sgombero di alloggio occupato abusivamente,ricorso respinto :animus dereliquendi

TAR Campania Sentenza del 18.01.2008 n. 304 –
Sgombero di alloggio occupato abusivamente
Campania – Sentenza del 18.01.2008 n. 304 – Sgombero di alloggio occupato abusivamente – Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania Sezione quinta Composto dai signori Antonio Onorato Presidente Andrea Pannone Consigliere Michelangelo Francavilla Primo Referendario ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso n. 7703/2007 Reg. Gen., proposto da A. S. contro il Comune di Napoli, in persona del sindaco pro tempore, costituito in giudizio rappresentato e difeso dall’Avvocatura municipale e presso la stessa selettivamente domiciliato in Napoli, piazza Municipio, Palazo S.Giacomo, e l’ Istituto autonomo case popolari, in persona del legale rappresentante pro-tempore, per l’annullamento, previa sospensione del provvedimento 7 novembre 2007 n. 135 di sgombero di alloggio abusivamente occupato,
VISTI il ricorso ed i relativi allegati;
VISTO l’atto di costituzione in giudizio;
VISTI gli atti tutti di causa; UDITI alla camera di consiglio del 10 gennaio 2008 il presidente relatore e gli avv.ti riportati a verbale;
RITENUTO e,considerato in fatto e diritto quanto segue:
PREMESSO che nella fattispecie ricorrono i presupposti di cui all’articolo 26, commi 4 e 5, della legge n. 1034 del 1971 e successive modifiche e integrazioni, in quanto il contraddittorio risulta correttamente instaurato e i procuratori delle parti,sentiti in camera di consiglio, nulla hanno obiettato alla immediata decisione nel merito della causa,che appare matura per la decisione;
CONSIDERATO: CHE, con il ricorso in esame la parte ricorrente ha impugnato l’ordinanza in epigrafe indicata, con la quale il dirigente del Comune di Napoli le ha ingiunto lo sgombero dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica ubicato in Napoli, …omissis … CHE le domande della ricorrente di voltura del contratto a suo tempo stipulato dal precedente assegnatario e di regolarizzazione dell’occupazione sono state respinte con provvedimenti notificati all’interessata in 20 aprile 2007 e, per quanto risulta, dalla stessa non impugnati tempestivamente; CHE, di conseguenza, allo stato la parte ricorrente non ha alcun titolo per rimanere nell’alloggio,
RITENUTO: che il ricorso deve ritenersi inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo per essere titolare della giurisdizione sulla controversia il Giudice ordinario; che, infatti, gli ordini di rilascio o di sgombero di alloggi occupati abusivamente, in mancanza, dunque, di qualsivoglia titolo concessorio dell’Autorità titolare del bene pubblico, si pongono all’esterno della materia dell’assegnazione degli alloggi di edilizia economica e popolare,sicché, per le controversie ad essi relative, non può valere la regola di riparto della giurisdizione elaborata dalla giurisprudenza per la testé detta materia (per cui, dopo Corte cost. n. 204 del 2004, torna attuale e condivisibile il tradizionale criterio di riparto bene chiarito dall’adunanza plenaria del Consiglio di Stato 5 settembre 1995, n. 28, in base al quale, ad eccezione dell’ipotesi speciale dell’art. 11, tredicesimo comma, del D.P.R. 30 dicembre 1972, n. 1035, le controversie sull’annullamento e sulla revoca, per quanto vincolata, dell’assegnazione di alloggi di edilizia economica residenziale ex IACP rientrano nella giurisdizione esclusiva del GIUDICE AMMINISTRATIVO, in materia di concessioni di beni pubblici, ai sensi dell’art. 5 della legge n. 1034 del 1971);
RITENUTO, infatti,che nei casi di occupazione senza titolo deve escludersi l’applicabilità del suddetto art. 5 legge cit.,non essendovi, per l’appunto, alcuna concessione di bene in atto, e deve farsi riferimento al criterio base di riparto, imperniato sulla consistenza della posizione giuridica sostanziale fatta valere dall’attore (petitum sostanziale);
CONSTATATO, pertanto che, in base a tale ultimo criterio, come indicato dal giudice della giurisdizione, spetta al Giudice ordinario la cognizione della controversia ogni qual volta il ricorrente ingiunto opponga un diritto al permanere nell’alloggio qualunque sia il titolo (più o meno fondatamente o plausibilmente) accampato in ricorso; OSSERVATO che in tal senso è costante l’orientamento delle sezioni unite della Corte di cassazione (:Cass., ss.uu., ord.11 marzo 2004, n. 5051; Id., 16 luglio 2001, n. 9647; 23 febbraio 2001, n. 67; 7 novembre 2000, n.1155; 10 agosto 2000, n. 564, nonché, conformi, n. 1908 del 1989, n. 821 del 1995, n. 1029 del Tar Campania Sentenza del 18.01.2008 n. 304 1996); – Sgombero di alloggio occupato abusivamente
RILEVATO che tale indirizzo sembra condiviso anche dalla prevalente giurisprudenza amministrativa (T.A.R. Piemonte, sez. I, 5 aprile 2006, n. 1618; Cons. Stato, sez. IV, 14 giugno 2005, n. 3111; T.A.R. Marche, 12 aprile 2005, n. 293; T.A.R. Veneto, sez. II, 29 novembre 2004, n.4154; T.A.R. Valle d’Aosta, 19 marzo 2004, n. 38; Cons. Stato, sez. V, 6 ottobre 2003, n. 5890);
RIBADITO che tale orientamento si pone, inoltre, in linea con quello, analogo, in tema di ordine di rilascio di bene demaniale occupato sine titulo (orientamento secondo cui spetta all’A.G.O. la controversia sull’opposizione del privato che contesti la demanialità e accampi un proprio diritto sul bene (Cass., ss.uu., 15 luglio 1999, n. 391, 6 giugno 1997, n. 5089, 17 giugno 1996, n. 5522, 11 aprile 1994, n. 4146, 27 ottobre 1994, n. 8837; Cons. Stato , sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7982);
RITENUTO, conclusivamente, che il ricorso deve giudicarsi inammissibile per difetto di giurisdizione di questo adito G.A. e che, quanto alle spese, sussistono giusti motivi per disporne l’integrale compensazione tra le parti; P.Q.M. IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA, SEZIONE QUINTA, visto ed applicato l’art. 26, commi 4 e 5, della legge 1034/1971,come integrata e modificata dalla legge 205/2000, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del G.A. Compensa tra le parti le spese processuali.

