casi analoghi :vedi sentenza omessa e delegittimata mia difesa da canto del Comune,ente proprietario dell’alloggio.

-Giudice Relatore-
ha pronunciato, mediante la lettura in aula del dispositivo, la seguente SENTENZA
nella causa iscritta al n. 27382 Ruolo Generale Affari Contenziosi dell’anno 2005
TRA GERVASI O., elettivamente domiciliata in Roma, v. Gavinana n. 2, presso lo studio dell’Avv. Maurizio Oliva, che la rappresenta e difende con mandato a margine del ricorso introduttivo
-RICORRENTE-E
LORENZO L., elettivamente domiciliato in Roma, v. Alessandria n. 25, presso lo studio dell’Avv. Chiara Borromeo, che lo rappresenta e difende con mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta
-RESISTENTE-
OGGETTO: opposizione ex art. 56, L. n. 392/78.
CONCLUSIONI: all’udienza di discussione del 19.5.2005 i procuratori delle parti concludevano come da verbale.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.
Con ricorso depositato in data 11 aprile 2005 ai sensi dell’art. 56, L. n. 392/78, come modificato con D.L. 13 settembre 2004, n. 240, convertito con L. 12 novembre 2004, n. 269, Gervasi Orietta agiva in giudizio nei confronti di Lorenzo Lagalante esponendo quanto segue: l’istante conduceva in locazione per uso abitativo l’appartamento sito in Roma, v. Francesco Aquilanti n. 85, in forza di contratto con decorrenza 4 aprile 1996 stipulato con Lorenzo Lagalante; in data 14 giugno 2004 le era stata notificata intimazione di licenza per finita locazione al 4 aprile 2004, convalidata in sua assenza il 28 settembre 2004 con ordinanza ex art. 657 c.p.c., con la quale si fissava il termine per l’esecuzione al 28 ottobre 2004; il provvedimento le veniva notificato unitamente al precetto il 16 ottobre 2004; il termine assegnato ai sensi dell’art. 56, L. n. 392/78 non era congruo, vista la composizione del suo nucleo familiare, l’esiguità del proprio reddito (€ 6.520,00 nel periodo gennaio 2003 – giugno 2004) e del reddito della figlia convivente Dafne Ingenito (€ 12.067,64 fino a novembre 2003; complessivi € 2.720,00 da novembre 2003 a giugno 2004) ed il momentaneo stato di disoccupazione di entrambe.
Tanto premesso, chiedeva all’intestato Tribunale di riformare il provvedimento impugnato e di concedere per l’esecuzione il termine massimo di dodici mesi previsto dalla legge.
Lorenzo Lagalante si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto delle avverse domande, perché infondate. Sosteneva, in particolare, che la conduttrice non poteva invocare a suo favore alcuna tutela, avendo la stessa sospeso da alcuni mesi il pagamento dell’indennità di occupazione e delle utenze; escludeva, inoltre, che la stessa potesse beneficiare del richiesto termine massimo, non trovandosi in alcuna delle situazioni di disagio previste dalla L. n. 269/04.
All’udienza collegiale del 19.5.2005 la causa, istruita con produzione di documenti, era discussa e decisa come da dispositivo in calce.
MOTIVI DELLA DECISIONE.
La domanda è inammissibile.
Gervasi Orietta ha adito l’intestato Tribunale con ricorso ex art. 56, L. n. 392/78.
L’art. 56, L. n. 392/78, nella nuova formulazione introdotta dall’art. 7 bis, D.L. 13 settembre 2004, n. 240, convertito con modificazioni con L. 12 novembre 2004, n. 269, stabilisce che: “qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al Tribunale in composizione Collegiale l’opposizione di cui all’art. 6, comma 4, della L. 9 dicembre 1998, n. 431”.
La prima questione da affrontare concerne, evidentemente, la qualificazione giuridica dell’odierno giudizio.
A tal fine è necessario individuare la natura del procedimento di cui all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, visto che ad esso rinvia l’ultima parte dell’art. 56, L. n. 392 citata.
L’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, in particolare, stabilisce che “il locatore e il conduttore possono proporre opposizione per qualsiasi motivo al Tribunale che giudica con le modalità di cui all’art. 618 c.p.c.”.
