Articolo 570 c.p. – Violazione degli obblighi di assistenza familiare .Art. 570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza familiare).(Cass. pen., 5969/97)

Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria e punibile ai sensi dell’articolo 570 del menzionato codice penale.L’ART. 570 c.p.
VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE:Art. 570 Violazione degli obblighi di assistenza familiare
Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una
condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae
agli obblighi di assistenza inerenti alla potesta’ dei genitori, alla
tutela legale, o alla qualita’ di coniuge, e’ punito con la reclusione
fino a un anno o con la multa da lire duecentomila a due milioni.
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del
coniuge;
2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di eta’ minore, ovvero
inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia
legalmente separato per sua colpa.
Il delitto e’ punibile a querela della persona offesa salvo nei casi
previsti dal numero 1 e, quando il reato e’ commesso nei confronti dei
minori, dal numero 2 del precedente comma (1) .
Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto e’
preveduto come piu’ grave reato da un’altra disposizione di legge.
(1) Comma aggiunto dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.

Abbandono del domicilio domestico-Per la configurabilità del delitto di cui all’art. 570 c.p. non è sufficiente la violazione dell’obbligo di fedeltà ma è necessario l’abbandono del domicilio domestico, consistendo la violazione dell’obbligo di assistenza familiare nel dovere positivo di fornire all’altro coniuge, in tutti i casi della vita, concreta ed adeguata assistenza fisica, intellettuale, morale ed effettiva (Trib. Massa, 22 agosto 2000)

Abbandono giustificato del domicilio domestico
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’abbandono della casa coniugale è giustificato – e, quindi, non idoneo ad integrare la fattispecie criminosa di cui all’art. 570 c.p. – non soltanto quando segua la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (considerate dall’art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare), ma anche quando esistano – a prescindere dalla proposizione di una delle dette domande giudiziali – oggettive ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune. Ciò in quanto le ipotesi espressamente considerate dal citato art. 146 c.c. non sono tassative e ben possono essere integrate mutando dalle disposizioni in tema di separazione (art. 151 c.c.) le ulteriori previsioni della “intollerabilità della prosecuzione della convivenza” e del “grave pregiudizio per l’educazione della prole” (Cass. pen., 11064/99)

Abbandono ingiustificato del domicilio domestico
E’ ingiustificato, e pertanto idoneo a rendere configurabile il reato di cui all’art. 570 comma 1 c.p., l’allontanamento di un coniuge dal domicilio coniugale quando esso sia motivato soltanto dall’intento dell’agente di coltivare senza impacci una diversa relazione sentimentale (Cass. pen., 9440/00)

Decadenza della potestà genitoriale e art. 570 c.p.
Il provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale, se fa venire meno i poteri inerenti alla potestà, lascia inalterati i doveri del genitore decaduto – sia di natura materiale sia morale – i quali non siano incompatibili con le cause che hanno dato origine al provvedimento decadenziale. Ne consegue che il provvedimento stesso non può cagionare l’interruzione della permanenza del reato di cui all’art. 570 c.p., comma 1 e 2 (Cass. pen., 4887/00

Rapporti tra figure criminose e tra gli artt. 570 e 572 c.p.
In tema di reati contro la famiglia, ed in particolare di reati tra coniugi, occorre di volta in volta verificare se la condotta irrispettosa dell’un coniuge verso l’altro abbia carattere meramente estemporaneo ed occasionale, nel senso che sia solo l’espressione reattiva di uno stato di tensione, che comunque può sempre verificarsi nella vita di coppia, nel qual caso si dovrà eventualmente fare richiamo a figure criminose estranee ai delitti contro la famiglia e rientranti tra quelli contro la persona, oppure se la detta condotta si concreti nella inosservanza cosciente e volontaria dell’obbligo di assistenza morale ed affettiva verso l’altro coniuge, obbligo che scaturisce dal vincolo matrimoniale e che ha la finalità di garantire che l’altro coniuge – in caso di difficoltà – non sia mai lasciato solo a se stesso, nel qual caso si versa nell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 570 comma 1 c.p., oppure, ancora se la condotta antidoverosa assuma connotati di tale gravità da costituire, per il soggetto passivo, fonte abituale di sofferenze fisiche e morali, nel quale caso l’ipotesi delittuosa configurabile è quella di maltrattamenti di cui all’art. 572 (Cass. pen., 8650/96 e 205762/96)

