Alcune Leggi di riferimento.

Prescrizione spese condominiali -si presume nell’ambito della locazione privata,si presume sia nell’ambito delle case popolari nell’esercizio de pubblico servizio.VEDASI CONTRATTO LOCATIVO IN SENO ALLA LEGGE 392/78 e smi.
SI ALLEGA SENTENZA DI RIFERIMENTO CASS. ·Cassazione, Sez. III, 28 ottobre 1995, n. 11260
·sentenza 5795 del 22.5.1993
Se sia fondata la pretesa – sostenuta da alcuni inquilini – che le spese per erogazione di servizi sostenute dall’ente gestore si prescrivano in due anni, come stabilisce la legge 841/1973.
Il credito per le spese per erogazione di servizi sostenuto dagli Istituti autonomi per le case popolari si prescrive in un biennio, come stabilisce l’art. 6 della legge 841/1973, emanata in regime vincolistico, ma tuttora vigente per le disposizioni che tale regime trascendono.
Una recente decisione della Corte di Cassazione (in allegato*) ha esplicitamente ammesso l’applicabilità dell’art. 6 della legge 841/1973 ai crediti degli Istituti autonomi per le case popolari relativi al recupero delle spese per erogazione dei servizi. La sentenza amplia e specifica la connessione già operata da due pronunce precedenti della stessa sezione (sentenza 4588 del 22.4.1995 e sentenza 5795 del 22.5.1993) tra la norma citata ancora vigente, che la Corte ha ritenuto trascendere il regime vincolistico, la legge 392/1978 e il codice civile. L’art. 6 della legge 841 è stata infatti ritenuta norma derogatoria – per quanto riguarda la locazione di immobili urbani – all’art. 2948 n. 3 del codice civile, che fissa la prescrizione quinquennale per questi crediti ed è dunque riferibile agli oneri accessori di cui all’art. 9 della legge 392. L’art. 84 della legge 392 infatti abroga le disposizioni con essa “incompatibili” e tale non può essere considerata quella sulla prescrittibilità biennale, dal momento che la legge in questione sul punto tace del tutto.
A seguito dell’ultima decisione della Corte, che riferisce – come abbiamo detto – espressamente la prescrittibilità biennale anche alle quote dovute agli Istituti per i servizi di cui all’art. 19 lettera d) del D.P.R. 1035/1972, non possono dunque sussistere dubbi in materia, per la chiarezza e coerenza con cui la Corte si esprime, su questo ulteriore allineamento alla disciplina della locazione ordinaria che l’interpretazione riportata opera in materia.
* Cassazione, Sez. III, 28 ottobre 1995, n. 11260
Locazione – Regime vincolistico (Proroga e blocco) – In genere – Spese per erogazioni dei servizi ex art. 19 lett. d) del d.P.R. n. 1035 del 1972 – Credito degli istituti autonomi delle case popolari – Prescrizione biennale ex art. 6 ultima parte della legge n. 841 del 1973 – Applicazione generale a tutti i contratti di locazione di immobili urbani. È soggetto a prescrizione biennale, ai sensi dell’art. 6 ultima parte della legge n. 841 del 1973, da ritenersi tuttora vigente e di applicazione generale a tutti i contratti di locazione di immobili urbani, il credito degli istituti autonomi delle case popolari, relativo al recupero delle spese per erogazione dei servizi, rientranti nella previsione di cui all’art. 19 lett. d) del d.P.R. n. 1035 del 1972, qualora il calcolo delle dette spese e dei relativi conguagli venga effettuato in relazione ad ogni singolo edificio e rispecchi i servizi effettivamente resi.
Riferimenti: legge 841/1973, art. 6
legge 392/1978, art. 9 e art. 84
codice civile, art. 2948 n. 3
D.P.R. 1035/1972, art. 19, lettera d)
Cassazione, sezione III, sentenza 11260 del 28.10.1995
Cassazione, sezione III, sentenza 4588 del 22.4.1995
Cassazione, sezione III, sentenza 5795 del 22.5.1993
-Leggi di riferimento:Regio Decreto Legge 1165/1938,ora DPR 1035/72,decentramento e sussidiarietà Legge 616/1977,ora regolanti da leggi regionali articolo 117 Cost. articolo 118 Cost,regionii:sia a statuto autonomo,sia a statuto ordinario.