Secondo la giurisprudenza, il procedimento regolato dall’art. 6, L. n. 431/98, rientra tra le opposizioni agli atti esecutivi (cfr. tra le tante, Tribunale Roma, ordinanza 21 ottobre 1999, 4 febbraio 2000 e 19 aprile 2000, Tribunale Monza, sentenza n. 523/00, Tribunale Catania 11 novembre 1999), come si desume dal richiamo espresso al disposto dell’art. 618 c.p.c. e dalla natura del decreto impugnato, che ben può essere considerato come un atto esecutivo, essendo destinato a dilazionare l’esecuzione per rilascio d’immobile.
Analoga natura dev’essere, quindi, riconosciuta alla presente opposizione, visto il rinvio all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 contenuto nell’art. 56, L. n. 392/78, comma 3, nel testo attualmente vigente.
Per quanto concerne i termini entro i quali le relative domande possono essere proposte, sono opportune alcune precisazioni.
Nell’ipotesi regolata dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, il fatto che la norma richiami il solo art. 618 c.p.c. e non anche l’art. 617 c.p.c., ad avviso della giurisprudenza non significa che l’opposizione possa essere presentata senza limiti di tempo, poiché, da un lato, tale soluzione sarebbe fonte di grave incertezza nei rapporti giuridici, d’altro, contrasterebbe con il sistema delle impugnazioni, quale si delinea dalla lettura del codice di procedura civile e dalle leggi speciali, per cui, tutte le volte che è data alle parti la facoltà di impugnare un provvedimento, è stabilito un termine di decadenza entro il quale ciò deve avvenire. Si è, quindi, ritenuto che, nel silenzio del legislatore, il termine di decadenza entro il quale dev’essere depositato il ricorso ex art. 6, comma 4, L. n. 431/98 sia quello proprio dell’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), cui appunto la procedura in esame è stata assimilata, non potendosi fare riferimento ai diversi termini stabiliti per il reclamo ai provvedimenti cautelari, o per i procedimenti in camera di consiglio, o per l’impugnazione avverso i provvedimenti di contenuto decisorio, che sono disciplinati in maniera non compatibile con il procedimento di cui all’art. 618 c.p.c., espressamente richiamato dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98.
Nella diversa ipotesi dell’art. 56, L. n. 392/78, la particolare formulazione della norma impone alcune considerazioni supplementari.
L’art. 56, comma 3, stabilisce, infatti, che “qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al Tribunale in composizione Collegiale l’opposizione …”.
L’espressione “in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione”, se collegata alle parole “possono … proporre … l’opposizione”, porterebbe a ritenere che non operi, nel caso di specie, il termine decadenziale di cui all’art. 617 c.p.c..
Tale interpretazione, ad avviso del Collegio, non appare corretta, e ciò sia perché, come sopra evidenziato, il nostro ordinamento non ammette, di regola, rimedi di natura impugnatoria svincolati dall’osservanza di un termine, sia perché, diversamente opinando, verrebbero a coesistere nel vigente sistema processuale due distinti procedimenti, regolati rispettivamente dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 e dall’art. 56, L. n. 392/78, entrambi riconducibili nel novero delle opposizioni agli atti esecutivi (art.618 c.p.c.), che sarebbero disciplinati, però, in maniera completamente difforme, ove si affermasse che il termine di decadenza di cui all’art. 617 c.p.c. è applicabile per la sola opposizione di cui all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 e non anche per quella di cui all’art. 56, L. n. 392/78. Ad abundantiam, si osserva, inoltre, che, se si accedesse alla suddetta interpretazione, si consentirebbe un uso distorto dell’opposizione in esame, che si presterebbe ad essere impiegata in prossimità dell’accesso dell’Ufficiale Giudiziario al solo fine di far slittare l’esecuzione.
Sulla scorta delle predette considerazioni, ritiene il Tribunale che il legislatore, in realtà, con l’art. 56, L. n. 392/78, non ha voluto svincolare il giudizio di cui si tratta dalla soggezione al termine di decadenza fissato dall’art. 617 c.p.c., ma ha inteso semplicemente ribadire l’autonomia del provvedimento di fissazione del termine per l’esecuzione rispetto al provvedimento cui accede (ordinanza di convalida, ordinanza provvisoria di rilascio, ordinanza ex art. 30, L. n. 392/78, sentenza), in considerazione della sua funzione meramente ordinatoria dell’iter esecutivo.
Che sia questo il significato precettivo da attribuire alla norma si ricava collegando la locuzione “in qualsiasi momento” non alle parole “possono … proporre … l’opposizione”, ma all’inciso di apertura dell’art. 56, comma 3, L. n. 392/78 (“qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio”).
