1. domanda di casa in ERP,o sovvenzionata .

1. domanda di casa in ERP,o sovvenzionata .
Di enzuccio62
vincenzo.a@alice.it
Inviato: mer 31/01/2008 12.27
erp@comune di torino.it
LA PRESENTE PUR SE RICHIESTO A DEBITO PROTOCOLLO NON E’ STATA INOTRATA ALLA REGIONE PIEMONTE PER TRAMITE DELL’ASSESSORATO DEL COMUNE settore erp, INEVASA LA MIA RICHIESTA dal Settore Politiche per la Casa erp e sovvenzionata del Comune di Torino -Sede

TESTO All’ Ass.to Settore Politiche Sociali Comune di Torino -Sede
>Il sottoscritto< A .VINCENZO nato a XXXXXXXX prov. (XX) <s Torino indirizzo virtuale vincenzo.a@alice.it
Dichiara : essere stato sottoposto a sfratto esecutivo per morosità colpevole (documentazione agli atti c/o comune di Torino assessorato ALLA CASA IN ERP;O CONVENZIONATA.
Di essere genitore solo con minore a carico con sfratto esecutivo per morosità incolpevole (si allega documentazione )
Che nel proprio nucleo familiare non è presente un portatore di handicap o invalido così come previsto dall’art. 10 comma 1 punto 3. 1, L.R ,REGIONE PIEMONTE . 46/95, dietro presentazione di apposita certificazione, con sfratto esecutivo per morosità incolpevole.
Di essere ultraquarantacinquenne con sfratto esecutivo per morosità incolpevole (documentazione agli atti del comune ,sfratto o /e ordinanza. del Sindaco ).Che il proprio nucleo familiare è stato residente in un alloggio erp il cui stato non è STATO considerato scadente ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. g), L.R. 46/95 ( allegata documentazione agli atti del comune di Torino oltre due anni e mezzo or son,non è stata data la possibilità al sottoscritto, del principio del contradditorio volto a dimostrarlo).
Che il proprio nucleo familiare è in coabitazione o sovraffollamento così come previsto dall’art. 10 comma 1 lett. f) L.R. 46/95.( vDichiara , verificato dal Comune a mezzo vigili mezzo vigili urbani,di aver pernottato due anni e mezzo SENZA ABITAZIONE class=”MsoNormal”>Di non essere inserito in un “programma di reinserimento sociale” e senza possibilità di domicilio,(dall’assessorato casa si suggeriva di far appello ai servizi sociali,lo è stato fatto d’ufficio, anche senza il mio consenso SI AGGIUGE:INVECE DI SUGGERIRLO ,AVREBBERO POTUTO INTERAGIRE ANCOR PRIMA DELLO SGOMBERO ALLOGGIO GIA’ ERP ).

Torino lì____________ il richiedente Vincenzo A.

FIRMATO A.Vincenzo_

Si allegano i CRITERI PER LE ASSEGNAZIONI FUORI GRADUATORIA DI ALLOGGI E.R.P ,o in alloggio convenzionato,COME DA LEGGE REGIONALE PIEMONTE N.46/1995 E SMI

