blogroll case popolari ex IACP

Martedì 14th Settembre 2010, 13:42
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Edilizia residenziale sociale “Politiche e strumenti per la residenza in edilizia sociale” Definizione di Edilizia residenziale Pubblica ,nel sociale: ERS : Edilizia Residenziale Sociale. Alcune riflessioni per l’aggiornamento delle “Politiche e strumenti per la residenza sociale” Ricerca in rete documento del 22 maggio 2007,dove si riportava la seguente proposta di definizione di edilizia sociale.Definizione di edilizia residenziale sociale

Premesso dunque che l’obiettivo di fondo è quello di arrivare al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra, si tratta di stabilire una definizione, da rendere ai sensi dell’art. 117, comma 2, lettera m della Costituzione, ai sensi dell’art. 5 della legge n.9/2007, che risponda alle necessità imposte dalla Commissione Europea (Comunicazione della Commissione sui servizi di interesse generale nella UE del 2006) e garantisca la più ampia libertà di azione rispetto alla realizzazione ed alla gestione della residenza in affitto sociale o comunque a canone concordato a tempo indeterminato, specie in assenza di finanziamenti pubblici. Tale definizione dovrà tenere anche conto dei diversi interessi delle Amministrazioni locali e dovrà permettere di rispondere alle molteplici sfaccettature della domanda sociale (giovani coppie, anziani, immigrazione esterna ed interna) che non si esauriscono nelle sole fasce che hanno diritto ad accedere al canone sociale. Si propone pertanto la seguente definizione:

“L’edilizia abitativa sociale, comunque promossa e supportata dalle pubbliche istituzioni a livello statale, regionale o locale, costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti consumi energetici. Tale servizio può fruire di agevolazioni e finanziamenti pubblici ma può essere anche frutto di meccanismi compensativi, perequativi e negoziali o di altri accordi istituiti fra settore pubblico e settore privato. Esso riguarda principalmente gli alloggi in locazione permanente di proprietà pubblica a canone sociale o a canone concordato a tempo indeterminato ma può includere anche alloggi di proprietà privata in locazione a canone concordato o calmierato regolati da procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica che stabiliscano, oltre che condizioni di permanenza della locazione, anche condizioni di durata della locazione limitata nel tempo, privilegiando quei meccanismi che prevedano, al rientro del capitale investito, una successiva acquisizione pubblica.

Al fine di potere ottenere i massimi benefici pubblici nei programmi a carico dei soggetti privati, l’edilizia abitativa sociale potrà comprendere quote contenute di alloggi in vendita convenzionata per particolari categorie di utenza regolati da procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica, garantendo comunque la permanenza della proprietà pubblica dell’area.”

Tale definizione teneva conto della preoccupazione di soddisfare le esigenze più ampie che si potevano ritrovare nel paese, lasciando quindi la possibilità di articolare questa definizione secondo le varie necessità. Da quel momento il dibattito è avanzato ed in particolare si è precisato meglio il significato di ERS come una componente delle dotazioni territoriali, aggiuntiva rispetto a quelle già previste come standard dalla normativa nazionale. Inoltre la legge 244/07 (Finanziaria 2008) ha portato alcune indicazioni, come quelle all’art. 2 commi 285-286-287, che vanno tenute in considerazione.

Questi commi introducono, al fine di incrementare il patrimonio immobiliare (vedi proposta fatta al sottoscritto dal Comune :alloggio del suo patrimonio concesso in veste di privato) destinato alla locazione a canone sociale, una nuova tipologia di immobili definita “residenza di interesse generale destinata alla locazione” comprensiva di “edifici non di lusso localizzati in comuni ad alta tensione abitativa e vincolati alla locazione a canone sostenibile per almeno 25 anni”.

Si tratta di una tipologia di immobili che, come specificato nel comma 287, “costituiscono servizio economico di interesse generale, ai fini dell’applicazione dell’art. 86, paragrafo 2, del trattato istitutivo della Comunità europea e sono ricomprese” (anticipandola in qualche modo) “nella definizione di alloggio sociale prevista dall’art. 5 della legge 9/07”.

Alla luce di quanto sopra ed in assenza ancora di una definizione nazionale di ERS (art. 5 legge 9/07) si ripropone oggi la necessità da parte nostra di tornare sulla definizione.

A tale proposito vale la pena di distinguere il caso in cui l’edilizia residenziale sociale funge da “dotazione aggiuntiva” su aree destinate esplicitamente a tale funzione, da quello in cui essa invece risolve anche gli stessi obiettivi sociali ma su altre aree come quelle pervenute al Comune attraverso meccanismi perequativi e compensativi.

Il dibattito ha fatto emergere, e continua a fare emergere, nel momento in cui si assegna alla residenza sociale una funzione di “dotazione”, la conseguenza di limitare la sua definizione all’edilizia in affitto.

Ciò premesso si tratta di meglio definire i connotati di questo affitto nella durata e nella forma.

E’ naturale innanzi tutto il riferimento all’affitto permanente di alloggi di proprietà pubblica a canone sociale, che certamente è quella tipologia di affitto con la più forte valenza sociale.

Ma una definizione che limitasse in tal modo il campo escluderebbe altre forme di locazione, pure di grande importanza sociale, di alloggi di proprietà privata a tempo indeterminato con canone calmierato, concordato, “sostenibile” convenzionato etc. (vedi coop. a proprietà indivisa) oppure a tempo determinato sempre con canone calmierato, concordato, “sostenibile”, convenzionato.

Per non restringere quindi eccessivamente il campo, e per recepire quanto detto nella finanziaria (Art.2 commi 285-286-287), va allargata la proprietà anche al settore privato e per quanto riguarda la durata, va accettato anche un limite minimo di 25 anni .

Per quanto riguarda la forma del canone va detto che non è la definizione di ” calmierato” che garantisce le finalità dell’edilizia privata in affitto (anche in vista di future possibili misure legislative in materia di affitti privati) così come non è detto che l’edilizia privata a “canone concordato” porti sempre a soluzioni di forte valenza sociale. Anche la nuova definizione di “canone sostenibile” non ha parametri di riferimento che garantiscano questo obiettivo.

Per tali ragioni potrebbe essere più conveniente ed appropriato adottare più generalmente la definizione di “affitto convenzionato”. Si lascia così al Comune la possibilità comunque di controllare le regole ed i livelli dei canoni secondo gli obiettivi che essi assumono.

Tutto questo porta ad eliminare dalla definizione di ERS come “dotazione”, da attuare sulle aree destinate allo “standard aggiuntivo residenziale”, l’edilizia convenzionata in vendita e qualsiasi altra forma (affitto temporaneo a breve durata , etc. affitto a canone concordato, etc.)

D’altra parte però deve trovarsi il modo per lasciare la possibilità di destinare le aree, destinate alla residenza e acquisite dall’Amministrazione attraverso i meccanismi perequativi e compensativi, anche a forme di questo tipo, chiarimento che eliminerebbe in partenza gli impedimenti giuridici che si verrebbero a porre laddove un Comune decidesse di utilizzare quelle aree anche per programmi misti (vedi: ricerca di risorse per la realizzazione dell’edilizia in affitto), o addirittura (caso limite) per programmi di sola edilizia convenzionata in vendita nel caso non esistesse in quel comune la necessità dell’affitto sociale. In particolare per quanto riguarda allora l’edilizia convenzionata in vendita, non si tratta di escluderne a priori la presenza dai programmi di edilizia residenziale di interesse pubblico, ma si tratta piuttosto di definirne e aggiornarne le finalità, la durata, gli obblighi ed i limiti (dovrebbe per esempio essere garantita la durata nel tempo della proprietà pubblica del suolo) al fine di farne emergere quella funzione che nel passato ha pure avuto e che in molte situazioni ha finito per perdere.

A tale proposito non si dimentichi che l’assegnazione di aree per l’edilizia convenzionata in vendita, con un’incidenza praticamente nulla del costo dell’area, permetterebbe a molti Comuni di porre sul mercato quote di alloggi in vendita a prezzi molto bassi con gli immancabili benefici effetti sul calmieramento del mercato. La logica etica e morale di far coincidere L’ERS con l’edilizia in affitto sociale deve confrontarsi con la necessità di non creare impedimenti alla soddisfazione delle diverse necessità degli Enti locali (Comuni grandi, piccoli e piccolissimi etc).

Sono gli strumenti di pianificazione che debbono stabilire gli obiettivi da raggiungere in base a queste diverse necessità e non può essere un’eventuale definizione di legge a garantirle. Chiarita quindi la possibilità (anche se limitata o condizionata alle finalità ed al dimensionamento di cui allo strumento di pianificazione) di utilizzare le aree cedute gratuitamente al Comune anche per l’edilizia convenzionata in vendita o per altre forme che potrebbero essere raccolte sotto la sigla generica di ERC (Edilizia residenziale convenzionata), la definizione di ERS può anche limitarsi agli alloggi in affitto ma come segue: “L’edilizia abitativa sociale costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa ndr.riduzione consumi energetici. Essa comprende alloggi in locazione permanente o temporanea (di durata almeno venticinquennale) di proprietà pubblica o privata a canone sociale o convenzionato con procedure di accesso regolate attraverso bandi ad evidenza pubblica.”

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impiegati comunali infedeli
Martedì Settembre 14th 2010, 10:32
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alcune bozze email 2007,inviate in comune uffici competenti,inevase risposte
Martedì, Agosto 31st, 2010

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e mail di appuntamenti negati

Mercoledì, Agosto 18th, 2010

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domicilio dei senza fissa dimora – case erp
Venerdì, Luglio 23rd, 2010

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e mail al funzionario housing sociale
Lunedì, Luglio 12th, 2010

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case erp
Lunedì, Luglio 12th, 2010

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case popolari,bandi e assegnazioni
Venerdì, Luglio 2nd, 2010

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case popolari a torino
Martedì, Giugno 22nd, 2010

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case di monte di pietà
Martedì, Giugno 8th, 2010

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richiesta inevasa
Lunedì, Agosto 10th, 2009

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lettera all’ufficio rapporti con la cittadinanza comune torino
Lunedì, Agosto 10th, 2009

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casa sociale
Martedì Settembre 14th 2010, 10:25
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Social Housing: che cos’è e a che punto siamo in Italia?
In Italia, ormai si sa, l’emergenza casa è una realtà: sono sempre più le giovani coppie, i single, i bamboccioni e gli anziani che richiedono case popolari perché faticano a trovare un’abitazione compatibile con contratti a progetto e pensioni troppo basse.Eppure nel resto d’Europa non esiste la stessa emergenza, vi siete mai chiesti il perché?
La risposta si chiama Social Housing.
Il Social Housing è una vera e propria politica abitativa che si fonda su tre principi fondamentali:

1. Progettare abitazioni di qualità; 2. Garantire sostenibilità ambientale ed efficienza energetica; 3. Contenere i prezzi.

Di cosa si tratta? Stiamo parlando di palazzine costruite attraverso agevolazioni fiscali, finanziarie e patrimoniali, che offrono piccoli appartamenti dotati di tutti i confort con qualche locale in comune come la lavanderia, la sala hobby, a volte la cucina e il giardino, a contratti quinquennali e soprattutto ad affitti bassi.

Chi può chiedere una casa sociale in affitto? Ne hanno diritto tutti coloro che non sono tanto benestanti da affrontare un canone mensile per un appartamento residenziale, ma nemmeno tanto povere da poter ottenere le case popolari.

Nel Nord Europa la politica del Social Housing è ormai affermata da un po’ ed ha un grande riscontro. Qui le istituzioni mettono a disposizioni “case sociali” in cambio di affitti equi, con la soddisfazione ed il guadagno di entrambe le parti.
Per quanto riguarda l’Italia invece il dato che meglio fotografa la situazione è stato messo in luce dal Presidente di Assoambiente durante un convegno svoltosi nell’ European Property Italian Conference a Roma lo scorso settembre. “In Italia – ricorda Gualtiero Tamburini – il 20% dei cittadini vive in affitto e l’aumento dei canoni porta a destinare una quota sempre maggiore di reddito familiare alle locazioni. Il disagio deriva dal fatto che solo il 5% delle strutture residenziali sono pubbliche, per il resto i prezzi sono determinati dai privati in regime di libero mercato.”
In questa conferenza si è molto dibattuto sul Social Housing e sulla necessità di adottare questa politica anche in Italia, dove si sconta il ritardo nei confronti di altri paesi europei che hanno creato edifici di urbanistica sociale di pari passo alla riedificazione di aree urbane.

Cosa è cambiato in questi mesi?
Mentre il totale di unità abitative sociali realizzate in tutta Europa è arrivato a 600, in Italia il Social Housing sta cominciando a prender piede ed è destinato ad aumentare spingendo molte città ad adeguarsi a questa politica.
Nel corso di quest’anno la Giunta regionale della Regione Lazio ha firmato una delibera, che stanzia la ripartizione di 65 milioni di euro per l’attuazione del primo programma per il Social Housing garantendo così una forte spinta alla costruzione, al recupero e all’acquisto di nuovi alloggi da destinare all’edilizia sociale.
Oltre alle città del Lazio le città italiane che hanno aderito già da un po’ alla politica del Social Housing sono Brescia, Treviso, Bologna, Pesaro e Teramo.
New entry nel Social Husing, invece, è San Benedetto del Tronto che dopo il successo riscontrato dall’iniziativa “Abitiamo insieme Ascoli“, sembra essere interessata a riproporre una simile iniziativa in altre zone. In questa direzione, il Comune di San Benedetto ha iniziato a muoversi, con un progetto di trasformazione di una vecchia scuola in una palazzina con due appartamenti destinati a giovani coppie. L’intervento sull’edificio è finalizzato alla riconversione di due piani in alloggi di proprietà dell’ Erap e del piano terra in un centro sociale dedicato a tutto il quartiere.
L’iniziativa fa parte di un bando regionale di riqualificazione urbana al quale ha partecipato il Comune di San Benedetto del Tronto consegnando il progetto che prevede la trasformazione di altre due strutture di Social Housing. Ora si aspetta solo il via libera della Regione Marche.

Una interessante politica, quella del Social Housing, che però necessita anche della partecipazione attiva dei cittadini dei vari comuni. E’ anche compito e dovere di ognuno di noi, infatti, associarci per chiedere ai comuni di residenza aree da destinare ad Housing sociale.

Pubblicato da Blog Immobiliare venerdì 5 marzo 2010

Ricerca fatta resa in Blog vincenzo.blogovillage.it/case popolariTag: affitto sociale, casa sociale, case popolari, edilizia sociale, news dal mondo immobiliare, social housing
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aler alloggi a canone moderato
Venerdì Settembre 10th 2010, 12:05
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ALLOGGI A CANONE CALMIERATO

L’ALER di Lecco è proprietaria di alcuni alloggi esclusi dall’applicazione della normativa di cui al Regolamento Regionale n. 1 del 2004 e sue modifiche ed applicazioni.

MODALITA’ DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA:

1. Presentazione della domanda:

la domanda per ottenere in locazione un alloggio di proprietà dell’Aler di Lecco può essere presentata dal richiedente, per sé e per il proprio nucleo famigliare, con istanza scritta da consegnare od inviare alla sede dell’Azienda, sita in Lecco, Via Caduti Lecchesi a Fossoli n. 34;

2. Requisiti soggettivi:

a) cittadinanza italiana;

b) essere residenti o svolgere l’attività lavorativa in Regione Lombardia da almeno cinque anni per il periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda (il requisito non è dovuto per i richiedenti che si devono trasferire per motivi di lavoro o di studio in Provincia di Lecco);

c) assenza di precedente assegnazione in proprietà, di un alloggio realizzato con contributo pubblico o finanziamento agevolato in qualsiasi forma concesso dallo stato, dalla Regione, dagli enti Pubblici territoriali;

d) assenza di precedente assegnazione in locazione di un alloggio di E.R.P., qualora il rilascio sia dovuto a provvedimento amministrativo di decadenza per aver destinato l’alloggio ad attività illecite che risultino da provvedimenti giudiziari e/o della pubblica sicurezza;

e) non aver ceduto in tutto o in parte, fuori dai casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in locazione a canone sociale e/o moderato;

f) non essere titolare del diritto di proprietà di un o di altri diritti reali di godimento su un alloggio adeguato alle esigenze del proprio nucleo famigliare in Regione Lombardia;

g) non essere stato sfrattato per morosità da alloggi ERP negli ultimi cinque anni;

h) non essere stato occupante senza titolo di alloggi ERP negli ultimi cinque anni;

i) il 20% del reddito annuo complessivo del nucleo familiare, a lordo dell’IRPEF, non potrà essere inferiore al Canone di Locazione dell’alloggio da locare.

3. Graduatoria e locazione:

Le domande presentate saranno vagliate dal Direttore Generale.

In prima istanza sarà data priorità alle richieste pervenute presso la sede dell’Azienda entro il 13 Novembre 2009;

Il Direttore provvederà a formulare, ogni tre mesi, la graduatoria secondo le seguenti priorità:

– richiedenti che sono nelle graduatorie comunali per ottenere in locazione un alloggio a Canone Moderato;

– richiedenti che rendano disponibile un alloggio di proprietà dell’Aler di Lecco, essendo nelle condizioni di decadenza;

– richiedenti che intendano coniugarsi entro tre mesi dalla consegna dell’alloggio;

– richiedenti che rendano disponibile un alloggio di proprietà dell’Aler di Lecco, essendo nelle condizioni di sottoutilizzo;

– richiedenti che si devono trasferire per motivi di lavoro in un Ente Pubblico Territoriale in Provincia di Lecco;

– anziani, nuclei familiari di non più di due componenti o le persone singole che alla data di pubblicazione dell’Avviso abbiano superato i 60/65 anni;

– richiedenti che si devono trasferire per motivi di studio in Provincia di Lecco.

La Graduatoria ha validità tre mesi; le richieste presentate successivamente ed oggetto di nuova selezione andranno in coda alla graduatoria esistente.

Per la locazione degli alloggi attualmente disponibili sarà data precedenza alle richieste giacenti al 16 Novembre 2009.

Il Direttore Generale, verificati i criteri indicati dal Consiglio di Amministrazione, con determina provvederà alla locazione delle unità residenziali.