Raccordando tali espressioni, la disposizione in esame dev’essere, conseguentemente, interpretata nel senso che l’opposizione di cui all’art. 56, L. n. 392/78 può essere proposta in qualsiasi momento, in quanto il provvedimento con il quale si fissa il termine per l’esecuzione non può acquistare efficacia di giudicato, e può essere impugnato con la procedura ivi prevista indipendentemente dalla sorte del provvedimento di rilascio, e ciò sia nell’ipotesi in cui il provvedimento di rilascio è passato in giudicato, sia nella contraria ipotesi in cui tale provvedimento è ancora assoggettato ad un successivo controllo giudiziario.
Per quanto fin qui detto, in conclusione, l’opposizione di cui all’art. 56, L. n. 392/78, dev’essere qualificata come opposizione agli atti esecutivi e va proposta a pena di decadenza nel termine stabilito dall’art. 617 c.p.c., decorrente dall’emissione del provvedimento o dalla sua conoscenza legale da parte dell’opponente.
Orbene, nel caso concreto, considerato che il provvedimento impugnato è stato emesso il 28 settembre 2004 ed è stato notificato unitamente al precetto in data 16 ottobre 2004, considerato che Gervasi Orietta ha depositato il ricorso in data 11 aprile 2005, ben oltre la scadenza del termine di cui all’art. 617 c.p.c., l’odierna opposizione dev’essere dichiarata inammissibile, perché tardiva.
Vi sono, comunque, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite, stante il rilievo d’ufficio dell’inammissibilità.
P.Q.M.
definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta da Gervasi Orietta nei confronti di La galante Lorenzo, così provvede:
1. dichiara inammissibile l’opposizione;
2. spese compensate.
Così deciso in Roma il giorno 19 maggio 2005.
il Presidente
dott. Mauro Di Marzio.
Il Relatore
Dott, Michele Di Mauro.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
SEZIONE VI CIVILE

Il Tribunale di Roma così composto:
dott. Mauro Di Marzio -Presidente-
dott. Giampiero Barrasso -Giudice-
dott. Michele Di Mauro -Giudice Relatore-
ha pronunciato, mediante la lettura in aula del dispositivo, la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 27382 Ruolo Generale Affari Contenziosi dell’anno 2005
TRA
GERVASI ORIETTA, elettivamente domiciliata in Roma, v. Gavinana n. 2, presso lo studio dell’Avv. Maurizio Oliva, che la rappresenta e difende con mandato a margine del ricorso introduttivo
-RICORRENTE-
E
LORENZO LAGALANTE, elettivamente domiciliato in Roma, v. Alessandria n. 25, presso lo studio dell’Avv. Chiara Borromeo, che lo rappresenta e difende con mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta
-RESISTENTE-
OGGETTO: opposizione ex art. 56, L. n. 392/78.
CONCLUSIONI: all’udienza di discussione del 19.5.2005 i procuratori delle parti concludevano come da verbale.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO.
Con ricorso depositato in data 11 aprile 2005 ai sensi dell’art. 56, L. n. 392/78, come modificato con D.L. 13 settembre 2004, n. 240, convertito con L. 12 novembre 2004, n. 269, Gervasi Orietta agiva in giudizio nei confronti di Lorenzo Lagalante esponendo quanto segue: l’istante conduceva in locazione per uso abitativo l’appartamento sito in Roma, v. Francesco Aquilanti n. 85, in forza di contratto con decorrenza 4 aprile 1996 stipulato con Lorenzo Lagalante; in data 14 giugno 2004 le era stata notificata intimazione di licenza per finita locazione al 4 aprile 2004, convalidata in sua assenza il 28 settembre 2004 con ordinanza ex art. 657 c.p.c., con la quale si fissava il termine per l’esecuzione al 28 ottobre 2004; il provvedimento le veniva notificato unitamente al precetto il 16 ottobre 2004; il termine assegnato ai sensi dell’art. 56, L. n. 392/78 non era congruo, vista la composizione del suo nucleo familiare, l’esiguità del proprio reddito (€ 6.520,00 nel periodo gennaio 2003 – giugno 2004) e del reddito della figlia convivente Dafne Ingenito (€ 12.067,64 fino a novembre 2003; complessivi € 2.720,00 da novembre 2003 a giugno 2004) ed il momentaneo stato di disoccupazione di entrambe.