Sfratti riferimenti al codice civile sin dal 1938,articolo 657 cc,morosità o inadempimento ora art 447bis cpc valutazione equità,articolo 91 cpc ,recupero delle spese legali.Locazione – Uso transitorio – Esigenze abitative transitorie – Simulazione – Conclusione del contratto di locazione
con mandatario del locatore – Rappresentanza e contemplatio domini tacita – Intenzione elusiva – Ragionevole
apprezzabilità da parte del locatore – Insussistenza – Vizi della volontà del rappresentante – Onere della prova –
Inottemperanza – Prescrizione e decadenza – Decadenza – Locazione – Diritto alla ripetizione dei canoni – Deposito
del ricorso – Dies a quo del termine – Decadenza – Esclusione – Rif.Leg.art.1390,2033 cc; artt.26,44,79 L.392/78;
art.447bis cpc;
Sentenza n.1862/05
Pronunziata il 28/10/2005
Depositata il 08/11/2005
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
T R I B U N A L E DI M O D E N A
(in composizione monocratica)
Sezione II° civile
nella persona deI giudice dr. Roberto Masoni
ha pronunciato la seguente sentenza:
nella causa iscritta nel Ruolo generale affari contenziosi n. 3282/2002
promossa da XX 1 e XX 2 rappresentati e difesi per procura speciale apposta a margine
del ricorso ex art. 447 bis c.p.c dall’avv. Carmine Vaccaro
contro YY rappresentata e difesa per procura speciale apposta in calce alla comparsa di
risposta dagli avv.ti. Carlo Pradelli ed Antonella Sala
sulla base delle seguenti conclusioni:
per i ricorrenti: “ogni diversa contraria istanza, eccezione e deduzione respinta, previa
declaratoria di nullità della regolamentazione pattizia volta a modificare la normativa in
ordine alla determinazione dell’equo canone, alla durata, alla ripartizione delle spese ed
ogni altra contraria alle disposizioni di cui alla L. 392/78; nel merito accertare l’esistenza di
un contratto di locazione per uso abitativo non transitorio tra i ricorrenti e la sig.ra YY o, in
alternativa, tra gli originari intestatari del contratto, signori XX 1 e F.C. e S.L. a far tempo dal
giugno 1993 in qualità di conduttori, con subingresso, a questi ultimi due, di XX 2 nel marzo 1996,
e la sig.ra YY e comunque di un contratto di locazione con canone vincolato ex L. 392/78.
Determinare ai sensi della L. 392/78, l’esatto ammontare del canone di locazione relativo
all’appartamento dinanzi indicato per il periodo giugno 1993/dicembre 2001. Condannare la
convenuta alla restituzione delle somme percepite in più rispetto all’equo canone, cioè € 17.252, 72
(lit. 33.405.926) oltre agli interessi fino ad oggi maturati ex art. 2033 e decorrenti da ogni singolo
versamento ed a quelli che matureranno in corso di causa e successivamente sino al saldo;
condannare altresì la sig.ra YY alla restituzione di € 929,62 (Lit. 1.800.000), quale importo dalla
stessa percepito a titolo di deposito cauzionale, oltre agli interessi sullo stesso maturati e
maturandi ex art. 11 L. 392/78 e mai corrisposti ed all’anatocismo sugli stessi, sino all’effettiva
restituzione.
Chiede C.T.U. volta a determinare il canone equo nell’appartamento de quo.
Spese protestate, ivi compreso 12,5% ex art. 14 tariffa forense, come da nota che deposita in uno al
fascicolo di parte. In via istruttoria Si chiede l’ammissione di prova per interrogatorio formale
della convenuta e per testi sulle premesse del ricorso, precedute dalla locuzione “Vero che”
per la resistente: “contrariis reiectis, in via principale di merito, dichiarare infondata la
domanda dei ricorrenti in quanto la locazione è stata stipulata per uso transitorio ed
esula pertanto dall’ambito di applicabilità della legge 392/78; in via riconvenzionale, si
chiede la restituzione delle spese condominiali versate dalla proprietà durante tutto il
rapporto locatizio, pari ad € 12.103, nonché il risarcimento dei danni patiti dalla locatrice
per quanto attiene all’arredamento e le pessime condizioni in cui è stato rilasciato
l’immobile, danni che quantificano in € 3.500; in via subordinata, dichiarare
