morire da invisibile

Morire da invisibile
La sorte di Zhang, ucciso dal troppo lavoro, e dei migranti come lui
24 ore di seguito Tanto aveva lavorato l’operaio cinese prima di
collassare in una fabbrica dell’indotto Samsung nel nord est inglese
O.C.
LONDRA
Dicono che Zhang Guo Hua avesse appena incollato l’ultima etichetta con la
parola Samsung stampata sopra sull’ultimo forno a micro onde della
giornata (ne aveva fatti 1300) quando è collassato a terra. Aveva lavorato
24 ore di fila, ma la sua morte orribile, che rimanda ad altri tempi che
si pensavano finiti, non ha suscitato grande clamore. Non era infatti
interesse di nessuno pubblicizzarla. Di certo non interessava al suo
datore di lavoro, né ai suoi compagni timorosi di perdere il posto, né al
gangmaster, il caporale, che l’aveva introdotto nella fabbrica. E poi gli
amici di Zhang Guo Hua non parlavano inglese, quindi la notizia si poteva
al limite diffondere tra la comunità cinese.

Invece su questa morte è calato il silenzio. La moglie di Zhang Guo Hua,
che era rimasta in Cina, è andata a prendere all’aeroporto suo marito
rinchiuso in una bara: un certificato di morte in inglese diceva che
l’uomo aveva avuto un infarto.

E’ stata la determinazione di due giornalisti del quotidiano The Guardian
a riportare alla luce la storia di Zhang Guo Hua, così simile per molti
versi (se non per la tragica conclusione) a quella di migliaia di altri
lavoratori invisibili che ogni giorno rischiano la vita svolgendo lavori
che gli inglesi ormai non vogliono più fare.

C’ è voluta la tragedia dei diciannove cittadini cinesi, morti inghiottiti
dalle acque di Morecambe Bay mentre raccoglievano molluschi, il 5 febbraio
scorso, per cominciare a scoperchiare una pentola in ebollizione (quella
del lavoro nero) che per troppo tempo è rimasta coperta.

Perché importa poco di Zhang Guo Hua, come dei due cittadini polacchi
vittime di un incidente nella serra dove lavoravano l’estate scorsa, o di
quel cittadino straniero ancora non identificato morto elettrocuted per
aver schiacciato il bottone sbagliato del trattore sul quale di trovava.

E nessuno ha parlato dell’incidente avvenuto in un’alba nevosa di un mese
fa: due pulmini carichi di cittadini cechi e portoghesi diretti al lavoro
in una fabbrica di pancetta. Ma quello della settimana scorsa era un
incidente che non si poteva ignorare: diciannove morti sono un’enormità.

Zhang Guo Hua lavorava per la Woo One, una delle fabbriche dell’indotto
Samsung, nel Teesside, nel nord est dell’Inghilterra, il collegio
elettorale di Peter Mandelson, l’ex ministro per il nord Irlanda e uno
degli strateghi del new Labour.

Ascoltando i racconti delle decine di lavoratori invisibili incontrati in
questi mesi tornano alla mente le parole di Mandelson nel 1996, anno di
apertura della fabbrica Samsung: «Qualcuno – scriveva il fedele alleato
diel premier Tony Blair – ha l’impressione che il successo delle tigri
asiatiche dipenda dallo sfruttamento della manodopera. Ma questa è una
idea errata».

Viene da chiedersi se Mandelson abbia mai visitato gli sweatshop del suo
collegio elettorale, perchè è evidente che non occorre andare in Indonesia
o in Corea per trovare uomini e donne costretti a lavorare anche 20 ore al
giorno per poche lire.

Quando la Samsung aprì il suo stabilimento nel Teesside il governo inglese
(premier era ancora il conservatore John Major) era a dir poco entusiasta:
la fabbrica avrebbe aiutato a ridurre la disoccupazione dell’area.

Ma in realtà il miracolo non avvenne. E infatti oggi stabilimenti come Woo
One hanno ben pochi lavoratori locali: la paga di 4 sterline e mezza
all’ora (cioè la minimum wage) per turni di 42 ore settimanali non attrae
manodopera locale. Attira invece l’esercito degli invisibili, pronti ad
accettare condizioni assai peggiori per racimolare quei soldi necessari a
pagare i debiti contratti con chi li ha portati in Gran Bretagna e magari
mandare qualcosa a casa, in Cina, Bangladesh, Marocco.

Così la settimana lavorativa di gente come Zhang Guo Hua è di 72 ore:
turni di 12, 16 e 24 ore nei periodi più intensi.

Al mese si possono guadagnare dalle 700 alle 1000 sterline. Ma
naturalmente bisogna pagare (all’organizzazione che gestisce i lavoratori)
il cibo (circa 60 sterline), l’alloggio (anche 120 sterline per un posto
letto in una stanza da dividere con almeno cinque o sei persone) e poi il
trasporto (il pulmino che porta i lavoratori alla fabbrica). In definitiva
un lavoratore guadagna due sterline e mezzo all’ora.

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse*newsland.it

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Una Risposta to “morire da invisibile”

  1. enzuccio62 Says:

    Sei l’autore di questo post?.

    no.ricerca in web

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