art 1-I presenti criteri disciplinano le assegnazioni in locazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica E.R.P. disposte dal Comune, in attuazione dell’art.13 della Legge Regionale n.46 del 28 Marzo 1995 e s.m.e i., per far fronte alle emergenze abitative di cittadini o famiglie residenti nei comunidella regione piemonte da almeno un anno, salvo casi da valutare di volta in volta.
>art 2- Per tutti gli adempimenti concernenti le assegnazioni fuori graduatoria di alloggi di E.R.P., a nuclei familiari in dipendenza di sopraggiunte necessità abitative, come indicato nel successivo art. 7, dovranno essere osservate le procedure disciplinate dai seguenti criteri.
Sono escluse, dall’applicazione, le assegnazioni fuori graduatoria di alloggi a cittadini o famiglie che ne sono prive, a seguito di calamità o di totale inagibilità, dichiarata dalle competenti autorità.
art 3- In pratica, con i seguenti criteri si individuano e si considerano, quale “emergenza”, una condizione abitativa insostenibile in relazione ad una, o più di una, delle seguenti condizioni:
– reddito che determina l’impossibilità di accedere al mercato libero dei canoni;
– domicilio in alloggi impropri;
– persona priva di sistemazione abitativa;
– minaccia di sfratto esecutivo documentato con atti del Tribunale;
– coabitazione,e,sovraffollamento,gravi,problemi.di,relazione,presenza,di,minori, ultrasessantacinquenni, handicap.
Art. 4-L’accesso alla graduatoria per l’assegnazione fuori graduatoria degli alloggi di E.R.P., per emergenza abitativa, è consentito esclusivamente ai richiedenti che si trovano in una delle condizioni specificate all’articolo 7.
I beneficiari degli alloggi devono in ogni caso possedere i requisiti per l’accesso all’E.R.P. previsti dalle norme vigenti in materia, salvo deroghe di legge.
Per quanto riguarda il reddito annuo complessivo, da prendere in considerazione, è quello definito dall’art. 2 comma 1 lettera e) nonché dall’art. 3 comma 1 lett. a) della L.R. 46/95.
Art.5-All’assegnazione degli alloggi destinati alla sistemazione dei nuclei familiari, si provvede mediante graduatoria che sarà aggiornata, di norma, ogni quattro mesi.La percentuale di alloggi da destinare alle emergenze abitative è quella prevista dall’art. 13 comma 1 della L.R. 46/95.
Art.6-La domanda, per essere inseriti nell’emergenza abitativa, deve essere fatta per iscritto e redatta su apposito modulo fornito dal Comune.
Per tutte le condizioni previste dalla legge, il richiedente può ricorrere all’uso della dichiarazione sostitutiva di certificazione, nonché della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi del D.P.R. 28 Dicembre 2000, n.445.
Art-.Tutte le emergenze sono valutate sulla base di una istruttoria disposta dal Settore Politiche Sociali. Le graduatorie sono redatte sulla base dei punteggi attribuiti a ciascun richiedente, secondo quanto di seguito indicato=”2″>Nuclei familiari con sfratto esecutivo per morosità incolpevole punti 15
b) Donne sole con figli minori a carico con sfratto esecutivo per morosità incolpevole punti 4
c) Nuclei familiari con portatori di handicap o invalidi, così come previsto dall’art. 10
comma 1 punto 3. 1, L.R. 46/95, dietro presentazione di apposita certificazione con
sfratto esecutivo per morosità incolpevole punti 4
d) Ultrasessantacinquenni soli o in coppia con sfratto esecutivo per morosità incolpevole punti 3
e) Nuclei familiari in alloggi della fattispecie prevista dall’art. 10 comma 1 lett. a L.R.46/95,
nonché privi di sistemazione abitativa punti 3
f) Nuclei familiari in alloggi il cui stato, certificato da un tecnico, sia considerato
scadente ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. g, L.R. 46/95 punti 3
g) Nuclei familiari in coabitazione e sovraffollamento come previsto dall’art. 10 comma 1
lett. f L.R. 46/95 salvo casi particolari da valutare di volta in volta punti 3