ALLEGATI:

1) DOMANDA DI LOCAZIONE
2) DICHIARAZIONE SOST. E ATTO DI NOTORIETA’
3) DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE
4) MODULO ACCETTAZIONE ALLOGGIO
5) MODULO RINUNCIA ALLOGGIO

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case popolari e nomadi – Torino:caccieremo dalle case gli incivili
Giovedì Settembre 09th 2010, 16:02
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Sgomberato un campo abusivo,ventiquattresima volta
Pubblicato il 18 Agosto 2010

Allontanate dall’insediamento abusivo di via Cardi­nale Tosi 15 roulotte con una quarantina di sinti siciliani.
Ma i nomadi non si sono dati per vinti. E, dopo l’intervento della Polizia Locale, si sono riposizionati in via Cimabue­Quattrocchi da dove i vigili li hanno nuovamente allonta­nati. Si tratta del ventiquat­tresimo intervento in quell’area dall’inizio dell’an­no.
« Da due giorni sono comin­ciati i lavori di riqualificazio­ne della via per dissuadere i nomadi dalla “ sosta selvag­gia” – commenta il vice Sin­daco e assessore alla sicurez­za Ricardo De Corato – lavori che a più riprese avevo solle­citato come definitivo rime­dio per impedire lo staziona­mento in quest’area che ha un alto tasso di recidiva e co­stringe i vigili a ripetuti inter­venti » . « In particolare – spiega il vice sindaco – il progetto prevede una riqualificazione della via con due rotonde e il restringi­mento della carreggiata per individuare le aree sosta pro­tette da portali alti 2 metri per impedire l’accesso a camper e roulotte nelle zone di par­cheggio » . « Nel 2009 – sottolinea De Co­rato – la Polizia Locale ha allontanato camper e roulotte 472 volte. Più di un interven­to al giorno. E in via Tosi i vigili tornano con frequenze record » .
« Questo intervento struttura­le – prosegue – che dovrebbero durare circa un mese e mez­zo, dovrebbe finalmente ri­solvere un problema molto sentito dai residenti e avanza­to dal Consiglio di Zona » .
« Da inizio anno – sottolinea ancora l’assessore alla sicu­rezza De Corato – sono 123 gli sgomberi effettuati. A dimo­strazione di un’attenzione co­stante alle esigenze dei citta­dini. E come dimostra l’inter­vento in Chiesa Rossa dove il 10 agosto sono state abbattute 4 villette, il contrasto all’abu­sivismo non è in vacanza» .Da torino Cronaca Qui

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l’Assessore di torino Tricarico: sfratta da casa popolare,su ordinanza.
Martedì Settembre 07th 2010, 10:38
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Sunia: con crisi economica esplode emergenza sfratti
Affitti +16% nel 2008, a rischio 150mila famiglie nel prossimo triennio
22/03/2009 Condividi su: Mentre il Governo prepara il ‘Piano casa’ come stimolo per la crescita, esplode l’emergenza sfratti. E’ quanto rileva uno studio della CGIL e del Sunia ‘La crisi economica acuisce il fenomeno degli sfratti per morosità’ da cui emerge che è sempre più forte la difficoltà delle famiglie in affitto sostenere gli attuali livelli di mercato. Il mercato dell’affitto privato, infatti, è caratterizzato da quella famiglia tipo che oggi più che mai subisce gli effetti della crisi economica: il 20,5% dei nuclei sono unipersonali (di questi il 58% composti da donne), il 67% delle famiglie in affitto percepiscono un solo reddito e in queste il 39,6% è rappresentato da operai e il 29,2% da pensionati, più di un quinto dei capofamiglia ha oltre 65 anni e un quarto è costituito da donne.Per le famiglie dove spesso l’unica entrate è un reddito da lavoro dipendente o una pensione, l’affitto incide con percentuali insostenibili: tra il 40 e il 50% a Genova e Torino, tra il 50 e il 70% a Bologna e Firenze, oltre il 70% a Milano e Roma. Ingenerale le spese totali per l’abitazione gravano sul reddito mediamente tra il 50 e il 70%, con i casi eclatanti di Milano e Roma, dove l’incidenza oscilla tra l’82 e il 92%. A fronte di un reddito medio da lavoro dipendente sostanzialmente invariato (considerato pari a 16.045 euro annui, al netto delle imposte e dei contributi, secondo il dato di Banca d’Italia ‘I bilanci delle famiglie italiane’ dell’ anno 2006), gli affitti sono aumentati del 16% nel corso del 2008.Data l’insostenibilità dei canoni, delle spese per l’abitazione e dell’aggravarsi della situazione economica e occupazionale, senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in affitto, nel triennio 2009/2011 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione subendo uno sfratto per morosità incapaci di far fronte al pagamento dell’affitto. “Rispetto a queste che sono le vere esigenze del Paese il Governo propone un Piano per chi ha già casa”, osserva la segretaria confederale della CGIL, Paola Agnello Modica, che aggiunge: “In attesa di conoscere la integrale proposta del Governo di un piano che viene spacciato per ‘Piano Casa’ ma che è in realtà un ‘Piano per l’edilizia”, per Agnello “già è chiaro che dall’agenda politica sparisce il tema dell’edilizia sociale e dell’affitto. Significativo infatti che dei 550 milioni stanziati dal Governo Prodi, l’attuale Governo ne conceda con un anno di ritardo solo 200 alle Regioni, mentre riduce le risorse per chi è in affitto tagliando i soldi per il fondo sociale”.

La dimostrazione del pericolo che incombe su 150mila famiglie nel prossimo triennio emerge dall’indagine compiuta dall’Ufficio Studi del Sunia, in collaborazione con la CGIL, su un campione di 1.000 famiglie sottoposte a sfratto per morosità. Si rileva come l’acuirsi della crisi economica stia colpendo le famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati anche sul fronte abitativo. Infatti, sul campione preso in esame, si evidenzia che il 24% delle famiglie sfrattate per morosità ha subito la perdita del posto di lavoro del primo percettore del reddito, il 22% è precario mentre per un altro 21% il percettore è in cassa integrazione.

Solo negli ultimi 5 anni circa 120.000 famiglie hanno perso la loro abitazione, come emerge dai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica del Ministero dell’Interno del dicembre 2008. Nella quasi totalità, per circa 100.000 casi, il provvedimento di sfratto è stato eseguito per morosità a causa dell’incidenza altissima dell’affitto sul reddito percepito. Inoltre, agli sfratti già compiuti si aggiungono molti emessi e non ancora eseguiti: altre 50.000 famiglie rischiano di perdere la propria abitazione con l’esecuzione dello sfratto. Guardando le aree metropolitane a più alta tensione abitativa nel complesso sono stati emessi quasi 100.000 sfratti per morosità e circa 90.000 famiglie hanno subito un esecuzione del provvedimento: a Milano e Roma circa 20.000 famiglie, a Napoli quasi 15.000, a Torino più di 10.000. Mentre a Genova, Firenze, Palermo e Roma circa il 10% delle famiglie in affitto, escludendo le abitazioni di proprietà pubblica, hanno subito uno sfratto per morosità.

A questa situazione si aggiunge il progressivo svuotamento del fondo di sostegno all’affitto che, al contrario degli affitti aumentati negli ultimi anni del 130%, ha visto ridurre gli stanziamenti governativi. Oggi è insoddisfatta una domanda abitativa sempre più crescente, formata dalle oltre 600 mila famiglie che hanno fatto richiesta ai comuni per ottenere un alloggio popolare, alle migliaia di giovani costretti a rimanere nel nucleo originale, ai lavoratori migranti che spesso vivono in condizioniabitative disumane. Per il segretario generale del Sunia, Luigi Pallotta, “di fronte a questo scenario il Governo si propone di varare un ‘Piano Casa’ che non affrontata i problemi di queste famiglie e che, anziché concentrarsi sul rilancio del mercato dell’affitto a prezzi sostenibili, si indirizza ancora una volta verso la casa in proprietà che in Italia ha raggiunto livelli difficilmente superabili”. Per Pallotta, “un vero Piano Casa deve partire dall’esigenza di allargare l’offerta di alloggi in locazione a canoni sostenibili dalla domanda e coniugare questa necessità con l’altra, altrettanto importante, di riqualificare le città sotto il profilo urbanistico, energetico e della sicurezza degli edifici. Tutto il contrario – conclude – rispetto all’incentivazione di piccoli e grandi interventi speculativi a danno del territorio ed alla liquidazione totale dello scarso patrimonio abitativo pubblico”.

Il Piemonte presenta il secondo “programma casa”
Pubblicato da Redazione In: Affitto e Vendita| Comunicati stampa| Contributi e agevolazioni casa| Domande e risposte| Economia e finanza| News| Opere pubbliche| Piemonte| Politiche sulla casa| Regioni| Torino| Utenze e tariffe

Oggi dalle 09,30 nel Centro incontri di corso Stati Uniti 23 a Torino, verrà presentato il secondo biennio del Programma Casa, approvato dalla Regione nel dicembre 2006 e articolato in tre bienni d’intervento.
Sono previsti cinque bandi di concorso destinati a finanziare interventi di edilizia sovvenzionata, di edilizia agevolata sperimentale e di edilizia agevolata nei Comuni con popolazione superiore a 8.000 abitanti, nonché la predisposizione di studi di fattibilità e la costituzione o lo sviluppo di agenzie sociali per la locazione.
Le domande possono essere presentate ai Comuni sede di intervento dal 18 settembre al 19 ottobre 2009. L’individuazione dei soggetti beneficiari e l’assegnazione dei contributi da parte dell’Amministrazione regionale avverrà entro la metà del mese di gennaio 2010. Alla presentazione interverrà l’assessore regionale alle Politiche territoriali, Sergio Conti, dirigenti e funzionari della Regione.
– regione piemonte –

20 Nov, 2009
La casa per le famiglie a basso reddito deve essere una priorita’
Pubblicato da Redazione In: Affitto e Vendita| Comunicati stampa| Difesa del consumatore| Economia e finanza| Emergenza casa| Finanziaria e piano casa| Mercato immobiliare| News| Piemonte| Politiche sulla casa| Regioni| SICET e la CISL del PIEMONTE organizzano un presidio per chiedere che venga finalmente approvato il disegno di legge 313 che regolamenta l’edilizia residenziale pubblica.
Abbiamo chiesto all’Amministrazione Regionale, fin dall’inizio della legislatura, nuove regole per l’accesso alle case pubbliche, per la permanenza nelle stesse, per la loro vendita e per una più efficiente amministrazione.
Il disegno di legge è stato licenziato dalla commissione competente il 28 maggio 2008, adesso è incredibilmente fermo e non viene discusso in aula.
Chiediamo di incontrare la Presidenza del Consiglio e i capigruppo per sollecitare l’approvazione del “testo unico sulla casa, legge quadro 313” con gli emendamenti che abbiamo presentato che per noi sono decisivi. Chiediamo agli inquilini assegnatari di partecipare numerosi al presidio.Il SICET Piemonte, assieme alla CISL e alle altre organizzazioni sindacali ha lavorato con l’amministrazione regionale, in particolare con l’assessorato alle politiche territoriali, per ottenere una modifica della legge che regolamenta l’edilizia residenziale pubblica. Numerosi incontri hanno portato a un testo che è stato licenziato dalla II commissione regionale il 28 maggio 2008. Al testo deliberato abbiamo fatto ulteriori proposte di modifica, che alleghiamo, che ci auguriamo vengano accolte nella versione finale del disegno di legge 313, all’ordine del giorno del Consiglio, queste modifiche sono per noi decisive.
– Sicet –
Tags: case popolari, disegno legge 313, edilizia residenziale pubblica, emergenza case per famiglie a basso reddito, inquilini assegnatari di alloggi popolari, testo unico sulla casa

Regione Piemonte: la difesa del suolo e la rilocalizzazione dell’edilizia residenziale

Pubblicato da Redazione In: Abusivismo edilizio| Ambiente| Comunicati stampa| Edilizia| Edilizia residenziale| Emergenza casa| News| Piemonte| Politiche sulla casa| Regioni| Riqualificazione energetica| Varie| agenzia del territorio
La Giunta regionale ha approvato la DGR n. 9-12658 che prevede l’individuazione di ulteriori specifici criteri per la definizione delle priorità per concedere i contributi per rilocalizzare gli immobili a destinazione residenziale.
Con DGR n.13-12388 del 26/10/2009 la Regione Piemonte ha approvato il primo Programma operativo di gestione sedimenti che rappresenta lo strumento mediante il quale si dà attuazione al Programma generale di gestione sedimenti (del CI n.3/2008). Con il Programma operativo si dà avvio agli interventi considerati critici in corrispondenza delle confluenze tra il fiume Po ed i fiumi Dora Baltea e Sesia .La Giunta Regionale, nella seduta del 28 luglio 2009, ha approvato la DGR n. 2-11830 “Indirizzi per l’attuazione del PAI: sostituzione degli allegati 1 e 3 della DGR n. 45-6656 del 15 luglio 2002 con gli allegati A e B”. La DGR è stata pubblicata sul BUR n. 34 del 27 agosto 2009.
– Regione Piemonte-
Tags: case popolari

Housing sociale in Piemonte sara’ presto una realta’
Pubblicato da Redazione In: Affitto e Vendita| Comunicati stampa| Contributi e agevolazioni casa| Costruzioni| Decreto legge| Difesa del consumatore| Economia e finanza| Edilizia residenziale| Edilizia sociale| Mercato immobiliare| News| Novita| Piemonte| Politiche sulla casa| Regioni| Riqualificazione energetica| Risparmio energetico| Utenze e tariffe| Varie
Il Piemonte e’ la seconda regione italiana – dopo il Veneto – a dotarsi di un fondo immobiliare per agevolare famiglie o singoli in situazione di vulnerabilita’, ma non in stato di poverta’ conclamata (con redditi superiori a quelli fissati per accedere all’edilizia popolare, ma non sufficienti a sostenere canoni di mercato).
Tale fondo, creato da nove fondazioni bancarie, dalla Regione Piemonte e dalla Cassa Depositi e Prestiti, ha l`obiettivo di programmare l`acquisizione e la realizzazione di immobili per l`edilizia residenziale da dare in locazione, privilegiando in particolare la ristrutturazione di edifici gia’ esistenti evitando, se possibile, il consumo di nuovo suolo.L’ investimento iniziale previsto e’ di circa 45 milioni di euro da parte delle Fondazioni e di 2,5 milioni di euro da parte della Regione, con la possibilita’ di aprire ad altri investitori.
Si prevede che il fondo possa essere operativo a partire da aprile -maggio 2010.
– Ance –
Tags: case popolari banche e regione, edilizia in piemonte, edilizia popolare, fondo immobiliare per agevolare le famiglie, housing sociale

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torino,atrio piazza Re Carlo Alberto invasa dai topi
Giovedì Settembre 02nd 2010, 11:12
Filed under: Blogroll, [Cronaca] cronaca locale
TORINO

Anche in piazza Carlo Alberto, come nella fiaba del pifferaio magico, soltanto una musica maliarda riuscirà forse ad allontanare i topi che continuano a disturbare la movida-chic della Torino notturna.

Una colonia di ratti dal pelo grigio e marrone ha traslocato nei cespugli di fronte alla Biblioteca Nazionale, forse a seguito dei lavori in via Carlo Alberto, e non è intenzionata ad andarsene. Alla luce del giorno tutto sembra normale, ma all’imbrunire le ombre chiaro-scure sgusciano fuori dai tombini e attraversano la piazza in mezzo ai tavolini dei locali che animano uno dei ritrovi più amati della città.

L’allarme di avventori e residenti ha messo in guardia i ristoratori. L’Asl è intervenuta senza troppo successo: gli imbarazzanti inquilini non sloggiano ancora. Gli esercizi aperti fino alle otto di sera, come la caffetteria Carlo Alberto, non hanno problemi. «Sappiamo che i topi ci sono – dice la proprietaria Milena Barra- ce l’hanno riferito i gestori della Smarrita e del Dual. Hanno anche presentato un esposto». Al Dual confermano: «A luglio abbiamo avvisato l’Asl per l’invasione di scarafaggi e la presenza di qualche topo. Risultato? Le blatte sono scomparse, i ratti invece aumentano e sembrano crescere di dimensioni». A partire dalle ventidue qualche ratto s’azzarda a invadere i dehors, con i conseguenti strilli dei commensali: «Attenti! Il topo! Il topo!». Ma nel clamore generale la bestia è già fuggita tra le gambe dei clienti. Un danno grave per la piazza e gli esercenti che non sanno più cosa fare.

Anche gli habitué della Torino by night hanno notato il singolare andirivieni. «Passo spesso di qui verso l’una di notte e li vedo correre – dice Caterina Messina, 21 anni -. Sono abbastanza grossi: hanno le tane nei cespugli di fronte alla biblioteca o nei tombini».

Non ne possono davvero più i residenti dei palazzi storici che si affacciano sulla piazza, esasperati dalle loro scorribande notturne. «Ho inviato a luglio una mail all’ufficio preposto del Comune – dice un’inquilina del civico 14 di via Principe Amedeo – Ero stufa di assistere alle capatine dei ratti sotto casa. Ora se ne sta occupando un’azienda per conto di Amiat. I topi però ci sono ancora, più vispi che mai».

Stessa denuncia, ma dall’altro lato della piazza. Un residente di via Cesare Battisti lamenta la presenza degli animali «che – dice – potrebbero essere resistenti ai veleni o troppo furbi per cadere nelle trappole». Anche dalla direzione della Biblioteca nazionale è stata inviata una lettera alla divisione Ambiente della Città, datata 5 luglio, con richiesta di derattizzazione per «una forte presenza di topi in un’area che, soprattutto nei mesi estivi, è molto frequentata dalla cittadinanza». I funzionari dicono che il problema è emerso in tutta la sua gravità nelle serate in cui la biblioteca è rimasta aperta anche in orario notturno per la rassegna scientifica Esof, che si è tenuta a Torino agli inizi di luglio. Da quel momento è scattato l’allarme e la richiesta ufficiale d’intervento.

La derattizzazione è in corso e le trappole ci sono, dietro le impalcature per il rifacimento della facciata all’ingresso della Biblioteca nazionale. Ma non bastano. I topi da biblioteca sono più furbi di quanto non si sospetti e, forti del loro sapere, se ne fanno un baffo.

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nomadi
Giovedì Settembre 02nd 2010, 10:56
Filed under: Blogroll, [Cronaca] cronaca nazionale

LA CONTINASSA INVASA DAI NOMADI
Pubblicato il 6 Ottobre 2009 da fabio64.

altre fotografie dell’ area “occupata”

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Nessuna risposta “LA CONTINASSA INVASA DAI NOMADI”
1.vincenzo2 Settembre 2010 – 10:54Il tuo commento è in attesa di moderazione
Vincenzo – Il mio cronistoria: Da oltre tre anni ,sono stato sgomberato da una casa popolare ,vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica).da Comune lamentavo un alloggio malsano,venne risposto che l’alloggio era stato ristrutturato a norma,ma al fine di evitare la perizia di Ctu richiesta in tribunale dal Comune si attivano per sgomberarmi,oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e ogni tanto segnalavano ai vigili stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica in quanto avevo piacere di darme atto,se qualcuno può darmi una mano se può ,o se ha avuto una esperienza analoga.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocameraed il gestore delegato ente l’atc di torino, per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.Auspico che la stessa moneta vengwa ripagata all’assessore alla casa.Vincenzo

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vita da nomade
Giovedì Settembre 02nd 2010, 10:45
Filed under: Blogroll, [Cronaca] cronaca nazionale

trasloco delle roulotte dei nomadi dalla zona industriale,ma….
Pubblicato il 22 Marzo 2010 da jeko22470.

Nei giorni scorsi è stato fatto l’ennesimo trasloco delle roulotte da via Pastore, una traversa di via Postiglione a Moncalieri, ma oggi 20/03/2010 alle ore 15,30 ancora una sola roulotte resisteva nel piazzale ormai sgomberato di tutto..

Sarà una roulotte da buttare e destinata alla rottamazione oppure una famiglia di Nomadi che hanno messo le radici li e non vogliono sapere di andare via?

“trasloco delle roulotte dei nomadi dalla zona industriale,ma….” Torino cronaca

1.vincenzo2 Settembre 2010 – 10:41Il tuo commento è in attesa di moderazione
sono stato sgomberato da una casa popolare oltre 5 anni fa,aver chiesto i propri diritti non è servito a nulla.L’ordinanza emessa dall’assessore alla casa RobertoTricarico,era finalizzata “per non aver pagato l’affito per unperiodo superiore a sei Mesi”recitava l’ordinanza:ai sensi dell’articolo 29,31 Legge regionale Piemonte.Invece io lamentavo molto prima dell’evacuazione che:l’alloggio non rispettava i parametri di legge “ossia:invivibile,l’alloggio ristrutturato a loro parere era a posto.Invece al fine di evitare la perizia del Tribunale CTU,nel frangente il Comune si attiva a sgombrare l’alloggio.
Questo ha comportato vivere per strada per oltre tre anni,vivevo nella mia vettura.Ora non capisco perchè per i zingari non esistono ordinanze,invece di protrarre per le lunghe.Vincenzo

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park tossic
Mercoledì Settembre 01st 2010, 09:25
Filed under: Blogroll, [Cronaca] cronaca nazionale
New comment on your post “ricorso avverso”
Autore: vincenzo (IP: 158.102.162.9 , oceania.csi.it)
E-mail: vincenzo.arruzza@alice.it
URL : http://vincenzo.blogovillage.it
Whois : http://ws.arin.net/cgi-bin/whois.pl?queryinput=158.102.162.9
Commento:
AMICO REPORTER Torino- Gli esuli di Parco Stura negli scatti dei “guardiani del fiume”
Lungo Dora, le foto dei residenti:
«Qui è peggio che a Tossic Park»
Photogallery
TORINO 27/01/2009 – Narcosale a cielo aperto. Questa è la cartolina del fiume Dora. Gli stessi zombie che, prima dell’arrivo dei militari, a qualsiasi ora si potevano trovare a Tossic Park, adesso si sono trasferiti in lungo Dora Firenze.

