1,problematiche rivolte ad ridurre il disagio abitativo .la casa nei quartieri popolari,contributi pubblici.

Agevolazioni per contributo per l’affitto, assegnazione di un alloggio, contratto concertato di locazione.

Richiesta del contributo per l’affitto, ogni anno, il Comune di x emana un bando pubblico per l’assegnazione di contributi integrativi per il pagamento del canone di locazione (affitto) sul mercato privato. Il contributo è in favore di nuclei familiari residenti in alloggi siti nel comune di x, che hanno un regolare contratto di locazione per l’abitazione per cui presentano la domanda e che sono in difficoltà sul piano economico. La domanda può essere presentata se si è muniti di permesso di soggiorno o documento di soggiorno equivalente in corso di validità.
Per la presentazione delle domande occorre:
· essere titolare del contratto dell’alloggio per cui si paga l’affitto;
· essere residente nella casa per cui si paga l’affitto, situata nel territorio del Comune di x
· non essere assegnatari di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, (case popolari) o in SOVVENZIONE di ALLOGGI comunali;
· la domanda della prestazione sociale in oggetto si presenta unitamente alla dichiarazione del reddito ISE (Indicatore della situazione economica) e ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) del nucleo familiare.
Per la compilazione della domanda ci si può rivolgere ai CAAF, Centri di Assistenza Fiscale o agli Uffici dell’Unità Adulti e Politiche Abitative del Comune di x.

Richiesta di una casa popolare, ogni due anni, circa, il Comune di x emana un bando per l’assegnazione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, (case popolari). Il bando viene pubblicato mediante manifesti affissi presso l’Albo Pretorio del Comune e dell’Azienda Casa, ( EX IACP) per almeno 30 giorni consecutivi.
L’Amministrazione Comunale, può emanare, con periodicità annuale, un bando integrativo per consentire la presentazione di nuove domande e l’integrazione facoltativa di quelle già presentate. L’ assegnazione degli alloggi avviene in base alla formulazione di una graduatoria.La graduatoria rimane visibile, dopo 75 giorni dalla chiusura del bando, all’Albo Pretorio per 15 giorni e presso l’ Azienda Casa.
Entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della graduatoria provvisoria all’Albo, gli interessati possono presentare ricorso alla Commissione Assegnazione Alloggi, depositandolo all’ Unità Adulti e Politiche Abitative.
Le case popolari sono di proprietà pubblica e possono essere date solo in affitto.
Per presentare domanda occorre lavorare o essere residente nel territorio del Comune di x; la domanda si compila su una modulistica apposita fornita dall’Unità Adulti e Politiche Abitative del Comune di x e/o dall’Azienda Casa ( EX IACP) entro i termini stabiliti dal Bando. Per tutte le altre informazioni occorre leggere attentamente il bando.
Per la compilazione della domanda ci si può rivolgere ai CAAF, Centri di Assistenza Fiscale, e dopo averla compilata e corredata di tutta la documentazione richiesta, si consegna a mano o tramite posta raccomandata agli Uffici dell’Unità Adulti e Politiche Abitative del Comune di x.

Assegnazione straordinaria di alloggi pubblici: l’Amministrazione Comunale si riserva di selezionare e affidare per emergenze abitative un numero di alloggi che vengono segnalati e valutati dall’Unità Politiche Abitative, con la partecipazione di un Assistente Sociale responsabile del caso.
L’assegnazione ha carattere provvisorio e non può superare i due anni.
L’alloggio è destinato alle persone residenti nel Comune di x che si trovano in una condizione di emergenza sia abitativa (sfratti esecutivi, ecc.) che sociale (problematiche sanitarie, presenza all’interno dello stesso di anziani, invalidi, minori…).
I tempi di assegnazione dipendono dalla disponibilità degli alloggi sia da parte dell’ EX IACP che dell’Agenzia per gli affitti.

