sentenza del TAR contro IACP

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLE

MARCHE

N. 0197

ANNO 2003

REG. DEC.

N.127 Reg. Ric.

ANNO 2003

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

ai sensi dell’art.3, co.1°, della L. 21 luglio 2000, n.205;

sul ricorso n.127 del 2003 proposto da MURARO Roberta,

rappresentata e difesa dagli avv.ti Barbara Schiadà e Maurizio

Discepolo, presso il secondo elettivamente domiciliata in Ancona, Via

Matteotti n.99;

contro

– il COMUNE di ANCONA, in persona del Sindaco pro-tempore,

rappresentato e difeso dall’avv. Mariella Grippo ed elettivamente

domiciliata in Ancona, Piazza 24 Maggio n.1;

– l’ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI di ANCONA, non costituito in giudizio;per l’annullamento,previa sospensione dell’esecuzione,- del decreto n.12 del 14.1.2003 con il quale il Sindaco di Ancona ha

dichiarato la decadenza della ricorrente dall’assegnazione dell’allog-

gio di edilizia residenziale pubblica di proprietà dello I.A.C.P. sito in via Rubicone n.17 con conseguente risoluzione di diritto del relativo
contratto di locazione;

– nonchè di ogni altro atto presupposto, inerente, connesso e

consequenziale in particolare dei verbali di sopralluogo dello I.A.C.P.

di Ancona datato 4.7.2002 e dei Vigili Urbani datati 7.10.2002 e 6

dicembre 2002.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Ancona;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive

difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Relatore, alla camera di consiglio dell’11 marzo 2002, il

Consigliere Giancarlo Giambartolomei;

Uditi, altresì, l’avv. Maurizio Discepolo per la ricorrente e l’avv.

Gianni Fraticelli, sostituto processuale dell’avv. Mariella Grippo, per

il Comune di Ancona;

Accertata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria;

Ritenuto che sussistono i presupposti per decidere il ricorso con

sentenza succintamente motivata, in conformità di quanto previsto

dall’art.3, co.1°, della L. 21 luglio 2000, n.205;

Sentite sul punto le parti costituite;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:

FATTO E DIRITTO

1.- La sig.ra Roberta Muraro è assegnataria di un alloggio residenziale

pubblica, sito in Ancona, di proprietà dello I.A.C.P..

Con nota 11 ottobre 2002 prot. n.76094 il servizio Alloggi del

-4-

Comune le contestava l’asserita inutilizzazione dell’alloggio ove,

rimasta vedova, abitava unitamente ai suoi tre figli e la invitava a

produrre, nel termine di trenta giorni, eventuali deduzioni scritte.

Con nota protocollata in arrivo il 4 novembre 2002, la sig. Muraro

presentava le proprie osservazioni, facendo presente, tra l’altro, d’aver

avuto necessità d’allontanarsi saltuariamente per motivi di salute

(ricoveri ospedalieri).

All’esito d’un ulteriore sopralluogo da parte della Polizia

Municipale (vedi: note 5 novembre 2002 e 6 dicembre 2002) con

decreto 14 gennaio 2003 n.13 il Sindaco dichiarava la sig.ra Muraro

decaduta dall’assegnazione dell’alloggio che le ingiungeva di

riconsegnare entro il termine di trenta giorni.

Il decreto e tutti gli atti del procedimento sono l’oggetto del

presente ricorso.

Il Comune di Ancona si è costituito ed ha depositato documenti e

memorie; anche la ricorrente ha prodotto note e documenti, al fine di

illustrare la concreta situazione e di giustificare l’accertata non

presenza nell’abitazione in occasione degli effettuati sopralluoghi.

2.- Priva di pregio è l’eccezione di difetto di giurisdizione dedotta in

memoria dal Comune resistente.

Per costante indirizzo della giurisprudenza amministrativa (cfr.

Cons.St., sez.VI, 15 maggio 2002, n.2645; id.: Ad.Pl., 5 settembre

1995, n.28; TAR Marche, 20 aprile 2001, n.445), le controversie che

hanno a loro oggetto atti d’annullamento o di revoca dell’assegnazione

degli alloggi di edilizia economica e popolare rientrano nella

-5-

giurisdizione di questo Giudice. Detti provvedimenti sono, infatti,

espressione del più generale potere di autotutela della Pubblica

Amministrazione che non si spoglia del potere di controllo e di

verifica del permanere, in capo al soggetto beneficiario, dei requisiti

di legittimazione all’assegnazione. In tali ipotesi, in cui l’Autorità si

pone in posizione sopra ordinata ed utilizza strumenti di carattere

pubblicistico, il privato è titolare di un interesse legittimo.

3.- La ricorrente, assegnataria “in locazione semplice” di un alloggio

di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.), ed in quanto concessionaria,

è soggetta alla disciplina della L.R. 22 luglio 1997, n.44 ed ai poteri di

verifica della permanenza dei requisiti richiesti per l’assegnazione.

Il Sindaco del Comune di Ancona ha dichiarato la decadenza del-

l’assegnazione nel presupposto che nella specie si fosse verificata

l’ipotesi di cui all’art.50, co.1, lett.b), della L.R. Marche 22 luglio

1997, n.44 in quanto, da sopralluoghi effettuati sarebbe risultato che

l’assegnataria non occupa l’alloggio ed abita con i genitori.