«Noi tentiamo di mandarli via – raccontano i guardiani delle sponde, un piccolo gruppo di persone che si ritrova e trascorre i pomeriggi proprio sulle panchine del viale – ma non sentono ragioni. Tossici che vanno avanti e indietro, a qualsiasi ora». A volte scendono sino alle sponde del fiume. Lì c’è la maggior concentrazione di rifiuti: carte e siringhe abbandonate, bottiglie di vetro. Il bagno pubblico, è diventato il lavatoio per le siringhe. «Il pomeriggio qui i bambini giocano. È pericoloso, è un attimo oltrepassare la staccionata e cadere su di una siringa» continuano i guardiani delle sponde, che in passato hanno addirittura pensato di pattugliare la zona. «Sono persone che vivono e controllano il quartiere e che corrono rischi nel farlo – commenta Patrizia Alessi, consigliere della circoscrizione 7 – è indecoroso soprattutto quando c’è l’Ecomusueo, che vuole valorizzare le sponde della Dora. Ho già pronte alcune interrogazioni da presentare in consiglio»

https://enzuccio62.wordpress.com/2008/02/28/ricorso-avverso/#comments

https://enzuccio62.wordpress.com/wp-admin/comment.php?action=trash&c=38
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Sgomberato da una casa erp dall “assessore casa” Search:

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Roma ,Sfratti Zero,manifestazione Gemmazuni
Sabato Aprile 16th 2011, 10:45
Filed under: Blogroll
Gemmazuni, ha partecipato oggi alla manifestazione Sfratti Zero, svoltasi sotto il Senato, in segno di solidarietà con tutte le famiglie che vivono oggi, nella nostra città, il dramma degli sfratti, una vera e propria Via Crucis.

La situazione abitativa a Roma è sempre più grave e sono centinaia le famiglie che con il perdurare della crisi economica, per via dell’elevato costo degli affitti delle abitazioni nel settore privato e per la mancanza di case popolari, vengono sfrattate per morosità, scelgono la coabitazione forzata, sono costretti a lasciare la nostra città o ridotti ad occupare qualche spazio abbandonato.

Inoltre a rendere insostenibile la situazione a Roma è intervenuto il Decreto Milleproroghe che con il mancato rinnovo della sospensione degli sfratti, per finita locazione, per i nuclei familiari con reddito inferiore al limite di accesso alle case popolari, ha determinato che, dal 1 Gennaio 2011, circa 5.000 nuclei familiari composti da ultrasessantacinquenni, portatori di handicapp o con figli minorenni, rischiano concretamente di finire per strada.

Solo nel 2009 nella regione Lazio sono state emesse 9.622 nuove sentenze di sfratto, pari al 15,33 per cento in più rispetto all’anno 2008. Di queste sentenze a Roma oltre 5.500 sono per morosità, pari a oltre 25 al giorno.

Gli ufficiali giudiziari hanno presentato sempre nel corso del 2009 26.222 richieste di sfratto alla forza pubblica, mentre gli sfratti eseguiti sono stati 2.910, pari a 13 sfratti eseguiti con la forza pubblica al giorno.

Tutti questi dati sono la dimostrazione della debolezza delle politiche abitative del Comune di Roma oltre alla lentezza da parte della Regione Lazio nell’assumere la questione casa nella sua reale e drammatica problematicità.

E’ necessaria una inversione di tendenza e al tempo stesso si deve intervenire con urgenza. Il rilancio dell’edilizia abitativa pubblica attraverso il Piano Casa è fermo.

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Roma ,Sfratti Zero,manifestazione Gemmazuni
Sabato Aprile 16th 2011, 10:45
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Gemmazuni, ha partecipato oggi alla manifestazione Sfratti Zero, svoltasi sotto il Senato, in segno di solidarietà con tutte le famiglie che vivono oggi, nella nostra città, il dramma degli sfratti, una vera e propria Via Crucis.

La situazione abitativa a Roma è sempre più grave e sono centinaia le famiglie che con il perdurare della crisi economica, per via dell’elevato costo degli affitti delle abitazioni nel settore privato e per la mancanza di case popolari, vengono sfrattate per morosità, scelgono la coabitazione forzata, sono costretti a lasciare la nostra città o ridotti ad occupare qualche spazio abbandonato.

Inoltre a rendere insostenibile la situazione a Roma è intervenuto il Decreto Milleproroghe che con il mancato rinnovo della sospensione degli sfratti, per finita locazione, per i nuclei familiari con reddito inferiore al limite di accesso alle case popolari, ha determinato che, dal 1 Gennaio 2011, circa 5.000 nuclei familiari composti da ultrasessantacinquenni, portatori di handicapp o con figli minorenni, rischiano concretamente di finire per strada.

Solo nel 2009 nella regione Lazio sono state emesse 9.622 nuove sentenze di sfratto, pari al 15,33 per cento in più rispetto all’anno 2008. Di queste sentenze a Roma oltre 5.500 sono per morosità, pari a oltre 25 al giorno.

Gli ufficiali giudiziari hanno presentato sempre nel corso del 2009 26.222 richieste di sfratto alla forza pubblica, mentre gli sfratti eseguiti sono stati 2.910, pari a 13 sfratti eseguiti con la forza pubblica al giorno.

Tutti questi dati sono la dimostrazione della debolezza delle politiche abitative del Comune di Roma oltre alla lentezza da parte della Regione Lazio nell’assumere la questione casa nella sua reale e drammatica problematicità.

E’ necessaria una inversione di tendenza e al tempo stesso si deve intervenire con urgenza. Il rilancio dell’edilizia abitativa pubblica attraverso il Piano Casa è fermo.

