TESTO DI SENTENZA -UTILE AD ACCORGIMENTO PER TESI IN OPPOSIZIONE – ALLOGGI DEMANIALI E DI SERVIZIO ,DESTINATI ALLE FFAA (valutazione tesi per opposizione in merito ndr Sentenza n. 14797/2008 ).

Sentenza n. 14797/2008
Mercoledì Novembre 10th 2010, 10:59
TESTO DI SENTENZA UTILE AD ACCORGIMENTO PER TESI IN OPPOSIZIONE – ALLOGGI DEMANIALI E DI SERVIZIO ,DESTINATI ALLE FFAA
Sezione I
Sentenza n. 14797/2008
udienza del 04 aprile 2008
deposito del 04 giugno 2008

Fatto -1 – La signora G.M.T. proponeva opposizione, ai sensi del D.P.R. n. 1035 del 1972, art. 11, avverso il decreto di rilascio di un appartamento dalla stessa occupato, provvedimento notificatole dal Presidente dell’Iacp di Roma. L’opponente deduceva:

a) di avere titolo all’occupazione dell’alloggio, perchè legittimamente occupato in forza di un contratto di locazione stipulato dal coniuge, ufficiale della Guardia di Finanza, deceduto nel gennaio 1977; b) che il contratto si era rinnovato di anno in anno, con diritto della vedova e dei figli all’occupazione del bene;

c) di avere chiesto la regolarizzazione del rapporto di locazione a proprio nome, ai sensi della L. n. 457 del 1978, art. 53, e la cessione dello stesso, ai sensi della L. n. 513 del 1977, art. 27, senza che l’Istituto provvedesse a quanto dovuto. La predetta chiedeva la declaratoria di illegittimità o inefficacia del decreto opposto e, se del caso, la sua revoca.

2. Il Pretore adito rigettava l’opposizione e compensava le spese del giudizio.

Secondo il giudice di prime cure, non era configurabile un diritto degli eredi alla successione nel godimento dell’immobile ai fini dell’eventuale cessione in proprietà. Ogni pretesa di tal fatta si sarebbe ricollegata ad un interesse legittimo che andava fatto valere davanti al Giudice Amministrativo.

Il rapporto di locazione, peraltro, si sarebbe estinto già con il collocamento in congedo del coniuge, che così avrebbe perduto il titolo per il quale l’alloggio sarebbe stato concesso in godimento alla stessa. Un diverso contratto avrebbe presupposto la positiva definizione del procedimento amministrativo di assegnazione.

3.1. Proponeva appello la signora G. osservando che tra l’Incis ed il marito era intervenuto un contratto, in relazione al quale ella aveva il diritto di permanere nell’alloggio, ai sensi della L. n. 497 del 1978, art. 22. Chiedeva, perciò, l’accertamento della sussistenza del titolo e la condanna dell’appellato al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio.

3.2. L’Iacp si costituiva e contestava l’esistenza dei presupposti per la regolarizzazione del rapporto.

3.3. Il Tribunale di Roma respingeva l’appello e condannava l’appellante al pagamento delle spese di quel grado di giudizio.

Secondo il giudice del gravame, le disposizioni legislative invocate, ossia la L. n. 497 del 1978, art. 22 e la L. n. 457 del 1978, art. 53, riguardanti la regolarizzazione dell’occupazione senza titolo di alloggi Iacp, non avrebbe consentito l’acquisto di un diritto al subentro automatico, in quanto l’unico titolo abilitativo della locazione, per l’occupazione degli alloggi economici e popolari, sarebbe stato costituito dal provvedimento di assegnazione, rientrando nella giurisdizione amministrativa ogni altra controversia al riguardo. Pertanto, il giudice del gravame escludeva che l’occupante avesse titolo a permanere nell’immobile e avesse diritto al subentro nell’assegnazione, ma solo la possibilità di far valere le sue pretese davanti al Giudice Amministrativo, al fine di far accertare se l’Istituto avesse omesso di considerare il suo titolo preferenziale alla nuova assegnazione, in qualità di convivente del defunto assegnatario (e/o di altre specifiche situazioni di fatto).

4. Avverso tale decisione ricorre per cassazione la signora G. con ricorso affidato a quattro mezzi, illustrati anche con memoria.

L’Ater di Roma (successore dell’Iacp) resiste con controricorso.

