robinson l’isola che non c’è

SEGUE Robinson ,l’isola che non c’è […] .

Si accenna in queste pagine :brevi sommari di alcune persone che hanno vissuto l’odissea di un miraggio di un’isola che sommariamente c’era.
Premessa:i criteri di un’assegnazione di una casa popolare attualmente sono molteplici.Ne accenno alcuni.In via ordinaria si può ottenere una casa popolare su bando Generale emesso ogni tre anni da tutti i Comuni d’Italia.In via straordinaria si può ottenere l’alloggio popolare o su ordinanza di sfratto,o su segnalazione dei servizi sociali e servizi socio sanitari;un’altro criterio di assegnazione avviene in caso di calamità su ordinanza del Sindaco . A scanso dell’ultimo criterio di assegnazione che avviene in tempi rapidi,anche a seguito monitoria di sfratto ,il restante varia ,con un tempo di attesa che oscilla tra i tre o quattro anni,tranne casi gravi su valutazione urgente.”Ora:da quanto appreso personalmente in questi anni:Vedasi sulle basi di una legge quadro nazionale (su riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’Italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni su decentramento ai Comuni vedi la Legge Quadro, hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche bando e di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale. Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari, ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria: a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: in casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali. Anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale. Nei criteri in via straordinaria il comune di Torino, su suo regolamento il numero 296/04,dietro segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi.
Su questo ultimo aspetto,vedi il caso di Carmela C.,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni di attesa. Su questo aspetto fu giustificato loro:a termine progetto di aiuto concluso”.
Ne accenno alcune vicende che ne fui a diretta conoscenza.
Carmela C.di anni ne ha 55,riferisce di aver atteso anni 3 anni per ottenere risposta dai servizi sociali su indirizzo di assegnazione di alloggio popolare in emergenza abitativa. La casa popolare che ottenne per tramite dei servizi sociali,ha comportato ad Ella a rivolgersi numerose volte a me,a fronte di risposte esaurienti,riferenti l’iter da intraprendere,al fine di aver un’attesa minore per l’ottenimento dell’alloggio in questione..In svariate circostanze,di cui in un’ultima mi accennò della morte di Concetta Reale,sua compagna di stanza di dormitorio di via Pacini.
Nel remoto di accennava che Concetta la conobbe in una pensione,dove fu Lei ad indirizzarla dai servizi sociali,altrimenti Carmela aveva intrapreso l’iter del solo bando generale. Concetta la indirizzava ai menzionati servizi,accennandole che attendere l’esito del bando era lungimirante .A questo punto si rivolse ai sevizi sociali della sua zona. Dove fu indirizzata ad un centro ascolto e suggerendole di andarci per un supporto psicologico,il centro : è denominato Opportunanda .Mi accenna che vive con un reddito di 440,00 € pensione di reversibilità.Il servizio sociale interpella i familiari a Roma ,dove Carmela dichiara che vuol restare a Torino,che non ha intenzioni di trasferirsi a Roma. Fu instaurato un rapporto sociale,che comportò a Carmela di pernottare in dormitori per tutto il tempo di attesa ad ottenimento dell’alloggio. Carmela al fine di sopperire le spese quotidiane ne dichiara che visse per due anni in pensione,dove comporto indurla a soddisfare il quotidiano per mezzo della mensa caritas ,fu indirizzata dai servizi sociali ad servirsi di una comunità alloggio,dove a sostegno spese,ancor dopo