appunti;decadenza,sospensione ,residenza di interesse generale destinata alla locazione ,alloggi sociali articolo quotidiani del 13/4/2011

Decadenza dall’assegnazione di alloggi economici e popolari. Nel regime transitorio competenza prevista (D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616) al Ministero dei lavori pubblici e non alle Regioni

Tratto da diritto e diritti e curato di Sonia L.

***

Nessuna disposizione, inoltre, stabilisce la previa audizione dell’interessato per la validità della pronuncia della decadenza, mentre la possibilità di proporre ricorso giurisdizionale garantisce sufficientemente la difesa della posizione dell’interessato.

Così nella massima ufficiale del Consiglio di Stato, sez. IV, 29 ottobre 2002, n. 5949
GIUDICATO
EFFETTI
Nel giudizio amministrativo è valido il principio generale desumibile dall’art. 2909 cod.civ. secondo cui l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti che hanno proposto l’impugnativa e non produce effetti giuridici né a favore nè a danno dei soggetti rimasti estranei al giudizio.
EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA
La nomina dei componenti delle Commissioni regionali di vigilanza per l’edilizia economica e popolare spetta, nel regime transitorio previsto dall’art. 94, terzo comma, del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, al Ministero dei lavori pubblici e non alle Regioni.
La Commissione di vigilanza per l’edilizia popolare ed economica che pronuncia la decadenza dell’alloggio per mancata occupazione facendo uso dei suoi poteri discrezionali non è tenuta ad instaurare un regolare contraddittorio, nè a portare a conoscenza dell’interessato le fonti dell’informazione dalle quali ha attinto la notizia della mancata occupazione dell’alloggio.

