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Trascorrono le notti nelle sale d’aspetto. Da Natale a ieri 40 disperati alle Molinette. A dare loro una mano anche i City Angels
Clochard negli ospedali per ripararsi dal gelo. «Situazione al collasso»

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TORINO 07/01/2009 – Il freddo e il gelo non danno tregua e nella loro morsa risucchiano soprattutto quegli uomini e quelle donne che a casa non possono tornare, perché una vera e propria non ce l’hanno.
Sono i clochard che, se per un verso passano l’inverno in una baracca innevata lungo le sponde dello Stura, a due passi da Tossic Park, come fa Benedetta (vedi video), dall’altra non hanno nemmeno sulla testa una baracca e allora girovagano per la città fino a quando trovano un dormitorio oppure bussano alle porte dei pronto soccorsi degli ospedali, con la speranza di trovare tepore e buona accoglienza.

(Benedetta,davanti alla sua baracca)

«Se durante il giorno si rifugiano nei supermercati, alle dieci, undici della sera arrivano qui, con tutto quello che hanno – spiegano i medici del pronto soccorso delle Molinette -. Restano in un angolo o nella sala d’aspetto e ci restano fino alle sette del mattino, per passare il momento più critico che è la notte, soprattutto quando fa tanto freddo».

Da Natale a ieri, i medici del pronto soccorso di corso Bramante hanno contato fino a 40 clochard: uomini soprattutto, senza un lavoro, una casa e forse nemmeno più dignità e non più in grado di rinserirsi nella società. «La scorsa settimana è giunta una coppia di marocchini, aspetto dignitoso e alla ricerca solo di un po’ di tepore – hanno aggiunto -. Erano in serie difficoltà e quello che abbiamo potuto fare è stata accoglienza, coperte calde e un po’ di cibo. In generale arrivano qui casi disperati e noi non abbiamo il coraggio di mandarli via, di buttarli per le strade al gelo. Così li lasciamo qui, tra il malcontento di parenti di pazienti che si lamentano per gli odori e un piano di emergenza freddo che non è sufficiente per questi disperanti».
Al pronto soccorso dell’ospedale Gradenigo i clochard sono una presenza periodica, un po’ tutto l’anno. «Vengono a dormire in sala d’aspetto e poi al mattino se ne vanno – spiega il dottor Giorgio Carbone, primario -, in questi giorni di grande freddo ne abbiamo assistiti 2 o 3 per notte. Qui le suore danno loro bevande calde, cibo e vestiti: questo è quello che possono trovare qui questi disperati della città e noi li aiutiamo».

E in questi giorni di grande freddo stanno dando una mano anche i volontari di strada d’emergenza dei City Angels, i volontari in basco blu e giubba rossa fondati nel 1994 a Milano da Mario Furlan. Questi “angeli” distribuiscono ai senza tetto cibo, vestiti, sacchi a pelo e coperte. «Parecchi clochard immigrati clandestini hanno paura di andare nei dormitori e anche di farsi curare in ospedale: temono di essere identificati ed espulsi dall’Italia» spiega Alfredo Tavernese, coordinatore nazionale dell’associazione, che chiede inoltre alle istituzioni di rassicurarli sul fatto che in questa situazione di emergenza umanitaria chiunque, italiano o straniero, regolare e non, potrà essere accolto e assistito.

E a mandare un appello c’è anche l’onorevole Agostino Ghiglia (An-Pdl). «Torniamo a chiedere che, passata l’emergenza freddo, si faccia chiarezza sui costi e sui conti dell’assistenza ai senza tetto e se a Torino si assistono i bisognosi italiani o i clandestini. Ci sono troppe associazioni che, senza un adeguato controllo comunale, si occupano di assistenza e ricevono contributi pubblici e questo, secondo noi, aumenta il costo ma non l’efficienza del servizio». «Occorre distinguere – conclude Ghiglia – tra Italiani e immigrati clandestini: questi ultimi dopo un doveroso primo soccorso, devono essere segnalati alle autorità di pronto soccorso per gli adempimenti di legge. Chi dorme nei dormitori comunali? Chi controlla? Attendiamo risposte dettagliate».

Tratto da Torino cronaca [CONTINUA…]

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