Diritto 1.1. Con il primo motivo di ricorso (con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 1035 del 1972, artt. 12 e 18 della L.R. Lazio n. 33 del 1987, art. 20 e della L. n. 513 del 1977, art. 26) la ricorrente deduce che nei suoi riguardi era stato emanato un provvedimento in base alla L. n. 513 del 1977, artt. 18 e 26 che, rispettivamente, imponevano il rilascio per gli occupanti senza titolo degli alloggi e sanzionavano il comportamento dell’assegnatario che aveva ceduto illegalmente l’alloggio ricevuto.

Nulla di diverso dal caso di specie, nel quale la ricorrente avrebbe avuto titolo alla prosecuzione del rapporto in base a diversi titoli “legislativi”, se del caso previa verifica della sussistenza dei presupposti e delle condizioni legittimanti.

1.2. Con il secondo motivo di ricorso (con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 497 del 1978, art. 22 e L. n. 513 del 1977, art. 26,) la ricorrente deduce che nei suoi riguardi era stato emanato un provvedimento in base alla L. n. 513 del 1977, art. 26, che non teneva conto del suo diritto, maturato L. n. 497, ex art. 22, in base al quale il provvedimento dell’Istituto avrebbe dovuto motivare in ordine alla carenza dei presupposti a rimanere nell’alloggio, così consentendole anche una idonea difesa davanti al Giudice amministrativo.

1.3. Con il terzo motivo di ricorso (con il quale lamenta la violazione e falsa applicazione della L. n. 497 del 1978, art. 53 e L. n. 513 del 1977, art. 26) la ricorrente deduce che nei suoi riguardi era stato emanato un provvedimento in base alla L. n. 513 del 1977, art. 26, in relazione al quale opererebbe il limite, stabilito dalla L. n. 513, art. 53 che obbliga l’Istituto, per tutti gli alloggi occupati senza titolo alla data di entrata in vigore della L. 8 agosto 1977, n. 513, previo accertamento del possesso dei requisiti ivi stabiliti, da parte di una apposita commissione, a regolarizzare il rapporto di locazione.

1.4. Con il quarto motivo si lamenta la mancata motivazione da parte del Tribunale in ordine a tutte le domande, formanti oggetto dei precedenti mezzi di ricorso, poste già nel corso del giudizio di merito all’esame del giudicante.

2. Le questioni poste con il ricorso per cassazione hanno tutte natura sostanziale, risolvendosi nella invocazione, da parte della ricorrente, di un titolo legittimante l’occupazione dell’immobile, ovvero procedimentale, tese a dolersi del mancato esperimento o completamento dei procedimenti amministrativi che avrebbero consentito di acquisire, all’Ente, la sussistenza di fatti-titolo per l’occupazione dell’immobile.

Il loro esame, perciò, deve cominciare proprio dalle questioni relative al primo e più risalente fondamento legislativo, fra i diversi invocati dalla ricorrente, atteso che l’eventuale accertamento del possesso del più antico di essi escluderebbe l’esame dei più recenti.

3. Va, pertanto, esaminato il titolo legislativo più risalente che è costituito dalla L. n. 497 del 1978 e, precisamente dall’art. 22 della stessa (ciò che forma oggetto di particolare attenzione nel secondo motivo di impugnazione, il cui esame va, alle stregua del criterio metodologico appena esposto, condotto per primo).

3.1. Secondo tale previsione: “Gli assegnatari utenti al momento della entrata in vigore della presente legge di alloggi ex Incis/militari, ora Iacp, conservano il diritto di permanere nell’alloggio, quando il loro reddito familiare complessivo non sia superiore a quanto previsto dalla vigente normativa in materia di edilizia sovvenzionata e non siano proprietari di altro alloggio idoneo nel comune o in comuni limitrofi.

In caso di reddito superiore a quanto previsto nel precedente comma si applicano le disposizioni di cui alla L. 8 agosto 1977, n. 513, art. 22. Il beneficio di cui sopra spetta in ogni momento anche alla vedova non legalmente separata nonchè ai parenti di primo grado in linea retta conviventi con l’assegnatario all’atto del decesso.

Il diritto al beneficio deve essere comprovato mediante la presentazione dello stato di famiglia e delle dichiarazioni sostitutive di cui alla L. 13 aprile 1977, n. 114, art. 24″.