Concorso formale di reati per mancata prestazione dei mezzi di sussistenza a più familiari
Colui il quale, con una sola omissione, faccia mancare i mezzi di sussistenza a più familiari, commette non uno, ma tanti reati quanti sono i familiari al cui obbligo di assistenza è venuto meno, con la conseguenza che, trattandosi di un concorso formale, la pena va aumentata secondo i criteri di cui all’ art. 81 c.p. (Cass. pen., 36070/02)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: esclusione del dolo generico
Il comportamento del coniuge separato che non corrisponde l’assegno di separazione per l’altro coniuge e per il figlio, ma che comunque sborsa una somma periodica sostanzialmente equivalente per mutui, tasse scolastiche per i figli, spese di falegnameria, i.c.i. e quote di finanziamento bancario a favore della famiglia, è tale da escludere il dolo generico richiesto dalla legge per l’integrazione del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (Pret. Genova, 6 maggio 1998)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: impossibilità economica dell’obbligato come scriminante
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare la condizione di impossibilità economica dell’obbligato vale come scriminante soltanto se essa si estenda a tutto il periodo di tempo nel quale si sono reiterate le inadempienze e se consista in una situazione incolpevole di indisponibilità di introiti sufficienti a soddisfare le esigenze minime di vita degli aventi diritto
(Cass. pen., 7806/98)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: inadempimento dell’ordinanza presidenziale nel giudizio di divorzio
L’art. 12 sexies della l. n. 898/70, che in materia di divorzio prevede l’applicazione delle pene di cui all’art. 570 c.p. per il coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli art. 5 e 6 della stessa legge, non è suscettibile di applicazioni analogiche, ostandovi il disposto dell’art. 1 c.p. Ne consegue che la sanzione predetta non è applicabile all’inosservanza dell’ordinanza emessa, a norma dell’art. 4 della legge citata, dal presidente del tribunale in via temporanea e urgente nell’interesse dei coniugi e della prole, ma soltanto al mancato rispetto delle prescrizioni in materia disposte dal tribunale con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (Cass. pen., 2824/99)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: inadempimento parziale dell’assegno divorzile
Anche un inadempimento parziale dell’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile è sufficiente ad integrare gli estremi del reato previsto dall’art. 12 sexies legge n. 898 del 1970, atteso che, a norma del citato articolo, il reato si configura per la semplice omissione della corresponsione dell’assegno nella misura disposta dal giudice, indipendentemente dalla circostanza che tale omissione comporti il venir meno dei mezzi di sussistenza per il beneficiario dell’assegno (Cass. pen., 7910/00)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: inadempimento totale o parziale dell’assegno divorzile
La l. n. 74 del 1987, introducendo l’art. 12 sexies nella l. n. 898 del 1970, ha esteso la fattispecie di cui all’art. 570 c.p. all’ipotesi di mancata o parziale corresponsione dell’assegno divorzile all’ex coniuge, assumendo il divorzio come elemento costitutivo del reato. La nuova fattispecie incriminatrice, violando un obbligo di natura economica e non morale, trova il proprio regime sanzionatorio non nel comma 2 ma nel comma 3 della disposizione codicistica citata. L’innovazione legislativa ha permesso, inoltre, di affermare che l’assenza di prole non costituisce esimente del reato in questione (Cass. pen., 1445/96)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile
Non sussiste alcuna interdipendenza fra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570, comma 2 c.p. e l’assegno di mantenimento liquidato dal giudice civile in sede di separazione, sia che tale assegno venga corrisposto nella misura stabilita, sia che venga corrisposto in misura ridotta, infine, che non venga affatto corrisposto, ciò in quanto il concetto di “mezzi di sussistenza” va tenuto distinto dalle nozioni civilistiche di “mantenimento” e di “alimenti” (Cass. pen., 586/01)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile
La disposizione di cui all’art. 570 comma 2 c.p. non tutela il mantenimento stabile delle riserve finanziarie liquide di ciascuno degli aventi diritto, ma vuole evitare che a causa di inottemperanza agli obblighi di assistenza familiare l’avente diritto si venga a trovare in una situazione tale da non disporre delle risorse indispensabili al soddisfacimento delle elementari esigenze di vita.
Ne consegue che l’omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile non integra di per sè il reato di cui all’art. 570 c.p., ma occorre accertare se nella fattispecie concreta tale omesso versamento abbia determinato in capo all’avente diritto una vera e propria indisponibilità dei basilari mezzi patrimoniali necessari per il proprio sostentamento. Nel caso di indisponibilità dell’assegno divorzile, il richiamo fatto dall’art. 12 sexies l. n. 898 del 1970 all’art. 570 c.p. deve intendersi con riferimento non esclusivamente alla pena, ma anche al precetto, per lo meno per quelle parti che non siano intimamente connesse con la procedura specifica di cessazione degli effetti civili del matrimonio, e così in particolare con riferimento alla minore età dei figli e allo stato di bisogno, in quanto una diversa interpretazione condurrebbe al paradosso di una maggior tutela del coniuge divorziato rispetto al coniuge separato, in contrasto con l’art. 3 cost. (Trib. Milano, 27 giugno 2000)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, non vi è interdipendenza tra il reato di cui all’art. 570 comma 2 n. 2 c.p. e l’assegno liquidato dal giudice civile, sia che tale assegno venga corrisposto, sia che non venga corrisposto agli aventi diritto.