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Definizione di Social Housing
Giovedì Aprile 07th 2011, 17:43
Filed under: Blogroll
1.Definizione di Social Housing Sebbene, già in precedenza, il Consiglio della XX avesse preso in considerazione la possibilità di trovare una definizione per ‘Social Housing’, esso non è riuscito , sinora, a trovare una definizione ultima da poter essere utilizzata . Durante l’ultimo incontro del Consiglio, è stato stabilito che ogni membro portasse con se la proposta di definizione in modo da poterla confrontare, lì dove possibile, con la propria definizione nazionale, e,in tal caso, verificare l’esistenza di modelli di provvedimenti per il Social Housing che la proposta di definizione sembra non includere. E’ stato inoltre concordato che , lì dove una definizione nazionale esiste,si provvederà a far recapitare una copia della medesima alla Segreteria per poter essere confrontata con quella proposta dal Consiglio. Varie definizioni nazionali sono state ricevute e messe a confronto con la definizione proposta dalla XX. Sembra possibile interpretare la proposta di definizione in modo da includere le situazioni descritte dalle altre definizioni ricevute. La Proposta di- definizione I membri del Consiglio concorderanno che la proposta di definizione era : – Per Social Housing, si intende un alloggio fornito tramite un sussidio di assistenza che permette l’occupazione di un area altrimenti inaccessibile, per motivi di reddito, all’occupante. Esso è teso a soddisfare sia le necessità personali che quelle comunitarie. I modelli che il provvedimento sembra essere in grado di coprire sono : -a/ Alloggi supportati da una deduzione fiscale sul prezzo d’affitto. b/ Alloggi costruiti tramite sussidi o grazie al profitto generato dall’edilizia sovvenzionata, progettati appositamente per soddisfare le esigenze sociali. c/ Alloggi venduti agli affittuari,già presenti in loco, ad un prezzo inferiore a quello di mercato. d/ Alloggi venduti ai richiedenti a prezzo di costo ma con un mutuo agevolato, in modo da favorirne l’acquisto. e/ Alloggi, in parte affittati e in parte venduti, per permetterne l’occupazione a coloro che, altrimenti, non riuscirebbero a soddisfare il proprio fabbisogno abitativo. In futuro Si propone di chiedere a tutti i membri un riesame della proposta di definizione e fare rapporto, durante il prossimo consiglio, su qualunque tipo di provvedimento per il social housing che non risulta coperto dalla proposta di definizione. Allo stesso modo, si chiede ai membri di suggerire miglioramenti o alternative da apportare alla proposta di definizione. Tutti questi dati verranno elaborati in modo da permettere il raggiungimento di una definizione ultima della XX. VerbaleConsiglio Consultivo della XX – Praga5-6 novembre 2004 Definizione di ‘Social Housing’Richard Hewgill ( Inghilterra) ha preparato una proposta di definizione per ‘Social Housing’.
Nadja Horvarth ( Austria) ha chiesto chiarimenti in merito alla necessità di formulare una definizione propria della XX, dal momento che il ZZ ne ha elaborata una in precedenza. Richard ha illustrato come la definizione fornita dal ZZ non sia ancora stata accettata come dichiarazione definitiva in Europa .Inoltre, ha fatto presente che esiste un altro gruppo europeo che sta lavorando all’elaborazione di una definizione adeguata. Il ZZ definisce ,con estremo rigore, l’edificio come un alloggio capace di ospitare coloro che hanno bisogno di assistenza abitativa. La definizione della XX dovrebbe rivolgersi direttamente alle persone.
Il gruppo ha osservato quanto sia difficile raggiungere un consenso unanime sulla definizione di social housing valida per tutte le nazioni, dal momento che essa può assumere significati diversi nelle diverse nazioni. Il Consiglio ha ritenuto più opportuno riuscire a formulare una definizione generale. Inoltre, si ritiene molto importante che tale definizione venga formulata dal punto di vista della XX e non da un punto di vista nazionale.
Il dibattito è stato concluso da Sven, il quale ha proposto di lavorare ancora alla definizione nel successivo Consiglio consultivo.
Delibera: E’ stata fatta richiesta ai membri del Consiglio di inviare proposte di definizione entro tre mesi. La definizione dovrebbe essere redatta dal punto di vista della XX e non da quello nazionale.
2. sfratti DL 30 XII 09 n.194-proroga 2011 Ieri 6 aprile 2011, 9.01.51 | enzo62- SFRATTI PER FINITA LOCAZIONE SOSPESI FINO AL 31 DICEMBRE 2010 CON LA LEGGE del 25 Febbraio 2010 (IN ATTESA PUBBLICAZIONE G.U.) DI CONVERSIONE DEL DL 30 DICEMBRE 2009 N. 194 _ORA FINO AL 31- XII -2011-DECRETO MILLEPROROGHE :legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10 (in GU n. 47 del 26-2-2011 – Suppl. Ordinario n. 53),
3.La normativa dettata dalla legge 199/08, confermata dalla nuova legge approvata definitivamente dal Senato il 25/02/2010, dispone che: al fine di ridurre il disagio abitativo e di favorire il passaggio da casa a casa per le particolari categorie sociali individuate dall’articolo l, comma l, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, in attesa della realizzazione delle misure e degli interventi previsti dal piano nazionale di edilizia abitativa di cui all’articolo II del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, già sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi dell’articolo 22-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, è ulteriormente differita al 31 dicembre 2010 (ovviamente oggi per effetto della nuova legge) nei comuni di cui all’articolo l,comma l, della legge 8 febbraio 2007, n. 9. Giova ricordare che il richiamato comma l dell’articolo l della legge 9/2007 sospendeva i provvedimenti, nei comuni capoluoghi di provincia, nei comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE n. 871 03 del 13 novembre 2003,pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2004. La sospensione si applica ai provvedimenti che rivestano queste caratteristiche: – provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso di abitazioni; – nei confronti di conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro e che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza; – conduttori che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico sempre con reddito inferiore a 27.000 euro. La nuova norma dispone altresì che fino alla scadenza del 31 dicembre 2010 continuano a trovare applicazione i commi 2, 4, 5 e 6 dell’articolo l della citata legge 9/2007 nonché i benefici fiscali previsti dall’articolo 2 della stessa legge 9/2007.Queste norme richiamate com’ è noto prevedevano: 2. La sussistenza dei requisiti per la sospensione della procedura esecutiva di rilascio di cui ai comuni l e 3 del presente articolo è auto certificata dai soggetti interessati con dichiarazione resa nelle forme di cui all’articolo 21 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000) n. 445, e comunicata al locatore ai sensi dell’articolo 4) comma 5) del decreto-legge 27 maggio 2005) n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005) n. 148. La sussistenza di tali requisiti può essere contestata dal locatore nelle forme di cui all’articolo 1) comma 2) del decreto-legge 20 giugno 2002) n. 122, convertito,con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002) n. 185. 4. Per tutto il periodo di sospensione dell’esecuzione ai sensi dei commi l e 3 del presente articolo il conduttore corrisponde al locatore la maggiorazione prevista (dall’articolo 6, comma 6, della legge 9 dicembre 1998) n. 431. 5. Il conduttore decade dal beneficio della sospensione dell’esecuzione se non provvede al pagamento del canone nei limiti indicati dall’articolo 5 della legge 27 luglio 1978) n. 392, salva l’applicazione dell’articolo 55 della medesima legge. 6. La sospensione non opera in danno del locatore che dimostri, nelle forme di cui al comma 2, secondo periodo, di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per ottenere la sospensione medesima o nelle condizioni di necessità sopraggiunta dell’abitazione. A tutte le procedure esecutive per finita locazione attivate in relazione a contratti stipulati ai sensi della legge 9 dicembre 1998) n. 431, e successive modificazioni, con i conduttori di cui ai commi l e 3 del presente articolo si applica quanto previsto dall’articolo 6, comma 4, della medesima legge n. 431 del1998. Mentre riguardo ai benefici fiscali, pure richiamati, ricordiamo che la legge 9 all’articolo 2 prevedeva:”Articolo 2. Benefici fiscali”.Per i proprietari degli immobili locati ai conduttori individuati nell’articolo l, commi l e 3, della presente legge, si applicano, per il periodo di sospensione della procedura esecutiva, i benefici fiscali di cui all’articolo 2) comma 1) del decreto-legge 1°febbraio 2006, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 marzo 2006, n.86. A favore dei medesimi proprietari i comuni possono prevedere esenzioni o riduzioni dell’imposta comunale sugli immobili.” Come illustrato in occasione dell’interpretazione della precedente legge 9/2007 vi segnaliamo problemi connessi all’applicazione della nuova legge che ricalca i contenuti della precedente: CANONE DOVUTO (Art. 1 comma 4 legge 9/2007) Per tutto il periodo della sospensione è dovuta la maggiorazione del 20% sull’ultimo canone dovuto alla scadenza del contratto. Il diretto riferimento all’articolo 6 della legge 431/98 e all’ultimo canone contrattuale dovuto sembra escludere che la maggiorazione possa nuovamente applicarsi a chi,nei mesi o anni scorsi, in coincidenza con le altre proroghe di cui abbia beneficiato abbia già aumentato di tale percentuale il canone. In sostanza vanno respinte richieste di ulteriori integrazioni se il 20% è stato già applicato e viene corrisposto. MODALITA’ APPLICATIVE E DI RICHIESTA DELLA SOSPENSIONE (Art. 1 comma 2 Legge 9/2007) I conduttori interessati alla proroga auto certificano con dichiarazione il possesso dei requisiti quindi ai sensi dell’art. 4 del DL 86/2005 la comunicano alla cancelleria del giudice dell’esecuzione “con raccomandata con avviso di ricevimento che è esibita all’ufficiale giudiziario procedente, ovvero con dichiarazione resa allo stesso ufficiale giudiziario che ne redige processo verbale. 5. La cancelleria del giudice procedente, ovvero l’ufficiale giudiziario, danno immediata comunicazione al locatore della dichiarazione irrevocabile e del conseguente differimento degli atti della procedura.” DECADENZA DAL BENEFICIO DELLA SOSPENSIONE (art. 1 comma 5 – 6 Legge 9/2007) Il conduttore decade dal beneficio se non è in regola col pagamento di canone e oneri ma ha il beneficio della sanabilità ex art. 55 legge 392/78; se il locatore dimostra di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per la sospensione; se il locatore dimostra di trovarsi nella condizione di necessità sopraggiunta dell’abitazione. Ovviamente per far valere il verificarsi delle condizioni di cui ai punti a) b) c) il locatore deve contestare il diritto alla sospensione attivando la procedura previstadall’articolo l comma 2 del DL 122/2005 “Su ricorso del locatore, notificato al conduttore, che contesti la sussistenza in capo a questo ultimo dei requisiti richiesti per la sospensione dell’esecuzione, il giudice dell’esecuzione procede con le modalità di cui all’articolo Il, commi quinto e sesto del decreto-legge 23 gennaio 1982) n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94, disponendo o meno la prosecuzione dell’esecuzione con provvedimento da emanarsi nel termine di giorni otto dalla data di presentazione del ricorso. Avverso il decreto è ammessa opposizione al tribunale, che giudica in composizione collegiale con le modalità di cui all’articolo 618 del codice di procedura civile”. VI SEGNALIAMO LE ALTRE NOVITA’ INTRODOTTE NELLA LEGGE 199/08 CHE OVVIAMENTE RIMANGONO IN VIGORE VISTO CHE LA NUOVA NORMA OPERA SOLO SULLO SLITTAMENTO DEL TERMINE AL 31 DICEMBRE 2010 Art. l comma l bis (FONDO SOCIALE). Prevede che i bandi per la concessione dei contributi integrativi, devono essere emessi, ai sensi articolo Il comma 8, legge 431/98, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento alle risorse assegnate, per l’anno di emissione del bando dalla legge Finanziaria. Si tratta di un importante emendamento dai noi richiesto e formulato per rendere omogeneo e puntuale con cadenza annuale su tutto il territorio nazionale il procedimento di emissione dei bandi per il Fondo sociale correggendo l’attuale stortura che in molte parti del Paese ha provocato ritardi e “buchi” di diversi anni per l’emissione dei bandi. Art. l bis (Valutazione delle finite locazioni ai fini dei bandi ERP) L’articolo l bis prevede che:I provvedimenti giudiziari di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo sono valutati ai fini dell’attribuzione del punteggio per la predisposizione delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, solo se contengono l’esplicita enunciazione della data di registrazione del contratto di locazione e gli estremi della lettera raccomandata con avviso di ricevimento recante disdetta della locazione da parte del locatore. Come appare chiaro la norma pone un serio problema per i futuri provvedimenti di finita locazione che saranno adottati in sede giudiziale.In sostanza c’è il rischio che provvedimenti che non contengano le indicazioni prescritte dalla norma siano inutilizzabili ai fini delle assegnazioni di ERP. Sarà pertanto necessario allertare tutti i nostri consulenti legali perché nelle attività di difesa per gli inquilini sottoposti a queste procedure sia espressamente richiesta in sede di giudizio la prescritta indicazione da parte del locatore intimante. Su questo punto abbiamo chiesto specifiche modifiche che il Senato dati i tempi ristretti per la conversione non ha esaminato, ma che sono state comunque oggetto di un O.d.G. presentato dal PD nei giorni scorsi e che già vi abbiamo inviato. Art. l quater (Acquisto da parte degli IACP di alloggi sottoposti a procedura esecutiva immobiliare) L’articolo lquater prevede che: Gli immobili sottoposti a procedura esecutiva immobiliare o concorsuale,con le caratteristiche di quelli facenti parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, e comunque non rientranti nelle categorie catastali AI l e A/2, occupati a titolo di abitazione principale da un mutuatario insolvente, possono essere ceduti in proprietà agli istituti autonomi case popolari, comunque denominati o trasformati,che li acquistano a valere su risorse proprie e senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con le agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa di abitazione, al fine di favorire la riduzione del disagio abitativo e la riduzione delle passività delle banche. Gli istituti autonomi case popolari, comunque denominati trasformati, provvedono a stipulare contratti di locazione a canone sostenibile con imutuatari che occupano gli alloggi a titolo di abitazione principale. Sono definiti canoni sostenibili, per le finalità del presente articolo, i canoni di importo pari al 70 per cento del canone concordato calcolato ai sensi dell’articolo 2,comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, e comunque non inferiore al canone di edilizia residenziale pubblica vigente in ciascuna regione e provincia autonoma. Il canone sostenibile corrisposto a fronte del contratto di locazione è computabile a parziale restituzione delle somme pagate dagli istituti autonomi case popolari,comunque denominati o trasformati, per l’estinzione del mutuo relativo all’immobile e degli oneri accessori corrisposti. Resta ferma la facoltà di riacquisto dell’immobile prioritariamente da parte del mutuatario insolvente alla scadenza del contratto di locazione secondo le modalità stabilite da leggi regionali. La norma sembra del tutto priva di possibile attuazione visto lo stato dei bilanci degli IACP comunque denominati ed in ogni caso testimonia del persistere di un atteggiamento inspiegabilmente differenziato tra mutuatario in difficoltà, per il quale comunque si introduce questa misura di dubbia utilità e percorribilità, e sfrattato per morosità per il quale non si prevede ne in questo decreto ne nelle norme finanziarie a sostegno delle famiglie, attualmente in discussione alla Camera alcuna misura. Facciamo notare che il decreto introduce un concetto di canone sostenibile (pari al 70% dei concordati) che è indubbiamente un principio importante e utile allorché il Governo e il Parlamento decidessero di intervenire finalmente sulle morosità. Sono infine introdotte due modifiche tecniche al DL 112 in materia di riferimento al testo unico dell’edilizia n. 1165 1938 e in materia di potere consultivo delle Regioni. sfratti al 31 dicembre 2011 Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe il Governo ha fatto approvare dal Parlamento la sospensione degli sfratti per finita locazione limitatamente ad alcune categorie sociali fino al 31 dicembre 2011. Secondo la CGIL il provvedimento «riguarda circa 50.000 famiglie di anziani, portatori di handicap e malati terminali», ma «non affronta il dramma delle decine di migliaia di famiglie con uno sfratto per morosità causato dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione e dagli affitti insopportabili, in una fase in cui peggiora la condizione abitativa del Paese e la crisi sta ulteriormente aggravando la già difficile condizione abitativa delle famiglie». Il sindacato ritiene, quindi, «indispensabile una ulteriore proroga degli sfratti che comprenda quelli per morosità incolpevole con la istituzione di un fondo analogo a quello adottato per le famiglie in difficoltà con il pagamento dei mutui». Critico anche il SUNIA. Il sindacato ritiene infatti che non sia stata data «nessuna risposta sull’emergenza derivante dagli sfratti per morosità che hanno raggiunto livelli drammatici, 150.000 possibili esecuzioni nei prossimi anni, senza la minima attenzione da parte del governo». Il Sunia dunque ribadisce «l’urgenza di un provvedimento che, da un lato sostenga, come si è fatto per i mutui, le famiglie in difficoltà con il pagamento dell’affitto; dall’altro apra un tavolo di confronto sulla riforma del regime delle locazioni che abbia l’obiettivo di abbassare il livello insostenibile degli affitti». Claudio Fantoni, delegato ANCI alle politiche abitative ha sottolineato come «la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011, non può che essere accolta positivamente dall’Anci… si tratta, comunque, di una misura necessaria ma tampone che non affronta in modo strutturale il problema di centinaia di migliaia di famiglie in difficoltà». Secondo l’Anci oggi, sono oltre 650 mila le famiglie in attesa di ottenere una casa popolare e solo per il 2009, ultimo dato disponibile, oltre 50 mila quelle oggetto di nuovi sfratti per morosità. L’Anci ha quindi chiesto al governo di riattivazione di un tavolo per affrontare in modo organico il tema della casa e le gravi difficoltà in cui si trovano i nostri concittadini. TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 dicembre 2010, n. 225 Testo del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 303 del 29 dicembre 2010), coordinato con la legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10 (in GU n. 47 del 26-2-2011 – Suppl. Ordinario n. 53), recante: «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.» Articolo 2 Proroghe onerose di termini …. 12-sexies. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2008, n. 199, come da ultimo modificato dall’articolo 5, comma 7-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, in materia di esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione di immobili ad uso abitativo, le parole: « al 31 dicembre 2010 » sono sostituite dalle seguenti: « al 31 dicembre 2011 ». Ai fini della determinazione della misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto per l’anno 2012 non si tiene conto dei benefici fiscali di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9. Alle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente comma, pari a 3,38 milioni di euro per l’anno 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica. · Articolo scritto da Gennaro Guida ricerca in rete Articolo scritto lunedì, marzo 7th, 2011 alle 10:11 con le categorie evidenza. Puoi seguire le risposte all’articolo tramite RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un link dal tuo sito. . Commenti (0) Edilizia sociale- ERS – coordinazione mista :pubblico /privato martedì 5 aprile 2011, 9.53.55 | enzuccio62 Edilizia residenziale sociale Martedì Settembre 14th 2010, 13:42 Filed under: Blogroll, [Cronaca] cronaca locale, [Cronaca] cronaca nazionale “Politiche e strumenti per la residenza in edilizia sociale” Definizione di Edilizia residenziale sociale: ERS : Edilizia Residenziale Sociale. Alcune riflessioni per l’aggiornamento delle “Politiche e strumenti per la “residenza sociale” Ricerca in rete documento del 22 maggio 2007 enzo62 word press.com relazione di Alessi Patrizia,in dove si riportava la seguente proposta di definizione di edilizia sociale.Definizione di edilizia residenziale sociale Premesso dunque che l’obiettivo di fondo è quello di arrivare al raggiungimento degli obiettivi di cui sopra, si tratta di stabilire una definizione, da rendere ai sensi dell’art. 117, comma 2, lettera m della Costituzione, ai sensi dell’art. 5 della legge n.9/2007, che risponda alle necessità imposte dalla Commissione Europea (Comunicazione della Commissione sui servizi di interesse generale nella UE del 2006) e garantisca la più ampia libertà di azione rispetto alla realizzazione ed alla gestione della residenza in affitto sociale o comunque a canone concordato a tempo indeterminato, specie in assenza di finanziamenti pubblici. Tale definizione dovrà tenere anche conto dei diversi interessi delle Amministrazioni locali e dovrà permettere di rispondere alle molteplici sfaccettature della domanda sociale (giovani coppie, anziani, immigrazione esterna ed interna) che non si esauriscono nelle sole fasce che hanno diritto ad accedere al canone sociale. Si propone pertanto la seguente definizione: “L’edilizia abitativa sociale, comunque promossa e supportata dalle pubbliche istituzioni a livello statale, regionale o locale, costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti consumi energetici. Tale servizio può fruire di agevolazioni e finanziamenti pubblici ma può essere anche frutto di meccanismi compensativi, perequativi e negoziali o di altri accordi istituiti fra settore pubblico e settore privato. Esso riguarda principalmente gli alloggi in locazione permanente di proprietà pubblica a canone sociale o a canone concordato a tempo indeterminato ma può includere anche alloggi di proprietà privata in locazione a canone concordato o calmierato regolati da procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica che stabiliscano, oltre che condizioni di permanenza della locazione, anche condizioni di durata della locazione limitata nel tempo, privilegiando quei meccanismi che prevedano, al rientro del capitale investito, una successiva acquisizione pubblica. Al fine di potere ottenere i massimi benefici pubblici nei programmi a carico dei soggetti privati, l’edilizia abitativa sociale potrà comprendere quote contenute di alloggi in vendita convenzionata per particolari categorie di utenza regolati da procedure di accesso attraverso bandi ad evidenza pubblica, garantendo comunque la permanenza della proprietà pubblica dell’area.” Tale definizione teneva conto della preoccupazione di soddisfare le esigenze più ampie che si potevano ritrovare nel paese, lasciando quindi la possibilità di articolare questa definizione secondo