***

R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente
D E C I S I O N E
sul ricorso in appello n. 2267/1991 (N.R.G. 6657/1991), proposto dal sig. ******, rappresentato e difeso dall’avv. Alberto Panuccio presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Roma, via Sistina, n. 123;
c o n t r o
la Cooperativa edilizia “******” s.r.l. in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
la Commissione regionale di vigilanza per la Calabria per l’assegnazione degli alloggi economici e popolari con sede presso il Provveditorato alle Opere pubbliche di Catanzaro, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
per l’annullamento
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria – Sezione di Reggio Calabria, 12 ottobre 1990, n. 658, resa inter partes;
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Vista la memoria prodotta dall’appellante;
Visti gli atti tutti della causa;
Relatore alla pubblica udienza del 2 luglio 2002, il Consigliere Domenico La Medica, udito, l’avv. Valensise su delega dell’avv. Panuccio per l’appellante;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:
F A T T O
****** propone appello avverso la sentenza del T.A.R. della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, 17 ottobre 1990, n. 658, con cui è stato respinto il suo ricorso per l’annullamento del provvedimento della Commissione regionale di vigilanza per l’assegnazione degli alloggi economici e popolari per la Calabria 8 marzo 1979, avente ad oggetto la declaratoria di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio attribuitogli ed il conseguente rilascio del medesimo alloggio.
A fondamento dell’appello vengono formulati i seguenti motivi:
Violazione di precedente giudicato e degli effetti conseguenziali.
Deduce l’appellante che la stessa sezione di Reggio Calabria del T.A.R. della Calabria con precedenti sentenze aveva annullato la deliberazione della Commissione regionale di vigilanza avente ad oggetto la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio sul rilievo che tre dei componenti della Commissione partecipanti alla relativa seduta erano diversi da quelli indicati nell’ultimo provvedimento di costituzione della stessa Commissione.
Poichè la predetta deliberazione aveva riguardato tra gli altri soci della Cooperativa edilizia “******” il medesimo appellante, l’intervenuto annullamento per la ritenuta irregolare composizione dell’organo travolse l’atto nel suo complesso ed il giudicato che si è formato al riguardo produce i suoi effetti estensivi anche per quanto riguarda la determinazione assunta nei confronti di esso appellante.
Violazione dell’art. 93 del R.D. 24 agosto 1977, n. 616 – incompetenza.
Emerge dagli atti che tre componenti della Commissione regionale di vigilanza della Calabria sono stati nominati dal Ministero dei Lavori Pubblici in data successiva all’entrata in vigore del D.P.R. n. 616 del 1977, e cioè quando il medesimo Ministero non era più competente in materia;
Violazione e mancata applicazione dell’art. 105 del T.U. 24 agosto 1938, n. 1165.
Il principio stabilito dall’art. 105 del T.U. 24 agosto 1938, n. 1165, secondo cui l’Amministrazione deve previamente contestare l’addebito per provvedere a decretare la decadenza dalla prenotazione o dall’assegnazione dell’alloggio ha carattere generale ed è estensibile per analogia a tutte le fattispecie la cui disciplina rientra nel menzionato testo unico.
All’appellante, invece, non è stata fatta la preventiva contestazione di addebito.
Violazione ed erronea applicazione dell’art. 98 del T.U. 29 agosto 1938, n. 1165 – erronea valutazione dei presupposti e degli elementi di fatto.
L’appellante sostiene che occupò l’alloggio e l’abitò, come tuttora lo abita, come unica sua abitazione, perchè non possiede altra casa e che le informazioni assunte dall’Amministrazione non forniscono alcun dato concreto attraverso il quale si possa ritenere provato che l’assegnatario non occupava l’alloggio.
Eccesso di potere per omessa valutazione dell’interesse concreto ed attuale alla pronuncia di decadenza ed all’interesse pubblico.
Non è stato tenuto presente che non esisteva e non esiste un interesse concreto ed attuale alla pronuncia di decadenza dall’assegnazione, come è dimostrato dal lungo periodo di tempo intercorso dalla data di consegna dell’alloggio a quello della pronuncia impugnata.
In prossimità dell’udienza l’appellante ha depositato una memoria con cui insiste per la riforma della sentenza impugnata.
D I R I T T O
L’appellante censura la sentenza del T.A.R. della Calabria – Sezione di Reggio Calabria 17 ottobre 1990, n. 658, che ha respinto il suo ricorso avverso la deliberazione della Commissione regionale di vigilanza per l’assegnazione degli alloggi economici e popolari 8 marzo 1979, nella parte concernente la declaratoria di decadenza dall’assegnazione dell’alloggio attribuitogli.
L’interessato deduce, con il primo motivo, che la predetta Commissione con la stessa deliberazione ha pronunciato la decadenza dall’assegnazione dei rispettivi alloggi anche nei confronti di altri soci della Cooperativa edilizia “******” e che su ricorso proposto da alcuni dei predetti soci la menzionata deliberazione è stata annullata con altre sentenze della medesima Sezione del T.A.R. della Calabria, sul rilievo della irregolare composizione dell’organo deliberante.
Sostiene, pertanto, che tale vizio ha travolto l’intero atto nel suo complesso e che il giudicato che si è formato ha prodotto i suoi effetti estensivi anche per quanto riguarda la determinazione assunta nella medesima seduta e con il medesimo atto nei confronti di esso appellante.
Osserva, in contrario, il Collegio che nel giudicato amministrativo è valido il principio generale desumibile dall’art. 2909 cod.civ., secondo cui l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti che hanno proposto l’impugnativa e non produce effetti giuridici nè a favore nè a danno dei soggetti rimasti estranei al giudizio (Cons. Stato, sez. IV, 16 aprile 1994, n. 351; 28 febbraio 1994, n. 181; 27 febbraio 1991, n. 131).
Poiché l’appellante non ha partecipato ai giudizi conclusisi con le sentenze di annullamento della deliberazione in argomento, si deve escludere che il medesimo possa invocare in proprio favore gli effetti delle relative pronunce.
D’altra parte la ricordata deliberazione, diversamente da quanto sembra ritenere l’appellante, non può considerarsi come atto collettivo con pluralità di destinatari e contenuto inscindibile, ma si deve considerare come atto plurimo e divisibile, sicchè torna ad emergere che le pronunce di annullamento riverberano i propri effetti nei soli confronti dei ricorrenti.
