tesi di sentenza ,opposizione

La natura giuridica delle sanzioni amministrative – 30 giu 2005 … La discussa tesi di attribuire la competenza ad adottare le ordinanze- ingiunzione .adozione dell’ordinanza di sgombero di un prefabbricato ,su ordinanza del Sindaco.
Tribunale in tema di opposizione a sanzioni amministrative.
SENTENZA IN MATERIA DI OPPOSIZIONE IN MATERIA DI SANZIONI AMMINISTRATIVE

La natura giuridica delle sanzioni amministrative

1. Alcune recenti sentenze, sia della Suprema Corte (1) che del Consiglio di Stato (2), hanno riproposto all’attenzione degli studiosi il problema della natura giuridica delle ordinanze-ingiunzione con le quali si irrogano le sanzioni amministrative.

Soprattutto la decisione della Suprema Corte si segnala per aver con chiarezza affermato un principio di estrema importanza anche in tema di competenza ad emettere le ordinanze-ingiunzione previste dalla l. 689/1981 negli enti locali.

Tale sentenza ha infatti statuito che “la competenza ad irrogare le sanzioni amministrative, che sono tipici provvedimenti amministrativi, trattandosi di atti autoritativi posti essere da una p.a. nell’esplicazione di una potestà amministrativa ed aventi rilevanza esterna, è stata devoluta ai dirigenti degli enti locali dall’art. 107, il quale dispone che solo i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, attribuendo ai dirigenti i compiti non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le funzioni degli organi di governo o non rientranti tra quelle del segretario o del direttore generale” (3).

Il principio affermato dalla Suprema Corte concerne, dunque, sia la natura giuridica delle ordinanze-ingiunzione, sia il profilo della competenza ad emettere tali provvedimenti negli enti locali.

Pertanto, siffatta pronuncia costituisce un interessante contributo sui profili suindicati, risolvendo con una nitida presa di posizione un problema interpretativo sin qui fonte di discussione.

2. Prima di esaminare il profilo relativo alla natura giuridica delle ordinanze-ingiunzione reputiamo opportuno soffermarsi sul problema della competenza ad adottare tali provvedimenti negli enti locali, questione assai dibattuta negli ultimi anni, come dimostra la casistica giurisprudenziale che si passerà brevemente in rassegna.

La norma di riferimento è anzitutto costituita dall’art. 107, comma 1 t.u. enti locali secondo cui “spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le norme dettati dagli statuti e dai regolamenti”, mentre “i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo”.

La gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è oggi attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo.

Il secondo comma di tale disposizione esplicita ancor di più che “spettano ai dirigenti tutti i compiti, compresa l’adozione degli atti e provvedimenti amministrativi che impegnano l’amministrazione verso l’esterno, non ricompresi espressamente dalla legge o dallo statuto tra le funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo degli organi di governo dell’ente o non rientranti tra le funzioni del segretario o del direttore generale, di cui rispettivamente agli articoli 97 e 108”.

Dopo quest’enunciazione sulle linee generali dei poteri e di condotta cui sono tenuti i dirigenti degli enti locali, il terzo comma specifica la tipologia di poteri che, in concreto, essi possono esercitare.

E, così, sono attribuiti ai dirigenti “tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di indirizzo adottati dai medesimi organi, tra i quali in particolare, secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell’ente: a) la presidenza delle commissioni di gara e di concorso; b) la responsabilità delle procedure d’appalto e di concorso; c) la stipulazione dei contratti; d) gli atti di gestione finanziaria, ivi compresa l’assunzione di impegni di spesa; e) gli atti di amministrazione e gestione del personale; f) i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto di criteri predeterminati dalla legge, dai regolamenti, da atti generali di indirizzo, ivi comprese le autorizzazioni e le concessioni edilizie; g) tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale; h) le attestazioni, certificazioni, comunicazioni, diffide, verbali, autenticazioni, legalizzazioni ed ogni altro atto costituente manifestazione di giudizio e di conoscenza; i) gli atti ad essi attribuiti dallo statuto e dai regolamenti o, in base a questi, delegati dal sindaco”.