le varie necessità. Da quel momento il dibattito è avanzato ed in particolare si è precisato meglio il significato di ERS come una componente delle dotazioni territoriali, aggiuntiva rispetto a quelle già previste come standard dalla normativa nazionale. Inoltre la legge 244/07 (Finanziaria 2008) ha portato alcune indicazioni, come quelle all’art. 2 commi 285-286-287, che vanno tenute in considerazione. Questi commi introducono, al fine di incrementare il patrimonio immobiliare (vedi proposta fatta al sottoscritto dal Comune :alloggio del suo patrimonio concesso in veste di privato) destinato alla locazione a canone sociale, una nuova tipologia di immobili definita “residenza di interesse generale destinata alla locazione” comprensiva di “edifici non di lusso localizzati in comuni ad alta tensione abitativa e vincolati alla locazione a canone sostenibile per almeno 25 anni”. Si tratta di una tipologia di immobili che, come specificato nel comma 287, “costituiscono servizio economico di interesse generale, ai fini dell’applicazione dell’art. 86, paragrafo 2, del trattato istitutivo della Comunità europea e sono ricomprese” (anticipandola in qualche modo) “nella definizione di alloggio sociale prevista dall’art. 5 della legge 9/07”. Alla luce di quanto sopra ed in assenza ancora di una definizione nazionale di ERS (art. 5 legge 9/07) si ripropone oggi la necessità da parte nostra di tornare sulla definizione. A tale proposito vale la pena di distinguere il caso in cui l’edilizia residenziale sociale funge da “dotazione aggiuntiva” su aree destinate esplicitamente a tale funzione, da quello in cui essa invece risolve anche gli stessi obiettivi sociali ma su altre aree come quelle pervenute al Comune attraverso meccanismi perequativi e compensativi. Il dibattito ha fatto emergere, e continua a fare emergere, nel momento in cui si assegna alla residenza sociale una funzione di “dotazione”, la conseguenza di limitare la sua definizione all’edilizia in affitto. Ciò premesso si tratta di meglio definire i connotati di questo affitto nella durata e nella forma. E’ naturale innanzi tutto il riferimento all’affitto permanente di alloggi di proprietà pubblica a canone sociale, che certamente è quella tipologia di affitto con la più forte valenza sociale. Ma una definizione che limitasse in tal modo il campo escluderebbe altre forme di locazione, pure di grande importanza sociale, di alloggi di proprietà privata a tempo indeterminato con canone calmierato, concordato, “sostenibile” convenzionato etc. (vedi coop. a proprietà indivisa) oppure a tempo determinato sempre con canone calmierato, concordato, “sostenibile”, convenzionato. Per non restringere quindi eccessivamente il campo, e per recepire quanto detto nella finanziaria (Art.2 commi 285-286-287), va allargata la proprietà anche al settore privato e per quanto riguarda la durata, va accettato anche un limite minimo di 25 anni . Per quanto riguarda la forma del canone va detto che non è la definizione di ” calmierato” che garantisce le finalità dell’edilizia privata in affitto (anche in vista di future possibili misure legislative in materia di affitti privati) così come non è detto che l’edilizia privata a “canone concordato” porti sempre a soluzioni di forte valenza sociale. Anche la nuova definizione di “canone sostenibile” non ha parametri di riferimento che garantiscano questo obiettivo. Per tali ragioni potrebbe essere più conveniente ed appropriato adottare più generalmente la definizione di “affitto convenzionato”. Si lascia così al Comune la possibilità comunque di controllare le regole ed i livelli dei canoni secondo gli obiettivi che essi assumono. Tutto questo porta ad eliminare dalla definizione di ERS come “dotazione”, da attuare sulle aree destinate allo “standard aggiuntivo residenziale”, l’edilizia convenzionata in vendita e qualsiasi altra forma (affitto temporaneo a breve durata , etc. affitto a canone concordato, etc.) D’altra parte però deve trovarsi il modo per lasciare la possibilità di destinare le aree, destinate alla residenza e acquisite dall’Amministrazione attraverso i meccanismi perequativi e compensativi, anche a forme di questo tipo, chiarimento che eliminerebbe in partenza gli impedimenti giuridici che si verrebbero a porre laddove un Comune decidesse di utilizzare quelle aree anche per programmi misti (vedi: ricerca di risorse per la realizzazione dell’edilizia in affitto), o addirittura (caso limite) per programmi di sola edilizia convenzionata in vendita nel caso non esistesse in quel comune la necessità dell’affitto sociale. In particolare per quanto riguarda allora l’edilizia convenzionata in vendita, non si tratta di escluderne a priori la presenza dai programmi di edilizia residenziale di interesse pubblico, ma si tratta piuttosto di definirne e aggiornarne le finalità, la durata, gli obblighi ed i limiti (dovrebbe per esempio essere garantita la durata nel tempo della proprietà pubblica del suolo) al fine di farne emergere quella funzione che nel passato ha pure avuto e che in molte situazioni ha finito per perdere. A tale proposito non si dimentichi che l’assegnazione di aree per l’edilizia convenzionata in vendita, con un’incidenza praticamente nulla del costo dell’area, permetterebbe a molti Comuni di porre sul mercato quote di alloggi in vendita a prezzi molto bassi con gli immancabili benefici effetti sul calmieramento del mercato. La logica etica e morale di far coincidere L’ERS con l’edilizia in affitto sociale deve confrontarsi con la necessità di non creare impedimenti alla soddisfazione delle diverse necessità degli Enti locali (Comuni grandi, piccoli e piccolissimi etc). Sono gli strumenti di pianificazione che debbono stabilire gli obiettivi da raggiungere in base a queste diverse necessità e non può essere un’eventuale definizione di legge a garantirle. Chiarita quindi la possibilità (anche se limitata o condizionata alle finalità ed al dimensionamento di cui allo strumento di pianificazione) di utilizzare le aree cedute gratuitamente al Comune anche per l’edilizia convenzionata in vendita o per altre forme che potrebbero essere raccolte sotto la sigla generica di ERC (Edilizia residenziale convenzionata), la definizione di ERS può anche limitarsi agli alloggi in affitto ma come segue: “L’edilizia abitativa sociale costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell’accesso ad un’abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa ndr.riduzione consumi energetici. Essa comprende alloggi in locazione permanente o temporanea (di durata almeno venticinquennale) di proprietà pubblica o privata a canone sociale o convenzionato con procedure di accesso regolate attraverso bandi ad evidenza pubblica.” Commenti (0) anezia che lamenta l’alloggio IACP,e procedure. lunedì 4 aprile 2011, 17.26.35 | enzuccio62 —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 13-ott-2010 15.11 A: Riferito ad anezia G. Oggetto pubblicazione in Blog : lamentele di un’assegnataria ATC:infine ne lamentava che la stessa procedura estenuante fu adottata nei suoi confronti su altri aspetti,la rassicurai che era un rito normale,augurandoLe buona fortuna,perchè nessuno la difende. —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 13-ott-2010 13.05 A: , Cc: specchiotempi@lastampa.it —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 12-ott-2010 11.21 A: Cc: Ogg: I: organi di controllo —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 12-ott-2010 11.18 A: Una lettore scrive:specchiotempi@lastampa.it 12/10/2010 Ne rispondo e mi rivolgo alla signora anezia guarlotti.Ne ho avuto esperienza,per un alloggio impresentabile ,scappandomi la situazione di mano,mi è costato dormire quasi tre anni per la strada.L’assessore:replica: ache i dormitori sono locali accessibili,giustificandone il motivo di rifiuto,per chi dorme per strada.mi ricordo di Lei quando lamentava la proroga di attesa,per il rifiuto dell’alloggio in via s massimo.Conosco bene quegli alloggi,non ne aveva tutti i torti,non che via carena siano poi tanti migliori.Purtroppo manifestarlo a mezzo stampa,può solo lenire momentaneamente il dolore interno”lo capisco “ma non esiste nessun organo di controllo,a cui il cittadino possa rivolgersi,se esiste non certamente fa valere le proprie ragioni.Questo dall’ATC,e assessorato casa,è risaputo,quindi prevalica la Legge del più forte,ovviamente i forti hanno bisogno dei deboli,fonte del loro stipendio e benessere.auguri signora anezia guarlotti. NB AL tempo in presenza del fratello,si diede atto al difensore civico ATC diede siolo risposte evasive.Vincenzo Una lettrice scrive specchiotempi@lastampa.it: 06/10 /2010 «Dopo una lunga attesa e ripetuti appelli anche a mezzo stampa, dal giugno 2009 sono affittuaria di un alloggio dell’Atc. Purtroppo durante l’inverno scorso la temperatura dell’alloggio si è mantenuta tra i 12 e 15 gradi. Il freddo ha peggiorato la mia precaria salute, poiché sono affetta da bronchite cronica asmatica. Ho segnalato la mia difficile situazione nel marzo del 2010 al fine di trovare una sistemazione più calda per affrontare il prossimo inverno. La risposta scritta dell’assessore Roberto Tricarico mi ha indicato la procedura da seguire per il cambio alloggio. Con molte difficoltà per l’accesso al sito Internet dell’Atc, dove viene pubblicato l’elenco degli alloggi disponibili, che non ci sono quasi mai (viene da chiedersi se sono veramente tutti occupati gli alloggi dell’Atc), dopo qualche settimana ho fatto la domanda di cambio alloggio. Ho seguito tutte le procedure indicate presso lo Sportello Unico dell’Agenzia. «Siamo arrivati all’autunno, al momento ho visionato due squallidi alloggi in via Arquata. Il primo al numero 13/19 letteralmente terremotato, il secondo al numero 23/68 in stato di avanzato degrado. Mi vengono chiesti, come da regolamento 25 euro per ogni alloggio che vado a vedere. Quanto dovrò spendere ancora per poter trovare un alloggio sano e caldo dove vivere decorosamente il prossimo inverno? «Ho sempre pagato l’affitto e le spese della casa e continuerò a farlo. Il rispetto delle regole di legge e di quelle morali ci fanno meritare i nostri diritti. Chi non le rispetta rinuncia ai suoi diritti! Non credo sia giusto fare di tutta l’erba un fascio e attribuire agli inquilini dell’Atc, sempre e comunque, il degrado degli alloggi! Io, come altre persone, con tanti sacrifici e amore ho messo in ordine l’alloggio che mi è stato affittato e lo lascerei, mio malgrado, pulito, ordinato e non credo che sia giusto pagare i danni fatti da altri in una nuova sistemazione».ANEZIA GUARLOTTI Il commissario Atc scrive:a specchiotempi@lastampa.it Alla signora Anezia Guarlotti che, pur abitando in una casa popolare da poco più di un anno, già desidera ottenere un cambio alloggio perché il suo appartamento è freddo, rispondiamo:«1) i palazzi di via Carema dove abita la signora Guarlotti, sono scaldati da una centrale termica: dai nostri rilievi, condotti in diversi appartamenti, non sono mai state rilevate temperature al di sotto dei 18 gradi, così come prescritto dalla legge a parte un alloggio, che però si trova in un’altra scala, dove sono stati rilevati 15 gradi. Se questo era il motivo che spingeva la signora Guarlotti a cambiare casa, sembra poco consistente;«2) cambiare alloggio è una possibilità offerta agli assegnatari a patto che siano loro a ristrutturarselo, Atc garantisce la sola messa in sicurezza, perciò la Guarlotti ha visitato alloggi, a sua detta, “impresentabili”. Infatti gli alloggi a posto o che necessitano solo di piccoli lavori, vengono consegnati immediatamente ai Comuni – ricordiamo che sono i Comuni ad assegnare le case popolari e non Atc – perché li assegnino a chi non ha casa, destinando i più malandati ai cambi;«3) i 25 o 30 euro coprono parzialmente le spese (istruttoria, sopralluoghi, ecc…). «È assolutamente falso che gli alloggi Atc siano impresentabili: incivile ci sembra chi chiede sempre e soltanto al pubblico ciò che non oserebbe mai chiedere al privato (tanto paga “pantalone”).GIORGIO ARDITO – Tratto da specchio dei tempi della stampa di torino Inviato da nuova Alice mail enzuccio62 :a specchiotempi@la stampa.it;roberto.tricarico@comune.torino.it;difcivico@atc.torino.it Commenti (0) Burn out giovedì 31 marzo 2011, 9.14.23 | enzuccio62 La sindrome del burn-out Cookie per gli annunci di Google e norme sulla privacyCerca nel web, nel sito, nei siti amici Ricerca personalizzata La sindrome del burn-out Alcuni autori lo identificano con lo stress lavorativo specifico delle helping professions, altri affermano che il burn-out si discosta dallo stress per la depersonalizzazione, cui esso dà luogo, che è caratterizzata da un atteggiamento di indifferenza, malevolenza e di cinismo verso i destinatari della propria attività lavorativa.Il burn-out può anche essere inteso come una strategia particolare adottata dagli operatori per contrastare la condizione di stress lavorativo determinata da uno squilibrio tra richieste/esigenze lavorative e risorse disponibili. Comunque esso va inteso come un processo multifattoriale che riguarda sia i soggetti che la sfera organizzativa e sociale nella quale operano.Il concetto di burn-out (alla lettera essere bruciati, esauriti, scoppiati) è stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di affaticamento, logoramento e improduttività lavorativa registrati nei lavoratori inseriti in attività professionali a carattere sociale. Questa sindrome è stata osservata per la prima volta negli Stati Uniti in persone che svolgevano diverse professioni d’aiuto: infermieri, medici, insegnanti, assistenti sociali, poliziotti, operatori di ospedali psichiatrici, operatori per l’infanzia.Attualmente non esiste una definizione universalmente condivisa del termine burn-out. Freudenberger è stato il primo studioso a usare il termine “burn-out” per indicare un complesso di sintomi, quali logoramento, esaurimento e depressione riscontrati in operatori sociali americani.Successivamente Cherniss con “burn-out syndrome” definiva la risposta individuale ad una situazione lavorativa percepita come stressante e nella quale l’individuo non dispone di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla.Secondo Maslach, il burn-out è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che può insorgere in operatori che lavorano a contatto con la gente e che possono essere raggruppate in tre componenti: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale. L’esaurimento emotivo consiste nel sentimento di essere emotivamente svuotato e annullato dal proprio lavoro, per effetto di un inaridimento emotivo del rapporto con gli altri. La personalizzazione si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto (risposte comportamentali negative e sgarbate) nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura. La ridotta realizzazione personale riguarda la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, la caduta dell’’autostima ed il sentimento di insuccesso nel proprio lavoro.Il soggetto colpito da burn-out manifesta sintomi aspecifici (irrequietezza, senso di stanchezza ed esaurimento, apatia, nervosismo, insonnia), sintomi somatici (tachicardia, cefalee, nausea, ecc.), sintomi psicologici (depressione, bassa stima di sé, senso di colpa, sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, indifferenza, negativismo, isolamento, sensazione di immobilismo, sospetto e paranoia, rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, cinismo, atteggiamento colpevolizzante nei confronti degli utenti). Tale situazione di disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool o di farmaci.Gli effetti negativi del burnout non coinvolgono solo il singolo lavoratore ma anche l’utenza, a cui viene offerto un servizio inadeguato ed un trattamento meno umano.Dagli studi presenti in letteratura e multifattoriale a determinare il quale concorrono: variabili individuali, fattori socio-ambientali e lavorativi.Per l’insorgenza del burnout possono avere importanza fattori socio-organizzativi quali le aspettative connesse al ruolo, le relazioni interpersonali, le caratteristiche dell’ambiente di lavoro, l’organizzazione stessa del lavoro.Inoltre sono state studiate le relazioni tra variabili anagrafiche (sesso, età, stato civile) e insorgenza del burn-out. Tra queste l’età è quella che ha dato luogo a maggiori discussioni tra i diversi autori che si sono occupati dell’argomento. Alcuni sostengono che l’età avanzata costituisca uno dei principali fattori di rischio di burn-out mentre altri ritiene invece che i sintomi di burnout sono più frequenti nei giovani, le cui aspettative sono deluse e stroncate dalla rigidezza delle organizzazioni lavorative.Tra gli specialisti quelli più a rischio per il burn-out sono quelli che operano nell’ambito della medicina generale, della medicina del lavoro, della psichiatria, della medicina interna e dell’oncologia.I risultati sembrano quindi indicare una polarizzazione tra “specialità a più alto burn-out”, dove spesso ci si occupa di pazienti cronici, incurabili o morenti, e “specialità a più basso burn-out”, ove i malati hanno prognosi più favorevole.L’insorgenza della sindrome di burn-out negli operatori sanitari segue generalmente quattro fasi. La prima fase (entusiasmo idealistico) è caratterizzata dalle motivazioni che hanno indotto gli operatori a scegliere un lavoro di tipo assistenziale: ovvero motivazioni consapevoli (migliorare il mondo e se stessi, sicurezza di impiego, svolgere un lavoro meno manuale e di maggiore prestigio) e motivazioni inconsce (desiderio di approfondire la conoscenza di sé e di esercitare una forma di potere o di controllo sugli altri); tali motivazioni sono spesso accompagnate da aspettative di “onnipotenza”, di soluzioni semplici, di successo generalizzato e immediato, di apprezzamento, di miglioramento del proprio status e altre ancora.Nella seconda fase (stagnazione) l’operatore continua a lavorare ma si accorge che il lavoro non soddisfa del tutto i suoi bisogni. Si passa così da un superinvestimento iniziale a un graduale disimpegno. La fase più critica del burn-out è la terza (frustrazione). Il pensiero dominante dell’operatore è di non essere più in grado di aiutare alcuno, con profonda sensazione di inutilità e di non rispondenza del servizio ai reali bisogni dell’utenza; come fattori di frustrazione aggiuntivi intervengono lo scarso apprezzamento sia da parte dei superiori che da parte degli utenti, nonché la convinzione di una inadeguata formazione per il tipo di lavoro svolto. Il soggetto frustrato può assumere atteggiamenti aggressivi (verso se stesso o verso gli altri) e spesso mette in atto comportamenti di fuga (quali allontanamenti ingiustificati dal reparto, pause prolungate, frequenti assenze per malattia.Il graduale disimpegno emozionale conseguente alla frustrazione, con passaggio dalla empatia alla apatia, costituisce la quarta fase, durante la quale spesso si assiste a una vera e propria morte professionale.Prof. Antonello Bellomospecialista in psichiatria e psichiatria forenseUniversità di FoggiaDal sito http://www.medicigaleno.org Bibliografia sul burn-outAA.VV L’operatore cortocircuitato.(1987) Strumenti per la rilevazione del burn-out fra gli operatori sociali. Ed. CLUP Agostini L., Pacchi C., Parisi R., “Burnout e servizi sociosanitari. Un’indagine esplorativa”. In: Difesa Sociale, 1990 pp. 41-62Ambrosini G., Barni S., Frontini L. (a cura di) (1995) ; Oncostress l’operatore – il paziente. Ed. Seiser, Trento Avallone F., La formazione psicosociale.(1989) La Nuova Italia Scientifica, Roma Bernstein Gail, S. e Halaszyn Judith A.; Io, operatore sociale. Come vincere il burn-out e rendere gratificante il mio lavoro Erickson TrentoCherniss C. (1986); La sindrome del burn-out. Lo stress lavorativo degli operatori dei servizi socio sanitari. CST Centro Scientifico, Torino. Cifiello, Pasquali: “Stress e sindrome del burnout nella professione di educatore” in Animazione Sociale”, n°2 Contessa G. (1982) La “Burning-out syndrome” in Italia. Animazione socialeContessa G., (1987) L’operatore cortocircuitato. CLUP, Milano Del Rio G. (1990); Stress e lavoro nei servizi. Sintomi, cause e rimedi del burnout. NIS RomaFaretto G. (1992); Psicosomatica e psicopatologia del lavoro. Unicopli. Milano Nuovo! Francescato D., Leone L., Traversi M., Oltre la Psicoterapia. Nis Roma 1993 Gabassi P.G.; Mazzon M(1995) Burnout 1974-1994. Vent’anni di ricerche sullo stress degli operatori sociosanotari Franco Angeli Editore Milano Genevay B. Katz R.S.; (1994) Emozioni degli operatori nella relazione di aiuto (Le) Sottotitolo: Controtransfert nel lavoro con gli anziani (Il) Erickson. Trento Ghirelli G., Volpi C., Contes A., “Un intervento formativo per la prevenzione del burnout nei servizi socio-sanitari ed amministrativi”. In: Rassegna del Servizio Sociale., n. 30, 1990 La Rosa M. (1992); Stress e lavoro. Temi, problemi, il contributo della sociologia ed i rapporti interdisciplinari. Franco Angeli. Milano Longman A.J., Atwood J.R., Blank Sherman J., Benedict J., Tsu-Ching Shang C.; Care needs of home-based cancer patients and their care givers. Cancer Nursing 1992; 15 (3):182-90.Maslach C. (1992) La sindrome del burnout. Il prezzo dell’aiuto agli altri. Cittadella Editrice Maslach C., Leiter P. (2000) Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro. FeltrinelliMeneguz Giorgio. 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Atti del Convegno su: La formazione dell’operatore Sociale. Livorno. Strologo E. (A cura di) Burn out e operatori: prendersi cura di chi cura. Ferrari Editrice Clusone 1993 Atti di convegno Vicino S. (1997). La fatica di vivere. Fisiologia del burn-out(dal sito http://www.studiotaf.it) Altre risorseLa prevenzione del burn-out Commenti (0) rifiuto a ricevermi dall’assessore casa lunedì 28 marzo 2011, 19.17.45 | enzuccio62 —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 26-gen-2011 17.23 A: Cc: Ogg: I: l’assessore mi rifiuta il ricevimento al fine di esporre un’ingiustizia amministrativa a mio carico. Onorevole Fassino,le chiedo aiuto,nel nome dell’idirizzo fassino@giustizia.it>,in quanto dal comune mi vietano di essere ricevuto al fine di chiedere giustizia Allegati; 20-gen-2011 10.15 Reclamo in urp;allego testo oggetto di richiesta in segreteria del Sindaco risultante inevasa la mia richiesta -con la presente richiede conferma appuntamento, in vs ufficio,segr.del Sindaco, a riscontro su ricorso sollevato per revoca residenza ,su verifica procedimenti adottati a mio carico Da: vincenzo.arruzza@alice.it (vincenzo.arruzza@alice.it) A: —-Messaggio originale—- Da: segreteria.sindaco@comune.torino.it Data: 19-gen-2011 8.54 A: Ogg: Letto: appuntamento,vs ufficio,epc al Sindaco,su ricorso revoca residenza su verifica procedimenti adottati a mio carico Conferma del messaggio inviato a alle 19/01/2011 09.36 Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 19/01/2011 09.54 —-Messaggio originale—- Da: vincenzo.arruzza@alice.it Data: 22-gen-2011 13.00 A: , , Cc: Ogg: l’assessore mi rifiuta il ricevimento al fine di esporre un’ingiustizia amministrativa a mio carico. Oggi 22/gennaio/2011,incontrando per caso l’assessore alla casa,ho accennato ad Egli la motivazione del divieto di transito in assessorato casa,dalla portineria contattano per le vie brevi la segreteria accennando all’impiegata di conferire nell’atrio.Oggi egli stesso (l’assessore,presente in piazza in occasione della propaganda ,sua candidatura) mi conferma che mi riceverà,ho dichiarato d’innanzi ai suoi collaboratori che in passato non è statao così,ha adottato un comportamento ostile e scorretto sin dall’inizio e perdurato per svariati anni.motivo per cui ne do atto all’onorevole Fassino,considerato che ha un indirizzo di Giustizia .it.In tal caso se non otterrò ricevimento chiedo a Lei onorevole se conferire anche per iscritto di quanto avrei dal amentare in merito all’ingiustizia subita.Ne avrei piacere di notificarlo anche al partito.Al contrario se verrò ricevuto chiederò all’assessore di redigere notifica per iscritto di quanto avrei da esporre e controfirmarlo.In seguito se avverrà conciliazione,ne notificherò egualmente al fine di porre fine a questo spiacevole episodio daEgli non in grado di ottemperare come prescritto per legge.ossequi vincenzo arruzza. Inviato dalla nuova Alice mail Commenti (0) Occupazione senza titolo. lunedì 28 marzo 2011, 18.46.54 | enzuccio62 – Alloggi in Erp – Occupazione senza titolo. «1. Ai fini del presente regolamento si intende occupante senza titolo chiunque occupi un alloggio di ERP senza essere legittimato da un provvedimento di assegnazione o da altro atto della pubblica amministrazione. 