occupare case abbandonate : atto illecito o condotta meritoria?

OCCUPARE CASE POPOLARI ABBANDONATE: atto illecito o condotta meritoria?ATTO ILLECITO SE CONFIGURA REATO -REATO:ARTICOLO 633 DEL CP ,OCCUPAZIONE ABUSIVA DI PROPRIETA’PRIVATA ,CONDOTTA MERITORIA SE VIGE LA REALE NECESSITA’ .

La crisi colpisce soprattutto il lavoro e con esso le esigenze più elementari, fra queste innanzi tutto la casa. Pagare affitti esorbitanti o rate di mutuo insostenibili è un dramma che assilla ormai sempre più persone.
Molti, i più risoluti o forse i più disperati, decidono di trovare comunque un luogo dove abitare, che non sia però solo un riparo precario ma possibilmente una vera casa, dove vivere, da soli o con la propria famiglia e magari provare anche a costruire un futuro.
Si tratta di un’esigenza primaria e naturale, che si scontra però con gli interessi del profitto e della proprietà.
A mitigare in parte questi problemi dovrebbe pensarci l’edilizia popolare, strumento strategico di politica abitativa, ormai sempre più abbandonato a vantaggio dell’edilizia convenzionata secondo il dogma che tutto ciò che può essere fatto dai privati non si vede perchè dovrebbe essere fatto dallo Stato visto che i privati lo fanno meglio.
Ma purtroppo non è così in nessun settore.
Nel frattempo il patrimonio abitativo pubblico subisce un lento ed inesorabile degrado che sovente si conclude con la necessità di vendere ai privati o con la demolizione.
Quando però stabili abbandonati da anni vengono occupati, talvolta da chi è stufo di aspettare un’assegnazione che non arriva mai, allora improvvisamente quegli stessi alloggi dimenticati, spesso al limite dell’abitabilità e della sicurezza, tornano ad essere “un bene comune”, “un bene della collettività”, un “diritto che deve essere rispettato”, salvo tornare nel dimenticatoio appena liberati dagli occupanti.
A questo punto il Diritto (e sua madre, la Giustizia), scomparsi sino a quel momento, tornano ad occupare la scena (della tragedia o della commedia, in questi casi la contaminazione è assoluta) sotto forma di agenti di polizia municipale che su sollecitazione diretta dell’ente di gestione (gli ex Istituti Case Popolari) e con il consenso del sindaco o dell’assessore “competente”, con modi spicci se non anche rudi, sloggiano i malcapitati. Sovente compare anche personale della Questura (il più delle volte dell’ufficio Digos perchè occupare, loro lo sanno bene, è chiaramente un atto eversivo) e qualche pattuglia dei Carabinieri.
Le immagini disponibili sono sempre poche, perchè mostrare donne sole, bambini, anziani o malati, italiani o migranti, spinti fuori di casa, magari d’inverno, magari mentre stanno cenando o mentre si preparano ad andare a scuola o al lavoro, dà sempre fastidio e rischierebbe di muovere persino a pietà e ad umana solidarietà qualcuno.
Di norma però la vicenda viene confusa, chissà quanto casualmente, con gli sgomberi degli spazi occupati da squatter e antagonisti o con l’emergenza sfratti, ma si tratta di una cosa ben diversa.
Puntuale arriva la denuncia per il reato di “invasione di edifici”, art. 633 c.p. e tutto sembra rientrare nella “legalità” istituzionale.
Ma forse non è così.
Intanto l’art. 633 c.p. punisce chi invade arbitrariamente edifici altrui, che siano pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altro tipo di profitto. Il reato è punibile a querela, salvo che il fatto sia compiuto da più di cinque persone di cui almeno una palesemente armata o da più di dieci persone (cioè undici, ossia una squadra di calcio senza riserve). Sempre d’ufficio si procede se si tratta di edifici pubblici o destinati ad uso pubblico. La nozione di edificio pubblico si rinviene nel Codice Civile agli artt. 822 (beni del Demanio) e 826 (beni del Patrimonio dello Stato e degli enti locali).
Le case popolari – chiamiamole così che riscalda il cuore e dà speranza – sebbene siano in proprietà di Comuni o Province, non sono beni pubblici da nessun punto di vista ed in tal senso si è espressa anche la Cassazione. Se a ciò aggiungiamo che l’ente gestore, che esercita tutte le funzioni del proprietario quale suo mandatario ex lege, oltre a non essere un ente pubblico può persino essere un privato (sottoforma di società partecipata o altro strumento giuridico previsto dall’esternalizzazione), ne segue che la querela è indispensabile e condiziona l’esercizio dell’azione penale.
A fronte quindi di un reato perseguibile a querela è francamente poco credibile che un soggetto non rivestito di pubbliche funzioni, né amministrative in senso stretto né tanto meno giudiziarie o giurisdizionali, possa ordinare un facere alla polizia giudiziaria ex art. 55 c.p.p.
Nel caso specifico poi il reato di invasione di edifici è considerato dalla prevalente giurisprudenza e dalla più avveduta dottrina (come si usa dire quando ci si riferisce alle posizioni dei giuristi sensibili alle tematiche sociali) come a condotta istantanea e non permanente. L’occupazione successiva rientra quindi fra i c.d. post- facta non punibili, rilevante solo sul piano civilistico quale violazione del “sacrosanto” diritto di proprietà, di cui in questa sede non mette conto parlare ed in merito al quale, fra i numerosi, ci si limita a segnalare un solo riferimento bibliografico: il Capitale di K. Marx.
A ciò va poi aggiunta un’ulteriore considerazione: l’invasione deve essere “arbitraria” perchè sia penalmente rilevante e l’arbitrarietà di una condotta consiste nell’essere del tutto ingiustificata, libera e una fra numerose varianti possibili tutte preferibili (in quanto più logiche o, trattandosi di norme, lecite). Ma la condotta di chi “invade” un alloggio non abitato per riparare sè e i soggetti verso cui ha un obbligo di cura e protezione (minori, anziani, malati, e perchè no animali) dai rigori dell’inverno (ma anche dal torrido caldo estivo) di certo non può ritenersi libera ma del tutto necessitata, non solo, si badi bene, dall’urgenza di sopperire ad un’esigenza fondamentale di sopravvivenza, ma anche per assolvere ad un obbligo legale espressamente imposto dall’ordinamento a chi si trovi in situazione, anche momentanea, di tutela rispetto ad un altro soggetto debole ed in sostanza svolgendo una funzione del tutto vicaria e sostitutiva a quella colposamente omessa dagli enti preposti; in Italia costituzionalmente preposti.
Viene in mente un caso famoso di invasione di edificio, compiuto circa 2010 anni fa, a danno di un ignaro pastore della Palestina, da parte di una coppia di migranti, lei incinta e ormai prossima al parto.

EMERGENZA SFRATTI E POTERI DI REQUISIZIONE DEGLI ALLOGGI DA PARTE DEL SINDACO E DEL PREFETTO
07:23 | Pubblicato da Retelegale Torino | Modifica post In attesa dell’ennesima proroga dell’esecuzione degli sfratti il dramma dei senza casa si fa di giorno in giorno più grave . Ormai la situazione è tale da sollecitare iniziative urgenti ed emergenziali. La situazione è nota: centinaia di migliaia di persone non possono più permettersi di pagare affitti e mutui e vengono cacciate mentre altrettanti alloggi rimangono vuoti. Il mercato immobiliare ha trovato un suo equilibrio a danno dei redditi bassi, che aumentano sempre di più a causa della crisi. Se così non fosse gli alloggi sfitti sarebbero molti meno.
Questo dramma non trova soluzione, come sarebbe auspicabile e prevedibile, nell’edilizia pubblica: non si costruiscono abbastanza case popolari e si abbandona sovente al degrado il patrimonio esistente, sicuramente per mancanza di fondi ma anche per una evidente volontà politica asservita al libero mercato.
Da più parti s’invocano quindi provvedimenti drastici, quanto meno per sopperire alla situazione contingente per poi passare ad una diversa gestione del bisogno abitativo. Nell’inerzia del legislatore è l’autorità amministrativa a doversi far carico della responsabilità, anche con scelte coraggiose, che però sono rarissime.
In questo senso lo strumento legale più efficace è certamente la requisizione degli immobili vuoti o inutilizzati, siano essi privati o pubblici.
La normativa in proposito e l’elaborazione giurisprudenziale recente non autorizzano però ad eccessivo ottimismo, ancorate come sono al concetto di “grave necessità pubblica” che in Italia corrisponde da sempre a “catastrofe naturale”, ovverosia terremoti, alluvioni e altri disastri.
In realtà il dato normativo di riferimento, l’art. 7, L. n. 2248/1865, all. E (non è un errore, è proprio una legge del 1865!), dispone che “allorchè per grave necessità pubblica l’Autorità amministrativa debba senza indugio disporre della proprietà privata…essa provvederà con decreto motivato, sempre però senza pregiudizio dei diritti delle parti”. Trattasi quindi di norma “in bianco” ad amplissima discrezionalità.
Chiaramente la disposizione, emanata ben prima della Costituzione, ha dovuto subire non pochi interventi di interpretazione e di aggiornamento da parte della giurisprudenza per essere adattata in particolare all’art. 42 della Carta del 1948, ove si afferma che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti e che può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La competenza a requisire è pacificamente in capo al Prefetto e solo in caso di inerzia di questi può essere esercitata dal Sindaco.
In particolare è stato poi affermato che il potere di ordinanza ex art. 7, L. n. 2248/ 1865, all. E debba altresì rispettare, per quanto riguarda l’esercizio da parte del Sindaco, i requisiti previsti dall’art. 54 T.U.E.L. (art. 38, comma 2, L. n. 142/ 90) che al comma 4 dispone che “ Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità’ pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione”.
La preventiva comunicazione al Prefetto farebbe peraltro propendere per un potere (dovere) esclusivo del Sindaco e semmai concorrente con quello del Prefetto.
E’ quindi evidente che il problema che si pone è quello di poter inquadrare l’emergenza sfratti nella fattispecie prevista dal combinato disposto delle due norme e che richiede la ricorrenza di una grave necessità pubblica da prevenire o eliminare qualora minacci l’incolumità e la sicurezza urbana.
Sia i TAR che la Cassazione Penale hanno sostenuto che le esigenze abitative di nuclei familiari colpiti da sfratto non può ritenersi né eccezionale né tanto meno imprevedibile essendo invece la regola in ogni contesto urbano a differenza ad esempio di un crollo (vedasi TAR Roma 3534/04; TAR Catania 1154/ 04; Cass. Pen., n. 38259/ 07).
La prospettazione non convince, essendo fondata com’è solo sull’id quod plerumque accidit, di per sé inidoneo a descrivere i limiti di un potere statale. Paradossalmente poi lo strumento della requisizione, postulando l’esistenza di una situazione di urgenza o di emergenza non diversamente risolvibile, potrebbe legittimare condotte generalizzate di occupazione illecita o di morosità colpevole tali da creare i presupposti di un pericolo persino per l’ordine pubblico in caso di sgomberi e imporre quindi, sotto ricatto, l’adozione del provvedimento di requisizione.
E’ quindi necessario ancorare lo strumento ad una lettura più coerente al precetto costituzionale che soprattutto tenga conto, come pare inevitabile per dare corretta applicazione alla regola della funzione sociale della proprietà privata, delle condizioni del mercato, dello stato dell’economia nazionale ed internazionale, del costo della vita, individuando così quelle condizioni di urgenza non diversamente risolvibili se non con la (temporanea e salvo indennizzo) compressione della proprietà privata.
FONTE DI RIFERIMENTO:WWW.RETELEGALE TORINO .IT

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9 Risposte to “occupare case abbandonate : atto illecito o condotta meritoria?”

  1. andrea Says:

    ottimo , pieno di spunti per le mie ricerche

  2. enzuccio62 Says:

    grazie per l’apprezzamento andrea .vincenzo
    non è atto illecito se vige la necessità ,ma si configurara reato penale sancito per legge se non vi sono le attenuanti di reale necessità.

  3. andrea Says:

    devo giusto occuparne una , la situazione è drastica e se puoi volevo sapere che non ho capito chi firma l’eventuale richiesta di sgombero.
    grazie.

  4. enzuccio62 Says:

    L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA ,L’IACP ,SPORGE DENUCIA PENALE ALLA MAGISTRATURA ,IN SENO ALL’ARTICOLO SU SCRITTO (ART. 633 DEL CODICE PENALE )MOTIVAZIONE: INVASIONE DI PROPRIETA’ PRIVATA E,,SE A SUA VOLTA NON VI SONO I PRESUPPOSTI DI REALE NECESSITA’ PER IMPROROGABILI MOTIVI E NON RIESCI A DIMOSTRARLO SONO CAZZI TUOI ,RIVOLGITI AD UN AVVOCATO,NON TI CONSIGLIO DI OCCUPARE NESSUNA CASA .MENTRE SE VIGONO INVECE I PRESUPPOSTI :SONO DELLE ATTENUANTI A NON RISCHIARE CONSEGUENZE PENALI PESANTI ,MA VENGONO ATTENUATE PERCHE’ IL REATO SI CONFIGURA LO STESSO ,MA SI ESTINGUE CON UNA SANZIONE PENALE IN MONEY ,SE IL MAGISTRATO NE E’ D’ACCORDO ALTRIMENTI SI RISCHIA UNA CONDANNA IN ALTERNATIVA O IN CARCERE .