FONTE di riferimento PORTALE ITALIA
Tar Campania Sentenza del 18.01.2008 n. 304 – Sgombero di alloggio occupato
abusivamente
pagina stampata dal sito Portale Italia http://www.italia-news.it

=ordinanza+sgombero+alloggio+popolare+impugnazione
Fonte di riferimento:&babsrc=HP_ss&s=websearch.babylon.com/?
Sgombero agli abusivi degli alloggi popolari

Fonte: “La Sicilia”,ed. Caltanissetta del 26 Giugno 2011,

Sgombero per gli occupanti abusivi

Gli alloggi popolari di Butera devono essere liberati

Butera. Avrebbero occupato alloggi popolari senza averne titolo, ma ora, su indicazione dell’Istituto autonomo case
popolari (Iacp), il Comune, ha emanato le ordinanze di sgombero di questi alloggi popolari occupati da inquilini che non
ne avrebbero avuto diritto. Giro di vite, dunque, sul fronte del fenomeno degli alloggi popolari occupati dai non aventi
diritto. In questo caso, la vicenda riguarda sei cittadini buteresi che avrebbero occupato illegittimamente altrettanti alloggi
popolari dell’Iacp e per i quali è stata emessa ordinanza di sgombero. Gli alloggi sono ubicati: due in via Caltanissetta e
in via Gradinata Crispi, e due in via Berlinguer.

Secondo l’Iacp gli occupanti di questi sei alloggi popolari non avrebbero avuto i requisiti necessari, per cui è stato chiesto
al Comune l’adozione dei provvedimenti necessari per il loro sgombero. In precedenza, lo stesso Iacp aveva diffidato gli
inquilini a rilasciare gli alloggi popolari.
Ritenuto che occorre provvedere al ripristino e rispetto della legalità per dar modo di assegnare l’alloggio popolare a chi
ne ha effettivo diritto sulla base della graduatoria generale, il Comune ha perciò ordinato ai sei inquilini non aventi diritto
di sgomberare l’alloggio popolare ove risiedono nel più breve tempo possibile e comunque entro e non oltre trenta
giorni dalla notifica dell’ordinanza dove è scritto come motivazione: «avendolo occupato senza alcun titolo e non
possedendo neanche i requisiti previsti per legge per una eventuale assegnazione».