La discussa tesi di attribuire la competenza ad adottare le ordinanze-ingiunzione ai dirigenti si dipana proprio dall’interpretazione del terzo comma lett. g) del citato art. 107 t.u. enti locali.

La tesi ora minoritaria, ma propugnata in passato, della competenza del sindaco quale organo competente all’adozione delle ordinanze-ingiunzione ha fatto leva su di un’interpretazione letterale (ma anche abbastanza rigida) di tale disposizione.

Secondo tale tesi questa norma attribuirebbe espressamente al dirigente solo poteri di vigilanza e potestà sanzionatorie nella materia della prevenzione e della repressione dell’abusivismo edilizio e non in altre materie.

Da ciò si è argomentato che la legge assegnerebbe ai dirigenti una limitata competenza all’irrogazione delle sanzioni amministrative, non applicabile estensivamente o in via analogica.

In mancanza di una norma specifica, dunque, il sindaco o il presidente della provincia (arg. ex art. 18 L. 689/1981) sarebbe l’unico soggetto competente ad emettere le ordinanze-ingiunzione.

Un altro argomento utilizzato dalla tesi che attribuisce tale competenza al sindaco poggia sulla natura giuridica del provvedimento sanzionatorio.

Non essendo un atto gestionale, l’ordinanza-ingiunzione esprimerebbe l’esercizio di una potestà sanzionatoria che si collega alla linea di demarcazione esistente tra le due fasi previste nell’ottica dell’impianto normativo costituito dalla L. 689/1981.

La distinzione tra un’autorità che accerta l’infrazione e quella che adotta l’ordinanza implica che gli organi interessati nelle due fasi siano diversi e, ciò, con l’obiettivo di evitare conflitti di competenza o di confusione tra autorità aventi compiti diversi.

L’assegnazione, prevista dalla legge, di tale ultima competenza al sindaco servirebbe a garantire il rispetto di questo principio.

La figura ed il ruolo del sindaco che viene in rilievo nella seconda fase, funzionale al riesame dell’attività dell’organo di vigilanza, non potrebbe pertanto rinvenirsi nel quadro dirigenziale.

3. Al contrario, la tesi che afferma la competenza dei dirigenti ad emettere le ordinanze-ingiunzione contesta la validità e, nello stesso tempo, l’asistematicità di un’interpretazione letterale dell’art. 107, comma 3 lett. g) t.u. enti locali.

Infatti, il terzo comma di tale norma individuerebbe le competenze dirigenziali attraverso un’elencazione da non considerare limitata e tassativa, bensì meramente esemplificativa.

Ciò alla luce anche dei successivi commi 4 e 5 della medesima disposizione normativa, i quali sanciscono che le competenze dirigenziali possono essere derogate espressamente solo ad opera della legge e che tutte le disposizioni legislative, anche antecedenti, che assegnino competenze gestionali agli organi di governo debbono essere lette nel senso che esso sono attribuite ai dirigenti confermandosi così la natura solo esemplificativa di quanto previsto dal citato terzo comma.

Sul punto la maggioritaria giurisprudenza afferma la competenza dei dirigenti ancorché un provvedimento di tipo gestionale “non risulti specificamente tra quelli enumerati dallo stesso art. 107, al comma 3, del D.Lgs. n. 267 del 2000” (4).

Ciò è dovuto “alla natura esemplificativa dell’elenco contenuto in tale disposizione, come emerge chiaramente dal testo di questa, che espressamente dichiara di segnalare solo alcuni atti «in particolare” (5).

Anche secondo il Consiglio di Stato non occorre affatto alcun provvedimento statutario per rendere effettive le competenze che il d. lgs 267/2000, in via esemplificativa, attribuisce direttamente ai dirigenti (6).

Ciò tenendo conto del fatto che il confine tra atti politici di indirizzo ed atti di gestione non è costituito dalla natura dell’atto, ma dalla funzione esercitata (7).

