emergenza abitativa:alcuni cenni .

EMERGENZA ABITATIVA – marzo 2011 – Tremilacinquecento persone sono finite sotto sfratto a Torino, soltanto nel 2010: una cifra impressionante, cresciuta del 13% solo rispetto all’anno precedente. LE STATISTICHE REPERITE SUI QUOTIDIANI LOCALI :12550 DOMANDE DI RICHIESTA DI ALLOGGIO POPOLARE, SU BANDO SI SOTTOLINEA CHE.nove volte su dieci l’inquilino viene sfrattato per morosità, e cioè perché non riesce più a pagare l’affitto,ossia :incolpevole. Quindici anni fa era esattamente il contrario, neanche 2 su 10. La Camera sembra aver finalmente preso atto della situazione e ha recentemente annunciato che sta valutando la possibilità di varare una normativa nazionale che consenta la trasformazione degli sfratti in nuovi contratti di locazione. I requisiti per l’assegnazione di un alloggio sociale REGOLANTI IN QUESTO COMUNE ,e a titolo di domanda alloggio in emergenza abitativa sono disciplinati dal Regolamento comunale n. 296/04 dello stesso Comune Torinese. fonte www. comune.torino.it;Anci d’Italia.it
Insomma, a quattro anni dall’inizio della crisi non è male che abbiano cominciato a sospettare il problema, ancora un po’ e si mobilitavano le tartarughe ninja. Se dei 66.000 sfratti annuali in tutta Italia si parla poco – e ancor meno di come farsene carico – di un singolo caso si è parlato molto. E’ lo sfratto di via Frejus, che è rimbalzato da un giornale all’altro a più riprese negli ultimi mesi, dopo l’intervento del Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio. La storia è uguale a tante altre: una famiglia con figli piccoli non può più pagare né l’affitto né le spese di condominio, il lavoro non c’è e quando c’è è precario e mal pagato. La proprietaria dell’appartamento aspetta qualche mese e poi avvia le lunghe pratiche per lo sfratto, perché purtroppo non ci sono prospettive diverse, e infatti gli inquilini non riescono a pagare da più di un anno. La famiglia si rivolge allo Sportello Diritto alla Casa Zona San Paolo, gestito dal Gabrio, che, organizzando picchetti sotto l’abitazione, riesce più volte a impedire lo sfratto, finché del caso promette di occuparsene l’assessore alle politiche per la casa, Roberto Tricarico (PD). Il 1° marzo la famiglia ha accettato la soluzione proposta dall’assessore, un’abitazione con un nuovo contratto di locazione a canone calmierato, e ha riconsegnato le chiavi alla proprietaria. Il Gabrio però non è soddisfatto, come scrive in un comunicato: «Il Comune, viste le elezioni oramai prossime e il grande clamore mediatico generato dal loro caso, ha trovato, solo nella giornata antecedente lo sfratto, una soluzione al problema abitativo di questa famiglia… soluzione che però sarà data loro solo tra qualche settimana o mese… in cambio questa famiglia dovrà lasciare l’immobile senza rumore per andare a vivere nel monolocale della mamma di lui».
E’ vero? Per capire come stanno realmente le cose abbiamo voluto sentire entrambe le campane.
Al Gabrio però nessuno ha molta voglia di parlare. I volontari insistono perché parliamo piuttosto con gli inquilini sfrattati, ma francamente questa è una storia privata, e come tale andrebbe trattata. Alle domande della stampa i volontari non vogliono rispondere, «perché poi devono sempre smentire». Una risposta così te la aspetti solo da Angelina Jolie o da Berlusconi.
Per essere un centro sociale libero-occupato-e-aperto-al-confronto è un’affermazione curiosa. Comunque niente intervista, ci dicono che le risposte alle domande sono tutte nei comunicati stampa (trovate tutto su http://gabrio.noblogs.org), tanti saluti e buona serata.
E vabbè, si può intervistare qualunque cosa, di solito a condizione che respiri.
Siccome con un foglio di carta è circonvenzione di incapace punibile per legge, il botta e risposta fra un assessore e un comunicato ve lo risparmiamo.