h) Persone in uscita con “programmi di reinserimento sociale” svolto o da svolgere
( carceri, comunità terapeutiche) e senza possibilità di domicilio punti 2
i) Nuclei familiari con prevalenti problemi di relazione, comprovati da specifica informativa
di un’Assistente Sociale;
punteggio assegnato dal “Tavolo di Lavoro”, fino ad un massimo di punti 3
N.B – La presenza di minori conviventi, nei casi su elencati, escluso il punto b),
comporta l’aggiunta di punti 3
– Il punteggio riportato per più casi è cumulabile.
Art.8- L’ufficio emergenza abitativa provvede all’istruttoria delle domande, valuta l’ammissibilità o meno, attribuisce il punteggio secondo quanto disposto dall’art. 7.
La ammissibilità della domanda di “emergenza” può dar luogo ad una “presa in carico” delle persone o famiglie secondo un progetto di accompagnamento sociale formulato dagli operatori del Settore Politiche Sociali con la collaborazione delle associazioni che compongono il “Tavolo delle Emergenze Abitative”. Tale progetto deve essere orientato alla “fuoruscita” dalla situazione di “emergenza” delle persone o famiglie “prese in carico”.
Esaurita l’istruttoria, l’ufficio forma la proposta di graduatoria, da trasmettere al “Tavolo di Lavoro”, collocando i richiedenti secondo il punteggio conseguito. Le domande dichiarate non ammissibili saranno indicate con le relative motivazioni.
A parità di punteggio i richiedenti l’alloggio sono collocati in graduatoria con priorità per i nuclei con presenza di minori. In caso di ulteriore parità si procede privilegiando nell’ordine, i nuclei con presenza di componenti portatori di handicap permanente o invalidità superiore ai 2/3, i nuclei più numerosi o con presenza di una o più persone ultrasessantacinquenni.
<font Art.9- La proposta di graduatoria diverrà definitiva dopo l’approvazione da parte dell’Amministrazione Comunale, sentito il “Tavolo di Lavoro”. La graduatoria conserva la sua efficacia per quattro mesi e, comunque, fino a quando non è aggiornata nei termini e con le modalità indicate dai presenti criteri.
Art.10- L’ufficio emergenza abitativa provvederà, altresì, all’istruttoria per l’aggiornamento della graduatoria mediante l’esame delle nuove domande pervenute e delle dichiarazioni di coloro che sono già collocati in graduatoria, nei termini stabiliti dall’art.5. Le graduatorie, formate ai sensi del presente articolo, saranno approvate nei termini e con le modalità stabilite dagli articoli 7, 8 e 9.
Art.11-Tutti i dati personali raccolti in applicazione ai criteri su elencati, saranno trattati esclusi finalità ivi previste.Il richiedente ha facoltà di esercitare i diritti previsti dall’art. 13 della Legge 31.12.1996n.675 e s.m.e i..
Titolare del trattamento è il Comune in persona del suo Sindaco pro tempore.
I dati raccolti saranno trattati in conformità alle norme vigenti in materia, dagli addetti agli uffici comunali, tenuti all’applicazione dei presenti criteri.
Art.12- In fase di prima applicazione la graduatoria sarà formata entro 30 giorni dall’entrata in vigore dei criteri su descritti.
Art.13- I nuclei familiari sfrattati che, per indisponibilità di alloggi, non hanno avuto assegnato un alloggio fuori graduatoria, trascorsi 15 (quindici) giorni dalla data di sfratto, senza che abbiano segnalato all’ufficio emergenza abitativa il persistere del disagio, saranno depennati d’ufficio, dall’elenco delle emergenze abitative.
Art. 14- Le domande di Emergenza Abitativa, sono da ritenersi valide per un periodo non superiore ad un anno dalla data di presentazione, così come risulta dalla ricevuta rilasciata.Decorso tale termine, il richiedente dovrà ripresentare una nuova domanda, purchè sussistano le condizioni di bisogno, previste nei presenti criteriTale articolo non si applica alle domande presentate per sfratto esecutivo che hanno validità per tutta la durata della procedura esecutiva, art. 7 lettere a) b) c) d).

