Cassazione: lascia casa popolare per tre mesi? Perde il diritto all’alloggio popolare.fonte di ricerca www.google.it;sentenza n. 8519 del 3 aprile 2008

CASE POPOLARI : si perde il diritto d’alloggio se vi si assenta per un periodo superiore a tre mesi ,senza preventiva autorizzazione dall’IACP.
La Suprema Corte di Cassazione, I sezione civile, con la sentenza n. 8519 del 3 aprile 2008, afferma che “in tema di edilizia residenziale pubblica l’abbandono dell’alloggio, ancorchè abbia causa in ragioni di lavoro, giustifica la revoca dell’assegnazione in locazione poichè lo scopo della norma è quello di rendere disponibili gli alloggi, non più occupati stabilmente, per le esigenze dei soggetti del tutto privi di alloggio e senza che abbia rilevanza la ragione dell’abbandono dell’alloggio stesso da parte dell’assegnatario”.
Abbandonare per più di tre mesi una casa popolare fa perdere il diritto all’alloggio: questa in sintesi la decisione dei giudici, i quali hanno anche sottolineato che la casa popolare può essere lasciata solo dietro la “preventiva autorizzazione dell’Iacp”. Diversamente, si perde il diritto di occupazione.
La sentenza è nata dal ricorso di un uomo che aveva abbandonato per tre mesi l’alloggio dello Iacp senza alcuna preventiva autorizzazione.
Fatto singolare è che la causa è iniziata ben trent’anni fa e, dopo una precedente restituzione e successiva perdita del diritto di alloggio, la Corte ha bocciato per la seconda volta le richieste dell’assegnatario dell’alloggio.

-02-07-2008

T.A.R. della Lombardia con la sentenza n. 7074 del 26 ottobre scorso

L’assegnatario di un alloggio popolare che risulti assente per lunghi periodi dalla residenza anche per motivi di lavoro perde il diritto alla casa.
Lo ha deciso il T.A.R. della Lombardia con la sentenza n. 7074 del 26 ottobre scorso in virtù del principio secondo cui la decadenza dell’assegnazione non presupporrebbe necessariamente un abbandono formale e definitivo ma sarebbe sufficiente che il destinatario dell’alloggio trascorresse molti mesi fuori, anche se per motivi di lavoro.
I giudici amministrativi lombardi con la decisione in commento hanno confermato la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio pubblico di un cittadino egiziano residente a Milano che secondo l’ente di edilizia pubblica comunale aveva perso il diritto alla casa popolare dopo che in conseguenza di numerosi sopralluoghi era stato accertato che la sua famiglia era definitivamente tornata in Egitto e lui era costretto per ragioni lavorative a non essere presente nell’immobile che in realtà risultava occupato stabilmente dalla sua attuale compagna.
Il T.A.R. lombardo sulla base di questi presupposti ha confermato la decadenza dell’assegnazione, statuendo che “la decadenza comminata all’assegnatario di un alloggio di edilizia popolare che non abiti stabilmente l’appartamento, non presuppone un abbandono formale e definitivo, rilevando, a tal fine, anche comportamenti comunque indicativi di un disinteresse o di un non prevalente interesse del soggetto ad un’abitazione continua, attraverso utilizzi intermittenti e sporadici e ciò anche se la mancata stabile occupazione sia motivata da ragioni di vita e di lavoro e pertanto non sorretta da animus dereliquendi. Infatti la ratio sottesa alla normativa in questione risiede nell’interesse pubblico a che, in conseguenza della penuria di abitazioni destinate ai meno abbienti, gli alloggi di edilizia residenziale pubblica vengano, e restino, assegnati a chi intende farne un uso continuativo, non già un uso sporadico, occasionale o stagionale.”
L’importante principio enunciato in sentenza, secondo Giovanni D’Agata, Componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, obbligherà tutti gli assegnatari di una casa popolare ad essere effettivamente presenti e a risiedere presso l’alloggio affidato.
Non è raro, infatti, che per colpa di alcuni furbi che risultano formalmente aggiudicatari ma senza occupare gli immobili che spesso addirittura subaffittano, cittadini onesti e bisognosi e le rispettive famiglie sono costretti a rimanere senza casa in un periodo di grave crisi economica nel quale la carenza di alloggi popolari è diventata un’esigenza inderogabile da colmare.
Tratto in rete da :fonte di riferimento:www infosannio.com;http://www.100soldi.it/index.php?/archives/343-TAR-Lombardia-perde-la-casa-popolare-lassegnatario-che-non-ne-faccia-uso-continuo.html
http://www.google.it

Abbandonare per più di tre mesi una casa popolare fa perdere il diritto all’alloggio. E’ quanto afferma la Corte di Cassazione (sentenza 8519/2008) sottolineando che l’edilizia popolare deve rendere disponibili gli alloggi per i bisognosi. E’ stato così responto il ricorso di un uomo che aveva abbandonato per tre mesi l’alloggio dello Iacp senza alcuna preventiva autorizzazione. Secondo la Corte, “in tema di edilizia residenziale pubblica l’abbandono dell’alloggio, ancorche’ abbia causa in ragioni di lavoro, giustifica la revoca dell’assegnazione in locazione poiche’ lo scopo della norma e’ quello di rendere disponibili gli alloggi, non piu’ occupati stabilmente per le esigenze dei soggetti del tutto privi di alloggio e senza che abbia rilevanza la ragione dell’abbandono dell’alloggio stesso da parte dell’assegnatario”. Fatto singolare è che la causa è iniziata ben trent’anni fa. All’epoca l’uomo aveva ottenuto dal Pretore di Fermo la restituzione dell’alloggio che poi aveva perso di nuovo dopo la decisione della Corte d’Appello. Ora a distanza di tre decenni la Corte ha nuovamente bocciato le richieste dell’asssegnatario dell’alloggio il quale aveva sostenuto che non si era trattato di un abbandono vero e proprio e che la casa era stata occupata dalla figlia che ne curava la manutenzione. I Giudici della Corte sono stati irremovibili ricordando che la casa popolare puo’ essere lasciata solo dietro la “preventiva autorizzazione dell’Iacp”. Diversamente si perde il diritto di occupazione. Tratto in rete da http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_5458.asp

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