la casa nel ghetto

Aprile 19, 2008 di enzuccio62

 

Lettera aperta al sindaco di Torino criteri di assegnazioni case popolari.spedita via e- mail

Conferma del messaggio inviato a
<Sergio.Chiamparino@comune.torino.it>; <Roberto.Tricarico@comune.torino.it>; <Livia.Capobianco@comune.torino.it> alle 15/05/2008 16.45 Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 20/05/2008 14.26  -

 

 Da quanto appreso personalmente in questi anni:Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o  superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale della pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare ipropri  bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per la casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni in programma di una assegnazione casa in emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di aver vissuto anni due in baracche o simili,punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stato riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati (v. sopra) e non le è stato attribuito il punteggio.  il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi reperibili quindi è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali  ad espletare la pratica per codesti soggetti che inviano per una sistemazione provvisoria alla  convivenza nei dormitori  fino a conclusione pratica come soluzione in exstremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti al fine di una soluzione al loro problema lavorativo anche con valutazione della situazione abitativa.

 

Vincenzo – Arruzza Il mio cronistoria: Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare ,vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp  -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica),oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura  il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e  ogni tanto  segnalavano ai vigili stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica  in quanto avevo piacere di darme atto,se qualcuno può darmi una mano  se può ,o se ha avuto una esperienza analoga.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada  ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocameraed  il gestore delegato ente l’atc di torino, per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.

Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986

TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

tratto da tono cronaca -paolo varetto

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia

Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq

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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.

Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

Risposta giorgio ardito  :i nomadi “riducono le case in bivacchi”

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 

 L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»

Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi

TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.

E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».

«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».

A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».

Erica Di Blasi.

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

 

 

L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari

+ Commissario, Chiamparino frena

+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”

+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi

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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 Centrodestra polemico

«Non ci resta che diventare extracomunitari

·                               24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986

TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

tratto da tono cronaca -paolo varetto

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia

Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq

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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.

Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

Risposta giorgio ardito  :i nomadi “riducono le case in bivacchi”

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 

 L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»

Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi

TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.

E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».

«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».

A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».

Erica Di Blasi.

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

 

 

L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari

+ Commissario, Chiamparino frena

+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”

+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi

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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 Centrodestra polemico

«Non ci resta che diventare extracomunitari

·                               24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Vincenzo – Arruzza Il mio cronistoria: Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare ,vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp  -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica),oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura  il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e  ogni tanto  segnalavano ai vigili stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica  in quanto avevo piacere di darme atto,se qualcuno può darmi una mano  se può ,o se ha avuto una esperienza analoga.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada  ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocameraed  il gestore delegato ente l’atc di torino, per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.

Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986

TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

tratto da tono cronaca -paolo varetto

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia

Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq

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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.

Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

Risposta giorgio ardito  :i nomadi “riducono le case in bivacchi”

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 

 L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»

Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi

TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.

E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».

«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».

A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».

Erica Di Blasi.

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

 

 

L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari

+ Commissario, Chiamparino frena

+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”

+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi

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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 Centrodestra polemico

«Non ci resta che diventare extracomunitari

·                               24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
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al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

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·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
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al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Quartiere M2, costruito da Agnelli nel ’27. Su 360 abitazioni popolari, 34 sono vuote. E alcune sono sfitte addirittura dal 1986

TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

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TORINO (19/04/2008) – Quando, nel 1927, il senatore Agnelli inaugurò il quartiere M2 di via Debernardi, era certo di aver creato per i suoi operai una cittadella quasi utopistica. Un centro completamente autosufficiente, con la macelleria, il tabaccaio, l’osteria e tutto quello che sarebbe potuto servire per i suoi abitanti suddivisi in 26 scale per un totale di 360 alloggi. Trentaquattro dei quali, ad oggi, sono vuoti. Perché, con il passare degli anni, l’utopia razionalistica del senatore Agnelli si è evoluta nell’incubo di un ghetto fatto di finestre sprangate e porte murate, poveracci che dormono nelle cantine e disperati che occupano quegli appartamenti che nessuno ha mai riassegnato dopo la morte dei loro vecchi affittuari.

Nino è la memoria storica dell’M2. Vive tra queste palazzine di quattro piani da quando era solo un bambino. Ed è stato l’ultimo rappresentante degli inquilini prima che questa figura venisse abolita. Segnale dei tempi, verrebbe da dire. Perché in un certo senso è la figura stessa dell’inquilino a essere stata abolita. Di nuove assegnazioni, da queste parti, non se ne fanno da anni. «Aspettano la ristrutturazione» commenta amaro Nino. E intanto si arriva al caso limite di un alloggio che ha le finestre sprangate addirittura dal 1986. Alla faccia degli 8mila torinesi per i quali una casa popolare resta un miraggio.

«Cose da pazzi, con tutti i ragazzi giovani come mia sorella che aspettano invano un’assegnazione» commenta Massimiliano, una delle poche persone senza i capelli bianchi dell’M2. Pare che le cantine della scala a fianco alla sua siano occupate da un abusivo extracomunitario. Dicerie, almeno secondo l’Atc che fissa in due le occupazioni su 34 alloggi ancora da assegnare. «Case sfitte? Saranno almeno sessanta sui 360 che siamo» ribatte invece Nino. Questione di numeri, forse di punti di vista. Sta di fatto che le veneziane sprangate non si contano. E che la prima sensazione che si ha è quella di una città fantasma.

Nella scala di Maria ci sono otto appartamenti. Ma i residenti sono appena tre. Per il resto solo porte sprangate e avvisi dell’Atc che riportano la data di sgombero. Persino la vecchia latteria che si affaccia su via Dina è abbandonata da quasi un decennio. Un altro segno dei tempi. Dicono che entro la fine di questo mese, al massimo l’inizio del prossimo, inizieranno i cantieri pagati con i soldi dell’Unione Europea. Ma in via Debernardi in pochi sembrano crederci veramente. L’utopia, da queste parti, è diventata incubo da troppo tempo per avere ancora fiducia nel domani.

tratto da tono cronaca -paolo varetto

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

Madre, padre e due figli in una topaia senza luce, gas e acqua per colpa della burocrazia

Hanno diritto alla casa popolare. Ma in 4 devono vivere in 13 mq

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BARRIERA DI MILANO (TORINO) 22/05/2008 – Da sei mesi Salvatore Ruggiero e la sua compagna, Lucia Figurelli, attendono che la tanto agognata assegnazione di una casa popolare diventi realtà. La pratica avviata in Comune per emergenza abitativa è stata accettata lo scorso dicembre ma l’attesa continua ancora oggi, in un fatiscente alloggio di tredici metri quadri nel cuore di Barriera di Milano.

Senza gas, luce, acqua corrente dividono la stanza con i loro due figli, Vincenzo, sei anni, e la piccola Maria Angiolina di appena sei mesi. Una vera e propria topaia, poco più di uno sgabuzzino in una palazzina diringhiera: quaranta alloggi affittati o occupati per lo più da extracomunitari tra colonie di topi, scarafaggi e ragni grossi come un pugno. «Non riusciamo più a continuare così, questa non è una casa. I muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

Risposta giorgio ardito  :i nomadi “riducono le case in bivacchi”

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 

 L’assessore Borgione: «I soldi sono del ministero e sono vincolati a quel progetto»

Pioggia di emendamenti in aula per non dare una casa ai nomadi

TORINO 23/05/2008 – Ieri l’opposizione è riuscita a ritardare l’approvazione della delibera che intende “trovar casa” ai nomadi. Alleanza Nazionale e la Lega Nord da sole hanno presentato quasi duemila emendamenti. Roberto Ravello, capogruppo del partito guidato da Fini, è arrivato in Sala Rossa portando con sé due scatoloni: dentro, la miriade di emendamenti per fare ostruzionismo.

E durante il consiglio comunale, sotto le finestre di Palazzo Civico, era in corso la manifestazione organizzata da An in segno di protesta. A “sfottò” il partito ha montato davanti al Comune una decina di tende, con l’intenzione di inscenare un campo nomadi abusivo. La delibera sarà quindi votata lunedì prossimo, dopo che gli emendamenti saranno accorpati. «L’ostruzionismo – ha precisato Ravello – è la risposta della Destra a un provvedimento che, offrendo un sostegno economico per spostare alcune famiglie nomadi dagli accampamenti (anche abusivi) agli alloggi, creerà una situazione discriminante per le quasi 15mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare. Progetti tanto costosi avrebbero un senso solo se preceduti da interventi volti, attraverso lo sgombero dei campi abusivi, al ripristino della legalità».

«Intendiamo quindi – ha aggiunto Mario Carossa (Lega Nord) – difendere il diritto dei torinesi ad avere dalla Città risposte concrete all’emergenza abitativa e al bisogno di sicurezza che, anche a causa dell’eccessiva presenza di nomadi ed allo scarso controllo su di loro, ha assunto proporzioni smisurate».

A difesa del progetto promosso dal Comune di Torino sono scesi in campo, invece, l’assessore alle Politiche Sociali, Marco Borgione, e le altre forze della maggioranza. «I 750mila euro che stanzieremo per il progetto “Abit-Azioni” – ha spiegato l’assessore – arrivano dal ministero e sono vincolati. Ci tengo comunque a ribadire che non sottraiamo contributi ai torinesi. Anzi, Torino è riuscita a ottenere dei finanziamenti per iniziative che diversamente sarebbero potute essere a carico della città. Inoltre, il Comune aiuterà le famiglie rom a trovare una casa, ma non pagherà loro l’affitto. E ci sono delle condizioni come mandare i figli a scuola e avere un reddito sufficiente per pagare il canone».
Per Domenico Gallo (Comunisti Italiani) «le posizioni di An e Lega sull’integrazione dei rom favoriscono un clima di razzismo». «Perché – ha aggiunto Gallo – bisogna avere paura di famiglie già conosciute e segnalate dall’Ufficio Nomadi, già avviate in percorsi positivi di integrazione sociale e lavorativa, e per i quali è stata vagliata la compatibilità dei loro stili di vita e l’inserimento abitativo all’interno di un alloggio condominiale?».

Erica Di Blasi.

è disumano quello che ho visto e sentito in questi ultimi tre anni,
carmela c. di anni ne ha 55, dopo 5 anni di via vai dai servizi sociali otto giorni ad oggi gli hanno assegnato un alloggio popolare. a vederla mi rammarica ,rifersce enzo mi hanno dato la casa. riferisce me ne stavo andando a genova non ne potevo più di dormire dormitori dormitori,mi chiede mi dai una mano a dare il bianco,a vederla ,una mano dove porta sempre un guanto,riferisce che soffre di artrosi,le dico di sì.rifersce vivo con la misera reversibilità di mio marito,la cifra è talmente irrisoria che devo tirare cingiaper arrivare a fine mese. i servizi sociali anni indietro mi volevano obbligare ad operarmi l’occhio onde aumetare il puteggio per aver la casa ,mi minacciavano che se no altrimenti la pratica era lunga per aver questa maledetta casa.riferisce che il neurologo
non le cosigliava di operarsi, ma che aveva bisogno solo di una vita serena
a questo punto mi hanno proposto di andare in comunità alloggio parte dell’affitto mi veniva detratto dal mio misero reddito.poi il neurologo mi ha proposto di aver tranquillità cosa che non trovavo in una stanza in condivisione con quattro persone, mi fanno uscire e mi sento costretta a pernottare nei dormitori,riferisce vincè me l’hanno fatto sputare di sangue questa casa.mi pronuncio e segue dopo aver avuto altre comunicazioni quando rivredò carmela.per il momento penso: auguri carmela.ieri ho visto carmela mi chiede ulteriomente se le do una mano per mettere in ordine la casa ,solo per il dispiacere che covo dentro di me le dico di si. mi riferisce che non installerà il gas perchè non ha la possibilità di pagare le bollette ,proietta tutto sull’energia elettrica,pensa di comprarsi una stufetta elettrica ed una piastra elettrica per far qualcosina da mangiare.mi conferma che aveva accennato  avoce alta quindici gioni fa che era stufa e che se ne stava andando via da torino,riferisce si vede che qualche operatore del dormitorio lo ha riferito ai servizi sociali dove era presa in carico e a questo punto hanno preferito concludere la pratica assegnandole l’alloggio in fretta e furia.a sua insaputa carmela non sapeva che dopo 5 anni la pratica si prescrive.quando incontrerò carmela le chiedo come si sente dopo tutti anni.

muri sono ammuffiti dopo che la rottura di un tubo dell’acqua ha allagato l’alloggio. Non abbiamo il bagno né l’acqua per lavarci – dispera Lucia -. Tra un po’ non so se avremo ancora la pazienza di aspettare: gli assistenti sociali cominciano anche a negarsi al telefono, nessuno sembra saperci dare risposte e dire finalmente che siamo considerati in “emergenza abitativa”. Viviamo in queste condizioni da più di due anni e abbiamo seriamente paura che la piccola possa ammalarsi».

Anche la convivenza con il vicinato è un rischio continuo. Risse e furti sono all’ordine del giorno, da chiudersi in casa e aver paura ad uscire il più delle volte: «Il palazzo è pieno di spacciatori e delinquenti. Dormiamo con una spranga di ferro vicino al letto e nostro figlio comincia ad avere paura di vivere qui – aggiunge il compagno della donna -. Hanno già provato ad entrarci in casa, per farlo basta dare un calcio alla porta. Sono condizioni umane queste? Se abbiamo diritto ad un alloggio, quanto ancora dovremo aspettare?».

Per l’assessorato alla Casa, il tempo che si smaltisca una lista d’attesa di circa quaranta assegnazioni prima che venga il loro turno. «Ci auguriamo che tutto si risolva al meglio, in tempi non lunghi – spiega l’assessore alla Casa, Roberto Tricarico -. La famiglia Ruggiero ha ricevuto 13 punti al bando d’assegnazione, ha quindi diritto a vedersi assegnata una casa che risponda alle esigenze del loro nucleo famigliare».

 Tratto da Torinocronaca-Enrico Romanetto- To22/05/08 vincenzo segue;

 

 

 

 

L’uomo del no: Giorgio Ardito, responsabile delle Case popolari

+ Commissario, Chiamparino frena

+ “Repressione e solidarietà andranno a braccetto”

+ Pioggia di aiuti dal Comune per chi affitta casa ai nomadi

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Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo 

MAURIZIO TROPEANO

TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere». SEGUE;

 

 Centrodestra polemico

«Non ci resta che diventare extracomunitari

·                               24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

TORINO 28/05/2008 – «Ai torinesi non rimane che diventare extracomunitari. Così magari il comune di Torino penserà a trovare una casa anche a loro». Dopo che la giunta ha annunciato che stanzierà dei contributi per aiutare gli immigrati a cercar casa, l’opposizione ha rivolto ai torinesi questo invito provocatorio. «Se diventeranno extracomunitari – hanno sottolineato Antonello Angeleri (Verso il Ppe), Michele Coppola (Forza Italia), Mario Carossa (Lega Nord) e Roberto Ravello (Alleanza nazionale) – potranno finalmente accedere ai programmi di sostegno del Comune. Ci pare davvero uno schiaffo e una vergogna – affermano i consiglieri del centro destra – che il primo atto dell’amministrazione, dopo le polemiche sui contributi ai nomadi, sia di stanziare nuovi fondi da destinarsi alle abitazioni degli immigrati. Non abbiamo nulla contro di loro – proseguono Angeleri, Coppola, Carossa e Ravello -, ma ci pare che oggi i veri discriminati siano i torinesi, che arrivano sempre ultimi in qualsiasi programma di sostegno sociale».

«L’amministrazione comunale – ha accusato ancora Ravello – è ormai alla deriva e, invece, di chiedere fondi ed utilizzare quelli già a sua disposizione per garantire la sicurezza, aumentare l’organico della polizia municipale e sostenere l’emergenza abitativa dei torinesi, continua a guardare esclusivamente ai bisogni degli stranieri». «Con fondi – ha ribadito Carossa – che si dovrebbero utilizzare, prima di tutto, per i cittadini italiani in difficoltà».

Alle critiche si unito anche Agostino Ghiglia (An). «È un vergogna indecente – ha sottolineato l’esponente del partito di Fini – che, dopo aver regalato due settimane fa 750mila euro ai nomadi, la giunta comunale abbia approvato una nuova delibera con la quale si stanziano ben 1,5 milioni di euro statali a cui vanno aggiunti 150mila euro del Comune, per aiutare gli immigrati che “non possono accedere alle graduatorie perchè in Italia da troppo poco tempo” a trovare una casa…! Ma ai torinesi poveri chi ci pensa? Perchè il sindaco non si preoccupa prima di trovare un tetto dignitoso alle 5mila famiglie torinesi in lista d’attesa? Abbiamo presentato un’interpellanza urgente in Comune affinché il sindaco spieghi questa scelta inaudita». Ghiglia ha chiesto al governo se sia possibile revocare il finanziamento stesso devolvendo la stessa cifra agli Italiani bisognosi come sostegno alla locazione.e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

e.d.b.
Un milione e mezzo di euro dallo Stato

24mila torinesi aspettano una casa ma il comune aiuta gli immigrati

·                               «Non ci resta che diventare extracomunitari»

·                               Ma 24mila torinesi sono in coda

TORINO 28/05/2008

- Il Comune di Torino non cercherà casa solo ai nomadi, ma anche agli immigrati. A patto che abbiano un lavoro, un regolare permesso di soggiorno e siano già seguiti dai servizi sociali. E non rientra tra i requisiti l’essere residenti a Torino da almeno tre anni, come invece è richiesto per accedere ai bandi di edilizia popolare pubblica.
Insomma, non si sono ancora placate le polemiche per la scelta di Palazzo Civico di destinare contributi al reperimento di abitazioni per i nomadi, e già ieri la giunta comunale ha annunciato che stanzierà un altro milione e mezzo di euro a favore di un progetto di inclusione sociale degli immigrati, denominato Isa, tra cui vi è un sostegno all’accesso all’alloggio. La giunta ha, infatti, approvato una delibera per lo stanziamento di un contributo donato dall’ex ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, da utilizzare per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari.
La delibera – presentata dagli assessori Marco Borgione (Politiche Sociali), Ilda Curti (Integrazione) e Roberto Tricarico (Politiche per la Casa) – permette di accogliere il contributo concesso dal ministero e di avviare l’iter del progetto. «La Città di Torino ha spiegato l’assessore Borgione – ha ottenuto dal ministero per la Solidarietà sociale un contributo che permetterà di finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Inoltre, a questa iniziativa potranno aderire anche quegli immigrati che hanno lo status di rifugiato politico».Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
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i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

Tra questi, la Regione Toscana (circa 3 milioni), la Regione Puglia (1,2 milioni) e i comuni di Venezia (1,3 milioni), Modena (1,5), Reggio Calabria (1,5), Milano (1,7), Macerata, Agrigento, Ancona e Isernia. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, il sostegno all’accesso all’alloggio, l’accoglienza degli alunni stranieri, la valorizzazione delle seconde generazioni, la tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale e la diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto, denominato Isa-Inclusione Socio Abitativa e presentato dal Comune all’atto di richiesta dei finanziamenti e al quale la Città contribuirà con risorse pari al 10%, cioè 150 mila euro, permetterà ad una sessantina di famiglie di immigrati regolari ma che incontrano difficoltà nella ricerca di una casa di accedere al mercato privato della locazione. segue vincenzo

Tra gli obiettivi del bando: sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri; valorizzazione delle seconde generazioni; tutela delle donne immigrate a rischio di marginalità sociale; diffusione della lingua e della cultura italiane. Il progetto si aggiunge al precedente già varato dal Consiglio comunale (Abit-Azione) che prevedeva un finanziamento di 750mila euro ed è specificamente indirizzato alle comunità nomadi. Il meccanismo è simile a quello messo in atto per l’agenzia del Comune di Torino, Locare, e in sostanza consiste nell’offrire a chi ne fa richiesta e possiede determinati requisiti degli affitti calmierati. Il proprietario della casa ottiene in cambio degli sconti sull’Ici, Inoltre, Palazzo Civico si inserisce in questo meccanismo in qualità di garante.

Erica Di Blasi

28/5/2008 (8:2) - PROGETTO ISA-INCLUSIONE SOCIO ABITATIViA
I
i,
al Comune in arrivo 1,5 milioni
Il Comune di Torino
 
Sostegno all’accesso all’alloggio, accoglienza degli alunni stranieri, valorizzazione delle seconde generazioni e tutela delle donne
TORINO
Dopo i 750 euro destinati alle comunità rom che risiedono nel capoluogo piemontese, il Comune di Torino beneficerà di 1,5 mln di euro, stanziati nel settembre 2007 dall’allora ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, per finanziare progetti di inclusione sociale degli immigrati e dei loro familiari. Insieme alla città di Torino (undicesima in graduatoria), hanno ottenuto un contributo 26 Enti diversi.

AL SINDACO DELLA CITTA’ DI TORINO

ON. SERGIO CHIAMPARINO

 



Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mar 03/06/2008 16.51
A: Sergio.Chiamparino@comune.torino.it; livia.capobianco@comunetorino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.(protocollare in seguito)

 

Da: vincenzo.arruzza@alice.it

Inviato: mar 03/06/2008 10.19
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: I: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 si ant. da corr. ed ev risp.da (prot.)
Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 03/06/2008 10.19
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 03/06/2008 10.30
-
Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 29/05/2008 15.16
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 29/05/2008 15.27 -  in bozza stessa lettera Legenda:  sergio chiamparino sindaco di torino ,  livia.capobianco resp. uff. segr. del sindaco funz.
annalisa russo resp. uff. erps



Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: giovedì 29/05/2008 15.16
A: annalisa.russo@comune.torino.it
Oggetto: valutazioni quanto intercorso all’app. del 29/05/08 da correggere integrare e protocollare in seguito.
stessa lettera in bozza incompleta
Oggi 29/05/08  su proposta di appuntamento vengo ricevuto dall’assessore casa del comune di Torino,ho riferito che tre mesi fa mi hanno negato l’appuntamento (di cui un funzionario che lo negò al tempo era presente al colloquio ,presente anche il funz. di lo.ca.re.) lo stesso  funzionario responsabile uff. erp si giustifica e  risponde:non l’abbiamo ricevuta perchè il suo caso era stato dichiarato  chiuso,tale funzionario ,al mio ricevimento e/o colloquio alla presenza dell’assessore ripropone quanto si era evidenziato oltre 8 mesi fà ossia: un contratto con affitto convenzionato in merito alla l.431/98,ho nuovamente rifiutato la sua proposta tra l’altro senza dar atto su mia richiesta  al tempo ,di come vengono assegnate le case con contratto convenzionato, non si ha avuto atto di un regolamento comunale a riguardo,conosco solo  un decreto dello stato  ed una circolare ministeriale( a nota, affinché non mi delucidano i criteri dell’assegnazio

ne case pubbliche con convenzione l. 431/98 illustrandomi dei regolamenti comunali in tale proposito ho dichiarato che prendo un periodo di riflessione,in caso contrario considero l’offerta  un raggiro alle leggi quadro, in quanto ho diritto di sapere come si viene inseriti in una graduatoria di merito,e, valutarla, tra l’altro tre anni fa non si accennava per nulla  l’esistenza di una sistemazione abitativa in questo senso, motivo anche di un mancato rasserenamento interiore ).ho nuovamente sollevato l’ingiustizia subita( analoga in questi tre anni, richieste inevase con risposte evasive,motivo per cui non si è venuto a capo in nessun punto di incontro.su questo punto ho dichiarato non mi interessano più le sue proposte  e le sue case popolari  in quanto visto il notevole passare degli  anni, in questo contempo la mia persona si è degenerata ,in questi anni vuoi per un motivo ,o per l’altro ,dove non si ha avuto riscontri adeguati, a riguardo le mie richieste, richieste sollevate in quasi tutti gli uffici comunali a cui mi sono rivolto, ( urp,erp, urc ed erps, motivo come citato di un mancato riscontro di quanto sollevato anche per un rasserenamento personale volto a non degenerare l’interessato ),ho sollevato il punto ”del  debito moroso “visto che per anni è stato evidenziato questo punto a titolo risolutorio, ( ultima volta che è stato evidenziato l’ostacolo del debito è stato il 23/10/08,vedi la ipotetica soluzione, su proposta  di firmare all’atc un rateo a sua volta avvallato da una relazione dei servizi sociali volto all’inserimento in emergenza abitativa a nota ribadito più volte ho rifiutato questa proposta nonche credevo ed ispiravo  inizialmente fiducia all’ente comune ad una revisione del provvedimento ,considerato che oggi non ho più fiducia ,ho sollevato questo punto: i servizi sociali ed il resto delle ipotetiche soluzioni  proposte a posteriori allo sfratto non mi interessano, in quanto un comune è in dovere di fare le indagini prima di uno sfratto visto e considerato che il sottoscritto lo evidenziò al tempo ,ho anche evidenziato  che tra l’altro  tra pochi mesi sono prossimi i termini di prescrizione del debito moroso,  mi interesserò della ricezione della cartella esattoriale in quanto provo ad opporla per motivi giustificabili ,ho chiesto oggi 29/05/08 se dal comune vi è in atto una cartella esattoriale, non mi hanno dato risposta, sempre che del problema del debito moroso ( vista la ripetuta richiesta negli anni di firmare un rateo ad estinzione debito, oggi non interessa più parlarne, tra l’altro non si ha  avuto risposta delucidante al tempo del motivo per cui il comune uff. erp interessasse la rateizzazione del debito,premetto che il funzionario presente al colloquio ha sollevato il problema del debito per oltre due anni  e mezzo ,motivava : al fine di revisionare il provvedimento (mi  istigava ad andare all’atc a firmare un rateo di mia spontanea volontà, poi in secondo stante chiedeva di servirmi dei servizi sociali al fine di avvalorare tale dilazione debito,il sottoscritto non accondiscende a tale richiesta ,motivo: per non aver avuto risposte e  delucidazioni  esaurienti in merito,più volte  sono state richieste dall’interessato , ragione per cui ha dato luogo a dubbi di raggiro ,da canto di codesto funzionario si giustificava  a pare suo volto a riaprire uno spiraglio nella richiesta di emergenza abitativa).la stessa mi istigava più volte verbalmente a servirmi dei servizi sociali, in secondo stante si ricevono telefonate c/o miei parenti da parte di un medico dell’usl di zona sempre in collaborazione con i servizi sociali .si istigava il sottoscritto a servirsi di codesti  servizi , in aggiunta i servizi sociali mettono al corrente del mio caso l’usl di zona ,a questo episodio su mia domanda lo stesso funzionario uff. erps risponde  al fine di revisionare il provvedimento  ( tale suggerimento veniva evidenziato a quasi tutti gli appuntamenti),oggi  29/05/08 evidenziato verbalmente dal sottoscritto, la stessa  funz. ha negato,chiederò la testimonianza di mio fratello a tale proposito, è stato evidenziato  dall’ assessore che io ho scritto sul blog, ho riferito nulla di male, e se ho scritto il falso che possono denunciarmi a riguardo. ho concluso  riferendo mi prendo un lungo periodo per riflettere in tal senso. nel frattempo attendo cosa ne pensa l’autorità competente. Valutazioni conclusive definite e  anche irremovibili: considerato che tutto si è incentrato per anni su una ipotetica soluzione su valutazioni  da avvalorare dai servizi sociali in aggiunta vedi telefonata dell’usl  c/o i parenti ,visto la richiesta persistente di rateizzare il debito con avvallo dei servizi sociali,( motivo per cui poteva essere richiesto prima dello sfratto ,ha dato luogo di far riflettere al sottoscritto ,e di come è disumano quanto accorso nel corso degli anni).l’assessore ha concluso esprimendo verbalmente: lei non ha diritto ad una casa popolare,  può avere solo accesso all’edilizia sovvenzionata con contratto privato ,poi ha aggiunto :si potrebbe valutare un’eventuale assegnazione casa popolare dietro relazione dei  servizi dell’usl, in quanto lo stesso presuppone che desto segni di disagio psicologico o fisico,a tale  proposito non mi pronuncio concludo definitivamente: non le rispondo mi prendo un periodo per riflettere ( motivazioni sopra esposte l’ ente comune non ispira fiducia al sottoscritto. aggiunge  inoltre nelle proprie valutazioni personali decisive e definitive :esistono delle leggi a riguardo ,nulla vieta all’assessore che reputa che possono esistere alla mio stato di salute del disagio fisico o pisicologico,di procedere come consentito dalle leggi in materia. ( ho notato che questo punto è stato più volte evidenziato nel corso degli anni , sembra che tutto si impernia su questo fulcro,inizialmente era sollevato sul debito regresso come evidenziato nel testo su scritto da firmare un rateo in via di accesso o instaurazione domanda di emergenza abitativa nonostante avessi al tempo evidenziato lo status sociale  la precarietà abitativa coordinato con più uffici comunali” evidenziato per l’ultima volta anche oggi” 29//05/08″, non accetto che sia stato sfrattato mentre chiedevo i miei diritti d’innanzi ad un giudice  ( presumo che non avevo nulla da “nascondere”questo è il motivo decisivo a non dar luogo ad una proposta data da questo ente anche  di soluzione abitativa, motivo per cui opporrò  anche la cartella esattoriale che  ne chiederò  copia ,visto la  fase del termine di scadenza)in secondo stante .tra l’altro  l’assessore  può se  reputa il disagio  fisico o psicologico, come dallo stesso evidenziato ,considerato che sono stanco di sentirmelo ripetere , coordinare con l’ assessorato di competenza , può senza il mio parere disporre un provvedimento anche coatto visto che esistono delle leggi in materia . concludo da  canto mio come evidenziato nella presente e come confermato verbalmente (all’ app. .29/05/08 ) con  valutazione anche conclusiva ,il mio volere è che ne prenda atto l’ autorità competente ,null’altro da aggiungere , si conferma il diniego al trattamento dei miei dai personali per i motivi indicati nella presente, si trasmetterà via e- mail segreteria edil..res.pubb.sovv.comune di Torino.

Torino lì,03/06/08 ossequi vincenzo arruzza

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

sindaco no dati

Marzo 20, 2008 di enzuccio62

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mer 19/03/2008 9.57
A: urp@comune.torino.it; giuletta.gagliardi@comune.torino.it; annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: sergio.chiamparino@comune.torino.it
Oggetto: « sindaco 1.Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: gio 13/03/2008 9.56

Da:   vincenzo.arruzza@alice.it Inviato:  gio 13/03/2008 9.56
A:   giuletta.gagliardi@comune.torino.it; annalisa.russo@comune.torino.it; urp@comune.torino.it
Cc:  
   Visualizza dettagli
Oggetto: richiesta app. per visura  e stesura atti per ev. valutazioni.

1^e- mail si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v. 28/01/08
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. ossequi arruzza
 
To,25/01/08
2^ e- mail ulteriore richiesta appuntamento. per visura  e stesura atti per ev. valutazioni,al fine di tutelare gli interessi legittimi.non avendo risposta si notif. la presente a mezzo uff. prot. gen. si riserva di darne atto in futuro  alle autorità di competenza.ossequi arruzza.
 
to lì,25/02/08
3^ email- spedisco oggi: (20/3/08) all’attenzione  URP comune torino per conoscenza uff.urp presidenza repubblica, non si ha avuto risposta a tutt’oggi ,si prega di inviare indizzo posta elettronica sindaco in quanto non si riesce a recapitare posta.si nota che affinchè non ho visura atti non autorizzo a trattare i miei dati inevasa richiesta.mi pronuncio a chiedere il blocco dei dati visto quanto lamento, 20/03/08 alle ore 9.40 copia della presente è stata inviata al garante della privacy ,fino a riposta avvenuta non vi autorizzo a trattare i dati personali.
To lì 20/03/08

sindaco 1.

Marzo 19, 2008 di enzuccio62
Conferma del messaggio inviato a
<Giulietta.Gagliardi@comune.torino.it> alle 25/01/2008 18.03

Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 28/01/2008 8.59


Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: ven 25/01/2008 17.50
A: giuletta.gagliardi@comune.torino.it; annalisa.russo@comune.torino.it; franca.brezzo@comune.torino.it
Cc: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto:

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: gio 24/01/2008 16.54
A: giuletta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: richiesta app. per visura atti per ev. valutazioni
si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v.
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. ossequi arruzza

To,25/01/08

1,2,3^ e-mail per appuntamento

Marzo 19, 2008 di enzuccio62
Da:   vincenzo.arruzza@alice.it Inviato:  gio 13/03/2008 9.56
A:   giuletta.gagliardi@comune.torino.it; annalisa.russo@comune.torino.it; urp@comune.torino.it
Cc:   vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto:   Visualizza dettagli
Allegati:
Oggetto: richiesta app. per visura  e stesura atti per ev. valutazioni.

1^e- mail si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v. 28/01/08
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. ossequi arruzza
 
To,25/01/08
2^ e- mail ulteriore richiesta appuntamento. per visura  e stesura atti per ev. valutazioni,al fine di tutelare gli interessi legittimi.non avendo risposta si notif. la presente a mezzo uff. prot. gen. si riserva di darne atto in futuro  alle autorità di competenza.ossequi arruzza.
 
to lì,25/02/08
3^ email- spedisco oggi:
Testo -si richiede appuntamento c/o vs uffici,quanto riferito erichiesto 1^,e 2 ^e-mail.arruzza
to 13/3/08

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sfratto iniquo, criteri di assegnazioni case popolari.

Marzo 19, 2008 di enzuccio62

urp comune

Febbraio 29, 2008 di enzuccio62

La domanda di partecipazione al Bando, compilata dal richiedente esclusivamente sui moduli predisposti dal Comune, firmata e munita di marca da bollo da 14.62 Euro, deve essere presentata entro il 29 FEBBRAIO 2008 presso:
  • Via Meucci 4 (lun-giov 8.30-12.30 / 13.30-15.30 ; venerdì 8.30 – 13.30)
  • Via S.Benigno 22 (mart-giov 8.30-12.30 /13.30-15.30 ; venerdì 8.30-13.30)
Cordiali saluti.-Urp – Palazzo Civico
spett/le urp comune di Torino risposta
 a riguardo lo sò, ma a tutt’oggi è stato inevaso l’esito di una domanda di emergenza abitativa, (visto che vi erano i presupposti : oltre tre anni di istruttoria omessa visura atti, gradutoria,delibera ,segnalato anche vs uffici personalmente).  ll bando serve a a qualcuno per raggirare l’ostacolo considerato che vi erano anche i presupposti validi  per un’ assegnazione in regime di revisione provvedimento ,quanto evidenziato dalle SSLL  uff. Erp,ma ,qualcuno ha ha avuto la pallida idea di assegnare un alloggio in forma privata, in via provvisoria ,in attesa che venissero espletate le procedure del bando. il bando spedito può aquisirlo come atto notorio visto che vi sono le dichiarazioni suggerite al tempo  dal dirigente Erp. infatti è indirizzato al sindaco posso inoltrarlo f.to in originale ,eventualmente copia della presente verrà prot. e fornita se necessario  volta al fine di tutelare gli  interessi legittimi,ed a integrare l’atto notorio allegato alla domanda di emergenza abitativa.
Si richiede ULTERIORMENTE COPIA E VISURA ATTI DI QUANTO ESPOSTO VERBALMENTE VS UFFICI 28/01/08  e precisamente rif.alla sig.ra Costamagna
ossequi. Arruzza
 To lì,27/02/08
Da: Anna Lisa Russo [mailto:annalisa.russo@comune.torino.it]
Inviato: ven 16/05/2008 9.19
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Cc: Roberto. Tricarico@comune.torino.it; giulietta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: Fissazione data appuntamento.

Si comunica che, a causa di improrogabili impegni dell’Assessore R. Tricarico, è necessario differire il giorno di convocazione  presso la sede dell’Assessorato in Via Corte d’Appello n. 10.
29 /05/08 ore 11 Distinti saluti.
Dott.ssa Anna Lisa Russo
 
R)veda lei,alla d. gagliardi non da riscontro di e-mail  return post ,si prova con le iniziali Cognome maiuscolo

(ok 29 /05/08 ore 11)
Da:   vincenzo.arruzza@alice.it Inviato:  mer 14/05/2008 11.49
A:   annalisa.russo@comune.torino.it
Cc:   vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto:   Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: rich. app. giuletta.gagliardi@comune.torino.it> alle 10.46del
DA: vincenzo.arruzza@alice.it A:annalisa.russo@comune.torino.it
Cc: Roberto Tricarico; giulietta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: rich. app. giuletta.gagliardi@comune.torino.it> alle 15.56 del 15/05/08

R) Dott.ssa Russo A.L. come da vs msg ,il giorno 22 maggio p.v. alle ore 14 va bene. (spero che sia finito sto via crucis) .ossequi enzoarruzza

Torino lì 15/05/08


Da: Anna Lisa Russo [mailto:annalisa.russo@comune.torino.it]
Inviato: gio 15/05/2008 14.11
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Cc: Roberto Tricarico; giulietta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: rich. app. giuletta.gagliardi@comune.torino.it> alle 10.46 del 14/05/08

In esito alla Sua richiesta di seguito allegata, si invita la S.V. a presentarsi il giorno 22 maggio p.v. alle ore 14.00 presso la sede dell’Assessorato E.R.P. in Via Corte d’Appello n. 10.
Distinti saluti.
Dott.ssa Anna Lisa Russo
—– Original Message —–
Sent: Wednesday, May 14, 2008 11:49 AM
Subject: Da: vincenzo.arruzza@alice.it Inviato: rich. app. giuletta.gagliardi@comune.torino.it> alle 10.46del 14/05/08

 R) alla Dott.ssa Anna Lisa Russo stanza 125 ERPS epc funz. di comp.
No dott.ssa russo il 21 /5  mattina devo andare all’ ispettorato del lavoro ho dei problemi con il lavoro casualmente coincide con il vs app.se può per un altro giorno sentire ,e per  gent.farmi sapere ossequi.Arruzza

Conferma del messaggio inviato a<annalisa.russo@comune.torino.it>; <giuletta.gagliardi@comune.torino.it> alle 14/05/2008 10.41

Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 14/05/2008 10.46

In esito alla Sua richiesta di seguito allegata, su disposizione dell’Assessore R. Tricarico si invita la S.V. a presentarsi il giorno 21 maggio ore 10.00 presso la sede dell’Assessorato in Via Corte d’Appello 10.
Distinti saluti.Russo Dott.ssa Annalisa
 
—– Original Message —–
Cc:CSent: Tuesday, May 13, 2008 4:51 PM
Subject: Re: Successful Mail Delivery Report – richiesta ,e conferma appuntamento
Prego fissare appuntamento, in mia presenza, al sig. Vincenzo Arruzza, che legge in copia.
Grazie
Distinti saluti
Roberto Tricarico
—– Original Message —–
Sent: Tuesday, May 13, 2008 4:46 PM
Subject: I: Successful Mail Delivery Report – richiesta ,e conferma appuntamento

Da: Mail Delivery System [mailto:MAILER-DAEMON]
Inviato: lun 12/05/2008 11.53
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: Successful Mail Delivery Report    The mail system  <annalisa.russo@comune.torino.it>: delivery via
    srv-av00.csi.it[158.102.161.110]:25: 250 Requested mail action okay,
    completed.
__________________________________________________________________________________________

.Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: gio 24/01/2008 16.54
A: giuletta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: richiesta app. per visura  e stesura atti per ev. valutazioni

si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v.
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. lunedì rich. pers. non hanno fiss. l’app. sentita la funz. russo dal tel. port. non aveva ,o ha avuto ordine di non ricevermi non ha ult. conf. l’app. ossequi arruzza

To,25/01/08

come sottolineato non ho protocollato la e mail del 25/01/08,perchè a tale riguardo era testo per le autorità,( francamente non ho piu voglia di sbattermi,sono arcistufo))da canto mio avevo chiuso con l’ass.casa,(idem.francamente non ho piu voglia di sbattermi,sono arcistufo).ma visto che il dott. tricarico ha aperto uno spiraglio attendo una vs risposta se si vuole concordare bilateralmente un app.ossequi arruzza
To,13/5//08 rispedita via e- mail il 14/05/08

Da: Anna Lisa Russo [mailto:annalisa.russo@comune.torino.it]
Inviato: ven 16/05/2008 9.19
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Cc: Roberto.
Tricarico@comune.torino.it; giulietta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: Fissazione data appuntamento.

Si comunica che, a causa di improrogabili impegni dell’Assessore R. Tricarico, è necessario differire il giorno di convocazione al 29 maggio p.v. alle ore 11.00 presso la sede dell’Assessorato in Via Corte d’Appello n. 10.
Distinti saluti.
Dott.ssa Anna Lisa Russo
 
R)veda lei

Da:   vincenzo.arruzza@alice.it Inviato:  gio 15/05/2008 16.45
A:   Sergio.Chiamparino@comune.torino.it; Roberto.Tricarico@comune.torino.it; livia.capobianco@comune.torino.it
Cc:  
Oggetto:   Da v.arruzza,Lettera aperta al sindaco di Torino ( da spedire,spedita via e-mial segret.del Sindaco,il 15/05/08 h.16.40) Visualizza dettagli
Postato Venerdì, 9 Maggio 2008 alle 12:15 pm da arruzza vincenzo

Lettera aperta al sindaco di Torino ( da spedire,spedita via e-mail il 15/05/08 segret.del Sindaco)quanto appreso per criteri di assegnazioni case popolari.

Da quanto appreso personalmente in questi anni:(sfrattato da una casa popolare,senza difesa)-

Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o  superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale del redito/ pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare i propri  bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario,e riferiscono che al compimento  di 60 anni il regolamento vieta di collocarli in dormitori) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per l’assegnazione  casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni inseriti in un programma di  assegnazione casa in via di  emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di  dichiara di aver vissuto anni due in baracche o simili, vengono attribuiti punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stata riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati  ma un anno e 11 mesi e 20 giorni (v. sopra)  quindi slitta prossimo bando perchè e non le è stato attribuito il punteggio.  il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi ir reperibili quindi è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali  ad espletare la pratica per codesti soggetti, che a sua volta vengono dirottati per una sistemazione provvisoria  vivere nei dormitori  fino a conclusione pratica .(come soluzione in exstremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti ,al fine di una soluzione al loro problema anche con valutazione anche abitativa e/o lavorativa).

Vincenzo, segue

 


 


 

 

 

 

 

sfrattato tre anni fa da una casa erp (insoluto il principio del contradditorio)

la casa del ghetto

vincenzo-

 

il mio cronistoria dello sfratto : vincenzo arruzza

Da oltre tre anni sfrattato da una casa popolare , inizialmente avevo fiducia che il comune di torino riguardasse la mia posizione,credendo se si avesse avuto riscontri in tempi brevi dormivo nella mia vettura nello stesso cortile da dove venni sfrattato (a distanza di quel giono e fino a quando mi denunciarono per occupazione del cortle). a nota al comune (ente proprietario del cortile avevo segnalato che ero posto nel cortile ,ulteriore beffa)quattro giorni dopo lo sgombero,produssi istanza di ricorso al dirigente che a sua volta aveva emesso il provvedimento.tale dirigente al silenzio assenso-silenzio rigetto risponde verbalmente dopo due anni e mezzo.nel contempo costei usa tutte le informazioni a mio carico,premetto che anni prima lo sgombero mi ero recato più volte negli uffici e dei rapporti con il cittadino,e dell’assessorato casa,costei non mi ha mai ricevuto,oggigiorno ho notato che era al corrente di tutta la mia situazione,ha addirittura vagliato anche le doglianze che sollevai al tempo c/s l’uff. rapporti con la cittadinanza allo stesso assessorato  casadel comune ho sostenuto parecchi appuntamenti dopo lo sfratto (si notava che alle mie richieste non viera risposta esauriente di quanto cercavo di far capire che non è stato dato ricontro al diritto leggittimo al contradditorio,inoltre notavo che le risposte date ,dal funzionario dell’ass.casa,erano in contrasto con le normative vigenti,motivo per cui si instaurava disfiducia nei confronti di costei) .oggi deduco vuoi per mia inadempienza,vuoi per una scarsa informazione dai servizi pubblici interessati, mi ero rivolto all’urp  -comune di torino, all’ufficio rapporti con la cittadinanza stesso comune, all’ufficio dell’assessorato erp (edilizia res.pubblica) infine avevo anche convocato l’ente gestore c/o la camera del commercio al fine di conciliare il gestore rifiuta la conciliazione non avendo altra scelta mi rivolgo al giudice di pace a questo punto 20 giorni prima dell’udienza vengo sfrattato,oggi dopo tre anni che dormo nella mia macchina, dove mi risulta che gli abitanti della zona hanno telefonato più volte ai vigili urbani, segnalando che vi era un essere umano che dormiva la notte in questa vettura  il vicinato mi ha visto per anni,gli stessi si sono ricordati che esistevo,e  ogni tanto  segnalavano ai vigilil’ episodio gli  stessi vigili venivano di notte a verificare ,tante sere mi hanno svegliato con il fascio di luce della lampada,a tale riguardo chiedo giustificazioni all’assessorato con richiesta di visura dei miei documenti inerenti il mio caso si limitano dal comune a rispondere su mia richiesta ci è voluto tutto questo tempo perchè il sottoscritto non si è servito dei servizi sociali.inoltre si tiene a precisare che dopo ulteriori richieste non sono stato convocato a tutt’oggi per la visura e stesura atti al fine di concludere tale incongruenza.Dal comune si deve ringraziare che non esiste l’ind. di posta elettronica uff. urp Procura della Repubblica  in quanto avevo piacere di darme atto, ma a riscontro della visura documentazione a mio carico se emerge vizio di illeggittimità c’è sempre tempo.se qualcuno può darmi una mano  se può ,o se ha avuto un’esperienza analoga lo ringrazio.oggi a distanza di tre anni dò alcune deduzioni: dal comune assessorato casa mi viene proposta una soluzione provvisoria con contratto privato, dopo due anni e mezzo che dormivo per la strada  ossia nella mia vettura,premetto che erano due anni che mi rivolgevo a tale assessorato,la contrattazione doveva essere stipulata con l’ente comune proprietario della monocamera  il gestore delegato( ente l’atc di torino), per tale soluzione il funzionario si giustificava:viste le sue condizioni,abbiamo pensato di assegnarle questo alloggetto in attesa che venga emesso il bando per le case popolari 2008,inteso come deterrente,in primo luogo accetto,dopo aver visto la monocamera,era in condizioni pietose ho rifiutato.da quel giorno il comune non vuole più ricevermi.oggi deduco:carmela anni 5 per avere una casa popolare tramite i servizi sociali;M.V. anni 6 per avere una casa idem;v.g. invalido al 100% oltre tre anni;a.c idem,proposto in anticipo dai servizi sociali a gennaio 2009 le daranno una casa ,oggi vive in casa alloggio per un anno,dopo tre anni che viveva per dormitori.vito ed elena 10 anni per avere una casa.

Postato Venerdì, 9 Maggio 2008 alle 12:15 pm da arruzza vincenzo

Lettera aperta al sindaco di Torino ( da spedire,spedita via e-mial segret.del Sindaco)quanto appreso per criteri di assegnazioni case popolari.

Da quanto appreso personalmente in questi anni:(sfrattato da una casa popolare,senza difesa)-

Sulle basi di una legge quadro nazionale (e di riflesso con legge regionale) tutti i comuni d’italia emettono un bando quasi ogni tre anni,le regioni hanno delegato i comuni a seguire l’iter di codesti bandi ed espletamento delle pratiche di assegnazione,infine tutte le domande vengono approvate dalla commissione regionale.Oltre ai bandi i comuni applicano con propri regolamenti altri due tipi di criteri per l’ assegnazione di case popolari ossia: uno in emergenza abitativa in via ordinaria a seguito di sfratto per finita locazione, o sfratto per morosità incolpevole,due,in emergenza abitativa in via straordinaria,ossia: casi di calamità pubbliche,o casi dove vi siano soggetti seguiti dai servizi sociali.anche codeste assegnazioni infine vengono vagliate dalla commissione casa regionale.nei criteri in via straordinaria il comune di torino, su segnalazione dei servizi sociali,istruisce delle domande,e conclude dopo aver avuto il rapporto di tali servizi,ho sentito persone che la loro pratica è stata conclusa dopo nove anni,altre dopo cinque anni,altre dopo tre anni.il criterio di due anni di attesa a parer mio(a conclusione pratica )forse è stato il più celere,a nota quanto appreso dai quotidiani: una donna sessantenne ,dopo due anni che viveva in una vettura causa bronchite,si rivolge all’ospedale,la stessa dichiara di aver dormito due anni nella propria vettura siattiva il servizio sociale dell’asl,la stessa ha dichiarato che era seguita dai servizi sociali del comune e che fino al giono del suo ricovero non avevano trovato nessuna soluzione abitativa,all’atto della sua dimissione ospedaliera si è trovata una casa d’urgenza da parte dell’ufficio di emergenza abitativa del comune.negli altri casi sociali vengono classificati gli anziani ultra sessantenni o invalidi con percentuale pari o  superiore al 75%. in questi casi i servizi sociali collocano per oltre 14 mesi questi soggetti in una casa alloggio oppure in alberghi convenzionati sia negli alberghi ,che nella casa alloggio come regolamento dello stesso comune di torino il soggetto deve pagare una quota pari o quasi tutta la sua pensione sociale,in compenso il comune le convenziona dei pasti e dall’impoto totale del redito/ pensione le lascia all’interessato 60 ero mensili per ottemperare i propri  bisogni primari.su questo punto ne sono sicuro perchè più di una persona lo ha lamentato. nel caso di un soggetto sessantenne privo di pensione il comune si trattiene l’importo che doveva corrispondere a titolo di sussidio sociale ( tale sussidio riferiscono gli interessati,al compimento dei 60 anni viene elevato in misura doppia rispetto al sussidio ordinario,e riferiscono che al compimento  di 60 anni il regolamento vieta di collocarli in dormitori) anche a costoro le da il diritto dei pasti convenzionati.mediamente se non per casi gravi (tipo il caso suelencato)la pratica di assegnazione per l’assegnazione  casa si conclude all’incirca dopo 14 mesi.alcuni soggetti inseriti nei casi sociali al di sotto dell’età anagrafica di quarantanni inseriti in un programma di  assegnazione casa in via di  emergenza abitativa, riferiscono di aver vissuto per oltre quattro anni in dormitori, i primi due anni si assoggettano per un punteggio pari a punti 4 (testo della legge regionale : chiunque a titolo provvisorio è sprovvisto di abitazione , di  dichiara di aver vissuto anni due in baracche o simili, vengono attribuiti punti 4)alcuni hanno riferito che dai dormitori non le è stata riconosciuta l’ultima settimana ,quindi all’atto del bando non erano due anni dichiarati  ma un anno e 11 mesi e 20 giorni (v. sopra)  quindi slitta prossimo bando perchè e non le è stato attribuito il punteggio.  il comune ha risposto ad altri soggetti che si sono resi ir reperibili quindi è stato hanno dichiarato che non hanno dato la reperibillità ed sono stati esclusi dalla domanda di emergenza abitativa, altri soggetti hanno dichiarato la situazione familiare si sono visti togliere i figli tramite il tribunale dei minori essendo in prevalenza soggetti :donne divorziate o ragazze madri anch’esse inviate in dormitori. alla luce di quanto appreso vengono giustificati questi anni impiegati dai servizi sociali  ad espletare la pratica per codesti soggetti, che a sua volta vengono dirottati per una sistemazione provvisoria  vivere nei dormitori  fino a conclusione pratica .(come soluzione in exstremis ,inviati dagli stessi assistenti sociali dove si erano rivolti ,al fine di una soluzione al loro problema anche con valutazione anche abitativa e/o lavorativa).

Vincenzo, segue

Un progetto contestato. I vicini denunciano: con loro la convivenza è impossibile. Al quartiere: non è razzismo
MAURIZIO TROPEANO
TORINO
Si fa presto a parlare di integrazione. E’ facile fantasticare su un quartiere multiculturale. La decisione del Comune di Torino di contribuire a pagare una parte dell’affitto alle famiglie di nomadi che scelgono di vivere in un alloggio va in questa direzione. Una scelta giusta? La realtà racconta di una convivenza difficile, difficilissima. I primi nomadi si trasferiscono nelle case popolari delle Vallette intorno al 2000. Sono famiglie numerose, in media otto figli e arrivano dal campo dell’aeroporto. I problemi nascono quasi subito ma diventano evidenti tra la primavera e l’estate del 2005: «Vede il nostro piazzale per le automobili? Ebbene, a luglio e agosto diventa una specie di campo rom dove decine di parenti parcheggiano le roulottes e fanno festa tutto il giorno», gli inquilini italiani di corso Cincinnato 227 si sfogano così con i giornalisti. E ancora: «Ma sa che dormono in terra? Hanno i letti e non li utilizzano…».

Altri inquilini raccontano della promiscuità con gli animali: «Invece di cani e gatti tengono in casa le galline che se ne stanno lì a razzolare neppure fossero in cortile». E poi c’è chi si lamenta per la mancata partecipazione alle spese condominiali. Chi racconta queste cose sono gli operai campani, siciliani e calabresi che per anni hanno rappresentato la base sociale che ha permesso al pci prima e poi ai suoi eredi politici di fare delle Vallette una roccaforte.

Sui trentamila alloggi popolari in provincia di Torino quelli assegnati a famiglie di ex nomadi sono 55 in città e 12 nell’area extraurbana. Numeri che da soli potrebbero far pensare a un’integrazione possibile ma che in realtà nascondono tensioni latenti legate a diversi stili di vita: vita di strada e vita d’appartamento. Nel 2004 Giorgio Ardito, presidente dell’Atc di Torino, è il primo a sollevare il problema con una lettera alla Regione: «Abbiamo sottolineato la necessità di rivedere i criteri di assegnazione perché dai nostri monitoraggi risultava evidente che la vita in alloggi popolari per i nomadi non era conforme al loro stile di vita e il loro disagio era crescente. Nello stesso tempo il loro stile di vita creava e crea tensione con gli altri assegnatari».

Ardito è un facile profeta. Le proteste del 2005 spingono il vicepresidente del Consiglio regionale, Roberto Placido, a presentare un disegno di legge per arrivare a una graduale ma decisa separazione delle famiglie nomadi da quelle italiane ed extracomunitarie che vivono nelle case Atc. Con lui ci sono altre 7 consiglieri Ds. Placido spiega: «La proposta non vuole certo creare ghetti e nemmeno discriminare le famiglie nomadi». L’idea è quella di utilizzare cascine o aree industriali dismesse. Il progetto di legge si perde nei cassetti di qualche commissione per l’opposizione della sinistra radicale e di altri diessini.

Le proteste dei residenti, invece, sono continuate. E continuano. Anche oggi. Via Sansovino 11 e 15. Nei cortili auto di pregio come Alfa 166, Bmw serie 3C e anche una Porsche Carrera sono parcheggiate accanto a un camper, peraltro nuovo e lindo, dove vive una famiglia di nomadi, parenti di una signora che abita in uno di quegli appartamenti. In quel complesso di casermoni bianchi vivono due famiglie nomadi. La presidente del quartiere, Paola Bragantini, ha chiesto al presidente dell’Atc di trasferirne una perché «è impossibile convivere con bambini che fanno la pipì dal balcone e decine di famigliari che usano il cortile come bivacco». E la giovane presidente Pd delle Vallette aggiunge: «E nessuno si permetta di parlare di razzismo. E’ un problema di convivenza civile».

Che il problema esista lo prova il fatto che l’Atc ha deciso di stampare un estratto del regolamento condominiale con le regole sociali e di condominio che le famiglie nomadi devono sottoscrivere. Spiega Ardito: «Su 55 famiglie nomadi residenti in città abbiamo ricevuto dai vigili urbani segnalazioni di criticità in cinque o sei casi. Noi non restiamo con le mani in mano e abbiamo sfrattato per morosità o mancato rispetto dei criteri di vita sociale sei nuclei familiari».

Ardito però è preoccupato «perché sta montando la rabbia anche contro le famiglie perfettamente integrate». E spiega: «Ho parlato con alcuni residenti che hanno acquistato l’alloggio ed è emersa la preoccupazione di veder abbassato il prezzo di mercato delle abitazioni. Sembra che lo status sociale raggiunto da alcuni non sia compatibile con la presenza di ex nomadi». Il rischio di uno scontro è alto. Sarà anche per questo motivo che secondo la Bragantini «la scelta del Comune di dare un contributo per affittare le case ai nomadi è da rivedere».

 

messaggio visualizzato

Febbraio 29, 2008 di enzuccio62

Conferma del messaggio inviato a
<Giulietta.Gagliardi@comune.torino.it> alle 25/01/2008 18.03

Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 28/01/2008 8.59

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: gio 24/01/2008 16.54
A: giuletta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: richiesta app. per visura atti per ev. valutazioni

si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v.
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. ossequi arruzza

To,25/01/08

ricorso avverso

Febbraio 28, 2008 di enzuccio62

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: gio 24/01/2008 16.54
A: giuletta.gagliardi@comune.torino.it
Oggetto: richiesta app. per visura atti per ev. valutazioni

si prega di aver un appuntamento.a tutt’oggi non si ha avuto notizie. ( ieri 24/01/08 l’imp. brezzo personalmente ha rif. che doveva rich. al dirigente) lo richiederò personalmente lunedì p v.
anhe queste e-mail in copia  notif.a mezzo prot. gen. andranno agli atti della magistratura si evidenzia quanto esaperante ogni richiesta,anche per una  banale rich. di appuntamento. ossequi arruzza

To,25/01/08

Spett.le funzionario div. erp Annalisa Russo
Spett.le funzionario  Uff. Rapp. con la cittadinanza  -Livia Capobianco 

Al Procuratore della Repubblica
Allegato Esposto/Denuncia contro il funzionario Russo annalisa
div. erp Comune di torino – contro il funzionario Uff. Rapp. con la cittadinanza Livia Capobianco 

Da: Anna Lisa Russo [mailto:annalisa.russo@comune.torino.it]
Inviato: mar 18/12/2007 8.51
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: Letto: quanto emerso verbalmente stamane 17/12/07 vs ufficio

Conferma del messaggio inviato a
<urp@comune.torino.it>; <annalisa.russo@comune.torino.it>; <sergio.chiamparino@comune.torino.it> alle 17/12/2007 17.00
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 18/12/2007 8.51



Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: lun 17/12/2007 17.00
A: urp@comune.torino.it; annalisa.russo@comune.torino.it; sergio.chiamparino@comune.torino.it
Cc: avvcampagna.nicolag@virgilio.it
Oggetto: quanto emerso verbalmente stamane 17/12/07 vs ufficio

Da: URP [mailto:urp@comune.torino.it]

Inviato: gio 13/12/2007 15.56
A: vincenzo.arruzza@alice.it
Oggetto: integrazione dati su comunicazione
Sig.Arruzza
per poter inoltrare il suo reclamo, abbiamo bisogno della data del protocollo a cui fa riferimento nella comunicazione che ci ha lasciato questa mattina, altrimenti c’è il rischio che il settore ci chieda le precisazioni allungando ulteriormente la risposta .
Se vuole può mandarci la data mancante anche via mail
Urp – Palazzo civico

A riscontro di quanto emerso stamane 17/12/07
la visura documenti è stata richiesta personalmente il 23/11/07 al funzionario  erp russo  annalisa erano trascorsi i termini consentiti ,si può agire per le vie legali.può a sua discrezione evadere la richiesta.
Trascrivo quanto emerso verbalmente stamane 17/12/07 vs ufficio:
il 23/11/07 il funzionario erp, su mia richiesta personalmente, alla visura atti mi dirottava dal dirigente di settore.oggi 17/12/07 riferito a mezzo telefono dal funzionario Russo Annalisa,se non ha il sottoscritto intenzione di stipulare il contratto proposto si tiene in considerazione per una eventuale assegnazione,le ho risposto in merito che proceda a sua discrezione in quanto l’alloggio versa in uno stato pessimo di conservazione dei luoghi ed arrecherebbe un malessere psicofisico al sottoscritto,ho evidenziato che se  versasse in uno stato dei luoghi analogo all’ufficio dove presta servizio il funzionario Erp lo avrei accettato in quanto gioverebbe benessere all’inquilino.ho rifiutato la vs. proposta ho dato verbalmente la diponibiltà dell’alloggio come riferito due mesi fà, confermato oggi per iscritto,anticipato via e-mail.
inoltre ho riferito fino a valutazione (revisione del provvedimento )come da ricorso presentato, e fino a valutazioni dello stesso dietro vs. risposta  onde verificare se risulta leggittimo/illeggittimo il sottoscritto non prende decisioni in merito, motivo per cui si è chiesto visura degli atti a tale riguardo ho riferito di ricorrere al giudice amm.vo.ho riferito di verificare la graduatoria ,è stato risposto che tali alloggi vengono assegnati senza inserimento di graduatorie.
ho riferito che sono oltre due anni e mezzo che mi reco presso i vs. uff.,e presso gli uff.Erp senza aver avuto di volta in volta riscontri per iscritto a riguardo le mie richieste.ho riferito l’eccessiva lungaggine burocratica,
 e che sia prima dello sfratto , che dopo,mi ero rivolto anche all’uff. rapporti con la cittadinanza dalla  impiegata sig. Sgobbo Rosa ed in modo analogo come accorso  c/o vs uff. di aver sostenuto numerosi (ricevimenti).considerato che da codesto uff.  erano a conoscenza della mia situazione al tempo evidenziata, mi rispondono con una sola lettera di aver aver interpellato l’assessorato di competenza, a tutt’oggi inevasa risposta.oggi dopo 32 mesi visto quanto accorso che ha degenerato la mia persona ,mi costituisco persona lesa ,ho accennato che al silenzio /assenso denuncio il funzionari responsabili come in intestazione al Procuratore della Repubblica volto a tutelare gli interessi leggimi dell’interessato,in secondo stante allegherò copia degli atti se richiesti, .ossequi
To,lì 17/12/07 Arruzza Vincenzo
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A:annalisa.russo@comune.torino.it
A:Conferma del messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 06/12/2007 15.13
Il messaggio è stato visualizzato nel computer del destinatario alle 06/12/2007 16.32

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All’ Assessorato Div. Erp
Al Dirigente Div. Erp
Comune di Torino
-Sede-

Oggetto: ricorso/avverso  al dirigente div.erp ,al silenzio/assenso- al
silenzio/rigetto della P.a.,cfr artt.25,comma 1 Dpr 3/57 art.2, l. 205/2000.

Il sottoscritto Arruzza Vincenzo nato il 17/05/62 in Gerocarne (VV)
indirizzo virtuale ad acta.
Con la presente intenta ricorso/contro il dirigente della. p.a  in intestazione 
al silenzio assenso- silenzio/rigetto per i seguenti motivi:premesso quanto emerso verbalmente sv. dirig.div. erp,il sottoscritto
                                      espone:
- omessa  risposta e/o comunicazione all’interessato esito rev. provv.
cfr. l. n. 80/2005 cfr diritto amm.vo in regime di autotutela,
cfr art.2,comm. 3 , l.241/90,cfr l.11/02/2005 n.15 ;cfr. art. 7 l. 241/90;
cfr. art.4 l. 241/90 e art. 10bis l.241//90;
riscontra eccessivi “tempi ragionevoli” volto a rev. provv. in regime di
autotutela cfr.art.21nonies l. 241/90;
alla luce dell’art.7 l. 241/90, dietro visura atti, se emerge un dubbio di
illeggittimità il sottoscritto si riserva di adire come da legislazione cfr.
ex                                                        art.90 R.D.642/1907,  art 37  l.1034/71.
inoltre il sottoscritto lamenta l’incostituzionaltà all’art.24 della cost. all’art 97                                 
                all’art. 117 all’art.2 della costituzione della Repubblica Italiana.
Inoltre aggiunge: a riscontro vs e- mail del 22/11/07
come da cfr. l. 431/98 che si allinea alla legge finanziaria 2004 cfr. dl.
n.240/04  cfr. circ. Ministero ll.pp e infrast..n.452/05
- ( dove pone riserva  del 10% di alloggi patrim. EE.LL. per soggetti aventi
diritto volto a ridurre il disagio abitativo in emergenza sfratti), visto quanto rif.
sua mia richiesta al tempo, dalla imp.Scirè resp.uff. emerg. abitat.in via straordinaria,   rif. che il sottoscritto non era stato collocato in nessuna graduatoria utile c/o vs. assessorato volta all’emergenza disagio abitativo.
ossequi.

To,lì 07/12/2007  vincenzo arruzza

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Conferma del mOggetto: ricorso/avverso  al dirigente div.erp ,al silenzi/assenso- al silenzio/rigetto della P.a.,

cfr artt.25,comma 1 Dpr 3/57 art.2,l. 205/2000.
Il sottoscritto Arruzza Vincenzo nato il 17/05/62 in Gerocarne (VV)
indirizzo virtuale ad acta.
Con la presente intenta ricorso/contro il dirigente p.a  in intestazione al silenzio assenso -
silenzio/rigetto per iseguenti motivi:
premesso quanto emerso verbalmente sv  dirig.div. erp,il sottoscritto espone:
- omessa  risposta e/o comunicazione all’interessato esito rev. provv.
cfr. l. n. 80/2005 cfr diritto amm.vo.in regime di autotutela
cfr art.2,cmm. 3 l.241/90,cfr l. 11/02/2005 n.15 ;cfr. art. 7 l. 241/90;
cfr. art.4 l. 241/90 e art. 10bis l.241//90;
eccessivi “tempi ragionevoli” in regine di rev.provv. in regime di autotutela cfr.art.21nonies l. 241/90;
alla luce dell’art.7l. 241/90 dietro visura atti,se emerge un dubbio di illeggittimità il sottoscritto si riserva
di adire come da legislazione cfr.ex art.90 R.d.642/1907,art 37 l. 1034/71.
il sottoscritto lamenta l’incostituzionaltà all’art.24 della cost.,art 97 cost.
all’ 117 cost.art. 2 della cstituzione della Repubblica Italiana.
Inoltre aggiunge: a riscontro vs e- mail del 22/11/07
come da cfr. l. 431/98 che si affianca alla legge finanziaria 2004 cfr. dl. n.240/04 (cfr.a fronte del disagio abitativo circ. Ministero ll.pp.n.452/05 -   dove pone riserva  del 10% di alloggi patrim. EE.LL. per soggetti aventi diritto) visto quanto rif. sua mia richiesta al tempo ,dalla imp.Scirè resp. uff. emerg. abitat.in via straordinaria ,rif. che il sottoscritto non era collocato in nessuna graduatoria utile c/o vs. assessorato volta all’emergenza disagio abitativo.
messaggio inviato a
<annalisa.russo@comune.torino.it> alle 06/12/2007 15.13
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Vista la vs e-mail del 22/11/07 di aspettare il risv. del mio ricorso sollevato a suo tempo, a riscontro, visto quanto emerso stamani 04/12/07 vs uff. urp che rif. quanto ribadito nel vs uff. il 23/11/07.
Riferivo che alla luce della vs lettera del 07/8/07, il sottoscritto non ha chiesto un monolocale erp in alternativa, alle sue doglianze a suo tempo sollevate, bensì attendeva una vs risposta a tutela dei propri diritti a parer suo lesi.
Dopo aver ribadito più volte anche dopo lo sfratto la motivazione di quanto lamentassi a suo tempo, d’ufficio viene revisionato il provv. rif. in autotutela. Vista la ipotetica data d’inizio ed analoga di chiusura rev provv. non avendo comunicato all’interessato la motivazione volta a conclusione rev. del provv. si solleverà da canto mio ulter. ricorso straordinario al fine che venga valutato se vi è stata l’incostituzionalità a lesione dei propri diritti.
Inoltre: il sottoscritto chiede alla sv un riassunto riepilogativo di quanto risulta agli atti dei risvolti avvenuti dalle indagini svolte sull’interessato, e la valutazione del dirigente  che ha concluso il proc. della rev. del provved. alquanto il sottoscritto lamenta a parer suo un tempo eccessivo volto a riguardo di quanto esposto.
Richiedendo alla sv. tale riassunto riepilogativo si visioneranno gli atti in secondo luogo.
Tengo a precisare nel ricorso che solleverò  dett. nei minimi dettagli quanto emerso nel corso degli anni
nei numerosi appuntamenti intercorsi vs uff. ass. erp.
ossequi.

To lì,04/12/07     Vincenzo Arruzza

_________________________________________________________________________________________—

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato:<annalisa.russo@comune.torino.it> mar 04/12/2007 11.28
A: Oggetto: erp

vista la vs e-mail del 22/11/07 di aspettare il risv. del mio ricorso sollevato a suo tempo, a riscontro,visto quanto emerso stamane 04/12/07 vs uff.urp che rif.quannto ribadito nel vs uff. il 23/11/07.
riferivo:alla luce della vs lettera del 07/8/07 ,il sottoscritto non ha chiesto un monolocale erp in alternativa
alle sue doglianze a suo tempo sollevate ,bensì attendeva una vs risposta a tutela dei propri diritti a parer suo lesi.
dopo aver ribadito più volte anche dopo lo sfratto la motivazione di quanto lamentassi a suo tempo,d’ufficio
viene revisionato il provv. rif. in autotutela.vista la ipotetica data d’inizio ed analoga di chiusura rev provv. non avendo comunicato all’interressato la motivazione volta a conclusione rev. del provv.si solleverà da canto mio
ulter. ricorso straordinario al fine che venga valutato se vi è stata l’incostituzionalità a lesione dei propri diritti. inoltre:
il sottoscritto chiede alla sv un riassunto riepilogativo di quanto risulta agli atti dei risvolti avvenuti dalle indagini svolte sull’interessato, e la valutazione del dirigente  che ha concluso il proc.della rev. del provved.alquanto il sottoscritto lamenta a parer suo un tempo eccessivo volto a riguardo di quanto esposto.
richiedendo alla sv. tale riassunto riepilogativo si visureranno gli atti in secondo luogo.
tengo a precisare nel ricorso che solleverò  dett.nei minimi dettagli quanto emerso nel corso degli anni
nei numerosi appuntamenti intercorsi vs uff. ass. erp.
ossequi.
To lì,04/12/07 vincenzo arruzza

bozza erp

Febbraio 27, 2008 di enzuccio62

AL SINDACO CITTA’DI TORINO

ALLA COMMISSIONE REGIONALE  -REGIONE PIEMONTE

Domanda di partecipazione al bando di concorso generale 05/2008

per l’assegnazione in locazione semplice di  alloggi di edilizia

residenziale pubblica di risulta, disponibili  nel periodo di efficacia

della graduatoria, nel Comune di Torino  - L.R. 28/03/1995

 n° 46 s.m.i. – emesso dal Comune di Torino

 scadenza in data  29.02.2008-

RISERVATO ALL’UFFICIO:

N. progressivo domanda:                _________ / 2008 Ricevuta il:                   /        /

 L’addetto al ricevimento _______________________________________

                                                                                

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

Il/la sottoscritto/a ARRUZZA  VINCENZO

cod. fisc  RRZVCN62E17D988A nato il 17/05/62 in Gerocarne prov. di (VV)­­ residente in  Torino Via Senza domicilio

RECAPITO PER COMUNICAZIONI RELATIVE AL CONCORSO(da indicare solo nel caso in cui sia differente dalla residenza)

Via _____________________________________________ Cap_____________

Città_________________________________________

Consapevole delle sanzioni penali, nel caso di dichiarazioni non veritiere e falsità negli atti, richiamate dall’art. 76 del D.P.R. n. 445 del 28/12/2000, nonché delle disposizioni previste dall’art. 75 del medesimo D.P.R., che prevedono la decadenza dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazione non veritiera;

A conoscenza del fatto che  possono essere eseguiti controlli diretti ad accertare la veridicità della situazione familiare, del reddito e dei patrimoni dichiarati, anche con l’ausilio di dati in possesso del Ministero delle Finanze.

Dichiara che il proprio stato di famiglia e le proprie condizioni economiche sono quelle risultanti dal prospetto:                                                                         

N

Cognome e Nome

Data di Nascita

Luogo di Nascita

Grado di parentela

Professione e Datore di lavoro

Reddito percepito a. 2005

1

ARRUZZA VINCENZO

atti

atti

__atti comune________________

E.

2

________________________

_______________________

                                        

3

________________________

_______________________

E.

TOTALE

E.

A)

Alloggio improprio

Richiedenti che abitano con il nucleo familiare, da almeno due anni dalla data del presente bando, in baracche, stalle, seminterrati, centri di raccolta, dormitori pubblici o comunque in ogni altro locale procurato a titolo precario dagli organi preposti all’Assistenza Pubblica o in altri locali impropriamente adibiti ad abitazione e privi di servizi igienici propri regolamentari, quali soffitte e simili: punti 4.

Per i locali impropriamente adibiti ad abitazione, e sempre che siano privi di servizi igienici propri regolamentari, devono intendersi tutti quei locali che per la loro struttura e originaria finalità non siano destinati ad abitazione.

Per soffitta si intende il locale ricavato tra l’ultimo piano e il tetto senza plafonature.

La condizione del biennio non è richiesta quando si tratti di sistemazione derivante da abbandono di alloggi a seguito di calamità, di imminente pericolo di crollo riconosciuto dall’autorità competente, di sistemazione in locali procurati a titolo precario dagli organismi preposti all’assistenza pubblica.

Occorre produrre:

-Attestato, rilasciato dall’organo competente indicante le condizioni dell’immobile occupato dal richiedente.

1      1

B)

Ospiti di strutture, famiglie o locali concessi a titolo temporaneo

Richiedenti che debbano lasciare strutture ospitanti o famiglie affidatarie per raggiunti limiti di età, conclusione del programma terapeutico, scadenza dei termini previsti da convenzioni per la permanenza in locali concessi a titolo temporaneo: punti 4

Occorre produrre:

-Attestato, rilasciato dall’organo competente indicante le condizioni sopra richieste

1        1

   C)

Anzianità di versamenti Gescal (dal 01/04/1963 al 31/12/1995)

Richiedenti nel cui nucleo familiare siano presenti uno o più lavoratori dipendenti con anzianità di contribuzione Gescal, risultante dalla somma delle singole contribuzioni:

1)       fino a cinque anni di contribuzione : punti 1;

2)       oltre cinque e fino a dieci anni di contribuzione: : punti 2;

3)       oltre dieci e fino a venti anni di contribuzione: : punti 3;

4)       oltre venti anni di contribuzione: : punti 4;

1   1

2   1

3   1

4   1

D)

Stato di conservazione e manutenzione dell’alloggio

Richiedenti che abitano alla data del presente bando con il nucleo familiare:

1) in alloggio il cui stato, certificato dal Comune, sia considerato  scadente, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera g): punti 1

2) in alloggio privo di servizio igienico completo, composto di WC, lavabo, doccia o vasca, oppure in alloggio provvisto di servizio igienico completo esterno non in comune con altre famiglie: punti 2.

3) in alloggio con servizio igienico esterno in comune con altre famiglie: punti 3

Occorre produrre:

- Attestato, rilasciato dal Comune, indicante le condizioni sopra specificate.

1   1 

2   1

3   1

E)

Alloggio sovraffollato

Richiedenti che abitano alla data del presente bando con il nucleo familiare in alloggio in cui il rapporto tra il totale delle persone residenti nell’alloggio ed il totale dei vani abitabili, come definiti all’articolo 3, comma 1, lett. “d” sia:

1) uguale a 2: punti 1;

2) superiore a 2: punti 2;

3) superiore a 3: punti 3;

Occorre produrre:

- Attestato, rilasciato dal Comune, indicante l’esatta composizione dell’alloggio e la superficie dei singoli vani.

1   1

2   1

3   1

F)

Coabitazione

Richiedenti che abitano con il nucleo familiare, da almeno due anni dalla data del presente bando, in uno stesso alloggio con altro o più nuclei familiari, ciascuno composto da almeno due unità.

La condizione del biennio non è richiesta quando si tratti di sistemazione derivante da abbandono di alloggi a seguito di calamità, di imminente pericolo di crollo riconosciuto dall’Autorità competente, di sistemazione in locali procurati a titolo precario dagli organi preposti all’Assistenza Pubblica.

1) se la coabitazione non determina sovraffollamento: punti 1;

2) se la coabitazione determina sovraffollamento: punti 2;                                                                                                                                                                                                              

1   1

2   1

G)

Reddito familiare

Richiedenti il cui reddito, come definito dall’articolo 2, comma 1, lettera e), risulti non superiore al:

1) 70% del limite di assegnazione: punti 1;

2) 50% del limite di assegnazione: punti 2;

3) 30% del limite di assegnazione: punti 3;

1   1

2   1

3   1

H)

Sfratto e rilascio

Richiedenti che debbono abbandonare l’alloggio:

1) in quanto fruenti di alloggio di servizio: per collocamento in quiescenza, per trasferimento di ufficio, per cessazione non volontaria del rapporto di lavoro: punti 2.

2) a seguito di ordinanza di sgombero, o per motivi di pubblica utilità o per esigenze di risanamento edilizio, risultati da provvedimenti emessi dall’autorità competente non oltre tre anni prima della data del bando: punti 4.

3) a seguito di sentenza esecutiva di sfratto:

3.1) se la sentenza è motivata da morosità: punti 1;

3.2) in tutti gli altri casi: punti 2;

4) a seguito di monitoria di sgombero conseguente a sentenza esecutiva di sfratto:

4.1) se la sentenza è motivata da morosità: punti 2;

4.2) in tutti gli altri casi: punti 4;

 1  1

 2   1

3.1  1

3.2   1

4    1

4.1          1

4.2        1

I)

Categorie speciali

Richiedenti che appartengono alle seguenti categorie:

1) Anziani: quando hanno superato il sessantacinquesimo anno di età, non svolgono attività lavorativa, vivono soli o in coppia – quali coniugi o conviventi more uxorio, eventualmente anche se con uno o più minori a carico: punti 3;

2) Famiglie di nuova formazione:

2.1) richiedenti che contraggano matrimonio entro la data di scadenza del bando: punti 2;

2.2) richiedenti che abbiano contratto matrimonio non oltre due anni prima della data del bando: punti 3;

3) Disabili:

3.1) con percentuale di invalidità compresa fra l’80% ed il 100%, ovvero invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio, collocati nella I e nella II categoria id cui al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834, oppure malati di Aids conclamato, anche in assenza di quantificazione della percentuale di invalidità, minori, anziani o disabili con certificazione rilasciata dall’ASL da cui risultino difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età, riconosciute ai sensi delle vigenti normative: punti 3

3.1.1) Più disabili nello stesso nucleo famigliare: 1 punto in più

3.1.2) Presenza di barriere architettoniche in relazione allo specifico genere di disabilità: 2 punti in più 

3.1.3) Qualora il disabile o uno dei disabili sia di età superiore ai 65 anni: 1 punto in più;

3.2) con percentuale di invalidità compresa fra il 67% ed il 79%, ovvero invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio, collocati nella III, IV e V categoria di cui al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834: punti 2

3.2.1) Qualora il disabile o uno dei disabili sia di età superiore ai 65 anni: 1 punto in più;

Occorre produrre:

- Certificazione con la descrizione del tipo di menomazione e la relativa percentuale di invalidità, rilasciata ai sensi della normativa vigente in materia:

a) per gli invalidi civili: dall’A.S.L. competente;

b) per gli invalidi del lavoro, dall’ I.N.A.I.L.;

c) per gli invalidi di guerra, civili di guerra e per servizio, dalle Commissioni Mediche Territoriali Ospedaliere.

4) Emigrati:

Cittadini italiani emigrati all’estero, che rientrano in Italia per stabilirvi la loro residenza: punti 2.

5) Profughi e rifugiati:

Profughi rimpatriati da non oltre un quinquennio e che non svolgano attività lavorativa e stranieri che abbiano ottenuto lo status di rifugiati : punti 2.

Occorre produrre:

- Certificato  attestante  l’appartenenza a  tale categoria,  rilasciato  dall’autorità  competente riconosciuta e dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di inattività lavorativa.

1    1

2.1   1

2.2   1

3.1   1

3.1.1     1

3.1.2     1

3.1.3      1

3.2    1

3.2.1      1

4         1

  

  5   1

L)

Nucleo familiare

Nuclei familiari composti da 5 o più persone: punti 1.

   1     1

M)

Richiedenti già collocati in precedenti graduatorie

Richiedenti già inseriti in precedenti graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica: punti 1 per ogni graduatoria in cui sono stati inseriti.

1 N____

N)

Titolari di pensione o assegno sociale

Richiedenti titolari di pensione o assegno sociale: punti 1.

   1    1

O)

Coniuge o figli superstiti di caduti sul lavoro

Coniuge superstite o figlio di appartenente alle forze dell’ordine , alle forze armate, ai vigili del fuoco, ad altra pubblica amministrazione, deceduto per motivi di servizio nonchè coniuge superstite o figlio di caduti sul lavoro: punti 2.

   1   1

                                                                  

                                                                                                                                     TOTALE PUNTI

X1 Di essere cittadino italiano

X1 Di essere cittadino di stato appartenente all’Ue (indicare quale) ITALIA

1 Di essere legalmente soggiornante in Italia per motivi di lavoro e svolgere regolare attività di lavoro subordinato o autonomo da almeno tre anni;

*X1 Di aver/ di non aver estinto il debito conseguente a morosità prima della presentazione della domanda;                            

  1 Di appartenere alle forze dell’ordine o ai vigili del fuoco;

X1 Di essere residente nel Comune di  Torino

Dichiara inoltre:

·       di non essere titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su uno o più immobili ubicati in qualsiasi località, esclusi gli immobili utilizzati per lo svolgimento diretto di attività economiche tranne per gli appartenenti alle forze dell’ordine ed ai vigili del fuoco, purché si tratti di immobili ubicati al di fuori dell’ambito territoriale;

·    *   di non aver / di aver fruito di precedenti assegnazioni in proprietà immediata o futura di alloggio realizzato con contributi pubblici, o assenza di precedenti finanziamenti agevolati in qualunque forma concessi dallo Stato o da Enti pubblici, sempre che l’alloggio non sia inutilizzabile o perito senza dar luogo al risarcimento del danno;

·       di avere un reddito annuo complessivo del nucleo familiare fiscalmente imponibile, desumibile dall’ultima dichiarazione dei redditi, da computarsi ai sensi dell’articolo 21 della legge 5 agosto 1978, n. 457, non superiore al limite per l’accesso all’edilizia sovvenzionata vigente al momento della presentazione della domanda, in atto fissata in E. 11.520,23  per due persone aumentata nei modi previsti dalla Legge per le persone ulteriori, esclusi i richiedenti appartenenti alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco. 

·       di non aver  ceduto in tutto o in parte, fuori dai casi previsti dalla legge, l’alloggio eventualmente assegnato in precedenza in locazione semplice;

·       di non essere occupante senza titolo di un alloggio di edilizia residenziale pubblica;

*DICHIARA:come suggerito dirigente erp  comune di torino postilla a margine (SOTTOLINEI CHE C’E’ UN RICORSO IN ATTO)

   Addì, 26/02/2008                                     Firma ARRUZZA VINCENZO__________________________________________                                                                                                                                                                                         

Ai sensi dell’art. 38 del D.P.R. n. 445 del 28/12/2000, la dichiarazione è sottoscritta dall’interessato in presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritta e inviata unitamente a copia fotostatica, non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore, all’ufficio competente tramite un incaricato oppure a mezzo posta.

Nota informativa:autorizza ai sensi dlgs 196/03 il sottoscrittone richiede il blocco se emerge in violazione di legge.

Si comunica che i dati raccolti saranno utilizzati esclusivamente per l’accesso alla prestazione richiesta.

Il trattamento dei dati avverrà mediante utilizzo di supporti cartacei ed automatizzati, avendo cura di porre in essere tutte le operazioni di salvaguardia e di tutela previste dalla normativa vigente.

Il trattamento dei dati sensibili avverrà avendo cura di porre in essere modalità di “cifratura” degli stessi  sia su supporto cartaceo, sia su supporto automatizzato.

                                                                 Firma  ARRUZZA VINCENZO____

                                                                                                      

 

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1. Sentenza di casa ERP.

Febbraio 22, 2008 di enzuccio62

Da: vincenzo.arruzza@alice.it
Inviato: mer 31/01/2008 12.27
A: comune di torino

 Alla commissione Regionale Ass.to ERP
Regione Piemonte – Sede -
All’Ass.to  Settore Politiche per la Casa Comune di Torino -Sede-
All’ Ass.to Settore Politiche Sociali Comune di Torino -Sede-

                         

Domanda per l’inserimento nell’elenco delle emergenze abitative in virtù dell’art. 13 comma,1 L.R.46/95

Dichiarazione sostitutiva atto notorio ai sensi del Dpr n. 445 del 28/12/2000

Il sottoscritto ARRUZZA  VINCENZO    nato a  Gerocarne prov. (VV) 
residente in    Torino  indirizzo virtuale      vincenzo.arruzza@alice.it
                                                                          
 

Dichiara : essere stato sottoposto a sfratto esecutivo per morosità colpevole (documentazione   agli atti  c/o comune di Torino assessorato erp).

 Di non essere donna sola con minore a carico con sfratto esecutivo per morosità incolpevole (si allega documentazione).

 Che nel proprio nucleo familiare  non è presente un portatore di handicap o invalido così come previsto dall’art. 10 comma 1 punto 3. 1, L.R. 46/95, dietro presentazione di apposita certificazione, con sfratto esecutivo per morosità incolpevole.

  Di essere ultraquarantacinquenne con sfratto esecutivo per morosità incolpevole (documentazione agli atti  del comune ,sfratto o /e ord. del Sindaco ).

-  Che il proprio nucleo familiare è stato residente in un alloggio  erp della fattispecie prevista dall’art. 10 comma 1 lett. a) L.R. 46/95, attualmente, ovvero di essere privi di sistemazione abitativa (barrare la voce che non interessa).Dichiara inoltre: che  non é stato rispettato il principio del contradditorio, sfrattato senza dar la possibilità di difesa.

  Che il proprio nucleo familiare è stato  residente in un alloggio erp il cui stato  non è considerato scadente ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. g), L.R. 46/95 ( allegata documentazione  agli atti del comune di Torino oltre due anni e mezzo  or son,non è stata data la possibilità al sottoscritto, del principio del contradditorio volto a dimostrarlo).

  Che il proprio nucleo familiare è in coabitazione o sovraffollamento così come previsto dall’art. 10 comma 1 lett. f) L.R. 46/95.( vDichiara , verificato dal Comune  a mezzo vigili mezzo vigili urbani,di aver prenottato due anni e mezzo nella mia ettura).

Di non  essere inserito in un “programma di reinserimento sociale” e senza possibilità di domicilio,(dall’assessorato casa si suggeriva di far appello ai servizi sociali,lo è stato fatto d’ufficio, anche senza il mio consenso).

Torino lì____________ il richiedente Vincenzo  Arruzza______________________

I dati acquisiti con la presente domanda sono trattati nel rispetto degli articoli 10 e 13 della Legge 31 Dicembre 1966 n. 675, nonché dei criteri approvati con Delibera della Giunta Comunale.

CRITERI PER LE ASSEGNAZIONI FUORI GRADUATORIA DI ALLOGGI E.R.P

 art 1-I presenti criteri disciplinano le assegnazioni in locazione degli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica ‑E.R.P. ‑ disposte dal Comune, in attuazione dell’art.13 della Legge Regionale n.46 del 28 Marzo 1995 e s.m.e i., per far fronte alle emergenze abitative di cittadini o famiglie residenti nei comunidella regione piemonte da almeno un anno, salvo casi da valutare di volta in volta.

art 2- Per tutti gli adempimenti concernenti le assegnazioni fuori graduatoria di alloggi di E.R.P., a nuclei familiari in dipendenza di sopraggiunte necessità abitative, come indicato nel successivo art. 7, dovranno essere osservate le procedure disciplinate dai seguenti criteri.

Sono escluse, dall’applicazione, le assegnazioni fuori graduatoria di alloggi a cittadini o famiglie che ne sono prive, a seguito di calamità o di totale inagibilità, dichiarata dalle competenti autorità.

art 3- In pratica, con i seguenti criteri si individuano e si considerano, quale “emergenza”, una condizione abitativa insostenibile in relazione ad una, o più di una, delle seguenti condizioni:
-    reddito che determina l’impossibilità di accedere al mercato libero dei canoni;

-  domicilio in alloggi impropri;

-    persona priva di sistemazione abitativa;

-    minaccia di sfratto esecutivo documentato con atti del Tribunale;

- coabitazione,e,sovraffollamento,gravi,problemi.di,relazione,presenza,di,minori, ultrasessantacinquenni, handicap.

Art. 4-L’accesso alla graduatoria per l’assegnazione fuori graduatoria degli alloggi di E.R.P., per emergenza abitativa, è consentito esclusivamente ai richiedenti che si trovano in una delle condizioni specificate all’articolo 7.

I beneficiari degli alloggi devono in ogni caso possedere i requisiti per l’accesso all’E.R.P. previsti dalle norme vigenti in materia, salvo deroghe di legge.

Per quanto riguarda il reddito annuo complessivo, da prendere in considerazione, è quello definito dall’art. 2 comma 1 lettera e) nonché dall’art. 3 comma 1 lett. a) della L.R. 46/95.

Art.5-All’assegnazione degli alloggi destinati alla sistemazione dei nuclei familiari, si provvede mediante graduatoria che sarà aggiornata, di norma, ogni quattro mesi.La percentuale di alloggi da destinare alle emergenze abitative è quella prevista dall’art. 13 comma 1 della L.R. 46/95. 

Art.6-La domanda, per essere inseriti nell’emergenza abitativa, deve essere fatta per iscritto e redatta su apposito modulo fornito dal Comune.

Per tutte le condizioni previste dalla legge, il richiedente può ricorrere all’uso della dichiarazione sostitutiva di certificazione, nonché della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ai sensi del D.P.R. 28 Dicembre 2000, n.445.

Art-.Tutte le emergenze sono valutate sulla base di una istruttoria disposta dal Settore Politiche Sociali. Le graduatorie sono redatte sulla base dei punteggi attribuiti a ciascun richiedente, secondo quanto di seguito indicato:

a)       Nuclei familiari con sfratto esecutivo per morosità incolpevole                         punti 15

b)       Donne sole con figli minori a carico con sfratto esecutivo per morosità incolpevole       punti 4

c)       Nuclei familiari con portatori di handicap o invalidi, così come previsto dall’art. 10

      comma 1 punto 3. 1, L.R. 46/95, dietro presentazione di apposita certificazione con

      sfratto esecutivo per morosità incolpevole                                                                      punti 4

d)       Ultrasessantacinquenni soli o in coppia con sfratto esecutivo per morosità incolpevole      punti 3

e)       Nuclei familiari in alloggi della fattispecie prevista dall’art. 10 comma 1 lett. a L.R.46/95,
 nonché privi di sistemazione abitativa                                                   punti 3

f)         Nuclei familiari in alloggi il cui stato, certificato da un tecnico, sia considerato
scadente ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. g, L.R. 46/95                                        punti 3

g)       Nuclei familiari in coabitazione e sovraffollamento come previsto dall’art. 10 comma 1

       lett. f L.R. 46/95 salvo casi particolari da valutare di volta in volta                                      punti 3

h)       Persone in uscita con “programmi di reinserimento sociale” svolto o da svolgere
( carceri, comunità terapeutiche) e senza possibilità di domicilio                             punti 2

i)         Nuclei familiari con prevalenti problemi di relazione, comprovati da specifica informativa

di un’Assistente Sociale;

      punteggio assegnato dal “Tavolo di Lavoro”, fino ad un massimo di                                     punti 3

N.B -          La presenza di minori conviventi, nei casi su elencati, escluso il punto b),

 comporta l’aggiunta di                                                                                                       punti 3

-          Il punteggio riportato per più casi è cumulabile.

Art.8- L’ufficio emergenza abitativa provvede all’istruttoria delle domande, valuta l’ammissibilità o meno, attribuisce il punteggio secondo quanto disposto dall’art. 7.

La ammissibilità della domanda di “emergenza” può dar luogo ad una “presa in carico” delle persone o famiglie secondo un progetto di accompagnamento sociale formulato dagli operatori del Settore Politiche Sociali con la collaborazione delle associazioni che compongono il “Tavolo delle Emergenze Abitative”. Tale progetto deve essere orientato alla “fuoruscita” dalla situazione di “emergenza” delle persone o famiglie “prese in carico”.

Esaurita l’istruttoria, l’ufficio forma la proposta di graduatoria, da trasmettere al “Tavolo di Lavoro”, collocando i richiedenti secondo il punteggio conseguito. Le domande dichiarate non ammissibili saranno indicate con le relative motivazioni.

A parità di punteggio i richiedenti l’alloggio sono collocati in graduatoria con priorità per i nuclei con presenza di minori. In caso di ulteriore parità si procede privilegiando nell’ordine, i nuclei con presenza di componenti portatori di handicap permanente o invalidità superiore ai 2/3, i nuclei più numerosi o con presenza di una o più persone ultrasessantacinquenni.

Art.9- La proposta di graduatoria diverrà definitiva dopo l’approvazione da parte dell’Amministrazione Comunale, sentito il “Tavolo di Lavoro”. La graduatoria conserva la sua efficacia per quattro mesi e, comunque, fino a quando non è aggiornata nei termini e con le modalità indicate dai presenti criteri.

Art.10- L’ufficio emergenza abitativa provvederà, altresì, all’istruttoria per l’aggiornamento della graduatoria mediante l’esame delle nuove domande pervenute e delle dichiarazioni di coloro che sono già collocati in graduatoria, nei termini stabiliti dall’art.5. Le graduatorie, formate ai sensi del presente articolo, saranno approvate nei termini e con le modalità stabilite dagli articoli 7, 8 e 9.

Art.11-Tutti i dati personali raccolti in applicazione ai criteri su elencati, saranno trattati esclusi finalità ivi previste.Il richiedente ha facoltà di esercitare i diritti previsti dall’art. 13 della Legge 31.12.1996n.675 e s.m.e i..

Titolare del trattamento è il Comune in persona del suo Sindaco pro tempore.

I dati raccolti saranno trattati in conformità alle norme vigenti in materia, dagli addetti agli uffici comunali, tenuti all’applicazione dei presenti criteri.

Art.12- In fase di prima applicazione la graduatoria sarà formata entro 30 giorni dall’entrata in vigore dei criteri su descritti.

Art.13- I nuclei familiari sfrattati che, per indisponibilità di alloggi, non hanno avuto assegnato un alloggio fuori graduatoria, trascorsi 15 (quindici) giorni dalla data di sfratto, senza che abbiano segnalato all’ufficio emergenza abitativa il persistere del disagio, saranno depennati d’ufficio, dall’elenco delle emergenze abitative.

Art. 14- Le domande di Emergenza Abitativa, sono da ritenersi valide per un periodo non superiore ad un anno dalla data di presentazione, così come risulta dalla ricevuta rilasciata.Decorso tale termine, il richiedente dovrà ripresentare una nuova domanda, purchè sussistano le condizioni di bisogno, previste nei presenti criteri.Tale articolo non si applica alle domande presentate per sfratto esecutivo che hanno validità per tutta la durata della procedura esecutiva, art. 7 lettere a) b) c) d)..

art15 – Per quanto riferito all’art. 7, punto i), si ritiene utile precisare che il requisito relativo a “prevalenti problemi di relazione”, sarà considerato unicamente se legato ad un progetto specifico di vita elaborato dagli operatori sociali al momento della presa in carico.