E’ del pari infondato il secondo motivo con il quale l’appellante deduce la violazione dell’art.93 del D.P.R. 24 agosto 1977, n. 616.
Precisamente l’interessato sostiene che tre componenti della Commissione regionale di vigilanza che avevano partecipato alla seduta in cui era stata adottata la deliberazione in questione erano stati nominati dal Ministero dei lavori pubblici in data successiva all’entrata in vigore del predetto D.P.R. n. 616 del 1977, quando cioè la competenza in materia di gestione, programmazione e organizzazione del servizio della casa, comprensiva della disciplina attinente alle assegnazioni e alle decadenze di alloggi relativi ad edilizia sovvenzionata o a contributo pubblico era stata trasferita alle Regioni; i menzionati componenti, quindi, non erano legittimamente investiti della carica, in quanto il relativo decreto di nomina era stato emesso dal Ministero in epoca in cui questo non poteva provvedere in materia.
In proposito osserva la Sezione che ai sensi dell’art. 94, terzo comma, del citato D.P.R. (“le Commissioni continuano a svolgere tali funzioni nell’attuale composizione, fino a diversa disciplina della materia nell’ambito di apposita normativa statale…”), la nomina dei componenti delle Commissioni regionali di edilizia economica e popolare spetta, nel regime transitorio previsto al Ministero dei lavori pubblici e non alle Regioni (Cons. Stato, Ad.Gen. 18 giugno 1987, n. 21/87; Sez. II, 27 giugno 1984; Sez. IV, 12 marzo 1996, n. 335).
La formulazione della disposizione per cui le commissioni continuano ad agire nell’attuale composizione porta invero ad escludere che il legislatore delegato abbia inteso riferirsi alle persone fisiche che in un determinato momento storico rivestivano la qualità di membro, in quanto una siffatta disposizione si sarebbe potuta giustificare in un regime transitorio di cui fosse prevedibile il superamento entro termini brevi e soprattutto certi, ma non nell’ambito di un sistema transitorio il cui termine finale è incertus quando e che di fatto si è protratto nel tempo.
L’espressione “nell’attuale composizione” deve essere quindi razionalmente intesa come un rinvio materiale alle norme all’epoca vigenti in materia di composizione delle predette commissioni, norme che contengono non solo la disciplina del numero dei componenti e dei rispettivi requisiti, ma anche quella del procedimento di nomina e, quindi, anche della competenza alla nomina e alle designazioni.
Per conseguenza si deve affermare che la Commissione che ha adottato la deliberazione in questione risulta legittimamente composta.
4. E’ ugualmente infondato il terzo motivo con il quale l’appellante deduce la violazione e mancata applicazione dell’art. 105 del T.U. 24 agosto 1938, n. 1165, secondo cui l’Amministrazione deve previamente contestare l’addebito ove intenda procedere a decretare la decadenza dalla prenotazione o dall’assegnazione dell’alloggio.
Alla stregua, infatti, di una giurisprudenza risalente (Cons.Stato, sez. VI, 18 ottobre 1996, n. 627), la Commissione di vigilanza per l’edilizia popolare ed economica che pronuncia d’ufficio la decadenza dell’alloggio per mancata occupazione, facendo uso dei suoi poteri discrezionali di vigilanza, non è tenuta ad instaurare un regolare contraddittorio, nè a portare a conoscenza dell’interessato le fonti dell’informazione dalle quali ha attinto la notizia della mancata occupazione dell’alloggio.
Nessuna disposizione, inoltre, stabilisce la previa audizione dell’interessato per la validità della pronuncia della decadenza, mentre la possibilità di proporre ricorso giurisdizionale garantisce sufficientemente la difesa della posizione dell’interessato.
A conclusioni negative occorre, pervenire anche relativamente al quarto motivo con il quale l’appellante deduce violazione ed erronea applicazione dell’art. 98 del T.U. 24 agosto 1938, n. 165, nonchè erronea valutazione dei presupposti e degli elementi di fatto.
In particolare l’interessato fa presente di aver sempre legittimamente occupato l’alloggio, per cui sostiene che la pronuncia di decadenza è stata adottata in carenza dei presupposti di legge.
Osserva, invece, la Sezione che le considerazioni svolte dal giudice di primo grado si rivelano logiche e circostanziate facendo leva sul principio che l’assegnazione di un alloggio di cooperativa richiede l’abitazione permanente da parte dell’assegnatario, in quanto non è sufficiente la mera collocazione di mobili e di oggetti nell’appartamento che al più può provare l’intenzione di occupare lo stesso e non già l’effettiva presa di possesso; perciò sotto diverso profilo, la stipulazione di un contratto per la fornitura dell’elettricità o dell’acqua, non può sostituire la necessaria effettiva occupazione dell’alloggio (Cons.Stato, sez. IV, 2 aprile 1968, n. 255).
Inoltre l’accurata istruttoria effettuata, al riguardo, ha posto in evidenza che l’appellante non risulta avere in effetti occupato l’alloggio assegnato (Questura di Reggio Calabria, nota 5 settembre 1972, n. 10204), che nell’alloggio vi sono pochi mobili e che l’interessato non “risulta abitare in via Reggio Campi I tronco, n. 55” (Comando vigili urbani di Reggio Calabria, nota 9 febbraio 1979, n. 369), che l’assegnatario e qualche suo congiunto vi si recano saltuariamente senza, però abitarvi stabilmente (Legione Carabinieri di Catanzaro – Gruppo di Reggio Calabria, nota 22 marzo 1979, n. 55748/1-1 “P”).
E’ palese, pertanto, essendo univoci gli elementi accertati, che la pronuncia di decadenza dell’alloggio è stata correttamente adottata nei confronti dell’interessato.
E’ appena il caso di aggiungere che trattandosi di un’indagine di merito, la valutazione degli accertamenti effettuati è insindacabile in sede di legittimità, salvo che per vizio di eccesso di potere che, nella specie, non viene dedotto (Cons. Stato, sez. VI, 25 novembre 1968, n. 255).
E’ infondato anche il quinto (ed ultimo) motivo d’appello con il quale l’interessato deduce un eccesso di potere per omessa valutazione dell’interesse concreto ed attuale alla pronuncia di decadenza ed all’interesse pubblico, stante il lungo periodo di tempo intercorso dalla data di consegna dell’alloggio a quella della sentenza impugnata e dell’altro lungo periodo di tempo intercorso tra la medesima sentenza e la data attuale.