improcedibile la domanda in quanto proposta oltre il termine di decadenza di sei mesi
previsto dall’art. 79, l. 392/78; in via di ulteriore subordine, dichiarare la carenza di
legittimazione attiva di XX 2. In via di ulteriore subordine, respingersi le istanze
formulate dai ricorrenti, in quanto destituite da ogni fondamento, con vittoria di spese,
competenze ed onorari di giudizio”
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso ex art. 447 bis c.p.c. depositato in data 9.7.2002, XX 1 e XX 2 chiedevano la
rideterminazione del canone dell’appartamento preso in locazione, stante la simulazione
delle esigenze abitative transitorie dichiarate.
Esponevano di avere preso in locazione, a far data dal giugno 1993, un appartamento di
proprietà della resistente, posto a Modena, c.so (omissis), n. (omissis), int. 9, piano 5, per
dichiarate esigenze abitative transitorie; che tali esigenze in realtà erano inesistenti,
dovendo gli stessi conduttori fermarsi in città per tutta la durata del corso di studi
universitari e di specializzazione medica e quindi non certo per soddisfare esigenze
abitative transitorie; che, quindi, tali esigenze erano simulate, spettando il diritto di
ripetizione dei canoni versati senza il rispetto della normativa sull’equo canone.
Concludevano, pertanto, come in epigrafe.
Ritualmente costituitasi in giudizio, la resistente eccepiva la decadenza dall’azione
promossa ai sensi dell’art. 79, L. 392/78, per decorso del termine semestrale di legge; nel
merito, contestava di avere inteso simulare le esigenze abitative transitorie; in
riconvenzionale, faceva valere propri crediti per spese condominiali mai corrisposte e
danni subiti. Concludeva, pertanto, per il rigetto della domanda.
Senza istruzione, il giudice fissava l’udienza di discussione al 28.10.2005, al termine della
quale la causa veniva decisa dando lettura del dispositivo in udienza.
MOTIVI DELLA DECISIONE
I. Il procedimento di che trattasi è stato introdotto per la determinazione del canone c.d.
“equo” dell’immobile condotto in locazione dai ricorrenti (ai sensi dell’ormai abrogato
art. 44, Legge 392/78 ed oggi ex art. 447 bis c.p.c.); anche se il contratto era stato
concluso, come emerge dal suo tenore letterale, per soddisfare esigenze abitative del
conduttore aventi natura “transitoria” (ex art. 26, lett. a), l. 392/78).
Preliminarmente, la resistente ha eccepito la decadenza della domanda di ripetizione, in
quanto avi oltre il termine semestrale previsto dall’art. 79, l. 392/78.
Nel caso in esame, assume giuridica rilevanza verificare se il termine in oggetto decorra
dal deposito del ricorso in cancelleria ovvero, piuttosto dalla notificazione della domanda
(e del pedissequo decreto di fissazione dell’udienza) alla controparte.
Nel caso presente, a fronte del pacifico rilascio dell’alloggio avvenuto in data 10.1.2002, il
ricorso è stato depositato in data 9.7.2002, mentre la notifica di esso è avvenuta in
momento successivo e precisamente, in data 22.7.2002.
Alla luce dell’orientamento della Corte di legittimità formatosi in materia, deve ritenersi il
ricorso tempestivo.
Si insegna al riguardo che: “nel rito del lavoro la domanda si propone con ricorso, il cui
deposito determina la litispendenza. Ne consegue che il termine semestrale di decadenza, posto
dall’art. 79 della legge n. 392 del 1978 per l’azione di restituzione di somme pagate in eccesso
rispetto al canone dovuto di locazione e decorrente dal rilascio materiale dell’immobile, coincide
con la data del deposito in cancelleria del ricorso di merito e non con la notificazione del ricorso
stesso”(Cass. 7 maggio 1996, n. 4236).
Come precisa esattamente la Corte, il termine semestrale di cui si tratta, ha natura
processuale, dal momento che riguarda il tempo entro cui esercitare in giudizio l’azione
di ripetizione di indebito, e non natura sostanziale. Lo stesso è rispettato e la decadenza