Tanto premesso, chiedeva all’intestato Tribunale di riformare il provvedimento impugnato e di concedere per l’esecuzione il termine massimo di dodici mesi previsto dalla legge.
Lorenzo Lagalante si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto delle avverse domande, perché infondate. Sosteneva, in particolare, che la conduttrice non poteva invocare a suo favore alcuna tutela, avendo la stessa sospeso da alcuni mesi il pagamento dell’indennità di occupazione e delle utenze; escludeva, inoltre, che la stessa potesse beneficiare del richiesto termine massimo, non trovandosi in alcuna delle situazioni di disagio previste dalla L. n. 269/04.
All’udienza collegiale del 19.5.2005 la causa, istruita con produzione di documenti, era discussa e decisa come da dispositivo in calce.
MOTIVI DELLA DECISIONE.
La domanda è inammissibile.
Gervasi Orietta ha adito l’intestato Tribunale con ricorso ex art. 56, L. n. 392/78.
L’art. 56, L. n. 392/78, nella nuova formulazione introdotta dall’art. 7 bis, D.L. 13 settembre 2004, n. 240, convertito con modificazioni con L. 12 novembre 2004, n. 269, stabilisce che: “qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al Tribunale in composizione Collegiale l’opposizione di cui all’art. 6, comma 4, della L. 9 dicembre 1998, n. 431”.
La prima questione da affrontare concerne, evidentemente, la qualificazione giuridica dell’odierno giudizio.
A tal fine è necessario individuare la natura del procedimento di cui all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, visto che ad esso rinvia l’ultima parte dell’art. 56, L. n. 392 citata.
L’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, in particolare, stabilisce che “il locatore e il conduttore possono proporre opposizione per qualsiasi motivo al Tribunale che giudica con le modalità di cui all’art. 618 c.p.c.”.
Secondo la giurisprudenza, il procedimento regolato dall’art. 6, L. n. 431/98, rientra tra le opposizioni agli atti esecutivi (cfr. tra le tante, Tribunale Roma, ordinanza 21 ottobre 1999, 4 febbraio 2000 e 19 aprile 2000, Tribunale Monza, sentenza n. 523/00, Tribunale Catania 11 novembre 1999), come si desume dal richiamo espresso al disposto dell’art. 618 c.p.c. e dalla natura del decreto impugnato, che ben può essere considerato come un atto esecutivo, essendo destinato a dilazionare l’esecuzione per rilascio d’immobile.
Analoga natura dev’essere, quindi, riconosciuta alla presente opposizione, visto il rinvio all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 contenuto nell’art. 56, L. n. 392/78, comma 3, nel testo attualmente vigente.
Per quanto concerne i termini entro i quali le relative domande possono essere proposte, sono opportune alcune precisazioni.
Nell’ipotesi regolata dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98, il fatto che la norma richiami il solo art. 618 c.p.c. e non anche l’art. 617 c.p.c., ad avviso della giurisprudenza non significa che l’opposizione possa essere presentata senza limiti di tempo, poiché, da un lato, tale soluzione sarebbe fonte di grave incertezza nei rapporti giuridici, d’altro, contrasterebbe con il sistema delle impugnazioni, quale si delinea dalla lettura del codice di procedura civile e dalle leggi speciali, per cui, tutte le volte che è data alle parti la facoltà di impugnare un provvedimento, è stabilito un termine di decadenza entro il quale ciò deve avvenire. Si è, quindi, ritenuto che, nel silenzio del legislatore, il termine di decadenza entro il quale dev’essere depositato il ricorso ex art. 6, comma 4, L. n. 431/98 sia quello proprio dell’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), cui appunto la procedura in esame è stata assimilata, non potendosi fare riferimento ai diversi termini stabiliti per il reclamo ai provvedimenti cautelari, o per i procedimenti in camera di consiglio, o per l’impugnazione avverso i provvedimenti di contenuto decisorio, che sono disciplinati in maniera non compatibile con il procedimento di cui all’art. 618 c.p.c., espressamente richiamato dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98.
Nella diversa ipotesi dell’art. 56, L. n. 392/78, la particolare formulazione della norma impone alcune considerazioni supplementari.
L’art. 56, comma 3, stabilisce, infatti, che “qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio, il locatore e il conduttore possono, in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione, proporre al Tribunale in composizione Collegiale l’opposizione …”.
