagamento o lo sfratto perché tale procedimento, concludendosi con un decreto che ha il contenuto di una ingiunzione di pagamento, ancorché destinato, in caso di inadempimento, ad assumere le funzioni di titolo anche per l’esecuzione dello sfratto, oltre che per l’espropriazione mobiliare dei beni dell’inquilino debitore, ha la natura di uno speciale procedimento di ingiunzione e non quella di un procedimento di sfratto” (Cass. Sez. III, 13.1.1993, n. 354, in ERP n. 45, 152; Pret. Rimini 1.2.1995, n. 140, ivi n. 52, 68).

Concludendo sul punto, può, quindi, ritenersi che i ricorsi ex art. 32 T.U. del 1938, come anche le opposizioni al conseguente provvedimento, vadano proposti innanzi al giudice di pace, al pretore o al tribunale rispettivamente competenti per valore ai sensi della ordinaria disciplina codicistica.
Per quanto attiene ai quesiti, di cui ai punti 2., 3., 4 relativi all’imposta di bollo si ritiene che le agevolazioni tributarie già previste dall’art. 33 del citato T.U. del 1938, siano state abrogate dal D.P.R. n. 642/1972, per cui gli atti ivi previsti devono essere preventivamente assoggettati all’obbligo fiscale, compreso l’atto di precetto.
Possono invece essere ritenuti esenti il preavviso di sfratto e i verbali di accesso e di rinvio dell’esecuzione redatti dall’Ufficiale Giudiziario procedente.

Riferimenti:
T.U. 28.4.1938, n. 1165, art. 32;
R.D. 28.4.1938, n. 1165
art. 8 C.p.c.
Corte Costituzionale 22.12.1969 n. 159;
Corte Costituzionale 6.12.1991, n. 419;
Cassazione Sez. III, 13.1.1993, n. 354;
Pret. Rimini 1.2.1995, n. 140

Redazione: 24 giugno 1998

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