Contestualmente, il Comune ha chiesto al Prefetto di Caltanissetta di disporre l’assistenza della Forza Pubblica, per il
caso di mancato adempimento delle ordinanze e per l’eventuale esecuzione coattiva. I destinatari delle sei ordinanze
avranno la possibilità di presentare ricorso al Tar avverso questi provvedimenti entro 60 giorni oppure presentare ricorso
straordinario al presidente della Regione entro 120 giorni dal ricevimento della stessa ordinanza. C.L.

N. 07074/2010 REG.SEN.

N. 00995/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 995 del 2010, proposto da:
Ahmed Fayez Ahmed Nassar, rappresentato e difeso dall’avv. Lina Calonghi, presso cui è elettivamente domiciliato in Cornaredo, via Piva 1;

contro

il Comune di Milano – Settore Assegnazione Alloggi E.R.P., in persona del Sindaco pro – tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Antonella Fraschini, Irma Marinelli, Ruggero Meroni, Anna Maria Pavin, Donatella Silvia, Maria Sorrenti, Maria Rita Surano, Loredana Mattaliano e Anna Tavano, domiciliato in Milano, via Andreani 10;

per l’annullamento

del provvedimento in data 3 giugno 2010 di decadenza dall’assegnazione e conseguente decreto di rilascio alloggio ERP.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Milano;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore la dott.ssa Laura Marzano;

Uditi, nell’udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010, i difensori delle parti come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con il ricorso in epigrafe è impugnato il decreto di decadenza dall’assegnazione e conseguente decreto di rilascio alloggio ERP adottato in data 3 giugno 2010 e conosciuto in seguito ad accesso agli atti non essendo andata a buon fine la notifica del 15 giugno 2009, data in cui era all’estero per lavoro.

La decadenza è intimata, ai sensi dell’art. 18 R.R. 1/2004, per allontanamento prolungato senza preventiva autorizzazione dell’ente gestore e per cessione a terzi, ciò in quanto durante i numerosi sopralluoghi l’assegnatario non è mai stato trovato, salvo una volta; al contrario è stata più volte rinvenuta una donna che ha dichiarato essere la di lui attuale compagna.

Con un unico motivo è dedotto il vizio di eccesso di potere per errata applicazione del Regolamento Regionale n. 1/2004: in sintesi il ricorrente contesta di aver abbandonato l’alloggio ma dichiara e documenta di allontanarsi di frequente ed anche per lunghi periodi per motivi di lavoro; contesta, inoltre, la cessione a terzi essendo la presenza della donna ivi rinvenuta, da lui richiesta per occuparsi della casa in sua assenza, precisando e documentando che essa ha la residenza altrove.

Il Comune di Milano, nella propria memoria difensiva, osserva che l’istruttoria lunga e accurata ha dimostrato che l’assegnatario non vi risiede stabilmente e che ciò contrasta con la finalità degli alloggi residenziali che è quella di soddisfare le esigenze abitative primarie degli aventi diritto.

Ha, chiesto, pertanto, la reiezione del ricorso.

Con ordinanza n. 343 del 20 maggio 2010 la Sezione ha sospeso l’atto ai fini del riesame, cui l’amministrazione ha provveduto in data 23 luglio 2010 con atto meramente confermativo.

Nelle more, il 15 luglio 2010, è stato eseguito lo sgombero forzoso dell’immobile cui ha fatto seguito la riconsegna delle chiavi all’assegnatario essendo stato compiuto un atto esecutivo mentre il decreto di rilascio era sospeso.

All’udienza del 13 ottobre 2010 la causa è passata in decisione.

Il ricorso è infondato.

Dalla lettura degli atti di causa risulta che ALER ha eseguito sopralluoghi nei giorni 21 agosto 2006, 26 luglio 2007 e 2 agosto 2008, ad orari diversi, senza che l’assegnatario sia mai stato trovato in casa.

Solo nel corso del sopralluogo del 20 ottobre 2008 il ricorrente è stato trovato in casa; in tale occasione ha dichiarato di essere stato assente per molti mesi e di aver ospitato la sua amica Wickrama Pathirana Anuza per evitare che altri occupassero i locali e che a breve si sarebbe assentato di nuovo per motivi di lavoro.