2. Il legale rappresentante dell’ente proprietario o dell’ente gestore, se delegato, dispone il rilascio degli alloggi di ERP nei confronti degli occupanti senza titolo. A tal fine diffida preventivamente, con lettera raccomandata, l’occupante a rilasciare l’alloggio entro 15 giorni e gli assegna lo stesso termine per la presentazione di deduzioni scritte e di documenti. Il provvedimento con cui è disposto il rilascio, costituisce titolo esecutivo e non è soggetto a graduazioni o proroghe. 3. In caso di occupazione con violenza od effrazione, l’ente proprietario o l’ente gestore, se delegato, intima immediatamente il rilascio dell’alloggio, dando un termine di quarantotto ore. Tale intimazione costituisce titolo esecutivo che non è soggetto a graduazioni o proroghe. Si provvede al recupero dell’alloggio occupato in via amministrativa ovvero con ricorso all’autorità giudiziaria, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 633 del codice penale». Commenti (0) rd mercoledì 16 marzo 2011, 12.57.44 | enzuccio62 Consulta – Sentenza n. 159 del 1969 RD 1165/38 , stabilisce che gli Istituti per le case popolari,nell’ipotesi di mancato pagamento del fitto,richieda al pretore i decreti di sfratto per morosità, e decreto ingiuntivo a riscossione credito. l’Istituto autonomo per le case popolari ex ATC, dandone tempo a difesa dell’inquilino moroso ,anche il ricorso all’istituto del gratuito patrocinio é da ritenersi opportuno. Stralcio L’art. 32 del testo unico sull’edilizia popolare ed economica approvato con R.D. 28 aprile 1938, n. 1165, stabilisce che gli Istituti per le case popolari, nell’ipotesi di mancato pagamento di rate di fitto, possono richiedere al giudice competente lo sfratto dell’inquilino moroso con un ricorso al quale deve essere unita una dichiarazione del Presidente dell’Istituto attestante la morosità dell’inquilino. Con decreto stesso in calce al ricorso il giudice ingiunge al debitore di pagare entro il termine di dieci giorni dalla notificazione, trascorso il quale, in caso di inadempienza, si procede allo sfratto. Contro il decreto il debitore può proporre opposizione entro il termine di cinque giorni dalla notifica. L’opposizione non sospende la esecuzione del decreto. Il giudice però può, in casi gravi e senza pregiudizio della decisione di merito, con un nuovo decreto, sospendere l’esecuzione del decreto precedente fino all’esito del giudizio di opposizione.LA CORTE COSTITUZIONALE: dichiara l’illegittimità costituzionale dei commi terzo e settimo dell’art. 32 del testo unico delle disposizioni sull’edilizia popolare ed economica approvato con R.D. 28 aprile 1938, n. 1165, nelle parti in cui per il pagamento dei canoni scaduti e per l’opposizione al decreto ingiuntivo fissano termini diversi da quelli previsti dall’art. 641 del Codice di procedura civile per l’ordinario procedimento ingiuntivo. Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l’11 dicembre 1969. Giuseppe BRANCA – Michele FRAGALI – Costantino MORTATI – Giuseppe CHIARELLI – Giuseppe VERZÌ – Giovanni BATTISTA BENEDETTI – Francesco PAOLO BONIFACIO – Luigi OGGIONI – Angelo DE MARCO – Ercole ROCCHETTI – Enzo CAPALOZZA – Vincenzo MICHELE TRIMARCHI – Vezio CRISAFULLI – Nicola REALE – Paolo ROSSI d epositata in cancelleria il 22 dicembre 1969. Commenti (0) housing martedì 15 marzo 2011, 20.40.02 | enzuccio62 La revisione dei criteri ed indirizzi per la disciplina degli accordi convenzionali TIPOLOGIE DI CONVENZIONAMENTO PREVISTE DALLA DELIBERAZIONE C.C. 134/2000 DELLA CONVENZIONE AI SENSI DELL’ART. 32 DELLA LEGGE 457/78 con modificazione dei canoni di locazione in considerazione del superamento della legge 392/78 (equo canone) e con introduzione di innovazioni in materia locativa ai sensi della legge 431/1998 e s.m.i., applicando gli Accordi Locali per la Città di Milano. durata del periodo locativo 15 anniquota in locazione pari al 20% della slp residenziale (con canone ai sensi degli Accordi Locali) DELLA CONVENZIONE AI SENSI DELL’ART. 28 DELLA LEGGE 457/78 cessione gratuita al Comune Milano CONVENZIONE PER STABILI MONO E BIFAMILIARI 7-CONVENZIONE AI SENSI DEGLI ARTT. 7-8 DELLA LEGGE 10/77 prezzi di cessione convenzionato e dei canoni di locazione per l’intera residenziale dell’intervento, con canone di locazione al 5% del prezzo di durata degli obblighi per 20 anni PER L’EDILIZIA CONVENZIONATA IN VENDITA PER L’EDILIZIA CONVENZIONATA IN LOCAZIONE “CANONE CONCORDATO” estensione delle categorie speciali e minor ricorso all’elenco sfrattati introduzione di maggiori controlli per il rispetto delle obbligazioni convenzionali, con divieto di vendita degli alloggi da riservare alla locazione, se non previa autorizzazione comunale PERCHÈ RIFORMARE LA DELIBERAZIONE C.C. 134/2000 per adeguare l’Edilizia Convenzionata alle previsioni innovative determinate dall’approvazione della deliberazione C.C. n. 53 del 10.12.2008 di REVISIONE del “DOCUMENTO DI INQUADRAMENTO DELLE POLITICHE URBANISTICHE COMUNALI” per prevedere nuovi criteri di assegnazione per tutte le tipologie del “social housing” (requisiti soggettivi e categorie privilegiate) per determinare più puntualmente i prezzi di cessione e canoni di locazione degli alloggi in relazione alle 2 diverse tipologie previste : a) EDILIZIA CONVENZIONATA b) EDILIZIA CONVENZIONATA AGEVOLATA per esercitare modalità di controllo dell’attuazione più efficaci, potenziando la vigilanza sugli obblighi convenzionali per rafforzare e confermare le innovazioni introdotte dal Testo Unico DPR 380/2001 e a partire dal Regolamento L.R. 1/2004 e s.m.i. (delle norme per assegnazione e gestione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e convenzionata), Legge Regionale 12/2005 art. 25-8 sexies, fino alla ultima Legge Regionale 36/2008 per perfezionare lo schema – tipo di convenzione ai sensi degli artt.17 e 18 del DPR 380/2001 da coordinare negli elementi essenziali dello schema in base al testo definito dalla Deliberazione Giunta Regionale Lombarda n. 8456 del 19 novembre 2008 CONTENUTI DELLA NUOVA DELIBERAZIONE L’ ALL’ REQUISITI SOGGETTIVI PER L’ACCESSO ALL’EDILIZIA RESIDENZIALE CONVENZIONATA DI TIPO AGEVOLATO IN CESSIONE E/O IN LOCAZIONE i soggetti assegnatari dovranno possedere: a. cittadinanza italiana o di uno stato aderente all’Unione Europea o di altro Stato, qualora il diritto di assegnazione sia riconosciuto in condizioni di reciprocità o trattati internazionali, ovvero lo straniero sia titolare di carta di soggiorno o in possesso di permesso di soggiorno; b. residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa (e/o di studio) esclusiva o principale nel comune; c. reddito complessivo del nucleo familiare e/o del singolo assegnatario, risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, non superiore a quello massimo stabilito annualmente dalla Regione Lombardia per accedere all’edilizia agevolata, incrementato del 25% sia che concorrano redditi da lavoro dipendente che da lavoro autonomo, e con l’abbattimento legalmente previsto per ogni figlio a carico, indicati nell’allegato 3 della deliberazione n. 73 approvata dal Consiglio Comunale in data 21.12.2007; d. non essere titolare il dichiarante, o il coniuge non legalmente separato e/o convivente, del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento di alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nel territorio nazionale, ad esclusione dell’acquirente che si impegni a locare l’alloggio acquisito ai sensi della presente delibera OBBLIGHI RELATIVI AI TRASFERIMENTI ogni promissario acquirente e/o socio assegnatario non può ottenere la proprietà o l’assegnazione in godimento di più di un alloggio ed è fatto divieto di vendita e di costituzione di diritti reali di godimento sugli alloggi stessi per un periodo minimo di cinque anni dalla data di assegnazione e/o prima acquisizione, fatta salva la concessione, da parte del Comune di Milano, previa l’autorizzazione della Regione, di eventuali deroghe per gravi sopravvenuti e documentati motivi di cui articolo 20 legge 179/1992 DURATA DELLA CONVENZIONE lo schema di convenzione prevede una durata per gli alloggi in proprietà minimo 20 anni e anni 30 per gli alloggi in locazione INDENNITA’ INDENNITA’ DA SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DEGLI OBBLIGHI CONVENZIONALI è introdotto, con previsione specifica nelle singole convenzioni, dopo un periodo minimo di dieci anni dalla assegnazione dell’unità immobiliare, per i proprietari in regime convenzionato in piena proprietà o in diritto di superficie, rientranti nelle categorie disciplinate dall’articolo 20 della legge 179/1992, lo scioglimento anticipato dagli obblighi convenzionali previa corresponsione al Comune di una indennità (comunque non inferiore ai vigenti contributi sul costo di costruzione o all’eventuale quota di oneri risparmiati a suo tempo per urbanizzazioni/monetizzazioni L’indennità di «scioglimento anticipato» dagli obblighi convenzionali (R) si ricava moltiplicando la plusvalenza (P) per un coefficiente riduttivo (C) decrescente con l’aumentare del tempo trascorso e che limita la quota di plusvalenza di spettanza comunale all’incirca alla sola incidenza dell’area, ovvero: R=PxC ISTITUZIONE DI UN NUCLEO DI VIGILANZA in ordine al controllo dell’attività e degli obblighi convenzionali in materia di edilizia residenziale convenzionata, si provvederà alla costituzione di un nuovo Ufficio di Vigilanza per la verifica sistematica dei requisiti soggettivi degli assegnatari e dei prezzi di vendita o di locazione degli alloggi convenzionati, applicati dai soggetti attuatori e/o successivi aventi causa, per il periodo temporale di efficacia ed esecuzione degli obblighi contrattuali, con la previsione di dare massima diffusione pubblica ai Piani Finanziari, contenenti i prezzi massimi di cessione ed i canoni di locazione degli alloggi medesimi. CONVENZIONATA “ORDINARIA” in vendita ORDINARIA” (prezzo indicativo di vendita: €/mqSC 2.500,00 2.500,00) Tale tipologia riguarda l’edilizia residenziale in vendita convenzionata solo nel prezzo di cessione e pertanto non è classificata come tipologia di social housing. il prezzo si ricava sommando tutte le voci di costo che deve sostenere l’operatore: (costo netto dell’area + costo costruzione CRN + maggiorazione per risparmio energetico + monetizzazione + spese accessorie + costi sicurezza + oneri urbanizzazione + oneri finanziari + costi aggiuntivi richiesti) LA DEFINIZIONE DELLE TIPOLOGIE EDILIZIE DEL HOUSING” “SOCIAL HOUSING” CONTENUTE NELLA NUOVA DELIBERAZIONE CONVENZIONATA in vendita di tipo agevolato (prezzo indicativo di vendita : €/mqSC 1.700,00 ÷ 1.900,00 1.900,00) Tale tipologia, disciplinata dagli artt. 17 e 18 del D.P.R. 380/2001 rispetto alla convenzionata in vendita ordinaria, si caratterizza per un prezzo di cessione calmierato dell’alloggio, nonché la previsione obbligatoria dei requisiti soggettivi degli assegnatari/acquirenti per l’accesso a tale tipologia abitativa. L’incidenza del costo dell’area dovrà tenere conto del calmieramento del prezzo di cessione degli alloggi. ORDINARIA” CONVENZIONATA “ORDINARIA” in locazione L’edilizia convenzionata a canoni “moderati” come definita dalla legge regionale n.14/2007 prevede all’articolo 1 interventi promossi e attuati da soggetti pubblici o privati per favorire l’accesso alla casa a persone meritevoli del sostegno pubblico. In particolare tale servizio abitativo si rivolge alle seguenti categorie: cittadini che non sono in grado di sostenere i canoni di libero mercato, ovvero che hanno esigenze abitative di tipo temporaneo collegate a particolari condizioni di lavoro o di studio. Elementi specifici: – canoni inferiori al 5% del prezzo stabilito per la cessione agevolata convenzionata, e dunque inferiori ai valori di mercato; – requisiti soggettivi minimi già previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata “agevolata” oltre al limite massimo di reddito Isee/Erp, definito con le modalità e i criteri di cui al regolamento regionale 10 febbraio 2004, n. 1, pari ad € 40.000,00 per nucleo familiare stabilito a riguardo dalla L.R. 36/2008. ORDINARIA” CONVENZIONATA “ORDINARIA” in locazione L’edilizia convenzionata a canoni “moderati” come definita dalla legge regionale n.14/2007 prevede all’articolo 1 interventi promossi e attuati da soggetti pubblici o privati per favorire l’accesso alla casa a persone meritevoli del sostegno pubblico. In particolare tale servizio abitativo si rivolge alle seguenti categorie: cittadini che non sono in grado di sostenere i canoni di libero mercato, ovvero che hanno esigenze abitative di tipo temporaneo collegate a particolari condizioni di lavoro o di studio. Elementi specifici: – canoni inferiori al 5% del prezzo stabilito per la cessione agevolata convenzionata, e dunque inferiori ai valori di mercato; – requisiti soggettivi minimi già previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata “agevolata” oltre al limite massimo di reddito Isee/Erp, definito con le modalità e i criteri di cui al regolamento regionale 10 febbraio 2004, n. 1, pari ad € 40.000,00 per nucleo familiare stabilito a riguardo dalla L.R. 36/2008. Sono un cittadino europeo, residente a Milano, con reddito inferiore ai criteri previsti dalla normativa e senza una abitazione di proprietà mia o del mio coniuge. Come posso fare se voglio comprare un’abitazione a Milano ma non sono in grado di sostenere i prezzi di mercato? L’amministrazione ha previsto le seguenti possibilità che possono essere applicate tanto nell’ambito di interventi di edilizia pubblica quanto soprattutto nell’ambito di interventi di edilizia privata: Edilizia convenzionata “ordinaria” in vendita (prezzo indicativo: €/mqSC 2.500). La convenzione in questo caso riguarda solo il prezzo di cessione e non particolari categorie di cittadini. Si tratta in altri termini di una opportunità disponibile per tutti e non di uno strumento di housing sociale ma costituisce in ogni caso una disciplina pensata per calmierare il mercato; Edilizia convenzionata “agevolata” in vendita (prezzo indicativo: €/mqSC 1.700- 1.900): Tale tipologia, disciplinata dagli artt. 17 e 18 del D.P.R. 380/2001 rispetto alla convenzionata in vendita ordinaria, si caratterizza per un prezzo di cessione calmierato dell’alloggio, nonché la previsione obbligatoria dei requisiti soggettivi degli assegnatari/acquirenti per l’accesso a tale tipologia abitativa. Il reddito complessivo del nucleo familiare non deve essere superiore a quello stabilito annualmente dalla Regione Lombardia per accedere all’edilizia agevolata, incrementato del 25%. ( per l’anno in corso 70.000 euro + 25%= 88.000 euro circa) CONCORDATO” CONVENZIONATA IN AFFITTO “CONCORDATO” Tale tipologia comprende alloggi convenzionati ai sensi dell’articolo 32, ultimo comma, legge n.457/1978 e, nello specifico, si sviluppa nei piani di recupero urbano, con previsione di quota parte di alloggi da destinare a determinate categorie sociali con contratti di locazione convenzionati nella durata (quindici anni dalla fine lavori ) e nel canone. Elementi specifici: – durata della convenzione: 15 anni dalla fine lavori (durata contratto 3+2) – requisiti soggettivi minimi previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata di tipo “agevolata” EDILIZIA CONVENZIONATA IN LOCAZIONE, CON PATTO DI DELL’ FUTURA VENDITA AI SENSI DELL’ARTICOLO 9 DELLA LEGGE NONCHÉ N. 179/1992 NONCHÉ L.R. N. 14/2007 Nell’ambito di interventi finalizzati al recupero edilizio abitativo è prevista la costruzione di alloggi destinati alla assegnazione in godimento o alla locazione per uso abitativo, per un periodo non inferiore a 8 anni, e con successivo trasferimento della proprietà degli stessi ai relativi assegnatari o conduttori in possesso dei requisiti soggettivi per l’assegnazione in proprietà o per l’acquisizione di alloggi fruenti di contributo pubblico, concesso dalla Regione ai sensi dell’articolo 19 legge 457/1978. Si tratta di una previsione che intende favorire nel tempo l’accesso alla abitazione in proprietà, in particolare per giovani coppie e nuclei familiari di nuova formazione. Elementi specifici relativi : – durata minima del periodo in locazione: anni 8 – requisiti soggettivi minimi previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata “agevolata modalità : locazione con i canoni stabiliti dalla L.R. 14/2007, con cessione finale al costo iniziale dell’edilizia convenzionata “agevolata” rivalutata Istat Sono un cittadino europeo, residente a Milano, con reddito inferiore ai criteri previsti dalla normativa e senza una abitazione di proprietà. Non sono in grado di sostenere un canone di libero mercato. Come posso fare se voglio affittare una casa a Milano? L’amministrazione ha previsto le seguenti possibilità che possono essere applicate tanto nell’ambito di interventi di edilizia pubblica quanto soprattutto nell’ambito di interventi di edilizia privata: Edilizia convenzionata “ordinaria” in locazione: i cittadini possono usufruire dei vantaggi di una convenzione della durata di 30 anni, con schemi contrattuali 4+4. L’importo massimo del canone in questo caso è pari al 5% del prezzo di cessione previsto per l’edilizia convenzionata “agevolata”. I requisiti soggettivi minimi sono quelli già previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata “agevolata” oltre al limite massimo di reddito Isee/Erp, pari ad € 40.000 per nucleo familiare stabilito a riguardo dalla L.R. 36/2008. Edilizia convenzionata in affitto “concordato”: i cittadini possono usufruire dei vantaggi di una convenzione della durata di 15 anni, con schemi contrattuali 3+2, l’importo massimo del canone in questo caso è quello previsto dagli accordi per la città di Milano. Sono una giovane coppia, un nucleo familiare di recente formazione, o un cittadino che versa in temporanee condizioni di difficoltà economica. Come fare se voglio abitare in un alloggio convenzionato con la prospettiva di diventarne il proprietario in futuro? Nell’ambito di interventi finalizzati al recupero edilizio abitativo l’amministrazione ha previsto la possibilità di costruire di alloggi destinati alla assegnazione in godimento o alla locazione per uso abitativo, per un periodo non inferiore a 8 anni, con successivo trasferimento della proprietà degli stessi ai relativi assegnatari o conduttori in possesso dei requisiti soggettivi previsti per l’assegnazione dell’edilizia convenzionata “agevolata”. La cessione finale avverrà al costo iniziale dell’edilizia convenzionata “agevolata” rivalutata secondo parametri Istat. SOPPORTABILE” sociale” EDILIZIA SOCIALE AD AFFITTO “SOPPORTABILE” (ex “sociale”) (prezzo medio di affitto variabile a seconda dell’alloggio e del reddito ISEE-Erp degli inquilini: in media circa €/mq anno 20,00, ovvero per un alloggio di mq Sc 70: €/mese 116,00 116,00) regime di locazione permanente, di proprietà pubblica assegnatari Erp. l’accesso: requisito fondamentale per l’accesso reddito Isee-Erp familiare > Cronaca > Tra speranza e pane caldo Un pasto per i clochard Tra speranza e pane caldo Un pasto per i clochard di Gianluca Ferrari nessun commentodomenica 6 marzo 2011 08:52 testo Tag barboni, clochard, palermo, sant’egidio C´è una lunga tavola apparecchiata in una stanza della Chiesa di via Ruggero Settimo. Cesti di pane fragrante, vassoi di sformati e piramidi di mele rosse, saranno i protagonisti della cena per gli amici senza fissa dimora, al termine della messa celebrata una volta l´anno, in memoria di chi sulla strada ha perso la vita. “Questa è ormai una vera e propria tradizione” – afferma Renzo Messina, capo della Comunità Sant´Egidio di Palermo – “nasce più di vent´anni fa, quando a Roma Modesta Valenti, anziana donna barbona, venne lasciata sola a morire senza soccorsi perché sporca. Da quel momento la nostra Comunità si è interrogata sulla disumanità che sta dietro a tutti i casi simili, adoperandosi in prima persona sul questo fronte”. Mentre si parla intanto continuano ad entrare nella stanza i volontari con pizza e cassate. Appare così agli occhi uno spettacolo insolito, ma prova della riuscita dell´iniziativa: gente comune, ben vestita seduta accanto ai barboni, tutti in silenzio con le candele bianche in mano ad ascoltare le decine di nomi di chi non c´è più, scanditi al microfono dall´altare. “Queste persone vivono nell´ostilità e nel disprezzo di chi li circonda e portano sulle spalle il dramma di una vita ferita, per questo il rapporto con loro è spesso difficoltoso. Ninetta per esempio è una dei pochissimi casi in cui nonostante il tempo non siamo riusciti stabilire un rapporto di amicizia, continua tuttora a lanciarci scarpe e bottiglie quando ci vede, ma nonostante tutto sa che ci siamo anche per lei.” La Comunità Sant´Egidio distribuisce una volta a settimana circa 80 pasti, e mette a disposizione un servizio doccia, grazie al contributo di tre squadre itineranti di volontari. È in queste notti di solidarietà che si è creata la forte collaborazione con la “Missione di Speranza e Carità”. Di Biagio Conte si è detto tutto il bene e il male possibile, ma la concretezza dei risultati della sua Missione, dissipa ogni maligno bisbiglio. Dal 1991 il missionario laico si è circondato di collaboratori e volontari, ha preso forma una comunità all´interno della quale tutti si chiamano fratelli e sorelle, e all´insegna di questa fratellanza si sono allargate le braccia ai più poveri. Tre comunità, in via Archirafi (sede centrale della Missione) e in via Decollati destinate agli uomini, via Garibaldi per le donne, offrono accoglienza a più di 700 persone, alle quali vengono assicurati tre pasti al giorno, visite mediche e l´acquisizione della capacità di autogestirsi. Molta gente tuttavia rifugge la convivenza, forse anche per orgoglio o per timore. La Missione si occupa anche di loro: ogni notte un furgoncino di volontari, giovani studenti per la maggior parte, gira per le strade donando a tutti i senzatetto che incontra, pasti caldi, panini, latte e coperte. “A questa gente è il conforto quello che diamo soprattutto” – dicono i Fratelli di Biagio Conte – “l´amicizia che noi offriamo è la condizione necessaria per superare la loro iniziale diffidenza. Col tempo imparano a considerarci un punto di riferimento e iniziano a frequentare la nostra comunità”. “C´è tanta indifferenza nella società, ma allo stesso tempo è evidentemente vivo uno spirito solidale diffuso, senza il quale nulla di tutto questo sarebbe possibile”.
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decreto proroga salva sfratti per particolari categorie sociali
Giovedì Aprile 07th 2011, 17:20
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« Edilizia sociale- ERS – coordinazione mista :pubblico /privato

