morire in strada a torino

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Un gesto che fa bene al cuore

Un gesto che fa bene al cuore

È un buon segno, un buon inizio… Monsignor Nosiglia, al suo primo Natale come Arcivescovo di Torino, allarga il volto in un sorriso quando, proprio nel momento in cui sta parlando dei poveri e della sofferenza che gli ha procurato la morte di un senzatetto nella città del Cottolengo, un cronista gli racconta che la nostra iniziativa di donare un sacco a pelo ai clochard ha dato il via a una vera catena di solidarietà. «In fondo – dice con slancio – quello che conta è cominciare a creare una rete di affetto e di rapporti reali attorno ai cosiddetti invisibili. Andare da loro, e non solo per porgere un dono, ma per ascoltare le loro parole. Come amici». Si sente, quasi palpabile, il dolore per la miseria e la solitudine che si incontrano in strada, tanto che l’arcivescovo a un certo punto quasi si rammarica di vedere queste persone solo dall’auto: «Fra me e me ho pensato che se andassi di più a piedi potrei incontrarle, fermarmi a parlare con loro. Insomma, fare qualcosa di più». Proprio come quei sacchi a pelo, un bruscolino nel mare in tempesta della povertà, ma pur sempre un inizio. Ed è questo che in fondo ci auguriamo anche noi attraverso l’appello che abbiamo rivolto ai lettori, ma anche e soprattutto alle istituzioni. O meglio alle persone che ne fanno parte. Da loro abbiamo incassato stima e solidarietà e siamo fiduciosi che le buone parole si tradurranno in qualcosa di concreto. Le associazioni dei volontari aspettano a braccia aperte, a Torino, come a Milano. Noi che li abbiamo visti all’opera sappiamo che ogni notte sono lì, in strada, ad aiutare chi, magari, non vuole neppure essere soccorso. I City Angels, gli Asili Notturni, la Croce Verde. E tanti altri. Il problema, dobbiamo rendercene conto tutti, è molto più serio di quanto possa apparire. Serve tutto, non solo coperte e pasti caldi. Così viene accolta come la manna una donazione dell’Anesv, l’associazione dei giostrai, che ha consegnato attraverso il suo decano Massimo Piccaluga, millecinquecento euro agli Asili Notturni che da più di un secolo si occupano di accogliere i senzatetto. Per noi, il ruolo di ponte tra lettori, uomini delle istituzioni e le associazioni di volontariato che si muovono in questo deserto di sofferenza, è uno stimolo coinvolgente perché va immediatamente alla radice del problema, non si arena nelle raccolte di fondi, ma agisce con tempestività ed efficienza. Dunque va detto con chiarezza che noi non raccogliamo denaro, ma possiamo fare da tramite tra i cittadini e chi si occupa del soccorso agli ultimi, proprio come abbiamo fatto con sacchi a pelo, copricapi, coperte e altro ancora offerto dai lettori. Se davvero siamo di fronte a un’emergenza, e lo siamo, serve essere pragmatici e tempestivi. Fino in fondo. La solidarietà, ne siamo convinti, è un buon regalo di Natale. Uno di quelli che fanno bene al cuore.

23 Dicembre 2010 ore 10:04

L’arcivescovo Nosiglia: «Peggio di Calcutta. La morte del barbone vergogna per Torino»

L'arcivescovo Nosiglia: «Peggio di Calcutta. La morte del barbone vergogna per Torino»

Ha un sorriso caldo e sincero monsignor Nosiglia, mentre allarga le braccia come ad accogliere quanto gli riferisce un cronista, ossia che a Torino, con CronacaQui, è partita una catena di solidarietà per donare un sacco a pelo ai clochard. «È un buon segno, un buon inizio – dice l’arcivescovo -. Quello che conta è cominciare a creare una rete di affetti, di amicizia con queste persone, instaurare dei rapporti duraturi, andare da loro non solo per portare degli oggetti, o convincerli ad andare in un ricovero, ma per trattarli come amici».
La questione dei senzatetto ha inevitabilmente tenuto banco, ieri mattina durante il tradizionale appuntamento con i giornalisti per gli auguri in Arcivescovado. Monsignor Cesare Nosiglia non ha cercato perifrasi, nel commentare la morte di quel clochard, domenica scorsa a due passi dalle scintillanti vetrine addobbate a festa del centro: «Mi sono vergognato che sia avvenuto nella città del Cottolengo, dei santi sociali. Siamo a Torino, non a Calcutta, non si può morire in strada a Torino». Eppure è avvenuto: improvvisamente, tra le sue vetrine scintillanti, Torino ha dovuto volgere lo sguardo sui senzatetto, sui clochard che trascinano le loro esistenze nei cartoni. E a questi invisibili, affinché non siano più tali, va il pensiero dell’arcivescovo: poveri, famiglie in difficoltà, persone sole.

L’articolo di Andrea Monticone su CronacaQui in edicola in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta il 23 dicembre 2010

direttore  beppe.fossati@cronacaqui.it

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