La ricorrente, dunque, avrebbe smesso di abitare “stabilmente

nell’alloggio” secondo l’espressione tratta dalla lettura della norma, il

cui contenuto deve essere definito.

Perché si abbia una stabile ed effettiva relazione abitativa non è

certo sufficiente arredare l’alloggio con mobilio ed oggetti personali,

né compiere atti formali o strumentali, quali l’assunzione di residenza

anagrafica, la stipulazione di contratti per la fornitura di acqua ed

energia elettrica, e l’intestazione delle relative bollette di pagamento.

Occorre che l’assegnatario dell’alloggio vi abbia fissato effettivamente

-6-

e stabilmente la propria abitazione.

Abitare “stabilmente”, tuttavia, non significa che sia precluso

allontanarsi per esigenze periodiche e contingenti.

Il requisito d’abitualità dell’abitazione nell’alloggio di edilizia

residenziale pubblica (che già esclude un rigido obbligo di abitazione

assolutamente costante ed uniforme, consentendo per sua natura

l’assenza dalla casa per brevissimi e discontinui periodi) deve essere

opportunamente contemperato con le contingenti ed imprescindibili

esigenze

dell’assegnatario (cfr. TAR Marche, 20 aprile 2001, n.445).

L’accertamento, poi, dell’eventuale insussistenza dell’elemento

della stabile occupazione dell’immobile, in quanto destinato a privare

l’interessato della fruizione di un bene essenziale, deve essere

condotto dall’Amministrazione con estrema attenzione e assoluto

rigore sotto il profilo probatorio e deve essere, altresì, supportato da

un’adeguata e puntuale motivazione (con la necessaria attestazione di

fatti materiali precisi e circostanziati e con l’indicazione dei relativi

riscontri), dovendo per lo meno raggiungere una soglia minima di

specificità e dettaglio, anche in relazione alle circostanze oggettive

indicate dall’interessato in sede di controdeduzioni (cfr.TAR Marche,

n.445 del 2001 cit.).

Nella specie, con lettera 29 ottobre 2002, pervenuta al Comune di

Ancona il 30 ottobre-4 novembre 2002 (prot. n.81704) la sig.ra

Muraro, nel riscontrare la sopra citata nota 11 ottobre 2002 prot.

n.76094 con la quale il Comune di Ancona le aveva comunicato la

(di

lavoro,

d’età,

per

malattia,

di

studio,

ecc.)

-7-

contestuale attivazione della procedura di decadenza, oltre ad aver

trasmesso le bollette delle utenze domestiche ed una dichiarazione

sottoscritta a suo favore dai condomini, aveva fatto presente di aver

avuto “rilevanti problemi di salute, che l’hanno (avevano) talvolta

saltuariamente costretta a farsi assistere dai propri genitori, o a

ricoveri ospedalieri”.

Tale circostanza è stata ampiamente documentata dalla ricorrente

che nel corso del giudizio ha depositato cartelle cliniche, certificati

medici e di analisi

coincidenti o immediatamente a ridosso delle date in cui sono stati

effettuati i sopralluoghi. D’altra parte, essendo la sig.ra Muraro

vedova e, oltre a svolgere attività lavorativa, avendo da accudire a tre

figli

d’età

concesso “appoggio” dei suoi genitori (presso i quali avrebbe stabilito

la propria dimora) non appare assumere connotati tali da comportare

una sanzione tanto grave quale la definitiva ed irreversibile perdita

della propria abitazione.

L’omessa presa in considerazione (nel documento impugnato e

negli atti ad esso preparatori) di quanto dedotto e prospettato dalla

ricorrente, nella fase procedimentale conformata dalla L. n.241 del

1990 come finalizzata ad un apporto del soggetto e/o dei soggetti

destinatari del provvedimento finale, configura una palese violazione

(dedotta in ricorso) dell’art.7 e dell’art.8 della citata L. n.241 del 1990.

L’accertata violazione di una disposizione procedimentale ha

inciso negativamente sull’istruttoria e sulla motivazione, rendendone

atti a dimostrare la sua assenza in giorni

minore,

la

circostanza

di

un

ricercato

e

-7-

credibili gli ulteriori dedotti vizi, ai quali si aggiunge la carenza di

presupposti (vizio quest’ultimo che tocca aspetti e momenti non più

formali, ma sostanziali del controverso rapporto).

4.- Per quanto sopra considerato e dedotto il ricorso deve essere

accolto.

Le spese e gli onorari di giudizio possono essere compensati tra le

parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche accoglie il

ricorso.

Compensa le spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità ammini-

strativa.

Così deciso in Ancona, nella camera di consiglio dell’11 marzo

2003, con l’intervento dei Magistrati:

Dott. Bruno Amoroso- Presidente

Dott. Giancarlo Giambartolomei- Consigliere, est.

Dott. Galileo Omero Manzi- Consigliere

Pubblicata nei modi di legge, mediante deposito in Segreteria, il

giorno 31 MAR. 2003

Ancona, 31 MAR. 2003

IL SEGRETARIO GENERALE

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