Inedita: Tribunale di Sanremo R.G. 1481/00 – (2975) opposizione alla ordinanza di decadenza dei benefici di un pubblico interesse :alloggio di proprieta o costruito in erp,con i fondi dello stato,:ossia della collettività

Inedita: Tribunale di Sanremo R.G. 1481/00 – (2975)

Opposizione a provvedimento di decadenza dall’assegnazione di immobile/r/nDott. Ignazio Pardo
opposizione a provvedimento di decadenza dall’assegnazione di immobile
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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale di Sanremo

Il Tribunale di Sanremo composto dal Giudice Monocratico dott. Ignazio Pardo

S E N T E N Z A

nella causa recante il n. 1481/00 di R.G.,

promossa da B. R., elettivamente domiciliato nello studio dell’avv. Francesco Barbaro che la rappresenta, e difende per procura a margine del ricorso introduttivo,

-ATTORE –

contro

COMUNE DI Bo., rappresentato e difeso dall’avv. Umberto Montanaro giusta delega a margine della comparsa di costituzione

CONVENUTO-

Oggetto: opposizione a provvedimento di decadenza dall’assegnazione di immobile

CONCLUSIONI DELLE PARTI

Per l’attore:

ritenuta l’illegittimità e/o inefficacia del provvedimento di decadenza dall’assegnazione e di rilascio dell’immobile pronunciato dal Dirigente del Settore Amministrativo del Comune di Bo. in data 30-3-99 nei confronti del ricorrente, accertare e dichiarare il diritto dell’assegnatario B. R. al godimento dell’alloggio sito in Bo. via Bra n. 27 int. 5, in forza del rapporto di locazione per uso abitativo dedotto in giudizio. Con il favore di spese e competenze di lite.

Per il convenuto

Voglia il Giudice Unico di Sanremo, in via preliminare dichiarare il difetto di giurisdizione revocando l’ordinanza di sospensione del provvedimento di decadenza in quanto emessa in violazione dei limiti di giurisdizione posti dall’art.4 della legge sull’abolizione del contenzioso amministrativo, in subordine, qualora affermi la propria competenza, respingere ogni e qualsiasi avversaria domanda in quanto infondata.

Vittoria di spese diritti ed onorari.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 29 aprile 1999, B. R., premesso di essere assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica sito in Bo. via Bra n.27 int.5, impugnava il provvedimento di decadenza dall’assegnazione della predetta abitazione comunicatogli dal Comune di Bo. in data 23 settembre 98 e fondato sull’accertamento della titolarità in capo alla moglie di altro alloggio pervenutole per successione ereditaria.

In particolare, deduceva il B., che il provvedimento di decadenza doveva ritenersi illegittimo avuto riguardo alla inadeguatezza della abitazione di pertinenza della moglie a soddisfare le esigenze abitative del nucleo familiare ed in ogni caso in considerazione della avvenuta donazione, già in data 2 ottobre ’98, dell’alloggio trasmessole iure ereditatis, al figlio Davide, che aveva inesorabilmente fatto venir meno il presupposto necessario ed imprescindibile per disporre la revoca dell’assegnazione da parte dell’autorità amministrativa.

Costituitosi in giudizio il convenuto Comune di Bo. eccepiva preliminarmente il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a conoscere dei provvedimenti di decadenza degli assegnatari di alloggio residenziale pubblico, poiché l’esercizio del potere di revoca da parte dell’amministrazione è espressione del potere pubblicistico dell’ente di verificare la permanenza dei presupposti; nel merito chiedeva comunque il rigetto del ricorso poiché l’alloggio ereditato dalla moglie del ricorrente doveva ritenersi, per ampiezza e condizioni, adeguato alle esigenze abitative del nucleo familiare mentre la circostanza dell’avvenuta donazione a terzi non assume alcuna rilevanza secondo il testo della legge che configura tra le cause di decadenza la titolarità di altra abitazione anche solamente temporanea.