Al Gabrio avremmo voluto chiedere un mucchio di cose: se non sia lo Stato ad avere la responsabilità di aiutare una famiglia in difficoltà, che oltretutto ha versato tasse e contributi, come possa essere un privato a farsene carico, se non sia un po’ troppo comodo e anche pericoloso dipingere mostri dove non ci sono. A meno che per essere qualificato come mostro non basti possedere degli appartamenti, ma ciascuno è libero di rifiutare il concetto di proprietà privata e scegliere altre vie per stare al mondo. Magari senza fare beneficienza con le case degli altri.
Una cosa comunque hanno tenuto a precisarla, che è stata la famiglia a chiedere l’aiuto dello Sportello. Precisata. Qui ci sono le risposte di Roberto Tricarico.
Assessore, ad oggi quali sono i requisiti per ottenere un’abitazione d’emergenza dal Comune di Torino e a quali condizioni? Quanti cittadini ne usufruiscono attualmente?
I requisiti per l’assegnazione di un alloggio sociale a titolo di emergenza abitativa sono disciplinati dal Regolamento comunale n. 296/04 e s.m.i. Ogni anno ne raccogliamo 600 (nel 2010 sono state 671, nel 2009 invece 611) di cui una su tre ottiene l’assegnazione (nel 2010 sono stati assegnati n. 216 alloggi a cittadini in emergenza abitativa a seguito di sfratto o decreto di trasferimento ecc.). I richiedenti debbono in ogni caso possedere i requisiti di legge previsti dalla normativa regionale vigente (che pone limiti di reddito, proprietà immobiliari, attività lavorativa per cittadini extra-comunitari) ed essere in situazione di emergenza. In caso di sfratto per morosità sono previsti ulteriori requisiti indicati nell’art. 9 del citato regolamento. In pratica l’assegnazione a favore di un nucleo sfrattato per morosità viene disposta purché il canone sia stato regolarmente corrisposto per almeno 10 mesi (dall’inizio del contratto) e vi sia una condizione oggettiva di debolezza sociale (nucleo assistito economicamente dai Servizi Sociali oppure riduzione del reddito familiare al di sotto del 50% del limite perdurante per almeno sei mesi, durante i quali sia insorta la morosità, dovuta a cause indipendenti dalla volontà del nucleo stesso come perdita del posto di lavoro o riduzione dell’orario, mobilità, infortunio sul lavoro, ecc.).
In diverse interviste gli inquilini sotto sfratto hanno dichiarato che paradossalmente l’aver trovato dei lavoretti saltuari aveva impedito loro di rientrare nella categoria degli aventi diritto, pur trovandosi in condizioni disperate. Concretamente, a suo parere il sistema funziona così com’è o c’è un vizio nella legge?
Il regolamento comunale prevede delle limitazioni dovute all’oggettiva impossibilità ad assegnare un alloggio sociale a tutti i cittadini sfrattati (a Torino nel 2010 sono stati complessivamente 3.510, nel 2009 sono stati 3.106). Ricordo al riguardo che la normativa regionale (ma anche nazionale) individua il Bando generale quale “via ordinaria” per ottenere l’assegnazione di un alloggio sociale. Il Bando, indetto ogni tre anni, costituisce lo strumento più trasparente ed equo per individuare gli aventi diritto all’assegnazione. Si tratta infatti di un concorso in cui i partecipanti indicano la propria condizione abitativa, sociale e reddituale ottenendo un punteggio che dà diritto all’assegnazione se almeno pari a 10 punti.
Il carattere straordinario dell’assegnazione a titolo di emergenza abitativa giustifica le limitazioni imposte dal Consiglio comunale nel citato regolamento, pur nella consapevolezza che si tratta di nuclei in situazione di debolezza economica. Nel caso della famiglia in questione il canone è stato regolarmente corrisposto durante il periodo in cui si è registrato un calo del reddito (perdurato per quattro mesi) mentre non è stato pagato nel periodo in cui il richiedente svolgeva attività lavorativa sebbene a tempo determinato. Al riguardo ritengo non sia opportuno in questa sede fornire altri dettagli comunicati formalmente agli interessati e contenuti nell’accertamento disposto dagli uffici e dal Corpo di Polizia Municipale.