Infatti, la separazione delle competenze spettanti agli organi di governo ed alla dirigenza si fonda sull’esercizio delle differenti funzioni ad essi attribuite dalla legge.

Una recente decisione del TAR Liguria ha espressamente individuato la fonte di tali differenti funzioni specificando che “la normativa generale (art. 51 l. 142 del 1990 e 107 d.lg. 267 del 2000) secondo cui ai dirigenti spettano tutti i compiti che la legge e lo statuto dell’ente locale espressamente non riservano agli organi di governo dell’ente – e, in particolare la presidenza delle commissioni di gara e di concorso – costituisce disposizione immediatamente applicabile senz’uopo dell’interposizione di apposite fonti secondarie, cui spetta solo la determinazione delle modalità d’esercizio della competenza, comunque indefettibile e tale da non tollerare impedimenti o soluzioni di continuità” (8).

Se le funzioni di governo consistono, in particolare, nella fissazione dei programmi e degli indirizzi generali, nonché nel controllo della gestione (9), è di tutta evidenza come l’emanazione dell’ordinanza-ingiunzione di cui all’articolo 18 della legge 689/1981 non rientri in alcun modo nella funzione di programmazione ed indirizzo.

Tale ordinanza-ingiunzione, infatti, ha natura di atto di amministrazione, connessa alla funzione gestionale e non di programmazione o di indirizzo.

Né si può contrariamente argomentare e ritenere, sempre nel tentativo di escludere la competenza dirigenziale, che l’ordinanza-ingiunzione sia di competenza del sindaco (o del presidente della provincia), in quanto essa presupporrebbe una valutazione ovvero, un controllo sull’accertamento dell’infrazione (la l. 689/1981, infatti, impone al soggetto accertatore l’obbligo di rimettere all’organo decidente un rapporto di servizio).

Il potere di valutazione o controllo non rientra automaticamente e necessariamente negli atti di governo.

Infatti, l’attività di valutazione e controllo di atti amministrativi rientra sia nelle competenze degli organi di governo, sia in quelle della dirigenza.

E, in ogni caso, il controllo politico-amministrativo cui fa riferimento l’art. 107, comma 1 t.u. enti locali non può riguardare un controllo sugli atti, né valutazioni o controlli procedurali su atti amministrativi, poichè in tal modo vi sarebbe un esercizio di un potere da parte degli organi di governo nelle procedure amministrative che sono atti gestionali e, di conseguenza, un’inammissibile commistione di competenze o di attribuzioni predeterminate ex lege.

Dunque, l’ordinanza-ingiunzione non può costituire esplicazione di funzioni di governo.

Il controllo politico-amministrativo degli organi di governo deve essere effettuato sui risultati complessivi della gestione amministrativa dell’ente, non potendo esplicarsi nell’esame (e nell’emanazione) di singoli provvedimenti amministrativi.

Soprattutto se da tale controllo derivi l’adozione di un vero e proprio atto di amministrazione qual’è l’ordinanza-ingiunzione.

4. La casistica giurisprudenziale a favore della competenza dirigenziale all’emanazione delle ordinanze-ingiunzione è assai varia ed è univocamente indirizzata, anche prima della decisione della Suprema Corte cui si è fatto cenno, in tale direzione.

La giurisprudenza amministrativa ha anzitutto posto l’accento sul fatto che l’art. 107, t.u. enti locali delinea la sfera delle attribuzioni spettanti ai dirigenti degli enti locali in rapporto agli organi di governo, ribadendo la distinzione tra la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica (di competenza dei dirigenti) ed i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo (di competenza degli organi di governo) (10).

Ne deriva che tutti gli atti inerenti alla gestione amministrativa e tecnico-operativa appartengono alla competenza del dirigente e non della giunta o del sindaco.