Disposta la sospensione del titolo esecutivo opposto, nel corso dell’attività istruttoria venivano escussi i testi B. Davide e Taverna Brunella, indi, la causa, veniva decisa in data 18 dicembre u.s. come da dispositivo di cui si dava lettura in udienza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’eccezione preliminare di difetto di giurisdizione del giudice ordinario a conoscere della legittimità dei provvedimenti di revoca o decadenza dall’assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica, proposta dal convenuto Comune, è infondata e deve, pertanto essere rigettata.

Ed invero, al proposito occorre rilevare come l’opposizione avverso il provvedimento amministrativo di rilascio sopra indicato ha ad oggetto l’accertamento del diritto soggettivo dell’assegnatario alla permanenza nell’alloggio stesso e non anche la verifica della regolarità del procedimento amministrativo all’esito del quale viene disposta l’assegnazione; sicchè deve ritenersi che investendo il primo giudizio il diritto soggettivo del privato già titolare del diritto di abitazione dell’alloggio pubblico le controversie relative alla revoca o decadenza dell’assegnazione siano devolute alla cognizione del giudice ordinario, per definizione chiamato a pronunciarsi ogni qual volta venga denunciata la carenza di potere dell’amministrazione e quindi leso un diritto soggettivo del destinatario del provvedimento.

Viceversa, si configura quale semplice interesse legittimo la posizione giuridica del privato a fronte del procedimento amministrativo all’esito del quale viene emesso il provvedimento di assegnazione, potendo far valere l’interessato solamente il proprio interesse alla regolarità del procedimento sicchè le relative controversie sono devolute alla competenza del giudice amministrativo.

Tale interpretazione risulta definitivamente consacrata in una recentissima pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. Sez. Un. N.14024 12-11-2001) secondo cui:” l’opposizione proposta contro il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di alloggio di edilizia economica e popolare emesso dal sindaco per il venir meno dei prescritti requisiti, da luogo ad una controversia attinente ad una fase successiva alla concessione e che investe il rapporto di natura privatistica istauratosi tra le parti per il godimento dell’immobile; detta controversia è devoluta alla cognizione del giudice ordinario, vertendosi in tema di diritti soggettivi e non di interessi legittimi, atteso che il provvedimento decadenziale in questione non soggiace a valutazioni discrezionali dell’amministrazione concedente”.

Tanto premesso in ordine allla sollevata questione del difetto di giurisdizione rileva poi questo Giudice che nel merito il ricorso è fondato e deve, pertanto, essere accolto.

Ed invero, stabilito conformemente al sopra indicato autorevole insegnamento delle Sezioni Unite della Suprema Corte che il provvedimento di decadenza non è atto amministrativo soggetto a valutazioni discrezionali, deve valutarsi se nel caso di specie ricosserro i presupposti giusitificativi del provvendimento comunicato all’odierno ricorrente in data 30-3-99.

Orbene, a parere di questo Giudice, se è pur vero quanto sostenuto dalla difesa del Comune di Bo. circa l’idoneità della titolarità anche temporanea da parte dell’assegnatario o di altro componente del nucleo familiare di altro alloggio a costituire causa di decadenza, non può essere omesso di rilevare come tale presupposto non sia sufficiente a determinare l’automatica revoca dell’assegnazione, richiedendosi un accertamento specifico circa l’idoneità del nuovo alloggio a soddisfare le esigenze abitative del nucleo familiare.

E nel caso di specie l’analisi delle risultanze di causa fa emergere ictu oculi l’insussistenza di detto requisito poiché lo stesso verbale di sopralluogo presso l’alloggio temporaneamente pervenuto in proprietà di Insani Albertina, moglie del ricorrente, e poi dalla stessa ceduto in donazione al figlio Davide, ha inequivocabilmente attestato le “pessime condizioni di conservazione” della casa sita inBo. via Concordia n.3 caratterizzata da rivestimenti alle pareti in stato di totale abbandono, caldaia obsoleta, impianto elettrico da sostituire, serramenti vetusti, boiler elettrico inutilizzabile, macchie di umidità in varie stanze, cucina sprovvista della superficie minima prevista per essere ricompresa nei locali abitabili (vedi verbale di sopralluogo in atti).