sfratti DL 30 XII 09 n.194-proroga 2011
Di enzuccio62

SFRATTI PER FINITA LOCAZIONE SOSPESI FINO AL 31 DICEMBRE 2010
CON LA LEGGE del 25 Febbraio 2010 (IN ATTESA PUBBLICAZIONE G.U.) DI CONVERSIONE DEL DL 30 DICEMBRE 2009 N. 194

La normativa dettata dalla legge 199/08, confermata dalla nuova legge
approvata definitivamente dal Senato il 25/02/2010, dispone che:
al fine di ridurre il disagio abitativo e di favorire il passaggio da casa a casa per le particolari categorie sociali individuate dall’articolo l, comma l, della legge 8 febbraio 2007, n. 9, in attesa della realizzazione delle misure e degli interventi previsti dal piano nazionale di edilizia abitativa di cui all’articolo II del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133, l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo, già sospesa fino al 15 ottobre 2008 ai sensi dell’articolo 22-ter del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla
legge 28 febbraio 2008, n. 31, è ulteriormente differita al 31 dicembre 2010 (ovviamente oggi per effetto della nuova legge) nei comuni di cui all’articolo l,comma l, della legge 8 febbraio 2007, n. 9.
Giova ricordare che il richiamato comma l dell’articolo l della legge 9/2007
sospendeva i provvedimenti, nei comuni capoluoghi di provincia, nei comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei comuni ad alta tensione abitativa di cui alla delibera CIPE n. 871 03 del 13 novembre 2003,pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2004.
La sospensione si applica ai provvedimenti che rivestano queste caratteristiche:
– provvedimenti di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso di abitazioni;
– nei confronti di conduttori con reddito annuo lordo complessivo familiare
inferiore a 27.000 euro e che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare
persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con
invalidità superiore al 66 per cento, purché non siano in possesso di altra
abitazione adeguata al nucleo familiare nella regione di residenza;
– conduttori che abbiano, nel proprio nucleo familiare, figli fiscalmente a carico sempre con reddito inferiore a 27.000 euro.
La nuova norma dispone altresì che fino alla scadenza del 31 dicembre 2010
continuano a trovare applicazione i commi 2, 4, 5 e 6 dell’articolo l della citata legge 9/2007 nonché i benefici fiscali previsti dall’articolo 2 della stessa legge 9/2007.Queste norme richiamate com’ è noto prevedevano:
2. La sussistenza dei requisiti per la sospensione della procedura esecutiva di
rilascio di cui ai comuni l e 3 del presente articolo è auto certificata dai soggetti interessati con dichiarazione resa nelle forme di cui all’articolo 21 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000) n. 445, e comunicata al locatore ai sensi dell’articolo 4) comma 5) del decreto-legge 27 maggio 2005) n. 86, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005) n.
148. La sussistenza di tali requisiti può essere contestata dal locatore nelle forme di cui all’articolo 1) comma 2) del decreto-legge 20 giugno 2002) n. 122, convertito,con modificazioni, dalla legge 1 agosto 2002) n. 185.
4. Per tutto il periodo di sospensione dell’esecuzione ai sensi dei commi l e 3 del presente articolo il conduttore corrisponde al locatore la maggiorazione prevista (dall’articolo 6, comma 6, della legge 9 dicembre 1998) n. 431.
5. Il conduttore decade dal beneficio della sospensione dell’esecuzione se non provvede al pagamento del canone nei limiti indicati dall’articolo 5 della legge 27 luglio 1978) n. 392, salva l’applicazione dell’articolo 55 della medesima legge.
6. La sospensione non opera in danno del locatore che dimostri, nelle forme di cui al comma 2, secondo periodo, di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per ottenere la sospensione medesima o nelle condizioni di necessità sopraggiunta dell’abitazione. A tutte le procedure esecutive per finita locazione attivate in relazione a contratti stipulati ai sensi della legge 9 dicembre 1998) n. 431, e successive modificazioni, con i conduttori di cui ai commi l e 3 del presente articolo si applica quanto previsto dall’articolo 6, comma 4, della medesima legge n. 431 del1998.
Mentre riguardo ai benefici fiscali, pure richiamati, ricordiamo che la legge 9
all’articolo 2 prevedeva:”Articolo 2. Benefici fiscali”.Per i proprietari degli immobili locati ai conduttori individuati nell’articolo l, commi
l e 3, della presente legge, si applicano, per il periodo di sospensione della procedura esecutiva, i benefici fiscali di cui all’articolo 2) comma 1) del decreto-legge 1°febbraio 2006, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 marzo 2006, n.86. A favore dei medesimi proprietari i comuni possono prevedere esenzioni o riduzioni dell’imposta comunale sugli immobili.”
Come illustrato in occasione dell’interpretazione della precedente legge 9/2007 vi segnaliamo problemi connessi all’applicazione della nuova legge che ricalca i contenuti della precedente:
CANONE DOVUTO (Art. 1 comma 4 legge 9/2007)
Per tutto il periodo della sospensione è dovuta la maggiorazione del 20% sull’ultimo canone dovuto alla scadenza del contratto. Il diretto riferimento all’articolo 6 della legge 431/98 e all’ultimo canone contrattuale dovuto sembra escludere che la maggiorazione possa nuovamente applicarsi a chi,nei mesi o anni scorsi, in coincidenza con le altre proroghe di cui abbia beneficiato abbia già aumentato di tale percentuale il canone. In sostanza vanno respinte richieste di ulteriori integrazioni se il 20% è stato già applicato e viene corrisposto.
MODALITA’ APPLICATIVE E DI RICHIESTA DELLA SOSPENSIONE (Art. 1
comma 2 Legge 9/2007)
I conduttori interessati alla proroga auto certificano con dichiarazione il possesso dei requisiti quindi ai sensi dell’art. 4 del DL 86/2005 la comunicano alla cancelleria del giudice dell’esecuzione “con raccomandata con avviso di ricevimento che è
esibita all’ufficiale giudiziario procedente, ovvero con dichiarazione resa allo stesso ufficiale giudiziario che ne redige processo verbale.
5. La cancelleria del giudice procedente, ovvero l’ufficiale giudiziario, danno
immediata comunicazione al locatore della dichiarazione irrevocabile e del
conseguente differimento degli atti della procedura.”
DECADENZA DAL BENEFICIO DELLA SOSPENSIONE (art. 1 comma 5 – 6
Legge 9/2007)
Il conduttore decade dal beneficio se non è in regola col pagamento di canone e oneri ma ha il beneficio della sanabilità ex art. 55 legge 392/78;
se il locatore dimostra di trovarsi nelle stesse condizioni richieste per la
sospensione;
se il locatore dimostra di trovarsi nella condizione di necessità sopraggiunta
dell’abitazione.
Ovviamente per far valere il verificarsi delle condizioni di cui ai punti a) b) c) il locatore deve contestare il diritto alla sospensione attivando la procedura previstadall’articolo l comma 2 del DL 122/2005
“Su ricorso del locatore, notificato al conduttore, che contesti la sussistenza in capo a questo ultimo dei requisiti richiesti per la sospensione dell’esecuzione, il giudice dell’esecuzione procede con le modalità di cui all’articolo Il, commi quinto e sesto del decreto-legge 23 gennaio 1982) n. 9, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 1982, n. 94, disponendo o meno la prosecuzione dell’esecuzione con
provvedimento da emanarsi nel termine di giorni otto dalla data di presentazione del ricorso. Avverso il decreto è ammessa opposizione al tribunale, che giudica in composizione collegiale con le modalità di cui all’articolo 618 del codice di procedura civile”.
VI SEGNALIAMO LE ALTRE NOVITA’ INTRODOTTE NELLA LEGGE 199/08
CHE OVVIAMENTE RIMANGONO IN VIGORE VISTO CHE LA NUOVA NORMA
OPERA SOLO SULLO SLITTAMENTO DEL TERMINE AL 31 DICEMBRE 2010
Art. l comma l bis (FONDO SOCIALE).
Prevede che i bandi per la concessione dei contributi integrativi, devono essere emessi, ai sensi articolo Il comma 8, legge 431/98, entro il 30 settembre di ogni anno con riferimento alle risorse assegnate, per l’anno di emissione del bando dalla legge Finanziaria.
Si tratta di un importante emendamento dai noi richiesto e formulato per rendere omogeneo e puntuale con cadenza annuale su tutto il territorio nazionale il procedimento di emissione dei bandi per il Fondo sociale correggendo l’attuale stortura che in molte parti del Paese ha provocato ritardi e “buchi” di diversi anni per l’emissione dei bandi.
Art. l bis (Valutazione delle finite locazioni ai fini dei bandi ERP) L’articolo l bis prevede che:I provvedimenti giudiziari di rilascio per finita locazione degli immobili adibiti ad uso abitativo sono valutati ai fini dell’attribuzione del punteggio per la predisposizione delle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, solo se contengono l’esplicita enunciazione della data di registrazione del contratto di locazione e gli estremi della lettera raccomandata con avviso di ricevimento recante disdetta della locazione da parte del locatore. Come appare chiaro la norma pone un serio problema per i futuri provvedimenti di finita locazione che saranno adottati in sede giudiziale.In sostanza c’è il rischio che provvedimenti che non contengano le indicazioni
prescritte dalla norma siano inutilizzabili ai fini delle assegnazioni di ERP.
Sarà pertanto necessario allertare tutti i nostri consulenti legali perché nelle
attività di difesa per gli inquilini sottoposti a queste procedure sia espressamente richiesta in sede di giudizio la prescritta indicazione da parte del locatore intimante.
Su questo punto abbiamo chiesto specifiche modifiche che il Senato dati i tempi ristretti per la conversione non ha esaminato, ma che sono state comunque oggetto
di un O.d.G. presentato dal PD nei giorni scorsi e che già vi abbiamo inviato.
Art. l quater (Acquisto da parte degli IACP di alloggi sottoposti a procedura esecutiva immobiliare)
L’articolo lquater prevede che:
Gli immobili sottoposti a procedura esecutiva immobiliare o concorsuale,con le caratteristiche di quelli facenti parte del patrimonio di edilizia residenziale
pubblica, e comunque non rientranti nelle categorie catastali AI l e A/2, occupati a titolo di abitazione principale da un mutuatario insolvente, possono essere ceduti in proprietà agli istituti autonomi case popolari, comunque denominati o trasformati,che li acquistano a valere su risorse proprie e senza nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica, con le agevolazioni previste per l’acquisto della prima casa di abitazione, al fine di favorire la riduzione del disagio abitativo e la riduzione delle passività delle banche. Gli istituti autonomi case popolari, comunque denominati trasformati, provvedono a stipulare contratti di locazione a canone sostenibile con imutuatari che occupano gli alloggi a titolo di abitazione principale.
Sono definiti canoni sostenibili, per le finalità del presente articolo, i canoni di importo pari al 70 per cento del canone concordato calcolato ai sensi dell’articolo 2,comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, e successive modificazioni, e comunque non inferiore al canone di edilizia residenziale pubblica vigente in ciascuna regione e provincia autonoma.
Il canone sostenibile corrisposto a fronte del contratto di locazione è computabile a parziale restituzione delle somme pagate dagli istituti autonomi case popolari,comunque denominati o trasformati, per l’estinzione del mutuo relativo all’immobile e degli oneri accessori corrisposti. Resta ferma la facoltà di riacquisto dell’immobile prioritariamente da parte del mutuatario insolvente alla scadenza del contratto di locazione secondo le modalità stabilite da leggi regionali.
La norma sembra del tutto priva di possibile attuazione visto lo stato dei bilanci degli IACP comunque denominati ed in ogni caso testimonia del persistere di un atteggiamento inspiegabilmente differenziato tra mutuatario in difficoltà, per il quale comunque si introduce questa misura di dubbia utilità e percorribilità, e sfrattato per morosità per il quale non si prevede ne in questo decreto ne nelle norme finanziarie a sostegno delle famiglie, attualmente in discussione alla Camera alcuna misura. Facciamo notare che il decreto introduce un concetto di canone sostenibile (pari al 70% dei concordati) che è indubbiamente un principio importante e utile allorché il Governo e il Parlamento decidessero di intervenire finalmente sulle morosità.
Sono infine introdotte due modifiche tecniche al DL 112 in materia di riferimento al testo unico dell’edilizia n. 1165 1938 e in materia di potere consultivo delle Regioni.
sfratti al 31 dicembre 2011
Con la conversione in legge del Decreto Milleproroghe il Governo ha fatto approvare dal Parlamento la sospensione degli sfratti per finita locazione limitatamente ad alcune categorie sociali fino al 31 dicembre 2011.
Secondo la CGIL il provvedimento «riguarda circa 50.000 famiglie di anziani, portatori di handicap e malati terminali», ma «non affronta il dramma delle decine di migliaia di famiglie con uno sfratto per morosità causato dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione e dagli affitti insopportabili, in una fase in cui peggiora la condizione abitativa del Paese e la crisi sta ulteriormente aggravando la già difficile condizione abitativa delle famiglie». Il sindacato ritiene, quindi, «indispensabile una ulteriore proroga degli sfratti che comprenda quelli per morosità incolpevole con la istituzione di un fondo analogo a quello adottato per le famiglie in difficoltà con il pagamento dei mutui».
Critico anche il SUNIA. Il sindacato ritiene infatti che non sia stata data «nessuna risposta sull’emergenza derivante dagli sfratti per morosità che hanno raggiunto livelli drammatici, 150.000 possibili esecuzioni nei prossimi anni, senza la minima attenzione da parte del governo». Il Sunia dunque ribadisce «l’urgenza di un provvedimento che, da un lato sostenga, come si è fatto per i mutui, le famiglie in difficoltà con il pagamento dell’affitto; dall’altro apra un tavolo di confronto sulla riforma del regime delle locazioni che abbia l’obiettivo di abbassare il livello insostenibile degli affitti».
Claudio Fantoni, delegato ANCI alle politiche abitative ha sottolineato come «la sospensione degli sfratti, limitatamente a talune categorie sociali, al 31 dicembre 2011, non può che essere accolta positivamente dall’Anci… si tratta, comunque, di una misura necessaria ma tampone che non affronta in modo strutturale il problema di centinaia di migliaia di famiglie in difficoltà». Secondo l’Anci oggi, sono oltre 650 mila le famiglie in attesa di ottenere una casa popolare e solo per il 2009, ultimo dato disponibile, oltre 50 mila quelle oggetto di nuovi sfratti per morosità. L’Anci ha quindi chiesto al governo di riattivazione di un tavolo per affrontare in modo organico il tema della casa e le gravi difficoltà in cui si trovano i nostri concittadini.
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 29 dicembre 2010, n. 225
Testo del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 303 del 29 dicembre 2010), coordinato con la legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10 (in GU n. 47 del 26-2-2011 – Suppl. Ordinario n. 53), recante: «Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie.»
Articolo 2
Proroghe onerose di termini
….
12-sexies. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 20 ottobre 2008, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2008, n. 199, come da ultimo modificato dall’articolo 5, comma 7-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, in materia di esecuzione dei provvedimenti di rilascio per finita locazione di immobili ad uso abitativo, le parole: « al 31 dicembre 2010 » sono sostituite dalle seguenti: « al 31 dicembre 2011 ». Ai fini della determinazione della misura dell’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuto per l’anno 2012 non si tiene conto dei benefici fiscali di cui all’articolo 2, comma 1, della legge 8 febbraio 2007, n. 9. Alle minori entrate derivanti dall’attuazione del presente comma, pari a 3,38 milioni di euro per l’anno 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica.
·
Articolo scritto da Gennaro Guida ricerca in rete
Articolo scritto lunedì, marzo 7th, 2011 alle 10:11 con le categorie evidenza. Puoi seguire le risposte all’articolo tramite RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un link dal tuo sito. .

Tag: case popolari

Questo post è stato pubblicato il aprile 6, 2011 alle 7:01 am ed è archiviato in Uncategorized. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.

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criteri di assegnazioni case popolari
Giovedì Febbraio 17th 2011, 18:33
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Una donna di 78 anni, sua figlia di 50 e i figli di lei – di 6 e 19 anni – che vivono a Genova in una casa popolare dell’Arte (l’ente ligure di edilizia pubblica) rischiano di finire in mezzo a una strada.Lo sfratto dovrebbe essere esecutivo dal 29 di aprile e il Difensore Civico della Provincia di Genova, Pietro Gambolato, parla di una situazione allucinante: il reddito complessivo della famiglia è di 460 euro al mese, troppo pochi per sfamare quattro persone e pagare anche i 100 euro al mese di affitto; non solo: la ragazza di 19 anni è gravemente malata, ha un tumore allo stomaco.Secondo Gambolato – che parla di «applicazione inumana della legge» e ricorda come l’Arte abbia detto in passato di prestare «particolare attenzione alle domande (di casa, ndr) che arrivano da fasce sociali più deboli» – sarebbe urgente costituire un fondo, fra Comune, Provincia e Regione e altri enti, cui poter attingere in casi come questi.Gambolato, infine, sottolinea un paradosso: se lo sfratto divenisse davvero esecutivo, la donna più anziana verrebbe presumibilmente destinata a una casa di cura, la 50enne e il figlio di 6 anni a una residenza protetta e la ragazza di 19 anni a una struttura ospedaliera; alle fine, insomma, l’operazione costerebbe allo Stato ben più di 100 euro al mese.La replica del Comune di Genova
Interpellato in proposito, Bruno Pastorino, assessore comunale alle Politiche Abitative, sembra disarmato nello spiegare che, incredibilmente, gli inquilini dell’edilizia pubblica sono meno tutelati rispetto a quelli del privato dove, per esempio, non è possibile sfrattare alcune categorie di residenti, come i malati terminali. «L’unica facoltà che i Comuni hanno – chiarisce Pastorino – è intervenire economicamente per coprire i canoni che le famiglie in difficoltà non possono pagare; peccato che nessun bilancio spieghi dove prendere questi soldi». Anche lui, insomma, spera che istituzioni e privati diano vita a un fondo di solidarietà. Sconfortante, alla fine, la risposta di Pastorino su questo specifico caso: «Non abbiamo possibilità di interrompere queste azioni (lo sfratto, ndr), anche se sappiamo che sono indecenti»..fonte:http://www.ilsecoloxix.it/genova/view.php?DIR=/genova/documenti/2008/04/18/&CODE=1f19c5c0-0d32-11dd-a18f-0003badbebe4…

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Pubblicato in diritti, economia, politica, salute, società« I sindaci del Nord: «Facciamo un Pd “padano”»Cina, arrestati oltre 100 monaci. Domenech: “In agosto spegnere la tv” »

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Risposte
1.
Non approverò mai chi mette davanti l’economia a quello in cui crede.
Guadagno quattro soldi di pensione ma potrei rinunciare anche a più di un pasto per aiutarli Non abbiamo possibilità ….?
Vergogna Pastorino : e ti votano pure fino che…. non arriverà la lega anche lì
Rob de ciod

1.

Da: Val su aprile 18, 2008
alle 5:30 pm Replica

1.
E’ una vergogna!
Il Comune dia un contributo mensile pari almeno all’affitto che deve pagare; questo sì che si può fare!
Noi, ad esempio, abbiamo fatto una cosa simile; ad una persona (in condizioni estremamente disagiate) che era in debito col Comune abbiamo dato un contributo che poi è stato girato a copertura del debito e quindi non sono scattati altri provvedimenti

1.

Da: Franca su aprile 19, 2008
alle 10:38 am Replica

1.
vincenzo arruzza Dice:
16 06amTue, 10 Jun 2008 10:13:16 +00001612008, 2008 alle 20.24
OGGETTO: Una donna di 78 anni, sua figlia di 50 e i figli di lei – di 6 e 19 anni – che vivono a Genova in una casa popolare dell’Arte (l’ente ligure di edilizia pubblica) rischiano di finire in mezzo a una strada.
Segue commento di vincenzo arruzza
La signora dovrebbe rivolgersi al comune di appartenenza , richiedere spiegazioni e modulistica, che con allegato precetto di sfratto si compila e si viene inseriti in un contesto come evidenziato in un decreto dello stato. ,si da atto al tribunale( il modulo prestampato darlo per conoscenza anche all’uff.case del comune ), sene conservare ricevuta anche dopo averlo prodotto in tribunale e darne visura all’ ufficiale giudiziario in caso di sfratto ,il giudice a questo punto proroga la durata della sospensione dello sfratto affinché la signora venga inserita in una graduatoria per alloggi convenzionati pubblici , con riserva. Il testo del decreto recita: proroga sfratti a famiglie che non riescono a reperire un abitazione con mezzi propri nel mercato libero degli immobili,famiglie con a carico portatori handicap gravi o, con a carico familiari ultrasessantacinquenni, i servizi sociali di Genova queste informazioni dovrebbero darle alla famiglia in oggetto. Inoltre nel decreto e, circ. ministeriale infrastrutture viene evidenziato che viene istruita una graduatoria nella misura del 10% rivolta a tali soggetti con disagio o avvenute condizioni di disagio.

1.

Da: vincenzo su gennaio 16, 2009
alle 3:58 pm Replica

1.
sono la ragazza dell’articolo devo dire che tutto si è risolto per il meglio ma io ora nn abito piu con la mamma la nonna e il fratellino ho provato insieme al mio ragazzo a fare domanda x le case popolari…come andrà???non lo so cmq grazie a tutti per la solidarietà..
ilaria

1.

Da: ilaria su luglio 26, 2009
alle 11:55 pm Replica

1.
Ilaria, grazie per averci aggiornato – anche se non ho capito bene se davvero ci sia da gioire, visto che non abiti più con la tua famiglia.
Tienici informati: in caso di bisogno, ti daremo tutto lo spazio che la vostra vicenda merita e magari riusciremo ad aiutarti… Coraggio, ricorda che non sei sola.
Ti abbracciamo.

1.

Da: solleviamoci su luglio 27, 2009
alle 3:12 pm Replica

1.
grazie di tutto ma mi sà che la mia domanda non è stata accolta nonostante il mio ragazzo sia invalido al 100% in seguito a un incidente e non ha più l’utilizzo del braccio sinistro…spero che tutto vada per il meglio grazie di tutto vi farò sapere …
ilaria

1.

Da: ilaria su gennaio 21, 2010
alle 11:06 pm Replica

1.
anchev io abito in una casa popolare ed anche io ho lo sfratto con 4 bimbi di 13.11.10.6 anni ed un marito con problemi di cuore ed un bimbo di 6 anni quasi ceco e pure io ho lo sfratto in pr di pavia e pago 350 euro al mese 90 euro e’ la csa e tutto il resto sono spese

1.