In proposito occorre osservare che la delibera adottata dalla Commissione di vigilanza nei confronti dello **** incide sull’atto di assegnazione dell’alloggio disposto dal Consiglio di amministrazione della cooperativa, e questo atto dall’evidenza non può qualificarsi come amministrativo, in quanto proviene dalla cooperativa che è soggetto di diritto privato.
La menzionata delibera, quindi, non rientra negli atti di ritiro (che incidono su pregressi atti amministrativi) e per ciò ad essa non si possono estendere i principi elaborati con riferimento a questi ultimi e segnatamente quello secondo il quale essi hanno natura discrezionale e occorre per la loro emanazione un interesse pubblico ed attuale (Cons. Stato, sez. IV, 17 marzo 1996, n. 335; 16 marzo 1987, n. 147 e 27 ottobre 1970, n. 744).
Occorre del resto ricordare che la predetta Commissione ha il compito istituzionale di disporre in qualsiasi tempo delle assegnazioni di alloggi cooperativi effettuate in favore di soci carenti dei prescritti requisiti; perciò, la predetta Commissione svolge un’attività essenzialmente sindacatoria, in quanto diretta ad assicurare la legalità dell’azione amministrativa ed eventualmente a ripristinarla, che non è assimilabile al generale potere di autotutela.
Ne deriva che lo svolgimento di siffatto compito non richiede una preventiva comparazione dell’interesse pubblico e di quello privato confliggenti, di cui dare conto attraverso la motivazione del provvedimento di annullamento dell’assegnazione.
Da ultimo va considerato che l’interesse pubblico alla decadenza sussiste in concreto essendovi tuttora pretendenti insoddisfatti cui può essere consegnato l’alloggio non occupato del ricorrente.
In base alle pregresse considerazioni l’appello deve essere respinto.
La mancata costituzione di qualsiasi parte resistente dispensa la Sezione dalla pronuncia sulle spese del presente grado di giudizio.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, definitivamente pronunziando sul ricorso in appello meglio descritto in epigrafe indicato, rigetta l’appello.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, addì 2 luglio 2002, dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione Quarta riunito in camera di consiglio con l’intervento dei seguenti signori:
Stenio RICCIO Presidente
Domenico LA MEDICA Consigliere, est.
Antonino ANASTASI Consigliere
Aldo SCOLA Consigliere
Bruno MOLLICA Consigliere
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