Il vicecoordinatore regionale del PDL Ghiglia ha dichiarato a La Stampa: «Il fatto che per la seconda volta, grazie alla mobilitazione dei protetti di Chiamparino, non si proceda a uno sfratto esecutivo, rappresenta un precedente gravissimo e intollerabile. Non solo viene leso il diritto di proprietà, ma si lascia passare il principio che se gli squatter si mobilitano a Torino non si sfratta. Vorremmo sapere se i delinquenti sono stati identificati e cosa succederà la prossima volta». Come commenta queste affermazioni e come valuta l’intervento del CSOA Gabrio in questa vicenda?
Io sono per il rispetto delle leggi. Il proprietario di un alloggio che sfratta l’inquilino ha diritto a riaverne la disponibilità nei tempi fissati dalla legge. Come assessore alla casa mi sono attivato in tutte le sedi per instaurare buone pratiche e trovare soluzioni concrete, pur in presenza di risorse non adeguate, che rappresentino un punto di equilibrio tra gli interessi delle parti contrapposte. E’ con questo spirito che l’agenzia sociale per la casa della Città di Torino (LO.C.A.Re.), in casi come questo, contatta i proprietari per proporre la rinegoziazione di un nuovo contratto di locazione a canone calmierato a fronte della rinuncia all’esecuzione dello sfratto. Nell’offerta siamo in grado, a certe condizioni, di erogare incentivi e contributi economici oltre ad agevolazioni fiscali (in parte previste dalla normativa nazionale e in parte a carico della Città). E’ una soluzione, questa, che in passato molti proprietari hanno accettato perché economicamente conveniente poiché altrimenti il debito dell’inquilino raramente viene coperto dopo l’esecuzione dello sfratto. Certo l’accordo è una missione impossibile se i rapporti tra proprietario e inquilino non sono sereni. Come in questo caso. In merito al CSOA Gabrio posso dire che, in questa vicenda, non ne approvo l’operato mentre registro con interesse che in questa città l’assessorato alla Casa non è l’unico che ha a cuore le sorti dei cittadini sfrattati.
In base alla sua esperienza, ritiene che attualmente la legge italiana garantisca adeguati diritti sia ai proprietari che affittano gli immobili sia agli inquilini in affitto o qualcosa deve essere modificato?
Molto può e deve essere fatto. I canoni degli alloggi in affitto sono insostenibili per le famiglie a basso reddito. Chi ha uno stipendio normale deve dedicare alle spese relative alla casa fino al 70% del suo reddito, e in questo modo queste famiglie sono condannate alla povertà.
E’ possibile fare una stima delle famiglie che a Torino rischiano di trovarsi in tempi brevi sotto sfratto? In base ai dati già disponibili, ritiene che a oggi esistano le condizioni per far fronte a un’emergenza abitativa di queste dimensioni?
Nel nostro territorio, come detto sopra, gli sfratti posti in essere sono più di 3.000 all’anno. Ai nostri sportelli ogni anno si rivolgono più di 600 richiedenti che dichiarano una condizione di emergenza abitativa (nel 2010 sono stati 671). A questi vanno aggiunti i casi segnalati dai Servizio Socio Assistenziali della Città (nel 2010 sono stati 297). Quando la Città indice il bando generale raccoglie quasi 10.000 domande… Occorrono politiche di sostegno al reddito per le famiglie in affitto a rischio sfratto e sono necessari interventi a livello nazionale per rendere conveniente affittare a prezzi calmierati i molti alloggi sfitti presenti. A Torino, a fronte di 471.712 nuclei familiari, sono censiti n. 492.132 abitazioni.
Almeno sulla carta gli alloggi non mancherebbero.
A nota:un cittadino torinese viveva in una casa di proprietà del Comune a mille € di affitto al mese ,a fronte di 100.000 € l’anno di reddito,si presume concessa a domanda presso l’agenzia Comunale Lo.ca.re.stante a fonte nucleo sindacale del Comune in censura .
Relazione tratta in rete da diritto alla casa LA BATTAGLIA CONTRO GLI SFRATTI
TORINO – 03 mar 2011 – I requisiti per l’assegnazione di un alloggio sociale a titolo di emergenza abitativa sono disciplinati dal Regolamento comunale n. 296/04 del Comune Torinese. fonte www. comune.torino.it;anci d’italia.it

3marzo 2011- Tremilacinquecento persone sono finite sotto sfratto a Torino, soltanto nel 2010: una cifra impressionante, cresciuta del 13% solo rispetto all’anno precedente. Nove volte su dieci l’inquilino viene sfrattato per morosità, e cioè perché non riesce più a pagare l’affitto. Quindici anni fa era esattamente il contrario, neanche 2 su 10.
La Camera sembra aver finalmente preso atto della situazione e ha recentemente annunciato che sta valutando la possibilità di varare una normativa nazionale che consenta la trasformazione degli sfratti in nuovi contratti di locazione.
Insomma, a quattro anni dall’inizio della crisi non è male che abbiano cominciato a sospettare il problema, ancora un po’ e si mobilitavano le tartarughe ninja.
Se dei 66.000 sfratti annuali in tutta Italia si parla poco – e ancor meno di come farsene carico – di un singolo caso si è parlato molto. E’ lo sfratto di via Frejus, che è rimbalzato da un giornale all’altro a più riprese negli ultimi mesi, dopo l’intervento del Centro Sociale Occupato Autogestito Gabrio. La storia è uguale a tante altre: una famiglia con figli piccoli non può più pagare né l’affitto né le spese di condominio, il lavoro non c’è e quando c’è è precario e mal pagato. La proprietaria dell’appartamento aspetta qualche mese e poi avvia le lunghe pratiche per lo sfratto, perché purtroppo non ci sono prospettive diverse, e infatti gli inquilini non riescono a pagare da più di un anno. La famiglia si rivolge allo Sportello Diritto alla Casa Zona San Paolo, gestito dal Gabrio, che, organizzando picchetti sotto l’abitazione, riesce più volte a impedire lo sfratto, finché del caso promette di occuparsene l’assessore alle politiche per la casa, Roberto Tricarico (PD). Il 1° marzo la famiglia ha accettato la soluzione proposta dall’assessore, un’abitazione con un nuovo contratto di locazione a canone calmierato, e ha riconsegnato le chiavi alla proprietaria. Il Gabrio però non è soddisfatto, come scrive in un comunicato: «Il Comune, viste le elezioni oramai prossime e il grande clamore mediatico generato dal loro caso, ha trovato, solo nella giornata antecedente lo sfratto, una soluzione al problema abitativo di questa famiglia… soluzione che però sarà data loro solo tra qualche settimana o mese… in cambio questa famiglia dovrà lasciare l’immobile senza rumore per andare a vivere nel monolocale della mamma di lui».
E’ vero? Per capire come stanno realmente le cose abbiamo voluto sentire entrambe le campane.
Al Gabrio però nessuno ha molta voglia di parlare. I volontari insistono perché parliamo piuttosto con gli inquilini sfrattati, ma francamente questa è una storia privata, e come tale andrebbe trattata. Alle domande della stampa i volontari non vogliono rispondere, «perché poi devono sempre smentire». Una risposta così te la aspetti solo da Angelina Jolie o da Berlusconi.
Per essere un centro sociale libero-occupato-e-aperto-al-confronto è un’affermazione curiosa. Comunque niente intervista, ci dicono che le risposte alle domande sono tutte nei comunicati stampa (trovate tutto su http://gabrio.noblogs.org), tanti saluti e buona serata.
E vabbè, si può intervistare qualunque cosa, di solito a condizione che respiri.
Siccome con un foglio di carta è circonvenzione di incapace punibile per legge, il botta e risposta fra un assessore e un comunicato ve lo risparmiamo.
Al Gabrio avremmo voluto chiedere un mucchio di cose: se non sia lo Stato ad avere la responsabilità di aiutare una famiglia in difficoltà, che oltretutto ha versato tasse e contributi, come possa essere un privato a farsene carico, se non sia un po’ troppo comodo e anche pericoloso dipingere mostri dove non ci sono. A meno che per essere qualificato come mostro non basti possedere degli appartamenti, ma ciascuno è libero di rifiutare il concetto di proprietà privata e scegliere altre vie per stare al mondo. Magari senza fare beneficienza con le case degli altri.
