robinson,l’isola che c’era.

Il ghetto del Senatore, dove una casa su dieci resta da assegnare
Testo_articolo>TORINO (19/04/2008 )src=”https://enzo62.wordpress.com/wp- – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tableclass=”data_giornalista”bordermailto:varetto@torinocronaca.it”>varetto@torinocronaca.itTORINO (19/04/200 ) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari. Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro. Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
“Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma”.Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

Sgomberato da una casa popolare su ordinanza dell’assessore: vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione chiesta ai servizi pubblici interessati,”urp del comune,ufficio rapporti con la cittadinanza,ufficio assessorato erp”,oggi dopo tre anni che vivo per strada,si sono ricordati che esistevo,ricevo telefonata per mezzo di un legale. Chiedo giustificazioni in assessorato casa,con ulteriore richiesta di visura documenti inerenti il mio caso ;si limitano da codesti uffici a rispondere:formalizzi richiesta per le vie ufficiali.Ne chiedo giustificazioni, perchè ci è voluto tutto questo tempo a dar risposta utile. A risposta: perchè lei non si è servito dei servizi sociali.Inoltre ne preciso che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato alla visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza,dove a mio parere vi fu travisamento dei fatti. Dal comune:è stata assolta la visione degli atti dietro un regolare adempimento forzato da me a voce,a luglio 2009,ossia dopo ulteriore anno di espletamento pratiche ,fu fatta richiesta dall’IACP ad essere cancellato dall’indirizzo a loro conosciuto,dall’assessorato ne fu travisato anche questo fatto,pur se anticipai a voce che l’imminente legge sul pacchetto sicurezza evidenziava la regolarizzazione dei senza dimora:fu risposto a voce :solo stranieri.< altre discrepanze sono generate nel frangente
Venerdì, 14 Marzo 2008 alle 12:14 pm -Aprile 22, 2008 alle 5:47 pm,Potrebbe essere disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,Carmela c. dopo 3 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi (Aprile 22, 2008)) gli hanno assegnato un alloggio popolare. A vederla mi rammarica ,riferisce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede: mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì .Riferisce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cinghia per arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumentare il punteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa. riferisce che il neurologo non le consigliava di operarsi, come suggerito dai servizi sociali,ma che aveva bisogno solo di una vita serena A questo punto, mi hanno proposto di andare in comunità alloggio, parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito. Poi con l’ottenimento della relazione del neurologo ,che mi ha proposto di aver tranquillità (cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone),indirizzerebbero dai servizi sociali motivo per accelerare della pratica in emergenza abitativa, giustificandone per codesto motivo in assessorato casa per una soluzione in urgenza. Carmela non accetta:motivo per cui la fanno uscire dalla comunità alloggio e si sente costretta a pernottare nei dormitori,riferisce a me “ l’hanno fatto sputare di bile l’ottenimento di questa casa”. ( in mente mia dovrebbero sentirsi così coloro che avrebbero dovuto dar informazioni migliori al pubblico:d’altronde anche con 440E uro mensili contribuisce al benessere del fisco).Al momento non mi pronuncio,Carmela lo sa, e seguirà ulteriore commento dopo aver avuto altre comunicazioni da Ella. Ora quando rivedrò Carmela,se ne ha piacere ne parlerò,forse scriverò.Per il momento penso e auspico : auguri Carmela che dio ti assista premetto che io sono buddista ma per lei….indico e rispetto la sua religione ,anche se ne apprezzò il mio modo di vedere la credenza della mia religione.
Questo post è stato pubblicato il 19, Aprile 2008 alle 3:51 pm ed è archiviato negli articoli in Uncategorized"

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