Deve, pertanto, ritenersi che le conclusioni cui è pervenuta l’amministrazione comunale sostanzialmente fondate sulla sola constatazione della sufficiente ampiezza dell’immobile, non possano assolutamente essere condivise avendo essa stessa accertato la totale inadeguatezza dell’alloggio ereditato dalla Insani a costituire sede del consorzio familiare e rappresentando ogni conclusione differente palese violazione del diritto all’abitazione che pur consacrato in atto amministrativo il giudice ordinario può legittimamente disapplicare.

Né peraltro appare fondata la difesa del convenuto Comune nella parte in cui sostiene che l’inadeguatezza dell’immobile pervenuto in proprietà dell’assegnatario o di altro componente del nucleo familiare sia giudizio riservato esclusivamente all’amministrazione procedente ex art. 2 lett.c D.P.R. 1035/1972 e non surrogabile dal Giudice ordinario.

Ed invero, nel caso di specie non rileva la normativa dettata dal legislatore nazionale che esclude l’inidoneità dell’alloggio solo quando tale giudizio sia stato emesso dall’autorità amministrativa competente, bensì la particolare e specifica normativa regionale, espressamente richiamata dai provvedimenti di revoca, dettata dalla Regione Liguria (L. R. 10/94), ed in particolare le disposizioni dettate dall’art. 27 il quale dispone che il comune competente può comminare la decadenza dall’assegnazione qualora nel corso del rapporto si accerti il difetto dei requisiti previsti per l’assegnazione a loro volta indicati dall’art. 6 della stessa legge.

Orbene, detto articolo, nell’indicare i presupposti per l’assegnazione, il cui venir meno determina l’insorgenza in capo all’autorità amministrativa del potere di revoca, indica alla lettera c) soltanto la “ non titolarita’ di diritti di proprieta’ usufrutto uso e abitazione di alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ ambito territoriale cui si riferisce il bando di concorso” e pertanto, non demandando alla esclusiva competenza dell’autorità amministrativa l’accertamento del giudizio di inidoneità dell’alloggio, ben permette che tale accertamento possa essere compiuto dal giudice ordinario nel contesto del giudizio di opposizione al provvedimento di decadenza.

Deve, pertanto, escludersi che nel corso del giudizio di opposizione a provvedimento di decadenza comminato da autorità amministrative con sede nella Regione Liguria, di competenza del giudice ordinario, quest’ultimo sia vincolato alle valutazioni effettuate dall’amministrazione in ordine alla idoneità di altro alloggio pervenuto in proprietà, usufrutto, uso o abitazione alle esigenze familiari essendo tale giudizio rientrante nell’accertamento oggetto del giudizio.

Né, peraltro, potrebbe comunque addivenirsi a differenti conclusioni ove si consideri che stabilita dalle Sezioni Unite la competenza esclusiva del giudice ordinario non può ammettersi che nel procedimento giurisdizionale davanti lo stesso le valutazioni compiute dall’autorità amministrativa siano insidacabili.

Deve, pertanto, ritenersi che l’alloggio ereditato dalla Insani si trovi in condizioni tali da non potere costituire idonea residenza familiare, e ciò in considerazione delle precedenti osservazioni formulate sul pessimo stato di conservazione dello stesso, sicchè il provvedimento di decadenza dall’assegnazione disposto dal Comune di Bo. nei confronti del ricorrente B. R. ed avente ad oggetto l’abitazione di via Bra n. 27 va dichiarato nullo.

Le spese seguono la soccombenza e vanno poste a carico del convenuto soccombente e liquidate in lire 536.300 per spese vive lire 3.624.000 per diritti e lire 4.500.000 per onorari di avvocato.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza, eccezione disattesa così provvede:

dichiara la nullità del provvedimento di decadenza dall’assegnazione a B. R. dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica sito in Bo. via Bra n.27 int.5 comunicato allo stesso dal comune di Bo. in data 30-3-99.

Condanna il convenuto comune di Bo. al pagamento delle spese del giudizio liquidate in lire 536.300 per spese vive lire 3.624.000 per diritti e lire 4.500.000 per onorari di avvocato.

Sanremo 18-12-01

Il GIUDICE

(Dott. Ignazio Pardo)

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