3.2. Come hanno già precisato le Sezioni Unite di questa Corte (nella sentenza n. 3480 del 1994) la concessione di tali alloggi, da parte dell’Incis, ai militari delle varie forze armate (ivi compresi quelli della Guardia di Finanza), ai sensi del R.D. 28 aprile 1938, n. 1165, art. 343 – e successive integrazioni ed estensioni di cui alla L. 28 luglio 1950, n. 737, art. 6 e L. 14 febbraio 1974, n. 76, art. 3 – era correlata esclusivamente alla prestazione del servizio da parte dell’assegnatario, con la conseguente legittimità della revoca dell’assegnazione, disposta, a causa di sopravvenuta cessazione di tale requisito, ma solo anteriormente alla soppressione del suddetto istituto ed alla devoluzione agli Iacp del suo patrimonio immobiliare. Pertanto, da tale regola sono escluse le innovazioni legislative, introdotte, come la L. 18 agosto 1978, n. 497, art. 22, concernenti il diritto dei familiari dell’assegnatario deceduto alla continuazione del godimento dell’immobile.

3.2.1. Tale innovazione normativa, che costituisce un significativo tassello del cd. Stato sociale (Welfare State), trova il suo fondamento nella stessa ratio che ha condotto la Corte costituzionale, con la sentenza n. 559 del 1989, ad affermare l’illegittimità costituzionale dell’art. 18, commi primo e secondo, della L.R. Piemonte n. 64 del 1984, nella parte in cui non prevede(va) la cessazione della stabile convivenza come “causa di successione nella assegnazione (dell’alloggio) ovvero come presupposto della voltura della convenzione a favore del convivente affidatario della prole”, perchè – escludendo il diritto del convivente affidatario dei figli a succedere nella posizione dell’assegnatario se questi, per il venir meno dell’effetto, (abbandonava) l’alloggio – veniva ad integrare una palese violazione del “diritto sociale all’abitazione”, collocabile nel catalogo dei diritti inviolabili dell’Uomo.

3.3. La legge in esame, infatti, ha attribuito agli eredi del militare defunto, a cui sia stato concesso un alloggio per ragioni oli servizio, il diritto di permanere nell’immobile, alla condizione che (oltre a documentare tale stato di famiglia) non siano proprietari di altro alloggio idoneo nel comune o in comuni limitrofi (mentre ogni questione reddituale, di cui pure la legge chiede la documentazione, può avere anche solo riflessi sull’entità del canone da corrispondere a titolo di godimento dell’immobile: L. n. 513 del 1977, art. 22).

3.4. Tale diritto, come si è già puntualizzato, ai sensi del comma 4, è stato attribuito “in ogni momento anche alla vedova non legalmente separata nonchè ai parenti di primo grado in linea retta conviventi con l’assegnatario all’atto del decesso”.

L’espressa indicazione contenuta nel testo della legge (”in ogni momento”) esclude che siano rilevanti, ai fini della decisione della controversia che ci occupa, i fatti segnalati dall’Ater; ossia che, il coniuge militare fosse deceduto nel 1977, ossia circa un anno prima dell’entrata in vigore della legge in esame, che è del 1978, onde anche l’eventuale adozione di provvedimenti amministrativi di restituzione dell’immobile, rimasti ineseguiti, sono diventati irrilevanti in ragione dell’espressa previsione legislativa che ha attribuito quel diritto senza limiti di efficacia temporale. In sostanza, la legge accorda il “diritto sociale all’abitazione”, in favore del nucleo familiare del militare deceduto, senza che si possa tener conto delle vicende relative al passaggio dalla previgente disciplina, negatrice di quel diritto, e la nuova, che l’ha – invece – innovativamente affermato.

4. In conclusione, il secondo motivo di ricorso è fondato e, il suo accoglimento (assorbita ogni altra doglianza) comporta la cassazione della sentenza impugnata, in quanto pronunciata in base ad una erronea applicazione della legge sostanziale. La causa, pertanto, deve essere oggetto di una nuova cognizione, svolta alla luce del principio di diritto che si è sopra illustrato.

4.1. Per effetto del suo annullamento, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 51 del 1998, la competenza per il giudizio di rinvio, dopo la cassazione delle sentenze emesse dal tribunale in grado di appello contro le sentenze del pretore, appartiene alla Corte di appello (per tutte: sentenza n. 2591 del 2005), che dovrà regolare anche le spese di questa fase del giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase del giudizio, alla Corte d’Appello di Roma.

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