evitata, col mero deposito del ricorso in cancelleria, che nel rito delle locazioni determina
la pendenza della lite.
II. Si tratta ora di verificare, nel merito, se le esigenze abitative di natura transitoria
indicate in contratto furono affermate dalle parti solo fittiziamente, come assume il
ricorrente, e fossero, pertanto, inesistenti agli effetti della conseguente domanda di
restituzione.
In argomento, la Suprema Corte ha mutato il proprio precedente orientamento, che era
fondato su di un criterio di carattere “oggettivo”, secondo il quale doveva verificarsi
l’effettiva destinazione dell’immobile accertandosi la natura transitoria della locazione
con riferimento agli specifici bisogni del conduttore che l’immobile era destinato a
soddisfare al momento della conclusione del contratto, indipendentemente non solo
dalle espressioni usate dal contratto, ma anche dall’eventuale buona fede del locatore (da
ultimo, Cass. 13.6.1994 n. 5722).
Secondo il nuovo orientamento, invece, deve indagarsi l’atteggiamento “soggettivo” dei
contraenti, nel suo concreto atteggiarsi al momento della stipula.
In quest’ottica, la conclusione di un contratto di locazione per soddisfare esigenze
transitorie inesistenti assume giuridico rilievo a condizione che il conduttore-attore
dimostri che tali esigenze erano simulate, perchè le parti intendevano concludere un
contratto diverso da quello apparente (Cass. 5.3.1997, n. 1936, nonché Cass 7.7.1997, n.
6145; cui adde Cass. 23.2.1998, n. 1529). Qualora, invece, non sussistesse tra le parti un
accordo simulatorio, perchè l’intenzione elusiva era unilaterale, in quanto riferita al solo
conduttore, allora, secondo tali nuova ricostruzione, è consentito a quest’ultimo invocare
la nullità della locazione, pattuita come transitoria, nel caso in cui dimostri una
“ragionevole apprezzabilità” da parte del locatore dell’inesistenza dell’esigenze
transitorie formalmente rappresentate dal conduttore e che “si risolvono, quoad probationis,
in una indagine su base indiziaria, volta a stabilire se il locatore fosse, comunque, consapevole
delle effettive esigenze del conduttore e che quindi il contratto così concluso integrava, al di là
della formale apparenza, gli estremi di una locazione abitativa” (Cass. 7.7.1997, cit.; Cass.
23.8.1997, n. 7923; Cass. 15.9.1998, n. 9185; Cass. 3.2.1999, n. 214; Cass. 28.4.1999, n.
4230; Cass. 3.5.1999, n. 4377; Cass. 30.1.2001, n. 1288; Cass. 28.3.2001, n. 4472); “non
potendo altrimenti rilevare contro il locatore né situazioni di fatto occultate dal conduttore, né la
riserva mentale di costui di non accettare la clausola” (Cass. 13.1.2000, n. 328).
Si soggiunge che, l’onere probatorio, relativo all’accordo simulatorio, in ordine alla
dedotta sussistenza delle esigenze abitative transitorie, incombe sul conduttore, che può
adempierlo anche a mezzo presunzioni (Cass. 3.8.2004, n. 14.815).
Conformemente a questo autorevole ed ormai consolidato insegnamento, nel caso di
specie, va acclarato se i ricorrenti abbiano in concreto assolto l’onere probatorio.
In concreto, è stato acclarato che, il contratto di locazione ad uso transitorio di cui è
causa venne concluso da mandatario della sig. YY, AlfaBetaGamma Immobiliare s.n.c.,
cui la proprietaria aveva attribuito mandato generale di amministrare gli immobili di sua
proprietà, locare a terzi, redigere e sottoscrivere le locazioni temporanee, esigere canoni,
spese condominiali e spese di amministrazione (doc. 6; mandato in data 29.9.1989).
Anche se nella locazione impugnata, risulta che il contratto sia stato sottoscritto dalla
resistente, è in realtà pacifico, che lo stesso venne sottoscritto per suo conto e nome
dalla mandataria.
Mandataria che, nel caso di specie, attuò pienamente l’obbligazione scaturente dal
mandato, dal momento che i versamenti mensili dei canoni furono tutti bonificati su cc.
intestato ad essa, che provvide alla piena gestione del rapporto, inviando ai conduttori