Lo stesso ricorrente ha prodotto dichiarazioni del datore di lavoro da cui risulta che egli è molto spesso in Egitto presso la filiale della ditta da cui dipende.

Vi sono stato ulteriori sopralluoghi (3 maggio 2008, 16 febbraio 2009, 12 marzo 2009 e 13 marzo 2009) durante i quali il ricorrente non è mai stato trovato; al contrario, al primo degli ultimi accessi, vi era la predetta amica che dichiarava che il Nassar era in Egitto già da un paio di mesi.

Il 16 febbraio 2009 la custode confermava che l’assegnatario non c’è quasi mai e che moglie e figli sono tornati definitivamente in Egitto.

Da quanto esposto deriva l’infondatezza dei motivi di ricorso, risultando adeguata l’attività istruttoria concretamente posta in essere ed integrata la fattispecie di cui all’art. 18 del R.R. n. 1/2004, ulteriormente suffragata dalle dichiarazioni testimoniali verbalizzate che confermano la correttezza del provvedimento di decadenza adottato.

Deve, pertanto, confermarsi l’orientamento della Sezione secondo cui la decadenza comminata all’assegnatario di un alloggio di edilizia popolare che non abiti stabilmente l’appartamento, non presuppone un abbandono formale e definitivo, rilevando, a tal fine, anche comportamenti comunque indicativi di un disinteresse o di un non prevalente interesse del soggetto ad un’abitazione continua, attraverso utilizzi intermittenti e sporadici e ciò anche se la mancata stabile occupazione sia motivata da ragioni di vita e di lavoro e pertanto non sorretta da animus dereliquendi. Infatti la ratio sottesa alla normativa in questione risiede nell’interesse pubblico a che, in conseguenza della penuria di abitazioni destinate ai meno abbienti, gli alloggi di edilizia residenziale pubblica vengano, e restino, assegnati a chi intende farne un uso continuativo, non già un uso sporadico, occasionale o stagionale (T.A.R. Lombardia Milano, sez. I, 30 giugno 2010 , n. 2676).

Per quanto precede il ricorso deve essere respinto.

In considerazione della vicenda per cui è causa il Collegio ritiene equo disporre la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima)

definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2010 con l’intervento dei magistrati:

Elena Quadri, Presidente FF

Hadrian Simonetti, Referendario

Laura Marzano, Referendario, Estensore
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 26/10/2010
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Addi’_________________ copia conforme del presente provvedimento e’ trasmessa a:
IL FUNZIONARIO

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2 Risposte to “sgombero di alloggio occupato abusivamente,ricorso respinto :animus dereliquendi”

  1. enzuccio62 Says:

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  2. enzuccio62 Says:

    Diritto romano animus derequilendi ] Romani conoscevano questo istituto con il nome di derelictio: si poteva derelinquere la proprietà di una res mancipi (fondi, schiavi, animali, ecc.) o anche di una res nec mancipi (bene immobile o mobile).

    Nel diritto classico, la derelictio non era considerata come negozio bensì come un mero fatto umano, l’abbandono della res, che doveva essere compiuto con animus derelinquendi (volontà di dismettere). Solo così si verificava l’effetto della perdita di possesso.

    Per esempio, un animale lasciato in libertà, o le merci gettate in mare per salvare la nave in pericolo di affondare, erano res pro derelicto, cioè dismesse allo scopo di abbandonarne la proprietà.

    Ciò che non si poteva derelinquere erano i diritti, perché (pur in presenza di animus derelinquendi) non poteva esserci il gesto materiale dell’abbandono, dello spossessamento.

    Chi prendeva possesso della res derelicta ne acquistava immediatamente la proprietà, per occupatio. In alcuni casi, occorreva il possesso ininterrotto per un certo lasso di tempo (usucapio), per esempio quando si trattava di prendere possesso di una res abbandonata da chi non era proprietario (a non domino).

    Nel diritto giustinianeo, scomparve la distinzione tra res mancipi e res nec mancipi e tutte le cose, se abbandonate, potevano essere acquistate per occupazione, purché l’occupante fosse consapevole del fatto che si trattava di res derelicta. Persino i diritti potevano essere abbandonati, perché ritenuti sempre rinunciabili.

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