Per informazioni e appuntamenti con gli Assistenti Sociali:
Call Center: 840 000 892
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00;
Sabato dalle 9.00 alle 13.00

un contratto concertato: prevede, in alternativa al contratto del canale libero, la possibilità di stipulare contratti di locazione-affitto in cui la durata dello stesso, il valore dell’affitto ed altre condizioni contrattuali sono stabilite tra le organizzazioni rappresentative della Proprietà e degli Inquilini di concerto-accordo con le Istituzioni interessate (Ministero dei Lavori Pubblici e Comuni).
Se i proprietari possono usufruire dei benefici previsti dal Comune di x, gli inquilini usufruiscono di un canone calmierato-controllato rispetto ai valori di mercato e di una detrazione-riduzione fiscale rapportata al reddito dell’inquilino stesso..

Per informazioni
Unità Adulti e Politiche Abitative, Comune di x
C.so Diaz, 21 – Tel 0543/712788 712785
Aperto al pubblico lunedì e venerdì dalle 8.30 alle 13.30; martedì dalle 9.00 alle 18.00; giovedì dalle ore 15.30 alle 17.30.
Centro di Servizi per Cittadini Stranieri
Amministrazione Comunale – x
Via Leoni Cobelli, 31 – Tel 0543/36332 Fax 0543/39687
Apertura al pubblico: lunedì e martedì 8,30 – 13,30; giovedì 14,30 – 18,30; sabato 9,00 – 13,00; la compilazione dei kit postali avviene solo su appuntamento nei seguenti orari: lunedì e mercoledì 14,30 – 17,30.

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9 Risposte to “1,problematiche rivolte ad ridurre il disagio abitativo .la casa nei quartieri popolari,contributi pubblici.”

  1. enzuccio62 Says:

    ni

  2. enzuccio62 Says:

    CRONISTORIA BREVE DI ALCUNI SOGGETTI CHE VERSAVANO IN DISAGIO ABITATIVO
    Oggi deduco:carmela C.anni 5 per avere risposta ad ottenere una casa popolare tramite e per mezzo dei servizi sociali,in emergenza abitativa;
    M.V. anni 6 per avere una casa idem;
    v.g. invalido al 100%,ed il fratello , oltre tre anni;
    a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.
    I SOGGETI IN EMERGENZA ABITATIVA SONO TANTI :MA non auspico notizie .

  3. enzuccio62 Says:

    ni

  4. enzuccio62 Says:

    Dai quotidiani locali:un milione e mezzo di euro dallo Stato
    24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
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    TORINO 28/05/2008 – Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
    Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.

    La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».

    Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

  5. enzuccio62 Says:

    Centrodestra polemico
    «Non ci resta che diventare extracomunitari»
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    TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

    «L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

    Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.

    e.d.b.

  6. enzuccio62 Says:

    Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986
    Il ghetto del Senatore, dove una casa su dieci resta da assegnare
    TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
    Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
    «Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
    Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
    – Gallery fotografica
    TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
    Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
    «Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
    Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
    tratto da tono cronaca -paolo varetto
    è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
    carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
    non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
    a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
    Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
    Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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    BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
    Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
    Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
    Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
    Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

    Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
    Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
    MAURIZIO TROPEANO
    TORINO
    Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
    Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
    Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
    Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
    Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
    Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
    Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
    Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
    Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

    L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
    Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
    TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
    E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
    «Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
    A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
    Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
    Erica Di Blasi.
    è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
    carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
    non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
    a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
    muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
    Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
    Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
    Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

    L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadiVOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola?SCRIVI Che cosa ne pensi? Discutine nel forum
    MULTIMEDIA AUDIONomadi, replica di Chiamparino ad An e Lega
    AUDIO”Separare chi delinque da chi fugge la povertà”

    Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
    MAURIZIO TROPEANO
    TORINO
    Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
    Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
    Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
    Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
    Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
    Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

    Centrodestra polemico
    «Non ci resta che diventare extracomunitari
    · 24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
    TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

    «L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

    Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.

    e.d.b.
    Un milione e mezzo di euro dallo Stato
    24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
    · «Non ci resta che diventare extracomunitari»
    · Ma 24mila torinesi sono in coda
    TORINO 28/05/2008 – Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.

    Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.

    La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».

    Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

    Erica Di Blasi

  7. enzuccio62 Says:

    ni

  8. enzuccio62 Says:

    premetto che mi sento stanco,d’altronde sono tre anni che attendo ,non aggiungo altro segue vincenzo

  9. enzuccio62 Says:

    ni

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