ricorso dl 122/2002.fonte di ricerca http://docs.google.com/viewer

Cass 07/04/2008 n 8961: Condizioni per la sospensione dello sfratto e reddito del conduttore

Corte Cassazione, Sezione III 07/04/2008 n 8961

Ai fini della sospensione dell’esecuzione dello sfratto, non deve aversi riguardo alla disponibilità, da parte dell’esecutato, di un reddito sufficiente ad accedere alla locazione di un alloggio aventi caratteristicheanaloghe a quelle dell’immobile oggetto di esecuzione, bastando che esso consenta comunque il fitto di un alloggio, anche a condizioni più disagiate (quanto all’ampiezza, alla, ubicazione meno favorevole in città ed alla stessa tipologia dell’immobile), purché adeguato alla situazione personale ed alle conseguenti
esigenze abitative dell’interessata.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso 13.1.03 F. M. R. chiedeva al Tribunale di Salerno in funzione di G.E. che, ai sensi dell’art.
1 d.l. 122/02, fosse dichiarato che a M. N. non spettava la sospensione dell’esecuzione dello sfratto,
relativamente all’immobile in Salerno, via *****, prevista dalla norma suddetta, in riferimento all’art. 80
commi 20-22 della L. 388/90.

Con ordinanza 18.1.03 il G.E. disponeva che l’esecuzione proseguisse.

Con successivo ricorso del 28.1.03 la N. si opponeva ex art. 1 comma 2 ultimo periodo d.l. 122/02
conv. in L. 185/02 al suddetto provvedimento, e l’adito Tribunale, con sentenza depositata il 23.9.03,
accoglieva l’opposizione, disponendo la sospensione dell’esecuzione dello sfratto sino al 30.6.03.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione ex art. 111 cost. la F., affidandosi ad un unico
motivo, mentre nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimata.

Con l’unico motivo la ricorrente deduce la violazione dell’art. 80 commi 20, 21 e 22 L. 388/00, in
combinato disposto con l’art. 1 commi 1 e 2 del D.L. 122/02 conv. in L. 185/02 ed in relazione all’art.
12 delle preleggi, avendo il Tribunale erroneamente ritenuto che per “altra abitazione” di cui parlano
le norme suddette debba intendersi una diversa abitazione che sia equipollente con quella oggetto di
sfratto.

Il ricorso è fondato.

Ha ritenuto, infatti, la sentenza gravata che per la sospensione delle procedure esecutive di rilascio per
finita locazione, già disposta per gli immobili adibiti ad uso abitativo dall’art. 1 comma 1 D.l. n. 450/01,
conv. in L. n. 14/02, e prorogata sino alla data del 30.6.03 dall’art. 1 comma 1 D.l. n. 122/02, occorresse
che almeno uno dei requisiti previsti dalla prima parte della norma di cui all’art. 80 comma 20 L. n. 388/
00 (esecutato o suo familiare ultrasessantacinquenne o gravemente handicappato) concorresse con
almeno uno della seconda parte della norma stessa (mancanza di reddito idoneo a garantire una valida
alternativa abitativa, ovvero indisponibilità di altra abitazione), ed ha sottolineato inoltre come la norma
suddetta di legge so limitasse a postulare la possibilità sic et simpliciter di un’alternativa abitativa, tanto
da legittimare la tesi dell’equipollenza dell’alternativa alla soluzione esistente, onde offrire una tutela
sempre più effettiva a persone di età già molto avanzata.

E’ stato così escluso che la N., sessantacinquenne, fosse titolare di un reddito tale da consentirle il fitto di
un alloggio con caratteristiche analoghe a quelle dell’immobile oggetto dell’esecuzione, e che comunque,
in rapporto alle finalità in materia della legge, si potesse imporre all’esecutata un particolare onere – date
le sue modeste capacità reddituali – di adattarsi anche a soluzioni abitative più disagiate di quella allo
stato esistente.

L’assunto in questione viola manifestamente il tenore letterale delle norme richiamate dal ricorrente
nell’intitolazione del motivo di ricorso.

Ed invero, ove si tenga presente il chiaro disposto della norma del citato comma 20 dell’art. 80 della
legge n. 388/00, così come riportato testualmente nella sentenza impugnata, si rileva che nessun
elemento consente ragionevolmente una sua interpretazione nel senso voluto dal Tribunale, e cioè che
all’esecutata non possa imporsi alcuna soluzione alternativa abitativa che non sia equipollente (per le
dimensioni più ridotte dell’alloggio e la sua localizzazione in zona della città più periferica).

Se è vero, infatti, che dalla lettera della legge non risultano imposti siffatti sacrifici, è però altrettanto
vero che dalla medesima non si evince neppure l’opposta soluzione, fondata sulla tesi dell’equipollenza
dell’alternativa alla soluzione esistente.

La norma si limita a prescrivere che, ai fini della sospensione dell’esecuzione, oltre alla presenza
nell’immobile di persone, almeno sessantacinquenni o gravemente handicappate, appartenenti al nucleo
familiare, occorra altresì o la mancata disponibilità di altra abitazione o quella di redditi sufficienti ad
accedere all’affitto di una nuova casa, per cui la valutazione del reddito a disposizione dell’inquilino (nella
specie, Euro 995,00 mensili) deve essere effettuata non in relazione alla possibilità di affitto di un alloggio

MOTIVI DELLA DECISIONE

equipollente (nel senso sopra indicato) a quello oggetto dell’esecuzione, ma in relazione a quella del
reperimento in ogni caso di un alloggio a condizioni anche più disagiate di quelle già esistenti, quanto
ad estensione di esso e ad ubicazione nel perimetro cittadino, purché pur sempre in astratto idoneo alle
esigenze abitative dell’esecutata ed alle sue condizioni personali.

Deve, dunque, affermarsi il principio che nel caso in esame, ai fini della sospensione dell’esecuzione
in danno della N. sino alla data del 30.6.03, non debba aversi riguardo alla disponibilità, da parte
dell’esecutata, di un reddito sufficiente ad accedere alla locazione di un alloggio aventi caratteristiche
analoghe a quelle dell’immobile oggetto di esecuzione:, bastando che esso consenta comunque il fitto di
un alloggio, anche a condizioni più disagiate (quanto all’ampiezza, alla, ubicazione meno favorevole in
città ed alla stessa tipologia dell’immobile), purché adeguato alla situazione personale ed alle conseguenti
esigenze abitative dell’interessata.

La sentenza impugnata va, quindi, cassata, con rinvio al Tribunale di Salerno in diversa composizione,
che dovrà attenersi al principio di diritto come sopra affermato e provvederà anche in ordine alle spese
del giudizio di cassazione.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, al
Tribunale di Salerno in diversa composizione

P.Q.M.

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: