Casi Sociali.Alcuni esempi di come interagisce il servizio sociale,- CHE FASTIDIO QUEI BARBONI MORTI, CI COSTRINGONO ALLA PIETA’ – volto ad assegnare un alloggio popolare a parere loro in emergenza abitativa ,a fonte mia come da regolamenti comunali,auspicato negli ultimi articoli della legge regionale su assegnazioni casa popolari

CHE FASTIDIO QUEI BARBONI MORTI, CI COSTRINGONO ALLA PIETA’.
Sette barboni sono morti a Roma per strada, nella notte, dall’inizio dell’anno. Il fenomeno ci turba, naturalmente. Non perché muoiono, ma perché muoiono sulle panchine, avvolti nei cartoni. Siamo disposti a sopportare che le persone si coprano con degli scatoloni e ingombrino gli angoli delle strade e coprano gli spifferi di leggero calore dei nostri portoni, quando sono vivi. Ma da morti no. Siamo uomini e loro pure, non siamo mica bestie, dispiace che muoiano soli nella notte romana. Siamo sicuri che sia esattamente la pietà per loro il nostro vero sentimento? Di certo lo pensa il governo: così si stanziano alcuni miliardi,e, dice il ministro Turco, “non è escluso che il governo possa ricorrere a mezzi eccezionali”. Sono un popolo di almeno settemila, nella capitale, i clochard o “senza fissa dimora”. Che si fa? Droga libera, ma per i barboni obbligo di fissa dimora? Oppure semplicemente divieto di morire da soli? Dobbiamo fare una legge che vieti ai barboni di morire per strada se no ci dispiace troppo? Ci ha provato Rudolph Giuliani a farli traslocare a viva forza fuori da New York. Altro che pietà. Lo spettacolo dei barboni è indecoroso da vivi, quando se ne stanno sdraiati con la bottiglia, figuriamoci da morti.Questo no.Perché quello che non si vuol accettare è una verità elementare: che i barboni muoiono per strada. Chi ha casa muore in casa, chi è senza fissa dimora muore senza fissa dimora. Un pasto caldo in più è un’ottima cosa, ma se uno non ha casa, e non la vuole nemmeno cercare, alla fine muore dove giace: solo, senza niente, per terra. Dunque non diamo la colpa al gelo. Può essere il gelo, può essere un infarto come capita a chi non si sveglia più nel suo letto caldo, e la cui morte non scandalizza nessuno. Siamo così noi uomini. Come ha scritto un poeta: “Perché inorgoglirci, essendo noi mortali?”. Vale anche per i barboni. Il problema è il perché stanno lì, sui marciapiedi. Di solito la loro scelta non è romantica, spesso non è una scelta. Ma non è il classico e americano scivolamento nella povertà per cui uno non ha più niente, nemmeno un letto. No: di solito è accaduto qualcosa nella vita di queste persone che ha spezzato l’invisibile, minima eppure decisiva comunione su cui si regge persino una società di lupi imbolsiti come la nostra. Essi ci dicono con la loro vita disperata: sono solo, voglio rimanere solo, mi fate schifo voi e il vostro comodo, lasciatemi stare. Un governo che cosa può stanziare? Certo: dormitori, un salvagente di un campanello dove chi ha bisogno suoni. Ma di solito non suonano. Un pasto caldo lo accettano, ma di rientrare dentro la società dei lupi no, digrignano i denti e dicono no. L’unica cosa che può aiutare loro (e noi) è un incontro con qualcuno che gli dia qualcosa di più di una minestra e un letto. Qualcuno che sia disposto a dar la vita per loro. Mi ricordo i primi passi di Fratel Ettore a Milano. Lui li chiamava, si ribellavano, ma cedevano, alla fine. E li lavava, li sfamava, dava loro un compito. Quello di vivere, di riaccorgersi che la nostra dignità, tutta quanta, è di essere un pochino, appena un pochino, amati. Dopo di che rinasce la comunione e forse non si è più nemmeno tanto lupi. Qualcuno l’ha anche picchiato, quel religioso camilliano. Gira ancora, alla stazione di Milano e di Roma. Come lui le suore di Madre Teresa e i frati del Cottolengo.Certo, non devono più morire di notte, né soli i barboni. Ma dobbiamo sapere che non si possono abrogare né per legge né con stanziamenti statali e nemmeno aprendo le chiese di notte perché ci dormano. Occorre qualcosa che spezzi la loro solitudine riottosa e anarchica. In attesa che qualcuno spezzi la nostra, più annoiata, magari circondata di elettronica che ci connette con la Papuasia ma non con il nostro compagno di tramvai. (Nell’attesa di fratel Ettore mi viene in mente la lezione di un amico. A New York, repulisti di Giuliani permettendo, è considerato gesto civile dare un quarto di dollaro a qualunque barbone tenda la mano o il bicchiere di carta. Fanno 500 lire, se po’ fa’.
INIZIO PAGINA stampa locale romana

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Una Risposta to “Casi Sociali.Alcuni esempi di come interagisce il servizio sociale,- CHE FASTIDIO QUEI BARBONI MORTI, CI COSTRINGONO ALLA PIETA’ – volto ad assegnare un alloggio popolare a parere loro in emergenza abitativa ,a fonte mia come da regolamenti comunali,auspicato negli ultimi articoli della legge regionale su assegnazioni casa popolari”

  1. enzuccio62 Says:

    SEGUIRA’ AGGIORNAMENTO :MAURO ;dopo la morte del padre fu sgomberato da alloggio popolare per morosità,ex lavoratore con oltre 18 anni versati di contributi,ora vittima dell’alcol,MI FA UNA PENA QUANDO LO VEDO,CERCO DI NASCONDERLO;mi esprime tutto il bene che mi vuole,pur se ostenta inizialmente ad infierire offendendomi.Mauro è da oltre 5 anni che dorme tra porta susa e dormitori .A mia precisazione mi dice:ora enzo,mi hai rotto i coglioni,non me ne fotte un cazzo di nessuno,non me fotte un cazzo della casa popolare ,se la ficcassero nel culo ,e va a fare in culo pure tu e le tue leggi del cazzo, mi hanno rotto i coglioni con le loro aspettative del cazzo,mi hanno sciancato le palle .Mi sorride ,dopo avermi sgridato,capisco che non è colpa sua,non si era alzato con il piede destro e annuisco al suo rancore seguito da sorriso,nostante ciò mi sorride,mi porta al bar a prendere un caffè,nel mentre:accetta i miei consigli rivolti a fin di bene ,manifesta che mi vuole un bene dell’anima.

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