E, così, si è detto che: a) la competenza all’adozione del provvedimento di affidamento di incarico di progettazione di opera pubblica appartiene al dirigente e non alla giunta comunale (11); b) spetta ai dirigenti degli enti locali, in via esclusiva, la competenza sia in materia di rilascio di concessione edilizia che in materia di irrogazione delle relative sanzioni amministrative (12); c) rientra nella competenza del dirigente (e non del sindaco), l’adozione dell’ordinanza di sgombero di un prefabbricato finalizzata a consentire la realizzazione sulla relativa area, di proprietà comunale, di un edificio scolastico (13); d) rientra nella competenza del dirigente, e non del sindaco, l’adozione dell’ordinanza di cessazione di attività di frantoio, disposta per inagibilità dei locali (14); e) che i provvedimenti di sanatoria edilizia si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti (15), così come la decadenza dall’alloggio di residenza pubblica (16); f) rientra nella competenza del dirigente l’adozione dell’ordinanza di rimozione di rifiuti ex art. 14 d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22 rivolta al proprietario di un’area sulla quale gli stessi sono stati abbandonati (17); g) tutti i provvedimenti in materia edilizia, compresi la sospensione dei lavori ed i provvedimenti sanzionatori per abusi edilizi, sono di competenza esclusiva dei dirigenti (o dei responsabili degli uffici), ivi compresi i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi in sanatoria (18); h) spetta ai dirigenti la regolamentazione della circolazione nei centri abitati (19); i) rientra nel novero degli atti di amministrazione e gestione del personale ed è, quindi, devoluto alla competenza dirigenziale il provvedimento dichiarativo della decadenza da un impiego pubblico (20); l) spetta ai dirigenti la competenza a emanare i provvedimenti di irrogazione delle sanzioni amministrative previsti dalla legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e repressione dell’abusivismo edilizio e paesaggistico–ambientale (21); m) spetta ai dirigenti il provvedimento di revoca di una procedura concorsuale, costituendo esso uno specifico atto di gestione amministrativa (22); n) spetta al dirigente il rilascio dell’autorizzazione all’apertura di un centro prelievi (23).

Come è dato vedere, dalla casistica giurisprudenziale brevemente indicata emerge che rientra nelle competenze dei dirigenti compiere atti di gestione e, dunque, spetta ad essi emanare le ordinanze-ingiunzione previste dalla l. 689/1981.

La circostanza che il combinato disposto degli articoli 17, comma 4, e 18, comma 1, della legge 689/1981 indichi nel sindaco o nel presidente della provincia l’organo competente ad adottare l’ordinanza ingiunzione non rappresenta alcun ostacolo all’individuazione della competenza dirigenziale.

Anche a voler tacere dell’art. 45 del D.lgs 80/1998, che ha risolto già da tempo la questione, l’art. 117, comma 5 t.u. enti locali dispone comunque che “a decorrere dall’entrata in vigore del presente testo unico, le disposizioni che conferiscono agli organi di cui al capo I, titolo III l’adozione di atti di gestione e di atti o provvedimenti amministrativi, si intendono nel senso che la relativa competenza spetta ai dirigenti, salvo quanto previsto dall’articolo 50, comma 3, e dall’articolo 54”.

Pertanto, anche in via sistematica la competenza dei dirigenti non pare possa essere messa in discussione.

5. La tesi che attribuisce ai dirigenti il potere di adottare tali ordinanze-ingiunzione trova un valido sostegno da un altro rilievo che emerge dalla sentenza della Suprema Corte cui si è fatto cenno.

La recente decisione del giudice di legittimità conferma che l’attribuzione ai dirigenti di tutte le competenze gestionali deriva direttamente dall’articolo 107 t.u. enti locali, senza alcuna necessità di una specificazione statutaria.

Nel giustificare la competenza dei dirigenti la Suprema Corte ha affermato che le sanzioni amministrative sono “tipici provvedimenti amministrativi” (24) rientranti in quanto tali nelle funzioni dirigenziali.

Sul fatto che le ordinanze-ingiunzione siano dei veri e propri provvedimenti amministrativi e non giurisdizionali è principio pacifico in giurisprudenza (25).