Una cosa comunque hanno tenuto a precisarla, che è stata la famiglia a chiedere l’aiuto dello Sportello. Precisata. Qui ci sono le risposte di Roberto Tricarico.
Assessore, ad oggi quali sono i requisiti per ottenere un’abitazione d’emergenza dal Comune di Torino e a quali condizioni? Quanti cittadini ne usufruiscono attualmente?
I requisiti per l’assegnazione di un alloggio sociale a titolo di emergenza abitativa sono disciplinati dal Regolamento comunale n. 296/04 e s.m.i. Ogni anno ne raccogliamo 600 (nel 2010 sono state 671, nel 2009 invece 611) di cui una su tre ottiene l’assegnazione (nel 2010 sono stati assegnati n. 216 alloggi a cittadini in emergenza abitativa a seguito di sfratto o decreto di trasferimento ecc.). I richiedenti debbono in ogni caso possedere i requisiti di legge previsti dalla normativa regionale vigente (che pone limiti di reddito, proprietà immobiliari, attività lavorativa per cittadini extra-comunitari) ed essere in situazione di emergenza. In caso di sfratto per morosità sono previsti ulteriori requisiti indicati nell’art. 9 del citato regolamento. In pratica l’assegnazione a favore di un nucleo sfrattato per morosità viene disposta purché il canone sia stato regolarmente corrisposto per almeno 10 mesi (dall’inizio del contratto) e vi sia una condizione oggettiva di debolezza sociale (nucleo assistito economicamente dai Servizi Sociali oppure riduzione del reddito familiare al di sotto del 50% del limite perdurante per almeno sei mesi, durante i quali sia insorta la morosità, dovuta a cause indipendenti dalla volontà del nucleo stesso come perdita del posto di lavoro o riduzione dell’orario, mobilità, infortunio sul lavoro, ecc.).
In diverse interviste gli inquilini sotto sfratto hanno dichiarato che paradossalmente l’aver trovato dei lavoretti saltuari aveva impedito loro di rientrare nella categoria degli aventi diritto, pur trovandosi in condizioni disperate. Concretamente, a suo parere il sistema funziona così com’è o c’è un vizio nella legge?
Il regolamento comunale prevede delle limitazioni dovute all’oggettiva impossibilità ad assegnare un alloggio sociale a tutti i cittadini sfrattati (a Torino nel 2010 sono stati complessivamente 3.510, nel 2009 sono stati 3.106). Ricordo al riguardo che la normativa regionale (ma anche nazionale) individua il Bando generale quale “via ordinaria” per ottenere l’assegnazione di un alloggio sociale. Il Bando, indetto ogni tre anni, costituisce lo strumento più trasparente ed equo per individuare gli aventi diritto all’assegnazione. Si tratta infatti di un concorso in cui i partecipanti indicano la propria condizione abitativa, sociale e reddituale ottenendo un punteggio che dà diritto all’assegnazione se almeno pari a 10 punti.
Il carattere straordinario dell’assegnazione a titolo di emergenza abitativa giustifica le limitazioni imposte dal Consiglio comunale nel citato regolamento, pur nella consapevolezza che si tratta di nuclei in situazione di debolezza economica. Nel caso della famiglia in questione il canone è stato regolarmente corrisposto durante il periodo in cui si è registrato un calo del reddito (perdurato per quattro mesi) mentre non è stato pagato nel periodo in cui il richiedente svolgeva attività lavorativa sebbene a tempo determinato. Al riguardo ritengo non sia opportuno in questa sede fornire altri dettagli comunicati formalmente agli interessati e contenuti nell’accertamento disposto dagli uffici e dal Corpo di Polizia Municipale.
Il vicecoordinatore regionale del PDL Ghiglia ha dichiarato a La Stampa: «Il fatto che per la seconda volta, grazie alla mobilitazione dei protetti di Chiamparino, non si proceda a uno sfratto esecutivo, rappresenta un precedente gravissimo e intollerabile. Non solo viene leso il diritto di proprietà, ma si lascia passare il principio che se gli squatter si mobilitano a Torino non si sfratta. Vorremmo sapere se i delinquenti sono stati identificati e cosa succederà la prossima volta». Come commenta queste affermazioni e come valuta l’intervento del CSOA Gabrio in questa vicenda?