dovette servirsi della mensa Caritas. Lascia la comunità alloggio e si reca in dormitori,a questo punto soddisfa il quotidiano a sue spese. Incontrandola alcuni giorni,in diverse occasioni ne lamenta l’attesa,ne chiede a me il da farsi,non accenno nulla perchè il tempo non ha previsioni temporali. In un’altra occasione :le rispondo dopo 5,di cui due in pensione ,e tre in attesa per mezzo dei servizi sociali,era inizio anno 2007,l’assistente sociale mi disse che ha telefonato ancora una volta a Roma dalle mie figlie,chiede perchè non avessi intenzioni di andarmene là. La sprono,le dico che a me dispiace ,ma le suggerisco di mandare a fare TUTTI a quel paese. Il giorno dopo,così fece, stentai a non credere alle mie orecchie,il giorno seguente mi riferì che dal dormitorio la cercava l’assistente sociale. II motivo:forse fu istigato da me,disse a me:ieri sera all’arrivo in dormitorio mi chiesero se avessi mangiato,le risposi male dicendole di andare a quel paese,e che volevo andarmene,chiesi che mi dessero quei quattro stracci che avevo riposto in magazzino,confermandone di andarsene .Mi risposero di riflettere :dissi che avevo già riflettuto abbastanza .Forse fu monito di rabbia ,ma così nel lasso di una settimana si attivarono tutti ed in tutti i sensi. Ne conferma che fu contattata dai servizi sociali e dopo lo svolgimento di alcune prassi di rito ,perdurate neanche 15 giorni mi fecero vedere la casa,la proposta ultima ,facendomi cambiare idea. Carmela al futuro incontro con me,non sapeva dirmi se tutto fosse avvenuto per puro caso,o se il mio consiglio fu da sprone: stava abbandonando tutto,non riferiva:mi avevano mai vista così incavolata,conoscendo Carmela ,non ne era il tipo,se non in occasioni di esasperazione . Metà anno 2007, gli hanno assegnato un alloggio popolare. Ma in quell’occasione con rammarico mi riferì che era morta Concetta,lo apprese dai giornali,a suo parere dopo che ricevette un avviso di sfratto. Con rammarico mi riferiva di averla conosciuta nel dormitorio femminile in via Pacini ,che a sua volta :erano state compagne di sventura,mi chiese di farle le copie dei giornali,così feci. Mi offre un caffè a casa sua ,a vederla mi rammarica ,riferisce enzo mi hanno dato la casa,me l’hanno fatta sputare e spurgare prima di avere una risposta ad ottenerla. Riferisce me ne stavo andando a Genova,Milano,senza metà,grazie per avermi spronato,mi accenna 60 anni ora mi pesano,non ce la facevo più, non ne potevo più di dormire dormitori .AVEVI RAGIONE TU,CI MANCAVA SOLO IL CENTRO ASCOLTO,ora Carmela non la incontro quasi più ,se non in occasioni di mercato,ed il sabato . in passato mi chiese le le avrei potuto dare una mano per imbiancare almeno la camera da letto. Conoscendo le condizioni in cui versasse le dissi di si. le chiesi se riuscisse a sostenere il quotidiano ,rispose:a stento si. In seguito ha dovuto troncare l’amicizia a seguito delle male lingue,le davano la nomea della sposina,lei a malincuore mi disse che non dovevo più andare a casa sua,non per sua colpa,ma per altre vicissitudini,di cui non ne volle parlare.
Ne esprimo un il remoto:TUTTE LE VOLTE CHE INCONTRAVO CARMELA:a vederla,mi faceva pena,Carmela non lo fece mai intendere,ma notava l’empatia da me riversata,un giorno ci incontravamo per caso al di fuori della sua abitazione ,mi invita ad un caffè, le dico di sì ,nell’attesa di essere serviti,notai :una mano dove porta sempre un guanto,Le chiedo:riferisce che soffre di artrosi ,visto le mali lingue non verrò più a casa tua,le confermo,per l’ultima volta nell’androne le lasciai un tavolino,lasciando commessa al vicino,ne fu contenta . Riferisce,che a Roma non vuole andarci ,magari quando sarà