IL SEGRETARIO

MASSIME

Nel giudizio amministrativo è valido il principio generale desumibile dall’art. 2909 cod.civ. secondo cui l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti che hanno proposto l’impugnativa e non produce effetti giuridici né a favore nè a danno dei soggetti rimasti estranei al giudizio.

La nomina dei componenti delle Commissioni regionali di vigilanza per l’edilizia economica e popolare spetta, nel regime transitorio previsto dall’art. 94, terzo comma, del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, al Ministero dei lavori pubblici e non alle Regioni.

La Commissione di vigilanza per l’edilizia popolare ed economica che pronuncia la decadenza dell’alloggio per mancata occupazione facendo uso dei suoi poteri discrezionali non è tenuta ad instaurare un regolare contraddittorio, nè a portare a conoscenza dell’interessato le fonti dell’informazione dalle quali ha attinto la notizia della mancata occupazione dell’alloggio.

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FAC SIMILE – DI REGOLAMENTO,PER PROVVEDIMENTI UTILI PER LA SOSPENSIONE DELLA EMISSIONEDEL PROVVEDIMENTO DI DECADENZA
DALL’ASSEGNAZIONE DI ALLOGGIO POPOLARE

Il Comune, ai sensi della legge Regionale x , può
individuare i casi nei quali l’emissione del provvedimento di decadenza può essere sospesa
indicandone il termine massimo.

La sospensione sarà disposta con le medesime forme del provvedimento di
decadenza e il beneficio della sospensione potrà essere accordato solo una volta, ad esclusione delle
ipotesi di cui all’x. del presente Regolamento Regionale .

La sospensione potrà essere disposta solo dopo l’accertamento in contraddittorio con
l’interessato dei fatti o delle condizioni che hanno determinato la fattispecie oggetto di decadenza.

Il termine massimo di sospensione della emissione del provvedimento di decadenza
non potrà comunque superare la durata di anni uno o superare la scadenza del contratto di
locazione, ad eccezione dell’ipotesi in cui il Comune ovvero uno degli operatori di cui all’x. 14
della L. R. x, abbia già promosso appositi programmi per la realizzazione di abitazioni in
locazione o in proprietà da destinare prioritariamente a soggetti dichiarati decaduti ai sensi delle
lettere x), x) e x) del comma x, dell’x. della X, e delle ipotesi di cui all’x. 10 del
presente regolamento.
E’ condizione indispensabile per l’emissione del provvedimento di sospensione che
l’assegnatario non sia moroso nel pagamento del canone, servizi ed accessori, fatto salvo quanto
previsto dall’x. 10 del presente Regolamento.
Il beneficio della sospensione verrà automaticamente meno anche nell’ipotesi di morosità
sopravvenuta.
Qualora sussista morosità e all’assegnatario sia stato concesso il beneficio della
dilazione, questo non potrà superare la durata di un anno e comunque sarà senz’altro assunto il
provvedimento di decadenza nel caso di mancato pagamento o mancato rispetto dei termini stabiliti
nel piano di recupero, concordato con l’assegnatario, relativamente alla somma capitale oltre agli
interessi legali.
L’emissione del provvedimento di decadenza potrà essere sospeso per un periodo
non superiore a sei mesi nell’ipotesi in cui l’assegnatario dichiari, in forma scritta, di voler rilasciare
spontaneamente l’alloggio, riconoscendo contestual-mente di essere incorso in una delle ipotesi di
decadenza di cui al Regolamento
La sospensione per un periodo non superiore a sei mesi potrà essere disposta
nell’ipotesi in cui l’assegnatario si impegni, in forma scritta, a proprie cure e spese:
– a ripristinare i danni gravi causati all’alloggio ed alle x comuni;
– a demolire opere abusive costruite nell’alloggio, nelle x comuni del fabbricato o in aree di
pertinenza dello stesso;
– a non contravvenire al regolamento d’uso rispetto ad una grave violazione precedentemente
contestata.

La sospensione potrà essere disposta per un periodo non superiore a mesi uno
nell’ipotesi in cui l’assegnatario si impegni, in forma scritta, a produrre le informazioni e la
documentazione necessaria per l’accertamento del reddito del nucleo avente diritto e degli altri
requisiti della permanenza.
La sospensione della emissione del provvedimento di decadenza per morosità potrà
essere disposta a fronte della constatazione che detta morosità è dovuta a gravi situazioni personali
o familiari dell’assegnatario.
La constatazione sarà effettuata dal Comune stesso o per tramite del Servizio Sociale.
In tal caso il Comune si accollerà in tutto o in pxe il pagamento del canone di locazione e delle
quote di servizi.
Nell’ipotesi di accollo parziale si applica quanto previsto nell’x. 6 del presente Regolamento.
La sospensione dell’emissione del provvedimento di decadenza per morosità potrà inoltre essere
disposta qualora il Comune ritenga di esperire il tentativo di recupero del credito attraverso le
procedure giudiziali, comprensive dello sfratto.
La sospensione dell’emissione del provvedimento di decadenza non potrà comunque superare il
periodo massimo di un anno, eventualmente rinnovabile per il tempo necessario a concludere
l’azione legale intrapresa, purchè si siano registrati pagamenti anche parziali della morosità
esistente.
La sospensione del provvedimento di decadenza non è ammessa per le ipotesi di
sublocazione totale dell’alloggio.
Nei casi in cui l’assegnatario abbia sublocato in pxe l’alloggio o ne abbia mutato la destinazione
d’uso o abbia adibito lo stesso a scopi illeciti o immorali, il Comune, valutato il caso concreto, potrà
sospendere l’emissione del provvedimento per un periodo non superiore a mesi sei, previa diffida
(anche contestuale al provvedimento di sospensione), a fronte dell’impegno dell’assegnatario a
ripristinare la situazione originaria ovvero a porre fine al proprio comportamento illecito.
Qualora sussista titolarità, anche pro quota, di un diritto di proprietà, usufrutto, uso o
abitazione su uno o più immobili ai sensi dei criteri previsti dalla normativa in materia di edilizia
residenziale pubblica, da x di un componente del nucleo familiare, diverso dall’assegnatario, dal
coniuge o dal convivente more uxorio, la sospensione della emissione del provvedimento di
decadenza potrà essere disposta per un periodo non superiore ad un anno al fine di consentire al
titolare stesso del diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione di rinunciare all’assegnazione e
lasciare l’alloggio di edilizia residenziale pubblica.

