sentenza Tar opposizione alla decadenza dei benefici casa popolare

Sentenza TAR Campania Competenza e giurisdizione Ordinanza di sgombero alloggio ERP – giurisdizione amministrativa – sussiste

Ordinanza di sgombero alloggio ERP – giurisdizione amministrativa – sussiste
TAR Napoli, Sez. V, 23 febbraio 2006 / 28 luglio 2006, n. 7747 (Pres. D’Alessandro, est. Palatiello)
L’odierno gravame ha ad oggetto un provvedimento autoritativo di sgombero attinente a materia (concessione di bene pubblico) rientrante nella giurisdizione esclusiva del G.A. ai sensi dell’ art. 5 L. 1034 del 1971, non inciso dalla sentenza manipolativa della Corte Costituzionale n. 204 del 2004 (cfr, in termini, Cons. Stato, A.P. 5.9.1995 n. 28; T.A.R. Napoli, Sez. V, 16.12.2003 n. 15364; 17831/2005).
Ne consegue che la presente controversia, anche se attinente ad un diritto soggettivo, non sfugge alla giurisdizione di questo Tribunale, avente, come detto, natura esclusiva.

REPUBBLICA ITALIANA:IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA CAMPANIA NAPOLI

QUINTA SEZIONE

nelle persone dei Signori:

CARLO d’ALESSANDRO Presidente

UGO DE MAIO Consigliere

GIOVANNI PALATIELLO Referendario relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 6955/05 di R.G. proposto da

Palumbo Pasqualina, rappresentata e difesa dall’avv. Antonio D’Angelo, ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Napoli al Via del Rione Sirignano n. 6;

c o n t r o

Comune di Avellino, in persona del Sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv.ti Berardina Manganiello e Gabriella Brigliadoro con i quali è elettivamente domiciliato in Napoli, alla Via Campania n. 26, presso lo studio dell’avv. Carlo Azzaro;

per l’annullamento:

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Avellino, con i relativi allegati;

Vista l’ordinanza della Sezione n.3095/05;

Viste le memorie conclusive depositate dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti di causa;

Udito alla pubblica udienza del 23 febbraio 2006 il relatore Ref. GIOVANNI PALATIELLO e uditi, altresì, per le parti gli avvocati presenti, come da verbale d’udienza.

Rilevato in fatto e considerato in diritto quanto segue:

F A T T O

1.) Con ricorso notificato il 20 settembre 2005 e depositato il 13 ottobre 2005, Palumbo Pasqualina ha impugnato l’ ordinanza di sgombero prot. n. 274 del 20.6.2005 con la quale il Dirigente del Settore Attività Produttive del Comune di Avellino le ha intimato di consegnare “libero e vuoto da persone e cose (…) l’alloggio E.R.P. ubicato in Avellino alla Via Piave n. 4”.

Il gravame è affidato ai seguenti motivi di diritto:

1)Violazione del giusto procedimento; violazione e falsa applicazione degli artt. 2, comma 3, e 14 della L.R. n. 18 del 2.7.1997; violazione de falsa applicazione della delibera n. 681 del 29.4.2005; violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione; eccesso di potere per presupposto erroneo e difetto assoluto di istruttoria; illogicità manifesta;

2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 14 della L.R. n. 18/1997 e succ. modd.; eccesso di potere per difetto assoluto di motivazione; carenza di istruttoria;

3) Ulteriore violazione e falsa applicazione degli artt. 2, comma 3, e 14 della L.R. n. 18/1997.

Si è costituito il Comune di Avellino eccependo in rito il difetto di giurisdizione del G.A. e chiedendo nel merito la reiezione del gravame siccome infondato..

Alla Camera di Consiglio del 27.10.2005, la Sezione, con ordinanza n. 3095/05, ha accolto la domanda cautelare proposta dalla ricorrente.

Con memoria conclusiva in data 8.2.2006 il Comune di Avellino ha insistito sull’ eccepito il difetto di giurisdizione di questo Tribunale.

La ricorrente ha replicato sulla questione della giurisdizione con memoria del 9.2.2006.

All’udienza pubblica del 23 febbraio 2006 la causa è stata discussa e trattenuta in decisione.

DIRITTO

Rileva, innanzitutto, il Collegio che dagli atti di causa risulta che la ricorrente, dopo l’adozione dell’ordinanza di sgombero odiernamente impugnata, ha presentato, in data 10.10.2005, una nuova istanza di subentro nell’alloggio de quo.

Poiché tale nuova domanda, allo stato, risulta inevasa, non può escludersi la persistenza, in capo alla ricorrente, di un interesse attuale alla decisione del gravame proposto avverso l’ordinanza di sgombero del 20.6.2005.

2.) Preliminarmente il Comune resistente, nell’atto di costituzione e nella memoria conclusiva, eccepisce che la posizione giuridica soggettiva che forma oggetto della lite avrebbe natura di diritto soggettivo e pertanto, secondo gli ordinari criteri di riparto della giurisdizione, la cognizione della controversia sarebbe sottratta al Giudice Amministrativo e spetterebbe invece al Giudice Ordinario.

L’eccezione va disattesa.

Ed invero, l’odierno gravame ha ad oggetto un provvedimento autoritativo di sgombero attinente a materia (concessione di bene pubblico) rientrante nella giurisdizione esclusiva del G.A. ai sensi dell’ art. 5 L. 1034 del 1971, non inciso dalla sentenza manipolativa della Corte Costituzionale n. 204 del 2004 (cfr, in termini, Cons. Stato, A.P. 5.9.1995 n. 28; T.A.R. Napoli, Sez. V, 16.12.2003 n. 15364; 17831/2005).

Ne consegue che la presente controversia, anche se attinente ad un diritto soggettivo, non sfugge alla giurisdizione di questo Tribunale, avente, come detto, natura esclusiva.

3.) Passando all’esame del merito della controversia, con il primo ed il secondo motivo, suscettibili di esame congiunto in quanto strettamente connessi, la ricorrente, in sostanza, deduce di aver abitato continuativamente nell’alloggio de quo con la precedente assegnataria, la nonna Pasqualina Uliveto, almeno dal 1999 e fino al decesso di quest’ultima, avvenuto il 25.3.2002.

Di conseguenza, alla data del decesso della nonna, sarebbe subentrata nel godimento dell’alloggio ex artt. 14, comma 1, e 2, comma 3, L.R. n. 18/1997 in quanto discendente entro il terzo grado della precedente assegnataria e con essa stabilmente convivente da almeno due anni.

Tali motivi sono fondati.

Ed invero, posto che la delibera dello I.A.C.P. della Provincia di Avellino n. 681 del 29.4. 2005 consente di provare il requisito in contestazione (convivenza con la precedente assegnataria da almeno due anni alla data del decesso) anche con mezzi diversi dalla pubblica certificazione, osserva il Collegio che le dichiarazioni sostitutive ex D.P.R. n. 445/2000 in atti rese da terzi, sono idonee a provare che la ricorrente, alla data del decesso (25.3.2002) della nonna Pasqualina Uliveto, conviveva con essa da almeno il 1999 compreso.

Peraltro, il Comune di Avellino ha omesso di versare agli atti conferenti accertamenti da parte della Polizia Municipale di segno contrario.

Le risultanze anagrafiche del certificato di residenza in data 21.9.2005, dal quale emergerebbe che la ricorrente risiede in Via Piave n. 4 (oggi Via Piave n. 20) solo dal 13.3.2002, hanno valore solo presuntivo (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 6.10.1999 n. 1550; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 22.7.2002 n. 1889) e, nella fattispecie, sono superate dalle concordi dichiarazioni sostitutive ex D.P.R. n. 445/2000 in atti, le quali, essendo state rese da terzi, possono costituire idoneo principio di prova dell’assunto della ricorrente.

Ritiene, pertanto, il Collegio che Palumbo Pasqualina abbia adeguatamente provato in causa di aver abitato continuativamente nell’alloggio de quo con la precedente assegnataria, la nonna Pasqualina Uliveto, quanto meno dal 1999 compreso e fino al decesso di quest’ultima, avvenuto il 25.3.2002.

Ciò stante, l’odierna ricorrente, alla data del decesso della nonna, è subentrata nel godimento dell’alloggio per cui è causa ex artt. 14, comma 1, e 2, comma 3, L.R. n. 18/1997 in quanto discendente entro il terzo grado della precedente assegnataria e con essa stabilmente convivente da almeno due anni.

Ne consegue che il presupposto sulla base del quale è stato adottato il provvedimento impugnato (e cioè che Palumbo Pasqualina occupasse sine titulo l’alloggio de quo) deve ritenersi del tutto insussistente.

In conclusione, in base alle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere accolto, con il conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

L’accoglimento del gravame per le suddette ragioni esime il Collegio dall’esaminare i restanti motivi di doglianza, di natura meramente procedimentale, che rimangono assorbiti.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, Napoli, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 6955/2005 indicato in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Comune di Avellino a rifondere alla ricorrente le spese di lite, nella misura di € 1.500,00 (= millecinquecento/00), oltre I.V.A. e C.P.A. come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.

Così deciso in Napoli nella Camera di Consiglio del 23 febbraio 2006.

Carlo d’ALESSANDRO – Presidente

Giovanni PALATIELLO – Estensore

Fonte diriferimento: redazione iusna.net

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