più vecchia e senza speranze,ne avrà ripensamento. MI accenna:vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cinghia per arrivare a fine mese. Su questo aspetto la spronai ad avvicinarsi a Roma:le dicevo che a costanza vicinanza con i figli avrebbe lenito le difficoltà sociali ,mi accenna per il momento no,preferiva vivere in Torino. In alcune circostanze,le ho chiesto il motivo per cui avesse un tic all’occhio ,mi accenna per il generarsi del nervosismo,mi accenna:anni indietro ,i servizi sociali mi istigavano ad operarmi ,invece dai riscontri non era da operare ,ma bensì un tic.l’operazione all’occhio occhio, a parere, dell’assistente sociale volto ad aumentare il punteggio d’invalidità, per aver ancor prima la casa ,mi istigarono ad andare in una casa famiglia,dietro pagamento retta mensile,e che se non accettavo,fu accennato,altrimenti la pratica era lunga,o sarebbe diventata ancor più lunga,tutto: per aver questa maledetta casa,a mio malgrado accettai,ma rimasi per poco. Riferisce che il neurologo non le consigliava di operarsi l’occhio,come suggerito dal servizio sociale,giustificò a me che,era dovuto ad un tic nervoso,constatato dalle visite neurologiche,quindi asserisce :vedi di quanta tranquillità ne avrei bisogno,anche una vita serena a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio,una parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito,il restante a carico dal servizio sociale. n seguito,il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori.Su questo aspetto:riferisce a me l’hanno fatto spurgare di bile questa casa,che mi hanno dato. Carmela mi chiede ulteriormente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che ne covavo dentro di me le dico di si.. Andati a casa sua , mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,la indirizzo all’Ufficio Pio S. Paolo,ma non annuisce,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una mini stufa elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosa da mangiare. Mi riconferma quanto asserito in passato: accennato a voce alta che trascorsi quindici giorni senza ottenere risposta,e che era stufa ,e che al contrario se ne stava andando via da Torino,quindi presupponevo che l’alloggio lo avesse preso da poco,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico,(MI HANNO PRESO PER I CAPELLI) accenna, e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio dove tutt’ora vive. RIFERISCE : ( IN POCHI GIORNI FU CONTATTATA DAI VIGILI URBANI,DAL SERVIZIO SOCIALE ,OGNI SERA C’ERA UN A COMANDA PER ME .
DEDUZIONI:SU QUESTO ASPETTO,LA DURATA AVREBBE POTUTO AVERE ANCOR PIU’ LUNGIMIRANZA PERCHE’ ALTRE DONNE HANNO LAMENTATO DI AVER ATTESO OLTRE 4,O 5 ANNI ,AD OTTENERE RISPOSTA DAI SERVIZI SOCIALI,MOTIVO PER CUI ,FU INDIRIZZATA AD OPERARSI L’OCCHIO,NON SAPENDO CHE TRATTASI DI UN TIC NERVOSO, UTILE AD PRODURRE ULTERIORE TEMPO,OPPURE L’INDIRIZZO FOSSE:INDIRIZZARLA AD RIENTRARE A ROMA DALLE FIGLIE.)INVECE:conclusero la pratica, PERCHE’ CARMELA STESSE ABBANDONANDO LA PRESA IN CARICO,Carmela,a suo piacimento deciderà quando rientrare a Roma. ORA le chiederò come si sente dopo tutti gli anni di attesa in dormitori,ed in fine in casa alloggio. Ho rivisto Carmela,mi ringrazia sempre,accenna ti avessi conosciuto prima, io scherzando:vai dal centro ascolto,non ho tempo per sentirti,io:devono risponde: sentire quello che già sapevano,mi offre un caffè al bar,le dissi:quella che diceva che eri la mia sposina,deve dare conto con l’urologo,va a pisciare sempre ,ritenei utile doveva mordersi la lingua,ma nonostante Carmela :le leggo negli occhi che mi vuole un bene dell’anima. Riassunto di un’emergenza in via straordinaria a mezzo dei servizi sociali,per reddito minimo dichiarato :minimo vitale.