lettere di sollecito.
Dall’esecuzione del rapporto locatizio, emerge che, sebbene il contratto sia stato
sottoscritto dalla mandataria senza spendita del nome, può ritenersi sussistente una
contemplatio dominii tacita, direttamente impegnativa per il rappresentato.
Peraltro, in presenza di contratto concluso dal rappresentante, rilevano i vizi della
volontà di quest’ultimo (art. 1390 c.c.). Perché, come si spiega, la volontà costitutiva del
negozio compiuto nell’esercizio del potere di rappresentanza è esclusivamente quella del
rappresentante.
A ciò aggiungasi che, quando la simulazione è posta in essere dal rappresentante, non
basta la collusione tra questi e terzo; perché si insegna che: “in tema di simulazione,
nell’ipotesi di rappresentanza volontaria non è sufficiente, per ritenere la simulazione dell’atto, la
prova di un’eventuale collusione tra rappresentante e terzo, essendo necessaria anche la prova
dell’esistenza di un accordo simulatorio, cui non sia rimasto estraneo il rappresentato, e, quindi,
che il potere di rappresentanza è stato conferito soltanto perché il rappresentante ponga in essere
coll’altra parte un contratto simulato” (Cass. 22 giugno 2001, n. 8530).
Nel caso di specie, ove è stata dedotta la simulazione relativa delle esigenze abitative di
natura transitoria, in realtà insussistenti, il vizio della volontà doveva essere riferito alla
mandataria, oltre che alla mandante. Quest’ultima, peraltro, alcun rapporto, neppure
volto alla riscossione dei canoni, ebbe mai ad intrattenere con i conduttori.
Dovevasi, in sostanza, dimostrare che AlfaBetaGamma Immobiliare s.n.c. era a
conoscenza della reale situazione dei ricorrenti, che utilizzavano l’appartamento della YY
per il soddisfacimento di esigenze abitative primarie e non di natura transitoria, oltre ad
avere avuto un espresso mandato dalla resistente per concludere l’accordo simulato.
Circostanze queste neppure dedotte, e, men che meno, dimostrate.
Da quanto precede consegue il rigetto della domanda.
Eguale sorte deve subire la domanda volta alla restituzione della cauzione, posto che tale
versamento non è riscontrabile in contratto o in documenti connessi.
III. Parte resistente in riconvenzione, ha richiesto la condanna dei ricorrenti a versare le
spese condominiali, mai corrisposte, nonché al risarcimento dei danni cagionati
all’arredamento dell’immobile.
Quanto a questa seconda domanda, la stessa deve essere reietta, non essendo stata
dimostrata l’esistenza dei danni, né il quantum.
Quanto alla prima, i ricorrenti hanno eccepito la prescrizione del diritto di credito, stante
la prescrizione biennale del credito, ai sensi dell’art. 6, l. 22.12.1973, n. 841.
In effetti, come è pacifico, in materia, vale il termine di prescrizione breve di cui alla
legge in oggetto (Cass. 22.5.1993, n. 5795; Cass. 12.11.1997, n. 11.163; Cass. 10.2.2003,
n. 1953).
Nel caso di specie, la richiesta di versamento degli oneri condominiali, per il periodo di
durata del rapporto, è stata avanzata per la prima volta solo in memoria integrativa di
questo giudizio, a fronte del rilascio dell’appartamento da parte dei ricorrenti avvenuto in
data 10.1.2001.
Ne consegue che il diritto di credito in oggetto è sicuramente prescritto e la relativa
domanda reietta. Compensa le spese processuali tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale di Modena, definitivamente decidendo, ogni contraria istanza, domanda e/o
eccezione disattesa, nella causa promossa da XX 1 e XX 2 con ricorso ex art. 447 bis
c.p.c. depositato in data 9.7.2002,
1. rigetta le domande avanzate dai ricorrenti;
2. rigetta le domande riconvenzionali avanzate dalla resistente;
3. compensa le spese processuali tra le parti.
Modena, 28.10.2005
Il Giudice
(dr. R. Masoni)
Minuta depositata in cancelleria in data 4.11.2005 e pubblicata nelle forme di legge in data 08/11/2005
Prescrizione canoni di locazione

