Ai rom le case. Ai poveri gli schiaffi

Siccome siamo persone semplici, abituate a osservare un tenore di vita proporzionato a ciò che incassiamo a fine mese in virtù del nostro lavoro, ci poniamo una domanda, certi di parlare a nome di migliaia di altre persone semplici come noi. La domanda è la seguente: perché a un capofamiglia rom del Triboniano viene data una casa popolare praticamente a costo zero, se il suddetto capofamiglia evidentemente ha i soldi per comprarsi una Mercedes Benz Vito, prezzo di mercato 20/22mila euro? Già, in questa faccenda c’è qualcosa che non va, se non altro in termini di giustizia sociale. Perché il Comune, con l’operazione “Triboniano mai più” ha fatto digerire ai cittadini, soprattutto quelli in coda da anni per avere un alloggio pubblico, la decisione di assegnare una casa popolare a una ventina di famiglie nomadi. Per la verità, se n’è anche pentito, ma l’ha fatto in ritardo, a contratti già firmati, e, lo ricorderete, i giudici hanno dato ragione ai rom perché i patti sono patti. E così, fra l’imbarazzo generale, la Moratti ha dovuto dare le chiavi alle famiglie rom cui aveva promesso un appartamento. Ma torniamo al punto. I nomadi stanno prendendo possesso delle case (appena ristrutturate a spese dei cittadini), e vi accedono portandosi appresso i beni di famiglia. Difficile non notare che il trasloco, se così vogliamo chiamarlo, viene fatto a bordo di macchinoni che un operaio a 1.300 euro al mese si sogna la notte, a meno che non sia così pazzo da destinare il suo misero budget all’acquisto dell’auto di lusso rinunciando però all’affitto e quindi alla casa. A quanto pare, però, i rom questa follia se la possono permettere, naturalmente grazie alla complicità di certe istituzioni “buoniste”. E così, piuttosto di pagare la pigione come fanno tutti i poveri cristi di questo mondo lavorando sodo e magari facendo pure i turni, si concedono il lusso di automobili di grossa cilindrata. Tanto cosa gliene può fregare, dal momento che, dài e dài, una casa riescono sempre a scroccarla? Mica come l’operaio, sempre quello a 1.300 euro al mese, che se paga 800/900 euro di affitto non può permettersi l’auto, e viceversa? Ovvio che, stando così le cose, qualche perplessità sui criteri adottati per assegnare le case ai rom è più che lecito. Con quale coraggio si offre un alloggio dignitoso, ristrutturato e pure già arredato a un nomade che si può permettere un’auto da 20mila sacchi, per giunta soffocando le aspettative di certi veri disagiati che la casa popolare la aspettano da troppo tempo e pure sottostando, al contrario dei rom, alle procedure burocratiche? Delle due, l’una: o il mondo va al contrario oppure il Comune ha fatto una cazzata grossa come una casa. Appunto.
Tratto da@cronacaqui.it

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