Altre persone hanno atteso cinque,altre quattro ,altre tre,quest’’ultimo caso appurato sui quotidiani l’attesa è stata di due anni,come il caso su scritto.Il criterio di tre o due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere: vedasi quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale.ne riscontrano malessere,all’ospedale:ella stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura .A questo punto si attiva il servizio sociale dell’Asl, perchè non sarebbe potuta essere dimessa,ed inviarla fuori perchè senza abitazione. Ella ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giorno del suo ricovero non avevano ancor trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una soluzione temporanea ed in seguito una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.Negli altri casi: i servizi sociali classificano gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o superiore al 75%,soggetti in emergenza abitativa . in questi casi i servizi sociali collocano, per oltre 14 mesi ,questi soggetti in una casa alloggio” ( OGGI CHIUSA; PERCHE’ IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE HA TAGLIATO I FONDI A DETTI SERVIZI;IL COMUNE REPLICA:FAREMO RICORSO; PERCHE’ INCOSTITUZIONALE;NON GUARDA LE SUE DI INCOSTITUZIONALITA’se corrette)’.oppure in alternativa la sistemazione avviene a sistemazione tempranea in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune d il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’importo totale della pensione le rimane all’interessato,circa 60 ero mensili per ottemperare i propri bisogni primari. Su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio, riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario: pari a 380 €) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati. mediamente se non per casi gravi (tipo il caso su elencato)la pratica di assegnazione per la casa si conclude all’incirca dopo 14 o 16 mesi. alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarant’anni in programma di una assegnazione casa in emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di aver vissuto anni due in baracche o simili,punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stato riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati (v. sopra) e non le è stato attribuito il punteggio. il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi reperibili, quindi, è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibilità,resi irreperibili, (IRREPERIBILI,CON PROBABILITA’ DI ESSERE CANCELLATI DALL’ANAGRAFE DOVE SI E’ RESIDENTI )ma a loro insaputa dopo tre sopralluoghi effettuati dai vigili accertatori ,sono stati cancellati ,e sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa.
Altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare:innescato un iter di sopralluogo,hanno dirottato il marito in dormitorio,la moglie anche , si sono visti instaurare una procedura a togliere i figli tramite su affido su mandato del Tribunale dei minori,in seguito affidati ad altre famiglie,su segnalazione dei servizi sociali .Essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso:vedi il caso di Anita C., in tal senso ,sono giustificati gli anni impiegati dai servizi sociali ad espletare la pratica di assegnazione alloggio,nel frangente di attesa in collocazione in dormitori,si attende anche la conclusione della praticsa di affido dei figli minori. I soggetti che sono stati inviati per una sistemazione provvisoria alla convivenza nei dormitori fino a conclusione pratica come soluzione in extremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti al fine di una soluzione al loro problema lavorativo anche con valutazione della situazione abitativa.
SEGUIRA’ AGGIORNAMENTO M.V. ha atteso anni 8 per avere una risposta ad ottenimento casa popolare;
idem; V.G. invalido al 75% ,attende oltre quattro anni;
A.C. idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009,le daranno una casa popolare; ha atteso-oltre-4-anni,
M.F ,oggi SFD vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori. E’disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi anni,di casi analoghi ce ne sono tanti ma è dovere della istituzioni occuparsene.UN SALUTO A ROBINSON,e l’isola che non c’è.
case residenziali,holding pubblico e privato.
Di enzo62
pubblicato su Metro News Torino il 27/03/2008

Il 21 aprile il Comune apre il bando pubblico per 39 alloggi in via Fratelli Garrone 73, angolo via Artom . Saranno selezionate 195 nuclei familiari (5 volte il numero delle abitazioni); il gestore (la cooperativa Di Vittorio) sceglierà i beneficiari.
Il canone applicato sarà quello a regime convenzionato previsto dalla legge 431/98. Potranno partecipare i lavoratori dipendenti che non hanno ancora compiuto quarant’anni, con preferenza a chi ha figli, con un reddito non superiore a 40 mila euro annui; per famiglie di tre o più persone il reddito minimo è calcolato in base alle leggi. In graduatoria entrano quindi lavoratori dipendenti, che siano cittadini italiani o residenti in Italia da almeno un anno e con residenza a Torino.
SFRATTATI SÌ MA NON MOROSI. Precedenza a chi ha lo sfratto esecutivo, purtroppo non se è per morosità ,ALMENO CHE SIA DICHIARATA MOROSITA’ INCOLPEVOLE; casi però sempre più frequenti anche sotto la Mole secondo le ultime rilevazioni statistiche.
Tag: case pubbliche e private
Questo post è stato pubblicato il aprile 12, 2011 alle 6:33 am ed è archiviato in Uncategorized. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito. modifica questa voce

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