Quale sia il termine di prescrizione dei canoni di locazione degli alloggi E.R.P.

I canoni di locazione degli alloggi di E.R.P. sono soggetti alla prescrizione quinquennale ex art. 2948 n. 3 c.c.
La consultazione degli archivi informatizzati delle sentenze della Corte di Cassazione non ha infatti evidenziato alcuna pronuncia in materia, statuente termini diversi, ove si eccettuino i crediti degli IACP relativi al recupero delle spese per erogazione dei servizi, rientranti nella previsione di cui all’art. 19 lett. d) del D.P.R. n. 1035 del 1972, per i quali la Suprema Corte ha ritenuto che si debba applicare la disciplina dell’art. 6, ultima parte, della legge n. 841 del 22.12.1973, che prevede la prescrizione biennale (cfr. Sentenza Corte Cassazione Sez. 3 n. 11260 del 28.10.1995 – IACP Milano).

Riferimenti:
Art. 2948, n. 3) codice civile;
Legge 22.12.1973 n. 841, art. 6;
Sentenza Corte Cassazione n. 11260 del 28.10.1995

Redazione: 12 marzo 1997
Prescrizione spese condominiali

Se sia fondata la pretesa – sostenuta da alcuni inquilini – che le spese per erogazione di servizi sostenute dall’ente gestore si prescrivano in due anni, come stabilisce la legge 841/1973.

Il credito per le spese per erogazione di servizi sostenuto dagli Istituti autonomi per le case popolari si prescrive in un biennio, come stabilisce l’art. 6 della legge 841/1973, emanata in regime vincolistico, ma tuttora vigente per le disposizioni che tale regime trascendono.
Una recente decisione della Corte di Cassazione (in allegato*) ha esplicitamente ammesso l’applicabilità dell’art. 6 della legge 841/1973 ai crediti degli Istituti autonomi per le case popolari relativi al recupero delle spese per erogazione dei servizi.
La sentenza amplia e specifica la connessione già operata da due pronunce precedenti della stessa sezione (sentenza 4588 del 22.4.1995 e sentenza 5795 del 22.5.1993) tra la norma citata ancora vigente, che la Corte ha ritenuto trascendere il regime vincolistico, la legge 392/1978 e il codice civile. L’art. 6 della legge 841 è stata infatti ritenuta norma derogatoria – per quanto riguarda la locazione di immobili urbani – all’art. 2948 n. 3 del codice civile, che fissa la prescrizione quinquennale per questi crediti ed è dunque riferibile agli oneri accessori di cui all’art. 9 della legge 392. L’art. 84 della legge 392 infatti abroga le disposizioni con essa “incompatibili” e tale non può essere considerata quella sulla prescrittibilità biennale, dal momento che la legge in questione sul punto tace del tutto.
A seguito dell’ultima decisione della Corte, che riferisce – come abbiamo detto – espressamente la prescrittibilità biennale anche alle quote dovute agli Istituti per i servizi di cui all’art. 19 lettera d) del d.P.R. 1035/1972, non possono dunque sussistere dubbi in materia, per la chiarezza e coerenza con cui la Corte si esprime, su questo ulteriore allineamento alla disciplina della locazione ordinaria che l’interpretazione riportata opera in materia.