  5. dani Says:

    Quindi i presupposti di reale necessità (se ampiamente dimostrati) sono solo attenuanti,o mettono a riparo da una condanna?
    Invece lo sgombero è inevitabile?
    Scusate ma il linguaggio “giuridico” non è il mio forte.
    Grazie

  6. enzuccio62 Says:

    TESTO: Da dani, su occupare case abbandonate : atto illecito o condotta meritoria? # [In sospeso]
    Quindi i presupposti di reale necessità (se ampiamente dimostrati) sono solo attenuanti,o mettono a riparo da una condanna? Invece lo …

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    TI RISPONDO PER L’ULTIMA VOLTA ,POI DEVI RIVOLGERTI AD UN LEGALE ,PERCHE’ IO NON SONO UN LEGALE ,TI ACCENNO UN CASO DI REALE NECESSITA’ DOVE A SEGUITO DELL’OCCUPAZIONE SENZA TITOLO DI CASA POPOLARE
    IL MAGISTRATO CONDANNO’ L’OCCUPANTE SENZA TITOLO A 600 EURO .DI PENA PENALE IN VIA PECUNIARIA COME SANZIONE PENALE ,E NON COMMUTO LA PENA IN CARCERE .SI TRATTAVA DI UNA MADRE/ O RAGAZZA CON UNA BAMBINA A CARICO SEPARATA E SENZA REDDITO.,NON RICORDO BENE SE CON IL MARITO ,O CONVIVENTE O RAGAZZA MADRE SENZA MATRIMONIO .IN QUESTO CASA LA SIGNORA OCCUPO’ L’ALLOGGIO PERCHE’ VI ERA NECESSITA’,ALTRIMENTI DOVEVA LASCIARE LA FIGLIA IN AFFIDAMENTO AI SERVIZI SOCIALI E LEI AVREBBE DOVUTO DIMORARE IN DORMITORI .QUINDI ,ONDE NON ASPETTARE LE INDAGINI DEI VIGILI E LA RELAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE ,VISTO CHE I TEMPI A SUO PARERE ERANO LUNGIMIROSI .A QUESTO PUNTO LA SIGNORA IN QUESTIONE AL FINE DI EVITARE L’ATTESA DI UN ITER LUNGIMIROSO OCCUPO’ LA CASA POPOLARE .IN SEGUITO POI VENNE DENUNCIATA COME PRASSI DELL’IACP,IL GIUDICE ,VISTA LA DENUNCIA A CARICO VALUTAVA LA CIRCOSTANZA FECE LE SUE INDAGINI E CONDANNAVA LA SIGNORA AL PAGAMENTO DI 600 EURO DI SANZIONE PENALE ,LA SIGNORA POI REGOLARIZZO’ L’ASSEGNAZIONE DELL’ALLOGGIO .CON CIO’ NON PREGIUDICA CHE NON SIA REATO ,MA IN CERTE CIRCOSTANZE ,IL GIUDICE VALUTA LE SITUAZIONI GRAVI O MENO GRAVI ,VALUTAZIONI CHE ,A SUA VOLTA SERVONO AL FINE DI CHIEDERE LA RIABILITAZIONE DEL CASELLARIO GIUDIZIARIO ,DOVE A SUA VOLTA E’ ANNOTATO IL REATO O,IL PRESUPPOSTO REATO ,IL PRESUPPOSTO REATO AI SENSI DELL’ARTICOLO 48 DEL CP ,PROMUOVE INDAGINE DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA ,POI COME TU PRESAGISCI L’ATTENUANTE E’ FONTE DI CONDOTTA MERITORIA ,SEMPRE CHE SI DIMOSTRI COME IN QUESTO CASO LA CIRCOSTANZA ,GRAVE O MENO GRAVE CHE SIA .QUINDI NON CONSIGLIO A NESSUNPO DI ISTIGARE A OCCUPARE CASE POPOLRI .PER ALTRE INFORMAZIONI PUOI CHIEDERE A RETE LEGALE.IT FONTE DI TRENZA ARTICOLO ,CHE A SUA VOLTA AL TEMPO ERA ANCHE SUI QUOTIDIANI LOCALI .,IL FATTO DA ME ACCENNATO ..

  7. recreational vehicle financing Says:

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