In diverse occasioni sempre la Suprema Corte ha espressamente affermato, anche nel recente passato, che l’ordinanza-ingiunzione prevista dall’art. 18 l. 689/1981 costituisce un provvedimento amministrativo cui si applicherebbero i principi valevoli per gli atti amministrativi (26) ovvero, che essa costituisce provvedimento conclusivo del procedimento amministrativo (27).

Il rilievo appare senza dubbio corretto alla luce di quanto emerge dall’impianto normativo costituito dalla l. 689/1981 recante depenalizzazione del sistema penale.

L’adozione dell’ordinanza-ingiunzione di cui all’art. 18 della 689/1981 non rientra in alcun modo nella funzione di programmazione ed indirizzo politico, in quanto essa rappresenta vero e proprio atto di amministrazione (28).

L’emanazione di tale ordinanza giunge al termine di un procedimento amministrativo che consta di due fasi distinte: a) quella dell’accertamento e dell’elaborazione e remissione del rapporto; b) quella dell’emanazione dell’ordinanza.

Sotto questo profilo l’iter disciplinato dalla l. 689/1981 costituisce espressione della procedimentalizzazione dell’attività amministrativa introdotta, come noto, dalla l. 241/1990 (29).

I principi e le norme di cui alla l. 689/1981 prevedono con chiarezza una linea di demarcazione tra l’organo che rileva l’infrazione e l’organo che, invece, applica definitivamente la sanzione amministrativa (30).

L’art. 18 della l. 689/1981 assegna il potere di adottare l’ordinanza-ingiunzione alla “autorità competente”, da considerare diversa dall’autorità procedente.

Ciò perché il procedimento di irrogazione delle sanzioni si divide, come già rilevato, in due fasi.

La prima è gestita dagli organi cui sono assegnate funzioni di polizia e si chiude con la contestazione o notifica dell’accertamento della violazione e l’inoltro del rapporto contenente tutti gli elementi essenziali previsti dalla legge, in caso di mancato pagamento della sanzione pecuniaria, all’autorità competente ad adottare l’ordinanza.

La seconda fase, scaturente dal mancato pagamento della sanzione e/o dalla presentazione degli scritti difensivi (con possibile richiesta di audizione) si conclude con l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione di pagamento, ovvero con un’ordinanza motivata di archiviazione, qualora l’autorità competente non condivida la sussistenza della violazione contestata.

La gestione dell’intero procedimento amministrativo, al cui interno sempre si rimane, seppur svolgentesi in fasi distinte, resta ascritta alla responsabilità dell’organo di vertice dell’unità organizzativa responsabile.

L’ordinanza ingiunzione, dunque, è un provvedimento amministrativo e nello stesso tempo gestionale, in quanto volto ad attuare previsioni generali, quali regolamenti o norme che prevedono un precetto (comando) ed una sanzione (nel caso di violazione del precetto).

Di sicuro la l. 689/1981 (artt. 16, 17 e 18) non disciplina un procedimento giurisdizionale.

Tale fase si apre solo con l’opposizione all’ordinanza-ingiunzione, conosciuta dal giudice ordinario (31).

Ma, fino all’emanazione di tale ordinanza, si svolge un procedimento amministrativo, dal quale scaturisce un atto amministrativo secondo la sequenza disciplinata dalla legge stessa.

La decisione della Suprema Corte n. 6363/2004 cui si è tratto spunto per queste riflessioni ha dunque ribadito che le ordinanze-ingiunzione sono provvedimenti amministrativi.

Esse non sono certo un atto di controllo sulle attività svolte da un organo da parte di un altro organo, bensì l’atto tipico della fase decisoria del procedimento di irrogazione della sanzione che si caratterizza per il fatto che tale fase decisoria è condizionata all’iniziativa del cittadino.

Anche alla luce dell’ultima pronuncia del giudice di legittimità la natura giuridica delle ordinanze-ingiunzione non pare possa essere messa in discussione, auspicando che nello stesso tempo si ritenga pure definita la questione interpretativa relativa alla competenza ad adottare tali provvedimenti amministrativi negli enti locali, problema che spesso non ha solo una valenza giuridica ma anche politica, sì da incidere su di una corretta e trasparente azione amministrativa.

1() Cass., 1 aprile 2004, n. 6362, in Giust. civ. mass., 2004, f. 4.

2() Cons. Stato, 14 maggio 2004, n. 3143, inedita.

3() Cass., 1 aprile 2004, n. 6362, cit.

4() Cons. Stato, 14 maggio 2004, n. 3143, cit.

5() Cons. Stato, 14 maggio 2004, n. 3143, cit.

6() Cons. Stato, 4 maggio 2004, n 2694, inedita.

7() Cfr. il parere reso dal Cons. Stato, Ad. Gen., 10 giugno 1999, sul sito http://www.giustizia-amministrativa.it in ordine alle problematiche interpretative ed applicative in tema di riparto funzionale tra organi politici e dirigenza amministrativa.

8() T.A.R. Liguria, 25 novembre 2003, n. 1589, in Foro amm., TAR 2003, 3219; in senso conforme anche T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 27 ottobre 2001, n. 649, in Foro amm., 2001, 2937.

9() Cfr. l’art. 4, comma 1 del d. lgs. n. 15/2001.

10() T.A.R. Campania Napoli, 18 dicembre 2003, n. 15430, in Foro amm. TAR, 2003, 3593; T.A.R. Lazio, 10 maggio 2004, n. 4101, in Redazione Giuffrè, 2004; T.A.R. Calabria Catanzaro, 11 febbraio 2003, n. 156, in Foro amm. TAR, 2003, 743.

11() Cfr. T.A.R. Campania Napoli, 18 dicembre 2003, cit.

12() T.A.R. Sicilia Palermo, 18 marzo 2002, n. 754, in Giur. merito, 2002, 1101.

13() T.A.R. Basilicata, 25 agosto 2003, n. 793, in Redazione Giuffrè, 2003.

14() T.A.R. Umbria, 12 agosto 2003, n. 651, in Redazione Giuffrè, 2003

15() T.A.R. Toscana, 8 luglio 2003, n. 2677, in Redazione Giuffrè, 2003.

16() T.A.R. Veneto, sez. II, 7 luglio 2003, n. 3596, in Redazione Giuffrè, 2003.

17() T.A.R. Basilicata, 20 giugno 2003, n. 658, in Redazione Giuffrè, 2003; sempre in tema di smaltimento di rifiuti cfr. T.A.R. Basilicata, 21 maggio 2002, n. 435, in Foro amm. TAR, 2002, 1768.

18() T.A.R. Campania Napoli, 19 giugno 2003, n. 7596, in Redazione Giuffrè, 2003; conforme anche T.A.R. Campania Napoli, 20 maggio 2003, n. 5875, in Redazione Giuffrè, 2003; T.A.R. Toscana, sez. III, 18 dicembre 2002, n. 3398, in Foro amm. TAR, 2002, f. 12; T.A.R. Abruzzo L’Aquila, 2 dicembre 2002, n. 879, in Foro amm. TAR, 2002, f. 12; nello stesso senso già Consiglio Stato, 2 ottobre 2002, n. 5159, in Foro amm. CDS, 2002, 2409.

19() Cfr. T.A.R. Lombardia Brescia, 29 aprile 2003, n. 464, in Foro amm. TAR, 2003, 1176 che ha sottolineato la necessità di coordinare l’art. 7 d. lgs. n. 285 del 1992 (cod. della strada) con il successivo e prevalente art. 107 t.u. enti locali); conforme anche T.A.R. Veneto, 11 marzo 2003, n. 1798, in Foro amm. TAR, 2003, 851; T.A.R. Veneto, 21 settembre 2002, n. 5698, in Foro amm. TAR, 2002, 2820.

20() T.A.R. Campania Napoli, 22 febbraio 2003, n. 1149, in Foro amm. TAR, 2003, 708.

21() T.A.R. Veneto, 27 giugno 2002, n. 3077, in Foro amm. TAR, 2002, 1958; conforme T.A.R. Emilia Romagna Bologna, 27 febbraio 2001, n. 178, in Giur. merito, 2002, 210.

22() T.A.R. Puglia Lecce, 13 aprile 2002, n. 1517, in Foro amm. TAR, 2002, 1381.

23() T.A.R. Campania Salerno, 13 marzo 2001, n. 247, in Ragiusan, 2001, f. 211-2, 47

24() Sulla nozione di sanzione amministrativa v. PALIERO, TRAVI, La sanzione amministrativa, Profili sistematici, Milano, 1988.

25() Cass., 29 marzo 2001, n. 4588, in Giust. civ. Mass., 2001, 620; Cass., 5 ottobre 2000, n. 13267, in Dir. e giust., 2000, f. 37, 26; Cass., 21 settembre 1998, n. 9433, in Giust. civ. Mass., 1998, 1920; Cass., 3 luglio 1998, n. 6529, in Giust. civ. Mass., 1998, 1461; Cass., 1 luglio 1995, n. 7331, in Giust. civ. Mass., 1995, 1329; Cass., 9 novembre 1993, n. 11059, in Giust. civ. Mass., 1993, fasc. 11; Cass., 22 maggio 1993, n. 5788, in Giust. civ. Mass., 1993, 905; Cass., 12 novembre 1992, n. 12189, in Giust. civ. Mass., 1992, fasc. 11.

26() Cass., 28 marzo 1996, n. 2852, in Giust. civ. Mass., 1996, 456.

27() Cfr. Cass., 18 luglio 2003, n. 11236, in Giust. civ. Mass., 2003, f. 7-8; Cass., 27 marzo 2003, n. 4670, in Giust. civ. Mass., 2003, 636.

28() Cfr. CARRATO, Riflessioni generali sul rapporto tra il procedimento di opposizione a ordinanza ingiunzione previsto dalla l. 689/1981 e il processo ordinario di cognizione, in Arch. giur. circol. e sinistri, 2002, f. 45, 91.

29() Anche se va detto che è assai discussa l’applicabilità delle norme di cui alla L. 241/1990 al procedimento delineato dalla L. 689/1981. Infatti, la prevalente giurisprudenza ritiene inapplicabile a quest’ultimo procedimento il termine previsto dall’art. 2 della L. 241/1990 per la definizione del procedimento: cfr:, ex multis, Cass., 11 luglio 2003, n. 10920, in Giust. civ. Mass., 2003, f. 7-8; Cass., 16 aprile 2003, n. 6014, in Giust. civ. Mass., 2003, f. 4; contra v. Cass., 20 dicembre 2002, n. 18153, in Giust. civ. Mass., 2002, 2223.

30() In tema di sanzioni amministrative v., in linea generale, CERBO, Le sanzioni amministrative, in Trattato di diritto amministrativo, a cura di S. CASSESE, Milano, 2003, p. 609 ss.

31() L’art. 22 bis della l. 689/1981, introdotto dall’art. 98 del d. lgs. 507/1999 ripartisce la competenza tra giudice di pace e tribunale in tema di opposizione a sanzioni amministrative, prevedendo la competenza del tribunale in caso di sanzioni applicate per violazioni in materia di urbanistica ed edilizia, fatte salve le competenze stabilite da diverse disposizioni di legge (arg. ex art. 22 bis, ultimo comma l. 689/1981). In dottrina v., in tema di opposizione all’ordinanza-ingiunzione, BARBIERI, ANGELICI, Il processo di opposizione a ordinanza ingiunzione, Padova, 1998; MAINI, Procedimento sanzionatorio amministrativo e rapporto tra verbale di contestazione ed ordinanza ingiunzione di pagamento, in Riv. giur. Polizia, 2002, f. 11, 619.

Fonte:www.altalex.com

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