* Cassazione, Sez. III, 28 ottobre 1995, n. 11260

Locazione – Regime vincolistico (Proroga e blocco) – In genere – Spese per erogazioni dei servizi ex art. 19 lett. d) del d.P.R. n. 1035 del 1972 – Credito degli istituti autonomi delle case popolari – Prescrizione biennale ex art. 6 ultima parte della legge n. 841 del 1973 – Applicazione generale a tutti i contratti di locazione di immobili urbani.

È soggetto a prescrizione biennale, ai sensi dell’art. 6 ultima parte della legge n. 841 del 1973, da ritenersi tuttora vigente e di applicazione generale a tutti i contratti di locazione di immobili urbani, il credito degli istituti autonomi delle case popolari, relativo al recupero delle spese per erogazione dei servizi, rientranti nella previsione di cui all’art. 19 lett. d) del d.P.R. n. 1035 del 1972, qualora il calcolo delle dette spese e dei relativi conguagli venga effettuato in relazione ad ogni singolo edificio e rispecchi i servizi effettivamente resi.

Riferimenti:
legge 841/1973, art. 6
legge 392/1978, art. 9 e art. 84
codice civile, art. 2948 n. 3
d.P.R. 1035/1972, art. 19, lettera d)
Cassazione, sezione III, sentenza 11260 del 28.10.1995
Cassazione, sezione III, sentenza 4588 del 22.4.1995
Cassazione, sezione III, sentenza 5795 del 22.5.1993

Ricerca in rete: 12 febbraio 2011

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Una Risposta to “Alcune Leggi di riferimento.”

  1. enzuccio62 Says:

    VETUSTA’ ALLOGGI IACP-RIDUZIONE DEL 20% DEL VALORE DELL’IMMOBILE IN ALIENAZIONE – ALLEGATA SENTENZA: SENTENZA N. 486 – ANNO 1995

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO – LA CORTE COSTITUZIONALE

    composta dai signori:

    Presidente Avv. Mauro FERRI

    Giudice Prof. Luigi MENGONI

    Giudice Giudice Prof. Enzo CHELI

    Giudice Dott. Renato GRANATA

    Giudice Prof. Giuliano VASSALLI

    Giudice Prof. Francesco GUIZZI

    Giudice Prof. Cesare MIRABELLI

    Giudice Prof. Fernando SANTOSUOSSO

    Giudice Avv. Massimo VARI

    Giudice Dott. Cesare RUPERTO

    Giudice Dott. Riccardo CHIEPPA

    Giudice Prof. Gustavo ZAGREBELSKY

    ha pronunciato la seguente

    SENTENZA

    nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 2, della legge della Regione Molise, approvata il 23 dicembre 1994 e riapprovata l’8 marzo 1995 dal Consiglio regionale, avente per oggetto: “Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”, promosso con ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri, notificato il 12 aprile 1995, depositato in cancelleria il 21 successivo ed iscritto al n. 27 del registro ricorsi 1995. Udito nell’udienza pubblica del 17 ottobre 1995 il Giudice relatore Francesco Guizzi; udito l’Avvocato dello Stato Sergio Laporta per il ricorrente.