Qualora sussista titolarità, anche pro quota, di un diritto di proprietà, usufrutto, uso o
abitazione su uno o più immobili ai sensi dei criteri previsti dalla normativa in materia di edilizia
residenziale pubblica, da x dell’assegnatario, del coniuge o del convivente more uxorio, la
sospensione della emissione del provvedimento di decadenza potrà essere disposta per un periodo
non superiore ad un anno, a condizione che sussista l’impegno, in forma scritta, a rinunciare
all’assegnazione e a rilasciare l’alloggio di edilizia residenziale pubblica da x dell’intero nucleo
familiare.
Nel caso di abbandono dell’alloggio da x di un componente il nucleo familiare
assegnatario, la sospensione potrà protrarsi sino ad un anno dall’accertamento della non
occupazione, al fine di consentire l’acquisizione di ulteriori elementi conoscitivi per ottenere la
rinuncia dall’assegnazione dell’interessato o per l’assunzione del provvedimento di decadenza nei
confronti dello stesso.
Durante il periodo di sospensione l’assegnatario, in solido con i componenti il nucleo
familiare, è tenuto al pagamento del canone di locazione maggiorato, determinato ai sensi della
lettera x) del comma x, del Regolamento Regionale ad eccezione del caso di sospensione del provvedimento di decadenza a seguito di morosità.

A fronte di un’impennata dell’emergenza abitativa su tutto il territorio nazionale, a cui anche Bologna non è immune, che vede una frenata della compravendita per l’impossibilità ad accendere un mutuo, accompagnata da un aumento dei prezzi del 51% e da un difficile accesso al mercato dell’affitto si fa strada l’housing sociale. Sotto questa definizione rientra una nuova categoria di immobili ovvero “residenza di interesse generale destinata alla locazione”.

Più nello specifico “alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati, con il ricorso a contributi o agevolazioni pubbliche-quali esenzioni fiscali, assegnazione di aree od immobili, fondi di garanzia, agevolazioni di tipo urbanistico”.
Alla data del 13/04/2011,su invio del comune interessato,è stato bandito articolo suim quotidiani per alloggi sociali di mq 16,18,24 .Da codesto articolo si evince che chiunque faccia domanda può essere inserito negli elenchi dell’agenzia comunale.A riguardo anche per soggetti seguiti dai servizi socio assistenziali che ne hanno precedenza.
riferimento:alloggi sociali urp comune interessato.
ricerca e relazione da enzo 62.wordpress.com

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6 Risposte to “appunti;decadenza,sospensione ,residenza di interesse generale destinata alla locazione ,alloggi sociali articolo quotidiani del 13/4/2011”

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    • enzuccio62 Says:

      D P R 2 4 / 0 7 / 1 9 7 7 N u m . 6 1 6 attribuisce anche ai sindaci l’autorità di asssegnare case popolari
      Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 (in Gazz. Uff., 29 agosto 1977, n.
      234, s.o.). — Attuazione della delega di cui all’art. 1 della l. 22 luglio 1975, n. 382 (1) (2) (3) (4).
      (1) In luogo di Ministro/Ministero del tesoro e di Ministro/Ministero del bilancio e della
      programmazione economica, leggasi Ministro/Ministero del tesoro, del bilancio e della
      programmazione economica, e assegnazioni case popolari

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