NONOSTANTE TRASCORSE UN ANNO ,DA CANTO DI CODESTO COMUNE VI FURONO FATTE INDAGINI, POSTE D’UFFICIO, A MIO NOME SENZA TRA L’ALTRO ESSERNE PREVENTIVAMENTE AUTORIZZATI ,IN SEGUITO AL TRATTAMENTO DEI MIEI DATI PERSONALI,GIUSTIFICATO A VOCE .AL FINE DI TUTELARE I SUOI INTERESSI LEGITTIMI .MA NON FU COMUNICATO A ME DI CODESTE INDAGINI ,PUR SE A VOLTE INTERPELLATI GLI UFFICI ,IN SVARIATE OCCASIONI.
art15 – Per quanto riferito all’art. 7, punto i), si ritiene utile precisare che il requisito relativo a “prevalenti problemi di relazione”, sarà considerato unicamente se legato ad un progetto specifico di vita elaborato dagli operatori sociali al momento della presa in carico
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2 Tesi interpretativa di Vincenzo.62 alla mia missiva postaa in essere al Comune ex appartenenza Al tempo produssi la suddetta domanda pur se inevasa la risposta “. domanda di casa in ERP,o sovvenzionata .”Signora posta in decadenza per abbandono dell’alloggio IACP,per un periodo superiore a tre mesi ,a parere dell’Asssessore alla casa ,senza preventiva autorizzazione IACP,ora ATC:
1. vincenzo Dice:
agosto 12, 2008 alle 7:53 am | Replica modifica
http://www.giustamm.it/new_2005/ART_2017.htm- Legge 241/1990 riforma del processo amministrativo
Alla luce della legge 241/90 :
Brevi riflessioni sulla legge 241/90
E’ stato autorevolmente e giustamente affermato che in un regime di democrazia rappresentativa sono fondamentali, al fine di valutare la democraticità dell’ordinamento giuridico, la legge elettorale ed il codice di procedura penale. La prima attiene al modo di una corretta applicazione del principio democratico, id est della formazione della volontà politica del corpo elettorale; il secondo è pertinente alla tutela della libertà personale del cittadino. Si aggiunga che, al pari dei suddetti due sistemi legislativi, è altrettanto fondamentale, in un regime di democrazia rappresentativa, il diritto amministrativo, in quanto pertiene all’importante e delicato rapporto tra autorità amministrativa e cittadini.
Per queste e per altre ragioni si è ritenuto a suo tempo, e si è vista favorevolmente, l’entrata in vigore della legge 7 agosto 1990, n. 241, detta della trasparenza dell’azione amministrativa, quale rivoluzione copernicana nei rapporti tra autorità e soggetti amministrati. Tre, in particolare, i punti favorevoli per il cittadino.
In primo luogo, la norma regolatrice del cosiddetto “diritto di accesso”; in secondo luogo, la disciplina dell’art. 3 della legge medesima che, per la prima volta, dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, ha sancito l’obbligo della motivazione dell’atto amministrativo, principio che, come è noto ai cultori del diritto amministrativo, è molto importante, in quanto consente di ricostruire l’iter logico, tecnico e giuridico che sta a fondamento dell’atto amministrativo, essenziale al fine di valutare i vizi di cui eventualmente è inficiato l’atto; in terzo luogo, il principio stabilito dall’articolo 8, secondo comma, che ha previsto la comunicazione dell’avvio del procedimento al soggetto o ai soggetti interessati e che, per la prima volta nell’ordinamento giuridico ha stabilito una dialettica feconda tra autorità amministrativa e cittadino, costituendo un positivo contraddittorio nell’iter di formazione del provvedimento amministrativo, contraddittorio potenzialmente idoneo a deflazionare il contenzioso.
Ebbene, a distanza di circa quindici anni, la Camera dei Deputati, il 26 gennaio 2005, in seconda lettura, ha approvato in via definitiva il testo della riforma della legge n. 241/90.
La definitiva approvazione da parte del Parlamento del disegno di legge n. 3890 – B presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Berlusconi, e dal Ministro per la Funzione Pubblica, Frattini, di concerto con il Ministro per gli Affari Regionali, La Loggia, trova spunto dalla proposta di legge, n. 6844 Cerulli Irelli della precedente legislatura, recante il titolo “Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990 n. 241, concernenti norme generali sull’azione amministrativa”.
Della novella apportata alla legge n. 241/90 si analizzerà, nei tratti essenziali, quanto disposto in ordine alla comunicazione preventiva dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda nei procedimenti ad istanza di parte, al regime della nullità e dell’annullabilità del provvedimento amministrativo. Già prima facie, può dirsi che essa presenta luci ed ombre.
Intanto, la riforma introduce ex novo (art. 10 bis) l’istituto della comunicazione preventiva dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda nei procedimenti ad istanza di parte, da parte del responsabile del procedimento o dell’autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo. Si stabilisce infatti che “entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente correlate da documenti”… “dell’eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale”.
Che questa norma garantisca i cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, prevedendo, mediante l’espressione delle proprie ragioni, una partecipazione degli stessi nei procedimenti a istanza di parte, è indubbio. Su tale innovazione – invero significativa – si è manifestato un particolare entusiasmo da parte di qualche commentatore; tuttavia non bisogna restare abbagliati dalla modifica apportata al primo comma dell’art. 1 della legge n. 241/90, laddove ai criteri di economicità, efficacia e pubblicità che regolano l’attività amministrativa, si aggiunge quello della trasparenza. A tal proposito, è stato giustamente fatto notare che in realtà questo criterio era già pacificamente ritenuto sussistente nel nostro sistema legislativo quale conformato dalla legge n. 241/90. Non a caso, è stato osservato, essa veniva e viene denominata, nel linguaggio comune, legge sulla trasparenza.
Di grande rilievo, anche se in apparenza può apparire poco utile, è l’ulteriore aggiunta dei “principi dell’ordinamento comunitario”. Invero, il fenomeno dell’integrazione comunitaria sotto il profilo amministrativo è in continua e rapidissima evoluzione. L’attività amministrativa a livello sovranazionale è svolta anche secondo il modello della coamministrazione; la Corte di Giustizia ha elaborato, nel corso del tempo principi comuni del diritto amministrativo a livello comunitario, che in sostanza sono pressocchè analoghi a quelli del nostro ordinamento; la previsione di tali principi esiste anche all’interno del Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, essendo presenti – una parte di essi – nei diritti di cittadinanza della Carta dei diritti fondamentali di Nizza). Si pensi, ad esempio, al diritto di accesso, al diritto ad essere ascoltati, all’obbligo di motivazione del provvedimento, al principio di buona amministrazione.
Di notevole importanza innovativa è la disciplina relativa al silenzio inadempimento, per la quale il cittadino che non abbia ricevuto risposta dalla p.a. nei termini previsti, può direttamente ricorrere al giudice senza previa diffida ad adempiere (nei confronti dell’inerte amministrazione). In tal modo si attua una forma di semplificazione eliminando un onere defatigatorio a carico del cittadino.
La nuova normativa detta, inoltre, norme molto precise in materia di accesso e di conferenza dei servizi. Se, come finora si è visto, la norma dell’istituto della comunicazione preventiva dei motivi ostativi all’accoglimento della domanda nei procedimenti ad istanza di parte e quella dell’immediata ricorribilità avverso il silenzio – inadempimento della pubblica amministrazione, senza previa diffida, sono da accogliere favorevolmente, le norme introdotte nel capo IV bis, suscitano alcune perplessità. Si fa riferimento precisamente agli artt. 21 – septies (nullità del provvedimento); art. 21 – octies (annullabilità del provvedimento); art. 21 – nonies (annullamento d’ufficio).
A mente dell’art. 21 – septies “è nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge”. Come è noto, i casi di nullità non erano previsti dalla legge sul procedimento; da qui emerge un elemento innovatore della riforma, assolutamente non trascurabile. Tuttavia, la formulazione della norma appare lacunosa. Il legislatore (pronunciatosi con cinque letture) non specifica, infatti, quali siano gli elementi essenziali del provvedimento amministrativo, al fine di evitare dubbi interpretativi e di assicurare la certezza del diritto su un istituto giuridico, quello della nullità, di centrale rilevanza. Né la norma contempla le conseguenze derivanti dalla prima e seconda fattispecie di nullità del provvedimento. Non solo non dice se la nullità debba essere fatta valere davanti alla giurisdizione ordinaria o a quella amministrativa, ma neanche prevede che l’atto nullo (quod nullum est nullum producit effectum) debba essere disapplicato, non solo dal cittadino che ne sia leso, ma, obbligatoriamente, anche da qualunque autorità amministrativa che sia investita eventualmente della esecuzione del provvedimento e a cui il soggetto leso dall’atto nullo si sia rivolto, chiedendone la disapplicazione. La previsione di una tale disapplicazione, sarebbe stata non solo corretta ma anche democratica. Il secondo comma dell’articolo sancisce che “le questioni inerenti alla nullità dei provvedimenti amministrativi in violazione o elusione del giudicato sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo”. Stante tale formulazione, si è già osservato che sarebbe stato eliminato il giudizio di ottemperanza (art. 27 T.U. Cons. di Stato) per il quale era prevista la giurisdizione di merito, con poteri molto pregnanti del giudice amministrativo, rispetto a quelli che ha nella giurisdizione esclusiva.
Sull’art. 21 – octies (annullabilità del provvedimento) va rilevato che, dopo aver sancito al primo comma “è annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza”, al secondo comma, poco coerentemente, prevede casi di non annullabilità. Recita, infatti, il secondo comma dell’articolo 21 “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato”. In questo caso il legislatore dimostra poca abilità nella tecnica legislativa creando, in tal modo, non poche incertezze. E’ come se dicesse “qui affermo” (art. 21 – octies 1° comma) “e qui nego quello che appena un istante prima ho affermato”. Il dato sorprendente è che sembra di fatto ritenuto superabile il principio del contraddittorio tra autorità amministrativa e cittadini prima dell’adozione del provvedimento. Sul punto, sembra aversi più che una riforma, una controriforma. Infine, l’art. 21 nonies disciplinante l’annullamento d’ufficio lascia altrettanto perplessi. Tale norma dispone al primo comma che “il provvedimento amministrativo illegittimo ai sensi dell’art. 21 – octies può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico entro un termine ragionevole…”. Quindi, in tema di annullamento d’ufficio il legislatore ha sancito che il provvedimento illegittimo, ma non annullabile in base all’art. 21 – octies, può essere annullato d’ufficio (sic!) ferma restando la possibilità di convalida.
In conclusione, la posizione del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione ha ricevuto, con tale riforma, una apprezzabile evoluzione che, tuttavia, mantiene imperfezioni e limiti. Su questi ultimi si auspica l’intervento ed il contributo determinante della dottrina e della giurisprudenza amministrativa.
2. vincenzo Dice:
marzo 16, 2010 alle 2:56 pm | Replica modifica
Aumenta font Diminuisci font Stampa questo articolo Segnala a un amico Madre di famiglia sfrattata dalla casa popolare. Tricarico: «Sono le regole»
Per 3 mesi assiste la figlia malata
Il Comune le toglie l’alloggio Atc
TORINO 12/05/2009 – Quando è tornata dalla Toscana dove era andata ad assistere la figlia appena operata agli occhi, a tutto pensava Elena I., 59 anni, tranne di doversi cercare un nuovo appartamento. Invece il Comune l’ha sfrattata dalla casa di via Lancia 116 dove vive da oltre vent’anni per “abbandono dell’appartamento per un periodo superiore ai tre mesi”. Ma non è tutto. Il Comune ha dato ad Elena appena sessanta giorni di tempo per lasciare l’alloggio e riconsegnare le chiavi dell’appartamento all’agenzia territoriale per la casa. Poi sarà l’autorità giudiziaria a procedere allo sfratto.
«Mi sento trattata come una persona che non ha rispettato i suoi obblighi contrattuali – spiega Elena -. Ma non è così, visto che ho sempre pagato regolarmente l’affitto, anche nel periodo in cui mi sono assentata da casa per motivi legati alla salute di mia figlia». Periodo che, secondo la ricostruzione di Elena, è ben inferiore ai tre mesi. «Sono stata via poco più di un mese – racconta -, ma a volte sono tornata a casa. Altre volte mi sono poi dovuta assentare per qualche settimana per motivi di lavoro, ma mai per tre mesi di fila, come possono testimoniare anche i miei vicini di casa».
È vero che Elena non ha mai segnalato ad Atc,ex IACP, i motivi della sua assenza, ma solo perché non era a conoscenza della clausola del contratto che prevede la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio in caso di assenza dall’appartamento superiore ai tre mesi. «Non avevo la minima idea che esistesse questa norma – spiega -, pensavo che per mantenere la casa bastasse pagare regolarmente l’affitto. Non sapevo di essere praticamente agli arresti domiciliari e di dover comunicare tutti i miei spostamenti». Ora Elena ha paura di dover abbandonare la casa in cui ha vissuto per tanti anni a causa di un cavillo burocratico, ma promette battaglia ed è pronta a fare ricorso. «Dimostrerò di non essermi mai allontanata per più di tre mesi – racconta – e soprattutto di averlo fatto solo per stare vicino a mia figlia».
Non si è fatta attendere la replica dell’Assessore alla Casa Roberto Tricarico, che ha sottolineato come per non perdere il diritto alla casa sia necessario segnalare i motivi di un’assenza superiore ai tre mesi. «La legge parla chiaro – ha detto Tricarico -. Un assegnatario che abbandona la casa per più di tre mesi perde il diritto all’alloggio, a meno che l’assenza non sia dovuta a validi motivi che vanno esposti. È comunque possibile ricorrere contro il provvedimento». Su questo articolo inviai l’assessore via e e mail,c’erain atto un appuntamento da concordare in redazione :dove lamentai che a me fu travisata la residenza per svariati anni ,e a rettifica fu proposta una csa popolare .Inevase l’invito ,pur se a favore del cittadino in lamentela.
Segnalato su:vincenzo. Blogovillage.it
Etichette: case popolari,giustizia amministrativa,procedimenti in autotutela ,
Questo post è stato pubblicato il febbraio 22, 2008 alle 10:21 am ed è archiviato in Uncategorized. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito. Modifica questa voce.
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2 Risposte to “1. domanda di casa in ERP,o sovvenzionata .”

  1. vincenzo Says:

    ni

  2. Anonimo Says:

    ni

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