L’espressione “in qualsiasi momento e limitatamente alla data fissata per l’esecuzione”, se collegata alle parole “possono … proporre … l’opposizione”, porterebbe a ritenere che non operi, nel caso di specie, il termine decadenziale di cui all’art. 617 c.p.c..
Tale interpretazione, ad avviso del Collegio, non appare corretta, e ciò sia perché, come sopra evidenziato, il nostro ordinamento non ammette, di regola, rimedi di natura impugnatoria svincolati dall’osservanza di un termine, sia perché, diversamente opinando, verrebbero a coesistere nel vigente sistema processuale due distinti procedimenti, regolati rispettivamente dall’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 e dall’art. 56, L. n. 392/78, entrambi riconducibili nel novero delle opposizioni agli atti esecutivi (art.618 c.p.c.), che sarebbero disciplinati, però, in maniera completamente difforme, ove si affermasse che il termine di decadenza di cui all’art. 617 c.p.c. è applicabile per la sola opposizione di cui all’art. 6, comma 4, L. n. 431/98 e non anche per quella di cui all’art. 56, L. n. 392/78. Ad abundantiam, si osserva, inoltre, che, se si accedesse alla suddetta interpretazione, si consentirebbe un uso distorto dell’opposizione in esame, che si presterebbe ad essere impiegata in prossimità dell’accesso dell’Ufficiale Giudiziario al solo fine di far slittare l’esecuzione.
Sulla scorta delle predette considerazioni, ritiene il Tribunale che il legislatore, in realtà, con l’art. 56, L. n. 392/78, non ha voluto svincolare il giudizio di cui si tratta dalla soggezione al termine di decadenza fissato dall’art. 617 c.p.c., ma ha inteso semplicemente ribadire l’autonomia del provvedimento di fissazione del termine per l’esecuzione rispetto al provvedimento cui accede (ordinanza di convalida, ordinanza provvisoria di rilascio, ordinanza ex art. 30, L. n. 392/78, sentenza), in considerazione della sua funzione meramente ordinatoria dell’iter esecutivo.
Che sia questo il significato precettivo da attribuire alla norma si ricava collegando la locuzione “in qualsiasi momento” non alle parole “possono … proporre … l’opposizione”, ma all’inciso di apertura dell’art. 56, comma 3, L. n. 392/78 (“qualunque forma abbia il provvedimento di rilascio”).
Raccordando tali espressioni, la disposizione in esame dev’essere, conseguentemente, interpretata nel senso che l’opposizione di cui all’art. 56, L. n. 392/78 può essere proposta in qualsiasi momento, in quanto il provvedimento con il quale si fissa il termine per l’esecuzione non può acquistare efficacia di giudicato, e può essere impugnato con la procedura ivi prevista indipendentemente dalla sorte del provvedimento di rilascio, e ciò sia nell’ipotesi in cui il provvedimento di rilascio è passato in giudicato, sia nella contraria ipotesi in cui tale provvedimento è ancora assoggettato ad un successivo controllo giudiziario.
Per quanto fin qui detto, in conclusione, l’opposizione di cui all’art. 56, L. n. 392/78, dev’essere qualificata come opposizione agli atti esecutivi e va proposta a pena di decadenza nel termine stabilito dall’art. 617 c.p.c., decorrente dall’emissione del provvedimento o dalla sua conoscenza legale da parte dell’opponente.
Orbene, nel caso concreto, considerato che il provvedimento impugnato è stato emesso il 28 settembre 2004 ed è stato notificato unitamente al precetto in data 16 ottobre 2004, considerato che Gervasi Orietta ha depositato il ricorso in data 11 aprile 2005, ben oltre la scadenza del termine di cui all’art. 617 c.p.c., l’odierna opposizione dev’essere dichiarata inammissibile, perché tardiva.
Vi sono, comunque, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite, stante il rilievo d’ufficio dell’inammissibilità.
P.Q.M.
definitivamente pronunciando sull’opposizione proposta da Gervasi Orietta nei confronti di La galante Lorenzo, così provvede:
1. dichiara inammissibile l’opposizione;
2. spese compensate.
Così deciso in Roma il giorno 19 maggio 2005.
il Presidente
dott. Mauro Di Marzio. Il Relatore Dott, Michele Di Mauro.

TRATTO DA FONTE RIFERIMENTO:
http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/files/000531

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