    Ritenuto in fatto

    1. Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna, per contrasto con l’art. 117 della Costituzione, la legge della Regione Molise (Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) approvata, in prima lettura, dal Consiglio regionale del Molise il 23 dicembre 1994 e in seconda lettura, a seguito di rinvio governativo, l’8 marzo 1995. Il provvedimento legislativo ha ad oggetto l’alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e all’art. 4, comma 2, prevede la riduzione del prezzo di cessione dell’1 per cento per ogni anno di vetustà, fino al limite di trent’anni. Con ciò violando ad avviso del ricorrente il principio fondamentale stabilito dalla legge 24 dicembre 1993, n. 560, art. 1, comma 10, secondo cui la riduzione per anno di vetustà è possibile fino al limite massimo del 20 per cento. La disposizione eccederebbe quindi i limiti delle competenze regionali e sarebbe pertanto illegittima alla luce dell’art. 117 della Costituzione.

    Considerato in diritto

    1. Il Presidente del Consiglio dei ministri solleva, con ricorso in via principale, questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 2, della legge della Regione Molise dell’8 marzo 1995 (Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) in riferimento all’art. 117 della Costituzione, perchè deroga a quanto stabilito dall’art. 1, comma 10, della legge n. 560 del 1993, secondo cui la riduzione dell’1 per cento sul prezzo di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica è ammessa fino al limite massimo del 20 per cento. La questione è fondata.

    2. Va innanzitutto precisato che ai fini del presente giudizio non rileva la differente formulazione della norma impugnata (come approvata dal Consiglio regionale il 23 dicembre 1994) rispetto al testo dell’8 marzo 1995, conseguente al rinvio commissariale. Tale differenza, pur non essendo meramente formale, non ha incidenza sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Presidente del Consiglio in via principale e, dunque, indipendentemente da qualsiasi applicazione concreta. La questione verte sull’ammissibilità di un intervento regionale in deroga o comunque in variazione a un criterio fissato dalla legge statale sull’alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, con riguardo alla riduzione del prezzo per vetustà. La legge statale (n. 560 del 1993) consente la riduzione del prezzo fino al limite massimo del 20 per cento, e sia la prima che la seconda formulazione della legge regionale appaiono, sotto questo profilo, ugualmente lesive della legge n. 560.

    3. Nel merito, va certo ricordata la competenza regionale in materia di edilizia residenziale pubblica (art. 93 del d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e la sentenza n. 347 del 1993), e non si può non sottolineare, nel contempo, che le Regioni potrebbero anche modificare l’assetto organizzatorio in atto degli Istituti autonomi case popolari, come previsto dall’art. 93 del citato d.P.R. n. 616. Correttamente, la legge della Regione Molise detta norme sulla destinazione dei fondi ricavati dalla vendita degli immobili dei due Istituti autonomi case popolari di Campobasso e Isernia, senza che vi sia stata censura da parte governativa. Ma la competenza regionale nulla toglie all’esigenza di una disciplina-quadro che definisca i criteri fondamentali sulle modalità di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. E quello della riduzione del prezzo per vetustà è senza dubbio un punto fondamentale, come risulta anche dal dibattito parlamentare che si è svolto proprio sulla misura di essa (v. soprattutto Camera dei deputati, ottava commissione permanente, seduta del 16 dicembre 1993). Sarebbe inammissibile un’oscillazione legislativa a seconda della Regione competente, perchè oggetto dell’alienazione possono essere, oltre agli immobili acquisiti o realizzati con il contributo della Regione, anche gli immobili acquisiti o realizzati con il contributo statale, nonchè gli immobili degli Istituti autonomi case popolari, dei comuni e degli altri enti pubblici territoriali, come risulta chiaramente dall’art. 1 della legge regionale in esame. La natura di detto patrimonio immobiliare dimostra l’interesse statale a introdurre i criteri essenziali in tema di alienazione, per cui l’art. 1, comma 10, della legge n. 560 va qualificato come principio fondamentale, ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, con la conseguente illegittimità costituzionale della disposizione impugnata.

    PER QUESTI MOTIVI

    LA CORTE COSTITUZIONALE

    dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, comma 2, della legge della Regione Molise (Norme in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica), approvata in prima deliberazione il 23 dicembre 1994 e in seconda deliberazione l’8 marzo 1995.

    Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 08/11/95.

    Depositata in cancelleria il 20/11/95.

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