Io sono per il rispetto delle leggi. Il proprietario di un alloggio che sfratta l’inquilino ha diritto a riaverne la disponibilità nei tempi fissati dalla legge. Come assessore alla casa mi sono attivato in tutte le sedi per instaurare buone pratiche e trovare soluzioni concrete, pur in presenza di risorse non adeguate, che rappresentino un punto di equilibrio tra gli interessi delle parti contrapposte. E’ con questo spirito che l’agenzia sociale per la casa della Città di Torino (LO.C.A.Re.), in casi come questo, contatta i proprietari per proporre la rinegoziazione di un nuovo contratto di locazione a canone calmierato a fronte della rinuncia all’esecuzione dello sfratto. Nell’offerta siamo in grado, a certe condizioni, di erogare incentivi e contributi economici oltre ad agevolazioni fiscali (in parte previste dalla normativa nazionale e in parte a carico della Città). E’ una soluzione, questa, che in passato molti proprietari hanno accettato perché economicamente conveniente poiché altrimenti il debito dell’inquilino raramente viene coperto dopo l’esecuzione dello sfratto. Certo l’accordo è una missione impossibile se i rapporti tra proprietario e inquilino non sono sereni. Come in questo caso. In merito al CSOA Gabrio posso dire che, in questa vicenda, non ne approvo l’operato mentre registro con interesse che in questa città l’assessorato alla Casa non è l’unico che ha a cuore le sorti dei cittadini sfrattati.
In base alla sua esperienza, ritiene che attualmente la legge italiana garantisca adeguati diritti sia ai proprietari che affittano gli immobili sia agli inquilini in affitto o qualcosa deve essere modificato?
Molto può e deve essere fatto. I canoni degli alloggi in affitto sono insostenibili per le famiglie a basso reddito. Chi ha uno stipendio normale deve dedicare alle spese relative alla casa fino al 70% del suo reddito, e in questo modo queste famiglie sono condannate alla povertà.
E’ possibile fare una stima delle famiglie che a Torino rischiano di trovarsi in tempi brevi sotto sfratto? In base ai dati già disponibili, ritiene che a oggi esistano le condizioni per far fronte a un’emergenza abitativa di queste dimensioni?
Nel nostro territorio, come detto sopra, gli sfratti posti in essere sono più di 3.000 all’anno. Ai nostri sportelli ogni anno si rivolgono più di 600 richiedenti che dichiarano una condizione di emergenza abitativa (nel 2010 sono stati 671). A questi vanno aggiunti i casi segnalati dai Servizio Socio Assistenziali della Città (nel 2010 sono stati 297). Quando la Città indice il bando generale raccoglie quasi 10.000 domande… Occorrono politiche di sostegno al reddito per le famiglie in affitto a rischio sfratto e sono necessari interventi a livello nazionale per rendere conveniente affittare a prezzi calmierati i molti alloggi sfitti presenti. A Torino, a fronte di 471.712 nuclei familiari, sono censiti n. 492.132 abitazioni. Almeno sulla carta gli alloggi non mancherebbero.
A nota:FONTE DI RIFERIMENTO SINDACATO NIS ,DEL COMUNE DI TORINO:un cittadino torinese,RISULTANTE FACENTE PARTE DEGLI AMMINISTRATORI DELLO STESSO COMUNE , viveva in AFFITTO IN una casa di proprietà del Comune,SITUATATA IN CORSO SAN MAURIZIO ,A FRONTE DI SPESA DI mille € di affitto al mese ,CANONE IRRISORIO RISPETTO ALLE METRATURE DELL’ALLOGGIO,LA SITUAZIONE REDDITUALE DI CODESTO CITTADINO FOSSE di 100.000 € l’anno ,si presume concessa a domanda presso l’agenzia Comunale Lo.ca.re,stante Almeno quanto emerge dalla fonte di notizia nucleo investigativo sindacale del Comune in censura .
Relazione tratta in rete da diritto alla casa
FONTE DI RIFERIMENTO:tratta in rete da google.it

Tag:

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: