Lettera aperta al sindaco di Torino criteri di assegnazioni case popolari.spedita via e- mail
<Sergio.Chiamparino@comune.torino.it>; <Roberto.Tricarico@comune.torino.it>; <Livia.Capobianco@comune.torino.it> alle 15/05/2008 16.45 Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 20/05/2008 14.26 -
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tratto da tono cronaca -paolo varetto
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
Erica Di Blasi.
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
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L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena + “Repressione e solidarietà andranno a braccetto” + Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi VOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola? |
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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari
TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
al Comune in arrivo 1,5 milioni
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tratto da tono cronaca -paolo varetto
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
Erica Di Blasi.
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
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L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena + “Repressione e solidarietà andranno a braccetto” + Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi VOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola? |
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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari
TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
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TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
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Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tratto da tono cronaca -paolo varetto
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
Erica Di Blasi.
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
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L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena + “Repressione e solidarietà andranno a braccetto” + Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi VOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola? |
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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari
TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
al Comune in arrivo 1,5 milioni
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tratto da tono cronaca -paolo varetto
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
Erica Di Blasi.
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
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L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena + “Repressione e solidarietà andranno a braccetto” + Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi VOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola? |
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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari
TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Erica Di Blasi
al Comune in arrivo 1,5 milioni
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008
- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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al Comune in arrivo 1,5 milioni

Il Comune di Torino



Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
AL SINDACO DELLA CITTA’ DI TORINO
ON. SERGIO CHIAMPARINO
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mar 03/06/2008 16.51
A: Sergio.Chiamparino@comune.torino.it; livia.capobianco@comunetorino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.(protocollare in seguito)
Inviato: mar 03/06/2008 10.19
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.da (prot.)
Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 03/06/2008 10.19
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 03/06/2008 10.30 -Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 29/05/2008 15.16
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 29/05/2008 15.27 - in bozza stessa lettera Legenda: sergio chiamparino sindaco di torino , livia.capobianco resp. uff. segr. del sindaco funz.annalisa russo resp. uff. erps
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: giovedì 29/05/2008 15.16
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Oggetto: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 da correggere integrare e protocollare in seguito.
stessa lettera in bozza incompleta
Oggi 29/05/08 su proposta di appuntamento vengo ricevuto dall’assessore casa del comune di Torino,ho riferito che tre mesi fa mi hanno negato l’appuntamento (di cui un funzionario che lo negò al tempo era presente al colloquio ,presente anche il funz. di lo.ca.re.) lo stesso funzionario responsabile uff. erp si giustifica e risponde:non l’abbiamo ricevuta perchè il suo caso era stato dichiarato chiuso,tale funzionario ,al mio ricevimento e/o colloquio alla presenza dell’assessore ripropone quanto si era evidenziato oltre 8 mesi fà ossia: un contratto con affitto convenzionato in merito alla l.431/98,ho nuovamente rifiutato la sua proposta tra l’altro senza dar atto su mia richiesta al tempo ,di come vengono assegnate le case con contratto convenzionato, non si ha avuto atto di un regolamento comunale a riguardo,conosco solo un decreto dello stato ed una circolare ministeriale( a nota, affinché non mi delucidano i criteri dell’assegnazio
ne case pubbliche con convenzione l. 431/98 illustrandomi dei regolamenti comunali in tale proposito ho dichiarato che prendo un periodo di riflessione,in caso contrario considero l’offerta un raggiro alle leggi quadro, in quanto ho diritto di sapere come si viene inseriti in una graduatoria di merito,e, valutarla, tra l’altro tre anni fa non si accennava per nulla l’esistenza di una sistemazione abitativa in questo senso, motivo anche di un mancato rasserenamento interiore ).ho nuovamente sollevato l’ingiustizia subita( analoga in questi tre anni, richieste inevase con risposte evasive,motivo per cui non si è venuto a capo in nessun punto di incontro.su questo punto ho dichiarato non mi interessano più le sue proposte e le sue case popolari in quanto visto il notevole passare degli anni, in questo contempo la mia persona si è degenerata ,in questi anni vuoi per un motivo ,o per l’altro ,dove non si ha avuto riscontri adeguati, a riguardo le mie richieste, richieste sollevate in quasi tutti gli uffici comunali a cui mi sono rivolto, ( urp,erp, urc ed erps, motivo come citato di un mancato riscontro di quanto sollevato anche per un rasserenamento personale volto a non degenerare l’interessato ),ho sollevato il punto ”del debito moroso “visto che per anni è stato evidenziato questo punto a titolo risolutorio, ( ultima volta che è stato evidenziato l’ostacolo del debito è stato il 23/10/08,vedi la ipotetica soluzione, su proposta di firmare all’atc un rateo a sua volta avvallato da una relazione dei servizi sociali volto all’inserimento in emergenza abitativa a nota ribadito più volte ho rifiutato questa proposta nonche credevo ed ispiravo inizialmente fiducia all’ente comune ad una revisione del provvedimento ,considerato che oggi non ho più fiducia ,ho sollevato questo punto: i servizi sociali ed il resto delle ipotetiche soluzioni proposte a posteriori allo sfratto non mi interessano, in quanto un comune è in dovere di fare le indagini prima di uno sfratto visto e considerato che il sottoscritto lo evidenziò al tempo ,ho anche evidenziato che tra l’altro tra pochi mesi sono prossimi i termini di prescrizione del debito moroso, mi interesserò della ricezione della cartella esattoriale in quanto provo ad opporla per motivi giustificabili ,ho chiesto oggi 29/05/08 se dal comune vi è in atto una cartella esattoriale, non mi hanno dato risposta, sempre che del problema del debito moroso ( vista la ripetuta richiesta negli anni di firmare un rateo ad estinzione debito, oggi non interessa più parlarne, tra l’altro non si ha avuto risposta delucidante al tempo del motivo per cui il comune uff. erp interessasse la rateizzazione del debito,premetto che il funzionario presente al colloquio ha sollevato il problema del debito per oltre due anni e mezzo ,motivava : al fine di revisionare il provvedimento (mi istigava ad andare all’atc a firmare un rateo di mia spontanea volontà, poi in secondo stante chiedeva di servirmi dei servizi sociali al fine di avvalorare tale dilazione debito,il sottoscritto non accondiscende a tale richiesta ,motivo: per non aver avuto risposte e delucidazioni esaurienti in merito,più volte sono state richieste dall’interessato , ragione per cui ha dato luogo a dubbi di raggiro ,da canto di codesto funzionario si giustificava a pare suo volto a riaprire uno spiraglio nella richiesta di emergenza abitativa).la stessa mi istigava più volte verbalmente a servirmi dei servizi sociali, in secondo stante si ricevono telefonate c/o miei parenti da parte di un medico dell’usl di zona sempre in collaborazione con i servizi sociali .si istigava il sottoscritto a servirsi di codesti servizi , in aggiunta i servizi sociali mettono al corrente del mio caso l’usl di zona ,a questo episodio su mia domanda lo stesso funzionario uff. erps risponde al fine di revisionare il provvedimento ( tale suggerimento veniva evidenziato a quasi tutti gli appuntamenti),oggi 29/05/08 evidenziato verbalmente dal sottoscritto, la stessa funz. ha negato,chiederò la testimonianza di mio fratello a tale proposito, è stato evidenziato dall’ assessore che io ho scritto sul blog, ho riferito nulla di male, e se ho scritto il falso che possono denunciarmi a riguardo. ho concluso riferendo mi prendo un lungo periodo per riflettere in tal senso. nel frattempo attendo cosa ne pensa l’autorità competente. Valutazioni conclusive definite e anche irremovibili: considerato che tutto si è incentrato per anni su una ipotetica soluzione su valutazioni da avvalorare dai servizi sociali in aggiunta vedi telefonata dell’usl c/o i parenti ,visto la richiesta persistente di rateizzare il debito con avvallo dei servizi sociali,( motivo per cui poteva essere richiesto prima dello sfratto ,ha dato luogo di far riflettere al sottoscritto ,e di come è disumano quanto accorso nel corso degli anni).l’assessore ha concluso esprimendo verbalmente: lei non ha diritto ad una casa popolare, può avere solo accesso all’edilizia sovvenzionata con contratto privato ,poi ha aggiunto :si potrebbe valutare un’eventuale assegnazione casa popolare dietro relazione dei servizi dell’usl, in quanto lo stesso presuppone che desto segni di disagio psicologico o fisico,a tale proposito non mi pronuncio concludo definitivamente: non le rispondo mi prendo un periodo per riflettere ( motivazioni sopra esposte l’ ente comune non ispira fiducia al sottoscritto. aggiunge inoltre nelle proprie valutazioni personali decisive e definitive :esistono delle leggi a riguardo ,nulla vieta all’assessore che reputa che possono esistere alla mio stato di salute del disagio fisico o pisicologico,di procedere come consentito dalle leggi in materia. ( ho notato che questo punto è stato più volte evidenziato nel corso degli anni , sembra che tutto si impernia su questo fulcro,inizialmente era sollevato sul debito regresso come evidenziato nel testo su scritto da firmare un rateo in via di accesso o instaurazione domanda di emergenza abitativa nonostante avessi al tempo evidenziato lo status sociale la precarietà abitativa coordinato con più uffici comunali” evidenziato per l’ultima volta anche oggi” 29//05/08″, non accetto che sia stato sfrattato mentre chiedevo i miei diritti d’innanzi ad un giudice ( presumo che non avevo nulla da “nascondere”questo è il motivo decisivo a non dar luogo ad una proposta data da questo ente anche di soluzione abitativa, motivo per cui opporrò anche la cartella esattoriale che ne chiederò copia ,visto la fase del termine di scadenza)in secondo stante .tra l’altro l’assessore può se reputa il disagio fisico o psicologico, come dallo stesso evidenziato ,considerato che sono stanco di sentirmelo ripetere , coordinare con l’ assessorato di competenza , può senza il mio parere disporre un provvedimento anche coatto visto che esistono delle leggi in materia . concludo da canto mio come evidenziato nella presente e come confermato verbalmente (all’ app. .29/05/08 ) con valutazione anche conclusiva ,il mio volere è che ne prenda atto l’ autorità competente ,null’altro da aggiungere , si conferma il diniego al trattamento dei miei dai personali per i motivi indicati nella presente, si trasmetterà via e- mail segreteria edil..res.pubb.sovv.comune di Torino.
Torino lì,03/06/08 ossequi vincenzo arruzza
Erica Di Blasi
al Comune in arrivo 1,5 milioni
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| Il Comune di Torino |
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Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo
al Comune in arrivo 1,5 milioni




Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.
AL SINDACO DELLA CITTA’ DI TORINO
ON. SERGIO CHIAMPARINO
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mar 03/06/2008 16.51
A: Sergio.Chiamparino@comune.torino.it; livia.capobianco@comunetorino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.(protocollare in seguito)
Inviato: mar 03/06/2008 10.19
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.da (prot.)
Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 03/06/2008 10.19
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 03/06/2008 10.30 -Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 29/05/2008 15.16
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 29/05/2008 15.27 - in bozza stessa lettera Legenda: sergio chiamparino sindaco di torino , livia.capobianco resp. uff. segr. del sindaco funz.annalisa russo resp. uff. erps
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: giovedì 29/05/2008 15.16
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Oggetto: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 da correggere integrare e protocollare in seguito.
stessa lettera in bozza incompleta
Oggi 29/05/08 su proposta di appuntamento vengo ricevuto dall’assessore casa del comune di Torino,ho riferito che tre mesi fa mi hanno negato l’appuntamento (di cui un funzionario che lo negò al tempo era presente al colloquio ,presente anche il funz. di lo.ca.re.) lo stesso funzionario responsabile uff. erp si giustifica e risponde:non l’abbiamo ricevuta perchè il suo caso era stato dichiarato chiuso,tale funzionario ,al mio ricevimento e/o colloquio alla presenza dell’assessore ripropone quanto si era evidenziato oltre 8 mesi fà ossia: un contratto con affitto convenzionato in merito alla l.431/98,ho nuovamente rifiutato la sua proposta tra l’altro senza dar atto su mia richiesta al tempo ,di come vengono assegnate le case con contratto convenzionato, non si ha avuto atto di un regolamento comunale a riguardo,conosco solo un decreto dello stato ed una circolare ministeriale( a nota, affinché non mi delucidano i criteri dell’assegnazio
ne case pubbliche con convenzione l. 431/98 illustrandomi dei regolamenti comunali in tale proposito ho dichiarato che prendo un periodo di riflessione,in caso contrario considero l’offerta un raggiro alle leggi quadro, in quanto ho diritto di sapere come si viene inseriti in una graduatoria di merito,e, valutarla, tra l’altro tre anni fa non si accennava per nulla l’esistenza di una sistemazione abitativa in questo senso, motivo anche di un mancato rasserenamento interiore ).ho nuovamente sollevato l’ingiustizia subita( analoga in questi tre anni, richieste inevase con risposte evasive,motivo per cui non si è venuto a capo in nessun punto di incontro.su questo punto ho dichiarato non mi interessano più le sue proposte e le sue case popolari in quanto visto il notevole passare degli anni, in questo contempo la mia persona si è degenerata ,in questi anni vuoi per un motivo ,o per l’altro ,dove non si ha avuto riscontri adeguati, a riguardo le mie richieste, richieste sollevate in quasi tutti gli uffici comunali a cui mi sono rivolto, ( urp,erp, urc ed erps, motivo come citato di un mancato riscontro di quanto sollevato anche per un rasserenamento personale volto a non degenerare l’interessato ),ho sollevato il punto ”del debito moroso “visto che per anni è stato evidenziato questo punto a titolo risolutorio, ( ultima volta che è stato evidenziato l’ostacolo del debito è stato il 23/10/08,vedi la ipotetica soluzione, su proposta di firmare all’atc un rateo a sua volta avvallato da una relazione dei servizi sociali volto all’inserimento in emergenza abitativa a nota ribadito più volte ho rifiutato questa proposta nonche credevo ed ispiravo inizialmente fiducia all’ente comune ad una revisione del provvedimento ,considerato che oggi non ho più fiducia ,ho sollevato questo punto: i servizi sociali ed il resto delle ipotetiche soluzioni proposte a posteriori allo sfratto non mi interessano, in quanto un comune è in dovere di fare le indagini prima di uno sfratto visto e considerato che il sottoscritto lo evidenziò al tempo ,ho anche evidenziato che tra l’altro tra pochi mesi sono prossimi i termini di prescrizione del debito moroso, mi interesserò della ricezione della cartella esattoriale in quanto provo ad opporla per motivi giustificabili ,ho chiesto oggi 29/05/08 se dal comune vi è in atto una cartella esattoriale, non mi hanno dato risposta, sempre che del problema del debito moroso ( vista la ripetuta richiesta negli anni di firmare un rateo ad estinzione debito, oggi non interessa più parlarne, tra l’altro non si ha avuto risposta delucidante al tempo del motivo per cui il comune uff. erp interessasse la rateizzazione del debito,premetto che il funzionario presente al colloquio ha sollevato il problema del debito per oltre due anni e mezzo ,motivava : al fine di revisionare il provvedimento (mi istigava ad andare all’atc a firmare un rateo di mia spontanea volontà, poi in secondo stante chiedeva di servirmi dei servizi sociali al fine di avvalorare tale dilazione debito,il sottoscritto non accondiscende a tale richiesta ,motivo: per non aver avuto risposte e delucidazioni esaurienti in merito,più volte sono state richieste dall’interessato , ragione per cui ha dato luogo a dubbi di raggiro ,da canto di codesto funzionario si giustificava a pare suo volto a riaprire uno spiraglio nella richiesta di emergenza abitativa).la stessa mi istigava più volte verbalmente a servirmi dei servizi sociali, in secondo stante si ricevono telefonate c/o miei parenti da parte di un medico dell’usl di zona sempre in collaborazione con i servizi sociali .si istigava il sottoscritto a servirsi di codesti servizi , in aggiunta i servizi sociali mettono al corrente del mio caso l’usl di zona ,a questo episodio su mia domanda lo stesso funzionario uff. erps risponde al fine di revisionare il provvedimento ( tale suggerimento veniva evidenziato a quasi tutti gli appuntamenti),oggi 29/05/08 evidenziato verbalmente dal sottoscritto, la stessa funz. ha negato,chiederò la testimonianza di mio fratello a tale proposito, è stato evidenziato dall’ assessore che io ho scritto sul blog, ho riferito nulla di male, e se ho scritto il falso che possono denunciarmi a riguardo. ho concluso riferendo mi prendo un lungo periodo per riflettere in tal senso. nel frattempo attendo cosa ne pensa l’autorità competente. Valutazioni conclusive definite e anche irremovibili: considerato che tutto si è incentrato per anni su una ipotetica soluzione su valutazioni da avvalorare dai servizi sociali in aggiunta vedi telefonata dell’usl c/o i parenti ,visto la richiesta persistente di rateizzare il debito con avvallo dei servizi sociali,( motivo per cui poteva essere richiesto prima dello sfratto ,ha dato luogo di far riflettere al sottoscritto ,e di come è disumano quanto accorso nel corso degli anni).l’assessore ha concluso esprimendo verbalmente: lei non ha diritto ad una casa popolare, può avere solo accesso all’edilizia sovvenzionata con contratto privato ,poi ha aggiunto :si potrebbe valutare un’eventuale assegnazione casa popolare dietro relazione dei servizi dell’usl, in quanto lo stesso presuppone che desto segni di disagio psicologico o fisico,a tale proposito non mi pronuncio concludo definitivamente: non le rispondo mi prendo un periodo per riflettere ( motivazioni sopra esposte l’ ente comune non ispira fiducia al sottoscritto. aggiunge inoltre nelle proprie valutazioni personali decisive e definitive :esistono delle leggi a riguardo ,nulla vieta all’assessore che reputa che possono esistere alla mio stato di salute del disagio fisico o pisicologico,di procedere come consentito dalle leggi in materia. ( ho notato che questo punto è stato più volte evidenziato nel corso degli anni , sembra che tutto si impernia su questo fulcro,inizialmente era sollevato sul debito regresso come evidenziato nel testo su scritto da firmare un rateo in via di accesso o instaurazione domanda di emergenza abitativa nonostante avessi al tempo evidenziato lo status sociale la precarietà abitativa coordinato con più uffici comunali” evidenziato per l’ultima volta anche oggi” 29//05/08″, non accetto che sia stato sfrattato mentre chiedevo i miei diritti d’innanzi ad un giudice ( presumo che non avevo nulla da “nascondere”questo è il motivo decisivo a non dar luogo ad una proposta data da questo ente anche di soluzione abitativa, motivo per cui opporrò anche la cartella esattoriale che ne chiederò copia ,visto la fase del termine di scadenza)in secondo stante .tra l’altro l’assessore può se reputa il disagio fisico o psicologico, come dallo stesso evidenziato ,considerato che sono stanco di sentirmelo ripetere , coordinare con l’ assessorato di competenza , può senza il mio parere disporre un provvedimento anche coatto visto che esistono delle leggi in materia . concludo da canto mio come evidenziato nella presente e come confermato verbalmente (all’ app. .29/05/08 ) con valutazione anche conclusiva ,il mio volere è che ne prenda atto l’ autorità competente ,null’altro da aggiungere , si conferma il diniego al trattamento dei miei dai personali per i motivi indicati nella presente, si trasmetterà via e- mail segreteria edil..res.pubb.sovv.comune di Torino.
Torino lì,03/06/08 ossequi vincenzo arruzza
Tag: case popolari
Aprile 24, 2008 alle 8:56 am |
Maggio 5, 2008 alle 3:17 pm |
il mio cronistoria:
vincenzo- Nome, Cognome, Arruzza
Indirizzo mail (non sarà pubblicato) vincenzo.arruzza@alice.it
Sfrattato da una casa popolare vuoi per mia inadempienza, (premetto per morosità )vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati,urp comune di Torino,ufficio rapporti con la cittadinanza,ufficio assessorato erp.( Edilizia res. Pubblica.) oggi ho avuto modo di capire quanto mi veniva oscurato nelle informazioni,in quanto prima dello sgombero del mio alloggio il sottoscritto si era rivolto a numerosi uffici,in fine visto che non si veniva a capo di nulla mi ero rivolto per concludere questa insolvenza dal Giudice di Pace. in tutti questi anni ho avuto modo di intraprendere una decisione, verificare quanto accennato verbalmente da questi uffici, mi ero rivolto al difensore civico Atc, uff. rapporti con il pubblico del comune,assessorato di competenza,senza riscontri alcuni.oggideduco: vi sono due tipi di accesso per aver diritto ad una casa popolare,la prima è l’emergenza abitativa a seguito di sfratto senza morosità; (cosiddetta in via ordinaria);la seconda in di emergenza abitativa (cosiddetta in via straordinaria) ossia:segnalazione tramite i servizi sociali. In terzo luogo vengono emessi i bandi ogni tre anni di cui possono partecipare tutti.oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina,mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura, gli stessi si sono ricordati che esistevo, ogni tanto venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni con richiesta di visura documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere ci è voluto tutto questo tempo perchè io non mi sono servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica in quanto avevo piacere di darne atto, (nulla vieta che se dovessero emergere delle incongruenze,lo si espone personalmente,postmaster@giustizia.it) in rete chiedo se qualcuno può darmi una mano se può ,o se ha avuto un’esperienza analoga. oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, (dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato)la contrattazione proposta doveva essere stipulata con l’ente comune ossia il proprietario della monocamera il gestore delegato è l’atc di torino incaricata come gruppo gestione immobiliare srl, il giorno che venni convocato per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo minialloggio in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,(come deterrente da me inteso)sottolineava LEI HA DIRITTO AD UNA CASA POPOLARE,in primo luogo accetto,poi dopo aver visto la monocamera(era in condizioni pietose) ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.
oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.
Maggio 23, 2008 alle 10:06 am |
n L’assessore Tricarico sa quello che si dice? Gli ATC altro che chiusi, vanno rafforzati
L’ATC di Torino, seppur con i problemi enormi, tra l’altro mai celati dallo stesso Presidente Ardito, è un buon esempio di come una agenzia pubblica dovrebbe funzionare in termini di equità, utilità del servizio ed efficienza su diversi settori primari che contraddistinguono i compiti dell’agenzia.
L’assessore Tricarico deve porsi la domanda del perché aumentano ogni anno i numeri dei morosi incolpevoli e più complessivamente il numero di famiglie che scendono al di sotto della soglia di povertà. Un serio governo di centrosinistra prima di porsi il tema di come fare il gendarme deve essere operoso per sostenere e fare uscire questi nostri concittadini dalla disperazione e dalla povertà.
Forse stare chiusi a Palazzo Civico fa smarrire un po’ la bussola dei problemi delle donne e degli uomini che gli hanno permesso di poggiare le sue terga sulla sedia di assessore.
Occorrono più risorse per l’ATC, che la Regione, peraltro, ha stanziato con il Piano Casa, ed una iniziativa volta ad aumentare il ruolo degli affittuari nella gestione del bene immobiliare pubblico, un piano straordinario di manutenzione, a partire dagli impianti di riscaldamento, e l’incremento del fondo sociale a copertura delle morosità incolpevoli.
Il Presidente Ardito è persona capace che gode della nostra fiducia.
Inizio a domandarmi se non debba modificarsi l’opinione nei confronti dell’Assessore Tricarico, a partire anche da scelte sbagliate che stanno trasformando plessi pubblici in enormi problemi sociali, come quelli di Via Bilieri, un tempo esempio di mix sociali funzionali alla crescita complessiva della nostra società, oggi abbandonati al degrado e al ricovero di persone bisognose di cure mediche e psichiatriche per colpa di una mancanza di programmazione da parte dell’Assessorato, che non ha giustificazioni.
Maggio 28, 2008 alle 9:25 am |
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
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TORINO 28/05/2008 – Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
Maggio 28, 2008 alle 9:27 am |
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari»
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TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.
e.d.b.
Maggio 28, 2008 alle 9:56 am |
Lettera aperta al sindaco di Torino criteri di assegnazioni case popolari.spedita via e- mail
Conferma del messaggio inviato a
; ; alle 15/05/2008 16.45 Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 20/05/2008 14.26 -
Da quanto appreso personalmente in questi anni:Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale della pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare ipropri bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per la casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni in programma di una assegnazione casa in emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di aver vissuto anni due in baracche o simili,punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stato riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati (v. sopra) e non le è stato attribuito il punteggio. il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi reperibili quindi è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali ad espletare la pratica per codesti soggetti che inviano per una sistemazione provvisoria alla convivenza nei dormitori fino a conclusione pratica come soluzione in exstremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti al fine di una soluzione al loro problema lavorativo anche con valutazione della situazione abitativa.
Vincenzo – Arruzza Il mio cronistoria: Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare ,vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica),oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e ogni tanto segnalavano ai vigili stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica in quanto avevo piacere di darme atto,se qualcuno può darmi una mano se può ,o se ha avuto una esperienza analoga.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocameraed il gestore delegato ente l’atc di torino, per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.
Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986
Il ghetto del Senatore, dove una casa su dieci resta da assegnare
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
– Gallery fotografica
TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.
Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.
«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.
Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.
tratto da tono cronaca -paolo varetto
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia
Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq
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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.
Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
Risposta giorgio ardito :i nomadi “riducono le case in bivacchi”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»
Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi
TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.
E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».
«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».
A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».
Erica Di Blasi.
è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.
muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».
Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».
Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».
Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;
L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari + Commissario, Chiamparino frena+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadiVOTA Siete d’accordo con il progetto del Comune di aiutare i nomadi in regola?SCRIVI Che cosa ne pensi? Discutine nel forum
MULTIMEDIA AUDIONomadi, replica di Chiamparino ad An e Lega
AUDIO”Separare chi delinque da chi fugge la povertà”
Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.
Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».
Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.
Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».
Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».
Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;
Centrodestra polemico
«Non ci resta che diventare extracomunitari
· 24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».
«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».
Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.
e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato
24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati
· «Non ci resta che diventare extracomunitari»
· Ma 24mila torinesi sono in coda
TORINO 28/05/2008 – Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».
Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.
Erica Di Blasi
Giugno 4, 2008 alle 10:00 am |
LETTERA APERTA AL SINDACO
AL SINDACO DELLA CITTA’ DI TORINO
ON. SERGIO CHIAMPARINO
Legenda:sergio chiamparino sindaco di torino , livia.capobianco resp. uff. segr. del sindaco (lettera aperta blogs enzuccio 62.wordpress.com)
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mar 03/06/2008 16.51
A: Sergio.Chiamparino@comune.torino.it; livia.capobianco@comunetorino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.(chiusura pratica casa)
Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mar 03/06/2008 10.19
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.
Conferma del messaggio inviato a
alle 03/06/2008 10.19
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 03/06/2008 10.30 -Conferma del messaggio inviato a
alle 29/05/2008 15.16
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 29/05/2008 15.27 –
in bozza stessa lettera Legenda: sergio chiamparino sindaco di torino , livia.capobianco resp. uff. segr. del sindaco funz.annalisa russo resp. uff. erps
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Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: gio 29/05/2008 15.16
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Oggetto: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 da corregere integrare e protocollare in seguito.
stessa lettera in bozza incompleta
Oggi 29/05/08 su proposta di appuntamento vengo ricevuto dall’assesore casa del comune di torino,ho riferito che tre mesi fa mi hanno negato l’appuntamento (di cui un funzionario che lo negò al tempo era presente al colloquio ,presente anche il funz. di lo.ca.re.) lo stesso funzionario responsabile uff. erp si giustifica e risponde: perchè il suo caso era stato chiuso,tale funzionario ,al mio ricevemto e/o colloquio alla presenza dell’assessore ripropone quanto si era evidenziato oltre 8 mesi fà ossia: un contratto con affitto convenzionato in merito alla l.431/98,ho nuovamente rifiutato la sua proposta tra l’altro senza dar atto su mia richiesta al tempo ,di come vengono assegnate le case con contratto convenzionato, non si ha avuto atto di un regolamento comunale a riguardo,conosco solo un decreto dello stato ed una circolare ministeriale( a nota affinchè non mi delucidano i criteri dell’ assegnazione case pubbliche con convenzione l. 431/98 illustrando dei regolamenti comunali in tale proposito ho dichiarato che prendo un periodo di riflessione,in caso contrario considero l’offerta un raggiro alle leggi quadro, in quanto ho diritto di sapere come si viene inseriti in una graduatoria di merito,e, valutarla, tra l’altro tre anni fà non si accennava per nulla l’esistenza di una sistemazione abitativa in questo senso, motivo anche di un mancato rasserenamento interiore ).ho nuovamente sollevato l’ingiustizia subita( analoga in questi tre anni, richieste inevave con risposte evasive,motivo percui non si è venuto a capo in nessun punto d’incontro.a questo punto ho dichiarato non mi interessano più le sue proposte e le sue case popolari in quanto visto il notevole passare degli anni, in questo contempo la mia persona si è degenerata ,in questi anni vuoi per un motivo ,o per l’altro ,dove non si ha avuto riscontri adeguati, a riguardo le mie richieste, richieste sollevate in quasi tutti gli uffici comunali a cui mi sono rivolto, ( urp,erp, urc ed erps, motivo come citato di un mancato riscontro di quanto sollevato anche per un rasserenamento personale volto a non degenerare l’interessato ),ho sollevato il punto “del debito moroso “visto che per anni è stato evidenziato questo punto a titolo risolutorio, ( ultima volta che è stato evidenziato l’ostacolo del debito è stato il 23/10/08,vedi la ipotetica soluzione, su proposta di firmare all’atc un rateo a sua volta avvallato da una relazione dei servizi sociali volto all’inserimento in emergenza abitativa a nota ribadito più volte ho rifiutato questa proposta perchè credevo ed ispiravo inizialmente fiducia all’ente comune ad una revisione del provvedimento ,considerato che oggi non ho più fiducia ,ho sollevato questo punto: i servizi sociali ed il resto delle ipotetiche soluzioni proposte a posteriori allo sfratto non mi interessano, in quanto un comune è in dovere di fare le indagini prima di uno sfratto visto e considerato che il sottoscritto lo evidenziò al tempo ,ho anche evidenziato che tra l’altro tra pochi mesi sono prossimi i termini di prescrizione del debito moroso, mi interesserò della ricezione della cartella esattoriale in quanto provo ad opporla per motivi giustificabili ,ho chiesto oggi 29/05/08 se dal comune vi è in atto una cartella esattoriale, non mi hanno dato risposta, sempra che del problema del debito moroso ( vista la ripetuta richiesta negli anni di firmare un rateo ad estinzione debito, oggi non interessa più parlarne, tra l’altro non si ha avuto risposta delucidante al tempo del motivo per cui il comune uff. erp interessasse la rateizzazione del debito,premetto che il funzionario presente al colloquio ha sollevato il problema del debito per oltre due anni e mezzo ,motivava : al fine di revionare il provvedimento (mi istigava ad andare all’atc a firmare un rateo di mia spotanea volontà, poi in secondo stante chiedeva di servirmi dei servizi sociali al fine di avvalorare tale dilazione debito,il sottoscritto non ha mai accondisceso ,motivo: per non aver avuto risposte e delucidazioni esaurienti in merito,più volte sono state richieste dall’interessato , ragione per cui ha dato luogo a dubbi ingannevoli ,da canto di codesto funzionario si giustificava a pare suo volto a riaprire uno spriraglio nella richiesta di emergenza abitativa).la stessa mi istigava più volte verbalmente a servirmi dei servizi sociali, in secondo stante si ricevono telefonate c/o miei parenti da parte di un medico dell’usl di zona sempre in collaborazione con i servizi sociali .si istigava il sottoscritto a servirsi di codesti servizi ,a questo episodio su mia domanda lo stesso funzionario uff. erps risponde al fine di revisionare il provvedimento ( tale suggerimento veniva evidenzioato a quasi tutti gli appuntamenti),oggi 29/05/08 evidenziato verbalmente dal sottoscritto, la stessa funz. ha negato,chiederò la testimonianza di mio fratello a tale proposito, è stato evidenziato dall’ assessore che io ho scritto sul blogs, ho riferito nulla di male, e se ho scritto il falso che possono denunciarmi a riguardo. ho concluso riferendo mi prendo un lungo periodo per riflettere in tal senso. nel frattempo attendo cosa ne pensa l’autorità competente. Valutazioni conclusive definite e anche irremovibili: considerato che tutto si è incentrato per anni su una ipotetica soluzione su valutazioni da avvalorare dai servizi sociali in aggiunta vedi telefonata dell’asl c/o i parenti ,visto la richiesta persistente di rateizzare il debito con avvallo dei servizi sociali,( motivo per cui poteva essere richiesto prima dello sfratto ,ha dato luogo di far riflettere al sottoscritto ,e di come è disumano quanto accorso nel corso degli anni).l’assessore ha concluso esprimendo verbalmente: lei non ha diritto ad una casa popolare, può avere solo accesso all’edilizia sovvenzionata con contratto privato ,poi ha aggiunto :si potrebbe valutare un’eventuale assegnazione casa popolare dietro relazione dei servizi di igiene mentale, in quanto lo stesso presuppone che desto segni di disagio psicologico o mentale.a tale proposito non mi pronuncio concludo definitivamente: non le rispondo mi prendo un periodo per riflettere ( motivazioni sopra esposte l’ ente comune non ispira fiducia al sottoscritto.si aggiunge inoltre nelle proprie valutazioni personali decisive e definitive :esistono delle leggi a riguardo ,nulla vieta all’assessore che reputa che possono esistere alla mio stato di salute del disagio fisico o pisicologico,di procedere come consentito dalle leggi in materia. ( ho notato che questo punto è stato più volte evidenziato nel corso degli anni , sembra che tutto si impernia su questo fulcro,inizialmente era sollevato sul debito regresso come evidenziato nel testo suscritto da firmare un rateo in via di accesso o instaurazione domanda di emergenza abitativa nonostate avessi al tempo evidenziato lo staus sociale la precarietà abitativa coordinato con più uffici comunali” evidenziato per l’ultima volta anche oggi” 29/0/05/08″, non acetto che sia stato sfrattato mentre chiedevo i miei diritti d’innanzi ad un giudice ( presumo che non avevo nulla da “nascondere”questo è il motivo decisivo a non dar luogo ad una proposta data da questo ente anche di soluzione abitativa, motivo per cui opporrò anche la cartella esattoriale ,che chiederò copia ,visto la fase del termine di scadenza)in secondo stante.tra l’altro l’assessore può se reputa il disagio fisico o psicologico, come dallo stesso evidenziato ,considerato che sono stanco di sentirmelo ripetere , coordinare con l’ assessorato di competenza , può senza il mio parere disporre un provvedimento anche coatto visto che esistono delle leggi in materia . concludo da canto mio’ come evidenziato nella presente e come confermato verbalmente (all’ app.29/05/08 ) con valutazione anche conclusiva ,il mio volere è che ne prenda atto l’ autorità competente ,null’altro da aggiungere , si conferma il diniego al trattamento dei miei dai personali per i motivi indicati nella presente, si trasmetterà via e- mail segreteria erps.
Torino lì,03/06/08 ossequi vincenzo
Giugno 4, 2008 alle 12:16 pm |
premetto che mi sento stanco,d’altronde sono tre anni che dormo la sera nella mia macchina…segue vincenzo