sentenza

Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 05.02.2009 n. 637
Edilizia popolare, case, locazione, requisiti

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale

ha pronunciato la seguente sentenza
SVOLGIMENTO
L’appellante, assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica situato a Firenze, in via ****, a seguito di accertamenti sulle possidenze immobiliari dei nuclei assegnatari di alloggi pubblici, risultava essere comproprietario, insieme alla moglie, di un immobile ad uso abitativo posto nel comune di Lastra a Signa, via ****, con una rendita catastale di euro 755,32 e una consistenza di vani 7,5; in tale appartamento lo stesso risiedeva, di fatto, con la moglie, con cui non sussisteva stato di separazione legale, mentre l’alloggio pubblico risultava abitato unicamente dalla famiglia della figlia.
Con provvedimento dirigenziale n. 09847/04, il responsabile del patrimonio immobiliare del comune di Firenze, preso atto delle verifiche della polizia municipale che avevano accertato quanto sopra, disponeva la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio pubblico.
Il giudice territoriale respingeva il gravame proposto avverso tale provvedimento.
Con l’appello in esame si chiede la riforma della sentenza, sostenendosi i seguenti vizi dell’atto di decadenza:
– violazione e falsa applicazione della L.R. n. 96/96, dell’art. 35 lett. a), b) e d), violazione ed errata applicazione del Dpr n.1035/72, eccesso di potere per carenza di istruttoria travisamento dei fatti e difetto dei presupposti;
– violazione della L. n. 241/90, eccesso di potere per errore e carenza di motivazione, violazione del diritto di difesa, contraddittorietà, illogicità, ingiustizia;
– eccesso di potere per illogicità ed ingiustizia.
Il Comune, costituitosi in giudizio, con articolata memoria, ha sostenuto l’infondatezza dei motivi di appello.
MOTIVI
L’appellante, con le censure richiamate in fatto afferma la carenza e l’inadeguatezza dell’istruttoria condotta dall’amministrazione, che non avrebbe dimostrato la sua effettiva convivenza con la moglie, nell’appartamento di Lastra a Signa e che da ciò deriverebbe l’illegittimità del provvedimento; si sostiene, inoltre, che la figlia avrebbe avuto i requisiti per subentrare nell’assegnazione dell’alloggio.
Quanto sopra affermato deve ritenersi privo di fondamento, atteso che il rapporto predisposto dalla polizia municipale e richiamato nella sentenza di primo grado, risulta ampiamente motivato e sufficiente a contrastare le difese dell’appellante in ordine alla sua coabitazione con la moglie.
Nè può attribuirsi rilievo all’affermazione che la figlia sarebbe potuta subentrare nell’assegnazione dell’alloggio, in quanto, a prescindere dal fatto che non risulta pervenuta, all’amministrazione, alcuna domanda in tal senso, nessun titolo potrebbe attribuirsi a giustificazione di tale subentro.
In ogni caso, ai sensi della normativa di riferimento, i requisiti che devono essere posseduti dal richiedente e da tutti i componenti del nucleo familiare, sia per l’assegnazione che per la permanenza del rapporto di locazione di un alloggio di edilizia popolare, fanno riferimento alla non titolarità di diritti di proprietà su uno o più alloggi o locali ad uso abitativo o sfitti o concessi a terzi, ubicati in qualsiasi località, il cui valore catastale complessivo sia uguale o superiore al valore catastale un alloggio adeguato.
Tale valore catastale riferibile, nel caso di specie, al nucleo familiare di sei persone della famiglia dell’appellante, comprensivo dei residenti in via Attavante e in via Bertesche, risulta, invece, ben superiore ai limiti previsti dalla normativa regionale, con la conseguenza che, anche sotto tale profilo, l’amministrazione ha legittimamente emanato il provvedimento di contenuto decadenziale
L’appello deve, pertanto, essere respinto, perché infondato.
Le spese possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede Giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull’appello n. 7243/07, meglio specificato in epigrafe, lo respinge e, per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado.
Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso, in Roma, nella Camera di consiglio del 18 marzo 2008, alla presenza dei seguenti magistrati:
Sergio Santoro Presidente
Cesare Lamberti Consigliere
Marco Lipari Consigliere
Vito Poli Consigliere
Adolfo Metro Consigliere Estensore

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