L’illecito in questione è rapportato unicamente alla sussistenza dello stato di bisogno dell’avente diritto alla somministrazione dei mezzi indispensabili per vivere e al mancato apprestamento di tali mezzi da parte di chi, per legge, vi è obbligato. L’ipotesi delittuosa in questione, pur avendo come presupposto l’esistenza di un’obbligazione alimentare, non ha carattere sanzionatorio dell’inadempimento del provvedimento del giudice civile che fissa l’entità dell’obbligazione, con la conseguenza che l’operatività o meno di tale provvedimento non rileva ai fini della configurabilità del reato. Ciò è tanto vero che il provvedimento del giudice civile non fa stato nel giudizio penale nè in ordine alle condizioni economiche del coniuge obbligato, nè per ciò che riguarda lo stato di bisogno degli aventi diritto ai mezzi di sussistenza, circostanze queste che devono essere accertate in concreto (Cass. pen., 3450/98)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare per mancata somministrazione dei mezzi di sussistenza, occorre distinguere tra assegno stabilito dal giudice civile e mezzi di sussistenza: detta ultima nozione comprende, infatti, solo ciò che è necessario per la sopravvivenza dei familiari dell’obbligato nel momento storico in cui il fatto avviene. Pertanto, nell’ipotesi di mancata corresponsione dell’assegno stabilito in sede civile – in tutto o in parte – da parte del coniuge obbligato al versamento, il giudice penale deve accertare se, per effetto di tale condotta, siano venuti a mancare ai beneficiari i mezzi di sussistenza (Cass. pen., 1172/98)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: omesso versamento delle somme determinate dal giudice civile
In tema di violazione degli obblighi di assistenza per aver fatto mancare ai familiari i mezzi di sussistenza, la mancata corresponsione dell’assegno stabilito dal giudice civile non è sufficiente a dimostrare la responsabilità penale in assenza della prova che in ragione dell’omissione siano venuti meno ai familiari i mezzi di sussistenza e che l’obbligato sia in condizione di corrispondere quanto dovuto o quantomeno che tale disponibilità sia venuta meno per colpa dello stesso obbligato (Cass. pen., 8419/97)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: pagamento in via sussidiaria
In tema di obblighi di assistenza familiare, entrambi i genitori sono tenuti a ovviare allo stato di bisogno del figlio che non sia in grado di procurarsi un proprio reddito. Commette pertanto il reato di cui all’art. 570 c.p., il genitore che non adempie a tale obbligo; né lo stato di bisogno può ritenersi soddisfatto se al mantenimento provveda in via sussidiaria l’altro genitore, specialmente se quest’ultimo non abbia risorse ordinarie e per tale motivo non possa compiutamente provvedervi, incontrando difficoltà nel mantenimento del minore (Cass. pen., 10216/98)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: pagamento in via sussidiaria
Il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, di cui all’art. 570 c.p. , sussiste in tutti i casi in cui il genitore venga meno al dovere di mantenimento della prole su lui incombenti, a nulla rilevando che, in concreto, i figli non si trovino in stato di bisogno, perché ad essi provveda l’ altro coniuge, ovvero altri parenti (Cass. pen., 27245/02)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: insussistenza del reato per impossibilità assoluta
Per la sussistenza del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, di cui all’art. 570 comma 2 n. 2 c.p., deve concorrere, oltre allo stato di effettivo bisogno del soggetto passivo, anche la disponibilità di risorse sufficienti da parte dell’obbligato, con la conseguenza che la impossibilità assoluta di somministrare i mezzi di sussistenza esclude il reato, quando sia derivata da un evento che il soggetto sia costretto a subire e che sia tale da rendere inevitabile una certa condotta, escludendone la punibilità in virtù della causa di giustificazione della forza maggiore (nella fattispecie, lo stato di detenzione del soggetto obbligato) ex art. 45 c.p. (Cass. pen., 10539/97)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: insussistenza del reato per impossibilità assoluta
In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’ipotesi aggravata consistente nel far mancare ai familiari i mezzi di sussistenza, non ha carattere meramente sanzionatorio dell’obbligo civile derivante dalla sentenza di separazione; occorre perciò verificare che la mancata corresponsione delle somme dovute non sia da attribuire ad uno stato di indigenza assoluta da parte dell’obbligato. In tal caso infatti la indisponibilità di mezzi, se accertata e verificatasi incolpevolmente, esclude il reato in parola, valendo come esimente (Cass. pen., 5969/97)

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: esclusione del reato per disoccupazione incolpevole
Il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare, di cui all’art. 570 c.p. , non è escluso dalla circostanza che il reo sia disoccupato, a meno che la disoccupazione sia incolpevole (Cass. pen., 27245/02)

Fonte di riferimento:
http://www.parlamento .it;Articolo 570 c.p. – Violazione degli obblighi di assistenza familiare .Art. 570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza familiare). http://www.dirittoefamiglia.it/docs/…/leggi/…/570_CP.htm

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