autotutela al silenzio della pa

Provvedimenti amministrativi
Nessun obbligo della P.A. di pronunciarsi sull’istanza privata di attivazione del potere di autotutela
T.a.r. Toscana, Firenze, Sezione 1, Sentenza 24 marzo 2011, n. 488
a cura di Lex24 04 aprile 2011 SELEZIONE TRATTA DALLA BANCA DATI GIURIDICA LEX24

Insussistenza dell’obbligo di motivazione in merito ad un’istanza promossa dal privato per ottenere un provvedimento in via di autotutela – Pubblica amministrazione – Istanza del privato – Richiesta di un provvedimento in via di autotutela – Obbligo di pronunciarsi – Motivazione di un eventuale diniego – Insussistenza – Caso concreto – Asserito difetto di motivazione – Inforndatezza della censura

Non sussiste alcun obbligo in capo alla Pubblica Amministrazione di pronunciarsi su un’istanza promossa da un privato al fine di ottenere un provvedimento in via di autotutela. Ne consegue che neppure sussiste uno specifico obbligo di motivazione di un eventuale diniego espresso in ordine a siffatta istanza. Orbene, nel caso concreto, si è ritenuta infondata la censura del difetto di motivazione, sollevata dalla società ricorrente con i motivi aggiunti, in merito al provvedimento recante la reiezione dell’ulteriore istanza promossa dalla medesima per l’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione della gara controversa in favore dell’ATI controinteressata, giacchè, nonostante per tale provvedimento non vi sia un obbligo di motivazione, in esso tuttavia vi era una motivazione, quale quella secondo cui “la pendenza del giudizio sconsiglia una iniziativa in via di autotutela a prescindere dalla fondatezza dei rilievi sollevati”, che appare del tutto plausibile, ragionevole e pertinente, nonché volta ad evitare una inutile proliferazione di iniziative giurisdizionali.
T.a.r. Toscana, Firenze, Sez. 1, sentenza 24 marzo 2011, n. 488

Pubblica Amministrazione – Istanza volta ad ottenere un provvedimento in via di autotutela – Obbligo di pronunciarsi della P.A. – Insussistenza – Inapplicabilità dell’istituto del silenzio-rifiuto e dello strumento di tutela di cui all’art. 21 bis della L. n. 241 del 1990 – Potere di autotutela – Potere d’ufficio – Istanze di parte – Mere sollecitazioni. (L. 07.08.1990, n. 241, art. 21 bis)

Non è ravvisabile alcun obbligo in capo alla Pubblica Amministrazione di pronunciarsi su un’istanza del privato volta ad ottenere un provvedimento in via di autotutela, non essendo coercibile ab extra l’attivazione del procedimento di riesame della legittimità dell’atto amministrativo mediante l’istituto del silenzio – rifiuto e lo strumento di tutela offerto dall’art. 21 bis, L. n. 241 del 1990. A suffragio di quanto suesposto, infatti, si evidenzia che il potere di autotutela si esercita d’ufficio e non su istanza di parte e, pertanto, sulle eventuali istanze di parte, aventi valore di mera sollecitazione, non sussiste alcun obbligo giuridico di provvedere. Ne consegue che non costituisce inadempimento la risposta espressa in relazione all’istanza del privato.
T.a.r. Lazio, Latina, Sez. 1, sentenza 23 marzo 2011, n. 282

Ambiente – Rimborso della sanzione amministrativa – Sanatoria della costruzione abusiva – Inammissibilità del ricorso avverso il provvedimento di diniego – Pagamento della sanzione ambientale ed acquisizione della sanatoria – Discrezionalità della p.a. di esercitare il potere di autotutela amministrativa

E’ inammissibile il ricorso esperito ai fini dell’annullamento del provvedimento con il quale sia stata respinta la richiesta di rimborso della sanzione ambientale versata ai sensi dell’art. 140, comma 8° della L.R. n. 1 del 2005, per il conseguimento del rilascio dell’attestazione di conformità e del permesso di costruire in sanatoria, (relativamente alla violazione del vincolo paesaggistico nel corso della realizzazione dell’intervento di ristrutturazione urbanistica, ampliamento e cambio di destinazione d’uso dell’immobile), laddove il procedimento per conseguire la sanatoria si sia concluso mediante accertamento in conformità delle opere realizzate e con il rilascio dell’autorizzazione da parte del comune, previa corresponsione della sanzione ambientale, ai sensi dell’art. 140 della summenzionata L.R. Ne consegue che il comportamento acquiescente tenuto dalla ricorrente al momento dell’acquisizione dell’autorizzazione, è incompatibile con la volontà di sollecitare l’esercizio del potere di autotutela della P.A. che rimane un potere ampiamente discrezionale per cui l’istanza del privato non genera alcun obbligo per la p.a. di aprire il procedimento salvo che non vengano dedotti fatti nuovi idonei a determinare il dovere della stessa di pronunciarsi su una nuova istanza.
T.a.r. Toscana, Firenze, Sez. 2, sentenza 24 novembre 2010, n. 6605

Pubblica Amministrazione – In genere – Autotutela – Potere di autotutela – Esercizio – Discrezionalità

In materia di ricorsi avverso il silenzio, la pubblica amministrazione non è obbligata a provvedere su un’istanza del privato non solo nelle tradizionali ipotesi individuate dalla giurisprudenza (istanza di riesame dell’atto divenuto inoppugnabile per inutile decorso del termine di decadenza; istanza manifestamente infondata; istanza di estensione ultra partes del giudicato), ma anche nel caso in cui l’istanza volta all’esercizio del potere di autotutela abbia ad oggetto un precedente provvedimento già impugnato, come nel caso di specie, in sede giurisdizionale, e sub judice al momento dell’istanza.

In presenza di istanze sollecitatorie dell’esercizio della potestà di autotutela non vi è obbligo dell’Amministrazione di pronunziarsi sulle stesse e l’attivazione del procedimento di riesame della legittimità dell’atto non è coercibile “ab extra”, avvalendosi dell’istituto del silenzio rifiuto e dello strumento di tutela in sede giurisdizionale offerto dall’art. 21 bis della legge n. 1034/1971, vanificherebbe la condizione di inoppugnabilità dell’atto che non sia stato contestato nei modi ed entro i termini di legge, che è garanzia della certezza dei rapporti giuridici di cui è parte la Pubblica Amministrazione e dello stesso principio di economicità dell’azione amministrativa, che verrebbe vanificato ove si imponesse, su mera richiesta dell’interessato, l’obbligo di riesame di provvedimenti restati inoppugnati.
T.a.r. Lazio, Roma, Sez. 2, sentenza 4 maggio 2010, n. 9350

Procedimento amministrativo – Silenzio – Silenzio rifiuto – Potere di autotutela – Esercizio

La pubblica amministrazione non è tenuta a pronunciarsi sulla istanza del privato intesa sostanzialmente a sollecitare l’esercizio del potere di autotutela in ordine ad un precedente provvedimento già impugnato in sede giurisdizionale e sub sudice al momento dell’istanza, non essendo la procedura del silenzio rifiuto ontologicamente configurabile rispetto alla domanda volta a sollecitare l’esercizio del potere in autotutela.
T.a.r. Lazio, Roma, sentenza 21 gennaio 2010, n. 689

Atti amministrativi – Silenzio

In materia di atti amministrativi, il potere di autotutela della P.A è ampiamente discrezionale, al che consegue che l’eventuale istanza del privato, volta ad eccitarlo, non genera comunque l’obbligo di aprire alcun procedimento; dal che ulteriormente deriva che, non essendovi un obbligo di provvedere, dinnanzi alla domanda del privato non si forma alcun silenzio impugnabile.
T.a.r. Friuli Venezia Giulia, Trieste, Sez. 1, sentenza 14 gennaio 2010, n. 12

Processo amministrativo – Silenzio della Pubblica Amministrazione

Ai fini della sussistenza di un silenzio illegittimo da parte della Pubblica Amministrazione è necessario che sussista un obbligo giuridico della stessa di pronunciarsi sull’istanza del privato. Tale obbligo non sussiste qualora l’istanza del privato sia diretta a ottenere dalla P.A. un provvedimento di autotutela, sia esso un annullamento d’ufficio o una revoca di un atto emanato, in quanto tali provvedimenti di secondo grado costituiscono l’esercizio di un potere discrezionale in presenza di un pubblico interesse alla rimozione di un atto illegittimo.
T.a.r. Emilia Romagna, Bologna, Sez. 2, sentenza 16 febbraio 2009, n. 154

Autotutela amministrativa – Inammissibilità dell’istanza del privato volta a sollecitare l’autotutela – Potere discrezionale della P.A. di annullare provvedimenti amministrativi

E’ inammissibile il ricorso con il quale l’istante adisca l’autorità Amministrativa, onde ottenere l’annullamento in autotutela, del permesso di costruire un impianto stradale per la distribuzione del carburante. L’inammissibilità della richiesta è determinata dal fatto che il potere amministrativo di agire in autotutela, non coinvolge posizioni di interesse legittimo del privato che presenti istanza affinché detto potere sia attivato. Pertanto, il potere discrezionale con cui l’amministrazione valuta la sussistenza dei presupposti per agire in sede di autotutela ed annullare o revocare propri provvedimenti, prescinde da qualsivoglia interferenza di soggetti terzi in quanto, laddove si ammettesse un obbligo di riesame su istanza del privato, si finirebbe per minare l’efficienza gestionale e la certezza giuridica alla base dell’azione amministrativa.
T.a.r. Veneto, Venezia, Sez. 2, sentenza 4 febbraio 2009, n. 299

Atto amministrativo – Silenzio della P.A. – Obbligo di provvedere – Istanza intesa a sollecitare l’esercizio del potere di autotutela dell’amministrazione – Obbligo dell’amministrazione di pronunciarsi – Non sussiste

Nel caso in cui viene proposta una istanza del privato intesa ad sollecitare l’esercizio del potere di autotutela della amministrazione, non è dato ravvisare un obbligo di provvedere a carico della stessa.
T.a.r. Puglia, Bari, Sez. 3, sentenza 2 dicembre 2008, n. 2731

Atto amministrativo – Silenzio della P.A. – Obbligo di provvedere – Sull’istanza del privato – Insussistenza – Nel caso in cui l’istanza volta all’esercizio del potere di autotutela abbia ad oggetto un provvedimento già impugnato e sub judice al momento dell’istanza

La p.a. non è obbligata a provvedere su un’istanza del privato non solo nelle ipotesi individuate dalla giurisprudenza (istanza di riesame dell’atto divenuto inoppugnabile per inutile decorso del termine di decadenza, istanza manifestamente infondata, istanza di estensione ultra partes del giudicato), ma anche nel casi in cui l’istanza volta all’esercizio del potere di autotutela abbia ad oggetto un provvedimento già impugnato in sede giurisdizionale e sub judice ai momento dell’istanza stessa; la procedura del silenzio – rifiuto non è, infatti, ontologicamente configurabile rispetto alla domanda volta a sollecitare l’esercizio del potere di autotutela.
T.a.r. Campania, Napoli, Sez. 3, sentenza 19 marzo 2008, n. 1410

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