Da: sabrina su gennaio 28, 2010
alle 6:26 pm

0 Comments

anfiosso
Sabato Febbraio 12th 2011, 15:25
Filed under: Blogroll

0 Comments

Stralcio normative di riferimento in edilizia residenziale pubblica,ex case popolari,ora denominati alloggi residenziali pubblici (erp):
Martedì Novembre 16th 2010, 18:36
Filed under: Blogroll, [Associazioni] associazioni
ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DELLE PROVINCIE EX IACP,ORA DENOMINATE AGENZIE TERRITORIALI PER LA CASA .Stralcio normative di riferimento in edilizia residenziale pubblica,ex case popolari,ora denominati alloggi residenziali pubblici (erp):Il quadro normativo di riferimento per le attività di competenza dell’IACP è costituito da una serie di provvedimenti legislativi che si sono susseguiti nel tempo in considerazione anche dell’evoluzione che ha caratterizzato l’esistenza degli Istituti Autonomi Case popolari e la successiva delega dello Stato alle Regioni in materia di edilizia residenziale pubblica; Legge 616 del 24 luglio 1977.La legge delle Regioni in applicazione della Legge 616 /1977 ,costituisce l’essenzialeriferimento per ciò che riguarda l’assegnazione,nonché la revoca, e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Si riportano i provvedimenti legislativi statali e regionali più importanti:Decreto Presidente Repubblica 24 luglio 1977, n. 616;in mancanza di legge regionale si applica la legge dello Stato.Legge 30 dicembre 1960 n. 1676 “Norme per la costruzione di abitazioni per i lavoratori agricoli”.Legge 14 febbraio 1963 n. 60 e successivo regolamento di attuazione “Liquidazione del patrimonio edilizio della gestione INA CASA”.Legge 22 ottobre 1971, n. 865 “Programmi e coordinamento per l’edilizia residenziale pubblica”.D.P.R. 30 dicembre 1972 n. 1035 “Norme per l’assegnazione e la revoca nonché per la determinazione e revisione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.D.P.R. 30 dicembre 1972, n. 1036 “Norme per la riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore della edilizia residenziale pubblica”.Legge 8 agosto 1977 n. 513 “Provvedimenti urgenti per l’accelerazione dei programmi in corso, finanziamento di un programma straordinario e canone minimo dell’edilizia residenziale pubblica”.Legge 27 luglio 1978 n. 392 “Disciplina delle locazioni di immobili urbani, – Disciplina Equo Canone -”.Legge 5 agosto 1978 n. 457 “Norme per l’edilizia residenziale”.Legge Regionali sulle “ Norme per l’assegnazione,nonché la revoca, e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.Legge 17 febbraio 1992, n. 179 “Norme per l’edilizia residenziale pubblica”.Legge 24 dicembre 1993 n. 560 “Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.Legge Regionali su ricerca in web,per la regione interessata, o consultando il Bur propria regione “vedi adeguamento canoni di locazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica”.Legge Regionale che,“Disciplina i canoni di locazione per alloggi di edilizia residenziale pubblica”(ex case popolari).Legge 431 del 9 dicembre 1998 art. 2 comma 3 “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo”.

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dall’art. della legge regionale 28. n.
Venerdì Novembre 12th 2010, 18:34
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ALL’ASSESSORATO DIVISIONE EAPDEL COMUNE DI __________________ http://www.territorio.regione.it/canale.asp?id=74

REGOLAMENTO COMUNALE N. DEL COMUNE DI DOMANDA DI PARTECIPAZIONE AL CONCORSO PER L’ASSEGNAZIONE DEGLI ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA.
Richiesta di assegnazione di un alloggio di edilizia abitativa pubblica di cui al bando di concorso n. approvato dall’Amministrazione Comunale con delibera n.______, del______________

(NB I richiedenti devono indicare TUTTI i dati richiesti e contrassegnare le caselle per le condizioni oggettive e soggettive che ricorrono. Per ulteriori informazioni vedere le note in calce ed in allegato.) Il/la sottoscritto/a;Cognome , Nome ,Nato/a Comune/Stato , prov. , il ,sesso M F Residente nel Comune di ,indirizzo Codice fiscale I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I__I(NB per il luogo di nascita i nati in Italia indichino Comune e Provincia, i nati all’estero indichino invece lo Stato di nascita ed “EE” come Provincia.) CONSAPEVOLE DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE (art. 75) E PENALI (art. 76) disciplinate dal D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, cui può andare incontro in caso di dichiarazioni false o mendaci, ed in tal senso ammonito, ai sensi degli artt. 46 e 47 dello stesso D.P.R. 445/2000, Chiede l’assegnazione di un alloggio di edilizia ABITATIVA pubblicaE dichiara sotto la propria responsabilità:

1
In merito alla propria cittadinanza(NB contrassegnare la casella della condizione che ricorre a), b) o c), quindi compilare anche il riquadro a destra corrispondente.)

2 Che il sottoscritto:

3 Che, alla data di pubblicazione del bando, nello stato di famiglia anagrafico, oltre al sottoscritto, sono presenti:(NB per il luogo di nascita indicare Comune e Provincia per i nati in Italia, per i nati all’estero indicare invece lo Stato di nascita ed “EE” come Provincia.)

4. Che oltre al sottoscritto, il nucleo familiare richiedente è composto da:(NB il nucleo richiedente è composto dalle persone che intendono trasferirsi nell’alloggio richiesto. In caso di assegnazione, lo stato di famiglia anagrafico deve essere aggiornato conformemente alla dichiarazione contenuta in questa sezione. In caso di invalidità, allegare il certificato della Commissione di Prima Istanza per l’accertamento degli stati di invalidità. Per i nati in Italia indicare il Comune e la Provincia di nascita, per i nati all’estero indicare lo Stato ed “EE” come Provincia.)
1) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
2) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
3) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
4) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
5) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00

4. Che oltre al sottoscritto, il nucleo familiare richiedente è composto da: (segue)(NB il nucleo richiedente è composto dalle persone che intendono trasferirsi nell’alloggio richiesto. In caso di assegnazione, lo stato di famiglia anagrafico deve essere aggiornato conformemente alla dichiarazione contenuta in questa sezione. In caso di invalidità, allegare il certificato della Commissione di Prima Istanza per l’accertamento degli stati di invalidità. Per i nati in Italia indicare il Comune e la Provincia di nascita, per i nati all’estero indicare lo Stato ed “EE” come Provincia.)
6) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
7) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
9) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00
10) Cognome _____________________________________________ Nome ____________________________________________Comune/Stato di nascita _________________________________________ Provincia _____ data di nascita ____/____/________ sesso M F Comune di Residenza ________________________________________________________________________Codice Fiscale |___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___|___| Stato civile __________________________Parentela ___________________________, percentuale di invalidità |___|___|___|% indennità di accompagnamento SI NO a carico del richiedente SI NO Redditi percepiti nel 2008 (dichiarazione 2009): da lavoro dipendente/pensione € |__|__|__|__|__|,00 da lavoro autonomo € |__|__|__|__|__|,00 altri redditi € |__|__|__|__|__|,00

IL SOTTOSCRITTO DICHIARA, INOLTRE:Condizioni soggettive del nucleo familiareNB: Per i punti 5 – 6 – 7 si fa riferimento al nucleo familiare richiedente indicato al precedente punto 4 . (Indicare SI o NO per ogni voce)

5 SI
NO Che i componenti il nucleo familiare, compreso il richiedente, NON possiedono il diritto di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su di un alloggio adeguato (così come definito dall’art.3, comma 6, lett. a) del Regolamento Regionale n.1/2005) ovunque situato nel territorio nazionale; N.B.: Barrare la casella SI se i componenti il nucleo familiare, compreso il richiedente, non sono proprietari, usufruttuari o titolari del diritto d’uso e di abitazione su di un alloggio adeguato, ovunque situato nel territorio nazionale.Barrare la casella NO se almeno uno dei componenti il nucleo familiare è proprietario, usufruttuario o ha diritto d’uso o di abitazione su un alloggio adeguato; in questo caso la domanda verrà esclusa.

14 SI
NO Che l’alloggio attualmente occupato: è sprovvisto di servizio igienico interno, o non è dotato di acqua corrente, o non è completo di WC, lavabo, doccia o vasca;

(NB: Ai fini del calcolo del punteggio, le condizioni relative ai punti 9 – 11 – 12 – 13 – 14 devono sussistere da almeno un anno alla data di pubblicazione del bando di concorso) Tutte le comunicazioni dovranno essere inviate al seguente indirizzo:Signor/a Indirizzo: n. Località cap. _________ prov. ___ Telefono: abitazione cellulare (NB Eventuali variazioni vanno tempestivamente segnalate al Comune. Gli Enti non si assumono responsabilità per gli eventuali disguidi derivanti dalla mancata segnalazione.)(NB La domanda deve essere regolarizzata ai fini dell’imposta di bollo apponendo una marca nell’apposito spazio sul frontespizio. Gli eventuali allegati vanno elencati nelle righe seguenti). Qualora la domanda non sia sottoscritta di fronte all’ufficiale addetto alla ricezione, il richiedente è tenuto ad allegare la fotocopia di un documento di identità in corso di validità.) Elenco della documentazione allegata alla domanda Modello per condizioni di disagio aggiuntive ex L.R.P n.46/95 Firmadata_______________________ ___/___/_____ ___________________________________Consenso al trattamento dei dati personaliIl sottoscritto, informato ai sensi del D.Lgs 196/2003 e successive modificazioni ed integrazioni, acconsente al trattamento dei dati personali da parte delle Amministrazioni pubbliche coinvolte (Comune, Regione Umbria, Stato) ai fini del procedimento amministrativo della presente istanza. Si autorizzano pertanto i citati Enti a trattare, comunicare e diffondere i dati, anche con mezzi informatici, per finalità istituzionali e statistiche secondo le disposizioni ed i limiti di Legge.(NB Il mancato consenso al trattamento dei dati personali comporta la decadenza dai benefici richiesti per l’impossibilità delle Amministrazioni pubbliche coinvolte di portare a compimento l’iter amministrativo dell’istanza.) data________________________ lì ___/____/______ Firma _______________________________

NOTE ALLA COMPILAZIONE PUNTO 1Lettera a), b),c): DEVE ESSERE PRESENTATA UNA SOLA DOMANDA, per ogni nucleo familiare, o presso il Comune di residenza o presso il Comune sede di lavoro. PUNTO 2Lettera c) Il richiedente deve indicare i redditi che ha percepito nell’anno 2008. Vengono considerati come redditi da lavoro dipendente anche quelli che derivano da pensione, indennità di cassa integrazione, indennità di mobilità, indennità di disoccupazione, sussidi assistenziali e assegni del coniuge separato o divorziato. Dal calcolo complessivo vanno esclusi tutti i sussidi e gli emolumenti non soggetti ad imposizione fiscale, comprese le rendite I.N.A.I.L. PUNTO 2 e 4 – sezione invalidità (se minori portatori di handicap)Se nel certificato di invalidità è riportata la dicitura “minore con necessità di assistenza continua e non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita”, inserire nell’apposito spazio per la percentuale di invalidità: 100% e barrare il riquadro dell’indennità di accompagnamento;se viene riportata la dicitura “minore ipoacustico e/o con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età”, inserire un valore percentuale tra 75-100% senza barrare il riquadro relativo all’indennità di accompagnamento. In questo caso infatti il minore potrebbe percepire un’indennità di frequenza. PUNTO 3Devono essere indicati tutti i componenti presenti nello stato di famiglia anagrafico del richiedente, alla data di emanazione del bando. PUNTO 4Devono essere indicati i componenti il nucleo familiare che chiedono l’assegnazione dell’alloggio; si possono verificare 2 casi:a) Il nucleo corrisponde a quello anagrafico del richiedente, già indicato al punto 3, in questo caso devono essere ripetuti ed integrati tutti i dati relativi a ciascun componente.b) Il nucleo è diverso, in quanto composto solo dal richiedente e da alcuni membri presenti al punto 3), ovvero composto dal richiedente e da soggetti esterni all’elenco del punto 3); in questo caso devono essere indicati solo i dati relativi a questi ultimi.Se il membro del nucleo familiare non percepisce reddito, il richiedente deve scrivere 0 (zero). PUNTO 8Il punteggio viene assegnato nel caso in cui la coppia abbia almeno un figlio minore a carico. RIFERIMENTI NORMATIVI: Regolamento comunale Inadeguatezza dell’alloggio posseduto: viene divisa per sedici l’intera superficie abitativa, al netto dei muri perimetrali e di quelli interni. Dalla suddivisione si ottiene il numero di vani convenzionali di cui è composta l’unità immobiliare. Le eventuali cifre dopo la virgola vengono arrotondate per difetto o per eccesso a seconda che siano al di sotto o al di sopra di 0,5. Il numero ottenuto viene rapportato a quello dei componenti il nucleo familiare e l’alloggio si considera inadeguato, qualora tale rapporto risulti essere inferiore ai seguenti parametri:1) due vani convenzionali per un nucleo familiare di una o due persone;2) tre vani convenzionali per un nucleo familiare di tre o quattro persone;3) quattro vani convenzionali per un nucleo familiare di cinque persone ed oltre; Regolamento comunale Ai fini dell’attuazione del calcolo delle condizioni oggettive lo stato dell’immobile si considera scadente qualora siano in scadenti condizioni almeno quattro degli elementi elencati, dei quali tre devono essere propri dell’unità immobiliare:1) elementi propri dell’unità immobiliare: 2) elementi comuni:a) pavimenti; a) accessi, scale e ascensore; b) pareti e soffitti; b) facciate, coperture e parti comuni in genere;c) infissi;d) impianto elettrico;e) impianto idrico e servizi igienico – sanitari;f) impianto di riscaldamento;

N.B.: Si sottolinea la necessità di apporre entrambe le firme previste in fondo alla domanda, in quanto la prima riguarda la sottoscrizione di tutte le dichiarazioni rese e la seconda, il consenso al trattamento dei dati personali, ai sensi del D.lgs, n. 196/2003

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morosità su decreto ingiuntivo
Giovedì Novembre 11th 2010, 20:39
Filed under: [myBlogoVillage] myVillage
Richiesta Decreto ingiuntivo,inquilino moroso, procedimento;risposta :in caso di debito moroso,In caso di condomini moroso, è bene rivolgersi ad un legale che provvederà a riscuotere il credito secondo la seguente procedura: 1. come primo atto d’intimazione lo Studio legale ,o ufficio Legale ex Iacp,ingiunge al condomino ,o assegtnatario inadempiente di estinguere il proprio debito moroso entro un dato termine, di regola 10 giorni, inviandogli una raccomandata a/r ed avvertendolo che in difetto si procederà al recupero del credito vantato per via giudiziaria.2. in caso di mancato pagamento nel termine assegnato, l’ufficio Legale ,o l’avv.procede per via giudiziaria, inoltrando al Giudice di Pace ovvero al Tribunale (la cui competenza varia a seconda dell’entità del credito preteso) un “Ricorso per decreto ingiuntivo”: questo ricorso consente all’amministratore di ottenere nell’arco di breve tempo – di regola 15/20 gg. – un provvedimento giudiziario, che prende appunto il nome di “Decreto ingiuntivo”, col quale s’ingiunge al debitore di pagare la somma dovuta oltre le spese legali, i diritti e gli onorari, avvertendolo che in difetto si procederà nei suoi confronti esecutivamente, ossia al recupero coattivo del credito.3.i documenti necessari per ottenere il Decreto Ingiuntivo. di pagamento sono: il riconoscimento del debito tramite verbale di approvazione del bilancio preventivo, la ripartizione delle spese o il verbale del consuntivo con la relativa ripartizione.4. Ottenuto questo provvedimento, il legale provvede a notificarlo al debitore, il quale ha 40 gg. di tempo dall’avvenuta notifica per proporre “opposizione”: l’opposizione è lo strumento giudiziario che l’ordinamento mette a disposizione del debitore per contrastare il decreto ingiuntivo, se lo ritiene ingiusto. In ogni caso, l’opposizione non è obbligatoria ma facoltativa, per cui può ben accadere che il debitore paghi immediatamente dopo la notifica del decreto non ritenendo opportuno impugnarlo.5. Se il DECRETO INGIUNTIVO. non viene opposto nei termini di legge (i suddetti 40 gg. dalla notifica al debitore) ed il debitore persiste nel non pagare, l’avv. provvede a notificargli un secondo atto di intimazione, detto “atto di precetto”, con il quale si ingiunge nuovamente al debitore il pagamento del quantum dovuto, oltre le spese legali, entro 10 gg. dalla notifica.6. Se decorsi i suddetti 10 gg., il debitore non ha ancora estinto il proprio debito, il legale procede al recupero del credito coattivamente chiedendo un pignoramento mobiliare e la successiva vendita giudiziale dei beni del debitore.7. Nel caso, invece, in cui il debitore proponga “opposizione” contro il DECRETO INGIUNTIVO., s’instaura un ordinario processo, il cui scopo è quello di accertare la fondatezza del credito azionato dall’amministratore e le motivazioni di contrasto sollevate dal debitore. Nel corso del processo può accadere che le parti in causa concilino e che si arrivi ad un accordo transattivi; diversamente, se non si riesce ad addivenire ad un accordo, il processo si chiude con la sentenza del Giudice. Le spese legali del processo, in caso di vittoria dell’amministratore (condominio), vengono interamente addebitate al debitore. L’entità delle spese processuali varia in funzione del valore della controversia. La durata del processo dipende dalla complessità della controversia e dalla consistenza probatoria (di elementi probatori ce ne erano parecchio) delle rispettive posizioni: infatti, più certo e provato è il credito azionato dal condominio, più rapida sarà la definizione del processo in sede giudiziale.ricerca in web fatta da vincenzo.blogovillage.it

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rientro debiti morosità in alloggi di proprietà comunale gestiti da ex IACP
Giovedì Novembre 11th 2010, 20:20
Filed under: Blogroll, [Associazioni] volontariato
Il mancato pagamento delle bollette di affitto.Alloggi ex Iacp in erp

Al fine di evitare la convalida dello sfratto nell’anno corrente per morosità colpevole,occorre:.

Gli inquilini dell’IACP devono pagare mensilmente le bollette comprendenti

canoni e acconti servizi entro i primi 10 giorni del mese di scadenza, come previsto dal contratto di locazione.Gli uffici dell’Agenzia IACP, provvedono con cadenza mensile a verificarne la regolarità e in caso di mancato pagamento adottano i provvedimenti necessari per il recupero del credito.

Nell’anno in corso sono già stati convalidati gli sfratti gli inquilini resosi morosi ed interessate,dove hanno ricevuto la comunicazione da parte dell’Ufficiale Giudiziario.Per evitare l’esecuzione dello sfratto, gli inquilini devono pagare totalmente il debito maturato nei confronti dell’Iacp o, qualora non fosse loro

possibile corrispondere l’intero importo, presentare richiesta di pagamento dilazionato del debi-

to sottoscrivendo un piano di rientro che dovrà essere autorizzato dall’Agenzia iacp,e obbligatoria-

mente rispettarlo. Si ricorda che la promozione di un’azione legale,da canto dell’agenzia IACP, comporta sempre un’ulteriore aggravio di spese a carico dell’inquilino inadempiente. Nell’intento di evitare tutto ciò, l’IACP invita gli assegnatari che si trovassero in condizioni di momentanea difficoltà nel pagamento, a contattare gli Uffici IACP per segnalare la temporanea indisponibilità economica e pattuire le modalità di rientro del debito moroso.Inoltre,il mancato pagamento delle spese condominiali,i condomini residenti negli stabili amministrati dall’IACP devono pagare con puntualità le rate delle spese condominiali comunicate dall’Amministratore dell’Agenzia IACP e stabilite ogni anno contestualmente all’approvazione del bilancio di esercizio. L’Amministratore provvede mensilmente a verificare la regolarità dei versamenti e in caso di mancato pagamento effettua un primo sollecito mediante lettera raccomandata.Se a seguito di un ulteriore sollecito i condomini morosi non provvedono al versamento dell’importo dovuto,l’Amministratore IACP adotta i provvedimenti necessari per il recupero del credito promovendo un’azione legale i cui costi sono a carico del condomino moroso. Nell’intento di evitare tutto ciò,l’Amministratore IACP invita i condomini che si trovassero in condizioni di momentanea difficoltà nell’effettuazione dei pagamenti, a contattarlo al fine di segnalare la temporanea difficoltà economica per pattuire le modalità di rientro del debito,evitandone ulteriore aggravio di spese come su indicato.

Ricerca fatta da vincenzo62 in web- vedi COMUNICATO IACP ex agenzie di territorio alla casa delle città italiane.

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Una Risposta to “blogroll case popolari ex IACP”

  1. enzuccio62 Says:

    Edilizia ,viene colto sul fatto un geometra del comune settore edilizia a prendere bustarella ,denunciato.

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